Archivi categoria: Mostre

VENEZIA. Da Tiziano a Rubens. Capolavori da Anversa e da altre collezioni fiamminghe.

In mostra una grande varietà di raffinate opere d’arte, testimonianza dei fitti scambi culturali e commerciali tra Venezia e le Fiandre tra XVI e XVII secolo, con una straordinaria selezione di dipinti di Tiziano Vecellio, Peter Paul Rubens, Maerten de Vos e Anthony van Dyck e capolavori per la prima volta esposti al pubblico.

Info:
Palazzo Ducale – Appartamento del Doge, fino al 1 marzo 2020

PORDENONE. Il Rinascimento di Pordenone. Con Giorgione, Tiziano, Lotto, Jacopo Bassano e Tintoretto.

Dal 25 ottobre 2019 al 2 febbraio 2020 a Pordenone
Giovanni Antonio de’ Sacchis, conosciuto ai più con il nome della città che nel 1483 gli diede i natali, Il Pordenone, è stato uno dei maggiori artisti protagonisti del Rinascimento italiano.
La città di Pordenone omaggia il suo più noto artista, un grande tra i grandi del suo tempo, con la mostra curata da Caterina Furlan e Vittorio Sgarbi “Il Rinascimento di Pordenone”, che sarà visitabile da venerdì 25 ottobre 2019 a domenica 2 febbraio 2020.
Sono oltre 50 i dipinti del Pordenone e degli altri protagonisti del Rinascimento in mostra, a cui si affiancano una ventina di disegni autografi del Maestro e una decina di antiche stampe ad arricchire l’excursus espositivo.
Saranno esposte, accanto a quaranta dipinti e disegni dell’artista, quasi altrettante opere di esponenti di spicco della pittura veneta e padana del XVI secolo: da Giorgione, Tiziano, Sebastiano del Piombo, Lotto, Romanino a Correggio a Dosso Dossi, Savoldo, Moretto, Schiavone, Bassano, Tintoretto, Amalteo e altri ancora, senza dimenticare i suoi precursori e i suoi allievi o seguaci.
Le opere di questa mostra provengono da importanti musei italiani e internazionali, oltre che dai musei e chiese del territorio friulano, veneto e lombardo.
Le opere di questa mostra provengono da importanti musei italiani e internazionali come il Louvre di Parigi, il British Museum di Londra, il Rijksmuseum di Amsterdam, il Kunsthistoriches di Vienna, le Gallerie degli Uffizi di Firenze, le Gallerie dell’Accademia di Venezia, la Pinacoteca di Brera di Milano e il Museo di Capodimonte di Napoli, oltre che dai musei e chiese del territorio friulano, veneto e lombardo.
Con importanti prestiti, la mostra si è dunque posta un obbiettivo che la differenzia dalle precedenti, del 1939 e del 1984, incentrate esclusivamente sul Pordenone e sull’ambiente friulano: mostrare, attraverso le sue opere più significative, alcune delle quali mai esposte prima in Friuli, un artista in dialogo con alcuni tra i più importanti esponenti nella cultura figurativa del suo tempo.
Le numerose opere in mostra, comprese imponenti e delicate pale provenienti da chiese e parrocchiali, oltre a scandire il percorso dell’artista (dalla giovanile paletta della sacrestia di Santa Maria della Salute a Venezia, proveniente dal castello di San Salvatore di Collalto, alle fondamentali opere delle chiese di Susegana e Torre di Pordenone, fino alla Madonna e santi della cattedrale di Cremona, su commissione dell’arciprete Giacomo Schizzi) permettono di comprendere appieno il ruolo svolto dal Pordenone nella precoce introduzione in ambito veneto di stilemi provenienti da culture figurative diverse, seguendo gli sviluppi della sua arte. Ma non solo.
L’esposizione si concentra principalmente nella Galleria d’Arte Moderna, situata all’interno di Parco Galvani, e si articola anche nella sede del Museo civico d’Arte di Palazzo Ricchieri e nel Duomo cittadino, dove sono conservate le opere dell’artista realizzate per la sua città.
Fanno parte integrante del percorso espositivo un cospicuo numero di dipinti conservati in Duomo e presso il Museo Civico di Pordenone, dove sono presentati in un rinnovato allestimento, insieme con una selezione di stampe, libri e documenti d’archivio.
Il percorso in Galleria d’Arte Moderna presenta, con più di 50 opere, la produzione artistica del Pordenone in un affascinante dialogo sia con i suoi precursori (soprattutto Gianfrancesco da Tolmezzo e Pietro da Vicenza) sia con i maggiori artisti contemporanei del Rinascimento come Francesco da Milano, Giorgione, Romanino, Parmigianino, Sebastiano del Piombo, Tiziano, Lorenzo Lotto, Correggio, sia con i suoi allievi o seguaci quali Pomponio Amalteo, Giulio Licinio, Jacopo Bassano, Antonio Sacchiense, Giovanni De Mio. Una sezione è dedicata a una trentina di disegni autografi.
Al Museo civico d’Arte è possibile scoprire altri dipinti e opere del Pordenone visitando il percorso permanente del secondo piano. Al piano terra invece, è allestita la sezione documentaria relativa all’artista e una selezione di volumi d’arte.

