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SIENA. Nel segno di Ingres. Luigi Mussini e l’Accademia in Europa nell’Ottocento.

La produzione pittorica di Luigi Mussini sarà esposta, per la prima volta, presso il Complesso museale Santa Maria della Scala in una mostra dal titolo ‘Nel segno di Ingres. Luigi Mussini e l’Accademia in Europa nell’Ottocento‘ nella quale troveranno spazio anche una selezione di opere di pittori e scultori con cui l’artista entrò in contatto. L’Italia e l’Europa dell’Ottocento, tra ansia di rinnovamento e ritorno al passato, raccontate attraverso l’opera colta e raffinata del pittore maturata sullo sfondo e nel segno del genio artistico di Jean-Auguste-Dominique Ingres.

Dal 6 ottobre 2007 al 6 gennaio 2008 una grande esposizione che Siena dedica al protagonista indiscusso della scena culturale senese nella seconda metà dell’800, la cui attività fu strettamente legata al fenomeno del Purismo europeo.

Il nucleo dei capolavori più importanti rappresenta il cuore pulsante di una selezione di 122 opere articolata in sette sezioni e curata da Carlo Sisi ed Ettore Spalletti. Se ne ricava l’affresco di un’epoca caratterizzata da grandi tensioni teoriche e stilistiche, dove l’ideale mussiniano di un’unica ‘maniera’ mutuata dai grandi maestri antichi e moderni si contrappone strenuamente alle istanze della incalzante cultura naturalista e realista. Nella prima sezione della mostra trovano spazio i primi capolavori di Mussini, come la ‘Musica sacra‘ e il ‘Trionfo della Verità‘, maturati in seno al più aggiornato dibattito sul Purismo e quindi in linea con quel movimento figurativo, che in mostra è ben rappresentato dai dipinti di Overbeck, Marini, Minardi e Stürler.

Accanto alle opere di Mussini, nella seconda sezione dedicata al soggiorno parigino, sono esposte le opere dei pittori e degli scultori italiani ed europei che entrarono in contatto con Mussini, influenzando la sua attività, come lo stesso Ingres, Flandrin, Gérçme, Gleyre, Gendron. Non a caso è presente in mostra l’Autoritratto di Ingres donato agli Uffizi proprio per intermediazione dello stesso Mussini. Nella terza sezione è esposto il nucleo più importante della sua produzione, con i ‘Parentali di Platone‘, ‘l’Eudoro e Cimodoce‘ e l’inedita pala con le Sante Edvige e Isabella, recuperata dopo un difficilissimo restauro dai disastri dell’alluvione fiorentina del 1966.

Questi sono gli anni in cui Luigi Mussini assume la direzione dell’istituto di Belle Arti di Siena impegnandosi in una vera e propria riforma dell’insegnamento accademico e continuando a coltivare i rapporti con la Francia e con i pittori francesi a cui si ispira e a cui indirizza anche i suoi allievi.

La quarta sezione descrive il variegato panorama della scuola senese attraverso alcuni esempi di pittura e scultura basati sui fondamenti neoraffaelleschi di Ingres e di Bartolini, di cui è presente in mostra un capolavoro assoluto, la ‘Carità educatrice‘, eseguita per il granduca Leopoldo II e proveniente da Palazzo Pitti. Accanto ai dipinti giovanili di Cassioli, Visconti, Ridolfi, emergono in questa sezione alcuni capolavori di Giovanni Dupré di committenza senese (fra i quali la ‘Riconoscenza’ e l”Amore in agguato‘) che dimostrano la particolare sintonia che in questo momento si crea tra il fiorentino Dupré e i suoi amici e sostenitori senesi, primo fra tutti Luigi Mussini.

Intorno al 1864 l’egemonia artistica e didattica di Mussini registra le prime defezioni a fronte delle forti istanze della emergente cultura naturalista e realista. In questo momento lo stile di Mussini raggiunge l’apice espressivo nel ‘San Crescenzio‘ del Duomo di Siena e nell”Educazione spartana‘ del Musée Ingres di Montauban.

