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MADRID. Tintoretto.

The Prado selected 65 works by Tintoretto – 49 paintings, 13 drawings and 3 sculptures – coming from the collections of leading European and American museums and institutions. It is the first monographic exhibition to be devoted to the artist in Spain, as well as the first exhibition of this scale since the one held in Venice seventy years ago. It offers a rigorous and comprehensive survey of the artist’s whole career, and is itself the fruit of a lengthy and exhaustive research project which is reflected in the accompanying catalogue.

Making up for a museological neglect.
Despite being one of the greatest names in the history of painting, Jacopo Tintoretto has been the subject of scant attention on the part of museums and institutions. This can partly be explained by logistical reasons, given that many of his masterpieces are large-format canvases and are still to be found in Venice in the original buildings for which they were painted. In addition, there are also attributional reasons related to his extremely extensive output, which is often confused with that of his followers and imitators. These reasons have resulted in museological neglect, and, since 1937 Tintoretto has only been the subject of exhibitions focusing on specific aspects of his work. The Museo del Prado intends to make up for this neglect, following an arduous process of research which has involved experts from the US, Germany, Great Britain, Italy, Austria and Spain.

A rigorous selection.
The experts have also worked together on a rigorous selection of works for the exhibition.The basic criterion has been quality. Tintoretto was a prolific artist as well as an irregular one; and tremendous care has been devoted to the present selection. The first sacrifice in this respect was made by the Museo del Prado itself, some of whose works attributed to Tintoretto have been excluded as they lack the required quality. This does not imply that all the works in the exhibition are entirely by his own hand. The notion of authorship in the 16th century was different from the one held today and artists’ workshops relied on assistants and collaborators. In some of the paintings on display, particularly the late ones, the involvement of assistants is obvious. This is the case with The Burial of Christ (church of San Giorgio Maggiore, Venice), but it does not imply a decrease in quality or in Tintoretto’s unmistakable artistic style and personality.

All the major artistic genres.
The exhibition reveals the wide range of registers in which Tintoretto worked and his interest in all major artistic genres. In particular, it focuses on his painting of religious narratives, the field in which he produced his most famous compositions. The exhibition provides the first chance in 400 years to see together two of his masterpieces of religious art, painted for the church of San Marcuola: The Last Supper (church of San Marcuola, Venice), and Christ washing the Disciples’ Feet : (Museo del Prado, Madrid). It also brings together some of his most important mythological paintings (such as : Venus, Vulcan and Mars, (Munich, Alte Pinakothek), and : The Origins of the Milky Way, (London, National Gallery), as well as examples of his work as a portraitist, including the  The artist’s creative process.

The exhibition pays particular attention to the artist’s creative process, placing great emphasis on the concept of “disegno’ in the sense of a tool of learning, experimentation and composition, as well as on technical issues, the latter being an integral part of the exhibition. Drawing was exceptionally important to the artist, and the exhibition features a group of works on paper. These fall into three types: drawings of classical sculptures and sculptures by Michelangelo, drawn from small models which will be displayed alongside these studies; preparatory studies for entire compositions, of which the only surviving one, for Venus and Vulcan: (Berlin, Staatliche Museen zu Berlin) will be displayed; and preparatory studies of individual figures, often reused by Tintoretto for various different works.

Info:
Museo Nacionasl Del Prado – Paseo del Prado s/n -Madrid
Hours: Tuesday to Sunday and public holidays: 9am – 8pm
Admission: Full Price: 6€ Concessions: 3€
dal 30/1/07 al 13/5/07
tel. + 34 913302941, fax + 34 913302853/58

Fonte:Undo.net

MILANO. Klee riappare lo sciamano cristiano.

«La musica è per me come una donna stregata dall’amore. La pittura mi darà gloria? Potrò diventare uno scrittore, un lirico moderno!». Buona la seconda. Perché allo svizzero tedesco Paul Klee (1879-1940), inizialmente incerto ma poi docile a un proprio luminoso percorso, la pittura ha dato molta gloria. Senza tuttavia dimenticare che, di questo artista così possessivamente ammirato, musicisti erano i genitori e lo sarà sua moglie, Lily Stumpf.

Violinista è stato lui stesso, nonché scrittore mezzo filosofico. Oltre che laconico, a tratti folgorante, poeta. In piccoli quadri, creati nello spirito della concisione e della brevità, ha trovato lo spazio per reinventare l’universo. E questo lo sanno fare soltanto i poeti.
Ha iniettato nel suo mondo pittorico considerevoli dosi di leggerezza, nozioni tipo composizione, struttura, tempo. E questa è roba da musicisti.

