Archivi autore: Redazione

VENARIA REALE (To). Caravaggio Experience.

Nei grandiosi spazi architettonici della Citroniera Juvarriana della Reggia di Venaria, il visitatore resta “coinvolto” in uno spettacolo di proiezioni e musiche della durata complessiva di 50 minuti circa, in funzione contemporaneamente lungo tutto il percorso, senza interruzioni e a ciclo continuo, in cui sono evocate 58 opere del grande pittore. L’installazione ripercorre i temi dell’intera produzione caravaggesca: la luce, il naturalismo, la teatralità, la violenza; e termina con un “viaggio” ideale attraverso i luoghi di Caravaggio, seguendo cronologicamente le fasi principali della sua incredibile esperienza di vita.
Consulenza scientifica di Claudio Strinati
Mostra prodotta dal Consorzio La Venaria Reale con Medialart srls, in collaborazione con Roma&Roma

Info:
Citroneriaa delle Scuderie Juvarriane, fino al 11 febbraio 2018
tel. +39 011 4992333
Servizi educativi: prenotazioneservizieducativi@lavenariareale.it – tel. +39 011 4992355
Visite guidate il sabato e la domenica.
Fonte: www.lavenaria.it

MILANO. La pala d’altare “Sacra conversazione” di Tiziano esposta a Palazzo Marino.

Il periodo natalizio e l’arte si tengono per mano a Palazzo Marino di Milano. Giunto alla sua decima edizione, torna il tradizionale appuntamento con l’arte di Palazzo Marino, questa volta con un capolavoro di Tiziano, la pala d’altare “Sacra conversazione 1.520 – Pala Gozzi” (olio su tavola, 312 x 215 cm), proveniente dalla Pinacoteca Civica “Francesco Podesti” di Ancona. L’opera sarà visitabile, con ingresso libero, dal 5 dicembre al 14 gennaio 2018 in Sala Alessi.
I visitatori saranno ammessi in mostra in gruppi e accolti da storici dell’arte, coordinati da Civita, che faranno da guida nel percorso espositivo. Curata da Stefano Zuffi, la mostra è promossa da Comune di Milano, Intesa Sanpaolo – partner istituzionale – con il sostegno di Rinascente. L’iniziativa è coordinata da Palazzo Reale e realizzata insieme alla Città di Ancona – Pinacoteca Civica “Francesco Podesti” in collaborazione con le Gallerie d’Italia di Piazza Scala e organizzata con Civita.
Grazie a un importante progetto allestitivo curato dall’architetto Corrado Anselmi, i visitatori potranno osservare non solo il capolavoro di Tiziano ma anche il retro della tavola, dove sono presenti schizzi a matita, in parte ombreggiati a pennello, realizzati dallo stesso Tiziano e raffiguranti varie teste, una delle quali potrebbe essere il bozzetto per il Bambino in una prima stesura del dipinto.
La possibilità di ammirare anche il retro della grande pala d’altare consentirà di scoprire come venivano realizzate nel Cinquecento queste opere che tanta importanza e diffusione hanno avuto nella storia dell’arte dell’Italia.
Dipinta nel 1520 dall’allora trentenne Tiziano per il mercante di Dubrovnik Luigi Gozzi e destinata all’altare principale della chiesa di San Francesco ad Alto ad Ancona, la “Sacra Conversazione” è il primo dipinto firmato e datato di Tiziano a noi noto: in un cartiglio in basso si legge infatti ALOYXIUS GOTIUS RAGOSINUS / FECIT FIERI / MDXX / TITIANUS CADORINUS PINSIT.
La tavola è una tappa decisiva nell’affermarsi di una nuova forma di pala d’altare, svincolata dagli schemi architettonici e prospettici del Quattrocento. Una rivoluzione che era stata intuita da Leonardo con la Vergine delle Rocce, proseguita da Raffaello, ma interpretata da Tiziano con uno spirito aperto alla natura.
L’opera appartiene al tradizionale genere iconografico della pala d’altare definita ‘Sacra Conversazione’: la Madonna con il Bambino appare improvvisamente in un cielo di nuvole alla luce del tramonto; in basso contemplano sbigottiti la visione San Francesco – cui era dedicata la chiesa che ospitava la pala – e San Biagio protettore della città dalmata, che indica al committente inginocchiato l’apparizione celeste. Spiccano le relazioni visive fra i personaggi: ognuno guarda qualcuno, sino ad arrivare al Bambin Gesù che a sua volta punta lo sguardo all’esterno, sullo spettatore, che viene così a diventare parte dell’opera stessa. Sullo sfondo della rappresentazione, ben visibile, il bacino di San Marco con il Palazzo Ducale e il suo campanile.
Un dipinto grandioso che unisce Venezia, Ancona e Dubrovnik: Tiziano sembra suggerire un’alleanza tra i tre più importanti porti dell’Adriatico, sullo sfondo delle turbolenze politiche sul suolo italiano e dell’espansionismo ottomano.
Insieme all’indiscussa importanza storico-artistica del dipinto di Tiziano, la scelta del Comune testimonia la vicinanza di Milano alla città di Ancona, che svolge un ruolo fondamentale come centro di raccolta e riparo di numerose opere d’arte, tra cui molti capolavori, provenienti dai territori marchigiani colpiti dal trremoto.
Anche le altre esposizioni organizzate a Palazzo Marino durante il periodo natalizio sono all’insegna dei grandi capolavori. Basti citare, per esempio, Caravaggio, Leonardo da Vinci, Canova, Raffaello, Rubens e Piero della Francesca.

