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MILANO. CARAVAGGIO. Una mostra impossibile.

Un nuovo straordinario evento dedicato a Caravaggio, nella sua terra di origine, chiude le celebrazioni per il quarto centenario della morte del maestro lombardo.

Tutte le opere di Michelangelo Merisi (1571 – 1610) si potranno ammirare nel loro folgorante splendore nella mostra Caravaggio. Una mostra impossibile allestita in Palazzo della Ragione a Milano, dal 10 novembre 2010 al 13 febbraio 2011. Ma non solo. Entrando nello spazio espositivo il pubblico sarà accompagnato da Caravaggio in un affascinante viaggio alla scoperta dei segreti della sua vita e della sua arte.

Promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, dalla Rai Radiotelevisione Italiana, e prodotta e organizzata da Arthemisia Group e Palazzo della Ragione, la Mostra impossibile del Caravaggio raccoglie 65 capolavori – l’intero corpus delle opere di Michelangelo Merisi, nessuna esclusa e comprese alcune attribuite – riprodotti ad altissima definizione e disposti lungo un itinerario cronologico. Un viaggio “impossibile” tra dipinti disseminati nei musei, nelle chiese e nelle collezioni private di tutto il mondo, che diventa realtà nell’era della riproducibilità digitale dell’opera d’arte.

‘Un Caravaggio impossibile ma probabile, con una premessa: non c’è cultura senza educazione. Questo è il senso del progetto – spiega l’Assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory -. L’arte antica ha bisogno di futuro e questo Caravaggio virtuale ha qualcosa di molto reale: la possibilità di conoscere la bellezza dell’arte attraverso la tecnologia, con il sorprendente risultato di riuscire a vedere tutte le opere di Caravaggio in un unico spazio scenico’.

Grazie a questo progetto ideato e curato da Renato Parascandolo, realizzato dalla Rai in collaborazione con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, e con un comitato scientifico composto da Ferdinando Bologna e Claudio Strinati, le opere di Caravaggio conservate da Parigi a San Pietroburgo, da New York a Princeton, da Dublino a Vienna, da Roma a Napoli, Firenze, Siracusa, ecc. sono oggi fruibili in uno stesso luogo. I quadri, riprodotti in digitale con tecnologie d’avanguardia ad altissima definizione, nel rigoroso rispetto delle dimensioni, dei colori e della luce originali, si trovano finalmente riuniti realizzando un sogno a lungo coltivato da studiosi, critici e appassionati.

L’esposizione supera spazio e tempo e fa rivivere a distanza di secoli il pittore più moderno e rivoluzionario della storia, seguendo passo dopo passo le tappe dalla sua opera e della sua vita burrascosa.

Entrando in una vera e propria wunderkammer, i visitatori saranno infatti accolti da performer nei panni del grande maestro e verranno condotti nel suo mondo attraverso aneddoti di vita vissuta e racconti sulle opere, scanditi in tre fasi temporali: gli esordi, la maturità, il periodo precedente la prematura scomparsa. Caravaggio rivive altresì attraverso numerosi film, documentari storici e spettacoli a tema, proiettati su grandi schermi televisivi; l’atmosfera dell’epoca si respira nella sezione con i quattro dipinti del maestro in cui compaiono strumenti musicali e spartiti. Un sottofondo sonoro di madrigali, cantati da un coro a quattro voci, pervade l’ambiente: sono le musiche dipinte dal Caravaggio in quattro opere famose: Riposo durante la fuga in Egitto (1596), le due versioni del Giovane che suona il liuto (1596-97) e Amore vincitore (1602).

Info:
Milano, Palazzo della Ragione
10 novembre 2010 – 13 febbraio 2011, acura di Renato Parascandolo
Orari: Martedì – domenica ore 9.30 > 19.30; Giovedì ore 9.30 > 22.30; Lunedì ore 14.30 > 19.30. La biglietteria chiude un’ora prima
Biglietti (Visita animata inclusa): Intero € 9,00; Ridotto € 7,00; Scuole € 4,50
Diritto di prevendita: Singoli e gruppi € 1,50; Scuole € 1,00
Tel 199 500 200 (dal lunedì al venerdì ore 8.00 > 20.00, sabato ore 8.00 > 13.00); 0272003358.
Biglietteria on line: www.vivaticket.it
Info: Ad Artem Tel 02 6597728 – info@adartem.it
www.arthemisia.it – www.caravaggio.rai.it

Autore: Renzo De Simone

Link: http://www.comune.milano.it/palazzoreale

Fonte:MiBAC – Ministero per i Beni e le Attività Culturali

MILANO. Salvador Dalí. Il sogno si avvicina.