Intanto però alcuni dei suoi allievi come Cassioli e Maccari percorrevano strade che presto li avrebbero portati ad aderire al clima realistico, d’impronta soprattutto romana, e ai modelli che potremmo definire ‘sperimentali’ di Morelli. Resta fedele al maestro, il giovane Alessandro Franchi di cui in mostra sono esposti alcuni capolavori giovanili, nei quali si colgono, oltre che meditazioni sulla pittura dei grandi maestri del Cinquecento soprattutto veneziano, anche le visibilissime influenze di Ingres e soprattutto dei suoi allievi, in particolare di Flandrin.

Intanto prendevano campo le grandi imprese decorative che a Siena e nel suo territorio testimoniavano l’avvenuto radicamento delle teorie mussiniane. Quei cantieri sono richiamati in mostra attraverso l’esposizione dei cartoni e dei disegni preparatori riferibili alle principali commissioni del momento, dal pavimento del Duomo alla decorazione della Loggia Bichi Ruspoli alle cuspidi della Facciata del Duomo e altre ancora, che videro lavorare, fianco a fianco, pittori, decoratori, scultori, mobilieri, vetrai, bronzisti, ceramisti nello spirito che aveva accompagnato l’unita delle arti nei secoli della tradizione senese.

L’ultima sezione è dedicata ai tardi lavori di Mussini, in gran parte smarriti, e rappresentati in mostra dai due fondamentali dipinti del cimitero di Baden Baden. Accanto a questi esiti si presentano opere significative delle diverse vie intraprese dagli artisti senesi, che comiciano a mostrare anche un certo interesse nei confronti della pittura dei Preraffaelliti. Ne sono un esempio alcuni capolavori del maturo Franchi e le stupefacenti prove giovanili di due giovani artisti, Ricciardo Meacci e Giuseppe Catani Chiti.

La rassegna è promossa da Comune di Siena, Istituzione Santa Maria della Scala, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico per le province di Siena e Grosseto, Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Fiorentino, Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti, Fondazione Musei Senesi e Fondazione Monte dei Paschi di Siena.

Fonte:Adnkronos

CESENA: L’Elogio della Figura – Identità & Alterità Declinazioni fra “Antico” e “Contemporaneo” nelle Collezioni della Banca Popolare dell’Emilia Romagna.

