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ROMA. Il nuovo allestimento di Palazzo Barberini. Le nuove sale dedicate al Cinquecento.

Continua il progetto di riallestimento di Palazzo Barberini a Roma, avviato nel 2017 con il riallestimento dell’Ala Sud e continuato nel 2019 con le sale del Seicento. A essere protagonista dell’ultimo intervento a cura della direttrice del museo Flaminia Gennari Santori con Maurizia Cicconi e Michele Di Monte (con progetto di allestimento di Enrico Quell), è il piano nobile del Palazzo (tra le sedi, insieme a Palazzo Corsini, delle Gallerie Nazionali di Arte Antica), in particolare le sale dedicate all’arte del Cinquecento.
PalazzoBarberini_SaleDelCinquecento_Sala14_FotoAlbertoNovelli-3-630x420“L’intento è quello di restituire al pubblico un percorso organico e facilmente leggibile”, sottolinea Gennari Santori, “in una struttura espositiva narrativa che metta in risalto anche la storia del palazzo e delle sue collezioni”. Le sale interessate all’ultimo intervento di rinnovamento e riallestimento vanno dalla 12 alla 18, per un totale di 42 opere esposte provenienti dalle collezioni delle Gallerie e da collezioni pubbliche e private come prestiti temporanei. Il nuovo allestimento segue un criterio cronologico-geografico, anche se non mancano approfondimenti tematici e monografici.
Il nuovo percorso prevede l’ingresso dall’atrio Bernini, dove si trova la Velata di Antonio Corradini del 1743. La prima opera del percorso espositivo è l’iconico Galata, scultura romana antica appartenente alla collezione Barberini. La sala 12, sul tema Tradizione e devozione, ospita la Sacra Famiglia di Andrea del Sarto, la Madonna con Bambino e san Giovannino del Beccafumi, la Sacra Famiglia di Perin del Vaga e la Madonna Hertz di Giulio Romano.
La sala 13 invece è dedicata a Lorenzo Lotto, di cui è esposto il Matrimonio mistico di santa Caterina con i santi Girolamo, Giorgio, Sebastiano, Antonio Abate e Nicola di Bari.
La sala 14 approfondisce la pittura ferrarese con opere di Garofalo e Dosso Dossi; la sala 15 quella senese con lavori di Marco Bigio, Girolamo Genga e il Sodoma.
È invece dedicata al genere del ritratto la sala 16, intitolata Lo sguardo del Rinascimento, con alcune delle opere più celebri delle Gallerie Nazionali, dalla Fornarina di Raffaello al Ritratto di Stefano IV Colonna del Bronzino, dalla Maria Maddalena di Piero di Cosimo all’Enrico VIII attribuito a Hans Holbein, oltre ai ritratti di Niccolò dell’Abate, di Quentin Metsys e di Bartolomeo Veneto. La pittura della Maniera centro-italiana è il tema della sala 17, dove è esposta la grande pala di Giorgio Vasari e bottega con l’Allegoria dell’Immacolata Concezione, recuperata dal deposito del Museo Statale di Arezzo. L’opera sarà fruibile al pubblico durante le prime due settimane di esposizione, per poi essere sottoposta a un intervento di restauro.
PalazzoBarberini_SaleDelCinquecento_Sala12_FotoAlbertoNovelli-630x420La sala 18, infine, ovvero la Sala Sacchi detta anche della Divina Sapienza, presenta opere che ritraggono i protagonisti della famiglia Barberini, come i ritratti dipinti e scolpiti di Urbano VIII e dei suoi nipoti realizzati da Gian Lorenzo Bernini, Giuliano Finelli, Lorenzo Ottoni. Al centro della sala sono, inoltre, i due Globi della sfera celeste e terrestre di Matthäus Greuter, testimonianza dell’interesse che i Barberini nutrirono per le discipline ottiche, fisiche e astronomiche. Ecco le immagini del nuovo allestimento.

Info:
www.barberinicorsini.org

Autore: Desirèe Maida

Fonte: www.artribune.com, 7 ott 2021

PESCARA. Aperto il Museo dell’Ottocento: 270 dipinti dalla collezione Di Persio e Pallotta.

