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MUSEO CIVICO PIER ALESSANDRO GARDA DI IVREA E PARCO ARCHEOLOGICO DEL LAGO PISTONO DI MONTALTO DORA

Le collezioni
Il museo mette a disposizione del pubblico il catalogo delle proprie collezioni:
le opere e gli oggetti che ne fanno parte potranno essere esplorati e percorsi attraverso i temi, le personalità e gli enti che ne hanno fatto la storia.
Un nuovo modo di avvicinarsi al museo prepararsi alla visita o per approfondirla al rientro a casa.
Collezione Guelpa-Croff, collezione archeologica, collezione orientale, medioevo e rinascimento, dal seicento al contemporaneo, paesaggi di carta.
Garda_archeo71La collezione archeologica
Le prime tracce dell’età neolitica, le tante testimonianze di Eporedia -nome romano della odierna Ivrea – i preziosi reperti del periodo longobardo.

Info:
orari e prezzi: vedi
e-mail: musei@comune.ivrea.to.itwww.museogardaivrea.it

Didattica
Il Museo Garda ha affidato a Mediares Società di servizi per la Cultura e all’Associazione Le Muse l’incarico di ideare e gestire i laboratori didattici e altre iniziative mirate a promuovere e valorizzare il patrimonio in esso custodito.
Catalogo attività didattiche
Catalogo completo laboratori didattici

LUCCA. LuBeC 2017 – Al via la XIII edizione!

L’edizione 2017 di LuBeC, Lucca Beni Culturali si svolgerà dal 12 al 13 ottobre al Real Collegio di Lucca. Il tema portante della XIII edizione sarà CUTLURA 4.0, verso l’anno europeo del patrimonio, nel solco dei cambiamenti che coinvolgono il sistema economco-sociale a livello globale, modificando in maniera determinante la fruizione della cultura, imponendo dialogo, internazionalizzazione e multiculturalismo.
Obiettivo di LuBeC 2017 è attivare un cantiere di confronto e lavoro dedicato alle tante anime di cui è composto il Sistema Culturale, attraverso una due giorni che faciliti la conoscenza e la discussione tra tutti quegli “innovatori”, che sono in prima linea nel processo di rinnovamento in atto tra Stato, mercato e terzo settore.
Segui il programma dio LuBeC in continuo aggiornamento su www.lubec.it

Info: www.lubec.it

PROPOSTE DIDATTICHE PER LE SCUOLE

Due musei insieme per promuovere la storia del territorio, progettare e lavorare in rete. È questo il pensiero che ha spinto il Museo Civico Pier Alessandro Garda di Ivrea e il Parco Archeologico del Lago Pistono di Montalto Dora a collaborare in sinergia, unendo le proprie esperienze culturali, al fine di costruire una migliore offerta di proposte educative e percorsi di approfondimento.
stele gromaticoLe proposte mirano a creare un’esperienza di apprendimento che abbina ai metodi tradizionali di trasmissione delle informazioni la possibilità di interagire con categorie di oggetti (piccoli e grandi), ripercorrendo azioni, trovando soluzioni, adottando tecniche che sono alla base della creazione degli oggetti stessi. Tale metodologia intende far conoscere gli aspetti culturali delle antiche civiltà che, nel tempo hanno caratterizzato il territorio dell’Anfiteatro Morenico di Ivrea.
Ogni percorso didattico supera la mera frontalità dell’esposizione coinvolgendo i bambini e i giovani in modo interattivo con il supporto di immagini (book di immagini grafiche e fotografiche), ricostruzioni e possibilità di manipolare riproduzioni di oggetti cronologicamente e culturalmente riferiti al percorso dell’esposizione.
vetrina vaso bocca quadra copiaLe attività proposte comprendono visite interattive guidate, percorsi tematici e laboratori che possono configurarsi come “pacchetti formativi” inseriti dall’insegnante nella programmazione o divenire parte integrante di progetti didattici anche pluriennali.
Il percorso e il linguaggio prevedono una differenziazione in considerazione dei diversi livelli formativi e gradi d’istruzione. Ulteriori sussidi sono costituiti da schede didattiche di approfondimento e riepilogo dell’attività svolta.
Tramite gara pubblica è stata affidata all’aggregazione di rete Mediares Società Cooperativa e Associazione Archeologica Le Muse la gestione dei laboratori e delle visite guidate alle due realtà museali.
Nelle pagine successive le loro proposte didattiche relative alle collezioni del Museo Civico Pier Alessandro Garda (con le collezioni Archeologica, Medioevo e Rinascimento, Dai Seicento al contemporaneo, Guelpa-Croff, Orientale) e del Parco Archeologico del Lago Pistono.
Le visite interattive guidate, i percorsi tematici e i laboratori sono realizzati da archeologi o laureati in Beni Culturali, con esperienza pluriennale nell’attività didattica sul territorio piemontese.