E’ il Dvd che ogni visitatore può fermarsi a vedere al primo piano della mostra, lasciandosi guidare alla conoscenza più approfondita di artisti ed opere, cogliendo dettagli e  catturando emozioni.
I sessanta minuti di approfondimento ci guidano anche a comprendere quei piccoli shock emotivi che l’allestimento ardito ed originale vuol provocare. Ricordiamo che la mostra, allestita per tutta l’estate a Cesena alla Galleria Comunale d’Arte del Palazzo del Ridotto, propone una selezione di opere antiche di Maestri dei secoli XVI e XVII “abbinandole” a opere di sei artisti contemporanei, in prevalenza romagnoli. Unico comune denominatore è  il soggetto, ovvero, come indica il titolo, la “figura” e la sua rappresentazione.
Ad Antonio Paolucci, e al suo eloquio affascinante, il compito di spiegare come riescano a dialogare linguaggi artistici apparentemente così diversi, come lui stesso li definisce. Paolucci introduce il visitatore al contatto con le opere moderne, illustrando le caratteristiche salienti di questi lavori, e le commenta nell’abbinamento con le opere antiche dei grandi Maestri figurativi della Pittura Emiliana del 1600, fermando l’attenzione su alcune “coppie” che l’allestimento ha reso tali. Invita così il visitatore a percepire comunque il soggetto, la figura, anche là dove più sembra nascondersi – la figura si può anche non percepire immediatamente, ma si possono cogliere affinità cromatiche o emotive o tecniche – invita a scoprirla anche attraverso le tecniche moderne, prima fra tutte la fotografia, utilizzata per manipolare, evocare, alludere, dilatare la figura.
A Marisa Zattini, curatrice della mostra insieme a Antonio Paolucci, il compito di fare conoscere più da vicino i singoli artisti contemporanei che in questa mostra espongono le loro opere dialogando attraverso i secoli con artisti antichi.  Così il visitatore può conoscere e apprendere, attraverso le parole degli artisti stessi, le peculiarità delle loro ricerche, addentrarsi nel processo di formazione dell’opera d’arte, sfiorandone i segreti, catturati tra  tele accatastate e opere abbozzate.
Il cesenate Luca Piovaccari racconta di un approccio “genuino” con l’arte, del suo legame con la  terra di Romagna in cui coglie le figure da dipingere. Andrea Guastavino si sofferma a riflettere sulla fotografia come mezzo utilizzato per scandagliare lo stato dell’animo umano. “Mi piacerebbe fotografare l’invisibilità delle cose”, commenta la sua avventura artistica,  percorsa dal tentativo di liberare l’immagine tecnologica dal suo destino di perfezione.
Francesco Bocchini parla delle sue icone sacre, icone forti, di profonda suggestione come quelle esposte nella mostra cesenate, che fissano personaggi lontani dalla dimensione sacra, tipica dell’icona religiosa, più immersi nella storia degli uomini.
Con Massimo Pulini  il discorso tende a illustrare le tecniche usate per il suo lavoro, sia per il supporto radiografico utilizzato nella realizzazione di alcune grandi opere, sia per l’effetto termografico delle ultime ricerche, con la loro resa di percezione caldo-freddo del corpo umano. Entrambe le tecniche sono per il cesenate Pulini strumenti moderni capaci di guardare la figura attraverso uno sguardo rinnovato.
Con Marco Neri, che parla del fascino da sempre esercitato dalla pittura per la sua universalità e immortalità, l’intervista mette in risalto anche le caratteristiche dei ritratti minimali proposti all’occhio del visitatore,  capaci di cristallizzare e fermare il tempo. Vittorio D’Augusta, che alla mostra è presente con un ciclo di opere che comprendono alcuni Calafatati, rivela come sono nati questi originalissimi lavori  che riprendono un’operazione di riparazione – “il calafatare” – delle barche di legno fatta con stoffa incatramata, che l’artista vedeva eseguire nella sua infanzia.
Il DVD contiene anche gli interventi istituzionali del Vice Presidente della Banca Popolare dell’Emilia Romagna di Modena e Presidente della Fondazione Banca Popolare di Cesena Angelo Marconi, il Vice Presidente della Fondazione Banca Popolare di Cesena Giuseppe Mondardini, che hanno voluto realizzare il progetto, e l’intervista all’Assessore alla Cultura del Comune di Cesena Daniele Gualdi.

Info:
al Palazzo del Ridotto di Cesena fino al 9 settembre.
La mostra è aperta al pubblico dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 20.00 alle 23.00 fino al 31 agosto, mentre dal 1 al 9 settembre torna l’orario di apertura originario mattutino dalle ore 10,30  alle ore 12,30 e pomeridiano dalle ore 16,30 alle 20,30 (chiuso il lunedì). L’ingresso è gratuito. Un’occasione da non perdere.
Tel 0547 21386 – Fax 0547 27479

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Valeria MINUCCIANI (a cura di). Il museo Fuori dal museo. Il territorio e la comunicazione museale .

Scritti di:
Mario Federico Roggero, Valeria Minucciani, Laura Sasso, Marco Vaudetti, Elisa Baima, Giulia Zilioli, Maria Clara Ruggieri Tricoli, Raffaella Rava, Luca Basso Peressut, Claudio Multari, Alessandra Morra.

Il fenomeno museale oggi ha confini molto labili nei confronti di altre manifestazioni di divulgazione culturale; è sfaccettato e contraddittorio; sempre più raramente può permettersi di rimanere chiuso in se stesso, in senso fisico ma anche e soprattutto in senso concettuale.
Questo libro vuole fornire un piccolo contributo da questo particolare punto di vista, proponendo interpretazioni anche molto diverse di questo uscire del museo da se stesso. Sotto questa espressione, dunque, trovano legittimamente spazio fenomeni quali l’ecomuseo e il museo diffuso, il centro visita e il museo naturalistico di ultima generazione; ma anche considerazioni sulla vera missione del museo, nuove prospettive aperte dalla tecnologia sulla comunicazione museale, ibridazioni fra i linguaggi artistici che riaprono al museo opera d’arte totale.
Il museo, oggi, è “fuori dal museo” quando tenta di aprire verso nuovi orizzonti di comunicazione culturale; quando ricerca possibilità di dire cose diverse, e aspira a dire in modo diverso.


