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PADOVA. Giorgio de Chirico.

L’evento dell’anno? Si svolge a Padova, che ospita la più importante mostra su de Chirico mai realizzata. Un’ampia personale per conoscere fino in fondo l’artista inventore della Metafisica…

L’articolo completo si trova in Exibart on line, alla pagina:

http://www.exibart.com/notizia.asp?IDNotizia=18642&IDCategoria=1&MP=true

 

Info:
Fino al 27 maggio 2007 – a cura di Paolo Baldacci, Gerd Roos – Padova, Palazzo Zabarella Via San Francesco 27 (35121)
tutti i giorni dalle ore 9.30 alle 19.30 –
+39 0498753100 (info), +39 0498752959 (fax)

Biglietti: intero 10€ -ridotto speciale 8€;
per gruppi da 10 a 25 pax, visitatori singoli oltre i 65 anni – ridotto di legge 5€; dai 6 ai 18 anni, studenti fino ai 26, possessori di PadovaCard – ingresso gratuito bambini fino ai 6 anni, un accompagnatore per ogni gruppo prenotato, accompagnatore di disabile. Prenotazione -1€ a persona – obbligatoria per gruppi e scolaresche.

Link: http://www.palazzozabarella.it

Email: info@palazzozabarella.it

Fonte:Exibart on line

UNDO.NET. Eventi in video: raccontare l’arte mentre succede.

Far parlare le immagini e’ sempre il tentativo di sopperire alla mancanza di presa diretta del linguaggio sulle cose. E’ un modo per tentare di restituire piu’ senso di quanto il linguaggio verbale o scritto riesca a comunicare.
Non siamo d’accordo nel ritenere un filmato un modo per ‘vedere’ una mostra che non si puo’ visitare, ma pensiamo che un racconto per immagini possa stimolare la curiosita’ ed essere uno strumento propedeutico capace di promuovere e divulgare idee.
‘Eventi in video’ propone riprese e commenti di esposizioni e incontri, ‘visite guidate’, resoconti, interviste, con l’intento di affidare alla rete testimonianze di eventi selezionati del panorama artistico.
‘Eventi in video’ non nasce solo per anticipare informazioni, ma anche per offrire uno spaccato delle situazioni in corso e un esito dei loro sviluppi.

Raccontare l’arte mentre succede‘ e’ uno degli intenti di UnDo.Net sin dalla sua fondazione (1995). Abbiamo infatti scelto il nome UnDo perche’  e’ quel comando che al computer permette di tornare indietro, smontando e rimontando il proprio elaborato. Proprio come succede MENTRE si sta creando qualcosa, MENTRE si sta facendo, nella contemporaneita’.

‘Eventi in video’ proporra’ contributi realizzati dagli organizzatori degli eventi o, su richiesta, da UnDo.Net.
Per informazioni sui costi e le modalita’ di partecipazione tel 02 6684254 (dalle 15 alle 19).

Autori e artisti hanno collaborato alla realizzazione di questi primi video dimostrativi:
– Come premiare gli artisti?
L’incontro ad Artefiera promosso dal ‘Premio Furla per l’arte’ con Stefano Arienti, Chiara Bertola, Giacinto Di Pietrantonio, Alberto Garutti,  Gianfranco Maraniello, Pierluigi Sacco, Catterina Seia.

– La Giovine Italia
Immagini dalla mostra alla Pinacoteca Nazionale di Bologna con interviste al curatore Renato Barilli e agli artisti Francesco Spampinato, Andrea Melloni e Sergia Avveduti.

– A.B.O. (Art Before Obvious) ad Artefiera
In questo video l’artista Franco Vaccari incontra gli architetti Mario Botta e Franco Purini. Nell’ambito del ciclo ‘Domanda d’Artista’ ideato e condotto da Achille Bonito Oliva.

Link: http://undo.net/eventinvideo

Email: adv@undo.net

Fonte:Undo.net

PARMA. La situazione della Chiesa di San Francesco del Prato di Parma.

Si tratta della chiesa più ampia della città, superando in dimensioni il vicino Duomo, e pur vantando oltre 8 secoli di storia, si trova in uno stato di totale abbandono.
Fu fondata attorno al 1200 dai primi frati francescani giunti a Parma, che la costruirono grazie ai contributi spontanei degli stessi cittadini che offrirono manodopera e materiali, fino a realizzare uno dei maggiori esempi di gotico francescano di tutto il nord Italia.
 
