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TRIESTE. Medioevo. Istituzioni arte societa’ nel ‘300.

San Giusto torna alle proprie origini, fino al 25/01/2009. Il castello che, con l’omonima Basilica domina la città di Trieste e che di Trieste e’ simbolo, in questi anni e’ stato oggetto di un radicale intervento di restauro, intervento che puo’ ora ritenersi quasi completato per l’intero ‘cuore’ dell’antico complesso fortificato. Per presentare il castello ritrovato, l’Assessorato alla Cultura del Comune di Trieste, con il Servizio Bibliotecario Urbano, i Civici Musei di Storia e Arte, in collaborazione con l’Università degli Studi di Trieste-Dipartimento di Storia e Storia dell’Arte, ha programmato una grande mostra che consentirà di vedere e capire com’era Trieste in epoca medioevale, con particolare attenzione al Trecento, secolo che segno’ in modo decisivo i destini di questa città.

Paolo Cammarosano, presidente del Comitato scientifico che ha coordinato l’iniziativa, rileva: ‘Lungo tutto lo svolgimento del secolo Quattordicesimo prese salda fisionomia una compagine di famiglie che organizzarono produzione di leggi e amministrazione della giustizia, difesa militare, gestione urbanistica e controllo del territorio, coordinamento tra economia pubblica ed economia privata. Il rapporto con l’autorità dei vescovi, rapporto antico ma sempre intenso, conobbe tensioni e riconciliazioni, mentre la chiesa cattedrale esprimeva una sua mirabile monumentalità. La produzione artistica si aperse agli influssi di Venezia e della Lombardia, il giuoco politico conobbe un continuo bilanciamento tra potenze esterne e piu’ forti: Patriarcato di Aquileia, conti di Gorizia, Repubblica di Venezia, e i duchi d’Austria che infine vinsero‘.

L”operazione Medioevo’ e’ scattata già nello scorso autunno: un iniziale convegno, svoltosi a Trieste nel novembre 2007, ha fatto il punto su tutte le questioni storiche e sociali, archeologiche e urbanistiche, artistiche e culturali. Un ‘itinerario medievale’ guiderà il visitatore nei luoghi topici del Medioevo triestino per tramite di un’apposita segnaletica, facendogli cogliere lo spessore medievale di una città che sarebbe stata sconvolta in età moderna dalla sua stessa espansione. Il percorso riveste anche una valenza squisitamente turistica. Infatti, oltre a possedere un carattere di scientificità, che lo colloca ad ogni effetto tra gli itinerari culturali di Trieste, si sviluppa dal Castello di San Giusto verso il centro città, attraversando luoghi caratteristici e suggestivi della città, solitamente poco frequentati, perche’ poco conosciuti e non facilmente raggiungibili. Tutto ha il culmine in una mostra, ‘Medioevo a Trieste. Istituzioni, arte, società nel ‘300‘, nella quale c’e’ un cuore, il castello di San Giusto, simbolo al tempo stesso di una alta sovranità e di una difesa verso l’esterno, e una diffusione attraverso itinerari nelle strade della città e in chiese e musei che non sono stati depauperati dei loro tesori ma sono inseriti nel percorso dell’esposizione.

Nel castello le immagini urbanistiche e le planimetrie, le opere d’arte, le oreficerie, le armi e le suppellettili di uso comune, le epigrafi e le monete si integreranno con una raccolta singolarmente ricca ed articolata di documenti scritti, dai piu’ solenni codici ad atti di natura privata, lettere diplomatiche e registri delle pubbliche amministrazioni, non solo di Trieste ma anche di Venezia e delle cittadine del Patriarcato di Aquileia, cosi’ da dare un’immagine precisa dell”esplosione documentaria’ del tardo medioevo. È uno degli aspetti che integra a pieno titolo la storia di Trieste nella civiltà comunale italiana, in quel Trecento che vide in alcune città del nostro Paese produzioni letterarie ed artistiche di livello altissimo e risonanza universale ma ebbe il suo humus in una diffusa cultura, nelle tensioni sociali e politiche e nelle esperienze di governo che segnarono tutte le città. Per tutte il Trecento rappresento’ una maturazione e uno snodo fondamentale verso i destini dell’età moderna. Trieste ne offre un caso al tempo stesso singolare ed emblematico.

