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FIRENZE. Presentazione del restauro delle statue del David Ercole e Caco ed i Termini di Piazza della Signoria.

Cercasi sponsor disperatamente.
restArte, Fondazione per i Beni Culturali presenta oggi una nuova importante iniziativa di restauro puntando al cuore di Firenze, Piazza della Signoria.
E’ la volta delle statue del David, Ercole e Caco  ed i Termini.
Dopo il progetto Firenze Fashion per reperire fondi per il restauro di Palazzo Pitti – a giugno 2009 la terza edizione – il restauro delle statue, i cui ponteggi sono in fase di montaggio in questi giorni ed è tecnicamente curato dalla Meridiana Restauri, durerà da ottobre 2008 a gennaio 2009.
Il suo completamento avverrà con una cerimonia pubblica/evento di grande richiamo per festeggiarne la restituzione alla città. Occorrono oltre centomila euro per l’operazione e la Fondazione si è fatta carico dell’impegno di fare da trainante per altri privati, aziende o singoli benefattori che siano, che vogliano intervenire sponsorizzandone il restauro.
L’operazione di marketing è semplice ed efficace: lo sponsor ottiene la pubblicizzazione della propria immagine, garantendo il completamento del restauro, e la comunità ne trae un vantaggio economico e patrimoniale.
Ringrazio il mio predecessore Gozzini – ha detto l’assessore alla cultura del comune di Firenze, Eugenio Giani – per aver avviato un processo di lavoro che consente di arrivare a migliorare l’immagine della città restaurando due delle statue più rappresentative di Firenze e della sua storia. La sinergia pubblico privato è oggi una strada essenziale da percorrere’
“La stessa cura – ha detto invece Gregorio Salimbeni, presidente di restArte – che ogni cittadino pone nei confronti dei beni di sua proprietà, un’amministrazione deve averla verso i monumenti, gli edifici, le infrastrutture che negli anni sono entrati a far parte del suo patrimonio. Beni che appartengono alla storia, all’arte, alle fatiche, alla lungimiranza di chi ci ha preceduti. Ma è impossibile che le risorse di una amministrazione, e particolarmente quella di Firenze ricchissima di monumenti, possano coprire economicamente tutti gli interventi necessari, col rischio di metterne a repentaglio l’esistenza nel tempo”.
Nonostante l’ingente sforzo finanziario, c’è dunque la necessità di reperire risorse aggiuntive per ulteriori interventi, tesi a restaurare e recuperare beni di particolare importanza: “Sono lieta – ha affermato la Soprintendente al Polo Museale fiorentino, Cristina Acidini – di veder partire un programma qualificato di restauro guidato da privati, una formula alla quale io credo e che va sostenuta, è raro il concetto di cordata ma è una strada che restArte ha già dimostrato, con Palazzo Pitti, di saper portare avanti’ .
restArte – ha aggiunto Salimbeni – sta progettando un piano per coinvolgere la città e il mondo dell’imprenditoria locale, nazionale ed internazionale in un progetto di ampio raggio per il restauro, la tutela e la valorizzazione dei principali monumenti di Firenze sempre nell’ottica della sua filosofia di azione, che vedrà la luce nel prossimo futuro”.
Ed intanto è partita la campagna di adesione alla stessa, aperta a tutti quelli che amano Firenze.

Basta visitare il sito www.restarte.org .

Info:
restArte – Fondazione per i Beni Culturali
Tel. 055.3289910 – Tel. 055.3220514 – Fax 055.3234041

Link: http://www.restarte.org

Email: comunicazione@restarte.org

Allegato: Relazione restauro signoria.pdf

MILANO. Arnaldo Pomodoro – Grandi Opere 1972 – 2008.

Dal 3 ottobre 2008 al 22 marzo 2009 la Fondazione Arnaldo Pomodoro ospita la mostra Arnaldo Pomodoro. Grandi Opere 1972 – 2008 curata da Bruno Corà e allestita da Pierluigi Cerri.

