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ROMA: Premio per l’arte digitale 2005.

Il MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo e la Fondazione Rosselli annunciano il vincitore del Premio per l’arte digitale 2005:

Christopher Joseph con l’opera Inanimate Alice ( http://www.inanimatealice.com )

Nato in Inghilterra nel 1973, Christopher Joseph vive e lavora a Montreal. Autore di video interattivi e lavori di web/visual poetry, ha partecipato a numerosi festivals e manifestazioni internazionali tra cui: “Seoul Net Festival”, Corea; “International Festival of Electronic Art 404”, Rosario, Argentina; “l’Electrofringe”, Newcastle, Australia; “l’Electronic Media”, Rio de Janeiro; “Salon Internacional de Arte Digital”, Cuba e ha ottenuto numerosi riconoscimenti tra cui il “Jury Recommended Work” del Japan Media Arts Festival (Metropolitan Museum of Photography, Tokyo 2004), per un progetto di poesia interattiva per bambini.

Inanimate Alice è il primo di una serie di episodi da realizzare. L’opera narra la vita di una giovane ragazza cresciuta agli inizi del XXI secolo attraverso il suo website, i blogs e gli episodi di avventure multimediali sonore, che accompagnano il navigatore dall’infanzia di Alice fino ai suoi vent’anni. Inanimate Alice è un’opera interattiva, creata per porre l’accento sulla “sensitività elettronica” e sulle vaste potenzialità della contaminazione generata dalla Rete.

Il Premio per l’arte digitale 2005, rivolto a tutti gli artisti italiani e stranieri nati dopo il 1 gennaio 1970 è stato bandito nel mese di settembre con scadenza il 31 ottobre 2005, e si è concluso con la ricezione di oltre 50 tra progetti e opere realizzate provenienti da 7 Paesi diversi. Il tema dell’edizione 2005 è la “Net Art” ovvero l’arte che utilizza Internet come strumento di creazione artistica.

Il premio è stato assegnato dalla Giuria composta da: Paolo Colombo, Curatore MAXXI – Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo, Anna Mattirolo, Direttrice Dipartimento Arte Contemporanea della DARC – Direzione generale dell’architettura e delle arti contemporanee, Maria Vittoria Marini Clarelli, Soprintendente della Galleria nazionale d’arte moderna di Roma, Peter Weibel, Direttore dello ZKM – Zentrum für Kunst und Medientechnologie di Karlsrühe, Christine Van Assche, Curatrice del Centre Georges Pompidou di Parigi, Eleonora De Filippis, Curatrice indipendente, Elena Giulia Rossi, Curatrice indipendente.

L’opera vincitrice sarà presentata in occasione di una cerimonia ufficiale, promossa dal Distretto dell’Audiovisivo e dell’ICT di Roma, avrà luogo il 21 febbraio 2006 presso la Sala del Tempio di Adriano in Piazza di Pietra a Roma e sarà permanentemente ospitata sui siti internet del Museo e dei partner dell’iniziativa ai seguenti indirizzi:
http://www.fondazionerosselli.it

Info:
Relazioni istituzionali e Comunicazione DARC
Lorenza Bolelli – Tel. 06 58434850, fax 06 58434856

Link: http://www.darc.beniculturali.it

Email: lbolelli@darc.beniculturali.it

Fonte:Ministero per i Beni Culturali

BOLOGNA: ARTEFIERA ART FIRST 2006 – Fiera internazionale d’arte contemporanea – 27 – 30 gennaio 2006.

Arte moderna e contemporanea – Giovani gallerie – Editori – Librerie – Istituzioni
Oltre 200 gallerie italiane e straniere
Musei, istituzioni culturali, case editrici di libri d’arte, periodici d’arte.

INIZIATIVE:

ESPRIT NOUVEAU
I suggestivi spazi del Padiglione dell’Esprit Nouveau – realizzato su progetto originale di Le Corbusier negli anni ‘70 – ospitano la proposta artistica di giovani gallerie internazionali che portano ad ARTEFIERA ART FIRST una panoramica dei più recenti fermenti artistici .

BOLOGNA ART FIRST
Installazioni di importanti artisti contemporanei – italiani ed esteri – tracciano un inedito percorso che raggiunge le più prestigiose sedi museali e istituzionali della città.