Finalmente – osserva l’Assessore alla Cultura Massimo Greco – una grande iniziativa dedicata ad un periodo che, per quanto riguarda Trieste, e’ stato meno approfondito rispetto ad altre epoche. La Trieste moderna e contemporanea infatti – con la sua peculiare, straordinaria, anche tragica vicenda – ha finito con l’assorbire attenzioni e passioni. Ma non si comprenderebbero tanti rilevanti aspetti della Trieste piu’ recente senza un adeguato riferimento a un secolo-chiave come il Quattordicesimo‘.

Il direttore dell’area Cultura e dei Civici Musei di Storia e Arte, Adriano Dugulin, e il direttore del Servizio Bibliotecario Urbano, Bianca Cuderi, che assieme a Paolo Cammarosano dirigono la mostra, dichiarano: ‘Attraverso le sezioni in cui sarà articolata la mostra si potrà conoscere la fisionomia del paesaggio urbano, la dislocazione degli insediamenti nel contado, il profilo di un’economia agricola intensamente orientata verso la risorsa vinicola. Verrà illustrata la struttura del Comune, con le varie magistrature che la componevano e le leggi che lo governavano. Attraverso gli Statuti, quelli del 1350 impreziositi da magnifici capilettera, i documenti della vita quotidiana – testamenti, patti dotali, contratti di locazione -, le cause civili e penali, i documenti espressi dalla Chiesa, le monete in circolazione all’epoca e le ceramiche utilizzate, si potrà capire come si vivesse allora a Trieste‘.


Info:
Castello di S. Giusto – Piazza Cattedrale 3 – Trieste
Orario: 9-19 da aprile ad ottobre; 9-17 da novembre a marzo; chiusure 1/1, 6/1, 25 e 26/12.
Ingresso alla mostra e al Castello: intero: euro 3,50; ridotto: euro 2,50; servizio didattico: euro 2,50
fino al 25/1/09
TELEFONO 040 309362  – FAX 040 398987

Fonte:Undo.net

ORTA SAN GIULIO (No). Arnaldo Pomodoro 16 sculture monumentali.

Tra le vie e nelle piazze dell’antico borgo che si affaccia sul lago d’Orta, sedici sculture monumentali di un grande protagonista dell’arte contemporanea L’iniziativa e’ il secondo appuntamento del progetto ORTISSIMA percorsidorta curato dall’associazione culturale OperaPrima.

Un grande evento d’arte che coniuga l’importanza delle opere esposte e la suggestione del luogo che le ospita e’ quello che si terrà a Orta San Giulio (Novara). Dal 6 luglio al 9 novembre 2008, infatti, le vie e le piazze dell’antico borgo che si affaccia sul lago d’Orta, ospiteranno sedici sculture monumentali di Arnaldo Pomodoro (Morciano di Romagna (RN), 1926), lo scultore italiano contemporaneo piu’ noto e apprezzato a livello internazionale, che ha recentemente ricevuto a San Francisco il -Lifetime Achievement for Contemporary Sculpture Award- da parte dell’International Sculpture Center e il premio -Uomo dell’anno 2008- del Museo d’arte di Tel Aviv.

Dopo Manzu’ – sottolinea il sindaco di Orta San Giulio, Stefano Cusinato – il nostro paese accoglie le opere di una grande protagonista dell’arte internazionale, Arnaldo Pomodoro, ricreando quel magico dialogo tra un borgo cosi’ suggestivo e la bellezza delle sculture monumentali. Un singolare progetto che permetterà di valorizzare non solo Orta San Giulio, che ne e’ la perla, ma tutto il bacino lacustre, offrendo ai numerosissimi visitatori, nazionali e internazionali, uno spettacolo di straordinaria armonia tra arte, paesaggio, storia e cultura-. L’iniziativa, nata da un’idea dell’Associazione Culturale OPERAPRIMA, presenterà una serie di opere scelte dall’artista che ripercorrono alcuni dei momenti piu’ rappresentativi della sua ricerca dagli anni Sessanta fino ai nostri giorni.