Innumerevoli sono le simbologie numeriche utilizzate nell’edificazione, che inoltre è stata costruita in modo da creare giochi di luce di estremo interesse. Infatti l’orientamento di San Francesco del Prato è tale da essere perfettamente allineato con i raggi del sole nascente del solstizio di inverno e con quelli del tramonto del solstizio di estate che entrando dal rosone illuminano totalmente il tempio. Il rosone stesso si presta a varie interpretazioni esoteriche e religiose, così come la collocazione della chiesa all’interno del tessuto cittadino, che è tale da formare un perfetto rettangolo aureo con gli altri monasteri della città.
 
L’interno fu totalmente affrescato dai migliori artisti emiliani del 1400, e tutto l’apparato decorativo non subì nessun danno o modifica fino all’inizio del 1800, anno in cui in seguito alle soppressioni napoleoniche i francescati furono cacciati, le opere d’arte distrutte e disperse, mentre la chiesa e l’annesso convento furono tristemente trasformati in carcere maschile.
 
Gli spazi interni vennero quindi suddivisi in vari piani che furono utilizzati per ricavarne celle e una falegnameria per detenuti nella navata centrale, e perfino il campanile venne trasformato in modo da accogliere le celle di rigore. Al tempo stesso nella facciata e lungo i fianchi della chiesa, furono aperte numerose finestre per dare luce agli ambienti carcerari.
 
Tale situazione è durata fino a circa 15 anni fa, quando il nuovo carcere di Parma è stato costruito in una zona periferica, con il contributo dei frati francescani che tutt’ora si occupano dei suoi detenuti. Le pareti carcerarie sono state quindi abbattute rivelando dopo 200 anni tutto il fascino della chiesa, nonchè ampi brani di affreschi che sono sopravvissuti al di sotto della tinta grigia data al carcere.

A questo punto i cittadini di Parma hanno raccolto 30.000 firme per fare in modo che la chiesa fosse ridata ai francescani e riaperta finalmente al culto, a cui fu sottratta forzatamente.
Nel 2001 in vista che tutto ciò accadesse, prima dei tanto attesi lavori di restauro, la chiesa è stata riaperta per circa 3 mesi in modo tale da essere mostrata ai cittadini che hanno riposto entusiasticamente con oltre 50.000 visitatori.
 
Contrariamente a quanto promesso da allora San Francesco del Prato è in stato di totale abbandono, nessun restauro è stato fatto e i piccioni continuano a nidificare sulle pareti coperte da affreschi del 1400. Una sentenza l’ha infatti data in uso all’università di Parma, che se ne sta disinteressando completamente, nonostante gli appelli dei francescani, e dell’apposito comitato cittadino che vorrebbe vederla riconsacrata e riaperta a parmigiani e turisti. Nonostante alcuni istituti creditizi cittadini e alcune grandi aziende si siano offerte di finanziare i lavori di restauro, non è ancora stato fatto nulla.
 
Speriamo che qualcuno possa fare qualcosa per salvare questo monumento e restituirlo alla sua vera funzione religiosa, che riporterebbe giustamente alla luce l’importanza per la città e per il nord Italia di un monumento così carico di storia e fascino.

E’ inaccetabile pensare che il nostro patrimonio artistico ora come 2 secoli fa, venga abbandonato a se stesso e ulizzato in modo improprio. E’ necessario quindi sbloccare questa situazione rispettando la volontà dei cittadini di Parma, ridando a questo luogo la sua antica funzione e bellezza.

Info
rivolgersi a Padre Celso dei frati francescani di Parma telefonando o inviando un fax allo 0521/282079.
La chiesa e l’ex carcere sono inoltre visitabili su richiesta.
L’indirizzo è: FRATI MINORI CONVENTUALI – CONVENTO DI SAN FRANCESCO – VIA DEL PRATO 4 – 43100 PARMA.

Autore: Elvis Piovani

Link: http://www.parmaitaly.com/carcere.html

Email: e.piovani@alice.it

MILANO. Una collezione d’arte tra ‘800 e ‘900. La raccolta Eugenio Balzan.