Info:
Orari e biglietti:
– Galleria d’Arte Moderna (viale Dante, 33)
Dal martedì al venerdì 15:00-19:00 – Al mattino apertura su prenotazione per scuole e gruppi
Sabato e domenica 10:00-12:00 e 15:00-19:00
La biglietteria chiude un’ora prima
– Museo civico d’Arte (corso Vittorio Emanuele II, 51)
Dal martedì alla domenica 15:00-19:00
Al mattino apertura su prenotazione per scuole e gruppi
– Duomo Concattedrale di San Marco (piazza San Marco)
Tutti i giorni 9:00-12:00 e 15:00-18:00
L’accesso dovrà essere discreto e potrà essere limitato nel rispetto delle funzioni religiose.
Biglietti
Il biglietto è unico ed è valido per tutte e due le sedi della mostra. L’accesso al Duomo è gratuito.
Il biglietto può essere acquistato indifferentemente sia presso la Galleria d’arte moderna che presso il Museo civico d’arte e può essere utilizzato anche in giornate diverse.
Interi € 8,00 – Ridotti € 5,00
Gruppi di più di 10 persone; studenti oltre il 16° anno d’età; visitatori con età superiore a 65 anni; insegnanti; titolari tessera della Biblioteca civica di Pordenone; dipendenti e soci di enti, associazioni e privati convenzionati.
Gratuito: Accompagnatori di gruppi di più di 10 persone; guide turistiche con tesserino di riconoscimento; studenti fino a 16 anni compiuti; persone con disabilità e loro accompagnatori; giornalisti con tessera dell’Ordine nazionale; soci di associazioni che collaborano in via continuativa con i musei civici.
Gruppi: Un gruppo è composto da un minimo di 10 persone paganti.
I gruppi possono concordare con l’organizzazione orari di visita dedicati, anche al di fuori dei normali orari di apertura.
Prenotazione: info@mostrapordenone.it o tel. +39 0434 392915.

TORINO. ANDREA MANTEGNA. Rivivere l’antico, costruire il moderno.