Arte non come investimento, ma come mecenatismo. È questo il pensiero dei coniugi pescaresi Venceslao Di Persio e Rosanna Pallotta (e dell’omonima fondazione), che in oltre trent’anni hanno sapientemente collezionato centinaia di opere d’arte napoletane e francesi per poter, un giorno, condividere con la comunità lo sguardo sulla bellezza di dipinti che hanno tracciato la storia della pittura figurativa del XIX secolo. Un sogno coronato ora nell’apertura del Museo dell’Ottocento, dopo anni di fatiche e rallentamenti causati da ostacoli burocratici e amministrativi. Talent scout di questa coppia così fortemente legata alla visione dell’arte come veicolo di arricchimento culturale su larga scala, è il professore Stefano Papetti, direttore dei Musei Civici di Ascoli Piceno, che nel 2015 realizzò una mostra dedicata al dipinto di De Nittis, prestito del collezionista pescarese.
Pescara-Museo-dellottocento-Gioacchino-Toma-Ritratto-di-famiglia-533x420Gustave Coubert, Charles Francois Daubigny, Alexandre Gabriel Decamps, Charles Emile Jacques, Pierre Etienne Theodore Rousseau, Anton Sminck van Pitloo, Giuseppe De Nittis, Joseph Rebell, gli abruzzesi Valerico Laccetti, Giuseppe Palizzi, Gabriele Smargiassi, il pescarese Basilio Cascella, i triestini Pietro Fragiacomo e Giuseppe Pogna; i veneziani Antonio Canella e Federico Zandomeneghi; e ancora il napoletano Domenico Morelli, il pugliese Saverio Altamura, e molti altri dialogano in francese e napoletano: 260 tele, tutte rigorosamente con cornici antiche anche rinascimentali, che testimoniano la Scuola di Barbizon e la Scuola di Posillipo in un confronto con pennellate impressioniste e pellicole pittoriche veriste al seguito del capolavoro di Antonio Mancini Ritratto di Mrs Fly (1907), che nel 1987 fu il primo acquisto di Di Persio a cui seguirono altri due dipinti: Prevetariello in preghiera (1873) e Verità (1873), opere prestigiose di un Maestro oggi conteso per mostre retrospettive da musei tra Europa e Stati Uniti.
Narcisse-Virgile-Diaz-De-La-Pena-LInnocence-tentee-par-trois-Amours-1867-383x420Inizia così il collezionismo di questo mecenate e di sua moglie, che dalla “amorosa folla di maestri dell’Ottocento stretti nelle stanze di un moderno appartamento di Pescara” (nelle parole di Vittorio Sgarbi) trova la residenza nel palazzo che ospitò da inizio Novecento la Banca d’Italia: Di Persio individua in questo edificio il conservatore del suo patrimonio artistico che acquista, ristruttura e destina a sede museale.
Il Museo dell’Ottocento – Fondazione Di Persio – Pallotta è “il più importante del centro – sud Italia”, prosegue Sgarbi, che ha partecipato all’apertura assieme al Ministro del Turismo Massimo Garavaglia e al sindaco di Pescara Carlo Masci. “Si tratta, a Pescara, per esclusiva tenacia e volontà dei collezionisti, della invenzione di un museo, che nessuno altro, dopo Giuseppe Ricci Oddi a Piacenza e Peggy Guggenheim a Venezia, avrebbe saputo prima costituire, poi istituire”, conclude. “Per la prima funzione occorrono conoscenza, passione, amore per la caccia e, da ultimo, denaro; per la seconda ci vogliono doti di pazienza sovraumana, di gentilezza e di determinazione per la comunità”.
Non solo dipinti, ma anche sculture e antichi tavoli arredano le quindici sale poste su tre piani collegati da una scala in marmo bianco. L’edificio neoclassico risalente alle importanti trasformazioni architettoniche e urbanistiche del primo ventennio del Novecento, ospita nell’ampio atrio la biblioteca con una vasta raccolta di libri di storia dell’arte e monografie d’artista e le tre sale dedicate alla storia della pittura napoletana del XIX secolo. Indaco e amaranto sono i colori che contraddistinguono le pareti di tutte le sale museali con l’attenzione alla gestione dello spazio: ampie e non sovraccariche di opere, la visione è agevolata dalla discreta quanto appropriata illuminazione e la conoscenza è supportata dalle integrazioni di brevi didascalie e pannelli descrittivi.
Una particolare attenzione è riservata alle cornici, “perché i dipinti siano vestiti per presentarsi in società” che, in questo progetto di restauro e musealizzazione, richiama l’enunciato brandiano di “raccordo spaziale fra osservatore e dipinto, fra dipinto e fondo”.
Al primo piano, di particolare interesse sono i dipinti della Scuola di Resina con il celebre Rovine di Pompei di Alceste Campriani e le sale monografiche dedicate a Antonio Mancini e Michele Cammarano con l’importante opera Incoraggiamento al vizio del 1868. Il secondo piano ospita la pittura di storia, quella di genere e il ritratto: si trovano le opere di De Nittis, i fratelli Palizzi, Federico Zandomeneghi e i pittori della Scuola di Barbizon con i paesaggi Le rive della Loue (1862) e Le ruisseau entre les rochers (1876) di Gustave Coubert. Inoltre, le interpretazioni della foresta di Fontainbleau di Narcisse Virgilio Diaz de la Pena e Vaches à l’abreuvoir di Constant Troyon.
Non percorso espositivo: il Museo dell’Ottocento, infatti, è dotato anche di una sala studio e di una ricca biblioteca, in cui sono conservati volumi rari e riviste specializzate relativi al periodo storico di pertinenza delle collezioni. Ci sono anche uno spazio per conferenze e una foresteria, ospitati all’ultimo piano dell’edificio, in vista di accogliere eventi e istituire premi e borse di studio indirizzati ai giovani studiosi. Insomma, un polo culturale specializzato, in piena regola.

