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ROMA. Chagall delle meraviglie.

‘Chagall delle meraviglie‘: questo il titolo scelto da Meret Meyer e Claudia Beltramo Ceppi Zevi, le due curatrici della grande mostra dedicata a Chagall al Vittoriano di Roma. Un titolo, preso in prestito dal teorico dadaista e surrealista Louis Argon, che è tutto un programma. Dipinti, disegni, gouaches, incisioni e sculture per un totale di circa 200 opere. Opere che in questi ampi spazi sembrano finestre spalancate. Finestre che quasi squarciano i muri del Vittoriano, come dei coloratissimi varchi che si affacciano (e che ti affacciano) su di un mondo, quello di Chagall, intriso di simboli, sogni, fantasie, mondi culturali e mondi vissuti, resi vivi e vivibili da una sfavillante inconfondibile tavolozza.
 Una retrospettiva molto ben curata questa e accessibile anche dal grande pubblico, che scava e approfondisce il legame inscindibile di Chagall con le forti culture con cui entra in contatto nella sua lunghissima vita.
 Attraverso un percorso che predilige la continuità tematica a quella temporale scaturiscono, dalle prime sale per esempio, le grandi influenze che hanno su di lui e sulla sua pittura alcune tipiche espressioni dell’arte russa, come le icone bizantine e i meno noti Lubok (tipiche vignette popolari), un confronto che nell’esposizione romana si rende visibile grazie alla presenza di alcuni interessanti esemplari.
 Due forme d’arte queste profondamente diverse tra loro perché l’una rappresentazione assoluta del trascendente, del divino, l’altra dell’estrema libertà dell’immaginario popolare russo, manifestato attraverso la raffigurazione di animali parlanti cavalcati da uomini, strane creature che spiccano il volo, innumerevoli figure, intrise di satira, al limite del grottesco. E poi ancora l’artigianato russo nelle sue molteplici forme e la stessa tragicità silenziosa eppure caotica al tempo stesso, del realismo russo, nelle “processioni” di Repin. Tutte sorgenti di idee, di immagini e di suggestioni ugualmente essenziali per lo sviluppo della poetica e del particolarissimo stile ‘Chagalliano’.
 Si prosegue poi, attraverso le numerose sale del Vittoriano, “incontrando” Vitebsk, la sua città, quella dove nasce e dove cresce, quella che compare di frequente sullo sfondo dei suoi quadri, come un anima vagante, ancestrale, avvolta da una coltre malinconica, a volte sfuocata, opaca, dove il ricordo di Chagall sembra ritornare, a tratti inconsapevolmente, mentre dipinge. Un ricordo sempre più lontano e che non rinnegherà mai, ma anzi inseguirà sempre più sovente, col passare del tempo, quasi a cercarvi un rifugio, alla ricerca forse di un riposo da quelle inquietudini e timori provocati dalla turbolenta storia di quegli anni.
 E ancora, nelle sue tele, Parigi, dove si trasferisce dal 1910 e dove entra in contatto con le opere e con alcuni dei più grandi esponenti delle avanguardie del novecento. Conosce l’arte di Van Gogh, di Gauguin, di Matisse. Attraverso Delaunay incontra il Cubismo di Picasso e Braque, subendone per un periodo di tempo l’influenza, non condividendone mai però la rigidità dello stile, troppo rigoroso e pieno di vincoli stilistici, per lui che sempre e sino alla fine difenderà una concezione di arte all’insegna dell’assoluta libertà a favore dell’emozione: “l’arte mi sembra essere soprattutto uno stato d’animo.” pronuncerà a Chicago in una conferenza del 1958.
 In quegli anni parigini, come un po’ in tutta la sua esistenza, Chagall, sempre e senza sosta, osservava e assimilava, mantenendo sempre l’assoluta libertà che lo contraddistingue, non aderendo mai a nessun preciso movimento artistico, ma coniugando, come afferma una delle curatrici: “la luce di Matisse con la forza plastica di Picasso”.
 Nessun vincolo, nessun compromesso, nessun ostacolo o manifesto come intralcio, Marc Chagall raggiunge così un linguaggio figurativo a se stante, cavalcando il carro alato dell’immaginazione, attingendo dal suo quotidiano, dalla sua terra, dalle sue origini, dal suo concreto, accendendo tutto con la magica “luce di Parigi”, in un’emozionante amalgama colorata che nessuno come lui nel secolo novecento riuscirà ad eguagliare.
 Tra gli altri movimenti artistici del suo tempo conobbe in seguito il Surrealismo, l’Espressionismo e il Costruttivismo. Evidente in alcune delle sue opere anche l’influenza fauve.
 Nel 1913 riesce ad esporre al Salon des Indépendant dove Apollinaire, divenuto nel frattempo suo caro amico, lo presenta a Herwarth Walden che organizzerà la prima personale di Chagall a Berlino nel 1914.
 Da quell’anno sino al 1923 torna in Russia a Vitebsk dove trascorre anni sereni, si sposa con Bella Rosenfeld, figlia di un ricco gioielliere, che comparirà in molte delle sue opere.
 Solo la Rivoluzione d’Ottobre turberà quegli anni, sino a quando, nel 1922, stanco della oppressiva e preoccupante propaganda leninista, si trasferisce a Berlino dove inizia un esilio che durerà un anno e che lo riporterà in seguito di nuovo a Parigi. In questo continuo e incessante peregrinare, divenendo quasi rappresentazione vivente dei suoi famosi “ebrei erranti”, Marc Chagall non rivedrà mai più la sua amata Vitebsk.
 In concomitanza con l’ascesa del nazismo dal 1933 sino al 1941, quando si trasferirà in America proprio il giorno in cui i tedeschi invadono il suo paese natale, si denota nella sua opera un violento incupirsi dei tratti. I legami con le sue origini giudaiche si rafforzano.  
 Inizia una serie numerosissima di dipinti, esposti nelle ultime sale della mostra, che sono in realtà profonde riflessioni sulla sofferenza del suo popolo. L’Olocausto segna pesantemente Chagall.
 In questi anni infatti trapelano dalle sue tele, le grandi problematiche legate alle sue origini ebraiche, la sofferenza di un intero popolo si riflette sulle sue opere. Aumentano i temi sacri tratti sia dal antico testamento, sia dal nuovo. Splendide a tal proposito le crocifissioni esposte dal ciclo “Resistenza, Resurrezione, Liberazione” che mostrano un Cristo sofferente avvolto dalle folle perseguitate del popolo ebraico.
 Amalgamando tutte queste molteplici esperienze, tutti queste piccole ma luminose gocce di vita, un impetuoso fiume in piena così ne scaturisce, un fiume colmo di figure immaginarie, di animali fantastici, di personaggi surreali, ma anche di riflessioni a tratti intime, familiari e a tratti universali, certo fiabesche, oniriche, ma sempre e comunque radicate, intrise con ciò che è la storia, ciò che è la concretezza della vita, ciò che è l’uomo.  
 Tutto il resto è una pura poesia di colori che continua a stupire e ad incantare ancora oggi.

