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Andrea PERIN. COSE DA MUSEO – avvertenze per il visitatore curioso.

Chi non è stato almeno una volta in un museo, questa autorevole istituzione dove si viene a contatto con i valori universali dell’arte e della cultura?
Alcuni lo vivono come un luogo imperdibile della propria formazione culturale e civica, altri (i più) come un dovere noioso da risolvere in fretta. Eppure questa percezione sta cambiando rapidamente. Basti una cifra per rendersene conto: in trent’anni gli Uffizi di Firenze sono passati da 50.000 a 1.500.000 visitatori. Un dato sorprendente che segnala come questa prestigiosa, e un po’ polverosa, istituzione non sia più il tempio laico della cultura alta, ma rientri a pieno titolo nel circuito consolidato  del tempo libero e del consumo di massa.
In un percorso che accompagna il visitatore lungo i vari livelli che compongono il museo, dalla biglietteria alla contemplazione dell’opera d’arte, il volume soddisfa, con competenza e arguzia, le curiosità dei visitatori più avvertiti, quelli che non si fermano davanti all’opera esposta ma vogliono sapere cosa c’è dietro: perché quell’oggetto entra nel museo e un altro no? che uso viene fatto dei soldi del biglietto? i musei definiscono o mistificano i concetti di autenticità e bellezza? L’obiettivo è quello di scomporre l’istituzione museo e metterne a nudo i meccanismi di funzionamento, invitando il visitatore a non accontentarsi della semplice emozione visiva ma a guardare dietro la cornice, per una visita più smaliziata e meno noiosa.

Indice:
Introduzione: I. In cerca del capolavoro; II. Soli o accompagnati; III. L’ingresso; IV. Il biglietto;
Il bookshop – Intervista a Laura Bassi: V. Vietato toccare
Il custode museale – Intervista a Fabio Pasi: VI. Di fronte all’opera; VII. Dietro all’opera; VIII. Acquisti, donazioni e saccheggi; IX. Cosa mi rappresenta?
La guida – Intervista a Mileto Benvenuti: X. Il linguaggio dell’allestimento; XI. Lo spazio invisibile;
Il boom delle mostre: XII. Divagazioni finali
Appendice – Cinema e altro – Riferimenti bibliografici 
 
L’Autore: Andrea Perin, architetto museografo, vive a Milano. Per mestiere cura l’allestimento di mostre e musei di archeologia, arte e antropologia. Per passione si occupa di tradizioni alimentari, soprattutto quelle lontane nel tempo.

Info:
Casa Editrice ‘elèuthera’ via Rovetta 27 Milano www.eleuthera.it
Milano 2007, 136 pp., € 12,00   –   ISBN 9788889490334 

ROMA. Città aperta ai «writer». Nessun controllo tanti costi.