Info:
Edizioni Lybra Immagine 2005; pagg. 96; Oltre 150 ill. b/n e colore; Formato 21,5 x 24
Testo italiano/inglese – Isbn 88-8223-073-2; € 16,00
 

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Luca BASSO PERESSUT. Il Museo Moderno. Architettura e Museologia da Perret a Kahn.

Un approccio storico-critico, una ricchissima documentazione sul dibattito e sull’attività progettuale alla base della moderna esposizione museale, dall’architettura agli ordinamenti. Con l’introduzione di Arrigo Rudi e un saggio generale del curatore sull’evoluzione del concetto di museo moderno, il volume raccoglie progetti dei protagonisti e interventi critici sulle principali problematiche della progettazione museale e museologica moderna, presentate attraverso un importante impianto iconografico che comprende oltre 1000 immagini tra foto e disegni di progetto.
 
Questo libro tratta delle trasformazioni dell’idea e della forma del museo in un periodo storico che è stato di volta in volta definito del Moderno, della modernità, o della modernizzazione. Più nello specifico viene qui approfondito il cinquantennio che va dagli anni Venti ai primi anni Settanta del Novecento, in cui massima è stata la concentrazione di riflessioni, proposte, progetti e realizzazioni dove è chiaramente riconoscibile il contributo alla riforma museale in Europa e negli Stati Uniti. Così, se intendiamo il Moderno nelle tre accezioni condivise di attuale – cioé appartenente all’accadere di oggi -, di nuovo – diverso rispetto alla tradizione – e di transitorio – cioé in continua mutazione e avanzamento -, possiamo dire che il museo ha partecipato di questa ‘epopea’ esprimendo innanzi tutto una forte tensione al rinnovamento di funzioni, spazi, forme e tecniche di organizzazione dei propri contenuti, verso quella ‘razionale organizzazione della vita sociale quotidiana’ vista dal filosofo Jürgen Habermas quale fondamento storico della modernità, di cui l’esperienza conoscitiva che è propria della visita ad un museo fa parte.
L’aggettivo Moderno accostato a Museo qualifica perciò un’idea di modificazione genetica che colloca il formarsi e l’affermarsi di una ‘nuova natura’ dell’istituzione museale nella prima metà del Ventesimo secolo, quale momento strategico di cerniera o ponte tra il museo classico e quello contemporaneo.
Viene qui privilegiato un punto di vista preciso, quello che riguarda la fenomenologia delle espressioni fisiche di questo processo: architettura, spazi e allestimenti espositivi, alla luce di un dibattito che ovviamente non può non ricomprendere tutti i punti di vista (non solo quello dei progettisti ma anche quello dei teorici dell’istituzione, non solo i museografi ma anche i museologi) e di cui, soprattutto, vanno colti gli elementi di attualità o di operatività alla luce delle problematiche del museo contemporaneo, che ci appare nella sua complessità di manifestazioni forse meno vicino di quanto si potrebbe pensare agli esempi di cui si tratta in questa sede. Se ci riferiamo al ‘terzo tempo di sviluppo’ della vicenda del museo di cui parla Franco Albini negli anni del secondo dopoguerra, possiamo dire di essere oggi di fronte a un ‘quarto tempo’ dei musei, i cui effetti non si sono ancora del tutto dispiegati.