Molto si e’ scritto sull’arte di Pomodoro, da parte di autori italiani e stranieri, di storici e critici dell’arte e di poeti e scrittori. Le sue sculture affascinano perche’ permettono, nell’indagine delle forme e nello scavo dentro la materia che le costituisce, nella rivelazione della particolare struttura ‘molecolare’ che l’artista immagina, di gettare un ponte tra il passato e il presente, con una continua capacità di osservazione del reale e di collegamento allo ‘spirito del tempo’. Le opere di Arnaldo Pomodoro sono presenti in tutto il mondo in luoghi di grande suggestione e di importanza simbolica e ne scandiscono lo spazio. Hanno creato motivi e visioni che fanno parte del nostro immaginario collettivo, ispirando perfino scenari di cult movies, come Guerre stellari di George Lucas.

Accompagna l’iniziativa un catalogo pubblicato da OPERAPRIMA Edizioni d’Arte, con presentazione di Giorgio Verzotti e con numerose fotografie delle opere collocate nel percorso espositivo e suggestive immagini delle diverse fasi dell’allestimento. Il progetto ORTISSIMA percorsidorta nasce nel 2007 da un’idea dell’Associazione Culturale OPERAPRIMA con la volontà di garantire, già nel titolo e nella presentazione, una sequenza di eventi dedicati alla scultura monumentale all’aperto che porteranno ad Orta San Giulio i piu’ grandi nomi dell’arte del Novecento italiano e internazionale, come testimonia l’edizione del 2007, con l’esposizione dedicata a Giacomo Manzu’.

Note biografiche
Arnaldo Pomodoro e’ nato nel Montefeltro nel 1926, ha vissuto l’infanzia e la formazione presso Pesaro. Si trasferisce a Milano nel 1954. Le sue opere del Cinquanta sono altorilievi dove emerge una singolarissima -scrittura- inedita nella scultura. E’ passato al -tuttotondo- nei primi anni Sessanta e poi alla grande dimensione. Ha avuto molti premi per la scultura: a San Paolo nel 1963, a Venezia nel 1964, a Pittsburgh nel 1967, il Praemium Imperiale a Tokyo nel 1990. Nel 1992 l’Università di Dublino gli conferisce la Laurea honoris causa in Lettere e nel 2001 l’Università di Ancona quella in Ingegneria edile-architettura.

Numerosissime sono le sue esposizioni: alla Rotonda della Besana di Milano nel 1974 e al Forte Belvedere di Firenze nel 1984, fino a quella a Parigi nei Giardini del Palais-Royal nel 2002, nel centro cittadino di Lugano nel 2004 e lungo la cinta muraria di Paestum nel 2005. Inoltre esposizioni itineranti nei musei americani, ed in Europa, America, Australia e Giappone. Le sue opere sono in grandi piazze (Milano, Copenaghen, Brisbane, Los Angeles, Darmstadt), al Trinity College a Dublino, nel Cortile della Pigna dei Musei Vaticani, nel piazzale della Farensinaa a Roma, nel piazzale delle Nazioni Unite a New York e nelle raccolte pubbliche maggiori. Ha insegnato nei dipartimenti d’arte delle università americane: a Stanford, a Berkeley, al Mills College. Si e’ dedicato anche alla scenografia con –macchine spettacolari” in grandi occasioni teatrali italiane: da ultimo ha realizzato le scene e i costumi per l’opera -Teneke- di Fabio Vacchi, con libretto di Franco Marcoaldi, tratto dall’omonimo racconto di Yashar Kemal, messa in scena in prima assoluta al Teatro alla Scala nel settembre 2007, con la regia di Ermanno Olmi e la direzione di Roberto Abbado. Nel 1996 costituisce la Fondazione Arnaldo Pomodoro, che ha iniziato di recente la sua attività espositiva nella sua sede di Via Solari a Milano.


Info:
Centro storico Orta San Giulio (NO)
fino al 9/11/08   
tel 02 433403

Fonte:Undo.net

SANT’IPPOLITO (PU). Scolpire in Piazza – Arte della scultura su pietra arenaria. 9a Edizione – dal 18 al 27 luglio 2008.