Una capitale a misura di writer. Tranne qualche telecamera, nessuno controlla, nessuno reprime. Ma ripulire le scritte costa.
All’Atac circa 5-6 milioni di euro all’anno. L’Ufficio decoro urbano del Comune, dal canto suo, ha speso nel solo 2006 oltre 2 milioni: «Se dovessimo cancellare tutte le scritte, occorrerebbero 100 milioni», calcola il direttore Mario Schina. Ma sarebbe pure inutile, i muri bianchi attirerebbero come il miele le mosche. I vandali degli anni Duemila a Roma agiscono impunemente, alcuni hanno perfino le chiavi delle stazioni della metro.
Fioriscono gare fra bande. Sorgono siti internet dedicati e protetti da password. Dentro c’è chi scrive di «orgasmo con i vagoni della metro», di «voglia irrefrenabile di bombare tutti i bus della città per far girare il nome». C’è chi afferma: «Quei vagoni sono miei». E ancora: «Vagoni e bus sono i nostri giocattoli preferiti».
Un fenomeno di costume inquietante, che nulla ha a che spartire con le scritte sui muri delle scuole. Le bande, crew nel gergo, spesso si riuniscono in casali abbandonati. Danno vita a rave a base di alcol e cocaina,
E il Comune? Nessun problema. I «giovani artisti» hanno buoni amici nella sinistra capitolina. E le reazioni consistono di fatto solo nel ripulire.
È cronaca. Ad agosto 2002 i writer si introducono furtivamente nel deposito di Portonaccio e danneggiano 56 bus, alcuni dei quali nuovi di zecca. Danni per 25mila euro. Il presidente dell’Atac Calamante, oltre che pagare, si limita a proporre 10 borse di studio agli studenti sul tema del rispetto dei mezzi pubblici.
Nel marzo 2003 il sindaco Veltroni annuncia contro i writer l’uso di vernici anti-spray sui muri: «Si comincerà dal centro e da Testaccio, ogni anno spenderemo 1 milione».
A maggio 2004 è la volta di Prati, 400mila euro per pulire il rione. Il sindaco fa appello al senso civico.
A maggio 2006 i graffiti sbarcano, però, alla stazione Nuovo Salario: facciate e banchine si ricoprono di tag e murales, con il beneplacito della Rete ferroviaria italiana.
A febbraio 2007 i carabinieri pizzicano una banda di 21 giovani fra i 15 e i 20 anni, che aveva preso di mira i monumenti della città. Ma il mini-sindaco del X, Sandro Medici (Rifondazione), li difende: «La loro è solo voglia di comunicare. Nessuno deve criminalizzare i writer, sono fra i protagonisti dell’arte contemporanea».
A maggio il Comune alza bandiera bianca. L’ufficio decoro urbano e i writer concordano il programma Magistra Artis: 19 spazi, uno per Municipio, riservati ai graffitari. Muri grandi. Tesserini individuali.
A giugno si comincia con via del Casaletto all’altezza del capolinea del tram 8. Sconcerto fra i passanti. Il capogruppo di An al XVI municipio, Fabrizio Santori, presenta un’interrogazione per conoscere gli importi stanziati per l’iniziativa: «Proprio all’indomani della firma del Patto sulla Sicurezza tra il sindaco Veltroni e il ministro Amato, che stabilisce fra l’altro pene più severe per i writer, l’assessorato alle Politiche Giovanili promuove e finanzia iniziative del genere. È una contraddizione clamorosa». All’interrogazione nessuna risposta.
A luglio i writer coprono di geroglifici colorati un lungo tratto delle mura Aureliane a Porta Maggiore. «Le testimonianze romane dopo avere resistito alle invasioni barbariche, e dopo essere state proprio di recente restaurate, devono ora soccombere ai vandali del XXI secolo – lamenta il Cesmot -. Occorre più controllo da parte della polizia municipale». L’appello cade nel vuoto.
Pochi giorni fa a Trastevere l’Ufficio decoro urbano impiega due giorni a pulire ben 1.500 metri quadri di scritte fra vicolo del Cinque e piazza San Cosimato. Neppure 24 ore dopo nei vicoli del rione già le bombolette spray fanno la loro ricomparsa. I commando dei graffitari devono solo badare a una cosa: a sfuggire ai trasteverini inferociti armati di bastone.

Autore: Marcello Maggio

Fonte:Il Giornale

SABBIONETA (Mn). Identità e Umanesimo.