Quello in corso negli ultimi venti anni è un vero museum boom (coincidente con il consolidarsi del mercato della cultura, del viaggiare, dell’itinerare tra luoghi e saperi) che ha portato a una proliferazione quantitativa dei musei, e allrquote affermarsi del problema della memoria e della sua conservazione, di portata così ampia da far parlare di ‘museificazione di quasi ogni fenomeno dell’umanità’ .
Ma non solo: la pervasività dell’istituzione museale nella società fa sì che si tenda a riconoscere nei musei fattori di identificazione che erano tradizionalmente demandati ad altre istituzioni, per cui ogni gruppo culturale, etnico o religioso, ogni realtà locale, ogni borgo desidera oggi creare un proprio museo, quasi si trattasse di una casa comune in cui rispecchiarsi fra memoria e riconoscibilità culturale, fra intrattenimento ed educazione, tra sacro e profano.
L’istituzione museale è oggi più che mai popolare, al centro delle attenzioni delle amministrazioni pubbliche e delle fondazioni private che riconoscono essere i musei promotori di ‘immagine’ per le comunità che li creano o per i ‘marchi’ nobilitati dall’entrare a far parte della sfera dei patrimoni culturali (è il caso dei musei d’impresa e della cultura della produzione materiale e intellettuale, come il design e l’architettura, realtà che, come chiariremo più avanti, nascono proprio con l’affermarsi dell’idea di Museo Moderno).
Le strategie che riguardano le attività dei nuovi musei coinvolgono processi che tengono conto della internazionalizzazione dei pubblici che li frequentano, interessati alle iniziative di vario genere offerte da queste istituzioni (mostre itineranti, scambi di opere, merchandising: si pensi, tra tutti, alla Fondazione Guggenheim e alle numerose sedi in giro per il mondo che ospitano a turno le medesime mostre). A queste corrisponde una ricerca di ‘teatralizzazione’ degli eventi espositivi, a cui l’insieme dei visitatori partecipa attivamente, e che tocca le stesse architetture museali che confermano il loro essere parte delle collezioni messe in mostra e dunque elemento di attrazione e pubblicizzazione delle iniziative stesse. Perciò, se pensiamo a questo articolarsi quasi magmatico delle manifestazioni del museo d’oggi, provare a immaginare che cosa sarà il museo di domani o del futuro è esercizio intellettuale che ha una valenza assai diversa rispetto a come di ‘domani’ e ‘futuro’ si parlava negli anni Venti e Trenta del Novecento, quando nel dibattito fra architetti ed addetti all’istituzione, veniva ipotizzato quale museo avrebbe dovuto prendere il posto di quello ottocentesco, in uno scenario di modificazioni sociali, economiche e politiche rispetto a cui il pensiero o il progetto moderno portava a una sostanziale unità di intenti di avanzamento e progresso, anche se non necessariamente a un’altrettanto riconoscibile omogeneità di risultati.
(dall’introduzione di Luca Basso Peressut)

 
Indice:
Prefazione, Arrigo Rudi
Introduzione. Musei e museografia nell’età del Moderno
Parte prima. Tradizione e innovazione
Il museo moderno. Il suo impianto, le sue funzioni, Richard F. Bach (1927)
Il museo d’arte moderno, Fiske Kimball (1929)
L’architettura dei musei come fatto plastico, Paul P. Cret (1934)
Il museo d’arte di domani, Clarence S. Stein (1930)
Il Museo moderno, Auguste Perret (1929)
La costruzione moderna dei musei, Fritz Schumacher (1930)
Il programma architettonico dei musei, Louis Hautecœur (1934)
Gli edifici antichi e le esigenze della museografia moderna, Gustavo Giovannoni (1934)

Brani scelti di B.I. Gilman, M.R. Rogers, P.P. Cret, R.F. Bach, C.R. Richards, H.W. Kent, C.G. Loring, L. Rich, L. Simonson, F. Kimball, A.M. Githens, C.S. Stein, H.P. Berlage, H.E. van Gelder, L. Hautecœur, P.N. Youtz, J.H. Markham, U Ojetti, R. Paribeni, A. Lauterbach, B. Semenov-Tian-Shansay

Parte seconda. Icone museali del Moderno
Il Museo Mondiale, Le Corbusier (1928-29)
Il museo a crescita illimitata, Le Corbusier (1930-39)
I musei viventi, Elisabeth Moses (1934)
Recenti criteri di organizzazione dei musei, Bruno M. Apollonj (1935)
Un problema di esposizione, Paul Valéry (1937)
Un museo della scienza flessibile e ampliabile, Paul Nelson, Oscar Nitzschké, Frantz P. Jourdain (1939)
Progetto per un Palazzo delle Scoperte, Paul Nelson (1940)
Progettare un museo, Philip N. Youtz (1936)
Un museo moderno: proposta per un Museo di Arte Contemporanea a New York,
George Howe, William E. Lescaze, (1930-31, 1936)
Un museo (Museum of Modern Art, New York), Lewis Mumford (1939)
Il museo di domani, William R. Valentiner (1944)
Museo per una piccola città, Ludwig Mies van der Rohe (1943)
La Galleria Moderna, Frank Lloyd Wright (1946)
Il Museo Solomon R. Guggenheim. Un esperimento nella terza dimensione, Frank Lloyd Wright (1958)
Progettare i musei, Walter Gropius (1946)
Il progetto del Whitney Museum, Marcel Breuer (1963)