L’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano e 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE presentano a Palazzo Reale, fino al 30 gennaio 2011, ‘Salvador Dalí. Il sogno si avvicina‘ a cura di Vincenzo Trione.

L’esposizione è resa possibile grazie alla straordinaria collaborazione della Fondazione Gala-Salvador Dalí di Figueras e si avvarrà di importanti prestiti provenienti da musei nazionali e internazionali quali la Fondazione stessa, il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia di Madrid, il Dalí Museum di St. Petersburg in Florida, il Boijmans Museum; di Rotterdam, l’Animation Research Library dei Walt Disney Animation Studios di Burbank in California, la Peggy Guggenheim Collection di Venezia, il Mart di Rovereto e i Musei Vaticani.
La mostra, promossa dal Comune di Milano – Cultura e prodotta da Palazzo Reale con 24 ORE Cultura – GRUPPO 24 ORE in collaborazione con Unipol Gruppo Finanziario e con il sostegno dell’Ufficio Spagnolo del Turismo di Milano, presenta oltre 50 opere di Salvador Dalí, che indagano in modo approfondito il rapporto tra pittura e paesaggio.

L’artista spagnolo ritorna così a Milano dopo la mostra personale che si svolse nell’ottobre del 1954 a Palazzo Reale, nella Sala delle Cariatidi. La stessa Sala delle Cariatidi da cui trasse ispirazione per la sede della sua casa di Figueras, oggi sede della Fondazione Gala-Salvador Dalí.

‘Abbiamo di nuovo bisogno di Dalí per evadere da una condizione spesso noiosa, prevedibile. E questa esposizione ci serve proprio per fare una breccia nel conformismo culturale e trasmettere così tutto il potere della creatività. – spiega l’assessore alla Cultura del Comune di Milano Massimiliano Finazzer Flory – Perché il sogno è dentro di noi ed è una delle forme della realtà e del desiderio che l’arte racconta e attraverso le quali l’arte si racconta. Dalí a Milano è la cifra della creatività al potere o meglio del potere della creatività. Una relazione imperdibile’.

L’allestimento sarà a cura dell’architetto Oscar Tusquets Blanca, amico e collaboratore di Salvador Dalí: autore, insieme con il Maestro surrealista, della sala Mae West nel museo di Figueras e del famoso sofà Dalilips.

Per la prima volta la sala di Mae West verrà realizzata all’interno del percorso espositivo così come fu ideata dallo stesso Dalí: una sorprendente installazione contemporanea.

‘Salvador Dalí. Il sogno si avvicina’ si avvale di un comitato scientifico d’eccezione composto da studiosi di altissimo livello internazionale: Montse Aguer, direttore del centro di studi daliniani della Fondazione Gala-Salvador Dalí; Hank Hines, direttore del Dalí Museum di St. Petersburg in Florida; Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani; Francisco Calvo Serraller, eminente studioso di arte moderna spagnola, e Robert Storr, curatore e critico statunitense decano della Yale School of Art.

Nel percorso della mostra sarà fruibile il cortometraggio Destino di Salvador Dalì e Walt Disney, mai proiettato prima in Italia: Dalí lavorò al fianco di Disney tra il 1945 e il 1946 ma il film fu completato solo nel 2003 grazie ai disegni originali conservati dall’Animation Research Library dei Walt Disney Animation Studios di Burbank in California, alcuni dei quali saranno eccezionalmente esposti grazie alla collaborazione con The Walt Disney Company.

Accompagna la mostra l’ampio catalogo con testi di Vincenzo Trione, Montse Aguer, Paolo Bertetto, Robert Storr, Oscar Tusquets Blanca, Catherine Millet, Bruce Sterling, pubblicato da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE.
L’Università IULM di Milano è partner ufficiale della mostra.