Sabbioneta, Città rinascimentale e “ideale” per eccellenza, rinnova  tradizioni culturali con un progetto mirato all’Arte Contemporanea.
Nell’ambito di un programma articolato e pluriennale, intitolato “dall’Ideale all’Arte Contemporanea”, in Palazzo Ducale, nei mesi di settembre – ottobre 2007, viene allestita la mostra “Identità e Umanesimo”.
Due concetti fondamentali, sia nella storia di Sabbioneta, sia nella personalità degli artisti invitati.
Le radici culturali di Sabbioneta si riappropriano di iniziativa e proposta animando un palcoscenico dedicato all’attualità artistica.
Ventitre autori, pittori e scultori, sono chiamati ad accendere un dibattito vivace e di intensità corale nei singoli caratteri espressivi.
La mostra tende ad evidenziare, attraverso la pluralità di linguaggio, di tecnica e di uso strumentale dei materiali, la costante e forte presenza di mondo poetico e identità intellettuale.
L’evoluzione linguistica dell’arte contemporanea viene scandita e messa in luce mediante paralleli e affinità, differenze e contrasti, singoli caratteri che concorrono, in analogia di rigore e coerenza, ad animare la ricchezza espressiva del territorio culturale nell’attualità.
A cura di Claudio Rizzi, la mostra si fonda su autori appartenenti alle generazioni “di mezzo”, focalizzando l’attenzione su valori espressivi ampiamente consolidati e ancora in divenire.
Gli artisti invitati sono stati rigorosamente prescelti in funzione di consequenzialità dialettica nella visione corale della mostra e in base alle caratteristiche doti di possesso di un proprio territorio poetico, di evidenti radici di identità, di personalità espressiva maturata anche in peculiarità tecnica.
Artisti in grado di animare una dinamica collettiva di dialogo e documentazione dell’attualità espressiva pur muovendo singolarmente da ottica e prospettiva assolutamente personali, autorevoli nell’interpretare con chiara evidenza, attraverso temi, sentimenti e linguaggi, l’umanesimo che contraddistingue l’arte e che auspicabilmente può riproporre argine e limite all’effimero, al vacuo, al tripudio venale del transitorio.
L’arco dialettico proposto in palcoscenico, pur estendendosi in dinamica di pluralità, verte dalla suggestione postinformale all’astrazione di sintesi evocativa, determinata anche dall’adozione di materiali recuperati a nuova dignità.
Gli artisti chiamati alla ribalta sono Sergio Alberti, Vincenzo Balena, Claudio Borghi, Brunivo  Buttarelli, Francesco Dalmaschio, Giovanna Fra, Grazia Gabbini, Enzo Maio, Antonio Marchetti Lamera, Max Marra, Franco Marrocco, Maria Molteni, Ayako Nakamiya, Daniela Nenciulescu, Antonio Pedretti, Antonio Pizzolante, Giovanni Sala, Alessandro Savelli, Tetsuro Shimizu, Stefano Soddu, Elena Strada, Pierantonio Verga e Giorgio Vicentini.
L’esposizione ospiterà più di cento opere, collocate in allestimento di dialogo e interazione, a favore di rimandi e rapporti non solo ideali ma tesi a evidenziare confluenze tematiche e sintassi poetiche.
La mostra nasce con promozione del Comune di Sabbioneta, Patrocinio di Regione Lombardia e Provincia di Mantova, si realizza con coordinamento di Ad Acta Associazione Culturale con il fondamentale sostegno di Padania Alimenti S.R.L.
L’inaugurazione si terrà il giorno 1 settembre 2007 con presentazione nel Teatro All’ Antica di Sabbioneta, ove, nell’arco espositivo della mostra, sino al 21 ottobre, verranno programmate alcune serate d’incontro e dialogo pubblico.
Un volume appositamente edito, dotato di completa illustrazione iconografica oltre a apparati biografici e critici, accompagnerà la mostra testimoniandone intenti e contenuti.

Info: 
dal 1 settembre al 21 ottobre 2007, Palazzo Ducale, ore 9,30-12,30 e 15-18, lunedì chiuso.
ufficio eventi culturali tel: 0375/52599

Email: a.ghizzardi@comune.sabbioneta.mn.it

BERTINORO (Fo). Volontari nei beni culturali e nei musei: promuovere una cittadinanza attiva.

IL Tema: Il patrimonio culturale europeo rappresenta la testimonianza materiale del nostro passato, della nostra storia e dei cambiamenti delle nostre società nel corso dei secoli.
La conservazione e la valorizzazione dei beni culturali, però, richiede maggiori finanziamenti e sforzi di quelli che il settore pubblico può offrire. In alcuni paesi europei più che in altri, le attività sono condivise in misura uguale tra il settore pubblico e privato; per esempio la c.d. “civic society”, generalmente basata sul volontariato, assicura che luoghi, monumenti, siti ed oggetti di interesse storico e culturale siano preservati, o piuttosto incrementati per le generazioni future.
Ciò di cui il workshop EMF si occuperà, non è generosità verso i musei in termini di donazioni, ma la donazione di una risorsa ugualmente preziosa che ogni giorno viene offerta da migliaia di donne e di uomini che fanno una scelta, libera, su come utilizzare o dare il proprio tempo.

Obiettivi: Il corso affronta il volontariato sotto due aspetti: l’importante contributo che i volontari possono offrire per il funzionamento dei musei, degli enti e delle attrazioni culturali, ed anche l’effetto significativo che tale attività volontaria può avere sulle persone coinvolte in termini di crescita personale e professionale.
Obiettivo del corso è anche quello di condividere esperienze ed idee su come coinvolgere, motivare e gestire i volontari nel settore dei beni culturali, e su come impostare programmi di sviluppo e di formazione di cui i volontari stessi possano beneficiare per la propria crescita personale e professionale.

