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FINALE LIGURE (Sv). Mostra di pittura di Daniela Rocco Minerbi dal titolo: “Polinesia: Hawai’i Samoa Tahiti”.

Giungono a Finalborgo suoni, riti, importanti momenti culturali ed esistenziali dalla Polinesia  trasmessi attraverso il linguaggio pittorico dell’artista.
“Daniela Rocco Minerbi, italiana che da anni vive nelle isole Hawai’i, ha avuto l’opportunità di porre la sua pittura in acuta ed intensa sinergia con la cultura e la storia dell’arcipelago”.
La sua attività di lecturer all’Università della Hawaii e al Kapiolani Community College del sistema universitario delle Hawaii, di architetto, di studioso della pace e la sua notevole preparazione
artistica le hanno permesso d’impegnarsi attivamente nella vita sociale e nel contesto ambientale hawaiiano.
Per la Minerbi la funzione creativa dell’arte è inscindibile da una fattiva ricerca della convivenza tra popoli, culture, stati e nazioni… Un dialogo culturale e pittorico approfondito con uno studio costante ed una partecipazione alla vita, alle problematiche sociali, ambientali del popolo hawaiiano…”.
Vincitrice di premi, Daniela Rocco Minerbi, oltre a mostre personali è stata sia artista che curatrice di rassegne di gruppo ed ha avuto un ruolo di coordinamento di progetti ed iniziative artistiche, culturali e per la pace.
“…Il discorso pittorico dell’artista si apre all’evocativo richiamo della cultura polinesiana con espliciti riferimenti alla musicalità, alle coreografie, ai ritmi vibranti delle isole Samoa e di Tahiti. L’aspetto narrativo o di documentazione storica, pur presente, si pone decisamente in secondo piano rispetto alla valorizzazione assoluta del timbro cromatico, che si accende in raffinate soluzioni o è caratterizzato da un’enigmatica spazialità metafisica… Le composizioni dipinte dall’artista evidenziano una liricità intensa e lucida che conferisce all’evocazione della memoria un senso di gioiosa ed accorata armonia, la quale sola è il vero fine dell’arte e delle sue molteplici espressioni, di cui la Rocco Minerbi è senz’altro attenta e sensibile interprete…”.
Oltre ad impegnarsi in profonde problematiche dei popoli indigeni, si è dedicata a studi di macro storia, argomento di cui è stata co-autrice nel libro “Macrohistory and Macrohistorians: Perspectives on Individual, Social, and Civilizational Change” (Praeger Publishers, New York, 1997) insieme a Johan Galtung e Solhail Inayatullah.
Daniela Rocco Minerbi ritorna ogni anno a Varigotti (Finale Ligure) a cui è legata fin dalla prima gioventù, dove ha mantenuto amicizie e ricordi.
(Le note tra virgolette sono estratte dall’articolo del critico Dott. Teodosio Martucci pubblicato nel mensile “Artecultura” del marzo 2006).

Info:
dal 3 al 22 agosto 2007, Museo Archeologico del Finale, Chiostri di Santa Caterina, 17024 Finale Ligure Borgo SV
Apertura mostra: da martedì a domenica 10-12 e 16-19 (ingresso libero dal piccolo chiostro).

Tel. 019 690020, Fax. 019 681022

Link: http://www.museoarcheofinale.it

Email: info@museoarcheofinale.it

NAPOLI. Michele Circiello il fascino del pittore archeologo.