Autore: Tiziana Ovelli

Info:
Il Museo dell’Ottocento – Fondazione Di Persio-Pallotta
Via Gabriele D’Annunzio 128 – Pescara
Aperto dal martedì alla domenica dalle ore 10 alle ore 13 e dalle 16 alle 19
Tel. 085-73023
https://museodellottocento.eu/

Fonte: www.artribune.com, 19 sett 2021

VENEZIA Le Gallerie dell’Accademia inaugurano due nuove sale.

63 opere, molte mai esposte prima, alcune appena restaurate e due nuove acquisizioni che vanno a completare il percorso espositivo al pianterreno. Una maxi operazione culturale resa possibile dalla collaborazione fra pubblico e privato. È quanto è successo alle Gallerie dell’Accademia di Venezia con l’inaugurazione di due nuove sale.
Secondo quanto riportato dal presidente Roberto Cicutto, la Biennale di Architettura conta a oggi il 16,5% di ingressi in più rispetto all’edizione pre-Covid del 2018. I dati raccolti dall’Osservatorio Turistico Regionale del Veneto sul primo semestre del 2021 registrano una flessione nelle presenze in laguna rispetto al 2020.
A uno sguardo più attento ci si accorge tuttavia che a essere in calo sono i visitatori provenienti dall’Italia e dall’Europa, mentre sono in aumento quelli che arrivano dagli Stati Uniti e dai Paesi asiatici. Un dato interessante, se si pensa alle limitazioni negli spostamenti ancora in vigore e al fatto che, globalmente, la pandemia sembra tutt’altro che in recessione.
I numeri sembrano suggerire una generale seppur timida ripartenza per la Laguna, dopo i lunghi mesi di chiusura che hanno stremato l’economia di una città che ha fondato la propria fortuna sul turismo. Secondo il Governatore Zaia e l’Assessore al Turismo Venturini, Venezia starebbe vivendo una sorta di nuovo “rinascimento”, di cui l’ampliamento delle Gallerie dell’Accademia è un chiaro segnale.
venezia 2Al di là della retorica, se di rinascita si vuole parlare, a Venezia questa non può essere disgiunta dalla valorizzazione e dalla tutela del suo straordinario patrimonio artistico e culturale. In questo senso, il fatto che la più importante collezione d’arte veneta al mondo possa disporre di due nuovi ambienti per colmare quella che era una lacuna nel percorso espositivo – ossia la produzione pittorica della scuola locale fra Sei e Settecento – è una notizia gradita a tutti, turisti e non. Non solo perché va a grande vantaggio dell’allestimento scientifico del museo, ma soprattutto perché rende nuovamente fruibili opere rimaste a lungo nei depositi, o per mancanza di spazio o perché talmente danneggiate da dover essere restaurate prima di venire esposte.
L’operazione fa parte di un generale ripensamento e ampliamento del museo, che aveva già portato nel 2015 all’apertura delle prime cinque sale del piano terra, proseguito nel 2019 con l’inaugurazione dell’area dedicata al Rinascimento nell’ala palladiana. Come sottolinea il Direttore delle Gallerie, Giulio Manieri Elia, il restauro degli ambienti e delle opere ora esposte è stato reso possibile grazie alla straordinaria mole di professionisti e competenze messe in campo.
230 metri quadrati di superfici pittoriche restaurate, 330 metri lineari di cornici ripristinate o realizzate ex novo, 12 ditte di restauro coinvolte per un totale di almeno 31 restauratori altamente formati attivi nel progetto. Alla faccia di chi sostiene, per usare un altro po’ di retorica, che “con la cultura non si mangia”.
Originariamente adibiti a deposito, in seguito utilizzati per le lezioni dell’Accademia di Belle Arti, i due monumentali saloni vanno a completare il percorso che dal Seicento all’Ottocento si snoda attraverso le 13 sale complessive del pianterreno. L’allestimento dei due nuovi ambienti è il tassello finale di un puzzle funzionale a far comprendere meglio l’evoluzione della scuola pittorica locale.
