Archivi categoria: Bibliografia

Fabio ISMAN Gli Italiani e l’Arte.

Il  testo ‘Gli Italiani e l’Arte‘ si presenta, oltre che come sintesi divulgativa attentamente documentata, anche come possibile testo scolastico.
Il testo descrive il comportamento degli abitanti della Penisola nei loro rapporti con il patrimonio storico-artistico territoriale dalla crisi economica della  fine del ‘600 ai nostri giorni, lungo un percorso di testimonianze e di documenti, onde capire, alla ricerca di un processo logico, quale sia il vero rapporto degli italiani con i loro beni culturali, senza piaggerie, né forzature ideologiche.
Chiaramente a parlare sono gli antiquari e gli umanisti che hanno visitato l’Italia per tre secoli, nel sovrapporsi delle loro impressioni sugli italiani e delle loro conseguenti operazioni antiquariali, nella ricerca di mettere in  luce, in conclusione, se vi sia un comune sentire degli italiani sull’argomento, o si tratta di singoli comportamenti e di differenze dovute ai diversi contesti  e livelli socioeconomici.
In allegato la copertina con una breve analisi effettuata dall’editore stesso.

Info:
Editore Armando Armando

Allegato: Scheda Armando Armando.pdf

Luigi CERVELLIN Natale MAFFIOLI (a cura di) Il Museo Diocesano di Torino. Catalogo storico artistico.

Con la collaborazione di: Marco Aimone – Arabella Cifani – Paolo Fiore – Luisa Clotilde Gentile – Luca Mana – Lidia Martinelli – Chiara Momo – Maurizio Momo – Franco Monetti – Enzo Omegna – Lorenza Santa – Giancarlo Santi – Carlotta Venegoni.
Introduzione di Cesare Nosiglia.

Lunedì 28 novembre 2011 – ore 11,00
Seminario Metropolitano – Via XX Settembre 83 – Torino

Interverranno:
 – S.E.R. Mons. Cesare Nosiglia, Arcivescovo di Torino
 – Michele Coppola, Assessore alla Cultura della Regione Piemonte
 – Ugo Perone, Assessore alla Cultura della Provincia di Torino
 – Maurizio Braccialarghe, Assessore alla Cultura del Comune di Torino
 – Parteciperanno i collaboratori del Catalogo
Seguirà visita guidata al Museo Diocesano di Torino

Info:
Edizioni del Graffio, pp. 200
Con l’occasione verrà presentato il dipinto restaurato di
V. A. Rapous (La Circoncisione di Gesù – 1793), il lapidario e la sezione araldica
R.S.V.P. entro il 23 novembre Tel. 011 5156408 – Email arte@diocesi.torino.it

Allegato: invito catalogo MDT 28 xi 2011.pdf

Laura FENELLI Dall’eremo alla stalla. Storia di sant’Antonio abate e del suo culto.