L’esposizione, che coinvolge anche spazi esterni alla Fondazione, offre al pubblico una scelta rappresentativa delle opere monumentali realizzate dagli anni Settanta a oggi, in un percorso che segue l’evoluzione dell’artista nel suo rapporto con le grandi dimensioni, sfida prometeica allo spazio e al tempo: dal Cono Tronco del 1972 e The Pietrarubbia Group del 1975-76, passando per Giroscopio del 1986-87 e Le battaglie del 1995, fino a Punto dello spazio del 2003 e Cuneo con frecce del 2006.

L’elemento centrale della mostra e’ costituito da tre grandi opere inedite che rappresentano per l’artista un percorso di ricerca in sviluppo, componendo un ciclo in riferimento al mito e alla storia dell’uomo, con tutte le connesse significazioni culturali di memoria e di racconto:
Il Grande portale dedicato a Edipo, qui presente nella nuova versione in bronzo che misura 11,80 metri di altezza e 9,40 di larghezza, originariamente progettato per l’opera -Oedipus Rex- di Igor Stravinsky e di Jean Cocteau, messa in scena nella piazza del Duomo di Siena nel 1988;
L’Obelisco in corten con inserimenti di bronzo alto 14 metri ideato ricordando gli obelischi dell’antico Egitto;
Ingresso nel labirinto, un environment dedicato a Gilgamesh, eroe del primo grande testo poetico e allegorico sull’esperienza umana scritto nel 2000 a.C. che rimanda al tema del viaggio e del labirinto come metafora della vita, e insieme vuole essere un omaggio alla scrittura e alla comunicazione. L’opera e’ collocata nella cavea del piccolo teatro della Fondazione dove resterà permanentemente.

Queste e diverse altre sculture di Arnaldo Pomodoro sono visibili a chi voglia entrare in questa -casa della scultura-: opere monumentali solitamente sparse nel mondo per entrare in relazione con ambienti ogni volta diversi per latitudine e cultura, ma ora riunite in un unico luogo, in un unico tempo: quello della Fondazione e dei suoi visitatori.
A testimonianza del coinvolgimento di Arnaldo Pomodoro con quella che e’ la sua città di adozione, verrà segnalato un itinerario che collega le sculture dell’artista collocate in luoghi pubblici a Milano.

L’esposizione ha ricevuto il cospicuo contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il contributo e il patrocinio della Regione Lombardia, Culture, Identità e Autonomie della Lombardia, la partnership di Unicredit Group, il contributo di Saporiti Italia e ATM e’ accompagnata da un catalogo edito dalla FAP. IGPDecaux , coerente alla sua mission di contribuire al decoro urbano e alle iniziative volte a impreziosire la città, sostiene la comunicazione della mostra ‘ARNALDO POMODORO. Grandi opere 1972-2008’, offrendo diverse facce pubblicitarie sulle pensiline alle fermate degli autobus a Milano.

In contemporanea, allestita negli ambienti dei camminamenti superiori della Fondazione, la mostra UGO MULAS FOTOGRAFA ARNALDO POMODORO con oltre 100 immagini realizzate dal grande fotografo racconta tutto o quasi il lavoro di Pomodoro fino a quando Mulas fu in vita e pote’ lavorare, dal 1959 al 1972, e testimonia l’intenso rapporto di amicizia e di collaborazione tra i due artisti. Scrive Angela Vettese: -Mulas sapeva leggere l’arte come chi, a partire dall’osservazione dei suoi autori, dei suoi processi, della parte tecnica come da un nucleo di problemi, vi cercasse le linee di forza del proprio tempo e non una scusa compiaciuta per la sua personale pratica di ripresa.-
Per l’occasione sarà pubblicato un volume con testo di Angela Vettese, Edizioni Olivares.