La sala 5 infatti è dedicata alla pittura seicentesca ecclesiastica di grande formato, per mano di artisti “foresti” giunti a Venezia. Opere come la Strage degli Innocenti del fiorentino Sebastiano Mazzoni o l’ovato di Padovanino Parabola delle Vergini sagge e delle Vergini stolte – il primo appena acquisito e l’altro appena restaurato – testimoniano le innovazioni introdotte da pittori stranieri in una tradizione artistica, quella veneziana, poco incline al cambiamento.
Le colossali pale di Pietro da Cortona, Daniele nella fossa dei Leoni, e Luca Giordano, Deposizione di Cristo dalla Croce, raccordano questa sala all’attigua poiché contribuiscono all’affermarsi in laguna di alcune tendenze stilistiche che si propagheranno per tutto il secolo successivo: il gusto barocco per la decorazione nel primo caso, l’uso di tonalità cupe e forti contrasti chiaroscurali tipici del tenebrismo nel secondo.
Nella sala 6 la struttura a navate è utilizzata per raccogliere i dipinti in nuclei tematici. A sinistra troviamo la pittura di paesaggio di Ricci, Zais e Zuccarelli; al centro, in un ambiente raccolto, gli interni di Longhi e le scanzonate, forse un po’ provocatorie, scene di genere di Piazzetta e Giuseppe Angeli.
L’infilata destra è dedicata alla pittura storica: dall’appena restaurata Giuditta e Oloferne di una delle rarissime artiste donne del periodo, Giulia Lama, passando per quattro mitologie giovanili tiepolesche, si arriva al capolavoro del Castigo dei serpenti, dipinto da Tiepolo fra il 1732 e il 1734. La tela, che supera i 13 metri di lunghezza, è un susseguirsi di corpi umani e animali avvinghiati, di movimenti concitati, di tentativi inutili di scampare alla punizione divina. Il restauro appena concluso ha colmato le numerose lacune, restituendo al dipinto tutta la sua potenza espressiva.
L’intera operazione di restauro delle sale e delle opere è stata resa possibile grazie al supporto di enti e fondazioni private. Venetian Heritage, un’organizzazione non profit che dal 2015 collabora con le Gallerie, ha destinato oltre mezzo milione di euro al restauro delle sale Selva-Lazzari e delle opere di Tiepolo, Piazzetta e Giordano, a cui si somma il sostegno della Borsa Italia per il dipinto di Giulia Lama e il supporto di iGuzzini per la realizzazione della nuova illuminazione a LED dei due ambienti.
Questa capacità di attivare reti collaborative fra pubblico e privato dimostra “quanto siano cambiate le cose all’indomani della riforma dei musei del 2014, che li ha dotati di autonomia giuridica e amministrativa, e dell’introduzione dell’Art Bonus, uno dei migliori incentivi fiscali al mecenatismo in Europa”, sottolinea il Ministro della Cultura Franceschini.
“All’inizio si pensava che collaborare con i privati nella gestione e nella valorizzazione del patrimonio artistico-culturale significasse dissacrarlo”, svenderlo a chi fosse in grado di trarne profitto, continua il Ministro. È necessario abbattere queste barriere ideologiche per tutelare un patrimonio che rimane di tutti solo nella misura in cui è gestito, conservato e maneggiato da professionisti. E la professionalità richiede risorse.
“Con l’Art Bonus abbiamo raccolto in questi anni circa 500 milioni di donazioni”, conclude Franceschini, “ma non è ancora abbastanza. L’articolo 9 della Costituzione sancisce la tutela del patrimonio artistico come principio fondamentale della Repubblica. Ma è una cosa che spetta a tutti, non solo allo Stato”.
E se fosse il mecenatismo una delle chiavi per la ripartenza? Allora forse si potrebbe veramente parlare di un nuovo “rinascimento”. Questa volta senza retorica.

