Archivi autore: Amministratore

CODROIPO – Villa Manin di Passariano. L’età di Courbet e Monet.

Dal 26 settembre 2009 al 7 marzo 2010.

Con questa mostra straordinaria, ricca di capolavori, viene per la prima volta studiato e raccontato il rapporto tra la nascita della cosìddetta scuola di Barbizon in Francia e la diffusione del realismo e del naturalismo nei Paesi dell’Europa centrale e orientale.

Centoventi opere, provenienti da Musei di tutto il mondo, per scoprire la misura profonda di una lezione, quella francese, che nel secondo Ottocento ha dilagato in tutta europa.
Manet, Monet, Renoir, Degas, Van Gogh e tanti altri a confronto con i principali pittori delle Nazioni del Centro ed Est Europa.

Facendo ricorso a 120 opere, provenienti da musei di tutto il mondo, e come logica prosecuzione di alcuni recenti progetti curati da Marco Goldin, ideatore anche di questo per Villa Manin, viene sviluppata una storia che non verrà illustrata attraverso una banale suddivisione nazionale, ma piuttosto si esprimerà con una tematizzazione che metterà puntualmente a confronto i dipinti francesi con quelli dei diversi Paesi dell’Europa centrale e orientale. Così da scoprire, non nella genericità dei nomi ma appunto dalla precisione degli accostamenti, la misura profonda di una lezione, quella francese, che nel secondo Ottocento ha dilagato in tutta Europa.
 
La mostra si concentrerà entro cinque distinti capitoli, che ovviamente molto saranno aderenti al senso del paesaggio, vero esprit del XIX secolo, ma indugeranno anche su altro:

   1. Boschi e campagne
   2. Città e villaggi
   3. Acque
   4. Nevi
   5. Ritratti e figure

Il puntuale resoconto dei rapporti tra Parigi e le grandi capitali del centro ed est Europa, darà luogo in mostra all’istituzione di un dialogo che si sviluppò sì nell’accostarsi al mondo del realismo e del naturalismo di Barbizon prima e dell’impressionismo poi, ma che seppe anche trattenere quelle affascinanti caratteristiche nazionali che hanno fatto di tanta pittura ottocentesca del centro ed est Europa un caso di assoluta e indimenticabile bellezza.

I viaggi degli artisti, e poi anche dei grandi collezionisti, verso Parigi non sono dunque che il punto di partenza che l’esposizione vuole evidenziare, fissandosi poi però alle caratteristiche di novità che quel vento portò verso Amsterdam, Berlino, Bruxelles, Monaco, Zurigo, Vienna, Mosca, San Pietroburgo, Varsavia, Praga, Budapest, Bucarest e tanti altri centri. E non solo i viaggi verso Parigi, ma anche le mostre che in molte di queste capitali portarono le opere degli stessi artisti francesi. O addirittura taluni quadri che in quelle nazioni vennero realizzati soltanto sul racconto di chi a Parigi era stato, e testimoniava ai pittori che mai vi erano giunti il loro entusiasmo.

Quindi la rassegna di Villa Manin si raccoglierà dapprima attorno ai dipinti di maestri celebri quali Courbet, Corot, Daubigny, Millet, Rousseau solo per dire di alcuni che hanno fatto dell’impronta legata al realismo e al naturalismo la loro forza. Poi si avvicinerà gradualmente al primo tempo impressionista, con un folto e meraviglioso gruppo di opere di Manet, Monet, Sisley, Renoir, Pissarro, Degas, fino all’esplosione dello stesso impressionismo nel suo tempo più pieno, anche con il coinvolgimento di Vincent van Gogh, presente nell’esposizione friulana con quattro, motivatissime opere.

Di volta in volta cercando, e trovando, concordanze di soggetto e linguaggio con i migliori pittori del centro ed est Europa, che quindi saranno agli artisti francesi accostati sulle pareti di Villa Manin. Pittori, almeno alcuni, in Italia non così noti, ma spesso di inarrivabile bellezza e che talvolta hanno gareggiato con gli impressionisti nella precoce realizzazione di certi temi, come nel caso sensibilissimo del grande pittore ungherese Pál Szinyei Merse. E poi da Levitan a Serov in Russia, da Chelmonsky a Podkowinski in Polonia, da Grigorescu e Andreescu in Romania a Chitussi nella Repubblica Ceca, da Leibl a Liebermann in Germania, da Calame al giovane Hodler in Svizzera, da Mesdag a Maris in Olanda, da Rops al primo Ensor in Belgio, da Schuch a Wiesinger – Florian in Austria, solo per fare alcuni nomi tra i tanti che saranno portati a conoscenza del pubblico italiano.

