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Guido ACCASCINA. Automi.

Gli automi sono tra i pochi manufatti costruiti dall’uomo capaci di unire in un solo oggetto il talento artistico, l’inventiva dell’ingegno e un movimento programmabile, prevedibile e controllabile.
Automi è il primo libro completo su questo argomento edito in Italia, e ripercorre la storia di queste invenzioni e dei loro autori, dall’Egitto dei Tolomei ai nostri giorni, con una descrizione dettagliata di vari progetti.
Agli automi sono state affidate, nel corso del tempo, funzioni diverse: così, oltre che per intrattenere un pubblico, gli automi sono stati usati per fare, come si direbbe oggi, ricerca e sviluppo in ambito naturalistico, per misurare il tempo in modo condiviso, per sperimentare la meccanica e la pneumatica, per personificare gli dei, per fare musica, per mescere bevande, per predire gli spostamenti degli astri, per mettere in movimento scene teatrali, attori e a volte il teatro stesso, per imitare il verso degli animali, per dar vita ai simboli del potere laico e religioso, per spaventare e intimorire un pubblico, per consolare un re intristito o per regalargli dei fiori, per rallegrare un giardino o una tavola principesca, per servire il tè, per offrire un dono pregiato a un sultano, per studiare strumenti e protesi ortopediche, per contribuire ad affermare l’idea di scienza, per sperimentare la programmazione e il controllo delle macchine, per costruire gioielli meccanici, per fare arte, per insegnare letteratura e meccanica e in ultimo, ma non per importanza, per ironizzare, fantasticare e giocare.
Questo volume contiene nuove interpretazioni grafiche e nuove traduzioni.
Una intera sezione è dedicata al Modern Automata Museum, alle sue collezioni e ai corsi di istruzione per ragazzi e adulti.
Prefazione di Eugenio Lo Sardo.

Guido Accascina, ingegnere e nato a Palermo e vive in Sabina. È il curatore del Modern Automata Museum, un Museo dedicato agli automi contemporanei, inserito dal Mibac tra i “Luoghi della Cultura Italiani” e premiato dalla Regione Lazio sia per le “Buone pratiche” che per la “Buona gestione”. Un suo profilo biografico è nel volume: Il talento e la passione, Ritratti Italiani, di Aldo Carboni, Ed. Laterza, Bari, 2006, prefazione di Salvatore Settis.

Info:
Guido Accascina – Automi
Stefania Baldazzi – ufficio stampa Iacobellieditore – 333 3288420 – – stefania.baldazzi@iacobellieditore.it
pag. 328 – euro 25,00

Liana CASTELFRANCHI, Lo splendore nascosto del Medioevo.

Il termine arti minori con cui si comprende miniatura, oreficeria, avori, ecc. è sempre stato non felice e molto limitante. L’espressione “arti decorative” usata all’estero a sua volta non fa giustizia di questo vasto contributo dell’espressione figurativa. Liana Castelfranchi non solo mostra lo splendore “nascosto” dell’arte medievale, dagli avori tardoantichi alla miniatura gotica, ma opera una folgorante constatazione.
Forse con la sola eccezione del romanico, in cui affresco, pittura e miniatura hanno proceduto di concerto, nel periodo tardoantico, nel mondo carolingio e ottoniano, e così pure nel gotico, sono le cosiddette arti minori, e con esse la miniatura, a far da apripista allo sviluppo delle arti visive.
Non avremmo il romanico senza la stagione di miniature carolinge e ottoniane, ed è la miniatura gotica che riapre l’arte al fenomeno della prospettiva, determinante dal Rinascimento.
Uno splendore, quello delle arti minori, che non solo si fa ammirare per l’equilibrio estetico raggiunto, ma si fa studiare per la forza d’innovazione. Questo sintetico lavoro dell’autrice, in cui le immagini sono state selezionate in estrema coerenza con il testo, resta una delle pietre miliari per l’affronto dell’arte medievale.

Liana Castelfranchi, nata a Milano nel 1924, ha insegnato Storia dell’Arte Medievale all’Università di Verona e all’Università degli Studi di Milano. Ha dedicato principalmente i suoi studi al campo della pittura del Trecento e del Quattrocento, con particolare attenzione ai fenomeni della circolazione artistica e ai rapporti tra arte italiana e d’Oltralpe. Per Jaca Book ha curato la collezione «Storia dell’Arte Europea», cui appartiene L’Arte del Medioevo (1994) e Il Quattrocento (1998), ed è autrice di numerose pubblicazioni, tra cui: Italia e Fiandra nella pittura del ’400 (1983), L’Angelico e l’Umanesimo (1989), L’Arte Medievale in Italia e nell’Occidente europeo (1993), Le arti minori nel Medioevo (1994), Van Eyck (1998), L’Arte dell’anno Mille in Europa 950-1050 (2000, con contributi di altri autori, e 2018), L’arte ottoniana intorno al Mille (2002).

Info:
Sottotitolo: Arti minori V-XIV secolo
Editore: Jacabook – www.jacabook.it
Prezzo: Euro 80,00
Anno di pubblicazione: Settembre 2005 – Ristampa / N.ediz.: Gennaio 2020
Pagine: 240
ISBN (a 13 cifre): 978-88-16-60609-8
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AA.VV. Pietra di Finale. Una risorsa naturale e storica del Ponente ligure.