 Antichi guerrieri, arcieri, cavalieri e animali, insieme a forme e segni densi di magia e simbologia, sono i protagonisti delle steli, degli scudi e delle grandi e pittoresche Aure rupestri, cui si è dedicato negli ultimi anni.
Michele Circiello riporta in vita le tracce che l’uomo ha lasciato sulle pareti delle caverne migliaia di anni fa adoperando la tecnica dell’affresco su forme tonde come scudi o curve come mezzelune; mescola intonachino e polvere di marmo, colori ad olio e ad acqua, sabbia di fiume, colle e tessere di mosaico, bulloni e lastre di pietra del Gargano.
E quanto il fascino del promontorio del Gargano sia stato determinante per la fisionomia artistica di Michele Circiello non è difficile capirlo, se si considerano le tappe pittoriche, le motivazioni profonde di una ricerca interessante e coraggiosa.
La tematica delle opere del Circiello è originalissima e s’impernia sostanzialmente su una scelta specifica: l’ambiente naturale e l’uomo, che in questa realtà è vissuto, perfettamente integrato in essa.
E un punto d’arrivo, una meta raggiunta, ma anche la base per nuovi avvii, per ricerche più specifie, per fissare traguardi nuovi.
Nella Sala delle prigioni di Castel dell’Ovo, fino al 21 luglio, Michele Circiello espone quaranta lavori. Tracce di un passato lontano, rivisitato e riletto attraverso le suggestioni di frammenti ricomposti grazie ad emozionanti accostamenti di colori e materiali.
Circiello subisce il fascino dell’archeologia dell’Era Paleolitica e realizza opere che richiamano le magie di Altamira, il Gargano mitico, le cappelle rupestri della sua regione di origine, ma non solo.
Una pittura primitiva che indaga l’uomo, la storia, gli archetipi e rievoca antiche atmosfere con la solarità dei colori delle terre del Sud.
Al vernissage è stato anche presentato il volume ‘Archeologia del futuro. Opere 1971- 2007‘ ed. Bora di Bologna, con saggio critico di Martina Corgnati e alcune testimonianze di artisti e critici tra i quali Maurizio Vitello.
La mostra è a cura di Morra Arte Studio con il patrocinio dell’Assessorato alla cultura del Comune di Napoli.  

Link: http://www.denaro.it

Fonte:Denaro.it

PIANO DI SORRENTO (Na). A l e s s a n d r o P o m a (1874-1960). Vedute e impressioni di Piano di Sorrento.

La mostra “Alessandro Poma (1874-1960). Vedute e impressioni di Piano di Sorrento”, promossa dal Comune di Piano di Sorrento, in collaborazione con la Soprintendenza di Napoli, avrà luogo nel Museo Archeologico Territoriale della Penisola Sorrentina di Villa Fondi, Piano di Sorrento, dal 2 agosto al 19 settembre 2007 – È curata da Pier Andrea De Rosa.

Grande successo hanno avuto le mostre di Alessandro Poma, nel 2006 a Courmayeur e attualmente a Roma, presso il Museo Carlo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese. La figura di Poma, dopo un lungo periodo di oblio e ingiusta dimenticanza, sta emergendo in tutta la sua dimensione artistica.

I 70 dipinti – olio e tecniche varie, in particolare pastelli – di Alessandro Poma sono esposti nelle sale del museo e testimoniano, a partire dal 1913, la qualità della sua arte vivificata dai soggiorni nella quiete di Villa Maresca a Sopramare di Piano di Sorrento. Qui dall’alto di precipiti terrazze, luoghi dell’anima, il pittore si dedicò a ritrarre il paesaggio di Piano, la costiera, gli anfratti, le grotte, la flora mediterranea: pastelli e dipinti che costituiscono una scoperta perché non sono mai stati esposti al pubblico. Diventano una singolare testimonianza del legame affettivo di Poma con Piano di Sorrento che forse mai prima d’allora ebbe così suggestive rappresentazioni.
In un momento importante del suo percorso artistico, pur sempre legato ai temi di Villa Borghese, Poma evoca ed esalta la natura di Piano di Sorrento, offrendo una rara testimonianza del suo talento: capacità di evocare atmosfere magiche, di invitare la memoria a fissare l’immagine del genius loci che continua a vivere nel tempo.
Arte e storia si intrecciano nella pittura di Alessandro Poma, nella misurata e dinamica ricerca dei tagli compositivi, nella sensibilità emotiva del colore, nell’uso vibrante della luce, del pigmento e nel loro utilizzo, ora sobrio ora ricco, fino a raggiungere momenti di lirica intensità. Poma è un qualificato rappresentante della pittura italiana prima dell’avventura futurista, in sintonia di ispirazione con Giacomo Balla e con tutti quegli artisti che nella finezza della visione e nel suggestivo uso postimpressionista della luce denunciarono l’esistenza dell’anima nelle cose del mondo.
Alessandro Poma nacque a Biella nel 1874, completò gli studi classici a Torino e frequentò poi la Facoltà di Giurisprudenza. Diede corso alla sua vocazione di artista nell’ambiente piemontese, dominato dalle figure di spicco di Fontanesi, Delleani, Avondo e Reycend.
Si trasferì ben presto a Roma nella privilegiata residenza della Casina di Raffaello a Villa Borghese. Dal 1901 fece parte dell’entourage di Giulio Aristide Sartorio ed ebbe frequenti contatti con il mondo Artistico romano coevo. Dipinse soprattutto paesaggi, in buona parte ispirati a Villa Borghese e a Piano di Sorrento, ma trattò anche i temi della figura, del ritratto, della rappresentazione di animali. Partecipò ad importanti esposizioni a Roma, Torino, Milano e Venezia.
Smise di esporre nel 1910 pur continuando a lavorare in solitudine, convinto che per poter meglio esprimere il proprio talento, del cui valore era profondamente consapevole, doveva uscire dai circuiti artistici dell’epoca. La sua costante operosità, sempre rivolta alla ricerca coloristica, non si è mai acquietata nel mestiere né ha ceduto alla maniera e lo ha sempre sorretto nello schivo e sdegnoso isolamento degli ultimi decenni della sua lunga vita, fino alla morte avvenuta nel 1960 a Courmayeur.

