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MILANO. Il grande ritorno di Picasso.

Saranno oltre 200 opere, molte delle quali mai uscite dal Museo Picasso di Parigi, che affolleranno le sale di Palazzo Reale a Milano, in occasione della grande antologica dedicata all’ ineguagliabile artista spagnolo Pablo Picasso.
Curata da Anne Baldessari, riconosciuta a livello internazionale fra i più importanti studiosi di Pablo Picasso e curatrice del Musée National Picasso di Parigi, la mostra è pensata come un excursus  cronologico sulla produzione dell’artista, mettendo a confronto le tecniche e i mezzi espressivi con cui si è cimentato nel corso della sua lunga carriera coprendo tutte le fasi fondamentali della creatività multisfaccettata di Pablo Picasso e i vari mezzi espressivi e mediatici tramite cui il suo genio visuale ebbe modo di esprimersi.
Questo sensazionale insieme di opere offre la possibilità unica e straordinaria di confrontarsi con le maggiori fasi artistiche della Modernità, testimoniate da un unico – forse il più grande di tutti – genio: il periodo blu e quello rosa, il periodo della ricerca “africana” o proto-cubista, il Cubismo Sintetico e il Cubismo Classico, le pitture surrealiste, il periodo del coinvolgimento politico e i dipinti sul tema della guerra, l’interludio pop e le variazioni sul tema ispirate ai grandi maestri dell’arte rinascimentale e moderna, fino alle sue ultimissime produzioni prima delle morte, avvenuta nel 1972.
Innumerevoli i capolavori che popolano la mostra come  “La Celestina” (1904), “Uomo con il mandolino” (1911), “Ritratto di Olga” (1918), “Due donne che corrono sulla spiaggia” (1922), ”Paul come Arlecchino” (1924), “Ritratto di Dora Maar” e “La supplicante” (1937).
Una combinazione di genialità e linguaggi artistici in continua evoluzione che arricchirà la città di ineguagliabile bellezza.

Info:
Dal 20 settembre 2012 al 6 gennaio 2013

Fonte: www.portaledelrestauro.it, 07 ago 2012

FIRENZE. Firenze negli occhi dell’artista. Da Signorini a Rosai.

La Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Fiorentino offre al pubblico dei suoi musei ancora una mostra, la seconda nel 2012 alla Galleria d’arte moderna, che inaugura dopo che sono trascorsi appena quindici giorni dalla chiusura di quella dedicata al Giapponismo in Italia.
E questa volta protagonista è Firenze soggetto che sarà apprezzato dai suoi cittadini ma anche dagli stranieri grazie a un itinerario, una guida della memoria di come la città si offriva e si offre oggi.
In mostra saranno esposte 49 dipinti, tutti dedicati a vedute o rappresentazioni della città ripresa da varie prospettive: dalle ariose visioni del Settecento di Giuseppe Maria Terreni a quelle romantiche di Giovanni Signorini fino alle opere dal tono domestico del pieno Ottocento di Lorenzo Gelati o alle raffigurazione di spaccati cittadini dai toni accesi della macchia come il Mercato Vecchio di Telemaco Signorini. E poi ancora struggenti opere del Novecento in cui il modo di rappresentare la città si è rinnovato dando un ruolo da protagonista al singolo monumento: è il caso della Chiesa di Cestello di Silvio Pucci, di quella di Santo Spirito di Orlando di Collalto, e poi le piazze e le strade limitrofe fino “all’interpretazione rosaiana di Via Lupo e di Via Santa Margherita a Montìci e all’opera Il trionfo della strada premiata alla Mostra Nazionale Premio del Fiorino del 1951, quasi traduzione pittorica di alcune descrizioni di Vasco Pratolini.”(S. Condemi).
L’occasione della mostra è sorta con il ritorno alla Galleria d’arte moderna dopo un deposito di lungo termine presso l’ex Museo di Firenze com’era di 16 dipinti che documentano luoghi di una Firenze scomparsa o fatalmente cambiata ai quali sono state affiancate altre 33 opere dedicate alla città e mai esposte, selezionate attingendo dalle collezioni custodite nei depositi. 
La mostra ha dato inoltre occasione di fare un intervento di restauro generale o parziale sui dipinti sia su quelli rientrati ma anche su tutti quelli selezionati dai depositi per l’esposizione.
Un percorso visivo parallelo a quello dell’evento è affidato alle fotografie artistiche di Antonio Quattrone, eseguite prendendo a soggetto gli stessi luoghi proposti dai  dipinti, rispettandone inoltre il taglio e la visuale. Queste immagini aiutano a comprendere meglio lo stesso luogo della città nel passato e nel presente e danno al catalogo della mostra, edito da Sillabe, il taglio inedito di una guida a un percorso storico della città tra Settecento e Novecento.
La mostra, curata come il catalogo da Simonella Condemi, è promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali con la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Toscana, la Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze con la Galleria d’arte moderna e Firenze Musei.