Le sezioni della mostra

La mostra intende approfondire il rapporto tra l’artista spagnolo e il tema del paesaggio. Si tratta di un aspetto poco conosciuto dal grande pubblico, che offre inattesi spunti di riflessione in merito al legame di Dalí con la pittura rinascimentale italiana, il surrealismo e la metafisica, in un processo che, secondo il curatore Vincenzo Trione, porta il pittore dal caos dell’inconscio al silenzio. Quadri che vogliono documentare un ‘altro’ Dalì: mistico, religioso, spirituale.

1 Paesaggi storici: guardare dietro di sé e intorno a sé
Nella prima Stanza dedicata alla Memoria saranno accostate le opere che illustrano il rapporto dell’artista con il passato come La Venere di Milo con tiretti, proveniente dal museo Boymansvan Beuningen di Rotterdam, o le tele dedicate a Velaquez. Nella successiva Stanza del Male è illustrato il rapporto dell’artista con la contemporaneità: in particolar modo il tema affrontato è quello legato alla guerra (come nella Melanconia Atomica del Reina Sofia di Madrid e nel Visage de la guerre del Boijmans Museum di Rotterdam


2 Paesaggi autobiografici: guardare dentro di sé
Nella Stanza dell’Immaginario sono presenti le opere più legate al periodo surrealista, in cui l’artista approfondisce le tematiche legate all’inconscio, all’introspezione e alla ricerca di sé: dalle Tre età dal Museo di St. Petersburg (Florida) alla Ricerca della quarta dimensione della Fondazione di Figueras.
L’immaginario surrealista, poi. prenderà vita all’interno della Stanza dei Desideri dove sarà ricostruita, in modo filologicamente ineccepibile e inedito, la celebre Stanza di Mae West ad opera dell’architetto Oscar Tusquets Blanca, che fu co-autore del progetto: come scrisse lo stesso Dalì in un’intervista (esposta in mostra) gli specchi utilizzati a Figueras dovevano essere in realtà sostituiti con schermi televisivi, confermando ancora una volta la sua precoce mediatica.

3 Paesaggi dell’assenza: guardare oltre di sé.
Infine, Dalì abbandona la rappresentazione della persona umana. E nella Stanza del Silenzio si fa sempre più forte l’assenza della figura sino alla sua sparizione e al trionfo del paesaggio. In un rimando metafisico che ha il suo climax nel Cammino dell’enigma (Fondazione Gala- Salvador Dalí Reina Sofia).
La Stanza del Vuoto è il punto di arrivo dove la pittura di caos si trasforma in pittura del silenzio. Dapprima, scenari segnati da desolanti inquietudini. Poi, addirittura l’astrazione, come testimonia l’ultimo olio dipinto dall’artista prima della morte, nel 1983, Il rapimento di Europa (conservato a Figueras): un monocromo azzurro, spaccato da ferite, quasi un involontario cretto.

4 Epilogo
La sezione conclusiva del percorso espositivo è una sintesi. Vi si documenta il rapporto tra Dalí e Walt Disney. In esposizioni, quadri che rivelano richiami classici, memorie rinascimentali, atmosfere metafisiche e iconicità pop.
Ogni sezione è accompagnata da ampie sezioni documentarie dove lo stesso Dalí, attraverso interviste e apparati video, racconta il suo rapporto privilegiato con alcuni dei luoghi e dei paesaggi a lui più cari, come gli stessi paesi della Catalogna, che diventano il suo rifugio e sede della Fondazione a lui intitolata (Figueras, Cadaques, Portlligat), l’Italia e l’amata Parigi.
Salvador Dalí. Il sogno si avvicina

Info:
Fino al 30 gennaio 2011 – Palazzo Reale, Milano
Orario: lunedì 14.30 – 19.30; martedì – mercoledì – venerdì 9.30 – 19.30; domenica e sabato 9.30 – 22.30 giovedì 9.30 – 23.30. La biglietteria chiude un’ora prima.
www.ticket.it/dali – www.ticketone.itTel. 0254913

Visite guidate per scolaresche € 78,00 – Visite guidate per gruppi organizzati € 107,00 – Visite guidate per scolaresche in lingua inglese o francese € 98,00 – Visite guidate per gruppi organizzati in lingua inglese o francese € 125,00
Sistema di microfonaggio obbligatorio per gruppi con guida propria: Gruppi di adulti € 30,00 – Scolaresche € 15,00
Ingresso: Intero € 9,00 – ridotto € 7,50 – ridotto speciale € 4,50
Catalogo: 24 ORE Cultura, 35 € in mostra, 49 € in libreria.