Per far infine comprendere, per la prima volta, il senso di un percorso che ha indubbiamente segnato in modo profondo alcuni decenni di pittura nel secondo Ottocento nel vecchio Continente. Attraverso opere universalmente conosciute, come quelle degli impressionisti francesi, e opere che gareggiano con quelle per fascino anche se non per notorietà. Così Villa Manin porterà alla luce una pagina d’arte straordinaria e il visitatore potrà avvicinarsi a qualcosa di non completamente conosciuto.

Info:
dal 26/09 al 1/11/2009, tutti i giorni: ore 9-19
dal 2/11/2009 al 7/03/2010: lunedì-giovedì: 9-18 – venerdì; sabato e domenica: 9-19
CHIUSO: 24, 25, 31 dicembre – 1 gennaio 2010: 11-19
PRENOTAZIONI: call center: 0422 429999 – www.lineadombra.it

FERRARA. Boldini nella Parigi degli IMpressionisti.

Dal 20 settembre 2009 al 10 gennaio 2010, Palazzo dei Diamanti ospiterà una rassegna su Giovanni Boldini.
La mostra, organizzata da Ferrara Arte e dal Clark Art Institute di Williamstown (Massachusetts), che la ospiterà dopo il debutto a Ferrara, sarà anche l’occasione per presentare per la prima volta l’artista ferrarese in un museo statunitense di grande prestigio.
A differenza dalle precedenti rassegne dedicate all’artista, tutte antologiche, questa si concentrerà invece sui primi quindici anni di attività del pittore a Parigi, dal 1871 al 1886, proponendosi di far luce su un periodo della sua arte poco studiato, durante il quale Boldini, per dirla con le sue parole, dipingeva ‘quadri di tutti i generi che sparivano facilmente perché avevo molto successo’, quadri di straordinario interesse e spesso di grande qualità in sé.
Ordinati in sezioni tematiche, oltre cento capolavori provenienti dalle più importanti collezioni pubbliche e private d’Italia e del mondo faranno emergere tutta la complessità della personalità boldiniana in questo periodo di ricerca e sperimentazione.

Ad accogliere il visitatore sarà un breve prologo dedicato all’attività degli anni fiorentini, un’esperienza fondamentale per la formazione di Boldini. Cogliendo istanze innovatrici provenienti dalla cultura francese, e in particolare da Degas, nella Firenze dei Macchiaioli Boldini si distinse come principale artefice di un’autentica rivoluzione nell’arte del ritratto, dipingendo i suoi modelli non più su uno sfondo neutro e in un atteggiamento statico e ufficiale, bensì in ambienti fortemente caratterizzati, non in posa ma in atteggiamenti i più svariati e perlopiù informali, e talvolta, perfino, non nel chiuso di una stanza ma en plein air.

Si entra poi nel cuore della rassegna con i quadri dei primi anni Settanta che fecero la fortuna del pittore fra i ricchi collezionisti del tempo, non solo in Francia, ma anche e soprattutto in America. Protagoniste saranno piccole e preziose tavolette caratterizzate dallo stile ricercato e dal colore scintillante che, ispirate talvolta ad un Settecento galante, talaltra a fantasie esotiche spagnoleggianti o ancora a scene di vita contemporanea, innovano il cliché dei quadri di genere in costume storico di maestri affermati come Meissonier e Fortuny.
Accanto a questa produzione Boldini realizzò, a partire dalla metà degli anni Settanta, una serie di vedute di città che colpirono i contemporanei e con le quali l’artista diede una sua personale interpretazione della pittura della vita moderna praticata anche dagli impressionisti. In queste opere, cui verrà dedicata un’ampia sezione, Boldini registra la vita che scorre nelle vie affollate e nelle piazze dove passano veloci o sostano le carrozze e gli omnibus a cavalli. Sono dipinti di un ‘realismo’ singolare in cui l’artista ferrarese dimostra di governare sia il piccolo che il grande formato, basando ogni sua creazione sullo studio attento, talvolta ostinato, del modello naturale. Su molte di queste opere Boldini medita a lungo come dimostrano diversi studi preparatori e bozzetti, esposti in mostra anche per sfatare l’immagine ancora troppo diffusa di Boldini come grande ‘improvvisatore’.