ABO critica ad arte
Achille Bonito Oliva propone in uno spazio espositivo non “oggetti d’arte” ma “concetti”; ne “L’arte dimenticata a memoria” il critico invita sei artisti di fama internazionale a parlare di un’opera che non esiste nella realtà ma che sognano di realizzare.

EASTWARDS – Emerging Markets
Articolato programma di iniziative dedicate alla proposta artistica dei Paesi dell’Est Europeo e delle realtà culturalmente più vivaci per potenzialità e dinamismo della comunità artistica.

CONVERSAZIONI D’ARTE
dialogo aperto fra artisti, collezionisti, curatori e critici che si confrontano con il pubblico (a cura di Rosalba Paianao).

WORDS ON ART
Libri e conversazioni attorno all’arte contemporanea, presentazioni di novità librarie, incontri con gli autori.

Info:
BolognaFiere spa – Viale della Fiera 20 – 20127 Bologna – Quartiere fieristico di Bologna, padiglioni 16-18-21-22. Ingresso Ovest Costituzione e Ingresso Nord (direttamente dal parcheggio Michelino, uscita Tangenziale n. 8). Aperta al pubblico – Biglietto d’ingresso 15 € . Carta Giovani del Comune di Bologna: gratuito.
tel. +39 051 282111 – fax +39 051 6374019
Da venerdì 27 a domenica 29 gennaio dalle 11.00 alle 19.00; Lunedì 30 dalle 11.00 alle 17.00.

Link: http://www.artefiera.bolognafiere.it

Email: artefiera@bolognafiere.it

TORINO: Cinque anni di grandi eventi alla Fondazione Agnelli.

Ferve l’attività culturale sulla vetta del Lingotto, storico opificio torinese che ha dato agli italiani il dono della mobilità su quattro ruote.

Nella neo-costituita Fondazione Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli si è inaugurata la grande mostra su Poussin e Canaletto che apre la programmazione delle Olimpiadi della Cultura, programma artistico a latere delle gare olimpioniche di Sestriere e dintorni.

Vai all’articolo completo:
Fondazione Agnelli

Fonte:Exibart on line

MOUNTAIN VIEW (California – U.S.A.): Un mondo senza libri e senza memoria.

Google prepara la grande biblioteca online. Non conterà sapere, ma saper domandare.

Una società di benefattori dell’umanità, la più straordinaria macchina da soldi della storia del capitalismo o un “pifferaio magico” che, mettendo gratuitamente tutta la conoscenza accessibile via Internet a portata di click, rende la vita più facile, ma intanto ci “ruba l’anima?”.

I manager di Google che accompagnano il visitatore nel campus della società si sentono benefattori ma sono anche entusiasti dell’incredibile valore attribuito dal mercato (oltre 130 miliardi di dollari) ad una società che vive ancora la sua infanzia. E, soprattutto, cercano di convincerti che i motori di ricerca — il loro come quelli dei concorrenti Yahoo! e Msn di Microsoft — non demoliranno i nostri meccanismi di apprendimento, non uccideranno la memoria. Perché assoggettarsi alle fatiche dello studio, perché passare ore e ore a memorizzare dati quando, digitando una o due parole, possiamo ricostruire qualunque nozione, dalla data della battaglia di Austerlitz ai passi salienti del “Riccardo III”, al tempo che farà dopodomani in Nuova Zelanda?

“Quando affermò che, usando una nuova scoperta, i posteri avrebbero consegnato le loro menti all’oblio, avrebbero perso l’abitudine di esercitare la loro memoria”, Platone non parlava di Google ma della scrittura — risponde con una sfumatura di autocompiacimento Craig Silverstein, capo delle strategie di Google, la prima persona che si unì all’impresa di Larry Page e Sergey Brin, quando, nel 1998, i due studenti di Stanford, fondarono la società.

“Nel passaggio dalla trasmissione della conoscenza per via orale all’ era della scrittura e poi anche, nei secoli successivi, con Gutenberg e l’introduzione della stampa, i meccanismi mnemonici non sono andati perduti: semplicemente si sono trasformati. Oggi viviamo un’altra di queste fasi di passaggio: ci sarà cambiamento, non distruzione”.

