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TORINO. RAFFAELLO. La Sacra Famiglia dell’Ermitage.

Fino al 23 febbraio 2014, Palazzo Madama, Piazza Castello – Torino – Torre Tesori, piano terra – Raffaello Sanzio (Urbino 1483 – Roma 1520), Sacra Famiglia, 1506-1507 circa, Olio e tempera su tela, 72,5 x 56,5 cm ., San Pietroburgo, Museo Statale Ermitage.
Palazzo Madama ospita la Sacra Famiglia di Raffaello appartenente alle collezioni del Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo.
Dipinta probabilmente intorno al 1506, dopo l’arrivo a Firenze di Raffaello, l’opera è stata identificata con uno dei due “quadri di Nostra Donna” che Giorgio Vasari segnala tra quelli realizzati per Guidobaldo da Montefeltro, duca di Urbino.
Fino al 23 febbraio sarà possibile ammirare, in Torre Tesori al piano terra, l’opera dipinta da uno dei protagonisti del Rinascimento in Italia, il cui perfetto equilibrio di forme, proporzioni, prospettiva e colori ha sempre sollecitato artisti e letterati, come ben testimonia un passo dello scrittore francese Honoré de Balzac: “Ogni figura è un mondo, un ritratto il cui modello apparve in una visione sublime, intriso di luce, designato da una voce interiore, tracciato da un dito celeste” (1832).
L’opportunità di vedere a Torino questo dipinto nasce da un più ampio programma di collaborazione tra le due istituzioni museali che ha avuto un primo episodio di grande successo con la mostra Il Collezionista di Meraviglie. L’Ermitage di Basilewsky.
Mentre il dipinto di Raffaello sarà a Torino, un’altra grande opera del Rinascimento italiano, il Ritratto d’uomo di Antonello da Messina appartenente alle raccolte di Palazzo Madama è esposto a San Pietroburgo, in uno scambio finalizzato a sottolineare i rapporti di collaborazione culturale e scientifica tra le due istituzioni.
Approfondimento sull’opera
Durante il soggiorno fiorentino, appena ventenne, Raffaello si confronta con i maestri del Quattrocento e con le opere di Leonardo e di Michelangelo. Nel corso della sua breve e folgorante carriera, il pittore indaga e rinnova il collaudato soggetto della Madonna con il Bambino, creando diverse variazioni sul tema, destinate a diventare modelli di riferimento per la devozione cristiana. Rispetto all’ampio sfondo di paesaggio che domina negli esempi più noti e celebrati,  Raffaello privilegia qui un’imponente quinta architettonica. La Vergine, idealizzata e con lo sguardo perso in meditazione, indossa abiti classicheggianti; un velo cangiante e un nastro rosso trattengono la sofisticata acconciatura con trecce. Giuseppe le fa da contraltare e incrocia lo sguardo con il Bambino: la sua espressione malinconica allude forse al futuro che attende Gesù. Questi, in grembo alla madre e nudo a simboleggiare che Cristo è vero Uomo, sembra cercare protezione da questo cupo presagio aggrappandosi al seno della madre.
Nel Settecento l’opera è documentata in Francia, nella celebre collezione di Pierre Crozat (1665 – 1740). Arrivò in Russia nel 1772, per acquisto dell’imperatrice Caterina II e nel 1827 fu oggetto di restauro con il trasferimento della pittura dalla tavola alla tela.
La circolazione di opere di Raffaello è attestata a livello documentario e figurativo anche in Piemonte: nel 1507 il pittore Martino Spanzotti restituiva al duca di Savoia la “madonna fiorentina”, identificata con la Madonna d’Orléans di Raffaello oggi al Musée Condé di Chantilly. Spanzotti era stato incaricato di realizzarne una copia per il duca, ma altre circolarono nel corso del Cinquecento, per mano di diversi artisti: tra queste una realizzata da Gerolamo Giovenone fa parte oggi delle collezioni del museo.

Info:
La mostra è compresa nel biglietto del Museo
Ingresso al museo: intero € 10, ridotto € 8, gratuito ragazzi minori di 18 anni
Orario del museo: martedì-sabato 10-18, domenica 10-19, chiuso lunedì. La biglietteria chiude un’ora prima
Tel. 011 4433501

Link: http://www.palazzomadamatorino.it

LORETO (An). GAUDI’ E LA SAGRADA FAMILIA.