Link: http:/www.mostradali.it

ROMA. Il bianco a tavola la maiolica italiana tra 1500 e 1600.

Musei Capitolini, fino al 16 gennaio 2011
A partire dalla metà del Cinquecento, Faenza diffonde rapidamente, in buona parte del territorio nazionale e all’estero, una produzione di maioliche innovative per forma, decori e tipo di smalto.
Lo stile è detto ‘compendiario’, termine preso a prestito dall’archeologia che definisce “compendiaria” una tecnica pittorica fatta di rapidi ed essenziali tocchi di pennello. Nasce così uno dei grandi artigianati storici, quella produzione affermata e famosa della maiolica rinascimentale italiana in seguito universalmente conosciuta come i “bianchi” di Faenza. Tale produzione assume in Europa una notorietà tale da dar luogo al famoso neologismo di faïence, divenuto in breve sinonimo del termine ‘maiolica’. La caratteristica distintiva dei “bianchi” faentini è la superficie bianca, corposa e coprente dovuta all’uso di uno smalto più spesso e più bianco rispetto al passato, tale da consentire la copertura completa della forma in terracotta appena uscita dal forno – il ‘ biscotto’- e dare alla maiolica una brillantezza e una luminosità uniche, oltre che un maggior senso di pulizia e di igiene.

La mostra Il “bianco” a tavola. La maiolica italiana tra 1500 e 1600, giunge ai Musei Capitolini di Roma fino al 16 gennaio 2011 – dopo aver fatto tappa in altri due istituti museali di grande rilievo, il Museo dell’Arte Ceramica di Ascoli Piceno e il Museo Internazionale delle Ceramiche Faenza, e presenta quelle maioliche ‘bianche e polite’ tipiche di questa produzione. La mostra, promossa da Roma Capitale, Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione – Sovraintendenza ai Beni Culturali, è stata ideata e prodotta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno. Alla sua realizzazione hanno partecipato la Regione Marche, la Provincia e il Comune di Ascoli Piceno con la collaborazione dei Musei Civici di Ascoli Piceno. La cura dell’esposizione è di Vincenzo De Pompeis, direttore del Museo della ceramica di Castelli della Fondazione Raffaele Paparella Treccia. L’evento si avvale di un ampio e prestigioso Comitato Scientifico composto dai maggiori studiosi della materia. Organizzazione e servizi museali sono di Zètema Progetto Cultura.

Introdotta da una sezione sulla rivoluzione tecnologica dei «bianchi», l’esposizione di circa 130 maioliche è ordinata in settori che richiamano la distribuzione geografica delle aree di produzione italiana, prima fra tutte quella dell’Emilia Romagna con Faenza, luogo di nascita di questo particolare stile compendiario. A Faenza lo stile compendiario “ha raggiunto vette di qualità ineguagliabili per tecnica di impasti e di smalti, tecnologia di trasformazione, forme e soprattutto fantasia decorativa”. Mentre nel Cinquecento i più importanti centri di produzione erano concentrati nell’ Italia Centrale, nel Seicento i bianchi si diffusero con caratteristiche stilistiche autonome in molte altre regioni italiane. Il momento culminante della produzione fu tra la seconda metà del XVI secolo e la prima metà del XVII secolo, mentre successivamente, in quasi tutte le regioni, la produzione proseguì su livelli meno alti, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo. Accanto a opere di celebri botteghe e di famosi maestri, sono esposti lavori meno noti, ma utili a documentare la capillare diffusione dei bianchi in Trentino, Lombardia, Veneto, Liguria, Marche, Toscana, Umbria, Lazio, Abruzzo, Puglia, Campania, Calabria, Molise, Basilicata, Sicilia e Sardegna.

Le varie territorialità dei bianchi sono ampiamente rappresentate in mostra; ciò si deve all’impegno degli studiosi del Comitato scientifico, che si sono cimentati in nuovi campi di ricerca, e alla partecipazione attiva di importanti musei e collezionisti privati che hanno aderito con liberalità alle richieste degli studiosi. Un segmento significativo del patrimonio storico ceramico italiano è stato finalmente ricollegato, riunito in tutte le sue parti sparse in molta parte del territorio nazionale. Il merito maggiore va tuttavia agli antichi maestri faentini, che hanno saputo inventare una formula tanto felice da essere fatta propria e utilizzata da artigiani di altri territori, seppur con accenti diversi e originali, sempre all’insegna di una misurata eleganza e grande sapienza tecnica, per un mercato vasto e di grande successo.

