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FIRENZE. II Salone dell’Arte e del Restauro.

Forti del successo della prima edizione, abbiamo il piacere di comunicare che, dal 11 al 13 novembre 2010 presso la Stazione Leopolda di Firenze, si terrà la seconda edizione del Salone dell’Arte e del Restauro, una manifestazione di respiro internazionale che quest’anno, inserendosi all’interno della Settimana Internazionale dei Beni Culturali e Ambientali di Firenze, si preannuncia ancora una volta come un evento culturale di rilevante significato per il restauro, la tutela e la salvaguardia del patrimonio del nostro Paese e per il rilancio di questo particolare ma essenziale Made in Italy.

Riassumendo i numeri della Edizione 2009, il Salone ha conseguito i seguenti risultati: 141 espositori, 3 mostre tematiche, 120 eventi culturali e 17.800 visitatori hanno fatto della proposta un evento di assoluto rilievo nel panorama nazionale. 

Per il 2010 saranno potenziati i veicoli per la pubblicizzazione e visibilità dell’evento, sia in rete sia con l’implementazione del Corriere del Salone, il tabloid distribuito gratuitamente in oltre 20.000 copie nei giorni della manifestazione.

E ancora confermati i laboratori per le dimostrazioni pratiche (dei quali abbiamo constatato il successo e l’efficacia), con la novità di uno spazio didattico per i bambini e per i ragazzi, dove documentare e spiegare, in modo divertente e interattivo, i problemi legati alla conservazione del patrimonio.

Il Salone intende, inoltre, aprirsi maggiormente al grande pubblico e farlo con Partner internazionali di alto profilo; per questo è stato firmato un importante accordo con la FIRPA – Fiera del Restauro di Granada, che consentirà, a chi aderisce al salone di Firenze, di avere visibilità anche nel corso della manifestazione spagnola del 2011 nello speciale padiglione dedicato; con questa stessa strategia sono in corso altri accordi che consentiranno, partendo da Firenze, di essere presenti a livello internazionale.

Info:
http://www.salonerestaurofirenze.org/2010/ita/default.asp

LUCCA. Lucca e l’Europa. Un’idea di Medioevo (V-XI secolo).

Si inaugura sabato 25 settembre presso la sede della Fondazione Ragghianti a Lucca l’esposizione Lucca e l’Europa. Un’idea di Medioevo (V-XI secolo).
La mostra, organizzata in occasione delle celebrazioni per il centenario dalla nascita di Carlo Ludovico Ragghianti, è stata progettata da un Comitato Scientifico costituito da: Clara Baracchini, Carlo Bertelli, Antonino Calca, Maria Teresa Filieri, Marco Collareta e Gigetta Dalli Regoli.

Un’ attenta selezione di oltre cento opere prodotte dal V all’XI secolo, allestite in undici sezioni, esplora la produzione artistica lucchese attraverso puntuali riferimenti al contesto europeo. Un interessante percorso espositivo dove l’opera d’arte, come Ragghianti ci ha insegnato, è valutata in relazione dinamica con i fenomeni circostanti secondo un metodo che prende in esame i materiali senza giudizi preconfezionati. La rassegna si avvale anche di recenti studi sulle tipologie decorative e sul loro retroterra intellettuale e culturale. 

Lucca e l’Europa. Un’idea di Medioevo. V-XI secolo apre il suo percorso espositivo con una meditata, quanto significativa, selezione di antiche monete. I reperti numismatici si configurano fra quei privilegiati indici dello sviluppo artistico dai quali si evince il passaggio dall’estetica naturalistica all’indirizzo astratto prevalente in età medievale. Questo storico passaggio è ben visibile nel Decanummo di Atalarico, conservato a Firenze al museo del Bargello, nel denaro argenteo per Carlo Magno e nel denaro argenteo per Ottone II, entrambi custoditi presso il Museo di Villa Guinigi a Lucca.

Il percorso prosegue con la sezione dei preziosi manufatti in avorio, materiale pregiato e raro destinato alle più raffinate produzioni nell’arte tardo-antica, fra cui spiccano la pisside in avorio proveniente dal Museo Civico di Livorno, il Dittico del 480 commissionato dal console Basilio e il Dittico consolare di Aerobindo del VI secolo. Da questi importanti capolavori si coglie con chiarezza la nuova e diversa dimensione creativa dell’arte tardo-antica, sotto la cui spinta tramonta l’estetica classica.