Info:
Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti, Firenze – 17 luglio – 28 ottobre 2012
ORARIO DELLA MOSTRA: martedì – domenica 8.15 – 18.50; Chiuso il lunedì
PREZZO DEL BIGLIETTO: intero € 13.00; ridotto € 6.50 per i cittadini dell’U.E. tra i 18 e  i 25 anni; Gratuito per i cittadini dell’U.E. sotto i 18 e sopra i 65 anni
SERVIZIO DIDATTICO PER LE SCUOLE: Visita guidate per le scolaresche solo su prenotazione al costo di € 3.00 ad alunno
Info e prenotazioni Firenze Musei 055.294883
SERVIZIO VISITE GUIDATE PER GRUPPI: Info e prenotazioni: Firenze Musei 055.290383.

Per approfondimenti, vai a

Link: http://www.firenzedasignoriniarosai.it

Email: firenzemusei@operalaboratori.com

TORINO. RICETTI DEL PIEMONTE. I castelli del popolo.

Il Borgo Medievale presenta una mostra dedicata ai ricetti, forma piemontese di rifugio e fortificazione, diffusa lungo tutto il medioevo.
L’accesso al Borgo avviene – oggi come nel 1884 – attraverso una torre-porta fortificata, munita di ponte levatoio: uno degli elementi più famosi e fotografati del museo. La torre in questione trae origine da un modello situato a Oglianico, nel basso Canavese, ingresso al ricetto locale. Proprio questa suggestione ha fornito lo spunto per realizzare una mostra che illustri al pubblico del Borgo l’importanza dei ricetti per la storia del Piemonte, la loro architettura, le tipologie più diffuse, le aree di localizzazione.
Ogni ricetto ha una storia differente, ma si può affermare che esistono degli elementi comuni: una cinta muraria potenziata da torri d’angolo, una o più torri porta d’accesso ed edifici interni non molto grandi, destinati ad abitazione e magazzino, separati tra loro da strette vie che s’incrociano a scacchiera.
La fondazione di un ricetto è una questione complessa: poteva essere costruito per volontà di un signore, di un’abbazia o di una comunità, quest’ultimo caso soprattutto a partire dal Quattrocento. È preponderante, tuttavia, il caso della gestione condivisa dalla comunità e dal signore. La torre-porta, su tutti, riveste un ruolo importante nel complesso architettonico: non è soltanto la via d’accesso, ma è anche la struttura su cui si regge il sistema difensivo. Era avanzata rispetto alla cortina muraria, si ergeva su due o più piani collegati da scale a pioli; le aperture verso l’esterno erano poche e limitate a finestre e feritoie per il controllo del territorio circostante. In molti casi potevano esserci due ingressi uno, per il transito dei carri, merci e cavalieri, l’altro per le persone a piedi. L’importanza di quest’elemento talvolta era rilevata anche da una decorazione architettonica più o meno elaborata.
La mostra, realizzata in collaborazione con l’Università di Torino, vuole presentare lo stato dell’arte sull’idea di ricetto e di fortificazione, cercando, al contempo, di valorizzare la capillare diffusione sul territorio di queste opere architettoniche piemontesi.
Parallelamente alla mostra, si terranno conferenze divulgative a cura del CRISM (Centro di Ricerca sulle Istituzioni e le Società Medievali) sulle tematiche trattate (13 giugno, 5 settembre, 3 ottobre) e visite guidate a Candelo (BI) e Oglianico (TO) alla scoperta dei ricetti meglio conservati dell’area torinese.

Info:
Borgo Medievale – Sala mostre – Viale Virgilio 107 – Torino, fino al 7 ottobre 2012
Ingresso libero. Orario: tutti i giorni dalle 10.00 alle 18.00
Tel. 011 4431701

Link: http://www.borgomedievaletorino.it

PORDENONE. ARTE PER TRE GENERAZIONI / IL MUSEO SI FA SPAZIO AL PARCO.

