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VENARIA REALE (To). La bella Italia. Arte ed identità delle città capitali.

Scuderie Juvarriane della Reggia di Venaria, fino all’11 settembre 2011
Torino, Firenze, Roma, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Parma, Modena, Napoli e Palermo: ognuna delle principali “capitali culturali” preunitarie è stata ed è in diverso modo rappresentativa dei differenti destini e delle particolari identità delle corti e delle città italiane.
Chiunque abbia anche solo sfogliato un manuale di storia o di storia dell’arte sa che tali città hanno conosciuto vicende antiche e gloriose, ognuna segnata da specifici caratteri distintivi che hanno poi contribuito alla formazione culturale e artistica nazionale.
Alla vigilia del 1861 si erano date un’auto-rappresentazione che univa vicende storiche, fenomeni letterari ed artistici, temperamenti dei popoli, destini, attese e speranze che sarebbero poi scaturiti all’appuntamento dell’Unità nazionale.
La mostra, allestita alle Scuderie Juvarriane della Reggia di Venaria, vuole dare immagine alle Italie che la Storia chiamò a diventare Italia. Il nostro è il Paese delle “differenze”. Oggi, nel tempo della globalizzazione, ci accorgiamo che le “differenze” sono una ricchezza, un moltiplicatore di energie, di suggestioni, di risorse.
La mostra ci porta indietro nel tempo a rappresentare l’orgogliosa consapevolezza delle “differenze” che i popoli d’Italia avevano di se stessi alla vigilia del 1861.
Oltre 350 opere d’arte provenienti dai musei d’Italia, del mondo nonché da collezioni private racconteranno alla Venaria Reale l’identità delle principali ‘capitali culturali’ italiane, viste da grandi artisti che hanno fatto la storia: Giotto, Beato Angelico, Donatello, Botticelli, Leonardo, Michelangelo, Raffaello, Correggio, Bronzino, Tiziano, Veronese, Caravaggio, Rubens, Tiepolo, Canova, Hayez e tanti altri.
Ogni capitale è inoltre rappresentata da documenti e oggetti “identitari”, in grado cioè di significare e di ricostruirne il profilo storico e i termini delle autorappresentazioni.

LA VENARIA REALE, LA REGGIA D’ITALIA
Insieme alle Officine Grandi Riparazioni, sede di Esperienza Italia è la Reggia di Venaria, a pochi chilometri da Torino, capolavoro dell’architettura barocca internazionale costruito nel Seicento e Settecento come residenza di piacere e di caccia dei Savoia, la dinastia che regnò in Italia dopo l’unificazione.
La Venaria Reale fu progettata dai più grandi architetti del Barocco, tra i quali Amedeo di Castellamonte e Filippo Juvarra, e nel corso dei secoli venne ampliata fino a presentarsi come uno straordinario unicum ambientale-architettonico che include l’attuale centro storico, la Reggia, i Giardini e il vicino Parco La Mandria.
Dopo l’occupazione napoleonica, per Venaria iniziò una fase di lungo abbandono. A partire dal 1998, il complesso ha costituito il più grande cantiere di restauro d’Europa e ha finalmente aperto al pubblico nel 2007, attestandosi poi fra i cinque beni culturali più visitati d’Italia.
Il progetto di recupero nel 2011 sarà a regime, regalando così ai turisti ulteriori spazi di visita con proposte molteplici tra eccellenze dell’arte, della moda, del genio, del paesaggio e del gusto italiani: per scoprire gli 80.000 metri quadrati della Reggia e i 50 ettari di Giardini con itinerari tematici per visitatori singoli, gruppi organizzati, scuole di ogni ordine e grado; visitare nelle imponenti Scuderie Juvarriane le mostre La bella Italia. Arte e identità delle città capitali e Leonardo. Il genio e il mito, e la mostra Moda in Italia. 150 anni di eleganza nelle suggestive Sale delle Arti; e, infine, nell’incantevole cornice del Parco Basso, immergersi Potager Royal, il più grande d’Italia lasciandosi poi tentare, nella Galleria Grande della Reggia, dalle Cene Regali preparate dai migliori chef della cucina italiana.

UDINE. Il Giovane Tiepolo: alla scoperta della luce.

