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ROMA. Il 90% delle opere nei musei italiani sono conservate male. Il Senato approva una risoluzione.

Quando ci scandalizziamo facilmente nella visione dell’aula di Montecitorio o di Palazzo Madama vuote durante qualche importante votazione raramente consideriamo che una significativa parte dell’attività parlamentare degli eletti si svolge non in plenaria, nell’aula principale, ma piuttosto sul territorio o ancor più nelle commissioni.
La Commissione Istruzione&Cultura di Palazzo Madama, ad esempio, ha recentissimamente approvato una risoluzione che impegna il Governo su questioni importanti rispetto alla conservazione e alla tutela delle opere d’arte nei nostri musei, spesso archiviate e esposte in maniera assai inadeguata con pericoli seri per la loro durabilità. La Commissione si è riunita cinque volte da settembre 2021 a fine novembre 2021 audendo anche enti come il CNR, l’ICOM, l’Istituto Centrale del Restauro e altre realtà. Alla fine la risoluzione è stata approvata rendendolo noto poco più di un mese fa: il 14 dicembre 2021.
museiMa cosa dice questa risoluzione approvata dalla Commissione presieduta dal socialisa Riccardo Nencini? Premettendo che è fondamentale conservare al meglio il nostro patrimonio, che la tecnologia è andata molto avanti, che l’Italia ha tantissime eccellenze in questo campo, che spesso le opere sono conservate in condizioni di illuminazione e microclima spesso assolutamente inadatte e in teche che magari sono accettabili per l’esposizione ma dannose per la conservazione, giunge a impegnare il Governo a muovere dei passi.
Tra questi passi la richiesta di un monitoraggio intenso che valuti volta per volta le reali condizioni degli spazi espositivi, la fissazione di standard e best practices, l’implementazione di un sistema di sensori, una reportistica che i tecnici dovranno offrire al Ministero della Cultura. E poi l’utilizzo a questi fini dei fondi del PNRR.
La Commissione invita pure il Governo, e quindi il Ministro Franceschini, a muoversi sulla accessibilità dei depositi facendo espresso riferimento al grande progetto del Depot del Boijmans di Rotterdam che abbiamo lungamente raccontato. In definitiva la Commissione mette il dito nella piaga nei numerosi problemi di conservazione delle opere d’arte in Italia: abbiamo una enorme quantità di patrimonio, dicono i senatori dopo essersi documentati, ma lo conserviamo malissimo, non abbiamo regole, lo teniamo in spazi che pensiamo siano di protezione e invece condannano le opere a deperire. Ecco perché, tra le altre cose, la risoluzione spinge il Governo a creare un albo di aziende capaci di realizzare allestimenti idonei in modo tale che musei, fondazioni e istituzioni culturali possano attingere lì evitando il fenomeno della teca fatta dal fabbro dietro l’angolo, magari esteticamente accettabile ed economicamente economica ma incapace di proteggere davvero le opere all’interno.
“Il punto è” spiega il presidente della Commissione Cultura del Senato Riccardo Nencini ad Artribune “che soltanto il 10 o il 15 per cento delle opere nei nostri musei sono conservate come dio comanda. Abbiamo un patrimonio straordinario, abbiamo molte tecnologie a disposizione, abbiamo ottimi centri di ricerca e aziende leader nel mondo che si occupano di questi temi e dunque dobbiamo prenderne atto. Ecco il perché di questa iniziativa e il perché il voto di approvazione è stato unanime“.
Si attendono ora le mosse da parte dell’esecutivo.

Autore: Massimiliano Tonelli

Fonte: www.artribune.com, 21 gen 2022

ROMA. La storia di Roma spiegata al museo.