SANT’IPPOLITO E GLI SCALPELLINI
Sant’Ippolito, in Provincia di Pesaro e Urbino, ha da tempo intrapreso un’intensa attività di recupero ed attualizzazione della sua antica tradizione di scalpellini e marmisti. A partire dal XIV secolo, generazioni di abili scultori furono capaci, con le loro opere, di acquisire notorietà in molte zone d’Italia ed anche in alcuni Paesi stranieri. All’inizio utilizzando la bella pietra arenaria cavata nei pressi del paese e poi, seguendo il mutare dei gusti del mercato, anche gesso e marmo. Ancora oggi il paese, come un “museo a cielo aperto”, conserva le testimonianze di quell’attività artistica.

SCOLPIRE IN PIAZZA
“Scolpire in Piazza” è un momento artistico nel corso del quale si mettono a confronto le tendenze della scultura contemporanea con la pietra arenaria, il materiale che ha maggiormente caratterizzato il lavoro degli scalpellini. Le sculture realizzate nel corso delle diverse edizioni del “simposio di scultura” costituiscono un significativo itinerario di arte contemporanea, inserito in un contesto urbano già ricco di testimonianze del passato.
Da alcuni anni Scolpire in Piazza è anche divenuto un centro di produzione di opere scultoree destinate ad essere collocate nei centri urbani di piccoli centri delle Marche, contribuendo alla valorizzazione degli spazi cittadini attraverso l’arte.
Giunta alla nona edizione, la manifestazione può vantare un percorso artistico di tutto rispetto, con la partecipazione di numerosi scultori impegnati a esprimere con la pietra arenaria, le proprie idee, sensibilità e percorsi culturali. Dal 2008 “Scolpire in Piazza” è entrato nell’ambito dell’Accordo di Programma Quadro “Giovani. Ri-Cercatori di senso” promosso dalla Regione Marche con il Ministero delle Politiche Giovanili. Da questa edizione è stato avviato anche un significativo rapporto di collaborazione con le Accademie di Belle Arti di Urbino e Macerata.
Quest’anno al Cantiere di Scultura di Sant’Ippolito lavoreranno cinque giovani artisti (fino a 35 anni), una vera e propria residenza artistica collettiva della durata di dieci giorni durante la quale verranno realizzate opere in pietra arenaria che saranno impiegate per progetti di riqualificazione urbana di cinque piccoli Comuni marchigiani. Questi ultimi sono veri e propri partner del progetto che ha come obiettivo quello di diffondere le sculture sul territorio marchigiano recuperando la funzione pubblica e sociale dell’arte, in particolar modo nei piccoli centri (fino a 5.000 abitani) che spesso si trovano coinvolti in fenomeni di vera e propria desertificazione artistica e culturale.
Gli scultori e i comuni della nona edizione sono: Kim Hyejin (Corea) per il Comune di Barbara (AN); Alessio Ranaldi per il Comune di Barchi (PU); Valentina Arena per il Comune di Gradara (PU); Evrim Kilic (Turchia) per il Comune di Monterado (AN); Elena Saracino per il Comune di Pedaso (AP).

Ma Scolpire in Piazza è anche un momento di incontro e di scambio artistico e culturale, con proposte inaspettate in un borgo di appena 1500 anime. Per l’edizione 2008 sono previste mostre, laboratori e spettacoli di grande interesse.

In primis le mostre dei lavori dei tre scalpellini locali, eredi e interpreti della tradizione santippolitese: Natalia Gasparucci, Filippo Ferri e Dario Battistoni con una selezione di opere che spazia dall’arte sacra all’oggettistica.