La Sagrada Familia sarà terminata verosimilmente entro l’anno 2026, che coincide con il centenario della morte di Gaudì. Per volontà della Basilica de La Sagrada Familia di Barcelona, oggi la straordinaria opera di Antoni Gaudì diviene un’importante e significativa mostra itinerante internazionale che prende il via dal Palazzo Apostolico di Loreto, dove, dal 4 di dicembre 2013 al 12 gennaio 2014, sarà allestita nelle Cantine del Bramante con il titolo “Gaudì e la Sagrada Famìlia”.
La scelta di Loreto ha una motivazione storica molto importante e una stringente connessione architettonica e religiosa con il tempio gaudiniano. L’Associazione dei Devoti di San Giuseppe, fondata nel  1866 dal libraio Josep Maria Bocabella, Ente promotore della costruzione del Tempio Espiatorio della Sagrada Família, diede il via al cantiere della Basilica barcellonese con la  premessa di costruire una copia della Basilica di Loreto, ispirandosi alla celebre reliquia della Santa Casa di Nazareth, dove secondo la tradizione vissero Giuseppe, Maria e Gesù, ossia la Sacra Famiglia.

Info:
Loreto, Palazzo Apostolico, Cantine del Bramante, dal 4 dicembre 2013 al 12 gennaio 2014
ORARI DI APERTURA: martedì pomeriggio: 15.00/18.00; dal mercoledì al venerdì: 10.00/13.00 – 15.00/18.00; sabato e domenica: 10.00/13.00-15.00/19.00; CHIUSURA: il lunedì e il martedì mattina

Vedi presentazione in allegato.

Allegato: gaudi.pdf

ROMA. Konstantin l’editto di Costantino 1700 anni dopo.

La perfetta ambientazione di Costantino il Grande e sua madre Elena negli spazi suggestivi dei Mercati di Traiano con le opere di Veljko Mihajlović.
Sono passati millesettecento anni dall’Editto di Milano, emanato nel 313 d.C. dall’Imperatore d’Occidente Costantino e dall’Imperatore d’Oriente Licinio per porre fine alle persecuzioni religiose e proclamare la neutralità dell’Impero nei confronti di qualsiasi fede. Un momento importante per la storia, che sancisce per tutti la libertà di espressione religiosa e che sarà ricordato e celebrato con la mostra Konstantin. L’editto di Costantino 1700 anni dopo, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, dall’Ambasciata di Serbia a Roma e dall’Ambasciata di Serbia presso la Santa Sede, e ospitata nei Mercati di Traiano dal 28 novembre 2013 al 12 gennaio 2014, con la cura di Jelena Jovanović e i Servizi Museali di Zètema Progetto Cultura.
Sarà presentato, per la prima volta in Italia, un ricco corpus di incisioni dell’artista serbo Veljko Mihajlović, composto da quarantanove opere ad acquatinta -tecnica a lui peculiare- tratte dallo straordinario ciclo di ottanta grafiche Costantino ed Elena realizzato nel 2012.
Mihajlović sceglie la figura di Imperatore cristiano per eccellenza associata, nell’iconografia del culto, alla madre Elena, colei che, nel corso di un viaggio a Gerusalemme, avrebbe scoperto miracolosamente la Vera Croce.
L’artista rappresenta Costantino il Grande e sua madre Elena ispirandosi agli affreschi delle chiese e dei monasteri che ha visitato in Serbia, Italia, Grecia, Albania, Macedonia, Montenegro, Romania ed Ungheria. Un’immagine, quella di madre e figlio, che appare unitaria in ogni opera: protagonisti ed interpreti di una visione intima della fede, essi invitano, un’opera dopo l’altra, a una sorta di contemplazione privata. Opere che non hanno bisogno di essere interpretate ma semplicemente guardate, contemplate, esaurendo nel contatto visivo tutto quello che c’è da vedere e capire.
Ciascun affresco è raffigurato nel proprio contesto originale, all’interno della chiesa o dell’eremo della Serbia medievale, comprendendo, tra gli altri, i suggestivi complessi di Žiča, Pećka Patrijaršija, Dečani, Sopoćani. Il pellegrinaggio dell’artista ha incluso santuari come Hilandar a Monte Athos, Luštica nel Montenegro, Semljug e Hodos in Romania, Staro Nagoričino e San Nicola in Macedonia, Ardenica e Berat in Albania, la chiesa dei Santi Quattro Coronati a Roma, la Basilica di San Francesco ad Arezzo.
A questo ciclo sacro si aggiungono l’interpretazione personale dell’Arco di Costantino, trasmessa dall’Artista attraverso toni sfumati e vellutati, più vicini all’acquarello che all’acquatinta, e cinque stampe dedicate alle scene più famose della Sala di Costantino delle Stanze di Raffaello ai Musei Vaticani, frutto di una percezione quasi onirica.
Un importante appuntamento, questa raccolta ricca e completa di incisioni di Mihajlović, che consente la prosecuzione del dialogo intenso già iniziato tra Italia e Serbia e che ha visto quest’ultima, durante gli ultimi anni, molto attiva nel proporre i suoi migliori artisti contemporanei. E, ancora, un’occasione in più per conoscere la storia della Serbia che, oltre a Costantino, ha dato i natali a ben 15 Imperatori Romani.
Serbia e Italia, due paesi che seguitano ad arricchire i loro scambi culturali scoprendo ogni volta nuovi punti di contatto e di crescita comune.