“I Musei Capitolini sono bellissimi ma la parte romana semplicemente non spiega Roma”.
Con queste parole, estratte da un tweet dello scorso 18 agosto, Carlo Calenda accendeva una delle polemiche che maggiormente hanno segnato l’ultima campagna elettorale per le amministrative. Via i Capitolini, e via pure il Comune, sostituiti da un immenso museo dedicato alla storia antica della città, dal granitico nome di Museo Unico Romano.
“Spiegare” la storia dell’Urbe, spazzandone via un capitolo fondamentale, che è al contempo una pagina di primaria importanza della storia del collezionismo e dei musei, trattandosi della prima istituzione pubblica di questo genere aperta al pubblico (1734). La proposta calendiana, peraltro irrealizzabile, è già stata ampiamente (e giustamente) criticata, respinta, sbeffeggiata da storici, direttori di museo, giornalisti. Lasciamo dunque stare la pars destruens e proviamo a vedere se c’è del buono, almeno al livello delle intenzioni, in quanto ha proferito il candidato sindaco.
Con il suo tweet Calenda sembra aver riaperto – non si sa quanto consapevolmente – un annoso dibattito: se vi sia bisogno a Roma di un museo che “spieghi” la storia della città, ai cittadini e ancor di più ai turisti, che spesso, nei loro frettolosi tour, posano il piede sul suolo dell’Urbe senza sapere nulla di consoli, imperatori e pontefici. Un museo siffatto sarebbe senz’altro utile: ma come realizzarlo? L’impresa, per un luogo dalla storia unica come è la Città Eterna, è di quelle da far tremare i polsi. Si potrebbe pensare a una grande struttura, la cui prima parte sia occupata da un grandioso affresco sulla storia di Roma, capace di informare e al tempo stesso affascinare il visitatore, appoggiandosi su pochi reperti altamente significativi e sulle nuove possibilità messe a disposizione dalla tecnologia. Un’introduzione che sia in grado di trasmettere al pubblico poche e fondamentali nozioni, di fornire come una mappa essenziale con cui poi il turista possa avventurarsi alla scoperta della città. All’introduzione dovrebbero seguire gli approfondimenti, in forma di una o più mostre dedicate a momenti e temi specifici, allestite con pezzi provenienti in massima parte dalle raccolte civiche e statali dell’Urbe. Mostre che “spieghino” porzioni della storia della città, puntando su un taglio, per l’appunto, storico, sostenuto da una narrazione efficace e coinvolgente.
“Un museo che spieghi la storia di Roma sarebbe utile: ma come realizzarlo?”
Il discorso vale anche Oltretevere. Non esiste un museo della Basilica di San Pietro. A dispetto del fatto che i musei delle chiese principali di alcune città italiane (Milano, Firenze, Pisa) sono stati in anni recenti magnificamente rinnovati e si annoverano oggi tra gli elementi di spicco dei panorami museali di quelle città, manca un museo che racconti la storia della Basilica Vaticana. Esiste un Museo del Tesoro ma, come si intuisce dal nome, non si tratta che di una selezione di pezzi eccellenti, che non pretendono di dare forma a un racconto. Molti oggetti (opere d’arte, modelli) si trovano nei locali annessi alla basilica, non accessibili; altri “ingolfano” il già ricchissimo percorso dei Musei Vaticani (della Pinacoteca, in particolare).
Un grande museo che racconti la storia di San Pietro sarebbe, naturalmente, strepitoso, sia per l’importanza religiosa, culturale, artistica del sito, che per l’avvincente storia architettonica del complesso, con una basilica di Età Moderna che ha preso il posto di una assai più antica, della quale peraltro il visitatore non avvertito ha scarsa contezza, nell’esiguità di tracce materiali che il tempo costantiniano ha lasciato.

Autore: Fabrizio Federici

Fonte: www.artribune.com, 14 gen 2022

FAENZA (Ra). Riapre la Pinacoteca. Nuovo percorso dal Medioevo al contemporaneo.