L’affermarsi della decorazione “astratta” con il simbolismo che talvolta le è connesso, trova piena affermazione nell’oreficeria, dagli ornamenti dell’abito civile alle decorazioni delle armi. Di questa produzione, riservata alle classi dominanti, si presentano a Lucca notevoli ed emblematici esempi del VII secolo quali, il frontale di elmo che reca inciso il nome del re longobardo Agilulfo del Museo del Bargello di Firenze, la fibula a disco proveniente dal Museo Archeologico di Parma e quella a staffa conservata presso il Museo di Villa Guinigi a Lucca.

La sezione successiva presenta una straordinaria raccolta di sculture in pietra: colonne, pilastrini, capitelli, architravi, transenne e timpani che, nell’insieme, documentano lo sviluppo della decorazione architettonica dal VII al X secolo entro il suo contesto intellettuale e culturale. Raffinati esempi ne sono la lastra con croce di Aquilea (Lucca),  il pilastrino proveniente dal Museo Statale d’Arte Medievale e Moderna di Arezzo e le lastre dell’antica cattedrale di Torino.

Nel periodo altomedievale il culto per le reliquie dei Santi si colloca con forza negli usi del popolo cristiano e la devozione che ne deriva avvia una produzione specifica di preziosi reliquiari sia monumentali che mobili. Significativi esempi di questa produzione artistica sono il reliquiario di Cividale, la cassetta-reliquiario della cattedrale di Sarzana e quelli a croce di Vigevano e Volterra.

La mostra affronta anche il ruolo capitale che l’arte del libro occupa nella cultura del periodo. Oltre ad un testimone d’eccezione, il celeberrimo manoscritto 490 della Biblioteca Capitolare di Lucca, che reca la data 787, sono esposti codici e fogli sciolti di produzione altomedievale tra cui particolarmente rari e significativi l’evangelario della Biblioteca Capitolare di Perugia, il foglio di produzione insulare (irlandese o britannico) con Cristo fra gli Apostoli della Biblioteca Nazionale di Torino, l’ornatissimo omeliario dell’abbazia di Montecassino e l’insigne manoscritto Amiatino 3 della Biblioteca Laurenziana di Firenze. Nello spirito della mostra, anche in questo caso gli apparati decorativi dei codici sono suggestivamente confrontati con importanti manufatti di altre tipologie, quali il cosiddetto “cavallino” da Corteolona dei Musei Civici di Pavia, il dittico di Rambona dei Musei Vaticani e il marmoreo rilievo con Arcangelo di Capua.

La “rinascita” carolingia, avviata nel mondo del libro con l’introduzione della minuscola carolina, nel giro di una generazione arriva a coinvolgere tutte le “arti diverse”, qui testimoniate da capolavori assoluti quali il capitello di Malles e la Madonna di Brescia, in stucco, e il Santo ad affresco e la testina in avorio da San Vincenzo al Volturno.

Un’intera sezione è dedicata poi ad una raffinata selezione di preziosi tessuti serici di provenienza orientale, quali l’eccezionale se pur poco noto telo di Ascoli Piceno e due più famosi frammenti del Museo Vaticano e del Bargello. Il tema degli animali affrontati, tipico di questi tessuti, viene ripreso nella scultura in pietra coeva: ne sono esempi in mostra le formelle del Museo Barracco di Roma, le lastre del Museo Provinciale Campano di Capua e del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari.

Questo motivo svolge un ruolo importante nello sviluppo del capitello medievale, di cui la mostra testimonia i momenti cruciali con esempi significativi che vanno dall’enigmatico e affascinante capitello di Gello, oggi a Villa Guinigi, fino a quello ormai pienamente romanico di Pavia.

Il fascino dell’Oriente, così importante per gli uomini del medioevo, non è testimoniato in mostra solo dai tessuti ma anche da altre tipologie di oggetti che dimostrano l’eccellenza artistica di Bisanzio e dell’Islam: è il caso dello splendido Falco in bronzo, sicuramente fra i più notevoli metalli islamici che ci siano pervenuti (affiancato dal suo travestimento in foggia di gallo realizzato quando l’oggetto fu utilizzato come banderuola sulla chiesa di San Frediano di Lucca), nonché dei bacini ceramici che ornavano le chiese romaniche lucchesi e pisane.

La mostra si conclude con testimonianze artistiche appartenenti agli anni di passaggio tra XI e XII secolo: codici, sculture e monete che alludono in forma sintetica alla nascita della civiltà comunale lucchese. Un rarissimo bronzo raffigurante un leone con volto umano ci proietta poi idealmente verso la realizzazione di una seconda mostra, che illustrerà lo svolgimento dell’arte lucchese nei secoli centrali del Romanico (XII- XIII secolo).