Nota: una piccola sezione della mostra sarà dedicata alle fotografie originali di grande formato che Alessandro Poma eseguì a Piano di Sorrento.

Info:
Comune di Piano di Sorrento – tel. 081.534.44.54
Museo Archeologico Territoriale della Penisola Sorrentina, Villa Fondi – Piano di Sorrento, dal 2 agosto al 19 settembre 2007.

RAVENNA. Renato Guttuso. La passione della forma.

Vent’anni fa moriva Renato Guttuso, l’artista, l’intellettuale, l’idealista, l’uomo politico, il protagonista del Novecento. Nell’anno di celebrazioni a lui dedicate, l’Associazione Culturale Il Cerbero, con la mostra dal titolo “Renato Guttuso. La passione della forma”, vuole ripercorrere la vita e l’impegno artistico-politico di uno dei più grandi interpreti del secolo scorso.

Esponente di punta del dibattito sul “realismo” e sulla funzione sociale dell’arte, Guttuso è stato un punto di riferimento, per un’intera generazione, della ricerca artistica italiana ed internazionale. Questo elemento è facilmente riconoscibile attraverso la lettura delle opere in mostra attraverso un percorso cronologico che si snoda dagli anni ’40 agli anni ’80 e che si esplicita nella visione di alcune delle opere di nudo, delle opere dedicate ai soggetti protagonisti di un contesto sociale – come Donne di zolfatari (Studio) del 1953 o ancora il disegno Pescatori di Sicilia – delle scene del quotidiano che l’artista con abile maestria riusciva a rendere con pochi tratti di china – come La strada (1945) – infine della serie dedicata alle nature morte – come Natura morta con sedia olio su tela del 1958.
 
Lo studio attento delle figurazioni del Picasso post-cubista – di cui diventerà amico intimo fin dal 1945 – lo porta alla realizzazione della Crocifissione del 1940, secondo classificato al Premio Bergamo del 1942, che lo conduce definitivamente verso quell’evoluzione “realista”, attenta alle questioni sociali, alle relazioni con le tradizioni popolari, alle tematiche che scaturiscono da un modo di intendere l’arte come gesto che privilegia il “contenuto”.
La sua capacità critica e educativa, già ampiamente riconsciuta nelle opere passate, trapela ulteriormente nei successivi quadri: Il partigiano (1944) e La Resa (1946).
Sciolto il “Fronte” nel 1948, nel pieno della crisi che investe il rapporto tra intellettuali e Partito Comunista in seguito alla polemica tra Palmiro Togliatti ed Elio Vittorini, Guttuso cerca di orientare il proprio realismo verso soluzioni che rifuggono ai dettami del “zdanovismo”, del realismo ideologicamente programmato, dell’arte come strumento illustrativo dell’azione politica, per esaltarne una libertà inesauribile, fatta di ricerca delle qualità formali, di esaltazione delle tensioni stilistiche.

Sono gli anni di Boogie-woogie (1953) e del bozzetto La Spiaggia (1952) da cui nascerà l’opera Spiaggia del ‘56, de La discussione (1960) e La contadina, olio su tela del 1954.
Nel corso degli anni Sessanta e Settanta, il suo realismo si rinnova, aprendosi verso i “nuovi realismi” che stanno attraversando l’orizzonte delle arti occidentali.