Autore: Irese Bagnara

Fonte: www.artribune.com, 4 sett 2021

CITTADELLA (Pd). All’interno delle mura medievali, il nuovo Museo del Duomo.

Il Museo del Duomo di Cittadella (Pd) riapre i battenti, in veste totalmente rinnovata e in nuovi spazi.
Sorge contiguo al Duomo e congloba anche quanto rimane della precedente chiesa medioevale, con i suoi preziosi affreschi.
Il Museo, voluto dalla Parrocchia del Duomo, viene inaugurato dopo un lungo percorso e vari stralci di lavori, che hanno visto in passato l’apporto del Mibact, e in quest’ultima fase quello fondamentale della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e del Comune di Cittadella.
Ora il Museo del Duomo apre al pubblico offrendo emozioni vere pur nel numero contenuto delle opere allineate sulle pareti o inserite nelle bacheche.
L’allestimento è stato affidato allo studio dell’architetto Gianni Toffanello che, in accordo con l’Ufficio diocesano per i Beni culturali e il Museo diocesano di Padova, ha selezionato alcune tra le opere raccolte lungo i decenni precedenti, inserendole in un percorso di arte, storia e teologia.
La scelta dei curatori è stata precisa: privilegiare la qualità sulla quantità, per offrire pitture e sculture – ma anche esempi di arti applicate – che risultino effettivamente “eccezionali” per livello o per significato.
In primis la grandiosa Cena in Emmaus, capolavoro datato 1537 di Jacopo da Ponte detto Bassano e, poco discosta una Flagellazione (fine XVI secolo) di particolare intensità già attribuita a Palma il Giovane ma più verosimilmente riconducibile ad Andrea Vicentino.
Ma basterebbe la grande tempera su tavola raffigurante il Compianto sul Cristo morto, capolavoro della pittura veneta di metà Quattrocento, attributo da Federico Zeri ad Andrea da Murano, per giustificare una visita al nuovo Museo del Duomo.
Proviene dall’antica chiesa abbaziale il Sant’Antonio Abate (XV secolo) in pietra di Vicenza con tracce dell’antica originale policromia. È un’opera di solida potenza espressiva, che richiama i secoli in cui sorse Cittadella, città murata medievale tra le più belle al mondo, che aveva ed ha la chiesa al centro dell’elisse delle sue alte mura (oggi percorribili lungo i quasi due chilometri del Camminamento di Ronda).
L’attuale chiesa è di epoca neoclassica, ma quella primitiva non è scomparsa e conserva architetture e soprattutto preziosissimi affreschi di età medievale: una duecentesca Madonna con il Bambino e Santa Margherita, una Crocifissione trecentesca di sapore giottesco, i monumentali Sansone e Golia e quel che rimane di un ciclo affrescato da Jacopo Bassano tra il 1537 e il 1539. Testimonianze d’arte e di storia che fanno parte del percorso museale proposto al visitatore negli attigui spazi aperti al culto.
Nelle sale del Museo, tra gli altri “pezzi” di grande rilievo, spiccano le sculture lignee, tutte di epoca tardo medievale o rinascimentale: il busto policromo di una Vergine Annunciata, il mistico Crocifisso processionale quattrocentesco, sempre in legno intagliato e policromo, il San Rocco e il San Sebastiano cinquecenteschi….
Tra gli esemplari di arti applicate si trovano il rarissimo Parato in terzo, impreziosito da ricami di raffinata fattura (sec. XVI); il reliquiario quattrocentesco opera di Bartolomeo da Bologna; lo Stendardo processionale dedicato a san Girolamo; il maestoso Apparato per le Quarant’ore, in legno intagliato e dorato, che domina una delle sale del nuovo Museo.
«In queste sale si intrecciano due storie», sottolinea mons. Luca Moretti, arciprete del Duomo. «Una antica, che parte dal 1220 e racconta di opere d’arte belle e importanti. Una più recente, fatta di passione e volontariato, che ha ridato luce e splendore alla storia antica. Chi visita il museo può in qualche modo entrare in contatto con queste due storie. Con chi ha avuto la fortuna di costruire, abbellire, ornare, curare la nostra chiesa. E con chi ha ereditato un compito forse meno affascinante, ma non meno importante: custodire e tramandare quanto di bello e prezioso ha ricevuto. Credo questo sia il compito del nostro tempo».