Note biografiche
Arnaldo Pomodoro e’ nato nel Montefeltro nel 1926, ha vissuto l’infanzia e la formazione presso Pesaro. Si trasferisce a Milano nel 1954. Le sue opere del Cinquanta sono altorilievi dove emerge una singolarissima -scrittura- inedita nella scultura. Nei primi anni Sessanta passa al -tuttotondo- e poi alla grande dimensione. Ha avuto molti premi per la scultura: a San Paolo nel 1963, a Venezia nel 1964, a Pittsburgh nel 1967, il Praemium Imperiale a Tokyo nel 1990, il Lifetime Achievement in Contemporary Sculpture Award nel 2008. Nel 1992 l’Università di Dublino gli conferisce la Laurea honoris causa in Lettere e nel 2001 l’Università di Ancona quella in Ingegneria edile-architettura.

Numerosissime sono le sue esposizioni: alla Rotonda della Besana di Milano nel 1974 e al Forte Belvedere di Firenze nel 1984, fino a quelle di Parigi nei Giardini del Palais-Royal nel 2002, nel centro cittadino di Lugano nel 2004 e lungo la cinta muraria di Paestum nel 2005. Inoltre le esposizioni itineranti nei musei americani, e in Europa, America, Australia e Giappone. Le sue opere sono situate in permanenza in grandi piazze (Milano, Copenaghen, Brisbane, Los Angeles, Darmstadt), al Trinity College a Dublino, nel Cortile della Pigna dei Musei Vaticani, nel piazzale della Farnesina a Roma, nel piazzale delle Nazioni Unite a New York e nelle raccolte pubbliche maggiori. Ha insegnato nei dipartimenti d’arte delle università americane: a Stanford, a Berkeley, al Mills College. Si e’ dedicato anche alla scenografia con –macchine spettacolari” in grandi occasioni teatrali italiane: da ultimo ha realizzato le scene e i costumi per l’opera -Teneke- di Fabio Vacchi, con libretto di Franco Marcoaldi, tratto dall’omonimo racconto di Yashar Kemal, messa in scena in prima assoluta al Teatro alla Scala nel settembre 2007, con la regia di Ermanno Olmi e la direzione di Roberto Abbado. Nel 1996 ha costituito la Fondazione Arnaldo Pomodoro, che nel 2005 ha iniziato l’attività espositiva nella sua sede di Via Solari a Milano.

Info:
Catalogo FAP
Fondazione Arnaldo Pomodoro – tel. 02.89075394 – via Andrea Solari, 35 – Milano
Orari: mercoledi’-domenica ore 11-18 (ultimo ingresso ore 17); giovedi’ ore 11-22 (ultimo ingresso ore 21)  – Biglietti: 7/4 euro

Link: http://www.fondazionearnaldopomodoro.it

Email: c.montebello@fondazionearnaldopomodoro.it

Fonte:Undo.net

FERRARA. Turner e l’Italia.

Artefice di una autentica rivoluzione pittorica, Turner ha dato vita ad una tipologia di paesaggio che ha aperto la strada alle correnti moderne della pittura europea. L’Italia ha avuto un ruolo fondamentale nella formazione del suo stile: affascinato dal nostro paese e dalla sua tradizione artistica, Turner vi si recò molte volte trovandovi l’ispirazione per alcuni dei suoi più celebri dipinti. Ferrara Arte e la National Gallery of Scotland di Edimburgo dedicano al grande pittore romantico e al suo legame con l’Italia una mostra affascinante che, ripercorrendo l’intero arco della sua carriera – dai quadri giovanili fino ai meravigliosi e commoventi capolavori dell’ultimo periodo – ricostruisce tutti i viaggi e gli spostamenti del maestro nella penisola.

La mostra
Joseph Mallord William Turner (1775-1851) è il più grande pittore romantico. La sua arte, nata dall’emozione provata davanti allo spettacolo della natura, è la restituzione di «qualche cosa di inafferrabile», la creazione di uno spazio del tutto nuovo e moderno, intriso di luce e di colore, nel quale si dissolve la prospettiva.
L’Italia ha avuto un ruolo fondamentale nella formazione della sua poetica. Fin dalla giovinezza e poi durante tutta la sua vita egli fu affascinato dal nostro paese e dalla sua tradizione artistica. Ancor prima di recarvisi in viaggio, quando era allievo di Thomas Monro a Londra, già studiava le opere di soggetto italiano dei maestri antichi e moderni. In seguito, durante i suoi soggiorni in Italia, realizzò acquerelli e disegni dal vero che utilizzò poi come studi preparatori per molte delle sue più belle e celebri creazioni.