Pordenone, Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, 30 giugno – 2 settembre 2012.
Oltre un centinaio di opere, selezionate con l’intento di offrire una rilettura a tutto campo delle collezioni
d’arte moderna e contemporanea della Città di Pordenone, vengono per la prima volta allestite nella nuova ala
espositiva inaugurata nel 2010, ampliamento della storica Villa Galvani immersa in un ampio giardino arricchito da
un roseto, che già ospita parte delle stesse raccolte.
Il Museo si fa dunque spazio al PArCo, acronimo di Pordenone
Arte Contemporanea, ovvero nel nuovo polo museale dedicato alle più attuali manifestazioni delle arti visive,
riassumendo le vicende dell’arte e del collezionismo che lungo tre generazioni hanno portato alla nascita della
nuova Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Pordenone, una realtà oggi ricca di oltre un migliaio di opere.
Articolata per sezioni tematiche e per cronologia, pensata come un racconto che attraversa la vita e le opere
degli artisti più rappresentativi e meglio documentati, l’iniziativa espositiva nasce come proposta per una rinnovata
indagine a tutto campo attraverso le collezioni, ed è stata curata da Isabella Reale, recentemente pervenuta alla
direzione del Museo dopo aver diretto la Galleria d’Arte Moderna di Udine.
L’intento è quello di valorizzarne le presenze più valide e alcuni aspetti significanti, esponendo opere spesso inedite, dando il via a una più incisiva operazione di divulgazione nell’intento di rinnovare, anche tramite rotazioni periodiche, lo studio e l’interesse nei confronti di un patrimonio ancora tutto da scoprire. Oggetto di nuova catalogazione, la sequenza di opere è stata
sottoposta a una campagna di manutenzione conservativa, a cura di Anna Comoretto, come primo intervento per una più ampia fruizione pubblica delle raccolte civiche.
Accompagnano e commentano l’esposizione foto d’epoca,
documenti e pubblicazioni, fonti preziose tratte in particolare dall’Archivio storico della Galleria d’Arte Moderna di Pordenone, ora in corso di riordino, sotto la tutela della Soprintendenza Archivistica del Friuli Venezia Giulia.
Protagonisti della selezione in particolare gli artisti originari del territorio, o che qui hanno lasciato un’importante traccia del loro operato, i collezionisti e i tanti mecenati che hanno arricchito il patrimonio culturale civico con testimonianze preziose di un gusto al passo con i tempi e che ormai attraversa più di tre generazioni di cittadini pordenonesi: di fatto il Museo di Pordenone nasce come raccolta d’arte contemporanea, pensando al suo
nucleo costitutivo formato dal lascito del suo pittore romantico più acclamato, Michelangelo Grigoletti.
Nel percorso proposto, si rende omaggio inizialmente a uno dei mecenati che hanno di fatto dato il via alle collezioni,
l’architetto pordenonese Giovanni Battista Bassi, figura di spicco nella cultura progettuale friulana del secondo Ottocento, protettore degli artisti locali, e in particolare dopo l’annessione al Regno d’Italia si assiste al risorgere di uno senso civico che si esprime nella committenza pubblica di opere d’arte ad abbellimento proprio del Municipio: tramite sottoscrizione popolare, viene chiamato da Venezia Emilio Marsili per celebrare con busti Garibaldi, Vittorio Emanuele II e anche il genio pittorico di Grigoletti. A Roma, a coronare il Monumento per eccellenza
dell’Italia unita, viene chiamato da Caneva Enrico Chiaradia che con il suo Monumento equestre a Vittorio Emanuele II nel 1889 si aggiudica il Concorso per la decorazione del Vittoriano assurgendo ai fasti della nuova capitale: sculture in marmo, bronzo e gesso, documentano la sua ritrattistica e due suoi Autoritratti ne ricordano le sembianze. A continuare una sorta di primato locale nella scultura è Luigi de Paoli, figura esemplare tra Otto e
primi Novecento per un’intera generazione di artisti friulani, cui insegnò i principi del mestiere e che seppe concepire opere di audacia spaziale come testimonia il salto nel vuoto di Icaro e anche toccare corde più sentimentali in Endimione e Selene.
Negli anni Venti il classicismo eroico di Aurelio Mistruzzi si esalta nel Monumento ai Caduti di Pordenone, di cui viene esposto il bozzetto e i preziosi marmi ancora imbevuti di morbidezze floreali facenti parte della donazione del cardinale Celso Costantini. Altre opere allargano il panorama della scultura come il marmo con
la Piccola Ciociara donato dal Re per la nuova Casa di riposo, o il ritratto bronzeo firmato da Bernstamm, lo scultore preferito dal parigino Musée Grévin. Altri scultori come Ceconi di Montececon, originario di Pielungo, transitando dal simbolismo e dal neo-michelangiolismo al gusto Novecento, passano il testimone alla generazione di mezzo, ben interpretata dal solido mestiere di Ado Furlan, di Brunetta, dall’estro giocoso delle ceramiche di