Nuovo allestimento e nuova vita per la Pinacoteca Comunale di Faenza, la più antica istituzione museale della Romagna che, lo scorso dicembre, ha inaugurato un rinnovato percorso espositivo con opere che attraversano secoli di storia, dall’alto Medio fino al contemporaneo, in sezioni e fondi dedicati all’arte antica – con reperti della storia cittadina dal X alla fine del XVIII secolo –, alla pittura e alla scultura dell’Ottocento e Novecento italiani.
La storia della Pinacoteca di Faenza inizia nel 1797, quando la Municipalità acquista una raccolta di stampe, disegni, gessi e quadri da Giuseppe Zauli, fondatore della Scuola Comunale di Disegno. La sua apertura al pubblico risale al 1879 e, nel corso del tempo, la Pinacoteca ha assistito all’ampliamento delle sue raccolte, dovuto alle soppressioni napoleoniche degli ordini religiosi che ha portato, in particolare, all’incremento della collezione costituita da pale d’altare.
Tra le opere custodite nella Pinacoteca, spiccano lavori del Maestro dei Crocifissi francescani, Giovanni da Rimini, lavori di epoca rinascimentale e moderna e gli artisti del Cenacolo Baccariniano. A queste si aggiungono le opere della collezione contemporanea, frutto della donazione Bianchedi Bettoli/Vallunga che conta lavori, tra gli altri, di Alberto Savinio, Gino Severini, Filippo De Pisis, Carlo Carrà, Mario Sironi, Giorgio Morandi, Massimo Campigli, Felice Casorati.

Info: www.pinacotecafaenza.it

Autore: Giulia Ronchi – Desirèe Maida

Fonte: www.artribune.com, 8 gen 2022

ASTI. Nasce Musei di Asti. Rete di 8 istituzioni della città in un unico percorso di visita.

Otto musei all’interno di un unico circuito di visita, creando così un percorso all’insegna della valorizzazione e della promozione dei tesori in essi custoditi e, di conseguenza, dell’intero territorio. Sono queste le premesse di Musei di Asti, network nato dall’impegno di Fondazione Asti Musei – costituita dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Asti e dal Comune di Asti – che ha dato un nuovo volto, anche attraverso un nuovo logo – al sistema museale astigiano, coinvolgendo in questo percorso otto siti: Palazzo Mazzetti, Palazzo Alfieri, Domus Romana, Torre Troyana, Complesso di San Pietro, Cripta di Sant’Anastasio, Museo Guglielminetti, Museo Paleontologico.
Il progetto si pone come obiettivo quello di avvicinare i musei astigiani gli uni agli altri, per “dare valore a ognuno di essi”, e per guidare i visitatori alla loro scoperta, puntando su una comunicazione condivisa e integrata che spazia dalle brochure, dalla cartellonistica, fino ai social network. “Il patrimonio di questa città è inestimabile e l’amore che, da astigiano, nutro per ogni sito ed ogni museo disseminato per la città è stato forse ciò che ci ha spinti ad intraprendere questo progetto”, dichiara Mario Sacco, Presidente della Fondazione Asti Musei. “Abbiamo voluto infatti valorizzare ognuno dei nostri musei, ogni nostro sito e patrimonio artistico, legandoli l’uno all’altro nella stessa narrazione: un elegante filo rosso che unisce i puntini sulla mappa creando un’immagine unica, accogliente, riconoscibile”.
Fino al prossimo 1 maggio Palazzo Mazzetti ospita I Macchiaioli. L’avventura dell’arte moderna, mostra che attraverso oltre 80 opere ripercorre un importante capitolo di storia dell’arte dell’Ottocento italiano. Palazzo Alfieri è la casa natale del poeta e drammaturgo Vittorio Alfieri, di cui viene narrata la vita lungo sale che presentano arredi originali e oggetti appartenuti al letterato; la Domus Romana, in via Varrone, testimonia la presenza nel territorio di insediamenti romani risalenti al II secolo a.C.; la medievale Torre Troyana, costruita nel XIII secolo, con i suoi 199 scalini, offre una suggestiva vista panoramica sulla città. Il percorso museale continua con il Complesso di San Pietro, nato nel XII secolo e costituto dall’ospedale gerosolimitano e la chiesa del Santo Sepolcro sede, dalla sua costruzione fino al 1798, dell’Ordine dei Cavalieri di Gerusalemme; con la Cripta di Sant’Anastasio, di cui oggi si possono ancora scorgere i resti dell’omonima chiesa costruita poco dopo l’anno mille; con il Museo Guglielminetti, dedicato al pittore, scultore e scenografo Eugenio Guglielminetti, allievo di Felice Casorati; e infine, il Museo Paleontologico, in cui sono custoditi resti scheletrici fossili di cetacei astigiani risalenti all’epoca pliocenica (tra 5,3 e 1,8 milioni di anni fa), quando la Pianura Padana era occupata dal mare.