Laura Fenelli ricostruisce la figura di sant’Antonio Abate e il culto a lui tributato nel bacino mediterraneo.
«L’Antonio eremita che vive solo nel deserto è lo stesso Antonio circondato di fedeli che invocano la guarigione, l’Antonio accompagnato da un maialetto dei dipinti trecenteschi è ancora l’Antonio dei santini, circondato dagli animali da stalla e da cortile, l’Antonio che cura i malati di fuoco sacro è l’Antonio che protegge il bestiame dalle malattie e la casa del contadino dagli incendi»: queste sono solo alcune delle sfaccettature della figura di sant’Antonio abate e del culto a lui tributato nel bacino mediterraneo nel corso dei secoli.
Attraverso testi e immagini Laura Fenelli ricostruisce una storia iniziata nel IV secolo dopo Cristo che vede l’asceta trasformarsi da santo eremita e poi taumaturgo a santo contadino e protettore degli animali.
Emergono in queste pagine «i meccanismi attraverso i quali si produce una devozione e un ordine religioso si innesta, talea floridissima, su un culto già radicato da secoli, e lo plasma, lo modifica, lo influenza a tal punto da renderlo, a prima vista, quasi irriconoscibile. Quello che la storia e le rappresentazioni dell’anacoreta della Tebaide, Antonio, dimostrano con chiarezza è il complicato processo attraverso il quale anche dalle immagini, costruite per specifiche esigenze di devozione, a memoria di attività economiche e terapeutiche, nascono nuovi testi e nuove leggende, pronte, ancora una volta, a dar luogo a innumerevoli raffigurazioni, in un continuo processo biunivoco di vasi perennemente comunicanti tra loro».
Una vicenda complessa e appassionante come un romanzo, cominciata nel lontano IV secolo dopo Cristo, e che ha visto – nel susseguirsi di leggende, culti, superstizioni e rappresentazioni – la trasformazione dell’asceta da santo taumaturgo a santo contadino e burlone.
Per comprendere questi passaggi basta prendere in esame tre immagini di epoche diverse che ritraggono Antonio.
In un dipinto su tavola del 1353, Antonio è vestito di un abito scuro e di un mantello bruno, è in piedi in un paesaggio roccioso dove germogliano sparuti due alberelli, si appoggia a un nodoso bastone da eremita, reggendo con l’altra mano un volume rilegato. Ai suoi piedi trotterellano due maialetti neri. Accanto
al santo si affollano donne e uomini, rigidamente divisi in base al sesso. Inginocchiati, stanno chiedendo la grazia, la salute, la salvezza per se stessi o per i loro cari.
Due secoli dopo, in un foglio a stampa cinquecentesco variamente riprodotto e di grande diffusione, lo schema iconografico è assai simile, nonostante le differenze di tecnica esecutiva, stile, materiale, contesto. Dettaglio nuovo è quello del fuoco che fiammeggia ai piedi del santo e sembra sgorgare dal trono stesso.
Infine, in uno dei tanti e popolarissimi santini dedicati all’eremita alla fine del XIX secolo sono cambiate le figure che lo attorniano: non più devoti inginocchiati che chiedono la grazia, non più malati e infermi in ginocchio ma animali, una mucca, un cavallo, l’immancabile maiale, e sullo sfondo un paesaggio campestre, dove brucia il tetto di un edificio in pietra, forse la stalla dove Antonio alla fine risiede.
È dunque attraverso l’iconografia che Laura Fenelli indaga con quali strategie viene di volta in volta promosso il culto per Antonio e come vengono costruite le immagini destinate a perpetuarne la memoria.

Autore:
Laura Fenelli, laureata in Storia dell’arte medievale e dottore di ricerca in Storia medievale, è stata dal 2007 al 2011 borsista post-doc presso il Kunsthistorisches Institut-Max Planck Institut (Firenze). Si occupa di questioni di iconografia religiosa, agiografia e storia delle immagini. È autrice di numerosi articoli su riviste italiane e internazionali e di Il tau, il fuoco, il maiale. I canonici regolari di sant’Antonio abate tra assistenza e devozione (Spoleto 2006), monografia dedicata agli aspetti economico-devozionali dell’ordine antoniano.

Indice del volume:
Introduzione,
Il bastone dell’eremita,
Da Atanasio alle leggende medievali,
Antonio, Paolo e le prime comunità monastiche,
Il nemico del demonio,
Sant’Antonio e l’Europa medievale,
Le ossa, la principessa indemoniata e il cavaliere,
I due corpi dell’eremita,
Guarire dal fuoco, punire col fuoco,
Il maiale, il fuoco, la campanella,
Il privilegio del porco, ‘antiqua et approbata consuetudine’,
Attributi e leggende tra interpretazioni e fraintendimenti,
Dal deserto alle campagne,
Conclusioni,
Referenze iconografiche,
Indice dei nomi e dei luoghi.

Info:
Editori Laterza – Sede legale Via di Villa Sacchetti 17, 00197 Roma – sede amministrativa Piazza Umberto I 54, 70121 Bari
Edizione: 2011
ISBN: 9788842097051
Pagine: 208, con ill. – Prezzo: 20,00 Euro
Http://www.laterza.it per acquisti on line.

Paolo NESTA (a cura di). La Chiesa di San Giovanni di Avigliana.

La ricerca, attraverso le fonti documentarie, ha permesso di accertare che anche nel caso del San Giovanni aviglianese valgono le considerazioni formulate da Grado Merlo nel 1987 per Sant’Ilario di Voghera – cui si fa riferimento a p. 19 e alla nota n. 12 – il centro del potere ecclesiastico del priorato di San Pietro (e della prevostura del Moncenisio), nel corso del XIII secolo, per precise ragioni storiche – il noto processo: “villa circa castrum restringere” – si sposta in San Giovanni.