Ferrara Arte, in collaborazione con la National Gallery of Scotland di Edimburgo, organizza una mostra che affronta, per la prima volta in maniera esaustiva, questo nodo cruciale nella produzione del grande artista inglese, analizzandone tutti gli aspetti e ricostruendo i viaggi e gli spostamenti del maestro nella nostra penisola. Con un’ampia selezione di opere – olii, acquerelli, disegni, incisioni e taccuini provenienti da musei e collezioni di tutto il mondo – la rassegna ripercorre l’intero arco della produzione di Turner, dai quadri giovanili fino agli straordinari capolavori dell’ultimo periodo.

Ad accogliere il visitatore sono olii e acquerelli che ritraggono ‘sublimi’ scenari montuosi della Gran Bretagna e fresche vedute di paesaggi italiani. Queste opere, dipinte dal giovane artista prima di recarsi in Italia, mostrano come egli fosse attento a cogliere la lezione dei maestri del passato e, al tempo stesso, guardasse la più moderna pittura di paesaggio inglese contemporanea, in particolare Robert Cozens e Richard Wilson.

Il percorso prosegue con una serie di quadri e opere su carta in cui Turner trascrive magistralmente le emozioni provate lungo il cammino che nel 1802, attraverso la Francia prima e le Alpi poi, lo portò per la prima volta in Italia.
Una volta tornato in patria, è lo studio delle opere dei grandi maestri conservate a Londra a permettere all’artista di mantenere vivo il ricordo delle vedute italiane. I paesaggi classici, in particolare quelli di Claude Lorrain, attraggono la sua attenzione e gli ispirano un gruppo di dipinti caratterizzati da una calda e morbida luminosità.

Nel 1819 Turner visita l’Italia per la seconda volta e soggiorna a Venezia, Roma e Napoli. Questo secondo e più approfondito incontro con il nostro paese segna fortemente la sua immaginazione e imprime una svolta decisiva al suo stile. Nascono gli splendidi acquerelli che raccontano la traversata delle Alpi e gli album di schizzi dove l’artista ha annotato paesaggi, edifici e figure di viaggiatori. Dall’esperienza di questo viaggio scaturiscono anche alcuni maestosi olii di grande formato realizzati dopo aver fatto ritorno in Inghilterra: sono spettacolari vedute di Roma ricolme dell’emozione provata dall’artista di fronte alle bellezze della città eterna.

Negli anni Venti Turner si dedica soprattutto al paesaggio inglese ma, anche in questo caso, le opere cui dà vita sono profondamente intrise delle atmosfere respirate in Italia. L’artista attinge spesso ai ricordi e agli schizzi eseguiti durante l’ultimo viaggio per comporre in atelier i suoi dipinti e per realizzare gli acquerelli destinati all’edizione del pregiato volume di Rogers, Italy. Turner si reca nuovamente in Italia nel 1828-29. Soggiorna soprattutto a Roma dove espone alcuni importanti quadri e acquista, per il suo mecenate Lords Egremont, una scultura antica. È un periodo fecondo per l’artista che realizza alcune delle più ambiziose opere della sua maturità: grandi e scenografiche vedute realizzate in punta di pennello, ma anche originali olii in cui l’artista libera la sua mano dando vita a composizioni dai tratti pittorici quasi ‘astratti’, veri e propri studi sulla luce e sul colore che preannunciano i futuri sviluppi della sua maniera.