Brani scelti di Le Corbusier, P. Belluschi, W.E. Lescaze, H. Verne, R. Huyghe, G.H. Rivière, L. Mumford, C. Collens, L.V. Coleman, H.-R. Hitchcock, P.L. Goodwin, A. Dorner, L. Bo Bardi, A.E. Reidy, P. Blake

Parte terza. Il dialogo con la storia
Problemi di museografia, Giulio C. Argan, (1955)
Carattere stilistico del Museo del Castello, Lodovico B. Belgiojoso, Enrico Peressutti, Ernesto N. Rogers (1956)
Funzioni e architettura del museo, Franco Albini (1958)
Volevo ritagliare l’azzurro del cielo, Carlo Scarpa (1976)
Lettera al direttore del museo, Philip C. Johnson (1960)
Aforismi sui musei, Louis I. Kahn (1962-72)

Brani scelti di G.C. Argan, L. Moretti, C. Marcenaro, F. Albini, G. Samonà, L. Magagnato, M. Brawne, V. Scully jr., P.C. Johnson, J. Bo, V. Wohlert, L. Glaeser, E.H. Gombrich, C.R. Smith, F. Oppenheimer, G.H. Rivière, M. Lehmbruck, P. Goldberger

Fonti delle illustrazioni
Bibliografia

Info:
Edizioni Lybra Immagine 2005, pgg. 260, Oltre 1000 immagini b/n, Formato 21,5 x 24
Isbn 88-8223-069-4; € 26,00.

 

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POSSAGNO (Tv). Il principe Henryk Lubomirsky come Amore.

Le celebrazioni per i 250 della nascita di Antonio Canova (1757 – 2007) offrono una occasione da non perdere.
La Gipsoteca ed il Museo Canova di Possagno, il paese tra Asolo e Bassano del Grappa, dove lo scultore è nato ed è sepolto, presentano, dal 29 luglio al primo novembre, per la prima volta in Italia, “Il Principe Henryk Lubomirski come Amore”, un capolavoro assoluto del maestro veneto ma anche e soprattutto un’opera che, sin dal suo comparire, è assurta ad oggetto di culto in tutta Europa.
La abbagliante bellezza del principino tredicenne, immortalata in marmo, a grandezza naturale, da Canova conquistò molti estimatori che si contesero, a peso d’oro, copie e calchi del meraviglioso nudo. La Regione del Veneto per celebrare questo artista ha promulgato una legge specifica costituendo un Comitato Regionale per le Celebrazioni, composto da eminenti personalità e studiosi del grande artista.
Canova aveva eseguito questo ritratto per volontà della bella principessa Elzbieta Lubomirski che, vedova, aveva eletto questo incantevole giovinetto, lontano parente del suo defunto marito, come sue inseparabile pupillo, portandolo con se in un lungo tour europeo e dandolo, qualche anno dopo, in sposo a una sua nipote.
Henryk Lubomirski fu, per Canova, un modello leggiadro quanto ritroso. L’artista, per la timidezza del ragazzo, riuscì a modellare dal vero solo il volto. Per il corpo nudo fece riferimento ad una statua antica. Il principino vi è raffigurato come il dio Eros, la mano sinistra tiene dolcemente l’arco d’amore appoggiato a terra, il busto mollemente piegato verso il vicino tronco d’albero, il braccio destro lungo i fianchi, la testa, dalla fluente e mossa capigliatura, rivolta a tre quarti sulla sua sinistra.
Una volta conclusa, l’effigie venne trasportata in Polonia e collocata nel castello Lubomirski a Łançut come in un santuario o in un tempio greco; sullo sfondo del marmo era appesa una stoffa cinese con la rappresentazione della Fenice a cui tutti gli uccelli rendono omaggio, proprio come tutti i visitatori del palazzo erano pronti a rendere omaggio alla bellezza di Henryk. Non appagata dal solo marmo, la bella Elzbieta chiese, e ottenne, dal Canova anche due calchi in gesso , del tutto uguali all’originale tranne che per la presenza nei due gessi della foglia di fico.
Fu subito passione per “Amore”: copie in marmo e gesso della meravigliosa rappresentazione di un giovane Amore vennero commissionate, a caro prezzo, da nobiluomini di diversi paesi, affascinati e conquistati dalla dolce bellezza del Principe Henryk. Ad essere sedotto da una così incomparabile perfezione fu anche il diciassettenne John, figlio del banchiere irlandese La Touche. Così repliche o gessi del Principino finirono in molte case del continente, dall’Irlanda, alla Russia, dalla Francia all’Inghilterra, alla Germania e, naturalmente, all’Italia. Un gesso è anche patrimonio della Gipsoteca Canoviana, oggi purtroppo acefalo per gli effetti del bombardamento che colpì la raccolta durante la Grande Guerra.
La magnifica opera, eccezionalmente concessa dalla Polonia, non sarà esposta all’interno della Gipsoteca ma nel Salone d’onore della attigua Casa del Canova, come se il riottoso Principino “dalle labbra tumidette” tornasse ad essere ospite di riguardo dello scultore.