Autore: Marco Montanari

Email: thefirstcircle@gmail.com

GIORNATE EUROPEE DEL PATRIMONIO – ANNO 2007.

Le grandi strade della cultura: un valore per l’Europa – sabato 29 e domenica 30 settembre 2007.
In occasione delle “Giornate Europee del Patrimonio” ingresso gratuito a Musei, Gallerie, Aree archeologiche, Monumenti, Biblioteche e Archivi statali.

In risposta alla necessità di far acquisire ai cittadini europei la consapevolezza di condividere un patrimonio comune, nel rispetto della diversità di ognuno, il Consiglio d’Europa, nel 1991, ha ufficialmente lanciato le Giornate Europee del Patrimonio (GEP), una iniziativa che, nel 1999, è diventata un’azione comune del Consiglio d’Europa e della Commissione Europea.
In tutta Europa, dunque, durante i fine settimana del mese di Settembre, e dagli ultimi due anni anche di Ottobre, per le Giornate Europee del Patrimonio si aprono gratuitamente le porte di monumenti e siti, alcuni dei quali abitualmente chiusi al pubblico, e si organizzano eventi culturali, permettendo ai cittadini di conoscere e godere del proprio patrimonio e di diventare parte attiva nella salvaguardia e nella valorizzazione di esso per le generazioni presenti e future. Nel 2006 tutti i 49 Stati firmatari della Convenzione Culturale Europea hanno preso parte attiva all’iniziativa, il numero dei visitatori in tutta Europa è stato di circa 20 milioni di persone e sono stati più di 30.000 i monumenti ed i siti aperti per l’occasione.

