Arte religiosa e il suo immane, inestimabile, patrimonio culturale, allo sbando e in rovina. Purtroppo, come nel caso di cui trattasi, irreversibilmente o quasi.
Focus sul Sacro Tempio della Scorziata, nel centro antico di Napoli, nel cuore della vecchia Anticaglia lungo il vico Cinquesanti, che si apre sulla storica Piazza San Gaetano. Oggi come oggi, ne resta solo un lontano ricordo.
Il complesso, in uno con la chiesa dedicata alla Presentazione di Maria al Tempio, venne costruito nel 1579 per volontà di Giovanna Scorziata (da cui l’edificio di culto prese il nome), ed altre due nobildonne napoletane. Alla morte della fondatrice, l’opera monumentale fu poi affidata definitivamente alle cure dei Padri chierici regolari teatini, ordine istituito da San Gaetano Thiene, mentre nel XX secolo fu affidata all’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento all’Avvocata, a cui si deve la costruzione del portale in stucco e piperno o di quello che fu. La chiesa e l’intero edificio sono rimasti poi funzionanti fino ai primi anni quaranta del Novecento, posto che, durante la seconda guerra mondiale, alcuni bombardamenti procurarono molte lesioni strutturali che portarono, nonostante dei lavori di ristrutturazione, a vari crolli e cedimenti, tanto che la struttura fu chiusa al pubblico negli anni Settanta, mentre dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980, che provocò ulteriori danni, essa venne completamente abbandonata a se stessa ed all’incuria del tempo, in attesa di una ristrutturazione mai avvenuta.
Lasciata intanto lì a marcire per molti anni, la chiesa nel 1993 venne depredata dai ladri, che portarono via quanto più di prezioso potevano, subendo inoltre successivi assalti sacrileghi, perpetrati nell’indifferenza generale, senza alcun rispetto ed amore per la propria città da parte di gente senza scrupoli.
L’interno, ormai devastato e ridotto ad un cumulo di macerie, mostra una desolante navata centrale con la volta, mantenuta a malapena ancora in vita dai suoi meravigliosi pilastri barocchi, di pregiato piperno, e le travi del soffitto quasi del tutto crollate. L’edificio, ormai spogliato di ogni arredo, è ridotto oramai ad uno scheletro. Venne asportato persino il pavimento, mentre gran parte degli intonaci dipinti si sono distaccati dalle pareti. Non resta altro, se nel frattempo non sia ”scomparso” anch’esso, che l’affresco della Crocefissione del Cristo, scoperto alcuni anni fa in un ambiente al di sotto del pavimento dell’aula centrale.
La chiesa, oggi, è completamente nuda e privata di ogni arredo (andati trafugati), a seguito del perpetuarsi di razzie di ogni genere, compresi furti di oggetti di pregio e capolavori dell’arte. Ladri, vandali, teppisti incendiari e delinquenti di varia natura, si sono accaniti ed arricchiti, negli ultimi quarant’anni, su questa chiesa, causa soprattutto -indice puntato- l’assenza delle istituzioni ed enti di competenza che, sorretti da una indisponente noncuranza o se si vuole distacco generale, non hanno favorito il recupero, la valorizzazione ed il restauro, di cui necessitava l’opera monumentale.
Anni, si sottolinea, di totale assenza della sovraintendenza preposta al settore e degli organi di custodia – sicurezza, che hanno – il j’accuse- prodotto questo disastro, fatto di ruberie di ogni tipo e sottrazioni reiterate. Un’assenza la loro, si afferma, fattasi soprattutto sentire nel 1993 soprattutto, quando sono scomparse icone ed altari settecenteschi, oltre alla maggior parte delle tele che arricchivano la Chiesa. Il breviario delle doglianze, stando in tema. E’ stata infatti scippata, in varie razzie barbariche, parte degli arredi barocchi; smontati e poi portati via gli altari con i suoi marmi preziosi, in cui uno custodiva il paliotto della Presentazione al Tempio; rubati i tendaggi, gli arazzi, le acquasantiere, il pulpito ligneo, una statua di Santa Rosa, l’organo settecentesco e financo il pavimento. Nulla è stato risparmiato, si dice, se non un affresco raffigurante una Crocifissione, datato intorno al XVI secolo (solo perché non facilmente visibile), rinvenuto casualmente in un’ambiente sotterraneo.
Una vera e propria vergogna che ancora una volta non potrebbe non suscitare polemiche nei confronti di quelle istituzioni di pertinenza, incapaci -si ribadisce- di valorizzare il patrimonio monumentale della città partenopea, con le sue straordinarie ricchezze culturali. Si pensi solo, a tal proposito, che l’intero interno della chiesa era un tempo ricco di opere d’arte come: il “San Giovannino” (una copia della tela di Caravaggio); la “Presentazione al Tempio”, realizzata da un allievo di Francesco Solimena; una “Madonna che appare a San Romualdo”, attribuita ad un pittore manierista e, ancora, una “Madonna del Rosario” di un allievo di Massimo Stanzione; due Madonne del 700 (una “ con Sant’Anna e Sant’Agnello” e l’altra “ con il Bambino e i Santi”). Tutte opere d’arte, queste, che sono state razziate nel corso di questi anni, non lasciando più nulla se non un’impalcatura scheletrica che a mala pena si regge in piedi in attesa di cadere.
L’edificio oggi non ha più nulla di valore da recuperare, se non la sua memoria storica. Il luogo si presenta sventrato, tutto ciò che i passanti possono osservare. Qualcuno, in pieno centro storico, a pochi metri da piazza San Gaetano (l’agorà dell’antica Neapolis), avrebbe trasformato parte del complesso in un deposito; qualcun altro invece si sarebbe infilato senza alcun controllo all’interno della chiesa, spostato le macerie del soffitto crollato e, con precisione ed esperienza, portato via tutte le mattonelle del pavimento che erano ancora utilizzabili. Lentamente, i| monumento storico si è così trasformato oggi in un rudere il cui recupero appare sempre più disperato. Oggi, praticamente, di quel luogo storico non è rimasto più nulla, nemmeno una sola opera d’arte, in uno scenario in degrado e surreale. Ovvero, un ammasso di pietre destinato solo a crollare di schianto.
Lavori di risanamento e restauro della struttura, finanziati dai fondi europei del progetto Unesco per il centro storico di Napoli, e “tanta buona volontà” ad intervenire concretamente, a parte, il Sacro Tempio della Scorziata è e resta un tesoro d’arte assolutamente da salvare. Al più presto.
Autore: Gennaro D’Orio – doriogennaro@libero.it