Info:
Orari del museo: tutti i giorni tranne il lunedì 09.00 – 20.00
Biglietto mostra: € 4 intero; € 3 ridotto: cittadini della comunità Europea di età compresa tra i 6 e i 25 anni e superiore ai 65 anni; cittadini residenti a Roma tra i 18 e i 25 anni; per le categorie previste dalla tariffazione vigente; gratuito: sotto i 6 anni di età; cittadini residenti a Roma di età inferiore ai 18 e superiore ai 65 anni; per le categorie previste dalla tariffazione vigente
tel. 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 21.00).
Catalogo: Umberto Allemandi & C.

Link: http://www.museicapitolini.org

VIGEVANO (Pv). Dentro l’Ultima Cena: il tredicesimo testimone.

Dopo i grandi successi espostivi dello scorso anno, Vigevano rinnova la sua offerta culturale con un evento che rafforza i legami tra la città e Leonardo da Vinci, affrontando in modo inedito e suggestivo la storia del suo capolavoro più conosciuto: L’Ultima Cena.
Dal 30 ottobre 2010 al 1° maggio 2011
, nelle Scuderie ducali del Castello di Vigevano sarà allestito un percorso che, grazie a sofisticati strumenti interattivi e digitali, offrirà al visitatore un’innovativa rilettura dell’Ultima Cena di Leonardo da Vinci, regalandogli il ruolo di spettatore privilegiato – quasi a fianco dei dodici apostoli – nella scoperta dei molteplici significati che quest’opera racchiude; da qui il titolo della mostra: DENTRO L’ULTIMA CENA: IL TREDICESIMO TESTIMONE.
L’iniziativa promossa dalla “Leonardo 2015 srl” e dal Consorzio A.S.T – Agenzia per lo Sviluppo Territoriale di Vigevano, realizzata da Euphon, Gruppo Mediacontech e da Studio Azzurro, col patrocinio del Comune di Vigevano, della Provincia di Pavia, col contributo della Fondazione Banca del Monte di Lombardia e della Regione Lombardia, e la collaborazione di Civita, è parte integrante del progetto “Leonardo e Vigevano” iniziato nel 2008 con un fitto programma di mostre, laboratori, esperienze multimediali, percorsi storico-ambientali, degustazioni e acquisto di prodotti agricoli, coniugando la valorizzazione dei beni culturali con la capacità attrattiva del territorio. ù

‘Il Cenacolo come non lo avete mai visto

Il capolavoro vinciano sarà al centro di un’inedita rilettura che, attraverso strumenti e archivi interattivi e multimediali, offrirà al pubblico un viaggio imperdibile alla scoperta della storia e dei misteri di una delle opere simbolo dell’arte.

La mostra-percorso è concepita come un vero e proprio strumento di analisi dell’Ultima Cena, emblematica opera di Leonardo da Vinci.
Si tratta, per il pubblico, di un’esperienza in prima persona che si rivela strumento dinamico, di scoperta e comprensione del capolavoro di Leonardo.
È un percorso multimediale e interattivo, nel quale la tecnologia, pur essendo discreta, permette di trasformare la mostra in un luogo dove conoscenza ed emozioni personali si fondono a generare e diffondere cultura, grazie al sapere degli specialisti e alla partecipazione attiva del pubblico.

In questa mostra si mira a capovolgere le convezioni di fruizione culturale attraverso la realizzazione di un percorso totalmente immersivo e propedeutico alla visione finale del Cenacolo, finalizzato all’approfondimento dei molteplici aspetti connessi al capolavoro leonardesco.

Grazie alle tecnologie innovative e multimediali sarà possibile ricostruire il contesto storico, scoprire le diverse tecniche pittoriche e comprendere in modo intuitivo e partecipativo le differenti letture del grande dipinto vinciano.