In questi giorni, da parte del Museo Archeologico del Finale, della sezione finalese dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri e del Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e della Vita dell’Università di Genova, è stato pubblicato un atteso libro dedicato alla “Pietra di Finale”.
Si tratta di una pubblicazione dal titolo: “Pietra di Finale. Una risorsa naturale e storica del Ponente ligure”, edita a cura di Giovanni Murialdo, Roberto Cabella e Daniele Arobba.
Fig_02Dopo la presentazione di Vincenzo Tinè, fino a pochi giorni fa Soprintendente ai Beni Archeologici, Belle Arti e Paesaggio della Liguria, il volume contiene alcuni importanti contributi riguardanti gli aspetti geologici e naturalistici della Pietra di Finale. Particolare attenzione è stata rivolta agli ambienti del mare miocenico dal quale tra 28 e 11 milioni di anni fa si formò questa roccia ed ai fossili che caratterizzano le formazioni della Pietra di Finale e di quella di Verezzi. Tra questi, un capitolo specifico riguarda l’importante testimonianza ossea di balenide proveniente dalla cava dell’Aquila, recentemente acquisita ed esposta nel Museo Archeologico del Finale.
Segue una fitta sequenza di capitoli dedicati alle tecniche estrattive, all’impiego ed alla diffusione della Pietra di Finale nei vari periodi storici, a partire dalla Preistoria e soprattutto in Età romana e tardoantica, quest’ultima caratterizzata dalla produzione di tipici sarcofagi diffusi in tutta la Liguria tra V e VII secolo.
Fig_03Particolare rilievo ha ovviamente l’impiego di Pietra di Finale durante il Medioevo e nella costruzione di importanti edifici rinascimentali da parte dei Del Carretto tra la metà del Quattrocento e i primi decenni del Cinquecento.
In Età moderna, la Pietra di Finale – e in particolare quella estratta a Verezzi – furono usate a Genova in prestigiosi edifici civili e religiosi riconducibili alle grandi famiglie dell’aristocrazia locale, così come nella vicina Loano, feudo dei Doria.
Infine, vengono ripercorse le vicende delle principali figure che tra Otto- e Novecento segnarono le vicende estrattive di questi materiali e il loro impiego da parte di prestigiosi nomi dell’architettura e della scultura italiana del XX secolo, quando la Pietra di Finale conobbe una diffusione che raggiunse anche altri continenti.
Il capitolo conclusivo sottolinea le potenzialità offerte da un recupero delle antiche cave nell’ambito di una suggestiva valorizzazione di questi esempi di archeologia industriale.
La pubblicazione, di oltre 570 pagine, rientra tra le iniziative di valorizzazione del territorio finalese nell’ambito del progetto per la creazione di un Museo Diffuso del Finale – MUDIF, sostenuto dalla Compagnia di San Paolo.
In attesa della presentazione ufficiale al pubblico, prevista nel prossimo mese di settembre, la pubblicazione è già reperibile presso il Museo Archeologico del Finale a Finalborgo e presso alcune delle principali librerie locali.

Illustrazioni:
Figura 1- La copertina della pubblicazione dedicata alla Pietra di Finale.
Figura 2- Fossili della Pietra di Finale.
Figura 3- Una delle Virtù Cardinali della lunetta in Pietra di Finale sulla facciata del Palazzo del Tribunale a Finalborgo (1462).

Silvia BOTTARO. Paolo Gerolamo Brusco (1742-1820). Un artista nel tessuto urbano di Savona ed il suo legame con la Liguria.

01Ricerca dedicata al pittore Paolo Gerolamo Brusco (1742-1820), artista poco noto che studiò a Roma col Batoni e il Mengs e che è stato diretto testimone della prigionia a Savona di papa Pio VII, per mano di Napoleone, ritraendo il Santo Padre durante tale cattività e facendo, in tal modo, veicolare la sua immagine al di là della sua residenza nel palazzo vescovile di Savona (è pubblicato un inedito ritratto del Papa in questione).
02Il libro, poi, vuole raccogliere interesse al fine del restauro di una pala d’altare di proprietà del Comune di Carcare (Savona) ritraente S. Giuseppe Calsanzio mentre parla ai suoi studenti nel collegio calasanziano di Carcare da lui fondato nel 1621, quale prima scuola di tale indirizzo pedagogico in Italia.
L’introduzione è stata scritta dalla Dr.a Silvana Vernazza della Soprintendenza di Genova: testo che vi allego e così la copertina del libro e la tela del Brusco ritraente S. Giuseppe Calasanzio da restaurare e quella con papa PIO VII (proprietà del Comune di Carcare).

In allegato la prefazione: Prefazione VERNAZZA

Autore: Silvia Bottaro – ass.aiolfi@libero.it

Didascalie immagini:
1) Paolo Gerolamo Brusco, Ritratto di Pio VII, olio su tela, cm. 50×40, già collezione Barrili, Comune di Carcare, Savona, fotografia di Lino Genzano
2) Paolo Geroilamo Brusco, San Giuseppe Calasanzio ed i suoi studenti, olio su tela, cm. 177×121, Comune di Carcare, Savona, fotografia di Lino Genzano