La mostra si chiude con due spettacolari sezioni dedicate ai capolavori realizzati a Venezia e alla svolta radicale degli ultimi anni durante i quali raggiunge esiti di una modernità sorprendente.
Turner visita la città lagunare in tre occasioni e l’impatto che l’arte, l’architettura e soprattutto la luce di questa città hanno su di lui, plasma in maniera decisiva l’ultima fase della sua pittura. Venezia ispira alcuni dei suoi più straordinari dipinti e acquerelli, vedute della laguna in cui i confini tra acqua, aria e terra si annullano e il paesaggio è dissolto in liriche sinfonie di luce e colore.
L’esperienza veneziana segna nell’arte di Turner un punto di non ritorno. Dell’aspetto narrativo rimane traccia quasi esclusivamente nei titoli delle opere che spesso richiamano ancora i soggetti italiani. Nel dar vita ai paesaggi degli ultimi anni, più che al mondo sensibile l’artista sembra ora rivolgere il proprio sguardo all’universo interiore, un territorio immateriale che non conosce limiti. In queste opere meravigliose e commoventi che concludono il percorso di mostra «l’immagine si isola o si diffonde in un cosmo di profondità sconfinata, non misurabile».

Info:
dal 16 novembre 2008 al 22 febbraio 2009
Aperto tutti i giorni, feriali e festivi, lunedì incluso: 9.00-19.00 orario continuato. Aperto anche 8 dicembre, 25 e 26 dicembre, 1 e 6 gennaio
(la biglietteria chiude 30 minuti prima).
Palazzo dei Diamanti  – Corso Ercole I d’Este, 21 – 44100 Ferrara
Biglietto d’ingresso: Intero: euro 10,00 – Ridotto: euro 8,00 (dai 6 ai 18 anni, over 65, studenti universitari, categorie convenzionate, visitatori con biglietto del Museo Archeologico Nazionale e del Museo di Casa Romei)
Gruppi (almeno 15 persone): euro 8,00 (1 accompagnatore gratuito ogni 20 persone)
Gruppi scolastici: euro 4,00 (gratuito per 2 accompagnatori)
Gratuito: bambini sotto i 6 anni, portatori di handicap con un accompagnatore, giornalisti con tesserino, guide turistiche con tesserino, militari in divisa.
Tariffe visite guidate per gruppi (massimo 25 persone): Adulti: euro 80,00; Scuole Medie e Superiori: euro 65,00; Scuole Elementari e Materne: euro 45,00.
La card Musei consente l’ingresso a un prezzo di assoluto favore a tutti i Musei Civici e l’ingresso a prezzo ridotto alla mostra.
Presentando il biglietto ferroviario per Ferrara si ha diritto a una riduzione sul biglietto d’ingresso alla mostra: euro 8,00 anziché euro 10,00 (non cumulabile con altre riduzioni)
Call Center Ferrara Mostre e Musei: informazioni, prenotazioni, prevendita
tel. 0532.244949 fax 0532.203064
lunedì-venerdì: 8.30-18.30; sabato e prefestivi: 9.00-18.00; domenica durante il periodo di mostra: 10.30-15.30.

L’artista
Turner è considerato uno dei massimi pittori inglesi e uno tra i più importanti esponenti del Romanticismo. Nei 76 anni della sua vita, che coincisero con un’epoca di grandi trasformazioni politiche, sociali e culturali – basti pensare alle guerre napoleoniche e alla rivoluzione industriale – egli ha sempre guardato con curiosità e interesse alla realtà del suo tempo, reinterpretandola con una vena visionaria e radicale. Muovendo dalla lezione dei maestri antichi egli ha letteralmente rivoluzionato il genere del paesaggio, offrendo un esempio per generazioni di artisti ben oltre la soglia del Novecento.