Autore: Desirèe Maida

Fonte: wwww.artribune.com, 6 gen 2021

ROMA. Il nuovo allestimento di Palazzo Barberini. Le nuove sale dedicate al Cinquecento.

Continua il progetto di riallestimento di Palazzo Barberini a Roma, avviato nel 2017 con il riallestimento dell’Ala Sud e continuato nel 2019 con le sale del Seicento. A essere protagonista dell’ultimo intervento a cura della direttrice del museo Flaminia Gennari Santori con Maurizia Cicconi e Michele Di Monte (con progetto di allestimento di Enrico Quell), è il piano nobile del Palazzo (tra le sedi, insieme a Palazzo Corsini, delle Gallerie Nazionali di Arte Antica), in particolare le sale dedicate all’arte del Cinquecento.
PalazzoBarberini_SaleDelCinquecento_Sala14_FotoAlbertoNovelli-3-630x420“L’intento è quello di restituire al pubblico un percorso organico e facilmente leggibile”, sottolinea Gennari Santori, “in una struttura espositiva narrativa che metta in risalto anche la storia del palazzo e delle sue collezioni”. Le sale interessate all’ultimo intervento di rinnovamento e riallestimento vanno dalla 12 alla 18, per un totale di 42 opere esposte provenienti dalle collezioni delle Gallerie e da collezioni pubbliche e private come prestiti temporanei. Il nuovo allestimento segue un criterio cronologico-geografico, anche se non mancano approfondimenti tematici e monografici.
Il nuovo percorso prevede l’ingresso dall’atrio Bernini, dove si trova la Velata di Antonio Corradini del 1743. La prima opera del percorso espositivo è l’iconico Galata, scultura romana antica appartenente alla collezione Barberini. La sala 12, sul tema Tradizione e devozione, ospita la Sacra Famiglia di Andrea del Sarto, la Madonna con Bambino e san Giovannino del Beccafumi, la Sacra Famiglia di Perin del Vaga e la Madonna Hertz di Giulio Romano.
La sala 13 invece è dedicata a Lorenzo Lotto, di cui è esposto il Matrimonio mistico di santa Caterina con i santi Girolamo, Giorgio, Sebastiano, Antonio Abate e Nicola di Bari.
La sala 14 approfondisce la pittura ferrarese con opere di Garofalo e Dosso Dossi; la sala 15 quella senese con lavori di Marco Bigio, Girolamo Genga e il Sodoma.
È invece dedicata al genere del ritratto la sala 16, intitolata Lo sguardo del Rinascimento, con alcune delle opere più celebri delle Gallerie Nazionali, dalla Fornarina di Raffaello al Ritratto di Stefano IV Colonna del Bronzino, dalla Maria Maddalena di Piero di Cosimo all’Enrico VIII attribuito a Hans Holbein, oltre ai ritratti di Niccolò dell’Abate, di Quentin Metsys e di Bartolomeo Veneto. La pittura della Maniera centro-italiana è il tema della sala 17, dove è esposta la grande pala di Giorgio Vasari e bottega con l’Allegoria dell’Immacolata Concezione, recuperata dal deposito del Museo Statale di Arezzo. L’opera sarà fruibile al pubblico durante le prime due settimane di esposizione, per poi essere sottoposta a un intervento di restauro.
PalazzoBarberini_SaleDelCinquecento_Sala12_FotoAlbertoNovelli-630x420La sala 18, infine, ovvero la Sala Sacchi detta anche della Divina Sapienza, presenta opere che ritraggono i protagonisti della famiglia Barberini, come i ritratti dipinti e scolpiti di Urbano VIII e dei suoi nipoti realizzati da Gian Lorenzo Bernini, Giuliano Finelli, Lorenzo Ottoni. Al centro della sala sono, inoltre, i due Globi della sfera celeste e terrestre di Matthäus Greuter, testimonianza dell’interesse che i Barberini nutrirono per le discipline ottiche, fisiche e astronomiche. Ecco le immagini del nuovo allestimento.

Info:
www.barberinicorsini.org

Autore: Desirèe Maida

Fonte: www.artribune.com, 7 ott 2021