Il visitatore sarà il vero protagonista della mostra e avrà la sensazione di interagire direttamente con le immagini. Potrà organizzare la propria visita e al termine di essa, potrà verificare on-line il suo percorso personalizzato e avere un’anteprima dei contenuti non visti durante la visita.
Inoltre, per mezzo di una cornice speciale, potrà scattare delle fotografie al dipinto, cosa solitamente proibita nelle mostre convenzionali e sviluppare in tempo reale i provini degli scatti effettuati.
È qui che il visitatore sarà il “Tredicesimo testimone”; gli scatti in realtà altro non saranno che le chiavi per approfondire alcuni aspetti e alcune curiosità del capolavoro e daranno l’opportunità al pubblico, di lasciare commenti e offrire testimonianze, creando un archivio, nel corso delle visite, incrementabile e condiviso, e alimentando una sorta di memoria collettiva ed emozionale sul dipinto e sulla mostra.

Info:
te. 02.4335.3522 (da lun a ven)

Orari di visita: da lunedì a domenica 9.30 – 18.30 orario continuato; il martedì 9.30 – 14.00; la biglietteria chiude un’ora prima; chiuso 24, 25 e 31 dicembre 2010 e 1° gennaio 2011.
Biglietti: intero euro 8,00; ridotto euro 6,50 (gruppi di minimo 15 e massimo 25 persone, minori di 18 e maggiori di 65, titolari di convenzioni); ridotto speciale scuole euro 3,00; gratuito (minori di 6 anni, un accompagnatore per gruppo, due accompagnatori per classe, giornalisti, guide turistiche)
Prenotazione: individuale e gruppi euro 1,00 a persona; gruppi scuola euro 0,50 a persona.
Visite guidate e laboratori didattici: su prenotazione (gruppi massimo 25 persone)
Scuole, solo visita guidata euro 60,00
Scuole, visita guidata e laboratorio didattico euro 10,00
Gruppi, visita guidata euro 80,00
Visita guidata in lingua straniera euro 100,00
Catalogo: il catalogo della mostra è pubblicato da Electa – Catalogo Electa (pp. 100, € 20 in libreria, € 18 in mostra).

Link: http://www.leonardoevigevano.it

Email: servizi@civita.it

FERRARA. Chardin il pittore del silenzio.

«Ci si serve dei colori, ma si dipinge con il sentimento.» Con queste parole, Jean Siméon Chardin (1699-1779), contrapponendosi alle regole accademiche allora in voga, sintetizzava il suo modo, all’epoca rivoluzionario, di fare arte.
A questo grande protagonista del Settecento, uno dei più straordinari pittori di tutti i tempi, Ferrara Arte dedica fino al 30 gennaio 2011 un’importante mostra, la prima mai consacrata all’artista nel nostro paese.

L’esposizione è organizzata in collaborazione con il Museo del Prado di Madrid, che la ospiterà dopo il debutto a Ferrara, ed è curata da Pierre Rosenberg, massimo esperto di Chardin, Accademico di Francia e Presidente-direttore onorario del Musée du Louvre.
Chardin è stato uno dei più originali artisti del suo tempo. Egli infatti rifiuta, sin da giovanissimo, i percorsi didattici accademici ed è uno dei pochi a non aver mai effettuato il viaggio in Italia. Inoltre, tra tutti i generi pittorici evita proprio quelli che nella Francia del secolo dei lumi sancivano la fortuna degli artisti, e cioè i dipinti di soggetto storico o mitologico.

Nonostante ciò, nel 1728 l’Accademia reale di pittura e scultura – alla quale Chardin aveva sottoposto la sua candidatura presentando le proprie prime impressionanti nature morte – riconosce la sua qualità e lo accoglie nei suoi ranghi come pittore specializzato «nella raffigurazione di animali e frutta».

La scelta del genere della natura morta, allora considerato minore, non ne vincola il successo e Chardin si impone presto sulla competitiva scena parigina.
Nel corso del decennio successivo, egli estende la propria ricerca anche alla figura, con esiti ancora una volta impressionanti. Infatti, ad una pittura dedita a rappresentare la contemporaneità attraverso la descrizione della vita di corte, Chardin oppone un’altra realtà: scene di interni in cui i domestici e i rampolli della borghesia francese sono raffigurati nelle più semplici attività di tutti i giorni.

Ogni dettaglio ornamentale è bandito, la pittura diviene poesia del quotidiano, un mezzo per esaltare con sensibilità i gesti delle persone comuni che Chardin trasforma in grandi protagonisti della sua epoca.