Quest’ultima, dalla precedente destinazione a luogo di culto marginale, si trasforma in sede istituzionale del priorato e, dal Trecento, diviene anche sede del titolare della prevostura. L’ormai periferica San Pietro – col capovolgimento dei ruoli – è emarginata a chiesetta cimiteriale.
L’analisi documentaria si è rivolta ad accertare:
– il progressivo e costante radicamento dell’ente canonicale nel Borgo Nuovo di Avigliana, anche sottoforma di sempre più consistenti acquisizioni patrimoniali in beni terrieri ed immobili, almeno fino ai primi decenni del XVI secolo
– i suoi sempre più intensi legami con le famiglie dell’emergente “borghesia” produttiva del Borgo Nuovo e attiva intorno al castello sabaudo, consolidati dalla diffusa pratica della “recordancia”, su cui si fonda la proliferazione delle cappelle private, a partire dai primi decenni del XIV secolo in San Giovanni
– l’avvicendamento delle intitolazioni e dei patronati privati nella navata – riassunto nella tabella alle pp. 63 – 67, dal Trecento in poi
Il capitolo “Il XVI e il XVII secolo” tenta di mettere a punto il passaggio dalla gestione canonicale e del sistema della prevostura alla formazione postridentina dell’ente parrocchiale.
Lo studio dei documenti è stato utile:
– per mettere a punto una interessante serie di chiarimenti sulla storia architettonica del monumento, riletta attraverso le tracce edilizie, che ancora sopravvivono alle radicali trasformazioni tardoseicentesche
– non mancano indizi – attorno alla antica base del campanile, suscettibili di eventuali indagini archeologiche  – pp. 75 –
– si accenna alla preesistente chiesetta di San Nicola, con la sua unica testimonianza documentaria del gennaio del 1300 
– ci si sofferma su un importante documento importante, quello del 3 novembre 1447 – di cui si dice a p. 39 e 72-73 – che riguarda direttamente il momento da cui prende avvio la costruzione dell’attuale atrio – (intorno a quell’anno si provvede al prolungamento di due campate del vano della navata) – il che comporta il rifacimento, più avanzato verso ovest, dell’antica facciata. Ma le conseguenze che apporta riguardano direttamente la datazione (post quem) di:
– la facciata nuova, con l’affresco della lunetta – p. 99
– il ciclo dei capitelli esterni ed interni – pp. 91 – 95 – con notevoli suggestioni borgognone (e a loro volta diversi da quelli, anticamente impiegati nella vicina chiesa della Trinità, degli Umiliati, di qualche decennio precedenti (intorno al 1420 – 30) e, invece, non estranei a modelli nordico-renani
– i riquadri affrescati dell’atrio – pp. 97 – 105 – tra cui si riconoscono precoci (intorno al 1447 – 52) testimonianze della bottega dei Serra (Bartolomeo Serra); (per affinità, si pubblicano anche particolari degli affreschi, in corso di restauro, della chiesetta di San Bartolomeo, presso il lago Piccolo di Avigliana, antica dipendenza della Sacra).
Un altro capitolo interessante (pp. 109 – 148) è offerto dallo studio e dalla pubblicazione sistematica (per la prima volta a colori), a cura di Mauro Cortelazzo, dell’intera serie dei bacini di primo Trecento che adornano il campanile.
Dal saggio sui dipinti cinquecenteschi, a cura di Fabrizio Fantino – meritevole in ogni sua parte, per la puntuale e accuratissima sistemazione delle opere presenti in San Giovanni, di Defendente Ferrari e bottega, Gerolamo Giovenone e lo pseudo Giovenone – spiccano alcune questioni:
– L’aver riportato l’attenzione sulla santa martire del Museo Canonica di Roma, di certa provenienza aviglianese – p. 157
– l’analisi del Polittico dei santi Crispino e Crispiniano (pp. 162-165) e, in particolare intorno alla questione della data apposta (1535) e, invece, della sua datazione, ricondotta da Fabrizio Fantino al 1525-30, anche con il ricorso alle informazioni raccolte attraverso le indagini riflettografiche di Paolo Triolo (condensate nel saggio successivo – pp. 179-197)
– il nesso tra i trittici e le tavole e il contesto delle istituzioni ecclesiastiche aviglianesi, con solide ipotesi sulla loro provenienza, in San Giovanni, in particolare dalla chiesa agostiniana, dopo la soppressione napoleonica del 1801
Lo studio di Paolo Triolo con il ricorso alle riflettografie è stato esteso, per stabilire utili confronti, anche alla tavola defendentesca con l’Adorazione del Bambino (1511) e consiste, in assoluto, nella prima occasione – veramente sorprendente per gli esiti – cui siano state sottoposte quelle opere all’indagine IR, importante per chiarire le differenze nel ductus pittorico dei diversi maestri (Defendente Ferrari, Gerolamo Giovenone e il cosiddetto Pseudo Giovenone).
Seguono le indagini, ordinate all’interno della navata, cappella per cappella e a partire dall’area del presbiterio, per giungere, secondo un percorso orario, alla bussola, alla cantoria e al soprastante organo di Antonio Bruna, senza trascurare i frammenti di un capolavoro di intagli lignei di primo Cinquecento, pertinenti ad una bottega nordica e più tardi ricomposti a costituire la balaustra del pulpito 
Esse sono poi state utili nel ricomporre la storia degli avvicendamenti di intitolazione e di patronati, su ciascun altare e per delineare il percorso delle trasformazioni delle pratiche devozionali, dai culti tardomedioevali all’affermazione della ritualità postridentina e di quella ottocentesca.
In particolare, si segnala che il capitolo dedicato alla Cappella del Beato Cherubino Testa, la cui testimonianza spirituale rimane viva nella memoria devozionale aviglianese – oltre a ripercorrere le tappe materiali pertinenti all’erezione di quell’oratorio, è corredato di una scheda in cui si ricostruiscono le tappe, a partire dal 1609, della lunga pratica di beatificazione, finalmente giunta a conclusione nel 1865
Inoltre è stato possibile ricostruire la consistenza della “quadreria” sei-ottocentesca, che impreziosiva la navata e gli altari, parte della quale oggi è purtroppo scomparsa, in seguito al furto del 2003; ci si augura che la pubblicazione della relativa documentazione fotografica, precedentemente realizzata, possa contribuire alla restituzione del maltolto.
Lo studio di Maria Paola Ruffino fa il punto sulle testimonianze conservate nel superstite fondo di paramenti sacri, di cui evidenzia la consistenza quantitativa e la particolare natura qualitativa, distribuita tra il XVII e il XIX secolo
Lo studio della chiesa di San Giovanni di Avigliana si conclude con un escursus sul fondo dei vasi sacri, in cui sono raccolti argenti e manufatti distribuiti tra il XVI e la prima metà del XX secolo
Il volume, di complessive quattrocento pagine, è completato dalla bibliografia e da una appendice documentaria, in cui alle trascrizioni delle visite pastorali segue una selezione di atti, considerati tra i più significativi, provenienti da numerosi fondi archivistici, tra i quali l’Archivio di Stato di Torino, l’Archivio Arcivescovile di Torino, l’Archivio Storico Comunale di Avigliana e l’Archivio Parrocchiale di San Giovanni.   