Sono questi gli anni dell’Autobiografia (1966), dei Funerali di Togliatti (1972), di Vucciria (1974), del Caffè Greco (1976), cui si accompagnano le serie incalzanti dei nudi, delle nature morte, ed un’inesauribile produzione grafica: Calze rosse guache su carta, 1970/75, Due donne abbracciate”, 1986, “Donna che si pettina”, 1976

Renato Guttuso (Bagheria, 26 dicembre 1911) è scomparso a Roma il 18 gennaio 1987. Oltre ad essere stato un famoso pittore era anche esponente della cultura di area comunista. Figlio di Gioacchino, agrimensore e acquarellista dilettante, e di Giuseppina d’Amico il piccolo Renato manifestò precocemente la sua predisposizione alla pittura.
Influenzato dall’hobby del padre e dalla frequentazione dello studio del pittore Domenico Quattrociocchi, iniziò appena tredicenne a datare e firmare i propri quadri. Si tratta per lo più di copie (paesaggisti siciliani dell’Ottocento ma anche pittori francesi come Millet o artisti contemporanei come Carrà), ma non mancano ritratti originali.

Il giovane Guttuso abita in una casa vicino alle ville Valguarnera e Palagonia, di cui ritrarrà particolari in quadri successivi e s’ispira agli scogli dell’Aspra e tra le gite al mare e i primi amori vive tutta la crisi siciliana del dopoguerra. L’adolescenza borghese è fitta di stimoli per il futuro pittore, iniziò anche a frequentare gli ambienti artistici palermitani. Nel 1928, appena diciassettenne partecipa alla sua prima mostra collettiva a Palermo.

Guttuso vede in completa decadenza la nobiltà, l’avanzare di un vero massacro urbanistico e delle lotte di potere che scuotono il temperamento di Guttuso, mentre la famiglia è segnata dall’ostilità di clericali e fascisti nei confronti del padre.

Nel suo espressionismo si fanno sempre più forte non solo i motivi siciliani come i rigogliosi limoneti, l’ulivo saraceno, il Palinuro, tra mito e solitudine isolana che, inviati nel ’31 alla Quadriennale, confluirono in una collettiva di sei pittori siciliani accolti dalla critica – dice Franco Grasso nella citata monografia – come “una rivelazione, un’affermazione siciliana”.
Tornato a Palermo apre uno studio in Corso Pisani e con la pittrice Lia Pasqualino e gli scultori Barbera e Nino Franchina forma il Gruppo dei Quattro.
Rifiutato ogni canone accademico, con le figure libere nello spazio o la ricerca del puro senso del colore, Guttuso s’inserisce nel movimento artistico “Corrente”, che con atteggiamenti scapigliati s’oppone alla cultura ufficiale e denota una forte opposizione antifascista nelle scelte tematiche negli anni della guerra di Spagna e che preparano la seconda guerra mondiale.

Per Guttuso la pittura fu una forma di denuncia matura l’arte “sociale” di Guttuso, con un impegno morale e politico più scoperto che si rivelava in quadri come “Fucilazione in Campagna”, dedicato a Garcia Lorca, fra il ’37 ed il ’38, “Fuga dall’Etna “ in due stesure. Si trasferisce a Roma, in Via Margutta dove frequenta la cerchia di artisti più significativi del tempo: Mario Mafai, Corrado Cagli, Antonello Trombadori, tenendosi anche in contatto col gruppo milanese di Treccani, Giacomo Manzù, Aligi Sassu.

Il dipinto che gli dà la fama, fra mille polemiche da parte anche del clero e del fascio perché sotto il soggetto sacro denunzia gli orrori della guerra, è “Crocifissione”. Di esso Guttuso ha scritto nel suo Diario che è “il simbolo di tutti coloro che subiscono oltraggio, carcere, supplizio per le loro idee” con il quale al Premio Bergamo sigla la sua nuova stagione.
L’artista non cesserà mai di lavorare in anni difficili come quelli della guerra ed alterna, specie nelle nature morte, gli oggetti delle case umili della sua terra, a squarci di paesaggio del Golfo di Palermo a una collezione di disegni intitolata “Massacri”, che circolarono clandestinamente poiché ritraggono le repressioni naziste, come quello dedicato alle Fosse Ardeatine.