Mario Moretti, fino ad approdare, attraverso le sperimentazioni materiche, agli allumini anodici di Nane Zavagno.
A documentare la scultura del secondo Novecento anche i totem di Mirko e le ricerche materiche e astratte di Dino Basaldella, di cui si conserva il bozzetto per il Tribunale di Pordenone.
La formazione dei pittori pordenonesi, saldamente radicata per tradizione alle matrici accademiche veneziane, si esplica, nella generazione attiva a fine Ottocento, attraverso l’adesione alle poetiche del vero di paesaggisti come Domenico Mazzoni, o Scaramelli. Assecondando il gusto locale, operarono lungamente sul territorio i veneziani Vettore Antonio Cargnel, di cui il Museo conserva capolavori del suo estro luministico e trasfigurante in deposito dalla Fondazione Pia Baschiera-Arrigo Tallon, o Corompai, mentre la pittura di figura in particolare è arricchita dal pennello spadaccino di Silvestri, ben documentato nel suo periodo trascorso a Zoppola da oli e da abili monotipi, e nella ritrattistica Umberto Martina applica ai primi del Novecento il chiaroscuro neosecentesco e l’esperienza della fotografia mettendo in posa un’intera generazione di pordenonesi. Suo allievo è Luigi Zuccheri, che fa del paesaggio intorno a San Vito al Tagliamento lo scenario del suo umile e poetico bestiario campestre, ampiamente documentato nelle collezioni pordenonesi anche in virtù di una recentissima donazione di sedici opere da parte del figlio Paolo e di cui il museo conserva l’Archivio completo, ricco di autografi di artisti e critici che lo frequentarono, da Pasolini a de Chirico. Pio Rossi a Pordenone insegnò il raffinato piacere dell’acquarello ed ebbe tra i suoi allievi il giovane Armando Pizzinato, precocemente avviatosi lungo la strada dell’astrattismo lungo gli anni Quaranta, e poi protagonista del Neorealismo, che al Museo ha legato oltre al suo prezioso Archivio anche una ricca raccolta di opere e incisioni. Amico e sodale negli anni di studio all’Accademia di Venezia di Pizzinato fu Luigi Vettori, artista precocemente scomparso in guerra, talento pittorico di raffinata sensibilità tonale dalla vena arcaizzante, documentato attraverso la donazione in sua memoria della famiglia.
Analoghe donazioni hanno arricchito il Museo con le tele dal raffinato tonalismo astrattizzante di Angelo Variola, e con un’ampia documentazione si spazia attraverso la multiforme attività del veronese Pino Casarini, decoratore in loco di edifici sacri. Le molteplici esperienze del secondo dopoguerra sono testimoniate al meglio, tra gli artisti pordenonesi di maggior rigore e attualità, dalle ricerche luministico percettive di Massimo Bottecchia, attivo sulla scena milanese, dagli allumini di Nane Zavagno: si tratta di un’ ampia rappresentanza che conta anche
dipinti, tra i friulani, di Anzil, Ciussi, e di molti altri, fino alle più recenti acquisizioni che documentano l’attualità con le opere di Massimo Poldelmengo.
L’incisione vanta una ricca sequenza di opere, a partire dal segno atmosferico di Virgilio Tramontin fino alle acqueforti di Giuseppe Zigaina. Accanto alle incisioni, anche lastre e pietre litografiche come quella della tipolitografia Cosarini, ad accennare anche le vicende legate all’immagine pubblicitaria nella Pordenone del primo
Novecento. Anche la fotografia ha un suo spazio importante tra le collezioni, vantando il ricco fondo di Enrico del Torso, di Carlo Bevilacqua, album storici che raccontano la vita degli stessi artisti, per non dimenticare l’avventura creativa legata alla fabbrica di ceramica Galvani, che impiegò molti di questi stessi artisti, tra cui lo stesso Pizzinato, e una tavola imbandita contrapponendo il gusto Ottocentesco a quello del primissimo e del secondo Novecento, ricorda l’evoluzione degli stili anche nella più vissuta quotidianità di più generazioni di pordenonesi. A
queste si aggiungono molte altre presenze e capolavori, già in esposizione nella sale della dimora storica di Villa Galvani, dove sono anche allestite le opere di altri artisti che completano il panorama dell’arte dell’ultimo Novecento, da Mascherini ad Harry Bertoja, e dove in permanenza si possono ammirare i capolavori del Novecento italiano facenti parte della collezione Ruini Zacchi, da Savinio, Guttuso, de Pisis, a Fontana etc.
L’esposizione a fine luglio si interfaccerà con l’iniziativa “Contemporanea/mente” allestita con opere di Mario Palli e di Giorgio Valvassori, che vede la collaborazione in un’ottica di sistema delle altre realtà museali dedicate all’arte contemporanea della regione Friuli Venezia Giulia, e sarà accompagnata da incontri didattici, visite guidate, concerti e altre iniziative. Ingresso gratuito.