Autore: Sara Riboldi

Fonte: www.quotidianoarte.it, 29 ott 2017

VICENZA. “Tiepolo segreto” svelati al pubblico sette capolavori.

Sette straordinari affreschi di Giandomenico Tiepolo (1727-1804) da oltre cinquant’anni anni erano conservati nelle residenze dei proprietari che coraggiosamente li salvarono dalle distruzioni belliche. Oggi gli eredi, convinti dell’opportunità di un godimento pubblico di tali capolavori, li hanno destinati al Palladio Museum. Ad essi viene dedicata una mostra, realizzata grazie alle competenze e alla collaborazione della Soprintendenza di Verona diretta da Fabrizio Magani, che la cura insieme al direttore del Palladio Museum, Guido Beltramini.
In questa vicenda s’intrecciano più storie. Quella della straordinaria arte dei Tiepolo, in grado di trasformare dalla radice la tradizione frescante veneta. Quella della difesa del patrimonio artistico negli anni cupi della seconda guerra mondiale. Ma esiste una terza storia che lega in modo indissolubile gli affreschi di Palazzo Valmarana Franco agli studi palladiani: essi infatti sono realizzati due decenni dopo la straordinaria decorazione di Villa Valmarana ai Nani, per il figlio del committente, Gaetano Valmarana.
Nella dimora suburbana a poca distanza dalla Rotonda palladiana, per il padre Giustino Valmarana, i Tiepolo celebrano la naturalezza di una vita “moralizzata” in campagna. Vent’anni dopo, in città, a poca distanza dal Teatro Olimpico, il registro è completamente diverso: Tiepolo concepisce per il figlio una riedizione in pittura della magnificente scena del teatro all’antica di Palladio adottando non più il registro lieve e scherzoso della vita agreste ma il linguaggio aulico, monocromo ma nondimeno guizzante, della vicina architettura palladiana.
“Siamo orgogliosi di poter contribuire alla cultura della nostra città – dichiarano Camillo e Giovanni Franco, proprietari degli affreschi – con una parte della storia della nostra famiglia”.
Fu fra l’altro Fausto Franco, zio dei generosi proprietari e Soprintendente ai Monumenti, a seguire il salvataggio degli affreschi di famiglia nel 1945. Dieci anni dopo lo stesso Franco, insieme – fra gli altri – a Rodolfo Pallucchini, Anthony Blunt, Rudolf Wittkower e André Chastel, fu fra i tredici fondatori del primo Consiglio scientifico del Centro palladiano, coordinato da Renato Cevese.
“Si tratta di una iniziativa lodevole e assai opportuna – dichiara Fabrizio Magani – in considerazione delle effettive distruzioni che gli affreschi di Tiepolo hanno subito a Vicenza durante la guerra. È importante quindi che oggi divenga fruibile al pubblico una parte importantissima del Tiepolo sopravvissuto”.
Le opere saranno allestite nella Sala delle Arti al piano nobile di palazzo Barbarano, in continuità con le sale espositive del Palladio Museum.
“In questo modo – dichiara Howard Burns, presidente del Consiglio scientifico del Centro palladiano – il museo ribadisce la propria natura di autentico ‘museo della città’, luogo dello studio ma anche della conservazione dei reperti della memoria urbana nei suoi aspetti più significativi”.
La mostra, che aprirà al pubblico venerdì 3 novembre, sarà accompagnata da un catalogo con contributi di Fabrizio Magani (Soprintendente archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza), Guido Beltramini (direttore CISA Andrea Palladio), Luca Fabbri, Maristella Vecchiato e Giovanna Battista (Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza).