Info:
Con il patrocinio di Regione Emilia-Romagna, Provincia di Ravenna, Comune di Ravenna.
La mostra si avvale del contributo di: Arimar, Acmar, Bonciani, Copura, Consar-Grar, Europa 2000, Fiat S.V.A., Marcegaglia, Marinara, Moviter Strade Cervia, Agenzia Ritmo, Emporio delle Passioni, Club del Sole, Consorzio Ciro Menotti.
Palazzo De Andrè, viale Europa, 1 – Ravenna, dal 25/08/2007 al 11/09/2007
Organizzazione:  Associazione Culturale il Cerbero;
Orario: dalle 18, 30 alle 23, 30, domenica dalle 18,00 alle 23,30
tel 335 8151821.
Catalogo in sede, a cura di Silvana Costa, testo critico di Bruno Bandini.
INGRESSO GRATUITO

 

Email: info@ilcerbero.it

BERGAMO. IL FUTURO DEL FUTURISMO. Dalla ‘rivoluzione italiana’ all’arte contemporanea. Da Boccioni a Fontana a Damien Hirst.

Alla GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, cento opere illustrano come il Futurismo abbia rappresentato una rivoluzione in grado di influenzare lo sviluppo dell’arte moderna e contemporanea.

Dopo WAR IS OVER, la grande mostra che l’anno scorso aveva portato a Bergamo più di 40.000 visitatori, la GAMeC annuncia il suo nuovo evento autunnale, realizzato in collaborazione con COBE Direzionale S.p.A., che focalizzerà l’attenzione sull’influenza che il Futurismo ha avuto, e ha tuttora, sull’arte del Novecento, in anticipo sulla storica ricorrenza del 2009, che celebrerà il Centenario della nascita del Movimento Futurista.

IL FUTURO DEL FUTURISMO, questo il titolo dell’iniziativa curata da Giacinto Di Pietrantonio e Maria Cristina Rodeschini Galati, intende affrontare, attraverso circa 200  opere di 120 artisti, gli influssi esercitati dal Futurismo – la più importante avanguardia storica italiana – sugli sviluppi dell’arte visiva del ‘900 per giungere alle più recenti ricerche contemporanee; la mostra si svilupperà attraverso un percorso espositivo tematico che pone in relazione i linguaggi che hanno trovato il proprio fondamento teorico e poetico nei manifesti del movimento e le più innovative indagini artistiche del XX secolo.

Dalle opere degli esponenti storici del futurismo – quali Boccioni, Balla, Carrà, Russolo, Severini, Depero, veri capisaldi della storia dell’arte per aver interpretato concetti rivoluzionari, come la simultaneità, il valore estetico dell’innovazione tecnologica, il fascino di un futuro non ancora esperibile – si procede verso ricerche artistiche cui la radicalità dell’avanguardia Futurista ha aperto la strada: dall’Astrattismo al Costruttivismo, dall’Arte Cinetica alle Neo Avanguardie degli anni ‘60 e ‘70 fino ad alcuni tra i protagonisti dell’arte contemporanea. Un itinerario, quindi, che si articola per accostamenti, analogie e differenze.

Gli artisti del Futurismo credevano nella necessità di una radicale riprogettazione dell’universo, operazione che li ha portati a concepire in modo nuovo ogni espressione artistica, compresa la musica, la danza, la fotografia, il cinema, il teatro, gli spazi da abitare, gli arredi. Nell’esplorare la vastità di questo immaginario, la mostra Il Futuro del Futurismo ne offre una ricca esemplificazione, allacciando relazioni culturali con la realtà dello spettacolo e il mondo produttivo.

Prendendo spunto dalle tematiche celebrate dal Futurismo – dalla velocità alla tecnologia, dalla simultaneità al dinamismo della metropoli, dall’audacia alla ribellione, allo scandalo – gli spazi della GAMeC saranno suddivisi in 9 sezioni.