Dal 4 giugno al 4 dicembre 2011.
Si può dire che Udine sia stata, dopo Venezia, la seconda patria di Giambattista Tiepolo: infatti è Udine la prima città di terraferma nella quale, non ancora trentenne, ottiene importanti commissioni e che gli schiude le porte al successo europeo.
Arriva a Udine nel 1725, su invito del patriarca Dionisio Dolfin, per decorare il suo palazzo, appena ristrutturato. Il primo affresco che esegue è il soffitto dello scalone, con La caduta degli Angeli ribelli, per passare poi alla decorazione della Cappella del Sacramento del Duomo.
Quando arriva a Udine, Tiepolo è ancora legato alla pittura accademica, ma qui trova un ambiente particolarmente favorevole, che, diversamente da quello veneziano saturo di artisti e di rivalità, è caratterizzato da una committenza forse più “ruspante” ma certamente più aperta, che gli consente anche nuove sperimentazioni.
Il momento più importante è il ciclo degli affreschi della “Galleria” nel Palazzo Patriarcale: è il suo primo importante intervento pittorico su larga scala, quello in cui riesce a svincolarsi definitivamente dalla tradizione barocca, per elaborare un linguaggio autonomo e originale. Qui, con la collaborazione del suo quadraturista di fiducia, Gerolamo Mengozzi-Colonna, affresca scene della Genesi: Il sogno di Giacobbe; Il sacrificio di Isacco; Agar nel deserto; Rachele nasconde gli idoli; Abramo e gli Angeli;  Sara e l’Angelo, affreschi nei quali, nonostante qualche reminiscenza ancora barocca, il clima è confidenziale: ambientato in una cornice rurale tipicamente friulana, caratterizzata da un cielo azzurro percorso da nubi rosate, con gli alberi appena potati, su uno sfondo di colline e montagne. Il tono colloquiale è accentuato, in Rachele nasconde gli idoli, dal suo autoritratto nelle vesti di Giacobbe e dal ritratto della moglie, Cecilia Guardi, nel ruolo di Rachele.

Le innovazioni messe a frutto nella Galleria trovano la loro naturale manifestazione nella Sala Rossa, con il gigantesco Giudizio di Salomone (350×650).
Con la Sala Rossa si conclude il programma decorativo del Palazzo Patriarcale, ma non cessa l’attività del Tiepolo a Udine: oltre alla Cappella del Sacramento nel Duomo, realizzerà anche gli affreschi del Castello, due dipinti in Palazzo Caiselli, le due tele per la Chiesa dei Filippini; il clamoroso e rivoluzionario Consilium in arena, per ricordare e celebrare un momento importante per la nobiltà udinese, che aveva ottenuto (faticosamente) di essere iscritta, come la nobiltà veneziana, nell’Ordine di Malta, e la decorazione della Chiesa della Purità, con la collaborazione del figlio Giandomenico.
 
LE GIORNATE DEL TIEPOLO
Nella nuova edizione delle Giornate del Tiepolo, Udine si lascia guidare dal suo pittore attraverso un viaggio alla scoperta di una pittura costruita dalla luce.
Nella mostra sono esposte opere provenienti dai musei di Venezia, Milano, Torino e da alcune delle più importanti collezioni pubbliche e private internazionali che testimoniano il percorso formativo del pittore precedente al 1726.
Il visitatore, inoltre, può seguire le tracce che Giambattista Tiepolo (1696 – 1770) e suo figlio Giandomenico (1727 – 1804), lasciarono in una città che amavano e che li amava: lo stupendo ciclo di affreschi del Palazzo Diocesano, i lavori giovanili in Duomo, quell’opera d’arte totale che è l’Oratorio della Purità e gli altri disegni e dipinti conservati nei civici Musei del Castello.
Dal 4 giugno la città si immerge nell’atmosfera tiepolesca Con la mostra ‘Il Giovane Tiepolo: alla scoperta della luce‘, ma anche con concerti di musica barocca e proposte enogastronomiche a tema.
Una manifestazione a tutto campo che faccia assaporare , unendo immagini e suoni, quella gioia dei sensi che è una delle maggiori eredità della civiltà barocca settecentesca.

Info:
Civici Musei di udine, da martedì a domenica h. 10,30 – 19,00 (fino al 30 settembre), h. 10,30 – 17,00 (dal 1 ottobre al 4 dicembre). Lunedì chiuso.
Biglietto: € 8, ridotto € 5, scuole € 2; per mostra in Castello, con Museo Diocesano e Gallerie del Tiepolo, € 10.
Tel. 0432271591.