Il 12 dicembre apre a Torino, nelle sale monumentali di Palazzo Madama, una grande esposizione che vede protagonista Andrea Mantegna (Isola di Carturo 1431 – Mantova 1506), uno dei più importanti artisti del Rinascimento italiano, in grado di coniugare nelle proprie opere la passione per l’antichità classica, ardite sperimentazioni prospettiche e uno straordinario realismo nella resa della figura umana. Intorno alle sue opere si articolano le testimonianze di una stagione artistica – il Rinascimento in pianura padana, prima a Padova e poi a Mantova – capace di rivivere l’antico e di costruire il moderno.
La rassegna presenta il percorso artistico del grande pittore, dai prodigiosi esordi giovanili al riconosciuto ruolo di artista di corte dei Gonzaga, articolato in sei sezioni che evidenziano momenti particolari della sua carriera e significativi aspetti dei suoi interessi e della sua personalità artistica, illustrando al tempo stesso alcuni temi meno indagati come il rapporto di Mantegna con l’architettura e con i letterati.
Viene così proposta ai visitatori un’ampia lettura della figura dell’artista, che definì il suo originalissimo linguaggio formativo sulla base della profonda e diretta conoscenza delle opere padovane di Donatello, della familiarità con i lavori di Jacopo Bellini e dei suoi figli (in particolare del geniale Giovanni), delle novità fiorentine e fiamminghe, nonché dello studio della scultura antica.
Un’attenzione specifica è dedicata al suo ruolo di artista di corte a Mantova e alle modalità con cui egli definì la fitta rete di relazioni e amicizie con scrittori e studiosi, che lo resero un riconosciuto e importante interlocutore nel panorama culturale, capace di dare forma ai valori morali ed estetici degli umanisti.
Il percorso della mostra è preceduto e integrato, nella Corte Medievale di Palazzo Madama, da uno spettacolare apparato di proiezioni multimediali: ai visitatori viene proposta una esperienza immersiva nella vita, nei luoghi e nelle opere di Mantegna, così da rendere accessibili anche i capolavori che, per la loro natura o per il delicato stato di conservazione, non possono essere presenti in mostra, dalla Cappella Ovetari di Padova alla celeberrima Camera degli Sposi, dalla sua casa a Mantova al grande ciclo all’antica dei Trionfi di Cesare.
Il Piano Nobile di Palazzo Madama accoglie, quindi, l’esposizione delle opere, a partire dal grande affresco staccato proveniente dalla Cappella Ovetari, parzialmente sopravvissuto al drammatico bombardamento della seconda guerra mondiale ed esposto per la prima volta dopo un lungo e complesso restauro e dalla lunetta con Sant’Antonio e San Bernardino da Siena proveniente dal Museo Antoniano di Padova.
Il percorso espositivo non è solo monografico, ma presenta capolavori dei maggiori protagonisti del Rinascimento nell’Italia settentrionale che furono in rapporto col Mantegna, tra cui opere di Donatello, Antonello da Messina, Pisanello, Paolo Uccello, Giovanni Bellini, Cosmè Tura, Ercole de’ Roberti, Pier Jacopo Alari Bonacolsi detto l’Antico e infine il Correggio. Accanto a dipinti, disegni e stampe del Mantegna, saranno esposte opere fondamentali dei suoi contemporanei, così come sculture antiche e moderne, dettagli architettonici, bronzetti, medaglie, lettere autografe e preziosi volumi antichi a stampa e miniati.
Per rendere chiaro e lineare questo tema complesso, un prestigioso comitato scientifico internazionale ha selezionato un corpus di oltre un centinaio di opere, riunito grazie a prestigiosi prestiti internazionali da alcune delle più grandi collezioni del mondo, tra cui il Victoria and Albert Museum di Londra, il Musée du Louvre e il Musée Jacquemart André di Parigi, il Metropolitan Museum di New York, il Cincinnati Art Museum, il Liechtenstein Museum di Vienna, lo Staatliche Museum di Berlino, oltre a prestiti di numerose collezioni italiane, tra cui le Gallerie degli Uffizi, la Pinacoteca Civica del Castello Sforzesco, il Museo Poldi Pezzoli di Milano, l’Accademia Carrara di Bergamo, il Museo Antoniano e i Musei civici di Padova, la Fondazione Cini e le Gallerie dell’Accademia di Venezia, il Museo di Capodimonte di Napoli, i Musei Civici di Pavia, la Galleria Sabauda e il Museo di Antichità di Torino, i Musei Civici, il Seminario Arcivescovile e la Basilica di Sant’Andrea a Mantova.
Il comitato scientifico della mostra è composto dai curatori Sandrina Bandera e Howard Burns, con Vincenzo Farinella come consultant curator per l’antico, insieme a Laura Aldovini, Lina Bolzoni, Molly Bourne, Caroline Campbell, Marco Collareta, Andrea Di Lorenzo, Caroline Elam, David Ekserdjian, Marzia Faietti, Claudia Kryza – Gersch, Mauro Mussolin, Alessandro Nova, Neville Rowley e Filippo Trevisani.
La mostra, promossa dalla Fondazione Torino Musei e da Intesa Sanpaolo, è organizzata da Civita Mostre e Musei.
Il catalogo, comprendente numerosi saggi introduttivi e di approfondimento oltre alle schede scientifiche di tutte le opere in mostra, è pubblicato da Marsilio Editori.