Info:
Vicenza, Palladio Museum, Contra Porti 11

Fonte: www.quotidianoarte.it, 26 ott 2017

SIENA. Le opere di Ambrogio Lorenzetti.

Nella severa cornice del Santa Maria della Scala torna, dopo alcuni anni di crisi, la grande arte senese e quindi europea con “Ambrogio Lorenzetti” (1290 circa – 1348)’ la rassegna che raduna tutte o quasi le opere conosciute del maestro dell’Allegoria del Buono e del Cattivo Governo (firmato “Ambrosius Laurentii de Senis hic pinxit utrinque”), che fa il punto su un artista di cui non esisteva una monografia scientifica affidabile, risale al 1958 quella dell’americano George Rowley, considerata già all’uscita inadeguata, così come una biografia. Gli studi moderni, infatti, si sono concentrati solo sul “Buon governo” del Palazzo Pubblico, un manifesto dell’etica politica della città-stato nella tarda età comunale, in specie del governo senese dei Nove per il quale Ambrogio lavora.
Il ruolo di vero e proprio pittore civico ha finito per oscurare le altre opere, tutte sorprendenti, che scardinano molto luoghi comuni sull’artista. Che il grande scultore rinascimentale Lorenzo Ghiberti nei suoi “Commentarii” definisce “famosissimo et singularissimo maestro” e mette alla pari di Giotto. Un pittore innovativo anche nel modo di trattare la luce e di rappresentare il paesaggio, i fenomeni atmosferici, la neve, la grandine. A lui si deve “Tempesta nella città di Tana” in India, la prima rappresentazione di un evento simile nella storia dell’arte occidentale. Era nel chiostro del convento di San Francesco, di cui rimangono solo piccoli frammenti staccati, fra cui proprio quello del miracoloso fortunale scatenatosi a seguito della morte dei francescani, che tanta ammirazione suscita in Ghiberti. Un brano che costituisce “la premessa della personificazione dell’”Inverno” che compare, fra le altre stagioni, entro le cornici degli affreschi nella Sala di Nove in Palazzo Pubblico”. E’ l’uomo intabarrato con una palla di neve in mano su cui scendono grandi fiocchi bianchi, ricorda Roberto Bartalini che con Alessandro Bagnoli e Max Seidel ha curato la rassegna.
lorenzetti 1Organizzata e finanziata con un milione di euro dal Comune di Siena, lo scenografico allestimento è dello studio Guicciardini & Magni, la mostra aperta fino al 21 gennaio 2018 (prorogata fino al 8 aprile 2018) e accompagnata da un corposo e denso catalogo Silvana Editoriale, rappresenta il culmine di un lavoro scandito in più tappe, iniziato nel 2015 con l’iniziativa “Dentro il restauro” che aveva per scopo una conoscenza più approfondita di Ambrogio Lorenzetti, una migliore conservazione delle sue creazioni e un conseguente avvicinamento del pubblico. In quell’occasione, grazie anche al contributo del Mibact per Siena capitale della cultura 2015 alcune opere bisognose di studi e interventi o di veri e propri restauri vennero trasferite al Santa Maria della Scala. Dove sono stati allestiti cantieri aperti col supporto di vari istituti di ricerca fra cui l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. Il primo ha riguardato il ciclo di affreschi staccati della cappella di San Galgano a Montesiepi e il polittico della chiesa di S. Pietro in Castelvecchio, quindi il cantiere per il recupero degli affreschi della sala capitolare di San Francesco, il ciclo di storie di Santa Caterina e gli articoli del Credo nella chiesa di Sant’Agostino.
lorenzetti 3La mostra si propone di ricostruire l’attività di Ambrogio nella città che conserva il settanta per cento circa delle sue opere conosciute. Che vengono soprattutto da Siena e dal contado, a cui si aggiungono fondamentali prestiti del Museo del Louvre, degli Uffizi, dei Musei Vaticani, della National Gallery di Londra, dello Städel Museum di Francoforte, della Yale Universityrt Gallery, dipinti che tornano nella città in cui vennero realizzati.