L’Italia partecipa alle Giornate dal 1995, e ogni anno dedica all’iniziativa l’ultimo sabato e domenica del mese di settembre. Da dodici anni, quindi, le Giornate sono diventate un evento sempre più atteso dal pubblico italiano, con un programma che si è andato arricchendo nel tempo e con esso il numero dei luoghi aperti e visitabili gratuitamente. All’iniziativa, infatti, non partecipano soltanto gli istituti culturali dello stato, ma anche altre istituzioni pubbliche come il Ministero degli Affari Esteri – con gli Istituti Italiani di Cultura all’estero – il Ministero dell’Istruzione, il Ministero dell’Università e della Ricerca, altri enti locali (Regioni, Province Autonome, Province, Comuni), organizzazioni private, associazioni: gran parte del mondo culturale italiano che pone il patrimonio al centro dei propri interessi.

Sotto l’egida della bandiera europea, quest’anno il 29 e il 30 settembre 2007 l’Italia partecipa con lo slogan “Le grandi strade della cultura: un valore per l’Europa” e, come negli anni precedenti, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali coordinerà tutte le iniziate che si svolgeranno nell’intero territorio nazionale.

Per la prima volta, inoltre le Giornate Europee del Patrimonio vedono, quest’anno, accanto al Ministero per i Beni e le Attività Culturali, due partner d’eccezione: il FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano e Autostrade per l’Italia, che con la scelta di oltre 200 beni monumentali di rilevante interesse, situati in prossimità della rete autostradale, contribuiranno ad accrescere l’offerta culturale.

L’intervento del FAI è particolarmente importante in quanto la Fondazione offre da sempre ad un pubblico vastissimo la possibilità di riscoprire – attraverso la storia, la cultura, l’arte e l’ambiente – i grandi valori nazionali che ci identificano come popolo.

La Società Autostrade per l’Italia, in prima linea nel promuovere il patrimonio culturale e ambientale del Paese, collabora fattivamente all’organizzazione e alla campagna di comunicazione dell’evento, con la divulgazione gratuita di materiale promozionale o informativo e la realizzazione di numerose iniziative volte ad una maggiore diffusione e coinvolgimento di pubblico alla manifestazione.

Autostrade per l’Italia, inoltre, insieme al FAI metterà a disposizione delle guide gratuite nei luoghi d’arte da loro scelti e proprio personale nelle principali aree di servizio della rete autostradale per garantire informazioni sulla iniziativa.

All’origine della scelta del tema “Le grandi strade della Cultura” si trova la necessità di spiegare ai cittadini italiani ed europei come la conoscenza del nostro patrimonio culturale nazionale possa diventare uno strumento efficace per avviare il dialogo interculturale, sia a livello europeo che internazionale. I nostri beni, infatti, sono, fin dalle origini, da un lato il risultato di un incontro di civiltà diverse e, dall’altro, ispiratori di saperi altrui. Le strade, dunque, che, attraversando l’Italia, ricca di tesori artistici, culturali e ambientali, la collegano all’Europa; le strade lungo le quali le peculiarità del nostro paese si fondano con le influenze che, da oltre duemila anni, provengono da altri paesi europei, dai paesi del Mediterraneo o da culture apparentemente distanti.

Per due giorni quindi l’Italia si trasformerà in un grande teatro aperto gratuitamente a tutti, dove centinaia di palcoscenici sparsi in ogni regione metteranno in scena la bellezza, la storia, la cultura: una festa che si traduce in molteplici modi: aperture di luoghi d’arte, presentazione di restauri e lavori in corso, percorsi naturalistici e storici, convegni di approfondimento, concerti, spettacoli, proiezioni cinematografiche, itinerari gastronomici, e soprattutto iniziative nell’ambito della didattica: è infatti fondamentale che fin da giovani si comprenda il legame profondo esistente tra patrimonio e identità culturale.