Klee è il nome della romantica sonda che abbiamo inviato nella profondità dei sottosuoli, così come fra le costellazioni, per dirci ancora, in un secolo disincantato come il ‘900, che ogni cosa, ogni essere è connesso con tutti gli altri.
Che pietre, fossili, rametti, conchiglie sono segretamente affini agli uomini e agli astri, e che al loro interno si può scorgere nientemeno che l’anima del mondo.
Messa così, ogni sua riapparizione è un evento. Lo è anche la mostra che si apre alla Fondazione Antonio Mazzotta di Milano (26 gennaio-29 aprile): Paul Klee. Teatro magico. Consiste in un centinaio di pezzi di questo cristianissimo sciamano: grafiche, disegni a carboncino, acquerelli, oli, pastelli.

Più 50 opere di artisti visionari messi a confronto con l’immaginazione di Klee. Tra questi, Goya, Piranesi, Ensor, Kubin (che gli era amico), Klinger (che lui non amava). Tulliola Sparagni, curatrice dell’esposizione, ha smembrato l’attività kleiana in capitoli, continuando a farla giustamente aderire al suo fondo esistenziale. La prima sezione è satira e comicità.

Si comincia ridendo? Macché. Le invenzioni grafiche iniziali saranno anche fantastiche e bizzarre ma sono soprattutto sinistre. Le altre sezioni centrano il cuore di Klee: finzione e illusione; un mondo altro («I bambini, i pazzi, i popoli primitivi hanno ancora il potere di vedere!» esclama Paul); il regime notturno delle immagini.

A un pelo dal nulla dell’astrazione, ecco soli, lune, frecce, casette, croci, uccelli, pesci, montagne, lettere, numeri. Tra frammenti di micromosaici bizantini preziosi come gioielli, ideogrammi orientali, geroglifici egizi, Klee tesse l’opera come un ragno la sua tela.
Imbozzola e salva un pezzo di cosmo smagliante. Lo segui con lo sguardo e ancora tocchi l’organico e l’inorganico, la natura al suo stato nascente, i millenni passati, e poi la zoologia, la botanica, la fisica, l’astronomia…
Però il finale di partita è duro: la malattia, la persecuzione nazista, la fuga.
Quando Klee muore, l’Europa è già nel baratro. A suo modo lui è salvo: «Giacerò un giorno nell’ignoto, accanto a un angelo sconosciuto».
 
Info:
Fondazione Mazzotta, fino al 29 aprile 2007.

Autore: Marco Di Capua

Fonte:Panorama.it

Giuseppe PALLANTI La vera identità della Gioconda.

Il suo sorriso resta enigmatico, ma della Gioconda, la celeberrima Monna Lisa raffigurata da Leonardo da Vinci, ormai sappiamo tutto. La nobildonna fiorentina, al secolo Lisa Gherardini, «donna fu di Francesco Del Giocondo, mori addì 15 di luglio 1542, sotterrassi in Sant’Orsola», si legge nel documento che riporta altri atti di morte di cittadini fiorentini.

Lo ha rinvenuto recentemente Giuseppe Pallanti, docente appassionato di ricerche storiche, autore del libro La vera identità della Gioconda, spulciando l’archivio di una chiesa situata nel centro storico di Firenze.

Monna Lisa, nata a Firenze nel 1479, morta a 63 anni, seconda moglie del ricco mercante di sete Francesco Del Giocondo, sarebbe stata inumata nel convento di Sant’Orsola, a pochi passi dalla basilica di San Lorenzo, edificio oggi in attesa di ristrutturazione.
 
La notizia è stata pubblicata sui principali quotidiani e sul web ha fatto il giro del mondo: anche Wikipedia, la nota enciclopedia online, cita la scoperta di Pallanti alla voce La Gioconda.

Il libro si compone di due parti: la prima è dedicata alla storia di Firenze, dal punto di vista politico e culturale; la seconda è un piccolo affresco di vita fiorentina, in cui le vicende dei due coniugi Lisa Gherardini e Francesco del Giocondo si intrecciano con quelle di altri personaggi celebri della città.

Info
15 x 21 cm, 128 pagine, 11 colori e 2 b/n, brossura 
Edizioni Skira – prezzo:  € 15,00
Offerta Web:  € 12,75 Sconto 15%
Anno:  2006  – Isbn:  8876246576

 

Fonte:Skira

MILANO. Paul Klee.

La rassegna si presenta come un percorso sul fantastico kleiano diviso in capitoli, nei quali alcuni aspetti fondamentali del suo pensiero e della sua prassi artistica, come ad esempio il rapporto con la musica e la letteratura, oppure l’approccio all’arte infantile o primitiva, sono esaminati in chiave di raffronto iconografico con l’arte di grandi protagonisti dell’arte del fantastico, come Goya o Piranesi, oppure con immagini tradizionali del filone fantastico, come il Totentanz.