Parole con una logica, ma che non convincono i professori delle università e delle scuole di mezza America che riscontrano crescenti problemi di apprendimento nei loro studenti. Se ogni persona è la somma delle sue conoscenze ed esperienze, il diffondersi dell’uso dei motori di ricerca è inevitabilmente destinato a cambiare cultura e gerarchie degli interessi e dei valori di quel miliardo di persone che oggi utilizza Internet. Forse è miope concentrarsi su problemi specifici come la sempre minore capacità degli studenti di sillabare le parole (memorizzare l’ortografia corretta di un termine non è più una priorità quando basta digitarne una anche approssimativa su Google per ottenere automaticamente la grafia giusta) quando questi nuovi strumenti consentono ad uno studente di qualunque villaggio del Terzo Mondo collegato a Internet di avere accesso alle stesse fonti di informazione di cui dispone un laureando di Harvard. Può darsi che quello offerto da Google sia soprattutto un modo efficiente di ‘scaricare’ il cervello dalle nozioni meno complesse che possono essere recuperate senza fatica su Internet, creando spazio per nuovi saperi.

Ma nessuno in questo campo — né gli uomini di cultura che non colgono a fondo la logica e le potenzialità di Internet, né gli studiosi della rete — ha idee chiare. Non per questo possiamo rinunciare a interrogarci sull’impatto culturale di un meccanismo che sembra rendere meno essenziale l’acquisizione di conoscenze approfondite, mentre diventa decisiva la capacità di porre le domande giuste al motore di ricerca. Da questo punto di vista Google va maneggiato con cautela perché “la conoscenza che oggi è in noi va molto al di là dell’informazione fattuale: è la capacità di analizzare in prospettiva quei fatti, di valutare noi stessi, di metterci in relazione con l’ambiente che ci circonda” ha spiegato a “Usa Today” John Rooney, docente di psicologia all’università La Salle di Philadelphia.

E non sono problemi che emergeranno solo in futuro, come sanno i medici che, davanti a incertezze su una diagnosi o terapia, hanno scoperto di poter trovare le risposte più facilmente e rapidamente su Google che consultando i database della letteratura medica ufficiale. Fino a che punto ci si può fidare del dottore più bravo alla tastiera che con lo stetoscopio, che sa arrivare subito alle risposte, evitandosi faticose letture? E ancora: il motore di ricerca sarà la protesi della nostra mente? In un momento di esaltazione Sergey Brin, fondatore di Google, ha detto che “il motore perfetto sarebbe come la mente di Dio”. E Google va a caccia della perfezione. Da qui la diffidenza anche di autentici “profeti di Internet”, come Siva Vaidhyanathan, un indiano che insegna cultura della comunicazione alla New York University: “Confesso di essere elettrizzato dalle potenzialità di Google e da alcuni suoi programmi come quello della biblioteca universale. Ma anche spaventato. Ho paura che si vada troppo in là inseguendo un’utopia. Stiamo elevando Google al ruolo di ecosistema dell’informazione del mondo, senza che quest’azienda abbia alcun obbligo o responsabilità”.

Allarma Vaidhyanathan il progetto di trasformare “tutta la cultura del mondo” (le decine di milioni di libri delle biblioteche di New York, Harvard, Stanford, Oxford e della Michigan University) in file di Google. Sospesa per tre mesi dopo le proteste di molti editori, la digitalizzazione dei volumi è ripresa a novembre.

Fin qui si è discusso soprattutto della possibile violazione del copyright e di egemonia culturale, con i francesi che si sentono sempre più assediati dalla cultura anglosassone e l’Unione europea che pensa di dar vita ad un progetto alternativo a quello di Silicon Valley. Ma Google ha già accumulato un vantaggio difficilmente colmabile anche sui diretti concorrenti (Yahoo! e Microsoft) grazie anche allo sviluppo di una tecnologia (stavolta meccanica) sulla quale mantiene la massima segretezza, che consente di sfogliare e scannerizzare i libri più antichi senza provocare danni alla carta o alla rilegatura. E’ questo che ha convinto le biblioteche a dare il loro benestare alla digitalizzazione.

Ha allora ragione la rivista New Republic quando scrive che il mondo — o almeno il mondo della scuola — sta procedendo speditamente verso un “futuro senza libri”, visto che i volumi sono costosi, si rovinano, occupano troppo spazio negli scaffali, hanno bisogno di manutenzione? Dubbi e paure che non preoccupano più di tanto la gente di Google. Un po’ perché i ragazzi di Silicon Valley sono abituati a lavorare con l’animo leggero di un apprendista stregone, un po’ perché sanno che nessuno è davvero in grado di fermarli.