Info:
ANDREA MANTEGNA. Rivivere l’antico, costruire il moderno.
Palazzo Madama, Corte Medievale e Piano Nobile, Torino, Piazza Castello, dal 12 dicembre 2019 al 4 maggio 2020
A cura di Sandrina Bandera e Howard Burns con Vincenzo Farinella come consultant curator
T. 011.4433501, www.palazzomadamatorino.it
Orari: tutti i giorni dalle 10.00 alle 18.00, Chiusura martedì, La biglietteria chiude un’ora prima
Biglietti: intero 15€, ridotto 13€ gruppi di minimo 15 persone; ridotto under 25 7€: giovani e studenti da 6 fino a 25 anni compiuti con documento e tesserino universitario
Mostra + museo 19€ intero – Mostra + museo 13€ ridotto
Gratuito per minori di 6 anni. Disabili e accompagnatore
Ingresso libero Abbonamento Musei e Torino Piemonte card.

SAN BENEDETTO PO (Mn). Il Correggio ritrova la sua Ultima cena. Una mostra sul Cinquecento nel monastero di Polirone.

Fino al 6 gennaio 2020, la Basilica e l’ex Refettorio Monastico di San Benedetto Po (Mantova) ospitano la mostra “Il Cinquecento a Polirone. Da Correggio a Giulio Romano“.
La mostra, curata da Paolo Bertelli, intende presentare il contesto culturale che animò il monastero di San Benedetto in Polirone a San Benedetto Po nel XVI secolo.
“La renovatio promossa da Giulio Romano all’interno degli spazi dell’edificio sacro”, si legge nella presentazione, “si colloca all’interno di un più ampio fermento innovatore che, nel corso del secolo, vide l’intervento di Correggio, dello scultore Antonio Begarelli, di Fermo Ghisoni e di altri artefici che diedero al complesso una veste moderna”.
Nel refettorio polironiano si conserva un celebre affresco giovanile di Correggio (Antonio Allegri; Correggio, 1489 circa – 1534), un’architettura dipinta, realizzata tra il 1513 e il 1514 da un allora poco più che ventenne Antonio Allegri, che doveva ospitare un’Ultima cena (un’interpretazione della famosa pittura murale di Leonardo da Vinci) dipinta nel 1514 dal veneto Girolamo Bonsignori (Verona, 1472 – Mantova, 1529). L’opera fu installata nel refettorio e vi rimase per quasi trecento anni: poi, a seguito delle spoliazioni napoleoniche, fu asportata dal monastero e oggi è conservata al Museo Baruffaldi di Badia Polesine dopo aver conosciuto varie peripezie (in Francia passò di proprietario in proprietario, fino al suo ritorno in Italia, proprio a Badia Polesine, nel 1927).
Proprio l’Ultima cena di Bonsignori è una delle opere protagoniste della mostra: tornerà infatti temporaneamente nel suo luogo di origine per riunirsi alle architetture dipinte del Correggio. L’opera, di dimensioni imponenti (è larga più di sette metri) è stata trasferita nelle scorse ore, con operazioni difficili che hanno comportato anche l’abbattimento di un muro.
La mostra esporrà inoltre pale d’altare, dipinti, documenti d’epoca, sculture, codici miniati, disegni, paramenti liturgici e tessuti del XV e del XVI secolo.
L’apertura della rassegna è affidata a un ritratto di Giulio Romano, a cui sono affiancati, nella stessa sala, un disegno di Federico Zuccari e alcune pale che appartengono al corredo cinquecentesco della basilica. Qui, Giulio Romano aveva sottoscritto, pochi anni prima della sua scomparsa, un contratto per la realizzazione delle varie pale d’altare, che furono, perlopiù, realizzate da Fermo Ghisoni.