Boldini non registrò soltanto la realtà urbana. Si spinse nelle campagne, lungo la Senna o sulla Manica, lavorando a vedute e paesaggi con figure che costituiscono una personale interpretazione della pittura en plein air, dipinti di grande fascino caratterizzati da una luce cristallina e da quella capacità, che tanto colpì Diego Martelli, di ‘scoprire minuzie impossibili di colore e di forma a tre miglia di distanza’.
Anche il mondo dei teatri e dei caffè concerto richiamò la sua attenzione. L’artista frequentò questi ambienti e ritrasse i personaggi che li animavano al pari del suo amico Degas. Forse proprio questo confronto impossibile – come suggerisce in catalogo Richard Kendall – trattenne Boldini dall’approfondire questo soggetto.

Al tema tutto boldiniano degli interni d’atelier, un soggetto che non trova eguali nella pittura coeva, verrà dedicata un’interessante sezione. Dopo aver esplorato instancabilmente i mille volti della capitale francese, nella convinzione che soltanto ‘chi viaggia, ha molto da raccontare’, è come se improvvisamente Boldini si rendesse conto che anche la sua casa e il suo studio sono un mondo sconfinatamene grande, e come l’altro capace di evocare emozioni e suggestioni formali. Anche chi rimane fermo nello stesso luogo e scava in profondità in se stesso e in quel luogo, può avere molto da raccontare. Sembra essere questa, di fronte agli ambienti e agli oggetti che lo hanno accompagnato per una vita, la convinzione intima dell’artista.

Un ricco capitolo della mostra tratterà, infine, l’evoluzione del suo stile nel genere del ritratto: da quelli di amici e colleghi, a quelli ufficiali. Durante questi anni, infatti, Boldini sviluppa questo genere sotto la spinta di molteplici suggestioni. È il cammino compiuto in questo periodo che lo condurrà a definire quello stile inconfondibile che, al volgere del secolo, lo imporrà come uno dei più contesi ritrattisti del panorama internazionale.

È proprio con opere di questa fase che si conclude il percorso espositivo: capolavori assoluti degli anni Novanta dell’Ottocento, alcuni dei quali mai esposti prima d’ora in Italia come il meraviglioso Ritratto di Whistler del Brooklyn Museum di New York o la straordinaria Lady Colin Campbell della National Portrait Gallery di Londra, che testimoniano come l’artista sia stato, oltre che un indiscusso innovatore di questo genere pittorico, lo straordinario interprete di uno dei periodi più affascinanti e importanti della nostra storia, la Belle Époque.

Quanto alle novità critiche presenti in catalogo, sono numerose e danno un contributo significativo alla costruzione di una lettura filologica di Boldini e della sua opera ancora assai lacunosa. Richard Kendall ha esplorato per la prima volta un aspetto fondamentale del lavoro di Boldini, il disegno: dai semplici schizzi che costituirono un archivio di idee e di forme di straordinaria importanza, ai disegni preparatori di dipinti, a disegni compiuti che sono opere d’arte in se stessi. Oltre ad un confronto inedito tra l’itinerario boldiniano e quello dei maestri dell’impressionismo, studiando i registri mai indagati fino ad ora del mercante Goupil, per il quale l’artista lavorò nei primi anni parigini, Sarah Lees, la curatrice della mostra, ha ricostruito, tra l’altro, la sua fortuna americana negli anni ’70 e ’80 dell’Ottocento. Questa ricerca si è integrata con quella di Barbara Guidi che, dedicandosi all’epistolario di Boldini e a fonti a stampa dell’epoca mai esplorate prima d’oggi, ha individuato in importanti mercanti statunitensi come Samuel Avery o George Lucas altri protagonisti del successo dell’artista negli Stati Uniti. La sua ricerca ha permesso inoltre di precisare la datazione di alcuni capolavori come il Ritratto del pittore Joaquin Araújo y Ruano del Museo Boldini di Ferrara, da sempre ascritto al 1889 e invece esposto alla Galleria Georges Petit di Parigi già nel 1882 o il Ritratto di Alice Regnault in costume da amazzone, della Galleria d’Arte Moderna di Milano, la cui datazione oscillava tra il 1878 e il 1884, ma che invece fu presentato al Salon del 1880. Ha consentito, ancora, di scoprire quali opere Boldini espose ad alcuni Salon come, ad esempio, il Ritratto di Madame Max, del Musée d’Orsay di Parigi, presentato a quello dello Champ de Mars del 1896. Ha permesso, infine, di approfondire il rapporto che legò Boldini ad alcuni tra i maggiori artisti del tempo come Degas e Manet, ma anche ad altri importanti protagonisti di quell’epoca come Menzel, Sargent e Whistler.

