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TORINO. Antonio Fontanesi: declinazioni sul tema del paesaggio.

La scelta dei diciotto fogli esposti tra i duecentocinquanta della collezione vuole far rilevare la ricchezza e il mutare delle forme, delle tecniche e dello stile disegnativo con cui Fontanesi affronta il paesaggio nel maturare degli anni. Ma propone anche temi non scontati, come la figura e la veduta.
Si rivedranno anche i grandi e impegnativi disegni a fusain in cui la traccia del carboncino veniva sfumata in modo infinito e impalpabile, con esiti di suggestione non inferiore a quelli della pittura.
In occasione di questa esposizione il progetto Wunderkammer si arricchisce di nuove voci: Virginia Bertone, conservatore delle raccolte e responsabile del progetto, ha infatti invitato Rosanna Maggio Serra per la scelta dei fogli del maestro reggiano, avviando così la prima di una serie di collaborazioni ad alto livello per le proposte che si avvicenderanno in questo spazio.
Per molti anni alla guida della GAM di Torino, Rosanna Maggio Serra è studiosa di primo piano della pittura dell’Ottocento piemontese.
Ad Antonio Fontanesi ha dedicato numerosi approfondimenti e iniziative espositive, tra cui l’ultima, grande mostra monografica dedicata all’artista e svoltasi alla GAM nel 1997.

Info:
GAM – Galleria civica d’Arte Moderna e Contemporanea – TORINO
fino a domenica 26 settembre 2010
Orario: 10.00-18.00. Chiuso lunedì
tel. 39 0114429518

TORINO. Artissima 17.

Si svolgerà da venerdì 5 a domenica 7 novembre Artissima, la manifestazione (marchio di Regione Piemonte, Provincia e Città di Torino, promosso dalla Fondazione Torino Musei) apprezzata dal grande pubblico per il ruolo che ha assunto nel campo della
selezione delle arti visive. Le opere saranno proposte da 130 gallerie.
Per la verità giornalisti e collezionisti potranno gustare i contorni di Artissima 17 già giovedì 4, giornata dell’inaugurazione.
Sono diverse le novità che contraddistinguono la fiera, la prima diretta dal trentaseienne critico d’arte Francesco Manacorda, chiamato a sostituire Andrea Bellini, nominato condirettore del Museo di arte contemporanea di Rivoli, insieme a Beatrice Merz.
Anzitutto sarà disponibile una nuova sede, un unico luogo dove saranno consumati tutti gli appuntamenti, sempre in area Lingotto però: l’Oval, il padiglione di ventimila metri quadrati illuminati dalla luce naturale costruito in occasione dei Giochi Olimpici. Resta confermata la tradizionale partizione:
la Main section, raccoglie le gallerie più rappresentative del panorama artistico mondiale, Present future, è dedicata agli artisti emergenti e New entries è il punto di riferimento per la nuova creatività, riservato a gallerie con meno di cinque anni di attività, per la prima volta sotto la Mole.
Back to the future è invece una sezione che nasce per riscoprire artisti che hanno avuto un limitato riconoscimento negli ultimi decenni, ma il cui lavoro è particolarmente significativo.
Nel calendario non manca Poesia in forma di rosa, progetto di ispirazione pasoliniana, con il coinvolgimento di artisti che si esprimono anche in altre discipline creative: l’architettura, il design, la letteratura, il cinema e la danza.
Si spera di bissare il successo del 2009 quando 45 mila visitatori (tra loro curatori museali, rappresentanti di istituzioni artistiche, pubbliche e del mondo imprenditoriale, critici, giovani interessati ai nuovi linguaggi e sperimentazioni) sono giunti al Lingotto.

 

FABRIANO (An). La Chiesa del Crocifisso.

In via delle Fontanelle, vicino al ponte della Canizza, esiste un chiesetta intitolata al Crocifisso delle Fontanelle.
Anticamente dipendeva dalla chiesa di S.Nicolò, già sede di una confraternita, la quale festeggiava il 14 settembre con solennità l’Esaltazione della Croce ed era insignita di speciali indulgenze.
Sull’altare c’è un quadro del Loreti con la scritta Tueor hanc urbem.
L’edificio oggi  si presenta in una situazione precaria e vergognosa; una parte è già crollato.
Dall’entrata, sullo sfondo si nota l’opera del Crocifisso lasciata in balia delle intemperie e delle sterpaglie che occupano tutta la chiesa.
 
Fonte: Pianeta Appennino, 28/05/2010

Info: Federico Uncini. hooks79@aliceposta.it

FABRIANO – Campodonico (An). Le opere del maestro a San Biagio in Caprile.