Info:
Orario estivo: martedì>sabato 15.30>19.30 domenica 10.00 >13.00-15.30>19.30. Chiuso il lunedì.
Pordenone, Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea “Armando Pizzinato”, viale Dante 33.
Telefono: 0434 523780 – 0434 392941 – 0434 392935

Link: http://www.artemodernapordenone.it

Email: info@artemodernapordenone.it

TORINO Francesco Mosso tra boheme e scapigliatura.

Nella Wunderkammer della GAM, lo spazio dedicato all’esposizione del patrimonio grafico del museo, è visitabile una mostra di rari disegni di Francesco Mosso (Torino 1848 – Rivalta 1877), una delle voci più interessanti nel panorama del secondo Ottocento piemontese.
Allievo di Enrico Gamba e Andrea Gastaldi all’Accademia Albertina di Torino, Francesco Mosso fu artista inquieto: espresse nella sua breve vita artistica la tensione per un rinnovamento, allo scopo di arricchire il linguaggio della pittura di figura di scuola piemontese; guardò dalla metà degli anni ’70 a ricerche francesi a lui contemporanee come agli esiti della migliore pittura napoletana erede di Morelli, ed entrò in contatto con il moderno ambiente della scapigliatura milanese. Carattere complesso, perennemente combattuto tra inazione e pulsione creativa, prese parte ad importanti esposizioni nazionali e soggiornò a Roma entrando in contatto con Cesare Maccari.
Sotto la supervisione di questo artista già celebre, Mosso dipingerà la sua ultima, unica grande opera, La femme de Claude (L’adultera), esposta alla Promotrice torinese e acquistata per il Museo Civico nel 1877. Il dipinto  attesta la sua capacità di rinnovare la pittura di figura sia nella scelta del soggetto, conturbante, sia nello stile, per la teatralità dell’impianto luministico e per la definizione pittorica, al tempo stessa veristica e visionaria,  soluzioni che anticiperanno scelte future: basti pensare al quadro Asfissia! dipinto nel 1884 da Angelo Morbelli. L’opera traendo spunto da un fatto di cronaca – l’omicidio-suicidio di due amanti – andava recuperando il taglio narrativo e l’atmosfera chiusa e rarefatta della calibrata  mise-en-scène di Mosso, esasperando ancor più la tensione contenuta nella visione oggettiva del reale.
La selezione dei 10 fogli presentata nella Wunderkammer, giunti in Museo grazie al lascito di  Vittorio Avondo (1836-1910), è di poco precedente l’esecuzione di quella tela e testimonia, insieme alla qualità del tirocinio da lui compiuto presso l’Accademica torinese, dove fu allievo di Andrea Gastaldi ed Enrico Gamba, l’ansia di sperimentare nuove direzioni di ricerca. Alla raffinata tessitura grafica, dove attraverso il chiaroscuro egli giunge ad una sapiente resa dei volumi, fa riscontro la forte energia vitale che traspare da queste splendide figure. Accanto agli studi di teste virili, spicca la serie con testine di bambina dalla dimensione affettiva familiare che mostra un vincolo intimamente stretto con il vero e lascia intravedere come Mosso utilizzi il medium grafico per afferrare l’idea di forma.
L’esposizione è curata da Monica Vinardi, storica dell’arte che, dopo aver conseguito il dottorato di ricerca su Vittore Grubicy presso l’Università di Firenze, si è distinta per l’originalità e la qualità di ricerche e approfondimenti legati alla Scapigliatura, al Divisionismo e al Simbolismo italiano.
I restauri dei disegni e la mostra sono realizzati grazie al contributo del Lions Club Torino Regio, che ha generosamente deciso di sostenere, a partire da questo primo appuntamento, le iniziative espositive che si svolgeranno nella Wunderkammer. Il progetto è curato da Virginia Bertone , conservatore della GAM, ed è strettamente legato alla realizzazione in fieri del Gabinetto Disegni e Stampe all’interno del Museo.

Info:
GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea – Wunderkammer – secondo piano – Via Magenta 31 – Torino, fino al 30 settembre 2012;
Orario: martedì – domenica 10-18, chiuso lunedì. La biglietteria chiude un’ora prima 
Ingressi: € 10 – ridotto € 8, gratuito ragazzi fino ai 18 anni
tel. 011 4429518

Email: comunicazionegam@fondazionetorinomusei.it