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PADOVA. L’universo dei macchiaioli in mostra.

Cominciamo dalla fine, dalle ultime due sale della mostra: vi è esposta, per la prima volta nella sua interezza, la collezione privata di Alvaro Angiolini. Un nome pressoché sconosciuto, mentre più noti sono gli autori dei dipinti acquistati dal collezionista, e si tratta di Silvestro Lega, Telemaco Signorini, Giovanni Fattori e tanti altri. Nato a Livorno, Angiolini non ebbe una vita facile, ma, nonostante le difficoltà, germogliarono in lui sia il seme dell’arte della stampa sia una spiccata attitudine al collezionismo che lo portò ad avvicinarsi alla pittura delle giovani generazioni dell’epoca. Divenne inoltre comproprietario, nel secondo dopoguerra, della galleria Bottega d’Arte Livorno, le cui rassegne gravitavano proprio attorno ai maestri della “macchia” e ai loro eredi. La sua collezione “sebbene eterogenea nella tipologia iconografica, permane fortemente connotata nella predilezione per la produzione macchiaiola e postmacchiaiola, annoverando molte purissime punte di diamante”, scrive Claudia Fulgheri in catalogo.
Giovanni-Fattori-Acquaiole-livornesi-1865-olio-su-tela-cm-38x110.-Livorno-collezione-Angiolini-1224x420Emerge chiaramente già da questa sezione, quasi una mostra nella mostra, come il progetto espositivo di Palazzo Zabarella si fondi su due categorie di protagonisti: da un lato i pittori, le cui vicende di anticonformisti, ribelli, ferventi repubblicani e mazzininani convinti sono già state indagate nel 2003 nella stessa sede; dall’altro i collezionisti, i mecenati, gli amici, i sostenitori. Su questi ultimi, come afferma Elisabetta Matteucci a nome dell’istituto livornese partner della fondazione padovana, è stata condotta una ricerca “chirurgica” grazie alla quale si sono scovate le fonti, spesso trascurate, per ricostruire puntualmente le relazioni con i pittori, le preferenze, gli innamoramenti. Lo testimoniano ad esempio, nella prima sala, la sensibilità dimostrata dal critico d’arte Diego Martelli e dallo scienziato Gustavo Uzielli, tra i primi a diffondere la cultura positivistica francese e tedesca e a collezionare l’arte dei macchiaioli: insieme a Ugo Ojetti sono presenti in mostra nella prima sala grazie ai ritratti e a dipinti provenienti dalle loro raccolte.
Tra l’inizio e la fine, il sipario si alza su altre figure lungimiranti, fra cui ricchi borghesi, nobili e intellettuali, imprenditori e negozianti, donne colte che compresero la rivoluzione visiva perseguita dai macchiaioli e che ne condivisero la “continua battaglia per favorire, con un nuovo modo di vedere e rappresentare la realtà, anche la nascita di una società migliore nel difficile periodo storico che è seguito all’unità d’Italia”, scrivono il presidente Federico Bano e il direttore culturale Fernando Mazzocca. Amici e mecenati che a volte li accolsero in famiglia, e poi i primi collezionisti, i mercanti con il loro eccezionale fiuto. Attraverso le opere si segue quindi un doppio binario e si scoprono i temi prediletti dagli artisti che, ancor prima dei ben più celebri impressionisti, avevano cominciato a dipingere en plein air: la realtà quotidiana, il paesaggio toscano e i borghi della Liguria, i ritratti, la vita domestica – buffissimo e incredibilmente innovativo Le faccende di casa di Adriano Cecioni –, il duro lavoro nei campi, e non mancano i soldati e le battaglie risorgimentali combattute attorno al 1860.
Silvestro-Lega-L’elemosina-1864-olio-su-tela-cm-718x124.-Collezione-privata-726x420Colpisce inoltre la sezione sui “pittori amatori”, interessantissima poiché svela il rapporto privilegiato che si instaurò tra i macchiaioli e altri artisti che, pur seguendo un diverso orientamento, crearono una straordinaria sintonia di affetti. Ne è esempio il macchiaiolo Cristiano Banti il quale, una volta arricchitosi, sostenne con molti acquisti i colleghi meno fortunati.
Una riscoperta dunque, condotta, attraverso punti di vista privilegiati e inediti, su un gruppo di pittori che ebbero forse il difetto di “precorrere troppo”, come evidenzia ancora Matteucci, scontando una certa marginalità che ora la mostra di Padova risarcisce.

Autore: Marta Santacatterina

Fonte: www.artribune.com, 7 gen 2021

COLORNO (Pr). La grande mostra dei tesori dei Duchi di Parma nella Reggia di Colorno.