Link: http://www.udinecultura.it

Maria Luisa REVIGLIO della VENERIA Lodovico BERARDI (a cura di) Alessandro Poma (1874-1960) – Catalogo Generale delle opere.

Mercoledì 25 maggio 2011, alle ore 17.30, il Salone d’onore dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino ospita la presentazione del volume “Alessandro Poma (1874-1960)”, catalogo generale delle opere a cura di Maria Luisa Reviglio della Veneria e Lodovico Berardi, edito da Polistampa (Firenze).
Guido Curto introdurrà gli ospiti. Roberto Sandri Giachino, Marco Albera, Francesca Berardi tratteggeranno i passi significativi dell’opera di Poma nella cultura artistica italiana tra XIX e XX secolo.
Gian Giorgio Massara coordinerà l’incontro.

L’evento prevede l’esposizione di alcune opere di Alessandro Poma.  Seguirà rinfresco.

Repertorio, catalogo generale delle opere di Poma e strumento di lavoro, il volume rappresenta una importante tappa del progetto di rivalutazione dell’ingente patrimonio artistico del pittore biellese, vissuto a Torino negli anni importanti della sua gioventù.

Scheda del volume
Titolo: Alessandro Poma (1874-1960)
Curatori: Maria Luisa Reviglio della Veneria e Lodovico Berardi
Presentazioni: Luigi Roth, Roberto Bilotti, Carlo Poma Murialdo
Prefazione: Claudio Strinati
Testi: Maria Luisa Reviglio della Veneria, Lodovico Berardi, Pier Andrea De Rosa, Gian Giorgio Massara, Francesca Berardi
Editore: Polistampa (Firenze) giugno 2010, pagg. 256, cm. 24×31, circa 1000 illustrazioni a colori
Prezzo: 28,00 euro

Per comprendere le scelte di vita di Alessandro Poma – tra le quali alcune che possono apparire singolari agli storici dell’arte – è d’obbligo partire dall’educazione e dalle possibilità ricevute nella sua famiglia di imprenditori, pioniera dell’industria tessile particolarmente sviluppatasi nel Biellese nel XIX secolo, ma anche a Torino dove questa si trasferì nel 1887 per fondare un nuovo cotonificio (all’epoca noto per aver creato molte opportunità di lavoro, assieme all’ “accusa” che il suo grande stabilimento – detto il fabricon – fosse stato il primo a sporcare il cielo della città).
La sintesi cronologica della movimentata vita del pittore rivela come gli aspetti privati, dal ruolo di padre ai molti interessi, fossero condizionati dall’attività artistica, a partire dai luoghi dove si stabilì con la famiglia: i suoi “luoghi dell’anima”… Villa Borghese a Roma, Villa Maresca a Piano di Sorrento, la dimora di Courmayeur, tutte località di incomparabile bellezza con una natura d’incanti, ricca di storia e di carattere.

Alessandro Poma nacque a Biella Piazzo nel 1874. Completati gli studi classici, frequentò la Facoltà di Giurisprudenza a Torino, che abbandonò alla soglia della laurea per dare corso alla sua vocazione di artista in un ambiente dominato da figure di spicco come Fontanesi e Delleani, Avondo e Reycend. Sul finire del secolo XIX si trasferì a Roma, nella privilegiata residenza della “Casina di Raffaello” a Villa Borghese. Dal 1901 fece parte dell’entourage di Giulio Aristide Sartorio ed ebbe frequenti contatti con il gruppo de “I XXV della Campagna Romana”, artisti che rinnovarono la tradizione pittorica della raffigurazione dal vero. Nel suo soggiorno romano Poma dipinse soprattutto paesaggi, in buona parte ispirati a Villa Borghese, ma trattò anche i temi della figura, del ritratto e delle scene di animali affollate da cigni e farfalle con un senso istintivo di armonia, liberamente espresso in un fulgore prorompente di vividi colori come scrisse Cecilia Pericoli Ridolfini per la mostra al Museo del Folklore di Roma nel 1983. Poma cominciò ad esporre alla Promotrice di Torino dal 1896, poi sporadicamente a Milano e Venezia, ma abbandonò l’ambiente delle mostre nel 1910 per continuare a lavorare in solitudine, convinto di meglio esprimere il proprio talento del cui valore era profondamente consapevole. Uscì volontariamente dai circuiti artistici dell’epoca e si chiuse in un isolamento quasi totale, senza acquietarsi nel mestiere né cedere alla maniera, come suggerì Bruno Molajoli nel 1983. Morì nel 1960 a Courmayeur.