Presso Palazzo Bracci (edificio storico recentemente restaurato, residenza di uno degli ultimi scalpellini di Sant’Ippolito e prossima sede del Museo del Territorio) saranno allestite due mostre. Una è dedicata ai lavori degli studenti delle sezioni di scultura delle Accademie di Belle Arti di Urbino e Macerata, con una selezione delle migliori opere realizzate durante l’attività didattica. Alla mostra è legata anche l’aggiudicazione di due assegni di studio agli studenti (uno per ogni Accademia) che hanno realizzato le opere migliori. L’altra mostra ospitata a Palazzo Bracci presenterà i lavori di Paolo Ippolito, giovane artista italo-americano che porterà nel “Paese degli scalpellini” una selezione di suoi lavori: quadri materici, oggetti d’arte, opere di grandi dimensioni, astrattismo di ispirazione cabalistica.

Altri momenti di Scolpire in Piazza legati all’arte sono i laboratori che da qualche anno attraggono sempre di più bambini e adulti. “Tracce d’artista” è la proposta dell’Associazione Pane Blu, che parte dalle opere d’arte per farle diventare fonte di ispirazione e base per indagare i linguaggi dell’arte contemporanea, il particolare della scultura e dell’installazione. Non rifare il lavoro degli artisti ma prendere questo lavoro come serbatoio di idee e pretesto per far vivere l’arte in forma di gioco.
L’altro laboratorio sarà curato dalla Coop. “La Macina – Ambiente” e proporrà una serie di attività “al buio”. Con la guida di operatori specializzati si potranno fare esperienze per conoscere il mondo dei non vedenti manipolando la creta per costruire forme nel buio assoluto e visitare una mostra-percorso tattile nella quale le opere saranno “viste” non dagli occhi ma dalle mani.

Negli spazi centro storico esporranno i loro lavori anche Luca Cataldi, che crea oggetti e piccole sculture con la pietra leccese, e Federico Cosmi, artista-artigiano di Venezia che nella sua mostra “La’nima del legno” esplora le possibilità espressive di questo materiale.

All’ingresso del centro storico sarà posizionate “Estrazioni.01. Indagini sulla pausa” una video installazione curata dall’Associazione Culturale Cavaspina.
 
Tra gli spettacoli, oltre a diversi appuntamenti musicali e teatrali, va ricordata la presenza di un giovane talento del teatro italiano: Valerio “Gatto” Bonanni che a Sant’Ippolito, nella Torre Campanaria del Castello, proporrà il suo “Senza Gambe” un’installazione teatrale, incentrata su un baule e su un uomo che ha sempre con sé il suo bagaglio di vita.

SCOLPIRE IN PIAZZA PER IL MUSEO OMERO
Ricordiamo poi che in occasione della nona edizione di Scolpire in Piazza, Natalia Gasparucci realizzerà una scultura in pietra arenaria ispirata alla tradizione locale. L’opera verrà donata Museo Tattile Statale Omero di Ancona nell’ambito di un rapporto di collaborazione fra l’evento santippolitese e la prestigiosa istituzione museale che ha fatto dell’osservazione tattile il suo principale canale di conoscenza.

Info:
Scolpire in Piazza dal 18 al 27 luglio 2008.
Organizzata da: Comune di Sant’Ippolito  con la collaborazione di Pro Loco Sant’Ippolito e A.C.S. Sorbolongo.
Con il patrocinio di: Consiglio Regionale Marche; Provincia di Pesaro e Urbino; SPAC Sistema Provinciale Arte Contemporanea – Pesaro e Urbino; UNCEM Marche; Comunità Montana del Metauro; Camera di Commercio di Pesaro e Urbino.
In collaborazione con: – Scuola “Mercantini” Sant’Ippolito.
http://www.myspace.com/scolpireinpiazza 

Link: http://www.scalpellini.org

Email: scolpireinpiazza@gmail.com

Wolfgang Alexander KOSSUTH Sculture e dipinti.

Città della Pieve, cittadina  umbra nota per la sua bellezza e per esser la patria del Perugino, ospiterà nel cinquecentesco Palazzo della Corgna 23 sculture ed altrettanti dipinti dell’artista contemporaneo Wolfgang Alexander Kossuth.