Una personalità così geniale crebbe, sorprendentemente, in un ambiente relativamente modesto. Turner nacque nel 1775 a Londra, nel quartiere popolare di Covent Garden, e, in seguito alla malattia della sorella, venne affidato ad uno zio materno residente a Brentford, il quale lo iscrisse alla scuola locale, dove il ragazzo ebbe la sua unica istruzione regolare. All’età di quattordici anni Turner scoprì la propria vocazione artistica, trovando un sostegno nel padre, barbiere a Covent Garden, e si iscrisse alla Royal Academy School, lavorando contemporaneamente nello studio dell’architetto e topografo Thomas Malton. Inoltre, il giovane e ambizioso talento non perdeva occasione per estendere la propria cultura letteraria e visiva, studiando gli autori classici e visitando mostre, aste e importanti collezioni private, grazie ai precoci contatti stabiliti con grandi mecenati favoriti dalle conoscenze del padre. In questo periodo egli iniziò a viaggiare durante il periodo estivo per realizzare studi di paesaggio dal vero, un’abitudine che avrebbe mantenuto sino in età avanzata: le sue prime destinazioni furono l’Inghilterra, il Galles e la Scozia.

Turner esordì con un acquerello all’esposizione della Royal Academy del 1790 e, nel 1796, vi presentò il suo primo dipinto ad olio. A partire da questa data egli mancò raramente questo prestigioso appuntamento, che gli consentì di ottenere importanti riconoscimenti pubblici, primo fra tutti l’elezione a membro della Royal Academy, nel 1802, all’età di soli ventisette anni. Un altro fondamentale riconoscimento gli venne nel 1811, quando fu nominato professore di prospettiva presso la stessa istituzione, incarico che gli offrì l’opportunità di approfondire i diversi problemi teorici legati alla pittura di paesaggio.

Nel frattempo, nel 1802, Turner viaggiò per la prima volta nel continente. La pace di Amiens tra Inghilterra e Francia gli permise, infatti, di attraversare la Manica, di visitare Parigi e di studiare i maestri del passato al Louvre. Di qui egli si diresse verso le Alpi e la Valle d’Aosta, dove ebbe il suo primo contatto diretto con l’Italia. I disegni abbozzati nei suoi taccuini gli offrirono, al rientro a Londra, una preziosa fonte di ispirazione per dipinti ed acquerelli, per merito dei quali raccolse i primi importanti successi alle esposizioni londinesi. Dal 1804 Turner poté inoltre moltiplicare le occasioni per esporre il proprio lavoro, grazie all’apertura di una propria galleria.
Con la fine delle guerre napoleoniche si aprì finalmente la possibilità di organizzare un lungo viaggio in Italia. Partito da Londra nell’estate del 1819, Turner visitò diverse località italiane, tra cui Torino, Milano, i laghi, Brescia, Verona, Padova, Venezia, Bologna, Rimini, Ancona, Loreto, Spoleto, Civita Castellana, Roma, Napoli, Paestum, Firenze. Questo secondo e più approfondito soggiorno nella penisola lasciò un’impronta profonda nella sua pittura, che di qui in avanti si arricchì della luce e dei colori conosciuti in Italia, suscitando talvolta sconcerto nei cronisti contemporanei.
A partire dagli anni Venti Turner dedicò molte energie alla realizzazione di illustrazioni per prestigiosi progetti editoriali, un’attività che lo aveva impegnato sin dalla fine del Settecento, e che ora si era notevolmente intensificata, contribuendo enormemente a diffondere la sua notorietà.

Nel 1828 Turner compì un terzo viaggio in Italia, fermandosi soprattutto a Roma. Qui egli trascorse uno dei periodi più felici della sua esistenza: nominato membro dell’Accademia di San Luca, egli condusse un’intensa vita sociale, a contatto con l’ambiente artistico romano e con la pittoresca comunità di stranieri ivi residenti, senza per questo trascurare il lavoro, di cui rimane testimonianza in un importante nucleo di dipinti e bozzetti. Altrettanto fondamentali furono gli ultimi due soggiorni italiani, dedicati a Venezia e al paesaggio lagunare. Questi produssero degli effetti duraturi e irreversibili nell’opera di Turner, che di qui in avanti appare concentrata sullo studio della luce e dei fenomeni atmosferici e sulla sperimentazione di gamme brillanti di colore puro, con esiti magici e quasi astratti. Sono le opere decantate da John Ruskin nel volume sui pittori moderni apparso nel 1843, nel quale Turner viene celebrato come il più grande esponente dell’arte moderna.