L’alta qualità delle immagini e il loro struggente fascino evocativo caratterizzano la sua vasta produzione dove il sentimento mai banale nei tagli e nelle scelte dei soggetti lo rendono un caso interessante nel quadro del paesaggismo piemontese del Novecento ha affermato Virginia Bertone che tra i primi ne analizzò l’opera nel 2006. Maurizio Calvesi nel 2007, presentando la mostra di Poma al Museo Carlo Bilotti presso l’Aranciera di Villa Borghese, ha scritto La pittura di Poma, misurata ma dinamica nei tagli compositivi, sensibile ed emotiva nel tratto, vibrante nell’uso ora sobrio, ora ricco del colore, ha momenti di straordinaria intensità che fanno di Poma un qualificato rappresentante della pittura italiana, in sintonia di ispirazione con Giacomo Balla per la finezza della visione e il suggestivo uso postimpressionista della luce.

Claudio Strinati, nella presentazione del volume a Roma, 13 aprile 2011, sottolinea che: Il libro è una vera, autentica monografia, ricca di contributi filologici e critici che restituisce la figura di Poma come meglio non si potrebbe. Siamo di fronte a un caso tipico di un artista che riemerge magistralmente. Si può parlare, una volta tanto, di una riscoperta a tutto tondo.

Esposizioni recenti
2009 – Roma, Esposizione presso la Galleria Paolo Antonacci.
2007 – Piano di Sorrento, Museo Archeologico Territoriale della Penisola Sorrentina. Villa Fondi, mostra “Alessandro Poma a Piano di Sorrento”, a cura di Pier Andrea De Rosa.
2007 – Roma, Museo Carlo Bilotti, Aranciera di Villa Borghese, mostra “Alessandro Poma (1874-1960), pittore a Villa Borghese”, a cura di Maurizio Calvesi.
2005 – Courmayeur, Sala del Comune, mostra “Colori e Natura di Courmayeur”, a cura di Maria Luisa Reviglio della Veneria, con introduzione di Virginia Bertone.

Maria Luisa Reviglio della Veneria è laureata in Architettura al Politecnico di Torino e si occupa di temi e ricerche storiche volte al recupero della memoria artistica e architettonica. Ha ideato e coordina il progetto di rivalutazione dell’opera di Alessandro Poma.
Lodovico Berardi, nato a Roma, si è laureato in Scienze Economiche e si è trasferito a Torino dove ha lavorato presso un’importante azienda della città. Nipote del pittore, ha trascorso con lui un periodo di stretta ed affettuosa convivenza che gli ha consentito di ascoltarne le confidenze, capirne le convinzioni e idee. Ha promosso il progetto di rivalutazione dell’artista presso gli eredi ed assicurato la sua realizzazione.

Info: Ufficio Stampa Mediares al n.  tel. 011 580 63 63.

Luca NANNIPIERI. SALVATORE SETTIS La bellezza ingabbiata dallo Stato.