Il percorso prosegue quindi con il Correggio, presente in Polirone nel 1514 per firmare un contratto per la realizzazione delle ante e del podium dell’organo.
Per contestualizzare l’Ultima cena di Bonsignori ci saranno anche una grande Ultima cena di Lorenzo Costa il Giovane, già all’interno del Refettorio polironiano, e alcuni disegni di Giulio Romano (come il bozzetto preparatorio per uno degli ottagoni della Loggia di Davide di Palazzo Te).
Seguono i dipinti cinquecenteschi, specie quelli della scuola veneta: un Cristo luce del mondo di Paris Bordon, una copia settecentesca di una delle pale di Paolo Veronese (anche queste vittime delle spoliazioni di Napoleone), una Madonna col Bambino di Paolo Farinati, una scultura di Antonio Begarelli presente in quanto rimando all’importante corpus scultoreo di Begarelli conservato all’interno della basilica, e quattro codici miniati cinquecenteschi provenienti dalla biblioteca polironiana.
Chiude il percorso nel refettorio una celebre incisione di Alberto Ronco raffigurante l’albero benedettino. Benché già seicentesca, l’incisione è preziosa in quanto riporta la facciata della basilica pensata da Giulio Romano, che il visitatore può vedere uscendo dal refettorio ed entrando in chiesa.
La basilica conserva ancor oggi molte opere d’arte cinquecentesche: architetture, decorazioni, pale d’altare.
L’ultima sezione della mostra, quella liturgica, è allestita nella sagrestia con l’esposizione di antichi e preziosi paramenti (ritrovati nel corso di una recente ricognizione e risalenti al XV e XVI secolo), accompagnati dai candelieri e dalle cartegloria originali del Cinquecento e dalla riproduzione dell’antica pala dell’altare maggiore, oggi conservata al Louvre.

Info:
Il Museo Civico Polironiano apre, in periodo estivo, dal martedì al venerdì dalle 9 alle 12 e dall 15 alle 18, il sabato, la domenica e i festivi dalle 9:30 alle 12:30 e dalle 15 alle 18. In periodo invernale, dal martedì al venerdì dalle 9 alle 12 e dalle 14:30 alle 17:30, il sabato, la domenica e i festivi dalle 9:30 alle 12:30 e dalle 14:30 alle 17:30. Chiuso il lunedì, il 25 dicembre e il 1° gennaio.
Biglietti (compresa visita alla basilica): 8 euro l’intero, 7 euro il ridotto, 5 euro il ridotto per le scuole. Visita al solo museo: 5 euro intero, 4 euro il ridotto. Biglietto speciale famiglia: per ogni adulto, un bambino gratis fino ai 17 anni. Per info è possibile visitare il sito del Museo Civico Polironiano di San Benedetto Po.
La mostra, che concorre a celebrare l’anno dedicato a Giulio Romano (che culmina con la grande mostra di Mantova in apertura a ottobre) nasce dalla collaborazione del Comune di San Benedetto Po, della Parrocchia di San Benedetto Po e degli Amici della Basilica di San Benedetto Po Onlus, con il supporto della Diocesi di Mantova e del Complesso Museale Palazzo Ducale di Mantova.

Nell’immagine: un dettaglio delle architetture dipinte dal Correggio. Ph. Credit Carlo Perini

Fonte: www.finestresullarte.info, 8 sett 2019

ROMA. “Luca Signorelli e Roma. Oblio e riscoperte”.