Info:
Catalogo: GIOVANNI BOLDINI NELLA PARIGI DEGLI IMPRESSIONISTI, a cura di Sarah Lees, Editore: Ferrara Arte Editore, Pagine: 232 pagine a colori
Prezzo di copertina: € 47,00; in mostra € 28,00
Apertura della mostra: 20 settembre 2009 – 10 gennaio 2010
Orari di apertura: Aperto tutti i giorni, feriali e festivi, lunedì incluso: 9.00-19.00 orario continuato
Aperto anche: 1 novembre, 8, 25 e 26 dicembre, 1 e 6 gennaio (la biglietteria chiude 30 minuti prima).
Palazzo dei Diamanti : Corso Ercole I d’Este, 21 – 44100 Ferrara
Biglietto d’ingresso : Il biglietto della mostra Boldini nella Parigi degli Impressionisti consente fino al 10 gennaio 2010 l’ingresso anche al Museo Giovanni Boldini a Palazzo Massari (Corso Porta Mare 9, orario: 9.00-13.00 / 15.00-18.00; chiuso il lunedì, 1 novembre, 25 e 26 dicembre, 1 e 6 gennaio).
Intero: euro 10,00
Ridotto: euro 8,00 (dai 6 ai 18 anni, over 65, studenti universitari, categorie convenzionate, visitatori con biglietto del Museo Archeologico Nazionale, del Museo di Casa Romei e della Pinacoteca Nazionale di Ferrara, possessori del biglietto ferroviario per Ferrara)
Gruppi (almeno 15 persone): euro 8,00 (1 accompagnatore gratuito ogni 20 persone)
Gruppi scolastici: euro 4,00 (gratuito per 2 accompagnatori)
Gratuito: bambini sotto i 6 anni, portatori di handicap con un accompagnatore, giornalisti con tesserino, guide turistiche con tesserino, militari in divisa

Tariffe visite guidate per gruppi: Massimo 25 persone:, Adulti: euro 80,00
Scuole Medie e Superiori: euro 65,00, Scuole Elementari e Materne: euro 45,00
La card Musei consente l’ingresso a un prezzo di assoluto favore a tutti i Musei Civici e l’ingresso a prezzo ridotto alla mostra.
È valida un anno ed è in vendita presso le biglietterie dei musei e della mostra.

Facilitazioni
• Presentando il biglietto intero d’ingresso del Museo Archeologico Nazionale, del Museo di Casa Romei e della Pinacoteca Nazionale di Ferrara si ha diritto ad una riduzione sul biglietto d’ingresso alla mostra: euro 8,00 anziché 10,00. Non cumulabile con altre riduzioni. Con il biglietto intero d’ingresso della mostra si ottiene la riduzione ai suddetti Musei e a tutti i Musei Civici di Ferrara
• Presentando alla mostra i biglietti dei cinema del centro storico, Sala Boldini e Multisala Apollo, acquistati durante la sua apertura al pubblico, e viceversa, si avrà diritto ad un ingresso a prezzo ridotto.

Accordo sconto tra Assessorato Attività Economiche, Ferrara Arte ed esercizi commerciali di Ferrara
Possibilità di usufruire di una riduzione del 10% sul costo di un prodotto o di un servizio acquistato presso le attività commerciali aderenti all’iniziativa esibendo il biglietto della mostra (sconto applicabile su un importo minimo di spesa di euro 20,00).
Riduzione del costo del biglietto di mostra, euro 8 anziché euro 10, per coloro che presenteranno in biglietteria il coupon rilasciato da uno degli esercizi commerciali che aderiscono all’iniziativa, assieme allo scontrino attestante la spesa sostenuta (minimo euro 20,00).
Le attività commerciali che prendono parte al progetto saranno inserite in un elenco disponibile in mostra e saranno contraddistinte da una vetrofania recante il titolo della rassegna.

Call Center Ferrara Mostre e Musei: informazioni, prenotazioni, prevendita: tel. 0532.244949 fax 0532.203064 – lunedì-venerdì: 8.30-18.30  – sabato e prefestivi: 9.00-18.00 – domenica durante il periodo di mostra: 10.30-15.30.