Indice:
Introduzione di Gianni Carlo Sciolla
Le vicende storiche. Da Priorato a Chiesa Parrocchiale. Le origini trecentesche del priorato di San Giovanni
 – Il XV secolo
 – Il XVI e il XVII secolo
 – Indagini sul monumento
 – Ricostruzione sintetica della distribuzione degli altari tra il XIV e il XXI secolo
 – Alle origini del complesso monumentale
 – La chiesa e la domus canonicale
 – Il Campanile
 – La facciata
 – Il lato esterno meridionale della chiesa. Spunti per la lettura della struttura interna della navata
 – Le sculture e gli affreschi quattrocenteschi
 – Capitelli del portale e dell’atrio
 – Cristo in croce
 – Affreschi dell’atrio
Tecnologia, iconografia e fascino simbolico: i bacini in ceramica graffita del campanile di Mauro Cortelazzo
 – I disegni del d’Andrade (1883)
 – La riproduzione dei bacini nel vasellame del Borgo Medievale
 – I bacini ceramici: una scelta decorativa
 – Il Piemonte Occidentale e la diffusione di una classe ceramica
 – La ceramica graffita: un prodotto del medioevo piemontese
 – La datazione del campanile e delle sue ceramiche
 – L’inserimento dei bacini
 – Iconografia e fascino simbolico
 – Considerazioni finali
“Altare ipsum est munitum icona satis pulcra”: i dipinti cinquecenteschi di Gerolamo Giovenone e di Defendente Ferrari, di Fabrizio Fantino
Indagini tecniche sui dipinti conservati presso la chiesa di San Giovanni in Avigliana, di Paolo Triolo
 – Premessa e specifiche tecniche
 – La chiesa di San Giovanni di Avigliana
 – Polittico della Madonna in trono con i Santi Crispino e Crispiniano
 – Mappatura e analisi riflettografica
 – L’intervento dello pseudo-Giovenone
 – La predella
 – La datazione
 – Conclusioni
Ricognizione riflettografica sull’Incoronazione della Vergine con il beato Cherubino Testa e santa Caterina d’Alessandria
 – L’interno: il presbiterio, la navata e le cappelle laterali
 – L’altare maggiore e l’area presbiteriale
 – Le tavole cinquecentesche del presbiterio
 – La compagnia del Santissimo Sacramento
 – Gli arredi dell’altare maggiore
 – Per l’antica icona dell’altare maggiore
 – La cappella di San Luigi Gonzaga
 – La cappella del Beato Cherubino Testa, o dell’Assunta
 – Il Beato Cherubino Testa
 – La cappella dello Spirito Santo
 – Il pulpito Giuseppe
 – La cappella del Suffragio
 – La cappella del Rosario
 – La cappella dei Santi Crispino e Crispiniano
 – La cappella di Sant’Orsola
 – L’organo di Antonio Bruna
 – Gli arredi sacri
I paramenti sacri, di Maria Paola Ruffino
 – I vasi sacri
 – Appendice documentaria
 – Visite pastorali
 – Documenti
 – Bibliografia