E la memoria va immediatamente all’idimenticabile mostra “Duccio, alle origini della pittura senese” ospitata a Santa Maria della Scala nel lontano 2003 che richiamò folle di visitatori. Un paragone che fa tremare le vene e i polsi, ma che può essere di buon auspicio e lascia ben sperare il Sindaco Bruno Valentini e il direttore del Santa Maria della Scala Daniele Pittèri. Quella era una mostra corale, questa più monografica, ma le premesse ci sono tutte, l’incanto della città, la superba cornice di Santa Maria della Scala, l’assoluta qualità del pittore e l’operazione di riscoperta e di riflessione sulla sua opera. E il percorso continua in città, in particolare con la visita agli affreschi restaurati per questa occasione nella Basilica di San Francesco, “Martirio dei sei francescani”, “La professione pubblica di San Ludovico di Tolosa”, “Crocefissione” e nella Chiesa di Sant’Agostino la “Maestà”.
Lungo dieci sale si possono vedere preziose opere a tempera e oro su tavola, affreschi staccati, vetri policromi e sinopie di Ambrogio anzitutto, ma anche del fratello maggiore Pietro di cui sono in mostra la “Croce dipinta” di Cortona e “Madonna col Bambino”, tempera e argento su tavola da Castiglione d’Orcia. Sono dipinti singoli, dittici, polittici, croci dipinte. Rappresentano la Madonna col Bambino, i santi, il Redentore, la Crocifissione, Cristo risorto. E come maestri di riferimento Duccio di Buoninsegna e Simone Martini. Viene dalla cattedrale di San Cerbone di Massa Marittima “Madonna col Bambino” di Duccio. E’ seduta su un trono marmoreo coperto da una stoffa sontuosa e prende a modello la “Maestà” dell’altar maggiore del Duomo di Siena. Sulla faccia posteriore in un profluvio di colori, di oro e angeli incombenti “Le storie della Passione” in due fasce orizzontali sovrapposte. Poi Simone Martini con il “Redentore benedicente” dallo sguardo vivissimo, una tavola in legno di ciliegio conservata fin dall’Ottocento nella Biblioteca Apostolica e passata poi alla Pinacoteca Vaticana.
Ma naturalmente fuoco della rassegna sono le opere di Ambrogio che è possibile vedere in prospettiva e da vicino nei particolari una per una. Viene dalla National Gallery di Londra che l’acquistò nel 1878 l’affresco staccato applicato su incannicciato col “Gruppo di Clarisse” che decorava l’aula capitolare del convento di San Francesco a Siena (1320-1325). Un dipinto straordinario per intensità e bellezza. Il “San Michele Arcangelo vittorioso sul demonio”, frammento di una composizione più vasta in vetri policromi dipinti a grisaglia e in parte sgraffiti, un’opera originale che richiama la modernità, viene dal Museo civico e fino al 1955 era nei depositi.
Ma l’opera più strepitosa, da rimanere incantati, è la ricostruzione del ciclo di affreschi della cappella annessa alla rotonda romanica di San Galgano a Montesiepi, realizzati dall’artista verso il 1334 grazie ai denari di Ristoro da Selvatella, un oblato dell’abbazia cistercense di San Galgano. Gli affreschi negli anni Sessanta sono stati strappati per garantirne la conservazione. Così facendo sono stati recuperati anche gli eccezionali disegni tracciati da Ambrogio sull’arriccio. Da ammirare con attenzione il meraviglioso polittico della “Madonna col Bambino in trono con Virtù teologali, angeli musicanti, santi e profeti” dalla Chiesa di San Pietro all’Orto di Massa Marittima. Una tempera su tavole di legno di pioppo con oro, argento e lapislazzuli che fino al 1867 si trovava nella soffitta del convento di Snt’Agostino divisa nei cinque assi che la compongono, priva dei pinnacoli, della predella e della cornice. Ricordata da Ghiberti e da Vasari, è in relazione con i titolari della chiesa a cui era destinata e con San Cerbone patrono della città, accompagnato dalle oche secondo tradizione. E altrettanto si può dire per il trittico di San Michele Arcangelo che sconfigge il drago di Badia a Rofeno, o dall’Abbazia di Monteoliveto Maggiore. Senza dimenticare le storie di San Nicola ”in figure piccole” della Chiesa di San Procolo a Firenze, tavolette narrative d’intensa bellezza. Non a caso una di esse, “Il miracolo delle navi granarie” è stata scelta come copertina del catalogo. E ancora un altro aspetto di Ambrogio pittore civile, la coperta del registro di Gabella del secondo semestre 1344, una Biccherna con l’Allegoria del Buon Governo di Siena.