Preparazione: Il corso è indirizzato a coloro che coordinano attività di volontariato e ai responsabili di Musei ed enti che operano nel settore dei beni culturali.
L’opportunità di apprendimento offerta in questa situazione, sia per il volontario che per l’ente, dovrebbe così essere sfruttata al meglio.
Inoltre, il ruolo di coloro di che coordinano attività di volontariato all’interno o per conto dell’ente ospitante è cruciale per il raggiungimento del miglior rapporto possibile tra le finalità degli enti e le aspettative dei volontari.
I partecipanti si prepareranno per questo corso leggendo una letteratura specifica indicata dagli organizzatori del corso, raccogliendo materiale relativo all’argomento nel proprio paese e selezionando “case studies” che evidenziano buone pratiche, che saranno presentati e discussi durante il seminario.
Per facilitare la coesione e lo sviluppo un’identità di gruppo, i partecipanti si scambieranno, inoltre, i “proformas” forniti dagli organizzatori prima dell’inizio del corso, descrivendo l’ente di appartenenza, il ruolo e la posizione ricoperti, l’esperienza maturata sul tema specifico e le proprie aspettative per quanto riguarda il corso di formazione.

Metodologia: Il corso avrà un alto livello di interazione con elevata partecipazione attiva, in modo da favorire l’apprendimento sia dagli altri partecipanti oltre che dai docenti.
Alcuni testi chiave introdurranno un determinato argomento e saranno seguiti da una discussione di gruppo, basata sull’apprendimento reciproco e lo scambio di esperienze, nel corso della quale saranno esaminate buone pratiche relative a diverse forme di volontariato.
I gruppi di discussione produrranno dei brevi report scritti e/o linee guida per buone pratiche, che saranno presentate all’intero gruppo durante l’ultimo giorno e rese disponibili attraverso il sito web degli organizzatori, al termine del corso.

Follow up: I partecipanti saranno incoraggiati a sviluppare idee per ulteriori scambi professionali dopo la fine del corso.
I siti web degli enti organizzatori ospiteranno un forum permanente di discussione sugli argomenti trattati dal corso, fornendo ai partecipanti la possibilità di rimanere in contatto e continuare a lavorare e scambiarsi idee ed esperienze anche a distanza.
Un report finale, che conterrà i paper introduttivi e le presentazioni, così come le conclusioni dei gruppi, sarà predisposti per ulteriore divulgazione e per essere sottoposto al Council of Europe.

Programma: Il corso sarà tenuto in lingua inglese.
 – Mercoledì 17 ottobre. Arrivo e buffet di benvenuto. Nel tardo pomeriggio: Introduzione al tema generale del workshop. Discussione sugli obiettivi e i risultati attesi.

 – Giovedì 18 ottobre. Presentazioni: Chi sono i volontari nel settore culturale? Quali sono le loro motivazioni ed aspettative? Come può la loro attività essere integrata e come possono essere impiegati al meglio? Suddivisione in gruppi per lavorare su questi temi.

 – Venerdì 19 ottobre. Presentazione: Quale formazione dovrebbe essere sviluppata per i volontari? Come può il loro coinvolgimento nelle istituzioni culturali favorire la crescita personale e professionale e sviluppare una cittadinanza attiva? Come si valuta il successo dei programmi di volontariato e si identificano le buone pratiche? Suddivisione in gruppi per lavorare su questi temi.

 – Sabato 20 ottobre. Elaborazione delle conclusioni di ogni gruppo, discussione e progettazione del documento definitivo che contiene le indicazioni per una buona pratica a livello europeo. Discussione e conclusioni, presentazione del documento definitivo. Valutazione dei risultati attesi, organizzazione degli strumenti per proseguire le attività di condivisione e scambio a distanza.

 – Domenica 21 ottobre. Consegna dei certificati e partenza dei partecipanti.

Info:

Bertinoro (FO)

Calendario: dal 17/10/07 al 21/10/07 

Email: alessandro.andreini@regione.toscana.it

LIVORNO. Jannis Kounellis – Michele Zaza.