E così, mentre la responsabile dei nuovi prodotti Debbie Jeffrey rassicura gli editori (“daremo in versione integrale solo i volumi non più coperti da copyright, la stragrande maggioranza; degli altri offriremo solo brevi estratti e la funzione di stampa di ciò che compare sullo schermo sarà inibita”), il vicepresidente di Google per l’Europa, Nikesh Arora, va più in là: “Con la libreria universale rendiamo un servizio alla collettività. Gli editori sarebbero miopi ad opporsi: lo stesso errore fatto trent’anni fa dagli studi cinematografici di Hollywood davanti alla diffusione dei videoregistratori (e poi dei Dvd). Volevano bloccarli e invece sono diventati il loro più redditizio canale di distribuzione”.

Il declino del libro “fisico” è inevitabile anche per John Battelle, fondatore della rivista “Wired” e autore di “Search”, un saggio (ahimè, ancora di carta) dedicato alle potenzialità della ricerca su Internet: “Sta già accadendo, soprattutto negli Stati Uniti, negli ambienti in cui tradizionalmente si maneggia più carta, quella dei giornali e dei libri. E’ già una realtà compiuta nei college, dove le biblioteche sono ormai diventate un luogo dove si socializza e si studia, non un luogo dove si cercano testi che sono quasi sempre già disponibili on line”.

Il “mondo senza libri” è probabilmente solo una formula giornalistica, ma basta la prospettiva di un futuro in cui i volumi verranno archiviati in file elettronici anziché in biblioteche “fisiche” e i testi verranno acquistati on line e stampati a domicilio, per suscitare nuovi interrogativi: “Si può privatizzare la conoscenza del mondo?” si chiede Siva Vaidhyanathan. “Possiamo affidarla a Google e a un altro paio di società private? Biblioteche e università sono fatte per durare, mentre per le imprese è naturale cambiare e anche fallire”.

Senza dimenticare che le enormi possibilità della tecnologia della rete hanno inquietanti risvolti politici: consultare o scaricare un libro on line significa lasciare una traccia elettronica sulla quale l’azienda si impegna a non svolgere alcun controllo. Ma se è l’autorità di governo a richiederlo, magari adducendo motivi di sicurezza? I recenti cedimenti di Google, Yahoo! e Microsoft alle richieste della censura cinese, un contributo alle indagini miranti a reprimere la libertà di espressione, diffondono una luce livida sull’alba del nuovo giorno.

Autore: Massimo Gaggi

Fonte:Corriere della Sera

GENOVA: Ritorno all’Ottocento…alla ricerca dei dipinti di Benedetto Musso.

“Appello” per il ritrovamento dei dipinti ispirati al pittore ligure dalla sua “musa” Erminia Radion e anteprima sui contenuti della mostra Ottocento in salotto.

Nell’ambito della mostra “Ottocento in salotto. Cultura, vita privata e affari tra Genova e Napoli”, in programma a Genova, presso la Galleria d’Arte Moderna, dal 4 marzo al 4 giugno 2006 e organizzata da questa Soprintendenza in collaborazione con il Comune di Genova, con l’apporto della Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Napoletano e la segreteria di Palazzo Ducale e il contributo della Fondazione CARIGE, una sezione sarà dedicata alla vicenda biografica del pittore ligure Benedetto Musso (1835-1883), e in particolare alla sua romantica e travagliata storia d’amore con la napoletana Erminia Radion.

A soli diciassette anni e forse a causa di una precedente delusione amorosa, la bellissima giovane aveva accettato il matrimonio con il ricco commerciante di origine laiguegliese, Giovanni Maglione, all’epoca quasi settantenne: la differenza di età tra i due, infatti, superava i cinquant’anni.Rientrato in Liguria intorno al 1870, dopo un lungo periodo di attività commerciale svoltasi con fortuna nel capoluogo partenopeo, questi portò con sé la splendida moglie, con cui risiedette tra Laigueglia e il castello di Bastia di Albenga.

La presenza di Erminia a Laigueglia, località da cui anche Benedetto Musso proveniva, suscitò nell’artista una travolgente passione: a lei che, per complesse ragioni parentali, pur avendo dieci anni di meno era sua prozia, egli dedicò infatti una serie di piccoli ma splendidi dipinti di toccante lirismo.