Quasi mille gli appuntamenti culturali in tutta Italia.
Tra quelli promossi direttamente dal MiBAC si segnalano: a L’Aquila, presso il Museo Nazionale, “Le Montagne Incantate di Michelangelo Antonioni”, retrospettiva pittorica in cui il Maestro raffigura, reinterpretandole secondo il suo stile, le montagne abruzzesi; a Reggio Calabria, nell’ambito delle celebrazioni organizzate in occasione del bicentenario della nascita dell’eroe dei due mondi, in programma la mostra “Garibaldi dal mare all’ Aspromonte” in cui saranno esposti documenti e cimeli che illustrano la spedizione dei Mille ed altri episodi della sua vita avventurosa; a Napoli si potrà visitare, in via straordinaria, il Laboratorio di Conservazione e Restauro del Museo Archeologico Nazionale, ed assistere alle attività in corso; a Ravenna, la magnifica Basilica di Sant’Apollinare in Classe apre le porte ai ragazzi che ne potranno scoprire la simbologia nascosta nelle sue architetture, mosaici e marmi; a Roma, la Sala dello Stenditoio del Complesso San Michele a Ripa Grande, per l’occasione, diventa l’insolito studio radiofonico delle popolari trasmissioni “Con parole mie”  e “In Europa” curate da Umberto Broccoli e Tiziana Di Simone. Un’occasione per segnalare progetti ed iniziative del MiBAC in ambito europeo. Sempre nel Lazio, con l’intento di promuovere il progetto di recupero e valorizzazione dei percorsi sotterranei di Villa Adriana il convegno “Percorsi sotterranei a Villa Adriana”; in Liguria riapre al pubblico lo splendido Appartamento del Duca degli Abruzzi nel Palazzo Reale di Genova; e ancora a Firenze, apertura straordinaria del quattrocentesco Palazzo Lenzi, il “Palazzo degli Enigmi”, sede dell’Istituto Francese che festeggia nel 2007 il suo centenario.

Tra le aperture patrocinate da FAI e Autostrade per l’Italia da segnalare invece: il Cappellone di San Nicola a Tolentino (Macerata), famoso per la sua decorazione pittorica, una delle più estese e meglio conservate tra quelle pervenute dei primi anni del Trecento; la Collegiata di Castiglione Olona (Varese), con gli affreschi di Masolino da Panicate; il Mulino Pestasassi a Nove, in provincia di Vicenza, di eccezionale interesse sul piano dell’archeologia industriale,  testimonianza per la storia della manifattura ceramica. Una particolare attenzione sarà dedicata alle testimonianze più importanti del XX° secolo con le aperture della Chiesa di San Giovanni Battista di Michelucci (più conosciuta come Chiesa dell’Autostrada) a Firenze, Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa a Milano caratterizzata dai neon dell’artista minimalista Dan Flavin e la Chiesa Dives in Misericordia a Roma, opera di Richard Meier.

Fonte:MiBAC – Ministero per i Beni e le Attività Culturali

G.E.P. – Nascerai artista da Terni a Madrid.

L’Accademia di Belle Arti di Terni ha ideato, in collaborazione con l’Academia Taller de Prado di Madrid, un nuovo Progetto europeo per valorizzare le singole realtà, il patrimonio culturale, le tradizioni, espressione di identità territoriale.
Queste singole identità collegandosi tra di loro, riscoprono la ricca trama di legami storico-culturali che unisce l’intera Europa. L’evento ‘Nascerai artista da Terni a Madrid‘ si inserisce nel contesto delle ‘Giornate Europee del Patrimonio 2007’ organizzate dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali per i prossimi 29 e 30 Settembre. Lo slogan di quest’anno è ‘Cultura e patrimonio: una strada verso l’Europa’.
L’obiettivo di questo importante e prestigioso appuntamento è quello di incentivare e rafforzare il dialogo e lo scambio in ambito culturale tra i Paesi europei valorizzando i contenuti della cultura e del patrimonio.

Partendo da questo concetto, l’Accademia di Belle Arti di Terni e quella di Madrid intendono riscoprire, sulla base delle rispettive percezioni culturali, le radici secolari dei vincoli esistenti tra Spagna e Italia.
L’eccezionale similitudine dei rispettivi metodi didattici e, addirittura la somiglianza della struttura scolastica, hanno generato un’insolita curiosità che ha portato i due Direttori delle Accademie, il maestro Igor Borozan e il dott. Francisco Molina Montero, ad intraprendere con entusiasmo questo percorso alla scoperta di un linguaggio comune, fluido, eclettico.
‘Nascerai artista da Terni a Madrid’, non è una partita nè tantomeno una gara, anzi, è l’incontro straordinario di un gruppo di artisti lontani e ‘vicini’, dal cuore dell’Italia al cuore della Spagna e non soltanto per posizione geografica, che vede le due realtà situate proprio al centro dei due Paesi.
Ci piace pensare che si è aperta una nuova via tra la nostra città ombra e una capitale, quale Madrid, due realtà sicuramente diverse. ‘Via est vita’ usavano dire i Latini, ossia la strada è la vita.