Info:
Konstantin. L’editto di Costantino 1700 anni dopo.Opere di Veljko Mihajlović
Roma, Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali – Via Quattro Novembre, 94
Dal 29 novembre al 12 gennaio 2014
Orari: ore 9.00-19.00; Chiuso il lunedì; la biglietteria chiude un’ora prima
Biglietto € 9,50 intero; € 7,50 ridotto; gratuito per le categorie previste dalla tariffazione vigente.
Zètema Progetto Cultura – Tel. 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 21.00) www.mercatiditraiano.itwww.zetema.it

Allegato: 4. Biografia Veljko Mihajovic.doc

FIRENZE. Giorgio Vasari e l’Allegoria della Pazienza.

La Galleria Palatina ha organizzato una mostra incentrata su uno dei più significativi dipinti delle collezioni medicee, l’Allegoria della Pazienza, oggi conservata nella Sala di Prometeo, ed appartenuta al cardinale Leopoldo de’ Medici.
L’opera, assegnata al Parmigianino negli inventari di Palazzo Pitti, catalogata nelle prime guide del museo sotto il nome di Francesco Salviati, attribuita poi a Girolamo Siciolante da Federico Zeri ed oggi riconosciuta come frutto di collaborazione tra Giorgio Vasari e lo spagnolo Gaspar Becerra, ha una storia collezionistica complessa, che coinvolge alcuni importanti personaggi legati alla corte di Cosimo I e allo stesso Giorgio Vasari.
Fu infatti Bernardetto Minerbetti, vescovo di Arezzo e ambasciatore di Cosimo I, nonché fine uomo di lettere, patrono dell’Accademia degli Umidi, a chiedere all’aretino, poco dopo il 1550, un dipinto che rappresentasse in modo nuovo ed emblematico la virtù principale del suo carattere, ovvero l’arte della Pazienza. Vasari accetterà, proponendo al suo committente un’invenzione ispirata alla statuaria antica, arricchita da un raffinato repertorio simbolico allusivo al tempo e alla vita umana. E così prende corpo l’invenzione di una giovane donna avvinta da una catena ad una roccia, attende pazientemente che dal vaso ad acqua sgorghino le gocce necessarie a corrodere la pietra restituendole la libertà. Questa immagine, erudita e coltissima, avrebbe raccolto un grande successo ben oltre i confini di Firenze, giungendo ben presto alla corte ferrarese di Ercole II d’Este, che non esitò a ricavarne la sua ‘impresa’. A pochi anni dal dipinto per Minerbetti, il duca Ercole II d’Este commissionò infatti una nuova versione della Pazienza a Camillo Filippi, per destinarla alla cosiddetta “Camera della Pazienza”, nella torre di Santa Caterina del castello ferrarese. Il duca fece introdurre la stessa personificazione anche nel verso di una celebre medaglia coniata da Pompeo Leoni nel 1554, sul basamento di un suo busto scolpito da Prospero Sogari Spani e in una serie di monete coniate dalla zecca di Ferrara.
Ma perché l’invenzione vasariana ebbe tanto successo? E perché la virtù della Pazienza era considerata così importante nell’arte e nella letteratura del pieno Rinascimento?
La mostra, a cura di Anna Bisceglia così come il catalogo edito sa Sillabe, indaga su questi aspetti seguendo il filo delle committenze, le fonti letterarie, i percorsi degli artisti, sullo sfondo complesso e affascinante dell’Italia delle corti. Accanto all’Allegoria della Pazienza figura la versione dello stesso tema eseguita da Camillo e Sebastiano Filippi e conservata presso la Galleria Estense di Modena (1553-54), da cui proviene anche il busto di Ercole II scolpito da Prospero Sugari, detto il Clemente (1554), sul cui basamento è effigiata la stessa virtù, e le medaglie di Pompeo Leoni sempre per il Duca (Firenze, Bargello, 1554 ca). Accanto a queste, ad illustrare il motivo iconografico nella sua complessa genesi, è prevista una grande tavola proveniente dall’Accademia di Venezia. Essa è parte di un soffitto a scomparti lignei eseguiti per la famiglia Corner nel 1542; inoltre la piccola tavoletta degli Uffizi, nota erroneamente come Artemisia che piange Mausolo, ma che deve riconoscersi invece come una Pazienza, alcuni disegni e incisioni del Gabinetto Disegni e stampe di Firenze e del Cabinet del Dessins du Louvre.