Insignito delle più alte onorificenze, nominato Presidente della Royal Academy nel 1845, nella tarda maturità Turner godette di una fama straordinaria, che, dopo la sua morte, non avrebbe cessato di crescere.
In questa fase estrema della sua vita la scomparsa del padre e degli amici più stretti contribuì a sviluppare in lui una vena di pessimismo, che lo indusse ad isolarsi nella villa di Cheyne Walk, senza tuttavia soffocare il suo desiderio di viaggiare attraverso il continente – fino al 1845 – e di dedicarsi alla pittura.
Turner si spense nel 1851 e venne sepolto nella cripta della cattedrale di St Paul.

Link: http://www.palazzodiamanti.it

Email: diamanti@comune.fe.it

Salvatore PINO: Uno scultore alla ricerca dell’eccellenza.

Salvatore PINO, di origine siciliana e torinese d`adozione, è uno scultore già conosciuto in Italia e con il desiderio di farsi conoscere anche all`Estero; la sensibilità moderna dello scutore esplora in profondo i legami tra l’uomo e la divinità.

Negli ultimi anni, la sua ricerca tematica si è ampliata, ma egli ha continuato sulla strada maestra di un figurativo personale dal forte pathos e coinvolgimento emotivo con “sculture” che talora sfiorano il versante espressionista.

Lo scultore ama soprattutto esprimersi attraverso il “Raku”  (tecniche d`arte giapponese) e l’ “Argilla”, tecniche e materiali quanto mai congeniali alla sua inesauribile vena creativa.

Il “Raku”, per una sorta di innata sensibilità orientale, lo porta ad esplorare la bellezza dell’ignoto, l’improvviso splendore di cromie che hanno l’intatto fulgore di forze primigenie, scaturite dalla forza elementare del fuoco, mentre l’Argilla gli permette di modellare le forme con un senso plastico vigoroso e per certi aspetti di ascendenza più classica. 

Un’opera emblematica è il primo piano di donna dal titolo “Lidia”. Il volto ha un’intensità espressiva vivissima; nell’ovale di classica compostezza, l’onda dei capelli sembra frangersi nello spazio, la bocca e gli occhi socchiusi, annegati in una sottile linea d’ombra.

Ma è nel “Raku” che la forza creativa di Salvatore PINO inventa universi e forme di estrema originalità.

La “Rèverie” delicata del suo animo trova piena corrispondenza nelle alchimie cromatiche che avvengono nella cottura dell’oggetto d’arte e che solo questo tipo di ceramica permette.

Spesso le figure sono appena sbozzate, come in “Preghiera”, dove la donna pare una stalagmite che sorge dalla terra, le mani giunte, in una tensione spirituale verso l’alto, verso la divinità. Cosi`, come corpi di giovani atlete diventano dinamismo di pure forme nello spazio.
 
Le ultime sculture sono dedicate alle “Zucche”, dai colori magici e vibranti.

Capolavori all’insegna dellea vita quotidiana, che nell’impareggiabile slancio creativo di Salvatore PINO, diventano allegoria e destino.

Lo scultore Salvatore PINO ha esposto recentemente le sue opere presso la “Mostra dell`Artigianato di Mondovi` (Cuneo), dal 9 Agosto al 18 Agosto 2008, e nell`occasione ha festeggiato anche i suoi primi 10 anni di attivita` artistica (per ulteriori informazioni relative alla Mostra, visitare il sito: http://www.amicidipiazza.it/mostra_artigianato_2008.html).

 

Link: http://www.salvatorepino.it

Email: pino_art@yahoo.it

TORINO. STORIE DI RESTAURO da Jaquerio a Defendente Ferrari.