‘Nascerai artista da Terni a Madrid’ sarà infatti un sito concepito come una vera e propria strada, una realtà multietnica di uomini in viaggio, un’ imponente esposizione virtuale di opere di artisti italiani, spagnoli e non solo. Un dialogo interculturale tra professionisti che si incontrano e si confrontano sul piano artistico scambiando e riscoprendo affinità, diversità. L’arte diventa, in tal modo, il più importante veicolo per diffondere la conoscenza: un ponte tra individualità, universalità, tra passato e futuro.
La mostra sarà visibile a partire dal prossimo 29 Settembre sui siti www.italianartschool.it e www.academia.tellerdelprado.com.

Il viaggio continua…

 

Info:

ACCADEMIA DI BELLE ARTI-INTERNATIONAL ART SCHOOL
Corso Tacito n.20 – Terni – Tel 0744 431918.

Link: HTTP://www.italianartschool.it

Email: info@italianartschool.it

MILANO: La collezione permanente “Fondazione ArnaldoPomodoro”.

Esposti 120 tra dipinti, sculture e disegni: da una parte, opere di Arnaldo Pomodoro, dall’altra, lavori di altri artisti provenienti dalla sua collezione personale. Entrambi i nuclei costituiranno la raccolta permanente della Fondazione.
Previsti laboratori e proposte didattiche differenziate per bambini, adolescenti, adulti, insegnanti, operatori culturali, famiglie.

Il progetto espositivo autunnale della Fondazione Arnaldo Pomodoro  racconterà una storia che è strettamente legata al suo fondatore, Arnaldo Pomodoro.
Dal 29 settembre 2007 al 9 marzo 2008, infatti, negli spazi di via Solari verranno esposte 120 tra sculture, pitture, disegni, in parte opere di Arnaldo Pomodoro, in parte lavori di altri artisti che appartengono alla sua raccolta.
Questi due nuclei faranno parte della collezione permanente della Fondazione Arnaldo Pomodoro e rappresenteranno il cuore della mostra LA FONDAZIONE ARNALDO POMODORO. La collezione permanente, a cura di Angela Vettese e Giorgio Verzotti, che li rivelerà al pubblico, per la prima volta.

Il percorso espositivo si svilupperà documentando le due anime della collezione. La sezione dedicata alle opere di Arnaldo Pomodoro avrà la funzione di condurre il visitatore lungo l’evoluzione stilistica dell’opera del maestro, che qui viene testimoniata in tutti i suoi passaggi più significativi: dal periodo delle prime suggestioni che gli provenivano dalla conoscenza con Lucio Fontana, alla lettura di Picasso, Paul Klee, Alberto Giacometti, Constantin Brancusi; dalla musica di Igor Stravinskij; dalla poesia beat, da Gregory Corso ad Allen Ginsberg e Frank o’ Hara. Oltre alla scultura, dunque, si apre tra il 1949 e gli anni Sessanta un ventaglio di influenze alimentato dai frequenti viaggi negli Stati Uniti, dove l’artista ottiene anche prestigiose cattedre di insegnamento e attenzioni critiche di rilievo come quella di  Sam Hunter.
La mostra si aprirà con le prime superfici graffiate, figlie di una sensibilità informale e pittorica, che lo condussero fino alla sua prima Biennale di Venezia (1956); proseguirà con gli anni in cui Pomodoro affrontò il volume geometrico e il suo disporsi a tutto tondo, complici anche la colonna realizzata per la mostra di Spoleto (1962) e l’invito alla Biennale del 1964 dove vinse il premio per la Scultura.   
Si passerà, quindi, al suo tipico linguaggio plastico, con i volumi erosi da una carie interna eppure ancora testimoni di una pienezza passata, con ritmi sincopati della forma e mutamenti improvvisi nel trattamento della luce.
Le opere saranno divise in sezioni: quelle fondanti degli esordi, anzitutto; i bozzetti più rappresentativi di quelle commissionate nel mondo, per sedi quali il Palazzo dell’Onu a New York, le università, le ambasciate, gli ospedali. Tutti questi grandi bozzetti saranno accompagnati da immagini ferme o in movimento che le ritraggono nel loro contesto attuale.
Infine sarà presente una sezione di progetti di opere non realizzate, con una presentazione di ciò che sarebbe dovuto essere il cimitero di Urbino.