L’esposizione, organizzata e promossa dalla Cornèr Banca di Lugano e dalla Cornèr SIM di Milano in collaborazione con la Fondazione Internazionale Balzan, presenta un’accurata selezione di oltre trenta opere dalla sua raccolta d’arte, con autori quali Mosè Bianchi, Giuseppe De Nittis, Francesco Paolo Michetti, Domenico Morelli, Filippo Palizzi, Gaetano Previati.
Il percorso allestito al Centro Culturale Svizzero, e il prezioso libro che accompagna l’iniziativa, offriranno al pubblico la possibilità di ripercorrere le vicende collezionistiche di un protagonista del giornalismo italiano e di un personaggio di spicco della Milano intellettuale di inizio ‘900, nonché di apprezzare il suo gusto di raffinato intenditore d’arte.
Il libro si inserisce nella collana dei pregiati volumi d’arte che la Cornèr Banca pubblica ogni cinque anni, dal 1958, focalizzando questa sua attività culturale sul tema del collezionismo.

Eugenio Balzan (Badia Polesine, Rovigo, 1874 – Lugano, 1953) fu una personalità influente nella Milano di inizio secolo scorso; uomo di punta del ‘Corriere della Sera’ – di cui fu dapprima correttore di bozze, poi redattore, quindi capocronaca e inviato speciale – ne resse le redini, dal 1903, per oltre trent’anni come amministratore. Amico di letterati e musicisti quali Ulrico Hoepli, Arrigo Boito, Arturo Toscanini, Giacomo Puccini, riuscì anche a dedicare tempo e passione al suo spirito di mecenate e collezionista d’arte, costruendo una raccolta di opere realizzate dai più importanti artisti italiani dell’epoca.

A Eugenio Balzan e alla sua vicenda artistica e umana, viene dedicata una doppia iniziativa, promossa e organizzata dalla Cornèr Banca di Lugano e dalla Cornèr SIM di Milano, che prevede la pubblicazione di un volume e l’allestimento di una mostra, curati entrambi da Giovanna Ginex.

L’esposizione, dal titolo UNA COLLEZIONE D’ARTE TRA OTTOCENTO E NOVECENTO. LA RACCOLTA EUGENIO BALZAN, in programma a Milano nella sede del Centro Culturale Svizzero, dal 25 gennaio al 28 febbraio 2007, è realizzata grazie alla collaborazioene della Fondazione Internazionale Balzan e presenterà una selezione di oltre trenta opere, con i più bei nomi di artisti dell’Ottocento e degli inizi del Novecento italiano.
Nelle sue scelte, infatti, Balzan si indirizzava verso tendenze e autori consueti al collezionismo sviluppatosi in Italia e in Canton Ticino fin dalla fine dell’Ottocento. Il suo gusto, maturato tra i primi decenni del Novecento fino agli anni Quaranta, era guidato dai consigli della critica d’arte coeva, che frequentava in prima persona. Le sue preferenze propendevano verso le cosiddette “scuole” regionali di fine Ottocento, prediligendo gli ambiti pittorici del naturalismo e i temi della pittura di genere e del paesaggio.

La Raccolta Balzan – la cui ultima e parziale presentazione al pubblico avvenne nel 1944 in Svizzera – racchiude alcuni vertici assoluti della pittura dell’epoca, come le opere di Domenico Morelli, tra cui il capolavoro il Bagno pompeiano, o le tele di Mosè Bianchi e i dipinti di Filippo Palizzi, tra cui la straordinaria Fanciulla sulla roccia a Sorrento, e si caratterizza per esempi di eccellenza per ognuno degli artisti che Balzan aveva scelto di collezionare: ricordiamo ancora il piemontese Alberto Pasini, i lombardi Leonardo Bazzaro, Eugenio Gignous e Gaetano Previati, i veneti Giacomo Favretto, Luigi Nono ed Ettore Tito, i toscani Giovanni Fattori e Plinio Nomellini, i napoletani Edoardo Dalbono, Giuseppe De Nittis, Francesco Paolo Michetti, Federico Rossano e Gioacchino Toma, in uno sforzo perfettamente riuscito di rappresentare ogni “Scuola” regionale, così come era allora intesa la vicenda artistica italiana dell’Ottocento, fino ad un’incursione nel Novecento con un’opera di Ardengo Soffici.