Info:
Informazioni e prenotazioni per il Museo Garda:
Museo Garda di Ivrea: tel. 0125.634155/410512/410513 – musei@comune.ivrea.to.it  www.museogardaivrea.it
Informazioni per il Parco Archeologico del Lago Pistono di Montalto Dora:
Parco Archeologico del Lago Pistono: tel. 0125.652771 – omnia@comune.montalto-dora.to.it
http://www.comune.montalto-dora.to.it/ComAppuntamentiDettaglio.asp?Id=55518
Per contattare gli operatori didattici e prenotazioni Parco Archeologico del Lago Pistono:
Ass. Le Muse: tel. 392.1515228 – info@lemusestudio.itwww.lemusestudio.it
Mediares: tel. 011.5806363/338.4803306 – didattica@mediares.to.itwww.didatticatorino.it

Vedi allegato: laboratori didattici museo garda

MILANO. A Palazzo Reale la mostra “Dentro Caravaggio”.

Dal 29 settembre 2017 Palazzo Reale di Milano ospiterà la mostra “Dentro Caravaggio”.
Proprio iI 29 settembre 1571 nasce a Milano Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, autore in poco meno di quindici anni di un profondo rinnovamento della tecnica pittorica caratterizzata dal naturalismo dei suoi soggetti, dall’ambientazione realistica e dall’uso personalissimo della luce e dell’ombra.
L’opera di Caravaggio è stata riscoperta e consacrata nel Novecento, grazie agli studi di Roberto Longhi che nel 1951 gli dedicò una mostra epocale nel Palazzo Reale di Milano. E Milano torna a omaggiare il grande artista con la mostra “Dentro Caravaggio”, sempre a Palazzo Reale: diciotto capolavori del Maestro saranno riuniti per la prima volta. Un’esposizione unica. La mostra presenterà al pubblico opere provenienti dai maggiori musei italiani e da altrettanto importanti musei esteri e per la prima volta le tele di Caravaggio saranno affiancate dalle rispettive immagini radiografiche che consentiranno al pubblico di seguire e scoprire, attraverso un uso innovativo degli apparati multimediali, il percorso dell’artista dal suo pensiero iniziale fino alla realizzazione finale dell’opera.
La mostra è promossa e prodotta da Comune di Milano Cultura, Palazzo Reale e MondoMostre Skira, in collaborazione con il MIBACT Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. Il Gruppo Bracco è Partner dell’esposizione per le nuove indagini diagnostiche. L’allestimento sarà progettato da Studio Cerri & Associati. La mostra è curata da Rossella Vodret e coadiuvata da un prestigioso comitato scientifico presieduto da Keith Christiansen.
Saranno anche presenti in mostra alcuni selezionati documenti, provenienti dall’Archivio di Stato di Roma e di Siena relativi alla vicenda umana e artistica di Caravaggio, che hanno cambiato profondamente la cronologia dei primi anni romani e creato misteriosi vuoti nella sua attività. Mancano, infatti, notizie tra la fine del suo apprendistato presso Simone Peterzano nel 1588 e il 1592 quando compare a Milano in un atto notarile. Così come l’arrivo a Roma è documentato solo all’inizio del 1596 e dunque rimane misteriosa la sua vicenda in questi otto anni, non pochi per un pittore che ha lavorato in tutto meno di quindici anni.
Tra i musei e le collezioni italiane che partecipano alla mostra ricordiamo: Galleria degli Uffizi, Palazzo Pitti e Fondazione Longhi, Firenze; Galleria Doria Pamphilj, Musei Capitolini, Galleria Nazionale d’Arte Antica-Palazzo Corsini, Galleria Nazionale d’Arte Antica-Palazzo Barberini, Roma; Museo Civico, Cremona; Banca Popolare di Vicenza; Museo e Real Bosco di Capodimonte e Gallerie d’Italia Palazzo Zevallos, Napoli.
Tra i prestiti più prestigiosi dall’estero: Sacra famiglia con San Giovannino (1604-1605) dal Metropolitan Museurn of Art, New York; Salomé con la testa del Battista (1607 o 1610) dalla National Gallery, Londra; San Francesco in estasi (c.1597) dal Wadsworth Atheneum of Art di Hartford; Marta e Maddalena (1598) dal Detroit Institute of Arts; San Giovanni Battista (c.1603) dal Nelson­Atkins Museum of Art di Kansas City; San Girolamo (1605-1606) dal Museo Montserrat, Barcellona.
La tecnica di Caravaggio è stata oggetto di uno studio approfondito promosso dal MiBACT che, a partire dal 2009, in collaborazione con la Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Romano e con l’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro, ha analizzato attraverso una importante campagna di indagini diagnostiche le ventidue opere autografe presenti a Roma: “Sono emerse così – afferma la curatrice Rossella Vodret – alcune costanti nelle modalità esecutive di Caravaggio, ma sono venuti anche alla luce elementi esecutivi inaspettati e finora del tutto sconosciuti: dagli strati di pittura sono affiorate una serie di immagini nasco. Inoltre è stato sfatato il mito che Caravaggio non abbia mai disegnato, dacché sono apparsi tratti di disegno sulla preparazione chiara utilizzata nelle opere giovanili”.