Dal Palazzo del Quirinale, per lo spazio di questa mostra, eccezionalmente tornano alla Reggia di Colorno le preziosissime porcellane che Luisa Elisabetta di Francia e il Consorte Filippo di Borbone qui utilizzavano per i Ricevimenti Ducali e che oggi sono a disposizione per i Ricevimenti di Stato della Presidenza della Repubblica.
Altre, ed altrettanto preziose, porcellane delle manifatture di Meissen, Sèvres, Vincennes, Chantilly e Doccia, sempre appartenenti a quello che era il Patrimonio Ducale, torneranno “a casa” dalle Gallerie degli Uffizi, dal Museo della Villa Medicea di Poggio di Caiano, dai Musei Reali di Torino, accompagnate da documenti e quadri concessi dall’ Archivio di Stato, dai Musei della Pilotta di Parma e dalla Fondazione Cariparma
Riunite per la prima volta dopo la dispersione dei tesori d’’arte delle Regge parmensi che prese il via nel 1859, quando il Ducato di Parma e Piacenza venne cancellato per essere, l’’anno successivo, inglobato nel nuovo Regno d’’Italia.

Info:
Provincia di Parma – Ufficio stampa
Tel. 0521 931 583 – Cell. 335 7413 048
www.provincia.parma.itufficiostampa@provincia.parma.it
La mostra si terrà in Reggia dal 13 marzo al 6 giugno 2021

MILANO. Il giovane Boccioni.

Numerose sono le mostre che negli ultimi decenni hanno indagato la figura e l’’opera di Umberto Boccioni. Poche, tuttavia, sono quelle che hanno ripercorso con rigore scientifico la fase giovanile e formativa dell’’artista calabrese, in cui lo studio del passato si lega alla volontà irrefrenabile di conoscere il presente e di sperimentare il futuro. A questo periodo – ricco di suggestioni – è dedicata la mostra Il giovane Boccioni, con la quale Galleria Bottegantica inaugura la stagione espositiva 2021.
Curata dalla storica dell’arte Virginia Baradel, tra i più accreditati studiosi di Boccioni prefuturista, la rassegna propone una accurata selezione di opere eseguite da Boccioni tra il 1901 e il 1909. Anni nei quali il pittore, allora ventenne, rafforza la sua vocazione artistica attraverso esperienze di studio condotte a Roma, Padova, Venezia e Milano, intervallate dall’importante soggiorno parigino del 1906 e dal successivo viaggio in Russia.
L’’influenza delle diverse correnti figurative europee e l’interesse per la tradizione classica e rinascimentale, affiorano ripetutamente nelle opere del periodo e trovano, soprattutto nella produzione grafica, un valido laboratorio di analisi sperimentale, di invenzione e di verifica stilistica che Boccioni conduce in parallelo rispetto alla pittura.
Proprio al lavoro su carta la mostra dedica particolare interesse attraverso una selezione di disegni che coprono gli anni dell’apprendistato del giovane Boccioni. A un primo nucleo di opere – di forte impronta scolastica – risalente al periodo in cui fu allievo di Giacomo Balla e frequentò le scuole di disegno pittorico e di nudo a Roma, se ne affianca un altro – più copioso e diversificato– riconducibile agli anni immediatamente successivi, nei quali il tratto acquista sicurezza nel restituirci precise visioni architettoniche, ritratti curiosi – alcuni dei quali rasentano la caricatura e figure umane di estrema sintesi formale. Anche le copie da museo appartengono a questo periodo di apprendistato.
Altro aspetto su cui la mostra focalizza l’attenzione riguarda le tempere commerciali che Boccioni dipinge in questi anni per ragioni perlopiù economiche.
La foga di apprendere e di affinare le proprie capacità artistiche caratterizza anche il periodo veneziano dell’’artista, durante il quale sperimenta – sotto la guida del pittore Alessandro Zezzos – la tecnica incisoria, i cui esiti, davvero interessanti, sono ben documentati nella rassegna milanese.
Il percorso espositivo della mostra si conclude – come del resto quello formativo dell’’artista – con il trasferimento di Boccioni a Milano, nel settembre del 1907. L’’interesse per le opere di Giovanni Segantini, Carlo Fornara e di Gaetano Previati ammirate pochi mesi prima alla Biennale di Venezia–, orientano il giovane verso la ricerca di uno stile capace di conciliare la modernità positivista con l’’idealità nell’’ambito dell’’illustrazione e della cartellonistica. La coeva produzione pittorica trova espressione in piccole vedute di paesaggi lombardi che dimostrano tuttavia un superamento della trama impressionista ancora presente nelle tele di periodo veneziano. Nel versante del ritratto, dove il pennello diventa febbrile nella sua urgenza di restituire sulla tela la singolarità di un volto, di una espressione o di un carattere.
In mostra questi temi sono testimoniati da opere di pregio, come Paesaggio lombardo e La madre malata del 1908. Altre documentano invece la parentesi simbolista del 1908-1910, che trova ne Il lutto il suo esito più straziante e esoterico. Altrettanto interessanti sono i bozzetti per il manifesto dell’Esposizione di pittura e scultura promossa dalla Famiglia Artistica a Brunate (maggio-giugno 1909): sintesi perfetta delle diverse cifre stilistiche fin qui acquisite da Boccioni, dal divisionismo, alla pennellata larga e sintetica di matrice postimpressionista, agli echi del modernismo.
Accompagna la mostra un importante catalogo, edito da Bottegantica edizioni, con contributi di Virginia Baradel, Ester Coen e Niccolò D’’Agati, regesto dei disegni e delle grafiche a cura di Niccolò D’’Agati.

