ROMA. “Da Vienna a Roma. Le meraviglie degli Asburgo dal Kunsthistorisches Museum” in mostra al Museo del Corso.

Due storie diverse che nei secoli si sono intrecciate più volte e a lungo, restando legate dalle comuni radici cristiane dell’Occidente, sono al centro della mostra “Le meraviglie degli Asburgo” dal Kunsthistorisches Museum di Vienna, aperta fino al 5 luglio a Roma al Museo del Corso di Palazzo Cipolla.
Promossa e prodotta dalla Fondazione Roma in collaborazione con il Kunsthistorishes Museum, curata da Cacilia Bischoff, storica dell’arte del KHM, l’esposizione riunisce opere commissionate fra il XVI e XIX secolo da grandi esponenti della Casa d’Asburgo, dall’imperatore Rodolfo II all’arciduchessa Isabella Clara Eugenia, dall’arciduca Leopoldo Guglielmo fino all’imperatrice Maria Teresa, figure apicali di un impero multietnico, multiculturale e multireligioso che fece dell’arte uno strumento di cultura, di diffusione del sapere.
Una mostra che invita a riflettere sul dialogo fra due storiche capitali europee come Vienna e Roma unite dal linguaggio dell’arte, la pittura in particole col tramite dell’architettura. Al centro la pittura europea tra Cinquecento e Ottocento in tutte le sue articolazioni, vista attraverso l’ottica del gusto collezionistico della famiglia imperiale degli Asburgo che sono stati raffinati promotori, committenti e acquirenti dell’arte europea in tutte le sue manifestazioni di cui la mostra è preziosa testimonianza. Con nomi di primo piano, geni che hanno segnato in modo indelebile la storia dell’arte del loro paese e del mondo intero. Artisti come Arcimboldo, Velazquez, Rubens, van Dyck, Cranach, Tintoretto, Veronese, Orazio Gentileschi, Caravaggio…
Un prezioso saggio di questa vorace passione collezionistica degli Asburgo è visibile fino 5 luglio al Museo del Corso a Palazzo Cipolla in una mostra. avvincente che presenta per la prima volta esemplari di grandissimo pregio.

Al centro del progetto espositivo, la curatrice colloca la pittura europea fra Cinquecento e Ottocento vista nella particolare ottica della famiglia imperiale degli Asburgo, raffinati promotori, committenti e acquirenti dell’arte europea nelle sue diverse declinazioni di cui sono testimonianza i capolavori in mostra.
Esposti per la prima volta in Italia raccontano la storia dell’impero asburgico, un impero che ha cercato di valorizzare l’arte come strumento di rappresentazione identitaria e al contempo di diffusione del sapere ed apertura al dialogo fra le civiltà integrando tradizioni diverse e anticipando in qualche modo l’idea stessa di Europa. Che si ritrova lungo il percorso espositivo a cominciare dai manifesti che hanno come immagini lancio “L’incoronazione di spine” di Caravaggio, “L’inverno” di Giuseppe Arcimboldo, l’ ”Infanta Margherita in abito blu “ di Diego Velazques, che tanto amava ritrarre la figlia del re Filippo IV di otto anni.
Cuore della mostra, scenografico l’allestimento, è la pittura europea fra cinquecento e seicento nelle sue diverse sfaccettature e generi, opere collezionate e commissionate fra il XVI e il XIX secolo dagli esponenti principali della Casa d’Asburgo, dall’imperatore Rodolfo II fino all’imperatrice Maria Teresa che trasformarono la loro corte in centri di elaborazione culturale riunendo i capolavori più raffinati del loro tempo e artisti provenienti da tutta Europa, dall’Italia come dalla Spagna, dalle Fiandre come dai paesi germanici.

Pittura, scultura, arti decorative, mirabilia naturali a formare una visione enciclopedica del sapere, cifra della collezione asburgica che univa tutto questo in dialogo fra scuole e tradizioni differenti. Come si vede in una grande mappa a inizio del suggestivo percorso espositivo, che si snoda fra ricostruzioni e immagini dei protagonisti della Casa d’Asburgo che commissionarono e raccolsero le opere d’arte esposte. Una collezione che si configura come una mappa culturale dell’Europa che non esisteva ancora come progetto politico, ma che forse ne anticipava lo spirito attraverso l’arte. Cuore della rassegna è la pittura europea fra cinquecento e seicento, la grande stagione fiamminga con le opere di Rubens, Anthony van Dyck, Jan Brueghel il Vecchio. E Anversa come nodo centrale della rete artistica. La sezione dedicata alla pittura olandese del Seicento è espressione della società borghese protestante in ascesa, mentre la pittura tedesca si presenta con Lucas Cranach. E la pittura italiana grazie alle acquisizioni dell’Arciduca Leopoldo Guglielmo diventa il fulcro simbolico della collezione viennese con opere di Tiziano, Tintoretto, Veronese, Orazio Gentileschi, Guido Cagnacci, Giovanni Battista Moroni. Ad emblema di questa svolta l’”Incoronazione di spine” di Caravaggio, datata 1603 – 1605, un capolavoro assoluto.

Da un lato i tesori d’arte dall’altro uno spaccato degli edifici che li ospitano, che hanno qualcosa in comune pur così diversi e lontani. Due palazzi emblematici dei loro ideatori: il Kuns progettato da Gottfried Semper e Carl Hasenauer inaugurato nel 1891 nell’ambito del grande piano urbanistico voluto dall’imperatore Francesco Giuseppe I e Palazzo Cipolla sede romana della mostra, opera di Antonio Cipolla, l’ultimo edificio della Roma pontificia e il primo della Roma italiana. Gli autori sono attivi negli stessi decenni e interpreti sensibili della cultura storicistica europea. Progettisti che condividono una concezione dell’architettura come spazio pubblico inclusivo che trasforma l’ambiente costruito in un luogo accessibile, abbattendo barriere fisiche e culturali, che mette in discussione ogni separazione tra etica, estetica e politica. Un progetto, dunque, di alto spessore culturale che in un periodo segnato da tensioni e sfide globali riafferma la volontà unificante dell’arte e della cultura e le responsabilità dell’Europa nei confronti del proprio patrimonio.

Autore: Laura Gigliotti

Fonte: www.quotidianoarte.com 18 mar 2026