Per la prima volta i Musei Capitolini, dedicano una grande rassegna a uno dei principali protagonisti del primo Rinascimento, Luca Signorelli (1450 – 1523), fra i giganti di quella stagione irripetibile che avrebbe segnato la storia dell’arte occidentale, prima del turbine rappresentato da Raffaello e Michelangelo.
“Fu ne’ suoi tempi tenuto in Italia tanto famoso e l’opere sue in tanto pregio, quanto nessun altro in qualsivoglia tempo sia stato già mai”, scrive Giorgio Vasari nelle “Vite dei più eccellenti, scultori e architetti” pubblicata a Firenze da Giunti nel 1568. La biografia dell’artista era corredata da un’immagine (che mancava nella prima edizione del 1550). E’ da questa che prende le mosse la mostra. Per uno strano caso Vasari utilizza come modello il ritratto eseguito da Luca di Vitellozzo Vitelli. Un volto ben diverso da quello che compare nella lunetta con l’Anticristo della Cappella di San Brizio a Orvieto. Fra i personaggi rappresentati ve ne sono due appartati vestiti di nero, il Beato Angelico e Signorelli che si ritrae con capelli lunghi e biondi. Ma nonostante l’evidenza, Vasari docet, bisognerà aspettare l’Ottocento per avere la vera effigie di Signorelli, opera di Pietro Tenerani esposta nella prima sala accanto a quella di Pietro Pierantoni che si ispira all’immagine utilizzata da Vasari.
Il titolo della mostra “Luca Signorelli e Roma. Oblio e riscoperte”, curata da FederIca Papi e Claudio Parisi Presicce (Catalogo De Luca Editori D’Arte), esprime bene i concetti guida illustrati da una sessantina di opere di grande qualità storico-artistica, distribuite in sette sezioni, alcune esposte per la prima volta a Roma. Se Signorelli occupa la posizione centrale della scena e le sue opere tra oblio e riscoperte rappresentano il filo conduttore della sua presenza nell’urbe almeno in tre periodi diversi, cooprotagonista è anche la città eterna, la Roma di papa Sisto IV della Rovere, il papa francescano e teologo, “restaurator urbis”. A lui, in vista del Giubileo del 1475, si devono chiese, strade, acquedotti, ponti. Come Ponte Sisto, l’antico Ponte Aurelio, realizzato in tre anni, e la rinascita dell’Ospedale di Santo Spirito in Sassia, con la splendida corsia sistina affrescata, per l’assistenza gratuita a tutti i bisognosi. In mostra il grande plastico ricostruttivo in legno, stucco e vetro. Sulle pareti vedute a volo d’uccello della città piante anonime, incisioni, acqueforti di Roma di Giovan Battista Falda, vedute di van Wittel, monete e medaglie sistine.
Nel 1471 Sisto IV decide di trasferire sul Campidoglio, sede del potere amministrativo e giudiziario della città, gli antichi bronzi romani, lo Spinario, la Lupa, i frammenti del Colosso di Costantino e la Zingara, riconoscendo i romani legittimi eredi della città e degni conservatori delle sue preziose testimonianze. Una data che segna la nascita del più antico museo pubblico del mondo.
E quale promotore delle arti a lui si deve la rifondazione della Biblioteca Vaticana arricchita di centinaia di codici latini e greci che affida al Platina, la costruzione della Cappella Magna, la Cappella Sistina, che prima degli interventi di Michelangelo verrà decorata sulle pareti laterali nel 1481 – 82 anche da Luca Signorelli con l’affresco “Testamento e morte di Mosè” . E’ il primo soggiorno di Luca a Roma, la sua prima commissione documentata. Ma bisognerà aspettare venticinque anni per avere notizie certe di un suo ritorno, anche se si pensa che sia venuto più volte. Roma e lo studio dell’antico, che tanto ha nutrito la sua arte “perfetta fusione fra civiltà classica e cristiana”, non