Info:
Milano, Galleria Bottegantica, dal 5 marzo al 5 maggio 2021
Orari: da martedì al sabato 10-13; 15-19 – Ingresso libero
(+39) 02 62695489 – (+39) 02 35953308
milano@bottegantica.com; info@bottegantica.com

SAVONA. Vittorio Patrone in Vetrine d’artista.

Presso sede Banca Carige, ex Carisa, corso Italia a Savona, dal 4 gennaio al 5 febbraio 2021
Curatore: Dr.a Silvia Bottaro, presidente Associazione “Aiolfi” no profit, Savona e critico d’arte.

Vittorio Patrone dopo per molto tempo essersi espresso con la pittura, in termini astratti, è passato alla fotografia, fissandone momenti da istantanea narrativa. Con la pittura, sempre accurata, elegante, coinvolgente, pare quasi, voler evadere dalla realtà con visioni sideree, sconfinate, abissali, alla ricerca di un mondo primigenio e, quindi, comune a tutti, quasi alla ricerca di una mitologia contemporanea, stando al di fuori della pop art.
Ama sperimentare con i colori acrilici che hanno sempre nuova forza evocativa con la sua gestualità evidente, mai stridente, financo raffinata negli accostamenti cromatici, con lampi magmatici, improvvisi. Ha una tavolozza, si può dire, vivida, intensa, certamente personale, con slanci geometrizzanti, a volte, che ricordano, un lontano periodo del moto futurista, certamente non evocato dal Nostro ma il movimento, il volo, il viaggio, l’esplorazione con i mezzi moderni verso l’inesplorato lo coinvolgono intellettualmente e psicologicamente.
Non ha disdetto la ricerca con la ceramica seguendo la lezione di Giacomo Lusso mentre per la pittura e la grafica ha sentito vicino a sé la lezione di Carlo Giusto, soprattutto nella ricerca di “altri” spazi da quelli contemporanei che inducino alla riflessione.
Sperimentatore, quindi, a tutto tondo. Ogni volta ci sorprende con “racconti” coinvolgenti, tecnicamente ben eseguiti e studiati, mai leziosi dove prevale, sempre, la sua personale e suggestiva visione dell’arte: ormai ha conquistato la sua “cifra” stilistica ben riconoscibile.

Immagine: Vittorio Patrone, Verso l’Infinito, acrilico e tecnica mista su tela, cm. 50 x 70.

Info:
Associazione Culturale “R. Aiolfi”- no profit – Via P. Boselli 6/3, 17100-Savona
Orario: mercoledì, ore 10-12, giovedì, ore16-18
Tel. 3356762773 – E-mail: ass.aiolfi@libero.it
http://aiolfiassociazione.blogspot.it

VERONA. I Musei Civici per i 700 anni di Dante nel programma 2021.