Il percorso espositivo prosegue idealmente nella quattrocentesca Villa Guinigi sede del Museo Nazionale a pochi metri della Fondazione Ragghianti. La Villa ospita infatti una ricchissima collezione di reperti valorizzata da un recente nuovo allestimento che ha coinvolto tutta la sezione medievale del museo.

Info:
Lucca e l’Europa. Un’idea di Medioevo (V-XI secolo)
Comitato scientifico Clara Baracchini, Carlo Bertelli, Antonino Caleca  Marco Collareta Gigetta Dalli Regoli, Maria Teresa Filieri
Coordinamento: Maria Teresa Filieri
Sede: Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti
Indirizzo: Complesso monumentale di San Micheletto, Via San Micheletto 3 – 55100 Lucca
Tel. +39 0583/467205 – fax +39 0583/49032  www.fondazioneragghianti.it 
e-mail: info@fondazioneragghianti.it
Http://www.centenarioragghianti.it
Dal 25 settembre 2010 – 09 gennaio 2011
Orario: Dal martedì alla domenica. 10.00/18.00.
Giorno di chiusura: Chiuso il lunedì.
Ingresso: Gratuito. Visite guidate a pagamento con prenotazione.
Presentando il biglietto della mostra l’ingresso al Museo Nazionale di Villa Guinigi è gratuito.
Catalogo: Edizioni Fondazione Ragghianti Studi sull’Arte

Carmelo LOLLOBRIGIDA. Introduzione alla museologia. Storia strumenti e metodi per l’educatore museale.

Casa editrice Le Lettere, Firenze 2010 (www.lelettere.it)
Partendo dalle origini della didattica museale in Italia e nel mondo anglosassone, questa ‘Introduzione alla museologia’ intende offrire strumenti e metodi a quanti intendano intraprendere la professione di educatore museale, attività ancora poco sviluppata in Italia ma destinata a un sicuro aumento nel prossimo futuro. Articolato in cinque capitoli, il libro raconta la storia del rapporto tra un oggetto conservato in un museo, o un monumento, e i suoi destinatari.
Prendendo le mosse dal dibattito post-unitario e giungendo fino alla recente ‘Carta delle professioni museali’, il testo analizza la grande rivoluzione comunicatica e organizzativa che dagli anni ’90 in Italia ha investito, e continua a investire, le istituzioni museali e il patrimonio nel suo complesso.
L’Autrice insegna Pedagogia generale e sociale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma. E’ autrice di vari scritti nel settore museologico.

Capitoli:
– Origini e storia della didattica museale
– Elementi legislativi
– Musei contemporanei: le tipologie
– Musei contemporanei: le funzioni
– Comunicazione ed educazione museale
– Le applicazioni (il Metodo Bruno Munari, la pedagia dell’arte, uno sguardo al Regno Unito, Project Zero e vts).

TORINO. Antonio Fontanesi: declinazioni sul tema del paesaggio.

La scelta dei diciotto fogli esposti tra i duecentocinquanta della collezione vuole far rilevare la ricchezza e il mutare delle forme, delle tecniche e dello stile disegnativo con cui Fontanesi affronta il paesaggio nel maturare degli anni. Ma propone anche temi non scontati, come la figura e la veduta.
Si rivedranno anche i grandi e impegnativi disegni a fusain in cui la traccia del carboncino veniva sfumata in modo infinito e impalpabile, con esiti di suggestione non inferiore a quelli della pittura.
In occasione di questa esposizione il progetto Wunderkammer si arricchisce di nuove voci: Virginia Bertone, conservatore delle raccolte e responsabile del progetto, ha infatti invitato Rosanna Maggio Serra per la scelta dei fogli del maestro reggiano, avviando così la prima di una serie di collaborazioni ad alto livello per le proposte che si avvicenderanno in questo spazio.
Per molti anni alla guida della GAM di Torino, Rosanna Maggio Serra è studiosa di primo piano della pittura dell’Ottocento piemontese.
Ad Antonio Fontanesi ha dedicato numerosi approfondimenti e iniziative espositive, tra cui l’ultima, grande mostra monografica dedicata all’artista e svoltasi alla GAM nel 1997.

Info:
GAM – Galleria civica d’Arte Moderna e Contemporanea – TORINO
fino a domenica 26 settembre 2010
Orario: 10.00-18.00. Chiuso lunedì
tel. 39 0114429518