Alcuni di essi saranno presentati in mostra, ma, poiché una gran parte degli stessi oggi risulta purtroppo dispersa in collezioni private, la Vostra collaborazione al ritrovamento di questa particolare produzione pittorica dell’artista risulta di fondamentale importanza.

Attraverso la consultazione dei cataloghi di alcune esposizioni dedicate a Benedetto Musso da alcune gallerie d’arte genovesi a partire dagli anni Sessanta del Novecento, si sono infatti individuate numerose opere raffiguranti Erminia Radion, deliziose immagini in cui la giovane amata, facilmente riconoscibile, compare di volta in volta in contesti naturalistici che rimandano ai luoghi teatro della tormentata vicenda amorosa, destinata purtroppo a un triste esito.

Un anno dopo la morte dell’anziano marito, Benedetto potè coronare il suo sogno sposando Erminia; ma ben presto la donna, desiderosa d’indipendenza e poco disponibile ad accettare sia la gelosia di lui, che l’ostilità dell’ambiente laiguegliese, fuggì a Napoli, da sola e incinta, per ricongiungersi a colui che l’aveva amata perdutamente soltanto poco tempo prima della sua prematura scomparsa: nel 1883, infatti, e a soli quarantotto anni, Benedetto Musso si spegneva a Laigueglia, stroncato da un male incurabile.

La mostra “Ottocento in salotto” (catalogo Artout Maschietto Editore, Firenze) racconterà una storia familiare, quella dei Maglione, emblematici rappresentanti dell’alta borghesia di fine Ottocento, e avrà come sfondo due grandi città italiane, Genova e Napoli: una vicenda di interessi culturali vasti e originali indissolubilmente intrecciati con le vicende biografiche dei suoi protagonisti, Benedetto Maglione, napoletano di origine ligure e sua moglie, la genovese Teresa Oneto.

Sarà un invito a entrare in un “salotto” di quel tempo, nel quale saranno radunati per l’occasione quadri e sculture dei maggiori protagonisti dell’arte ligure e meridionale dell’epoca, accanto a ceramiche e porcellane antiche, incunaboli e libri rari, spartiti, manoscritti musicali e riviste d’epoca, abiti e suppellettili femminili.

Uno spazio particolare sarà dedicato, come si è detto, alla vicenda di Benedetto Musso per lo stretto rapporto che i Maglione ebbero con quest’artista. Una relazione di parentela – discendevano tutti da un’antica famiglia del borgo ponentino – che lo sostenne nel momento della sua prima affermazione, mentre, appunto, il suo percorso biografico, grazie all’incontro con Erminia Radion, si intrecciava più strettamente con quello di questi suoi mecenati.

La sezione non è dunque concepita come una rassegna monografica sull’artista, ma si limita ad affrontare un particolare aspetto della sua opera: ne resteranno escluse, pertanto, le opere esterne al rapporto con la famiglia Maglione e quelle che non si riferiscono direttamente a questo “ciclo amoroso”.

Chiunque desideri rispondere a questo “appello”, che vi saremmo grati se poteste lanciare al più presto (dato che l’apertura della manifestazione è ormai vicina), potrà farlo rivolgendosi a: Dott.ssa Caterina Olcese Spingardi (funzionario della Soprintendenza e curatrice dell’esposizione), tel. d’ufficio 010-27051, diretto 010-2705210, e-mail: arti.ge@libero.it

OPERE DEL PITTORE BENEDETTO MUSSO (1835-1883), DA RITROVARE:
-Signora in giardino, olio su carta, cm 25 x 20
-Sotto il parasole rosso, olio su tela, cm 25 x 24
-Conversazione sul prato, olio su carta, cm 13 x 21
-Passeggiata nel frutteto, olio su carta, cm 25 x 30
-L’ozio degli innamorati, olio su tela, cm 49 x 48
-Passeggiando sulla riva, olio su tela, cm 50 x 78
-Paesaggio notturno, olio su tela, cm 35 x 55
-Prato assolato, con figure femminili, olio su carta, cm 21 x 27
-Figura nel parco di villa Musso, olio su carta, cm 25 x 15
-Sosta sugli scogli

E FORSE ANCHE:
-Signora con parasole sulla riva del mare, olio su tavola, cm 26 x 16
-Donna in riva al mare, olio su carta, cm 10 x 19
(di cui non sono mai state pubblicate immagini).

Email: arti.ge@libero.it