Al Futurismo Rivisitato – con artisti quali Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Luciano Fabro, Damien Hirst, Thomas Rüff, Mario Schifano, Frank Stella, Patrick Tuttofuoco; All’Energia Metropolitana – con opere di Vito Acconci, Franz Ackermann, A-One, Archigram, Archizoom, Atelier Mendini Progetto con Alchimia, Pere Català Pic, Mario Chiattone, Paul Citroen, Peter Cook e Colin Fournier, Tullio Crali, Fortunato Depero, Nicolaj Diulgheroff, Cesar Domela Nieuwenhuis, Massimiliano Fuksas, Carlos Garaicoa, Frank Gehry, Andreas Gursky, Zaha Hadid, Jan Kamman, Alexis Leiva Kcho, Bodys Isek Kingelez, Armin Linke, Virgilio Marchi, Multiplicity, Jean Nuovel, Gianni Pettena, Ljubov Sergeevna Popova, Rammellzee, Aleksander Rodchenko, Antonio Sant’Elia, Karl Steiner, Superstudio, Toxic, UFO; All’Anarchia dalla Tradizione con i lavori di Nikolai Burkovsky, Carlo Carrà, Maurizio Cattelan, Ilja Chashnick, Sandro Chia, Giuseppe Chiari, Tony Cragg, Martin Creed, Pinot Gallizio, Gustav Gustavovich Klucis, Nina Kogan, Ivan Kudriashev, Eugenia Magaril, Piero Manzoni, Michelangelo Pistoletto, Aleksander Rodchenko; All’Estetizzazione della Politica – Renato Bertelli, Maurizio Cattelan, Fortunato Depero, Gustav Gustavovich Klucis, Barbara Kruger, El Lissitzky Lazar MarKovich, Fabio Mauri, Atelier Mendini Progetto con Alchimia, Aleksander Rodchenko, Luigi Russolo, Wolf Vostell; All’Umano troppo Umano – Umberto Boccioni, Sonia Delaunay Terk, Nicolaj Diulgheroff, Marcel Fabre, Fillia (Luigi Colombo), Gilbert & George, Gustav Gustavovich Klucis, Robert Longo,  Bruce Nauman, Enrico Prampolini, Gino Severini; Alla Società dello Spettacolo –  Archizoom, Giacomo Balla, Luca Comerio, Tullio Crali, Fortunato Depero, Keith Haring, Corrado Levi, El Lissitky Lazar MarKovich, Paul McCarthy, Aleksei Alekseevich Morgunov, Nam June Paik, Aleksander Rodchenko, Mimmo Rotella, Gino Severini, Nadezha Andreevna Udaltsova, Andy Warhol; Al Tempo con la Tecnica – Getulio Alviani, Giacomo Balla, Henrych Berlewi, Toni Costa, Goncharova Natalia, Carsten Höller, Julio Le Parc, El Lissitky Lazar MarKovich, Enzo Mari, Manfredo Massironi, Tatsuo Miyajima, Laszlò Moholy-Nagy, Bruno Munari, Kenneth Snelson, Rafael Jesús Soto, Jean Tinguely, Léon Tutundjian,Yuri Alekseevich Vasnetsov, Alexander Zeitlnin; Alla Vita che Corre – Carla Accardi, John Armleder, Roberto Marcello Baldessari, Carlo Carrà, Sandro Chia, Fortunato Depero, Piero Dorazio, Lucio Fontana, Gustav Gustavovich Klucis, Frantisek Kupka, Maurizio Mochetti, Pippo Oriani, Panamarenko, Ivo Pannaggi, Gianni Piacentino, Enrico Prampolini, Robert Rauschenberg, Aleksander Rodchenko, Gino Severini, Tato (G. Sansoni), Dina Lextman Zavslakaja; All’immaginazione senza fili video di Dara Birnbaum, Candice Breitz, Guy Debord, Jonathan Horowitz, Fernand Leger, Len Lye

Info:
Una realizzazione GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea Bergamo, in collaborazione con COBE Direzionale S.p.A.
Sede: GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea – via San Tomaso, 53 – 24121 Bergamo
tel. +39 035 270272 – fax +39 035 236962

Periodo: 21 settembre 2007 – 24 febbraio 2008
Orari: martedì-domenica ore 10-19, giovedì ore 10-22, lunedì chiuso
Giorni di apertura particolari: 1° novembre – 8 dicembre – 25 e 26 dicembre 2007; 1° gennaio – 6 gennaio 2008.
Biglietti: intero: € 8,00; ridotto e gruppi: € 6,00; scuole: € 2,00.
Prenotazioni gruppi e visite guidate: tel. + 39 035 218041, negli orari: lunedì-venerdì 9,00 – 19,00.
Iscrizione visite guidate singoli (a giorni e orari fissi) tel. 035 218041 negli orari: lunedì – venerdì: 9,00 – 19,00
Catalogo Electa.

Link: http://www.gamec.it