Il percorso si completa documentando in modo molto ampio gli interessi, gli scambi e le corrispondenze culturali vissuti da Arnaldo Pomodoro e condivisi con alcuni dei protagonisti internazionali delle arti visive, dal secondo dopoguerra ad oggi.
Le opere spazieranno dall’Informale, l’epoca in cui lo stesso Pomodoro esordiva, toccando le principali vicende delle neo-avanguardie, fino a giungere alle ultime tendenze, specie quelle italiane.
I primi contatti, e i primi scambi con i colleghi, avvengono per condivisione di poetica: Pomodoro frequenta Lucio Fontana e l’ambiente milanese della fine degli anni Cinquanta, Enrico Baj, Sergio Dangelo, Piero Dorazio, Tancredi, i gruppi che allora rappresentavano l’avanguardia più avanzata, Gastone Novelli e altri. Lavora però presto all’estero, entrando in contatto con Georges Mathieu e poi, negli Stati Uniti, con protagonisti come Louise Nevelson, Sam Francis, Mark Di Suvero, David Smith.
Gli anni Sessanta e Settanta, quelli delle ricerche più sperimentali, se da un lato portano a maturazione il linguaggio scultoreo specifico dell’artista, lo vedono dall’altro interloquire con colleghi anche molto diversi per orientamento: Schifano, Angeli, Paolini, Boetti, Kounellis, la “pittura analitica” di Aricò e Morales, le ricerche scritturali di Isgrò, la scultura di Pardi e Mattiacci.
Le nuove declinazioni della scultura, venendo agli anni più recenti, sono esemplificate dalle opere di Paladino, Maraniello, Nunzio e altri, tutti tesi alla realizzazione di lavori tridimensionali con estrema libertà inventiva nella scelta dei materiali, come nella collocazione dell’opera nello spazio.
La collezione non si esaurisce però con i contemporanei; Pomodoro, infatti, non ha esitato a collezionare anche le opere di coloro che considerava maestri e di colleghi contemporanei; ecco dunque le sculture di Arturo Martini, Ettore Colla, Mirko Basaldella, in uno sguardo retrospettivo che giunge fino a Man Ray, ai disegni di Léger, di Miró, di Licini, ai collages di Hans Richter.
Durante tutto il periodo di apertura, sarà possibile usufruire di laboratori didattici differenziati.
Le proposte educative della Fondazione, a cura di Franca Zuccoli, sono rivolte ai bambini, agli adolescenti, agli adulti, agli insegnanti e operatori culturali, alle famiglie, e sono sempre legate ai temi, alle tecniche e agli stimoli suggeriti dalla stessa esposizione.


Info:
Milano, Fondazione Arnaldo Pomodoro, via Andrea Solari, 35
dal 29 settembre 2007 al 9 marzo 2008
Orari: mercoledì domenica 11.18 (ultimo ingresso h. 17); giovedì h. 11-22 (ultimo ingresso h. 21). Ingresso: 7/4 € . Catalogo Skira.
tel. 02 89075394/95.

Link: http://www.fondazionearnaldopomodoro.it

Email: press@fondazionearnaldopomodoro.it

VENEZIA. Open Ring dipinti di Nina Maric.

La pittrice Nina Maric è nata a Belgrado nel 1960 dove nel 1986 ha conseguito il Master presso l’Accademia di Belle Arti. Vive e lavora a New York.
Nel tocco violento dei suoi dipinti, Nina Maric,  esprime il suo sentirsi persa e fuori posto in questo mondo e l’impossibilità di costruire ponti e strade che possano porre fine all’esilio imposto alla sua persona ormai frammentata.
I lavori della Maric parlano di assenza dalla sua terra natale e di una fondamentale parte di se stessa, sono sogni pittorici gravidi di ansietà esistenziale, come ella stessa riconosce.


The painter Nina Maric was born in Belgrado in 1960 where she graduated in 1986 at the Art Accademy. She lives and works in New York.

In the violent touch of  her paintings, Nina Maric expresses her sensation of be lost and outside in this world and the impossibility to build bridges and streets that can stop the exile of her fragmented person.
Maric’s works tolk about be without homeland and a foundamental part of her self, they are paintig dreams pregnant of an existentially anxiety, as she explain.

Info:
Magazzini del Sale, 30 Agosto – 28 Ottobre
Aperto: martedì, mercoledì, giovedì, venerdì, sabato, domenica. Chiuso: lunedì.

Organizzazione: Ikona Gallery: Campo del Ghetto Nuovo, Canareggio 2909, 30121 Venezia
Tel e Fax: +39 041 5289387
 

Link: http://www.ikonavenezia.com

Email: ikonavenezia@ikonavenezia.com