La mostra di Jannis Kounellis e Michele Zaza prosegue negli spazi della Chiesa del Luogo Pio fino al 31 di Agosto in  collaborazione con il Comune e la Provincia di Livorno, organizzata dall’Associazione Culturale React (Ricerca Esperienze Arte Contemporanea) prevede la realizzazione di due importanti installazioni pensate e realizzate in conformità con il luogo espositivo.
In collaborazione tra loro, gli artisti entreranno in dialogo con la struttura barocca della chiesa per restituire una nuova dimensione sacra e segreta, misteriosa ed ‘autentica’. Un dialogo unico, in due atti. Con questo evento React prosegue il monitoraggio delle potenzialità culturali del proprio territorio iniziata nel 2001 attraverso l’organizzazione di mostre, workshop ed eventi culturali e il coinvolgimento di un pubblico sempre più vasto.

Kounellis apre una sorta di epos del visto e del vissuto. Inizia la sua ricerca creando una scrittura monocroma alfanumerica, fatta di frammenti linguistici tratti dal quotidiano, dove si evidenzia l’impegno politico sul reale, di contro a possibili interpretazioni concettuali.
Kounellis sceglie di stare ‘dentro’ il linguaggio nella sua peculiare dialettica tra pubblico e privato, allontanandosi, così, sia dall’impersonalità di matrice minimal, che dai ‘flussi di coscienza’ dell’informale segnico. Nel 1967 esordisce con l’utilizzo di materiali naturali, in netta rottura con la tradizione iconica. Qui assistiamo all’esplosione della struttura vitale, al passaggio dal segno linguistico al gesto concreto. Alla forma riprodotta sul supporto si sostituisce l’azione e l’esperienza che fanno della sua arte un percorso vissuto e corale. La sensorialità e la tattilità diventano il segno di una coscienza critica dell’esserci come mittenti e destinatari dell’arte.
L’artista presenta il vero così com’è, non elabora l’oggetto, ma lo rende fenomeno. E’ la vita che si fa opera d’arte con tutte le sue possibili evoluzioni. La materia visionaria, i comportamenti, gli odori, il peso, il nero profondo non prevedibile ma meravigliante, sono l’essenza del lavoro di Kounellis. Scritte, segnali, oggetti quotidiani come sacchi, letti o indumenti, elementi naturali come caffé, carbone o cotone sono fisicamente presentati nello spazio espositivo, elementi ricorrenti che sono sia l’eco di un uso autobiografico sia il simbolo di una condizione, di una visione mobile fra culture differenti, immersa in un quotidiano carico di ricordi di altri tempi e luoghi. Una treccia di capelli, un uovo o un pappagallo appollaiato su un trespolo, invece di alludere al soggetto rappresentato, portano in primo piano la loro stessa presenza reale, tangibile. L’energia del fuoco e degli animali, del carbone e delle strutture in ferro, tocca una condizione antica e leggendaria. La ‘voracità poetica’ di Kounellis traspare in una carica simpatetica che unisce contingente ad effimero, mito e vita. L’attacco al pubblico è aggressivo e diretto, mira alla coscienza sensoriale, trasporta inquietudine.
 
Di Michele Zaza, il pensatore di immagini come ama definirsi lui stesso, nato a Molfetta nel 1948, vicino a Bari, conosciamo innanzitutto, negli anni 70, le opere che convocano, restituiscono e esplorano ‘la scena primitiva’. La madre, il padre, i figli e qualche oggetto o semplice materiale con valenza simbolica, appaiono in questo racconto, arcaico e attuale, che tesse i legami, i luoghi, le situazioni in seno ad una famiglia e ad una città del Sud. Gli scatti, a illuminazione regolata, realizzati in bianco e nero, poi a colori a partire dagli anni 1974/1975, con l’aiuto di un fotografo, si traducono in un teatro da camera a volte banale e sottile, sempre indicibile e intelligibile , dove appaiono l’artista stesso e i suoi genitori, il viso spesso colorato in bianco, nero o blu, presi in un tempo veramente singolare, dal ritmo lento, accordato alle attitudini ieratiche.
Andando più in là possiamo affermare che, attraverso l’estraneità, la densità, l’oscurità stessa , della domanda che ricorre sul sé e l’alterità, sull’intimo e il sociale, sul corporale e lo spirituale , l’artista riprende il mito (nel senso antico del termine, poiché qui non si tratta di quella che chiamiamo   ‘mitologia personale’) quale evocazione delle strutture e articolazioni primordiali della creazione e dell’esistenza.
Cranio rasato come gli scribi egiziani, la pelle nuda, qua e là pittura azzurra , verde o bianca profilo, incorniciando come un   telamone gli elementi di un polittico, o di faccia il viso nascosto sotto le mani o ritirato dietro i palmi vestiti , come un orante, Michele Zaza, e i suoi parenti, lascia certo parlare, la gravità che persiste in tutto l’essere umano, ma simultaneamente rinvia   a quell’altra parte, interiore, enigmatica, che è in divenire come un paesaggio aperto. (estratti da ‘Michele Zaza-Vita nuova’ di Rainer Michael Mason).
Briciole di pane e stelle, fiocchi e un blu di cielo e spazio metafisico. Non più la radice, la memoria, il legame, ma l’altro possibile in termini di proiezione interiore, lo spazio e il tempo dell’intimità singolarissima insieme raziocinante e sognante. Non più il divincolarsi dalla prigionia della storia, ma il proiettarsi poetico nell’universo dei possibili, in un cosmo privato in cui il corpo totem entra in dialogo con i propri feticci.
 