Autore: Sara Riboldi

Fonte: www.quotidianoarte.it, 6 giugno 2017

ROMA. Labirinti del cuore. Giorgione le stagioni del sentimento tra Venezia e Roma.

E’ una mostra molto particolare anzitutto perché è incentrata su un “quadro-guida”, il doppio ritratto “Due amici” di Giorgione entrato nelle raccolte del Museo Nazionale del Palazzo nel 1919. Un dipinto che viene utilizzato come “una chiave d’accesso a un tema ancora pienamente da indagare, quello della rappresentazione dei sentimenti e degli stati d’animo nell’Italia dei primi del sedicesimo secolo”. E perché è ospitata in due sedi prestigiose ma con storie e realtà molto diverse, Castel Sant’Angelo che registra un costante aumento di visitatori, oltre un milione 250 mila ingressi nel 2016 e Palazzo Venezia, il primo edificio rinascimentale a Roma voluto da papa Paolo II Barbo, nel cuore della città, che per diversi motivi, in particolare le vicende storiche legate al “ventennio”, è uscito dal circuito del turismo e perfino dall’immaginario collettivo, “fino a diventare quasi invisibile”.
A dirlo è Edith Gabrielli, dal 2015 Direttore del Polo Museale del Lazio, impegnata a potenziare la conoscenza dei due edifici e delle loro collezioni permanenti con iniziative di qualità arricchite dall’impiego di supporti analogici e tecnologici. Il discorso vale sempre, ma in particolare per Palazzo Venezia che da un anno a questa parte sembra aver cambiato faccia. Un esempio fra tutti il giardino aperto alla città, diventato un luogo godibile per i cittadini e d’estate spazio per spettacoli all’aperto.
La mostra, curata da Enrico Maria Dal Pozzolo, uno dei massimi studiosi di pittura veneta fra rinascimento e barocco, assistito da un prestigioso comitato scientifico composto da Lina Bolzoni, Miguel Falomir, Silvia Gazzola, Augusto Gentili e Ottavia Niccoli, presenta complessivamente 45 dipinti, 27 sculture, 36 libri a stampa e manoscritti, oltre a disegni, incisioni e numerosi altri oggetti (catalogo arte’m).
Particolarmente indovinato l’allestimento progettato dallo Studio De Lucchi che ha dovuto confrontarsi con ambienti storici molto connotati e difficili da gestire. Non potendo utilizzare le pareti, sono state create delle strutture leggere in legno chiaro e tessuti pastello, spazi riservati, come discrete alcove, dove poter sostare. Che consentono di esporre ogni oggetto alla giusta altezza con un sistema di mensole e di supporti, ma lasciando intravedere le pareti affrescate e i soffitti dipinti.
Quando Edith Gabrielli mi ha chiesto di elaborare un progetto imperniato sui “Due amici” ho pensato che sarebbe stata un’occasione molto bella, scrive in catalogo il curatore Dal Pozzolo. Perché avrebbe offerto la possibilità di portare un focus su un quadro poco noto rispetto alla sua rilevanza, ma anche sui fili che legano la figura di Giorgione a Roma nell’ambito dei rapporti intercorsi fra Venezia e la Città Eterna, che ebbero il loro palcoscenico privilegiato proprio a Palazzo di Venezia, come si dovrebbe più propriamente definire. E’ la prima dimora di un collezionista, il cardinale Domenico Grimani, che probabilmente fu il committente del pittore di Castelfranco. Grimani fu con Pietro Barbo, il patrizio veneziano diventato nel 1464 papa Paolo II, al centro dei rapporti politici, diplomatici e culturali fra i due stati fra Quattrocento e Cinquecento.