Sull’artista, tra gli altri, hanno scritto:
Michael Engelhard: “L’arte di Kossuth non fa riferimento all’esperienza dell’arte esistente, bensì alla sua personalissima visione. Non è spinto da un’idea di bellezza umana tramandata dall’antichità, bensì da quel che vede e riscopre da sé in maniera assolutamente nuova. E’ questa “l’esperienza primordiale”del suo essere artista.
Vittorio Sgarbi: ”Kossuth è artista dello stupore e della naturalezza e tanto meglio lo verifica nella pura contemplazione, senza inventare situazioni insolite e senza abbandonare la certezza della centralità dell’uomo…
Per l’alto grado di concentrazione intellettuale,la personalità di Kossuth è libera da ogni esaltazione dionisiaca. Kossuth è un artista di castigata sincerità,  chiede alle sue opere…di resistere sulla soglia dell’arte
”.
Nato in Germania, nel 1947, Kossuth  vive e lavora a Milano. Dopo essere stato un brillante violinista ed aver diretto l’orchestra del Teatro alla Scala, nel 1979 abbandona la promettente carriera musicale per dedicarsi alla scultura, dove dal ruolo di  esecutore passa al ruolo di creatore.

Tra le opere in esposizione si potranno ammirare :” Bagnante”, ”Davide 2000” , “Giorgio Strehler”, “Massimo Murru” e una nuovissima serie di  quadri ad olio intitolati  “Capricci”.

Info:
Palazzo della Corgna, Piazza Antonio Gramsci, Città della Pieve
Inaugurazione: sabato 09 agosto 2008 alle ore 18
Esposizione: da domenica 10 agosto a domenica 05 ottobre 2008
Orario: tutti i giorni – 9.30-13.00 / 16.00-19.30
Ente organizzatore: Comune di Città della Pieve
Monografia: Edizione Skira in italiano e francese

Ufficio Beni e Attività Culturali del Comune di Città della Pieve 
Valerio Bittarello – tel:0578-291229   
e-mail:  cultura@cittadellapieve.org

Email: kossuth@telemacus.it

BIELLA. La doppia realtà mostra personale di Imer Guala.

La città rende omaggio a uno dei suoi artisti contemporanei più attivi con la rassegna ‘La doppia realtà”, aperta dal 3 luglio al Museo del Territorio. E’ una mostra antologica dei suoi ultimi lavori dagli anni Novanta ad oggi.
L’artista 82enne, di origini biellesi, attivo in Italia e all’estero con partecipazioni a esposizioni collettive e personali, presenta al Museo del Territorio, nei Chiostri di San Sebastiano, una selezione della serie dei rilievi dipinti.
Tra le opere esposte figurano “Il ritorno a casa di Ulisse” (1995), “Aspettando un eroe” (1995),  “Il monte prefigurato” (2005), “Scacco” (2006), “Il signore dei sogni” (2007) , “Possibile incontro” (2007).
I rilievi dipinti sono oli su tela, realizzati con metodo e ispirazione nuovi ma al tempo stesso evoluzioni della lunga ricerca artistica dell’autore, che sin dagli anni Quaranta si ispira a surrealismo e metafisica. Guala lavora alle icone e i luoghi dei miti classici reinterpretandoli in chiave personale.
Parte dagli insegnamenti appresi da Jean Cocteau, Giorgio De Chirico, Corrado Cagli, Paul Delvaux e li rielabora, con la leggerezza di sfondi in azzurro e rivisitando ogni volta il rapporto tra forma e materia.
I rilievi dipinti, alcuni dei quali già esposti a Teglio in una mostra a palazzo del Comune nell’estate 2007, sono stati descritti da Angelo Mistrangelo come un esempio di riflessione sul tempo e sul rapporto dell’uomo con la realtà: “Forme e colori concorrono alla piena resa del soggetto, mentre passato e presente, tensione emotiva e scrittura, sogno e realtà si fondono, si intersecano, si connettono in un tempo che è la vera e insostituibile stagione dell’artista”.
Hanno scritto di Imer Guala, nel corso degli anni, in saggi e cataloghi per le sue 80 mostre personali, Anna Caterina Bellati, Rossana Bossaglia, Azio Corghi, Luigi Tallarico, Paolo Levi.