Nascono così capolavori come Il garzone d’osteria, La governante o Il giovane disegnatore ai quali si affiancano le toccanti raffigurazioni delle attività ludiche dei giovani come le Bolle di sapone, la Bambina che gioca col volano o il Bambino con la trottola.

In ciascuna di queste opere, attraverso una tecnica pittorica stupefacente, incentrata sul rapporto tra tono e colore e sulla variazione degli effetti di luce, l’artista riesce a trasmettere all’osservatore l’emozione provata di volta in volta di fronte al soggetto.

È con questo spirito che Chardin continuerà a dipingere, anche quando, tornato alla raffigurazione di nature morte, realizza capolavori come il Mazzo di garofani, tuberose e piselli odorosi di Edimburgo, riguardo alla quale Charles Sterling, uno dei più grandi storici dell’arte del secolo scorso, scrisse: «Chardin è con Poussin e Claude Lorrain l’artista francese anteriore al XIX secolo che ha avuto la maggiore influenza sulla pittura moderna. Certe ricerche di Manet e di Cézanne sono inconcepibili senza Chardin. Sarebbe difficile immaginare qualcosa di più ‘avanzato’ nella composizione e nel trattamento pittorico del Vaso di fiori di Edimburgo. Esso sorpassa tutto ciò che dipingeranno in questo genere Delacroix, Millet Courbet, Degas e gli impressionisti. Solo in Cézanne e nel suo seguito si può pensare di trovare tanta forza in tanta semplicità».

Il successo della pittura di Chardin è sancito anche dalle reazioni del pubblico alle tele che l’artista espone al Salon a partire dal 1737. Ad accoglierle con entusiasmo fu anche gran parte della critica, ad esempio una celebrità come Denis Diderot, che nel 1763 osanna pubblicamente il realismo delle nature morte del pittore. Chardin è molto apprezzato anche dal re di Francia Luigi XV, al quale dona la Madre laboriosa e il Benedicite, ricevendo in cambio la stima del sovrano e, nel 1757, il grande privilegio di dimorare e lavorare al Louvre.

Verso il 1770 i problemi di salute lo inducono a rallentare l’attività e ad abbandonare progressivamente la pittura ad olio. Tuttavia, senza perdersi d’animo, l’anziano maestro inaugura una nuova stagione della sua arte dando vita, con la delicata tecnica del pastello, a ritratti di straordinaria intensità psicologica. Con queste opere si conclude la lunga carriera di un artista che per tutta la vita aveva concepito la pittura come un mezzo per conoscere la realtà e rappresentarla, e che, evitando i contenuti aneddotici, ha raggiunto un’arte senza tempo che riflette un’armoniosa perfezione tra forma e sentimento.
L’aver elevato gli oggetti di uso quotidiano e i gesti delle persone comuni a materia di rappresentazione artistica e la sua straordinaria tecnica pittorica fanno di Chardin uno degli artisti più amati da pittori moderni come Cézanne, Matisse, Morandi e Paolini. Per non dire di Vincent Van Gogh che lo riteneva «grande come Rembrandt».

La mostra di Ferrara e Madrid offrirà l’occasione di ripercorrere le tappe salienti del percorso artistico di Chardin attraverso un’ampia selezione di opere provenienti da musei e collezioni private di tutto il mondo tra le quali emerge, per numero e qualità dei dipinti concessi, ben dieci capolavori, l’eccezionale collaborazione con Louvre.

Info:
CHARDIN. Il pittore del silenzio, dal 17 ottobre 2010 al 30 gennaio 2011 – Palazzo dei Diamanti, Ferrara
La mostra, a cura di Pierre Rosenberg, è organizzata da Ferrara Arte e dal Museo Nacional del Prado di Madrid, in collaborazione con le Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea, il Comune di Ferrara, la Provincia di Ferrara, la Regione Emilia-Romagna, ENI, la Fondazione Cassa di Risparmio di Ferrara, la Cassa di Risparmio di Ferrara e Parsitalia Real Estate.
Catalogo a cura di Pierre Rosenberg, edito da Ferrara Arte.
Aperto tutti i giorni, feriali e festivi, lunedì incluso, dalle 9.00 alle 19.00
Aperto anche 1 novembre, 8, 25 e 26 dicembre, 1 e 6 gennaio
Call Center Ferrara Mostre e Musei, tel. 0532.244949

Link: http://www.palazzodiamanti.it

Email: diamanti@comune.fe.it