Ed è proprio nell’Appartamento Barbo, a cui si accede dall’ingresso di Piazza Venezia, sotto il balcone, che si snoda la rassegna a cominciare dal benvenuto dato dai due leoni San Marco, attualmente collocati nell’ingresso principale della Basilica omonima. A seguire si entra nel “mito di Venezia”. Da un lato la pergamena, l’atto ufficiale con cui papa Pio IV dona l&rsuo;edificio alla Repubblica, dall’altro il dipinto di Anonimo in cui il papa consegna ufficialmente il palazzo all’Ambasciatore della Serenissima Giacomo Soranzo. Un mito che si perpetua nei rituali della tradizione, come il fastoso corteo della dogaressa Morosini, esposto per la prima volta. Di Venezia e Roma, città antiche e gloriose, rivali e alleate, la mostra ricostruisce miti, leggende e allegorie. Esposta la “Veduta di Venezia” di Jacopo de Barberi del 1460, attribuita in antico a Dürer (dal Museo Corrrer). Un’immagine aerea notissima, glorificazione della città costuita sull’acqua e aperta verso il mare, “metafora di libertà e autonomia politica”. Dell’urbe, di un anonimo pittore romano della metà del Cinquecento, una “Veduta di Roma” che mette in luce il suo duplice ruolo, capitale di una monarchia assoluta e sede privilegiata della cristianità.
Nella sala che segue a ricordare i due veneziani illustri Pietro Barbo e Domenico Grimani il busto di papa Paolo II di Mino da Fiesole, gli stemmi dei Grimani e dei Barbo e oggetti d’uso comune, salvadanai, cassette da viaggio, cammei in onice e agata dal Museo archeologico di Napoli, piccoli bronzi di animali e di sculture antiche. Viene dal Museo Archeologico di Venezia, ma faceva parte della collezione del cardinale Grimani il “Busto di Lucio Vero” della seconda metà del II sec. d. C. Intervallati a dipinti, sculture e oggetti i libri e le incisioni come il prezioso volume edito da Aldo Manuzio “Hypnerotomachia Poliphili” considerato il più bel libro stampato del Cinquecento attribuito a Francesco Colonna e l’incisione a Bulino datata 1526 di Dürer del “Ritratto di Erasmo da Rotterdam”.
Dopodiché si arriva al cuore della rassegna, al Giorgione di cui vengono presentati documenti originali del 1510 e del 1511. Il primo è l’inventario dei beni trovati in casa dopo la morte a causa della peste, il secondo la lettera scritta da Isabelle d’Este a un emissario a Venezia in cui chiede se fosse rimasta del pittore “una notte molto bella e singolare”. In mostra una stampa della metà del Seicento con le fattezze di Giorgione autoritrattosi come Davide. E fra il libri il “Cortegiano” di Baldassar Castiglione che lo cita tra i cinque primi pittori d’Italia e le “Vite” di Vasari.
La seconda edizione del 1568 si apre con un ritratto derivato dal “Davide” che Vasari dice di aver visto nello studiolo del Cardinale Grimani. E dalla National Gallery di Londra di Giorgione “Fetonte davanti ad Apollo”, dai colori sgargianti, attribuito in passato a Raffaello. Viene da Padova l’incantevole minuscola tavola con la “Leda e il cigno”, forse il frontale di un cofanetto o di uno scrigno, che deriva da uno dei cammei antichi della collezione di Papa Barbo che si conserva all’Archeologico di Napoli
Si giunge infine nella Sala del Mappamondo al “sancta sanctorum” con i “Due amici” che troneggiano al centro. In primo piano un giovane vestito elegantemente ci fissa, assente e vagamente triste. Con la destra sorregge il capo, nella sinistra stringe un melangolo, un’arancia amara. In secondo piano l’amico non colpito dagli strali d’amore. Viene definito un unicum iconografico in quanto esprime un nuovo modio di concepire la ritrattistica in pittura, non legata alla descrizione dello status sociale del personaggio, ma alla sua psicologia, alla sua emotività, espressione dello spirito del tempo. Come mostra il confronto con i ritratti aulici e di profilo di Gentile e Giovanni Bellini “Ritratto d’uomo”, di Girolamo da Santacroce di “Francesco Petrarca”. Viene dal Louvre il “Ritratto di due giovani uomini” probabilmente legati da un’amicizia profonda del Cariani. E accanto “Melencolia I” di Dürer e le famose “Aldine” dei sonetti di Petrarca e de “Gli Asolani” di Bembo. Una storia che continua col il grande Tiziano de ”Il ritratto di Musicista” della Galleria Spada.