Info:
Sabato: 17.00 – 19.00 (orario estivo)
Domenica e Festivi: 10.00 – 12.00 / 17.00 – 19.00 (orario estivo)
Su prenotazione: sempre, per gruppi di almeno 10 persone
Giorni di chiusura: 25 dicembre e 1 gennaio
Ingresso: intero: 5 euro – ridotto: 3 euro
Con il biglietto del Museo del Duomo si avrà la riduzione per l’accesso al Camminamento di Ronda sulle Mura di Cittadella e viceversa.
tel. 049 9404485, cittadella@historiatravel.it, www.museoduomocittadella.it
Ufficio Stampa:
Studio ESSECI, Sergio Campagnolo tel 049.663499 gestione2@studioesseci.net (Simone Raddi)
Ufficio Stampa della Diocesi di Padova – Sara Melchiori – ufficiostampa@diocesipadova.it 347 3367977

PARIGI. Il Museo Louvre mette online l’intera collezione. Quasi 500.000 opere.

Se non sapete come trascorrere la Pasqua, tra regioni rosse e divieti draconiani, il Louvre potrebbe avere la soluzione per voi. L’intera collezione del museo parigino, composta da oltre 482mila pezzi, è infatti online per la prima volta su un nuovissimo sito web. Progettato sia per i ricercatori sia per gli amanti dell’arte, il database collections.louvre.fr contiene, oltre alle opere del Louvre, quelle del Musée National Eugène-Delacroix, le sculture dei giardini delle Tuileries e del Carrousel e le opere recuperate dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Il sito, che verrà aggiornato regolarmente dagli esperti del museo, offre diversi modi per approfondire le collezioni: ricerche semplici o avanzate, voci smistate per dipartimento curatoriale e album a tema. Una mappa interattiva aiuta i visitatori a preparare o proseguire la visita e consente di esplorare il museo stanza per stanza, e tutte le informazioni sono disponibili in francese, inglese, spagnolo e cinese.
“Oggi, il Louvre sta rispolverando i suoi tesori, anche i meno conosciuti“, ha annunciato il suo presidente, Jean-Luc Martinez. Solo circa 30mila di questi manufatti erano accessibili al pubblico sul vecchio sito, visitato 21 milioni di volte solo nel 2020. “Per la prima volta chiunque può accedere gratuitamente all’intera collezione di opere da computer o smartphone, siano esse in mostra al museo, in prestito, anche a lungo termine, o in deposito. Lo straordinario patrimonio culturale del Louvre è ora tutto a portata di clic! Sono certo che questo contenuto digitale ispirerà ulteriormente le persone a venire al Louvre per scoprire di persona le collezioni“, ha concluso.
La Francia è stata spesso accusata di essere lenta nella restituzione delle opere saccheggiate dai nazisti: anche per questo il Louvre ha ingranato la quarta per stabilire la provenienza di alcuni dei manufatti che custodisce, frutto di saccheggi nazisti e coloniali. Queste opere, tenute in carico dal secondo dopoguerra in assenza di un legittimo proprietario riconosciuto (o dei suoi discendenti), sono raggruppate nelle due gallerie dei “Musées Nationaux Récupération”, o MNR, aperte nel 2017 per incentivare i reclami. Non si parla di cose da poco: tra i quasi 1.800 pezzi recuperati in Germania ci sono dipinti di Chardin, Delacroix e Corot. La ricerca sulla provenienza di questi manufatti, e di quelli di origine coloniale il cui acquisto regolare non sia certificato, è “senza dubbio la principale questione che i musei devono affrontare nei prossimi anni per mantenere la loro credibilità“, ha sottolineato Martinez, che spera con questo nuovo sforzo sia di perfezionare l’immagine pubblica del Louvre, sia di ottenere per sé un nuovo mandato di direzione in previsione della sua imminente scadenza.

Autore: Giulia Giaume

Fonte: www.artribune.com, 21 mar 2021