La collocazione temporanea del prezioso marmo è accompagnata, in Gipsoteca, da un percorso tutto dedicato al tema dell’Amore: 30 opere qui esposte comporranno questo percorso. Si va da Adone incoronato da Venere, al gesso originale di Amore e Psiche stanti, alle tempere con gli Amorini, al dipinto di Cefalo e Procri, ai bozzetti in terracotta della Morte di Adone, di Amore e Psiche che si abbracciano, il dipinto di Venere e Amore.
Un percorso che è, insieme, celebrazione della Bellezza e dell’Amore.
Un percorso ancor più magico se fatto in notturna, magari cogliendo l’occasione delle “Visite alla tenue luce di Psiche” che, così come Canova era aduso fare con i suoi ospiti, daranno vita a marmi e gessi con la fioca, calda luce di antiche lanterne (info sul sito della Fondazione Canova: www.museocanova.it): chissà, forse una occasione per verificare se effettivamente la Gipsoteca, così come sembrerebbe indicare una indagine dell’Istituto italiano di psicologia analitica, abbia realmente titolo per l’essere indicata ai primi posti nell’elenco dei musei italiani che più stimolano un nuovo incontro d’amore.

Un ulteriore elemento sottolinea l’importanza dell’evento. In occasione dell’inaugurazione della mostra dedicata al Principe Henryk come Amore, verrà ufficialmente inaugurata l’Ala scarpiana della Gipsoteca, a conclusione dell’intervento di restauro durato alcuni anni. Il capolavoro del maggior architetto veneto del Novecento tornerà così ad accogliere, in modo adeguato, i capolavori del Canova.

Concerti, rappresentazioni teatrali, mostre, incontri di studio, pubblicazioni, emissioni filateliche completano il fitto programma delle Celebrazioni Canoviane, Celebrazioni di cui questa mostra rappresenta il momento più intenso ed atteso.

Info:
“Il Principe Henryk Lubomirski come Amore”. Possagno (Treviso), Gipsoteca e Casa del Canova, dal 29 luglio al primo novembre 2007.
Mostra organizzata nell’ambito delle Celebrazioni per i 250 anni dalla nascita di Antonio Canova, dalla Fondazione Canova ONLUS di Possagno.
Catalogo Silvana Editoriale a cura di Mario Guderzo. con interventi di Giancarlo Cunial, Gabriella Delfini, Mario Guderzo, Hugh Honour, Barbara Troynar, Wit Karol Wojtowicz, Stefano Zecchi e Paolo Mariuz e Massimiliano Pavan.
Orario: 9 – 19. Ingresso alla Mostra e al Museo: interi euro 7, ridotti euro 4.
tel. 0423.544323

 

 

Link: http://www.museocanova.it

Email: posta@museocanova.it