Info:
Museo del Territorio Biellese, Chiostro di San Sebastiano – Biella, via Quintino Sella
Dal 3 luglio al 3 agosto 2008
Orario: da martedì a venerdì 15-19, sabato e domenica 10-19
Tel. + 39 015 2529345 – Fax+39 015 2432791

 

 


IMER GUALA. Testi critici

Ci si potrebbe soffermare a lungo sull’interpretazione di queste iconografie che nell’ultima produzione di Guala si sono fatte sempre più intense e misteriose, interpretabili in molti casi secondo direzioni opposte. Sottolineerò che sempre più negli ultimi tempi egli ha arricchito e resa più sostanziosa la tavolozza, si è soffermato su effetti pulviscolari, ha utilizzato sullo sfondo pennellate a fremito; sinchè, passato a una tecnica materica che dà corpo alla figura attraverso un rilievo, ha reso più pastoso il remoto del racconto, cioè appunto ha trasformato i simboli in un racconto, con una teatralità esplicita e, se si vuole, un addolcimento narrativo.

Rossana Bossaglia, 1999


Il mito contiene, infinitamente, la coazione a ripetere: per questo l’eroe non cessa mai di partire e insieme di tornare. Sulla scacchiera della memoria tutto può ricominciare sempre daccapo, non nella realtà. E mi è sembrato strano, dopo tutto, d’aver trovato questo messaggio scritto e riscritto nelle tele di un pittore sobrio, ma tenace ormai nelle sue “scoperte”…Non sapevo che Odisseo (mi ostino a chiamarlo alla maniera antica) aveva traslocato e adesso abita nella mia città.

Anna Caterina Bellati, 1998


Il percorso di Imer Guala appartiene alle esperienze della cultura artistica del Novecento, alle vicende di una ricerca vissuta come momento unico e irripetibile, a un linguaggio segnato da una personale figurazione. (…) Le mitiche figure, le forme geometriche immerse in una rarefatta e metafisica tmosfera, il profilo di montagne nella magia della luce del mattino, diventano messaggio e richiamo e tensione di “succhi letterari carichi di allusioni” (Luigi Carlucci), in una sorta di interiore recupero di una immagine, essenziale, sospesa, poetica: “Ci sono sempre altri crepuscoli,/altra gloria;/ io provo il logorarsi dello specchio/ che non si placa in una sola immagine” (Jorge Luis Borges)

Antonio Mistrangelo, 2006


Ancora oggi, nonostante il suo lungo percorso artistico, l’atto creativo è per Imer Guala un fare misterioso e irrompente. 
Nei suoi quadri delle costanti si ripetono: una breccia, un’apertura, uno sfondo ritagliato su un altro sfondo. Sono queste  metafore, le figure chiave indicative  della  “doppia realtà” che irrompe con forza – come un secondo piano – nella composizione del quadro? La rappresentazione dell’insistere  della “memoria” di cui parla l’artista? (…)
Questo nuovo ciclo di opere, che l’autore ha volutamente chiamato “rilievi dipinti”  rilevano in modo chiaro e netto una raggiunta sicurezza e serenità. Oserei dire non solo artistica.
Le sue figure prendono nuova forza, colori intensi e vivi, lievitano  sulla superficie piatta della tela,  quasi a volersi staccare dalla tela. Forse finalmente libere?

Letizia Lionello, 2007


E’ stata per me una grande emozione scoprire, al di là della coerenza inconfondibile del gesto pittorico di Imer, la sua ricerca timbrica oggi sempre più tesa ad includere vibrazioni di ‘altri colori’ rispetto a quelli che lo contraddistinguono (comunque presenti sullo sfondo).
Nello stesso tempo anche la ‘pennellata’ sembra volersi riappropriare di valenze espressive che appartengono alla sua formazione. Quella di autodidatta che, per amore e vocazione ‘sperimenta sulla propria pelle’. Queste opere recenti aiutano a comprendere il suo percorso artistico, fatto di duro lavoro e significativi riconoscimenti mai sufficientemente adeguati al valore dell’opera (ma queste sono le differenze fra chi per creare ha bisogno del silenzio e chi strombazza l’evento ancor prima della sua realizzazione).

Azio Corghi, compositore, 2007

Link: http://www.museodelterritorio.biella.it

Email: info@museodelterritorio.biella.it