Come raggiungere la mostra
Dalla Stazione FF.SS. a Palazzo dei Diamanti:
Autobus n. 3/c, collegamento ogni 20 minuti (fermata di fronte a Palazzo dei Diamanti); a piedi, in 20 minuti, seguendo Viale Costituzione e Corso Porta Po oppure Viale Cavour e Corso Ercole I d’Este
Servizi in mostra: Accesso e servizi per disabili, guardaroba gratuito, bookshop, audioguide.

Link: http://www.palazzodiamanti.it

Email: diamanti@comune.fe.it

VENEZIA. La Collezione Peggy Guggenheim ospita la mostra Gluts di Robert Rauschenberg e la torre di Wim Delvoye.

Il Palazzo Venier dei Leoni fu costruito nel XVIII secolo, dal 1948 è stato la dimora della mecenate americana Peggy Guggenheim e dal 1980 è la sede del museo che custodisce la sua preziosa collezione d’arte moderna della prima metà del Novecento. Si sono conclusi da pochi giorni i lavori di restauro della facciata in pietra d’Istria del palazzo affacciato sul Canal Grande di Venezia e la scultura dell’artista belga Wim Delvoye, una torre gotica di 8 metri, si staglia sull’accesso al palazzo dal mare in una sorta di omaggio alla città lagunare.
La torre, in corten, acciaio inossidabile, tagliato a laser rimarrà alla Collezione fino al 22 novembre illuminando le sere veneziane grazie ad un complesso sistema di led e al gioco di ombre.
I capolavori raccolti da Peggy Guggenheim nella sua vita dedicata all’arte e al mecenatismo, attraversati gli splendidi giardini della Collezione ricchi di sculture di notevole impatto e importanza e lasciato un messaggio sull’albero dei desideri, si può accedere alla mostra di Robert Rauschenberg Gluts, 40 sculture metalliche create dall’artista tra il 1985 e il 1995.
Robert Rauschenberg, il cui vero nome è Milton Ernest Rauschenberg, nacque il 22 ottobre del 1925 a Port Arthur, in Texas. A un anno dalla scomparsa dell’artista, avvenuta il 12 maggio del 2008, la Collezione Peggy Guggenheim rende omaggio a una delle più grandi forze creative dell’arte americana dagli anni Cinquanta con la mostra Robert Rauschenberg: Gluts a cura di Susan Davidson, Senior Curator, Collections & Exhibitions, Museo Solomon R. Guggenheim, e David White, Curator, Robert Rauschenberg Estate.
L’esposizione presenta un corpus di opere in metallo, poco conosciute dal grande pubblico, provenienti dal Rauschenberg Estate nonché da istituzioni e collezioni private americane e non solo.
Incline al riciclo, Rauschenberg è sempre riuscito a scoprire nuovi modi di impiegare gli scarti donando loro una seconda vita che li rinvigorisce. E così, davanti agli oggetti più disparati, ammucchiati nel suo studio, impiega il medesimo approccio diretto per affrontare i Gluts, assemblaggi di oggetti di recupero, la maggior parte in metallo, che rappresentano la sua ultima serie di sculture. Assemblando vari oggetti metallici, o serigrafando immagini fotografiche su alluminio, bronzo, ottone, rame, l’artista americano cerca di catturare le proprietà riflettenti, materiche e scultoree del materiale.
Il primo corpus di opere realizzato con questo nuovo tipo di tecnica sono Gluts. A chi gli chiese allora di commentare il significato dei Gluts, Rauschenberg rispose: “E’ il momento dell’eccesso, l’avidità è rampante. Tento solo di mostrarlo, cercando di svegliare la gente. Voglio semplicemente rappresentare le persone con le loro rovine […] Penso ai Gluts come a souvenir privi di nostalgia. Ciò che devono realmente fare è offrire alle persone l’esperienza di guardare le cose in relazione alle loro molteplici possibilità”.
Rauschenberg sceglie questi oggetti non solo per il loro valore quotidiano ma anche per le loro proprietà formali. Individualmente o nel loro insieme, materiali come questi sono alla base del suo vocabolario artistico, la sua empatia per gli oggetti di scarto è quasi viscerale.
Gli oggetti abbandonati mi fanno simpatia e così cerco di salvarne il più possibile.”
L’esposizione è accompagnata da un catalogo riccamente illustrato in italiano e inglese, edito da Guggenheim Publications. Il volume include una rilettura del lavoro dell’artista come scultore, scritto dalla nota pittrice e autrice Mimi Thompson, un’introduzione di Susan Davidson, che prende in esame lo sviluppo stilistico dei Gluts.
La mostra gode del sostegno della Regione del Veneto e delle Intrapresae Collezione Guggenheim, ed è resa possibile grazie a Art Forum Würth Capena, Aperol, Hangar Design Group.
Radio Italia e Corriere della Sera sono media partners dell’esposizione.

