NAPOLI. La Natura Morta allo Jago Museum, un cesto pieno di armi, anziché frutti.

La “Natura Morta”, l’ultima opera realizzata da Jago (pseudonimo di Jacopo Cardillo), arriva a Napoli: è stata valutata 12 milioni di euro, una tra le piú costose. L’artista e scultore italiano vi porta una delle sue opere più significative, il “cesto di armi” scolpito in marmo. Un messaggio potente sul nostro tempo.
Da domenica 22 dicembre p-v-, sarà infatti visibile l’installazione del capolavoro che, reduce dalla prestigiosa, iconica, esposizione (dall’8 maggio al 4 novembre 2025), nella pinacoteca della Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano, posto proprio di fronte, in un continuo dialogo tra passato e presente, col celebre dipinto: “Canestra di frutta’ di Caravaggio, entra ufficialmente nello Jago Museum, presso la storica chiesa di Sant’Aspreno ai Crociferi (nell’omonima Piazzetta).
Viene, così, arricchito il percorso espositivo di Jago, nel cuore verace del rione Sanità, del capoluogo partenopeo, çjttà,. che lo scultore ciociaro considera ormai la sua casa, oltre a creare un confronto tra il linguaggio contemporaneo e la tradizione artistica. Un’opera, quindi, che rompe gli schemi.
Scolpita, come detto, in marmo statuario, “Natura Morta” raffigura un cesto pieno di armi, anzichè frutti e piante tipiche del genere artistico. Una scelta, questa, che ribalta l’abituale concetto di natura morta e lo trasforma in una potente quanto cruda, riflessione sulla nostra epoca. I| contrasto tra la purezza solida del marmo e la violenza degli oggetti scolpiti, costruiti per uccidere, prodotti in serie, svuotati di senso eppure terribilmente reali, determina un effetto di forte impatto; bellezza e distruzione convivono, costringendo l’osservatore ad interrogarsi su temi come la fragilità della vita, il conflitto e le responsabilità collettive.
L’ingresso della scultura di cui trattasi, segna anche un momento importante, una nuova tappa, per lo Jago Museum, rinnovato di recente grazie ad interventi di recupero-restauro della monumentale struttura, che hanno valorizzato la chiesa di Sant’Aspreno ai Crociferi.
“Natura Morta” amplia il percorso dedicato allo scultore che, negli ultimi anni, ha coniugato meravigliosamente e sempre più la sua ricerca artistica, con l’identità culturale di Napoli. In questo senso, l’opera di Jago si presenta come un invito alla consapevolezza, particolarmente significativo nel periodo deļl’Avyento; sollecita domande, incrina incertezze ed apre uno spazio interiore di riflessione. Ovvero una ulteriore conferma del modo in cui l’Artista utilizza la scultura, non solo come espressione estetica, ma come strumento per interpretare e restituire la complessità del presente.
Insomma, un’opportunità per riflettere sulla funzione dell’arte, quale chiave di lettura della realtà, di una natura -nel caso in commento- contaminata dalla violenza e dalla serialità della produzione umana. Che vorremmo non argomentare mai.

Autore: Gennaro D’Orio – doriogennaro@libero.it