Esce nelle librerie l’11 maggio il libro ‘Salvatore Settis – La bellezza ingabbiata dallo Stato‘ di Luca Nannipieri (Edizioni ETS, 2011, euro 8).
Con questo libro Luca Nannipieri mette sotto accusa il sistema dei Beni Culturali oggi vigente in Italia, che attraverso Soprintendenze, Università e Consigli di ricerca, paralizza ogni intervento privato ed individuale su case, dimore e paesaggi, che non sia riconosciuto dallo Stato.
Il libro mette in discussione il ruolo dello Stato, delle Soprintendenze e delle Università, perché troppo bloccati e gerarchici, nella valorizzazione e nella conoscenza della bellezza del nostro patrimonio storico-artistico e del paesaggio in Italia.
Il saggio-pamphlet si confronta criticamente con una delle personalità della cultura più importanti in Italia: Salvatore Settis, direttore storico della Normale di Pisa, editorialista di Repubblica e Sole24ore, Presidente del Comitato scientifico del Museo del Louvre, esponente di quel mondo e che di quel sistema è stato ed è un esimio rappresentante.
L’esperienza e lo spessore culturale che figure come Settis hanno messo a disposizione nella gestione italiana del patrimonio artistico e culturale oggi non possono sfuggire al confronto che anche altri soggetti possono offrire in questo contesto in un’ottica meno statalista, meno ingessata, meno calata dall’alto.
Dichiara l’autore Luca Nannipieri:
‘Salvatore Settis rappresenta una cultura del Novecento che ha dato una risposta ineccepibile sulla bellezza e sul patrimonio artistico e paesaggistico; ma questa risposta ineccepibile ha una vittima: la persona. Pensare che il patrimonio storico artistico, da Pompei all’ultimo borgo dell’Umbria, possa essere difeso anzitutto e soprattutto dallo Stato e dalle leggi è come convincersi e cercare di convincere che l’acqua va dalla foce alla sorgente. Non può essere: è l’evidenza che te lo nega. E sui beni culturali, l’evidenza mostra che Stato, Soprintendenze e Università non hanno difeso e valorizzato la bellezza dei nostri luoghi: al contrario, l’hanno spenta, l’hanno ingabbiata. In altri termini, così come sono, hanno fallito. Per questo Settis, nonostante sia considerato uno dei guru indiscussi degli ambienti intellettuali europei, rappresenta un modo tutto novecentesco di concepire i beni culturali e la bellezza dei nostri luoghi’.
‘Fino a che le strutture di Soprintendenze, Comitati scientifici, Consulte universitarie, saranno chiuse in se stesse, nella loro scientifica competenza, fino a che vi saranno sui beni culturali soltanto convegni, congressi, giornate di studio e pubblicazioni, che sono fatti ad uso e consumo soltanto dei professori universitari e dei funzionari di Stato, senza che questi si aprano alle mille e mille realtà non riconosciute, eppure vivissime, sul territorio, assisteremo a quel che vediamo: superconvegni superblasonati e superspecialistici con quattro persone di pubblico, età media 65-70-75 anni, nessun giovane, nessun uomo in età produttiva, attrattiva zero verso il pubblico, e tutte le istituzioni dello Stato – dal Ministero al Comune – a offrire patrocini, spazi gratis, coffeé breack, pubblicazioni degli atti, brochure, sponsorizzazioni piccole o grandi, tramite le fondazioni bancarie affiliate. E’ un circolo vizioso, dove ciò che si perde non è solo una cospicua quantità di soldi pubblici, ma anche la possibilità di rendere effettivamente vive, potenti, palpitanti, le bellezze storico-artistiche del nostro paese e le comunità che vi stanno attorno’.
‘E’ davvero strano che i Comuni e le Province – per non parlare della Regione e del Ministero – piangano sempre che non hanno risorse e poi, improvvisamente, quando si tratta di ospitare i molteplici e quotidiani convegni di studi sui beni culturali con gli alti funzionari di Stato e le autorità universitarie o istituzionali, improvvisamente vengono trovati soldi, sponsorizzazioni, alberghi per ospitare, tipografie che stampano supremamente bene i depliant e gli atti dei convegni, uffici stampa che lavorano a tambur battente. Risultato? Lo vediamo. La mia città Pisa soffoca di convegni e dibattiti sui beni culturali pagati dallo Stato, ma i turisti sono sempre meno e gli studenti appena laureati scappano via. Vorrà dire qualcosa? E chi di voi è rimasto più di due giorni nella mia città? Rispondetemi, poi chiamate il sindaco, il rettore e il soprintendente e chiedete loro spiegazioni.’

L’autore.
Luca Nannipieri (Pisa, 1979), già collaboratore del Corriere della Sera (edizione toscana) e Resto del Carlino, è direttore e fondatore del Centro Studi Umanistici dell’abbazia di San Savino presso l’omonima abbazia medioevale a Pisa, nella quale dirige anche un festival artistico, ospitando le maggiori personalità della cultura italiana, coinvolgendo le comunità del luogo e dedicandolo ogni anno ad un pensatore del Novecento. Il festival e i dibattiti culturali che dirige sono mirati a valorizzare monumenti e bellezze storico-artistiche italiani solitamente poco riconosciuti o in degrado.

In allegato, un’anteprima del testo.