Info:

Fino al 20 settembre 2009 – PEGGY GUGGENHEIM COLLECTION, Palazzo Venier dei Leoni 701 Dorsoduro, 30123 Venezia.

Ortario d’apertura: 10.00-18.00; chiuso il martedì.

Intero euro 12; seniors euro 10 (oltre 65 anni) studenti euro 7(entro i 26 anni); bambini (0-10 anni) e soci ingresso gratuito.

Il biglietto dà diritto all’ingresso alla collezione permanente, alla Collezione Gianni Mattioli, al Giardino di Sculture Nasher, alla mostra.

Tutti i giorni, alle 15.30, il museo organizza visite guidate gratuite alla mostra. Non è necessaria la prenotazione. Prenotazioni gruppi: tel. 041.2405440 Attività didattiche: tel. 041.2405401/444.

Come arrivare: da Piazzale Roma-Ferrovia: linea diretta 2, direzione Lido, fermata Accademia (25 minuti circa); linea 1, direzione Lido, fermata Accademia (30 minuti circa)da Piazza S. Marco: linea 1, 2 direzione Piazzale Roma – Ferrovia, fermata Accademia (5 minuti circa).

Autore: Carlo Lo Cascio

Link: http://www.guggenheim-venice.it

Email: info@guggenheim-venice.it

TORINO. Glenn Brown.

Glenn Brown è uno degli artisti più apprezzati della sua generazione.
L’artista ha dato un contributo significativo all’arte contemporanea internazionale, in particolare nel campo della pittura, attraverso le sue opere che sintetizzano classico e contemporaneo, spaziando dall’ambito accademico a quello della cultura popolare.

La mostra, che include oltre sessanta dipinti, sculture e numerose opere nuove, offrirà un percorso attraverso i diversi nuclei pittorici e concettuali prodotti dall’artista, tra i quali spiccano l’ossessiva copiatura di tecniche pittoriche appartenenti ad altri artisti o epoche, e la sua indagine sulle categorie del sublime e del kitch.

Info:
a cura di Francesco Bonami; in collaborazione con la Tate Gallery di Liverpool.
Fondazione Sandretto Re Rebaudengo – TORINO
Fino a domenica 4 ottobre 2009
Orario: 12.00-20.00 martedì-domenica; 12.00-23.00 giovedì.
Tel. ( 39) 0113797600. Prezzo: 5,00 Euro

Email: info@fondsrr.org

VENARIA REALE (To). Diademi e gioielli reali. Capolavori dell’arte orafa italiana per la Corte Sabauda.

Un’esposizione dedicata ai gioielli dei Savoia realizzati a partire dal Seicento fino alla metà del Novecento dai migliori orefici piemontesi e italiani.
Le cinque grandi sale, realizzate nel Settecento e dove un tempo si svolgevano le grandi cerimonie della Corte sabauda, risplendono della luce di diademi, rivière, collane e spille indossate dalle Regine d’Italia nelle manifestazioni ufficiali.

L’esposizione rientra nel percorso di visita della Reggia ed è compresa nel relativo biglietto d’ingresso.

Info:

tel. 39 011 4992333.
Reggia Venaria Reale – VENARIA , fino a domenica 10 gennaio 2010
Orario: 09.00-17.30 martedì-venerdì; 09.00-23.00 sabato; 09.00-20.00 domenica. Chiuso lunedì.

Prezzo: 10,00 Euro intero; 7,00 Euro ridotto (over 65, under 21); gratis sotto i 12 anni – biglietto Mostra più Reggia 17,00 Euro intero; 14,00 Euro ridotto – biglietti acquistabili presso biglietteria in loco (area accoglienza delle Scuderie Juvarriane), presso Infopiemonte in piazza Castello 165 a Torino, tramite i siti http://www.lavenariareale.it e http://www.ticketone.it o prenotati al numero tel. ( 39) 0114992333.

Email: prenotazioni@lavenariareale.it