Jannis Kounellis, nato nel 1936 al Pireo, in Grecia, nel 1956 si trasferisce a Roma dove frequenta l’Accademia di Belle Arti. Vive e lavora a Roma. È uno dei fondatori dell’ Arte Povera .
Tra le principali mostre personali ricordiamo: nel 2006 al MADRE Museo d’Arte Contemporanea Donnaregina, Napoli,   e alla Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano; 2004 Vijecnica, National Library, Sarajevo, Bosnia e al Modern Art Oxford, Oxford, Gran Bretagna; nel 2002 alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma; nel 1999 Oesterreichisches Museum fur Angewandte Kunst, a Vienna, Austria ed alla Chiesa di San Augustin, UNAM, Città del Messico, Messico;   nel 1997 Museum Ludwig in der Halle Kalk, Colonia, Germania; nel 1996 Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia, Madrid, Spagna; nel 1994 Cargo Ionion, Pireo, Atene, Grecia; nel 1991 Casa Centrale degli Artisti, Nuova Tretjakov, Mosca, Russia; nel 1990 Stedelijk Museum, Amsterdam, Paesi Bassi; nel 1989 Espai Poblenou, Barcellona, Spagna; nel 1988 Castello di Rivoli, Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli (Torino); nel 1986 Museum of Contemporary Art, Chicago , USA; nel 1985 Musée d’Art Contemporain, Bordeaux, Francia; nel 1983 Musei Comunali, Rimini; nel 1981 Van Abbemuseum, Eindhoven (in seguito a: Obra Social, Caixa de Pension, Madrid, 1982); nel 1977 Kunstmuseum, Lucerna, Svizzera.
 
Michele Zaza nasce a Molfetta (Puglia) il 7 novembre 1948. Dopo aver frequentato l’istituto di Belle Arti di Bari, si trasferisce a Milano per seguire il corso di scultura di Marino Marini all’Accademia di Brera.
Le sue prime mostre hanno luogo a Milano presso la galleria Diagramma (‘cristologia’ nel 1972 e ‘naufragio euforico’ nel 1974) e a Bari presso la galleria Bonomo (‘dissidenza ignota’ 1973), a Brescia alla galleria Minini, a Napoli da Lucio Amelio.
Zaza ha esposto spesso a Parigi (galleria Yvon Lambert), Zurigo (galleria Annemarie Verna), Monaco (galleria Tanit). Ha partecipato alle Documenta 6 e 7 di Kassel. Nel 1980 ha tenuto una mostra alla galleria Leo Castelli di New York, e ha partecipato alla Biennale di Venezia, sala personale. E’ stato invitato alla Biennale di Parigi (1975), alla Biennale di San Paolo (1978). Negli ultimi anni gli sono state dedicate importanti mostre personali: a Mosca ( Museo Shchusev), Roma (Museo Laboratorio dell’Univarsità ‘ La Sapienza ‘), Ginevra ( Mamco-Museo d’Arte Contemporanea), Parigi (galleria Martine&Thibaultdelachatre), Anversa (MudimaDrie). Fino al prossimo setembre 2007, una grande personale alla Galleria Six, a Lissone, Milano.

Info:
fino al 31 Agosto 2007, orari: 17:00 – 20:30
Chiesa del Luogo Pio- Piazza del Luogo Pio – Livorno

tel: 347 4823583
 

Email: michelacasavola@ahoo.it