Torino, dal 18 settembre al 5 dicembre 2008

Organizzato da:
Associazione AMICI DELLA FONDAZIONE ORDINE MAURIZIANO,
Associazione ARTE E ARCHEOLOGIA
Associazione CASTELLO DI SAN SEBASTIANO PO
A.R.V.A.P.P. – onlus – Ass. Ricerca Valorizzazione Artisti Pittori Piemontesi

Iniziativa gratuita in collaborazione con il Centro Servizi per il Volontariato V.S.S.P. per la promozione della cultura della solidarietà.
Sede degli incontri in aula: Sala Cultura del Centro Servizi per il Volontariato V.S.S.P. in Via Toselli, 1

Docenti: Franco Antonelli e Monica Simonetti
Franco Antonelli e Monica Simonetti si occupano di restauro e recupero di beni artistici da circa 25 anni. Svolgono la loro attività per clienti privati e enti pubblici.

Il corso si propone di elaborare il concetto di restauro conservativo nelle sue varie applicazioni. A tale scopo ciascun argomento indicato prevede sia un approccio teorico e storico (corredato laddove possibile da immagini documentarie) sia un approccio pratico (mediante l’esemplificazione pratica di alcune tecniche, tenendo conto delle limitazioni oggettive che un corso pone).
Obiettivo degli incontri è consentire ai partecipanti (volontari impegnati in ambito culturale) di affinare maggiormente le loro capacità critiche di lettura delle opere d’arte (siano essi dipinti, mobili o edifici), e di renderli consapevoli del patrimonio artistico custodito a Staffarla ed a Sant’Antonio di Ranverso.

Programma:

 – Giovedì 18 settembre, ore 17, Le Carte del Restauro: metodologie e prassi del restauro conservativo;

 – Giovedì 25 settembre, ore 17, I dipinti su tela e tavola: i materiali e le tecniche esecutive;

 – Giovedì 2 ottobre, ore 17, I dipinti su tela e tavola: le analisi conoscitive ed i metodi di indagine;

 – Giovedì 9 ottobre, ore 17, I dipinti su tela e tavola: il restauro conservativo: saggi di pulitura e reintegrazione pittorica.

 – Giovedì 16 ottobre, ore 17, Gli affreschi: i materiali e le tecniche esecutive: simulazione pratica della tecnica a fresco;

 – Giovedì 23 ottobre, ore 17, Gli affreschi: il restauro conservativo.

 – Venerdì 24 ottobre, visita di studio alla Cappella di Missione a Villafranca Piemonte. Ritrovo nella Piazza centrale di Villafranca, alle ore 14,30.

 – Giovedì 30 ottobre, ore 17, Gli edifici e le murature: le analisi conoscitive ed i metodi di indagine;

 – Giovedì 6 Novembre, ore 17, Gli edifici e le murature: il cantiere di restauro architettonico: modalità e criteri d’intervento.

 – Venerdì 7 novembre, visita di studio all’Abbazia di Staffarda.
Ritrovo alla bigliettera dell’Abbazia, alle ore 14,30.

 – Giovedì 13 novembre, ore 17, Cornici, fregi e tavole dorate: metodi e modi di dorare: saggio pratico di doratura ad oro zecchino;

 – Giovedì 20 novembre, ore 17, Cornici, fregi e tavole dorate: il restauro conservativo di dorature: pulitura e reintegrazione;

 – Giovedì 27 novembre, ore 17, Mobili ed arredi lignei: criteri valutativo per interventi di restauro;

 – Giovedì 4 dicembre, ore 17, Mobili ed arredi lignei: il restauro di manufatti lignei: dalla disinfezione alla protezione finale.

 – Venerdì 5 dicembre, visita di studio alla Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso. Ritrovo alla biglietteria della Precettoria, alle ore 14,30.

Per iscrizioni telefonare al n. 0112731203 (Alessandra Fioretti, Vicepresidente AFOM) o inviare un’e-mail a info@amicibbaamauriziano.it.
La partecipazione al seminario è gratuita.
I partecipanti riceveranno un attestato di frequenza.

Link: http://www.amicibbaamauriziano.it

Email: info@amicibbaamauriziano.it