Info:
Fino al 05 gennaio 2014
Costo del biglietto: 13.00; Riduzioni: 6.50
Firenze, Galleria Palatina, Palazzo Pitti
Orario: Martedì – Domenica ore 8.15 – 18.50; la biglietteria chiude alle 18.05 Chiuso il lunedì

Autore: Renzo De Simone

Fonte:MiBAC – Ministero per i Beni e le Attività Culturali

ROMA. CARLO SARACENI 1579 – 1620 un Veneziano tra Roma e l’Europa.

La mostra, frutto di anni di lavoro, è stata ideata da Rossella Vodret ed è curata da Maria Giulia Aurigemma con un comitato scientifico internazionale, costituito da studiosi dei principali musei e istituzioni mondiali, presieduto da Maurizio Calvesi. Il coordinamento generale è di Emanuela Settimi con il supporto organizzativo di Civita e Munus.
E’ la prima mostra monografica antologica sul veneziano Carlo Saraceni, attivo a Roma dal 1598 al 1619, quando torna a Venezia dove morirà nel giugno 1620.
La vasta produzione artistica del pittore, dalle grandi pale ai piccoli raffinati rami, si lega ai nomi dei principali committenti religiosi ed aristocratici del suo tempo, nonché ad importanti episodi artistici, ad esempio la decorazione ad affresco della Sala Regia al Quirinale, offrendo uno spaccato della cultura figurativa primosecentesca romana. La mostra intende mettere a fuoco sia l’evoluzione stilistica del pittore, il caravaggismo declinato in modo personale, i profondi paesaggi, sia il vivace contesto in cui operò e di cui fu protagonista di fama e successo internazionale, indagando alcuni notevoli aspetti della sua cultura artistica.
Con alcuni quadri mai esposti prima e con i numerosi restauri compiuti negli ultimi anni e in gran parte finalizzati alla mostra si mette in luce la straordinaria qualità dello stile di colui che a Roma veniva chiamato tout court il Veneziano.

Catalogo: De Luca Editori d’Arte.

Info:
Fino al 02 marzo 2014
Costo del biglietto: 10.00 euro
Roma, Museo Nazionale del Palazzo di Venezia
Orario: 9.00 – 19.00. Chiuso il lunedì
Telefono: 06699941 – Fax: 060669994221

Autore: Renzo De Simone

Link: http://museopalazzovenezia.beniculturali.it/

Email: sspsae-rm.mpv@beniculturali.it

Fonte:MiBAC – Ministero per i Beni e le Attività Culturali