Accompagna l’esposizione un prezioso volume (edizioni Cornèr Banca, pp. 216) curato da Giovanna Ginex – con testi di Renata Broggini e apparati di Laura Casone – che, oltre a ripercorrere cronologicamente la genesi e la formazione della collezione, presenta approfondimenti tematici sugli artisti più importanti conservati nella Raccolta, e ricostruisce la sua vicenda al “Corriere della Sera”.
Il racconto biografico, inoltre, delinea gli anni di storia del maggiore quotidiano italiano, dalla direzione di Luigi Albertini ai primi anni del ventennio fascista.

Eugenio Balzan nasce a Badia Polesine nel 1874; dopo un periodo di lavoro come decoratore d’interni a Padova, si diploma come agrimensore e inizia l’attività tra Vicenza e Verona, dove nasce la sua autentica aspirazione, il giornalismo, lavorando al quotidiano “L’Arena”.
Trasferitosi a Milano, grazie a un conterraneo caporedattore al “Corriere della Sera” entra al giornale nel 1897 come sostituto correttore di bozze, e in breve diventa redattore, capocronaca, e nel 1901 inviato speciale sull’emigrazione italiana in Canada. Intuita la sua formidabile abilità di organizzatore, il direttore Luigi Albertini gli affida nel 1903 la gestione della società editrice, incarico che svolgerà per trent’anni. Amministratore abile e oculato, Eugenio Balzan diventa personaggio di spicco nella Milano del tempo con amici nel campo dell’editoria, della musica, dell’arte, del giornalismo: Ulrico Hoepli, Arrigo Boito, Arturo Toscanini, Giacomo Puccini, Sabatino Lopez, Marco Praga, sono alcuni dei protagonisti dell’epoca che risultano in confidenza con lui. Cavaliere, ufficiale e commendatore della corona d’Italia, si deve alla tenacia di Balzan la straordinaria espansione della testata (sino a 800.000 copie durante la Grande guerra). A fine 1925, nel delicato momento politico del passaggio dal liberalismo al fascismo, è mediatore tra gli Albertini, estromessi dal regime, e la nuova proprietà Crespi, ricevendo una partecipazione azionaria al giornale. Impegnato a difendere l’indipendenza del “Corriere”, dopo ripetuti attacchi di ambienti fascisti ostili, nel 1933 lascia l’Italia e si ritira in Svizzera dove prosegue l’attività benefica a enti italiani, soprattutto verso i giornalisti rifugiati politici nel 1943-1945. Ripreso il domicilio in Italia nel 1950, Eugenio Balzan muore improvvisamente a Lugano il 15 luglio 1953.

Info:
Milano, ISR Centro Culturale Svizzero di Milano (Via Vecchio Politecnico 2 – Piazza Cavour)
Fino al 28 febbraio 2007
Orari: dal lunedì al sabato, dalle 12 alle 19 – Ingresso libero
tel. + 39 02 76 01 61 18; Fax + 39 02 76 01 62 45.

  
 
 

Email: milano@istitutosvizzero.it

BOLOGNA. Premio Fabbri per l’arte diventa biennale l’iniziativa della storica azienda delle Amarene.

Fra i molti eventi che hanno riempito le giornate di Artefiera a Bologna, c’è stata anche la presentazione della seconda edizione del Premio Fabbri per l’arte, nato nel 2005 in occasione del centenario della storica azienda dolciaria bolognese.
La novità – annunciata da Umberto Fabbri, Presidente Fabbri 1905, e dal critico Maurizio Sciaccaluga – è che con questa seconda edizione il premio diventa biennale: dodici artisti verranno chiamati a interpretare i temi ispiratori dell’azienda che da oltre un secolo con le sue specialità è presente nel panorama italiano e che va sempre più affermandosi anche a livello internazionale.
Le dodici opere in gara verranno esposte in ottobre a Bologna e successivamente portate all’estero in una mostra itinerante che toccherà alcuni dei 74 paesi in cui l’azienda è presente.

 

Fonte:Exibart on line