Le Celebrazioni veronesi per il Settimo Centenario Dantesco vedono i Musei Civici impegnati su diversi progetti.
Ad annunciarli è l’Assessore alla Cultura della città scaligera, Francesca Briani, insieme alla direttrice dei Musei Civici di Verona, Francesca Rossi.
In primo piano è la proposta di una mostra diffusa, dal titolo “Dante a Verona: storie e luoghi della città” che per Dante fu «lo primo… refugio e il primo ostello». Qui il Poeta giunse nel 1303, beneficiando della «cortesia del gran Lombardo», Bartolomeo della Scala, e vi tornò altre due volte, ospite di Cangrande, cui Dante fu legatissimo, tanto da dedicargli la terza cantica della Commedia.
Il percorso e le tappe della mostra diffusa saranno contenuti in una agile mappa, che sarà una preziosa guida per tutti coloro che intendono visitare sia i luoghi legati alla presenza del poeta in città e alle citazioni nella Commedia, sia quelli che, ancora oggi, aiutano a restituire l?immagine di Verona al tempo di Dante. Non mancheranno, poi, le indicazioni per rintracciare le memorie della secolare presenza dei discendenti del poeta in città e per individuare le testimonianze del crescere del suo mito nel tempo, importante riferimento per l?identità civica e nazionale. Si ricordano qui, citando solo i luoghi principali, Sant’Elena, i palazzi scaligeri affacciati su piazza dei Signori, le Arche scaligere, le chiese di San Zeno, San Fermo e Santa Anastasia.
La mostra Tra Dante e Shakespeare. Il mito di Verona presso la Galleria d’Arte Moderna Achille Forti ubicata proprio nel cuore della città è pensata come nucleo di raccordo dell’itinerario dantesco. In programma dal 23 aprile al 3 ottobre, l’esposizione articolata in sei ampie sezioni espositive presenterà una significativa selezione di opere d?arte e testimonianze storiche per approfondire, in un arco temporale ideale dal Trecento all’Ottocento, due precisi fulcri tematici. Il primo è il rapporto tra Dante e la Verona di Cangrande e il successivo revival ottocentesco di un medioevo ideale; il secondo, strettamente connesso al precedente, è il mito tutto scaligero shakespeariano di Giulietta e Romeo. Su entrambi i temi si fonda ancor oggi la fisionomia urbana e culturale di Verona e si alimenta il suo mito.
A testimoniare la vitalità dell?eredità dantesca ancora oggi molto sentita, verrà allestita presso il Museo di Castelvecchio, custode della statua equestre di Cangrande, una mostra interamente dedicata all’Inferno dantesco rivissuto nelle potenti immagini dellamericano Michael Mazur (1935-2009). Il ricco nucleo di incisioni donate dall?artista alla città di Verona, sarà esposto per la prima volta a vent?anni di distanza dalla prima esposizione al Castello scaligero.
Nel corso dell’anno dantesco questa mostra diffusa presente nella città sarà accompagnata anche da altre iniziative.
Crea, innanzitutto, grande attesa la comunicazione dei risultati dell’indagine condotta dal Dipartimento di Biotecnologie dell’Università di Verona, in accordo e collaborazione con il Museo di Storia Naturale e il Museo di Castelvecchio sul Dna di Cangrande della Scala. Il progetto, che ha un carattere scientifico a forte impronta innovativa e tecnologica, sfrutterà l’analisi del genoma per supportare e integrare la ricostruzione storica della vita del grande scaligero, potendo forse chiarire quali siano state le ragioni di morte del signore di Verona: se cause naturali o avvelenamento.
Per il forte valore simbolico dell’iniziativa, va menzionato il restauro del monumento a Dante Alighieri di Ugo Zannoni in Piazza dei Signori che sarà avviato, a cura della Direzione Musei Civici, insieme alla Direzione Edilizia Monumentale del Comune di Verona e alla Soprintendenza Belle Arti Archeologia e Paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza.
Si preannuncia inoltre l’avvio degli interventi di restauro al Mastio di Castelvecchio, in attesa di un finanziamento statale nell?ambito del progetto Bellezz@-Recuperiamo i luoghi culturali dimenticati, in collaborazione con l’Associazione Amici dei Civici Musei d’Arte di Verona.
I Musei Civici e la Direzione Edilizia Monumentale hanno in corso, in accordo con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti, Paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza, l’iter per la definizione di un progetto di restauro dell’Arca di Mastino II appartenente al complesso monumentale delle Arche Scaligere. Al progetto collaborano con approfondite ricerche scientifiche multidisciplinari l’Università di Verona, Dipartimenti di Culture e Civiltà e di Informatica e inoltre – grazie alla collaborazione dell?Ufficio UNESCO del Comune di Verona – l’Università di Pavia, Dipartimento di Ingegneria Civile e Architettura – DICAr. Questa iniziativa prevede, preliminarmente, l’esecuzione di un’accurata campagna di indagini scientifiche propedeutiche alla progettazione dell’intervento.

Info:
Ufficio Stampa del Comune di Verona
Tel. 045 8077358 – 7722 – 7714 – 7752 ufficiostampa@comune.verona.it
Ufficio Stampa Progetti Museali
Studio ESSECI di Sergio Campagnolo – Tel. 049663499 – www.studioesseci.net
Referente Roberta Barbaro: gestione3@studioesseci.net