Info:
Ufficio stampa Centro Studi Umanistici dell’abbazia di San Savino
www.centrostudisansavino.it 
Edizioni ETS, tel: 050.29544, fax: 050.20128

Link: http://www.edizioniets.com

Email: info@edizioniets.com

Allegato: settis anteprima.pdf

SAN BENEDETTO DEL TRONTO (Ap). Marche Centro d’Arte Flussi liberi d’Arte sul Territorio.

E’ nato grazie all’incontro di tre differenti “strutture” culturali, il “Marche Centro d’Arte”, l’Expò d’Arte Contemporanea che nei mesi di luglio ed agosto, metterà in mostra a San Benedetto del Tronto il meglio delle eccellenze artistiche marchigiane.
Non solo i nomi noti nel panorama nazionale ed internazionale, ma anche la new generation, i nuovi progetti artistici, le personalità della critica nostrana.

La struttura si fonda su una nuova visione il “Peer to peer”, ossia la capacità di mettere insieme attitudini, abili differenti che perseguano un unico obiettivo: quello della promozione e valorizzazione non solo del nostro territorio attraverso manifestazioni di rilievo, ma anche delle personalità più rappresentative e di quelle ancora da scoprire che saranno capaci, grazie anche alla prestigiosa esposizione, di rappresentarlo in futuro e rappresentare in una veste completamente rinnovata il concetto di “collaborazione”.

Il “Peer to peer”, il gioco fra le parti che nasce da una passione comune e che da gioco diviene, grazie all’impegno della collettività, Realtà.
I protagonisti dell’ardua impresa sono in ordine: la Galleria Marconi di Cupra Marittima che all’interno del progetto curerà la direzione artistica e critica, il PalaRiviera che ospiterà l’iniziativa mettendo a disposizione non solo l’innovativa struttura, ma anche lo staff di progettazione per tutti gli eventi collaterali all’Expò d’Arte, ed infine il Cocalo’s Club che coordinerà il lavoro dei partner e strutturerà la parte comunicativa.
Marche Centro d’Arte rappresenta la prima tappa di un progetto triennale che indaga la situazione dell’Arte Contemporanea partendo dal territorio locale per spostarsi verso una sfera nazionale ed internazionale.
Il titolo va inteso in una duplice accezione, le Marche infatti non sono solo il punto di partenza, ma anche il punto di arrivo. Nelle intenzioni del progetto non c’è solo l’idea di mostrare la situazione artistica marchigiana ma anche quella di stimolare altri artisti a guardare a questa regione come centrale: un movimento in entrata e in uscita che irradia e assorbe idee.

Gli artisti marchigiani coinvolti non sono solo un’espressione locale, ma rappresentano realtà riconosciute anche all’estero (Paolo Consorti, Rocco Dubbini, Carla Mattii, Sabrina Muzi).
Il progetto per il primo anno prevede la selezione di artisti marchigiani a cura della Galleria Marconi che già da 3 anni sta portando avanti nel territorio questo tipo di lavoro. Gli artisti scelti operano già a livello nazionale, alcuni sono tra i nomi più importanti del panorama italiano, altri, pur essendo artisticamente giovani, si stanno affermando per la qualità delle loro opere e proposte.
La parte critica sarà curata da critici marchigiani che si stanno facendo strada nel mondo dell’arte.
Marche Centro d’Arte andrà ad inserirsi in un territorio, come quello della Riviera delle Palme, che anche se nella regione rappresenta la periferia, dal punto di vista artistico è sempre stata centrale per idee, proposte ed intuizioni.
La novità oltre agli eterogenei partner coinvolti nell’iniziativa, è senz’altro rappresenta da “Peer to peer”, il catalogo – non catalogo, ideato appositamente per l’esposizione.
“Peer to peer” è un tentativo, una testimonianza, il prodotto di un’operazione che coinvolge soggetti diversi, a volte lontani, in una condivisione di idee, suggestioni, forme.
Non ci troviamo di fronte a un ponte tra mondi diversi, ma nel mezzo di una rete dove ogni nodo è un punto di arrivo e di partenza. Peer to peer è la prova della possibilità che energie diverse si incontrino e operino in maniera sinergica per dare forma e voce alla ricchezza che un territorio può esprimere.
 
Info:
Galleria Marconi di Franco Marconi – C.so Vittorio Emanuele, 70
63012 Cupra Marittima (AP) tel 0735778703

Link: http://www.cocalosclub.it/marchecentrodarte