Info: 
a cura di Paolo Nesta e con i contributi di Maria Paola Ruffino, Mauro Cortelazzo, Fabrizio Fantino, Paolo Triolo;
© Edizioni del Graffio
Via Abegg, 43 – 10050 Borgone Susa (TO)

Link: http://www.studiograffio.it

Maria Luisa REVIGLIO della VENERIA Lodovico BERARDI (a cura di) Alessandro Poma (1874-1960) – Catalogo Generale delle opere.

Mercoledì 25 maggio 2011, alle ore 17.30, il Salone d’onore dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino ospita la presentazione del volume “Alessandro Poma (1874-1960)”, catalogo generale delle opere a cura di Maria Luisa Reviglio della Veneria e Lodovico Berardi, edito da Polistampa (Firenze).
Guido Curto introdurrà gli ospiti. Roberto Sandri Giachino, Marco Albera, Francesca Berardi tratteggeranno i passi significativi dell’opera di Poma nella cultura artistica italiana tra XIX e XX secolo.
Gian Giorgio Massara coordinerà l’incontro.

L’evento prevede l’esposizione di alcune opere di Alessandro Poma.  Seguirà rinfresco.

Repertorio, catalogo generale delle opere di Poma e strumento di lavoro, il volume rappresenta una importante tappa del progetto di rivalutazione dell’ingente patrimonio artistico del pittore biellese, vissuto a Torino negli anni importanti della sua gioventù.

Scheda del volume
Titolo: Alessandro Poma (1874-1960)
Curatori: Maria Luisa Reviglio della Veneria e Lodovico Berardi
Presentazioni: Luigi Roth, Roberto Bilotti, Carlo Poma Murialdo
Prefazione: Claudio Strinati
Testi: Maria Luisa Reviglio della Veneria, Lodovico Berardi, Pier Andrea De Rosa, Gian Giorgio Massara, Francesca Berardi
Editore: Polistampa (Firenze) giugno 2010, pagg. 256, cm. 24×31, circa 1000 illustrazioni a colori
Prezzo: 28,00 euro

Per comprendere le scelte di vita di Alessandro Poma – tra le quali alcune che possono apparire singolari agli storici dell’arte – è d’obbligo partire dall’educazione e dalle possibilità ricevute nella sua famiglia di imprenditori, pioniera dell’industria tessile particolarmente sviluppatasi nel Biellese nel XIX secolo, ma anche a Torino dove questa si trasferì nel 1887 per fondare un nuovo cotonificio (all’epoca noto per aver creato molte opportunità di lavoro, assieme all’ “accusa” che il suo grande stabilimento – detto il fabricon – fosse stato il primo a sporcare il cielo della città).
La sintesi cronologica della movimentata vita del pittore rivela come gli aspetti privati, dal ruolo di padre ai molti interessi, fossero condizionati dall’attività artistica, a partire dai luoghi dove si stabilì con la famiglia: i suoi “luoghi dell’anima”… Villa Borghese a Roma, Villa Maresca a Piano di Sorrento, la dimora di Courmayeur, tutte località di incomparabile bellezza con una natura d’incanti, ricca di storia e di carattere.