è generosa con lui. Anche l’elezione di un papa Medici come Leone X delude le sue speranze. Probabilmente è tornato a Roma per un lavoro in un ambiente privato di Giulio II e verso il 1507 insieme a Perugino e Pinturicchio per una “cena di lavoro” da Bramente che avrebbe dovuto favorirli presso il Papa Giulio II, tutti soppiantati da Raffaello. Come ricorda in un volume su Vitruvio del 1536 (in mostra) Gianbattista Caporali. Infine la terza volta nel 1513 come testimoniato da un documento dell’Archivio Capitolino e da una fonte autorevole, Michelangelo che ricorda un prestito non pagato di 40 Giuli. Signorelli va a trovarlo nella sua casa romana a Macel de Corvi.
Dalla fama sancita da Vasari “primo chiaro lume che fece scorta a Raffaello, a Michelangelo, a Leonardo e agli valenti artefici del secol d’oro per condurre l’arte verso la perfezione”, alla perdita di memoria nei secoli seguenti, al ritrovato credito nel Settecento con l’affermarsi del purismo e delle correnti preraffaellite romanticismo, quando si riscopre la Cappella Nova, visitata da Füssli, Overbeck, i Nazareni, Freud, Canova. Una rivalutazione a tutto campo che riguarda anche la storiografia e il mercato antiquario. E le sue opere finiscono all’estero fino a quando non viene approvata nel 1902 una legge e un catalogo di oggetti di sommo pregio in mano privata che lo impedisce. “La corte di Pan” distrutta da un bombardamento nell’ultima guerra era al Museo di Berlino.
La mostra si snoda su percorsi paralleli, da un lato l’artista e le sue opere, l’oblio e la riscoperta, dall’altro la città, i suoi monumenti, i suoi protagonisti. Dopo la sala introduttiva ecco lo Spinario in bronzo dei Capitolini e in sequenza lo Spinario Medici in marmo della prima età imperiale, da cui l’artista ha tratto più volte ispirazione. Dallo studio dell’antico Luca ricava un repertorio di figure e nudi maschili e una varietà di pose che animano le sue classiche composizioni. Sulle pareti lo spettacolare Martirio di San Sebastiano dipinto per la Cappella Brozzi nella chiesa di San Domenico di Città di Castello, restaurato per l’occasione (in un piccolo video le fasi del restauro), con rovine, scorci del Colosseo e dell’Arco di Costantino. Del capolavoro del Duomo di Orvieto, la Cappella Nova o di San Brizio, iniziata dall’Angelico e terminata da Luca nel 1504, è possibile avere una visione nei dettagli,. attraverso immagini retroilluminate di grande effetto. In mostra anche una discussa tegola dipinta con i ritratti di Luca e di ser Niccolò di Angelo camerlengo del Duomo. In una saletta rossa tre Madonne col Bambino, tra le più belle e originali. Un tema a lui caro che preferiva realizzare in formato tondo. Così doveva essere anche la Madonna Pallavicini Rospigliosi e quella del Museo Jaquemart-André diventata ovale. E’ un “unicum” nel catalogo dell’artista la “Vergine col Bambino” o “Madonna Bache” del Metropolitan Museum, donata con altri beni nel 1507 alla figlia Gabriella. La Madonna dal profilo severo che rivolge uno sguardo malinconico verso il figlio è dipinta su uno sfondo dorato costituito da atletici putti alati segnati con sottili smalti rossi, azzurri e verdi che si muovono gioiosamente su nastri e girali e all’interno di cerchi.

Info:
Musei Capitolini Palazzo Caffarelli, piazza del Campidoglio.
Orario : tutti i giorni dalle .30 alle 19.30. fino al 3 novembre 2019.
tel. 060608 e www.museicapitolini.it

Autore: Laura Gigliotti

Fonte: www.qaeditoria.it, 25 lug 2019

Foto:
Luca Signorelli, Madonna col Bambino, 1505-1507, olio e tempera su tavola, New York, Metropolitan Museum of Art.