La mostra prosegue a Castel Sant’Angelo negli appartamenti papali fra imponenti saloni e ambienti poco illuminati, che si raggiungono (qualche indicazione in più sarebbe gradita) dal cortile di Alessandro VI, il papa che nel quattrocento promosse imponenti lavori in quest’ala del Castello, detto anche del teatro perché al tempo di Leone X Medici ospitò rappresentazioni teatrali. Si passa, in un tripudio di fregi, camini e resti romani, dalla Sala dell’Apollo, così chiamata per gli affreschi di Perin del Vaga e dei suoi collaboratori realizzati alla metà del Cinquecento, al tempo di Paolo III, alle sale di Clemente VII, il papa che si rifugiò a Castello attraverso il passetto di Borgo per sfuggire ai Lanzichenecchi di Carlo V nel 1527, alla Sala della Giustizia, nome moderno legato al fatto che vi si celebravano i processi.
E’ la seconda sezione di una mostra che indaga l’animo umano attraverso le opere di grandi artisti provenienti dai più importanti musei del mondo. Un’esplorazione di quel viluppo di sentimenti che ogni uomo porta con sé durante l’esistenza in cui la pittura rimanda a modelli letterari e viceversa. Sono esposti 27 dipinti e 19 volumi che “introducono ai differenti modi della rappresentazione dei sentimenti nell’Italia cinquecentesca”, scrive in catalogo il curatore.
I dipinti si intrecciano ai libri, di Petrarca, di Castiglione, Bembo, Mario Equicola, che narrano le varie fasi dell’esperienza amorosa da quando si è colpiti da Cupido al momento dell’abbandono, della memoria dell’amato. Dalla parola scritta alla musica, tanto importante nella comunicazione amorosa dell’epoca, alla presenza di simboli che dichiarano la propria disponibilità fino all’ostentazione della bellezza mostrata nella sua nudità, all’unione matrimoniale, ai figli. E sono veri e propri capolavori a raccontare questo itinerario dei sentimenti. Dall’ ”Imperatrice Isabella del Portogallo” di Tiziano, al “Ritratto di liutista” del Romanino, alla tavola con la “Coppia in giardino” di Vincenzo Tamagni che viene dalla residenza dei conti di Leicester in Norfolk, al “Ritratto di gentildonna con lira da braccio” di Anonimo della Galleria Spada di cui è stato identificato il brano musicale inciso nell’audioguida, al “Doppio ritratto” di Federico Barocci, al “Ritratto di donna che mostra il petto” di Domenico Tintoretto, al “Ritratto dei coniugi con mela cotogna” di Sofonisba Anguissola. E una serie di famiglie e di bambini di Ludovico Carracci, di Tiberio Titi e di Bernardino Licinio autore anche di un “ritratto nel ritratto”. Elegantissimo il dipinto del Bronzino “Eleonora di Toledo con il figlio Francesco”, il primogenito erede del ducato mediceo, “immagine esemplare di potere, orgoglio dinastico e fertilità”. Quel Francesco legato alla vicenda nera con Bianca Cappello. Fa storia a sé l’enigmatico “Ritratto di gentiluomo” di Bartolomeo Veneto che indossa una sontuosa veste di pelliccia guarnita sul petto dalla riproduzione di un labirinto. I labirinti del cuore.

Info:
Palazzo di Venezia-Piazza Venezia. Orario: martedì-domenica 8.30-19.30 (lunedì chiuso).
Castel Sant’Angelo Lungotevere Castello 30. Orario: tutti i giorni 9.00- 19.30.
Biglietto unico valido tre giorni. Ingresso gratuito la prima domenica del mese. Fino al 17 settembre 2017. Informazioni: www.mostragiorgione.it

Autore: Laura Gigliotti

Fonte: www.quotidianoarte.it, 2 lug 2017