Saranno esposte un centinaio di opere di Klee provenienti da prestatori pubblici e privati, accompagnate da 50 opere di riferimento in gran parte provenienti dalla collezione della Fondazione Antonio Mazzotta.

La collezione della Fondazione Mazzotta possiede in effetti una forte vocazione all’arte fantastica, riunendo al suo interno l’intera opera grafica di Klinger, Goya, Piranesi, alcune serie di Daumier, Beardsley, Chagall, e piu’ di 40 fogli di Kubin, solo per restare in ambito moderno. Quasi tutti questi artisti sono stati messi in relazione diretta all’arte di Klee, che a sua volta ha elaborato e teorizzato il proprio mondo figurativo come una sorta di inframondo o “regno intermedio’ (Zwischenreich) distaccato da quello reale. “Il mio ardore rassomiglia piu’ a quello dei morti o dei non nati’, scrivera’ l’artista nei Diari.

La mostra e’ divisa in diversi capitoli tematici (Satira e comicita’; Teatro Magico-Finzione e illusione; Il mondo altro/primitivismo, infanzia, passato; Notturni) che suggeriscono in generale un tracciato biografico, anche se la tradizionale ripartizione dell’opera di Klee (fasi iniziali, Blaue Reiter, Bauhaus, e ultimo periodo bernese) utilizzata dalla maggior parte delle mostre italiane perche’ la piu’ comprensibile al pubblico, in questo caso fa solo da sfondo.

Info:
Fondazione Antonio Mazzotta – Foro Buonaparte, 50 – Milano
Orario: 10-19,30; martedi’ e giovedi’ 10-22.30
Ingresso: intero 8 euro, ridotto 5.50 / 4.50 euro

Fonte:Undo.net

VENEZIA. Vittore Carpaccio – Tre capolavori restaurati.

Come noto le Gallerie dell’Accademia conservano l’unico ciclo completo di teleri musealizzato ed il maggior nucleo di opere dell’artista. Le tre tele di Vittore Carpaccio: Sangue del Redentore (1496), Apparizione dei crocifissi del monte Ararat nella chiesa di Sant’Antonio di Castello (1512-13) e la Crocifissione e apoteosi dei diecimila martiri del monte Ararat (1515), erano le ultime tre opere che mancavano per completare la revisione dell’intero nucleo dell’artista di proprieta’ del Museo. Grazie al prestigio della Soprintendenza ed alla fama delle Gallerie dell’Accademia i restauri sono stati finanziati con generosi contributi privati: l’Apparizione da Banca Intesa nell’ambito del progetto ‘Restituzioni 2006’, la Crocifissione e apoteosi con un lascito testamentario della rinomata storica dell’arte americana Rona Goffen, infine il Sangue del Redentore a spese del comitato privato Save Venice Inc., California Chapter.

I primi due dipinti provengono dalla distrutta chiesa di Sant’Antonio di Castello, mentre la terza venne ritirata, anch’essa durante le soppressioni napoleoniche, dalla chiesa di San Pietro Martire di Udine. Se i due dipinti di Venezia sono sempre stati esposti alle Gallerie dell’Accademia, il Sangue del Redentore e’ rimasto in deposito presso i Civici Musei di Udine dal 1924 fino all’attuale intervento di restauro, diventando cosi’ per i veneziani quasi un inedito. Alla fine della mostra l’opera tornera’ in deposito temporaneo a Udine, ed e’ questa un ulteriore stimolo per vederla alle Gallerie.

Anche in queste tele Carpaccio rivela le sue eccezionali capacita’ di narratore, le sue complesse ed originali ricerche prospettiche, l’attenzione lenticolare per i dettagli, la straordinaria capacita’ narrativa mediata tra cronaca e invenzione, esaltati dall’attuale restauro. Lo stesso Vasari descrivendo la Crocifissione e apoteosi scriveva: ‘Fece meglio che trecento figure, fra grandi e piccole: ed inoltre, cavalli ed alberi assai, un cielo aperto, diverse attitudini di nudi, e vestiti molti, scorti, e tante altre cose; e si puo’ vedere che egli non la conducesse se non con fatica straordinaria’. La stessa che Carpaccio profonde nei suoi dipinti, tra i quali questi capolavori oggi restaurati.

Info:
Gallerie dell’Accademia di Venezia, sala XXIII – Campo della Carita’, Dorsoduro 1050 – Venezia.
Fino al 4/3/07
tel.  041 5222247

Fonte:Undo.net