L’abbazia di S. Biagio in Caprile (Campodonico) fu fondata intorno al 1030 dai Conti di Nocera e di Gualdo che in quel periodo governavano in condominio la valle di Salmaregia.
Nel 1060, per mancanza di religiosi, passò sotto le dipendenze di S. Maria d’Appennino che provvide ad  inviarvi una piccola comunità di religiosi.
Il termine ‘Caprile’ gli fu dato per l’esistenza nei paraggi di stalle di capre.
Intorno al 1198 figura affiliata alla vicina abbazia di S. Michele (poi S.Angelo) d’infra ostia, fondata prima del mille da un ramo degli Atti di Nocera, conti di Colleoccio.
S. Biagio in Caprile già nel 1109, con la donazione dei patroni Oderisi, Atto e Bocco, conti di Nocera, possedeva diverse proprietà nelle località di Cellerano, Torre, Molinaccio e Camportigiano.
Nel 1300 allargò i suoi possedimenti a Salmaregia, Campodonico, Sasso, Colle, Campottone, Trufigno, Tegulario, Cima Mitula esercitando così la sua giurisdizione su numerosi vassalli e chiese.
Il cenobio fu protetto da diverse importanti famiglie come i Trinci di Foligno nelle persone di Paolo e Ugolino, i Chiavelli nella persona di Tommaso, i Bartoluccio da Foligno e Rinaldo di Rodolfo nobile fabrianese.
Ebbe monaci d’alto rango e cultura come D. Morico, D. Bartoluccio e D. Giovanni chiamato Vanne, figlio del nobile Rinaldo.
Nel XIV secolo le continue liti per i diritti al pascolo con i castelli d’Orsara, Salmaregia, Belvedere e Gualdo, sorte a seguito dell’affrancazione, determinarono l’inizio della sua decadenza.
Nel 1443, un incendio lo distrusse insieme all’archivio ed il complesso, rimasto privo di monaci, passò per volere d’Eugenio IV alla Congregazione Silvestrina.
Nel 1665 fu elevata ad abbazia titolare e nel 1810 fu venduto a privati.
Oggi l’abbazia  è stata completamente restaurata ed è adibita ad ostello per i turisti che desiderano immergersi nel tempo passato e conoscere la storia e il territorio circostante.
La chiesa di stile romanico a pianta rettangolare era un tempo ornata dai famosi affreschi dell’anonimo maestro di S. Biagio in Caprile che i massimi esperti riconoscono come il caposcuola della pittura fabrianese della prima metà del XIV secolo.
L’ espressione a noi conosciuta dell’ingegno di questo pittore sono appunto gli affreschi di S.Biagio in Caprile, rappresentanti la Crocifissione, l’Annunciazione e S.Pietro e Paolo, oggi conservati nella Galleria Nazionale d’Urbino.
Sotto l’opera della Crocifissione vi è riportata la  scritta latina in caratteri gotici: ‘HOC OP. FACT. FUIT TEMPORE D. P. AB. ANNO D. MCCCXLV’ (Questa opera fu fatta al tempo dell’abate D. Pietro, nell’anno del Signore 1345).
Questo personaggio ricalca nelle sue opere gli schemi della pittura del primo periodo del 1300, ovvero quelli della scuola Giottesca, Senese e Riminese, dimostrando quindi di conoscere quanto avveniva in termini pittorici nell’Italia centrale (Giotto, Simone Martini, Lorenzetti, Guido da Rimini).
In tali affreschi si evidenziano un’originale posizione prospettica dell’immagine, l’uso di una nuova tavolozza cromatica, con la rappresentazione di figure celesti e terrene in adorazione e con volti ed atteggiamenti tragici quasi a voler ricordare la dura esistenza terrena dell’uomo per guadagnarsi il paradiso.
Così l’espressione dei volti, oltre ad essere carica d’umanità, è perfettamente in armonia con il tema trattato e gli stessi personaggi sono modellati con forme nuove che indicano le prime evoluzioni dello stile del 1300’.
Queste importanti opere devono ritornare nella loro sede originaria, completamente restaurata, in modo che possano esprime il massimo valore artistico creato dal maestro di Campodonico per l’abbazia.
A suo tempo il trasferimento a Urbino fu fatto in quanto gli affreschi erano in situazioni precarie e fu garantito, a restauri compiuti, il ritorno alla sede originaria.
Oggi anno 2010, le condizioni per il collocamento delle opere presso l’abbazia ci sono, non rimane che le autorità e le associazioni preposte facciano la loro parte e prendano come esempio la vicenda dei Bronzi di Pergola e di altri capolavori.
Oggi al turista che entra nel complesso si presenta una chiesa spoglia, senza opere e chiaramente la vista rimane deludente.
In alternativa al ritorno delle opere originali si potrebbe mettere delle gigantografie sulle pareti dove erano originariamente gli affreschi in modo da dare una certa immagine all’abbazia.
Questa seconda proposta è indirizzata agli sponsor che in passato hanno fatto altri interventi simili sul nostro patrimonio culturale.   

Autore: Federico Uncini – hooks79@alice.it

Fonte: Pianeta Appennino, 28/05/2010

ELECTA

Electa nasce a Firenze nel 1945.

Il ruolo di Electa è chiaro fin da subito: interpretare e divulgare arte e monumenti, tutelandoli attraverso la conoscenza, la documentazione fotografia e la critica.
Dopo il trasferimento della casa editrice a Milano, alla fine degli anni cinquanta, si aprono nuovi orizzonti: nasce e rapidamente si sviluppa la produzione di volumi e riviste che faranno di Electa il primo editore di architettura del mondo.
Dal 1971 prende avvio anche la pubblicazione di cataloghi per mostre e, nel corso degli anni, si forma una struttura organizzativa in grado di gestire in piena autonomia grandi eventi espositivi.
In modo parallelo inizia anche la schedatura sistematica di musei e gallerie italiani. Nel settore delle esposizioni temporanee, Electa vanta oggi un’esperienza trentennale, avviata con la produzione dei cataloghi e progressivamente arricchitasi con le attività di organizzazione, gestione e promozione, sia direttamente sia nell’ambito delle concessioni museali.

Link: http://www.electaweb.it