Info:
Siena, complesso museale di Santa Maria della Scala, Piazza del Duomo 1.
Orari: lunedì, mercoledì e giovedì dalle 10.00 alle 17.00; venerdì dalle 10.00 alle 19.00: sabato e domenica dalle 10.00 alle 20.00. Chiuso il martedì ad eccezione dei giorni 31 ottobre, 26 dicembre e 2 gennaio. Il 25 dicembre chiusura del museo e della mostra. Informazioni, prenotazioni e visite guidate 0577- 286300 e www.ambrogiolorenzetti.it

Autore: Laura Gigliotti

Immagine: Professione pubblica di San Ludovico di Tolosa (particolare) 1334-1340 Affresco staccato Siena, Basilica di San Francesco

Fonte: www.quotidianoarte.it, 25 ott 2017

Cristian Greco a LuBeC: il successo del Museo Egizio? Partecipazione, Ricerca, Racconto.

“Una soddisfazione inaspettata”. Così Christian Greco, Direttore del Museo Egizio di Torino commenta, intervenendo a LuBeC Lucca Beni Culturali, la recente notizia che vede proprio il suo Museo in vetta alle classifiche degli utenti di Tripadvisor. È il più amato in Italia. Ma per Greco questo non rappresenta un punto di arrivo. Anzi, deve essere un punto da cui partire e migliorare.

Da cosa deriva questo successo?
“Dal fatto che il visitatore, oggi definito user, termine che a me non piace, partecipa alla vita museale, alla sua Ricerca. La nostra attenzione – spiega Greco – non va all’oggetto in sé, ma a quello che comunichiamo e a come lo comunichiamo. A tutti i nostri visitatori, ad esempio, viene sempre fornita un’audioguida inclusa nel costo del biglietto. Forniamo sempre nuovi contenuti, anche e soprattutto nelle Gallerie permanenti”.
“Il Museo – continua il Direttore – non lo dobbiamo intendere solo come una collezione. Dobbiamo averne una nuova visione, che tenga in considerazione le donne e gli uomini che ne fanno parte e che sappia raccontare le biografie degli oggetti, ad esempio attraverso analisi diagnostiche per immagini”.

Questo tipo di gestione si traduce anche in un cambiamento a livello di pubblico?
“Sì, soprattutto stiamo lavorando per coinvolgere gli studenti universitari e delle Scuole superiori. Il pubblico compreso nella fascia di età tra i 20 e i 40 anni è quello un po’ più difficile da coinvolgere. Ma è un percorso, il nostro, al suo primissimo inizio. Le giovani generazioni di oggi, saranno gli stakeholder di domani”.

Fonte: www.lubec.it