Alessandro Poma nacque a Biella Piazzo nel 1874. Completati gli studi classici, frequentò la Facoltà di Giurisprudenza a Torino, che abbandonò alla soglia della laurea per dare corso alla sua vocazione di artista in un ambiente dominato da figure di spicco come Fontanesi e Delleani, Avondo e Reycend. Sul finire del secolo XIX si trasferì a Roma, nella privilegiata residenza della “Casina di Raffaello” a Villa Borghese. Dal 1901 fece parte dell’entourage di Giulio Aristide Sartorio ed ebbe frequenti contatti con il gruppo de “I XXV della Campagna Romana”, artisti che rinnovarono la tradizione pittorica della raffigurazione dal vero. Nel suo soggiorno romano Poma dipinse soprattutto paesaggi, in buona parte ispirati a Villa Borghese, ma trattò anche i temi della figura, del ritratto e delle scene di animali affollate da cigni e farfalle con un senso istintivo di armonia, liberamente espresso in un fulgore prorompente di vividi colori come scrisse Cecilia Pericoli Ridolfini per la mostra al Museo del Folklore di Roma nel 1983. Poma cominciò ad esporre alla Promotrice di Torino dal 1896, poi sporadicamente a Milano e Venezia, ma abbandonò l’ambiente delle mostre nel 1910 per continuare a lavorare in solitudine, convinto di meglio esprimere il proprio talento del cui valore era profondamente consapevole. Uscì volontariamente dai circuiti artistici dell’epoca e si chiuse in un isolamento quasi totale, senza acquietarsi nel mestiere né cedere alla maniera, come suggerì Bruno Molajoli nel 1983. Morì nel 1960 a Courmayeur.

L’alta qualità delle immagini e il loro struggente fascino evocativo caratterizzano la sua vasta produzione dove il sentimento mai banale nei tagli e nelle scelte dei soggetti lo rendono un caso interessante nel quadro del paesaggismo piemontese del Novecento ha affermato Virginia Bertone che tra i primi ne analizzò l’opera nel 2006. Maurizio Calvesi nel 2007, presentando la mostra di Poma al Museo Carlo Bilotti presso l’Aranciera di Villa Borghese, ha scritto La pittura di Poma, misurata ma dinamica nei tagli compositivi, sensibile ed emotiva nel tratto, vibrante nell’uso ora sobrio, ora ricco del colore, ha momenti di straordinaria intensità che fanno di Poma un qualificato rappresentante della pittura italiana, in sintonia di ispirazione con Giacomo Balla per la finezza della visione e il suggestivo uso postimpressionista della luce.

Claudio Strinati, nella presentazione del volume a Roma, 13 aprile 2011, sottolinea che: Il libro è una vera, autentica monografia, ricca di contributi filologici e critici che restituisce la figura di Poma come meglio non si potrebbe. Siamo di fronte a un caso tipico di un artista che riemerge magistralmente. Si può parlare, una volta tanto, di una riscoperta a tutto tondo.

Esposizioni recenti
2009 – Roma, Esposizione presso la Galleria Paolo Antonacci.
2007 – Piano di Sorrento, Museo Archeologico Territoriale della Penisola Sorrentina. Villa Fondi, mostra “Alessandro Poma a Piano di Sorrento”, a cura di Pier Andrea De Rosa.
2007 – Roma, Museo Carlo Bilotti, Aranciera di Villa Borghese, mostra “Alessandro Poma (1874-1960), pittore a Villa Borghese”, a cura di Maurizio Calvesi.
2005 – Courmayeur, Sala del Comune, mostra “Colori e Natura di Courmayeur”, a cura di Maria Luisa Reviglio della Veneria, con introduzione di Virginia Bertone.

Maria Luisa Reviglio della Veneria è laureata in Architettura al Politecnico di Torino e si occupa di temi e ricerche storiche volte al recupero della memoria artistica e architettonica. Ha ideato e coordina il progetto di rivalutazione dell’opera di Alessandro Poma.
Lodovico Berardi, nato a Roma, si è laureato in Scienze Economiche e si è trasferito a Torino dove ha lavorato presso un’importante azienda della città. Nipote del pittore, ha trascorso con lui un periodo di stretta ed affettuosa convivenza che gli ha consentito di ascoltarne le confidenze, capirne le convinzioni e idee. Ha promosso il progetto di rivalutazione dell’artista presso gli eredi ed assicurato la sua realizzazione.

Info: Ufficio Stampa Mediares al n.  tel. 011 580 63 63.