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NOVARA. Artisti internazionali in dialogo con luoghi storici.

di-lago – Mostra internazionale d’arte contemporanea – Villa Nigra, Miasino
Transiti. Dall’acqua all’anima – Battisteri di Cureggio e Novara

 Le tre mostre saranno visitabili gratuitamente dal 29 giugno al 21 luglio 2019

A Miasino, sulle colline che circondano il Lago d’Orta, l’anno scorso è iniziato un esperimento. Cosa succede se l’opera d’arte lascia lo studio dell’artista o il muro bianco della galleria per arrivare nelle stanze lungamente abbandonate di una villa seicentesca?
È quello che accade a cavallo dei mesi di giugno e luglio a Villa Nigra, una delle più belle dimore storiche di tutto il Nord Italia. Sono alcuni importanti artisti tedeschi e italiani a fare dialogare i loro lavori con ambienti carichi di storia dando così vita alla mostra di-lago. Le opere d’arte contemporanea si lasciano contaminare dall’ambiente circostante in un reciproco gioco di scambi e di rimandi. In questa concezione liquida degli spazi, il tema della mostra non poteva che essere quello dell’acqua.
La mostra di-lago è a ingresso gratuito e inaugura venerdì 28 giugno. Resta visitabile fino a domenica 21 luglio dal giovedì alla domenica, dalle 14 alle 18. L’esposizione è curata da Asilo Bianco in collaborazione con l’associazione tedesca Lo spirito del lago.
Gli artisti in mostra sono: Gerardo Di Fonzo, Harald Fuchs, Francesco Garbelli / Ferdinando Greco, Birgit Jensen, Birgit Kahle, Damaris Lipke, Maik+Dirk Löbbert, Marta Nijhuis, Peter Simon + Freya Hattenberger, Urs Twellmann, Frauke Wilken.
transitiIn parallelo a di-lago prende forma Transiti. Dall’acqua all’anima, progetto che unisce in un piccolo viaggio simbolico tre luoghi di grande valore storico e artistico della Provincia di Novara: Villa Nigra a Miasino, il Battistero di San Giovanni Battista a Cureggio e il Battistero della Cattedrale di Santa Maria Assunta a Novara. A Cureggio Gerardo Di Fonzo e Harald Fuchs rivisitano le peculiarità del battistero di San Giovanni Battista grazie a una videoinstallazione e a una proiezione video. Il battistero della cattedrale di Novara diventa invece casa dell’artista Patrizia Novello che studia e analizza la cromia degli affreschi e l’architettura di questo antichissimo luogo. Le tre mostre parallele saranno visitabili gratuitamente dal 29 giugno al 21 luglio.
di-lago si colloca tra le attività di valorizzazione del bando di Fondazione Cariplo “Villa Nigra. Cultura e Impresa per lo sviluppo di un territorio liquido”. Transiti. Dall’acqua all’anima è un progetto di Asilo Bianco realizzato in collaborazione con il Comune di Cureggio e l’Agenzia Turistica Locale della Provincia di Novara.

Info:
di-lago | Villa Nigra, Miasino – da giovedì a domenica: 14:00-18:00
Transiti. Dall’acqua all’anima | Cureggio, Novara
Novara, da lunedì a sabato: 9:00-12:00 | 15:00-18:00 – Domenica: 15:00-18:00
Cureggio, Martedì e giovedì: 16:00-18:00 – Sabato: 9:00-12:00
Due aperture serali il 6 e il 12 luglio dalle 20:00 alle 24:00
www.asilobianco.it / segreteria@asilobianco.it / 320 952 56 17

SAN CASCIANO VAL DI PESA (Fi). Conclusa l’opera di restauro del Crocifisso di Simone Martini.

È il modello medievale del ‘Christus patiens‘, simbolo della sofferenza provocata dalla Passione, quello che Simone Martini (1284-1344), il grande maestro senese protagonista della storia dell’arte medievale italiana, scelse per la raffigurazione del Crocifisso ligneo di San Casciano Val di Pesa (Firenze) luogo dove il capolavoro è custodito e visibile da secoli, anche rimanendo integro nei bombardamenti della Seconda guerra mondiale.
Dopo un recupero pittorico eseguito millimetro per millimetro torna a casa, nella sede originaria della trecentesca Chiesa di Santa Maria al Prato, dopo vari anni trascorsi sotto le abili mani dei restauratori dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, uno dei capolavori di Simone Martini.
L’opera dipinta che pone al centro il Cristo, consapevole della propria missione redentrice, è stata inaugurata e presentata alla cittadinanza sabato 25 maggio nella Chiesa di Santa Maria al Prato.
Hanno illustrato il percorso e il lavoro di restauro conservativo il professor Marco Poli, governatore della Misericordia, il sindaco di San Casciano, Massimiliano Pescini, il dottor Andrea Pessina e la dottoressa Maria Pia Zaccheddu della Soprintendenza e il dottor Marco Ciatti, la dottoressa Cecilia Frosinini e la restauratrice Alessandra Ramat dell’Opificio delle Pietre Dure.
Il Cristo ligneo è stato collocato in corrispondenza del secondo altare sul lato destro della chiesa.
Il crocifisso, opera di rango considerata tra i più alti esempi di confronto fra pittura fiorentina e senese del ‘300, ha subito un lungo restauro sia per il recupero della parte lignea, con necessari consolidamenti di materiale ed eliminazione dei tarli, sia in quello della parte pittorica, intervento meticoloso eseguito al microscopio da parte della restauratrice Alessandra Ramat con un procedimento millimetrico.
“È uno dei più imponenti restauri di crocifisso ligneo fatti in un secolo dall’Opificio delle Pietre Dure – spiega il soprintendente dell’Opificio, Marco Ciatti -, sia per l’importanza di questo capolavoro, sia per l’impegno del nostro personale, sia per lo stimolo a nuovi studi che il restauro ci ha permesso fare nel confronto tra scuola fiorentina e senese”.
Anche in considerazione della portata del capolavoro il restauro è stato interamente finanziato e gestito dall’Opificio. Per fattura artistica e valenza storica gli studiosi allineano il crocifisso di Simone Martini di San Casciano, a capolavori coevi come il Crocifisso di Cimabue scampato all’alluvione del 1966 in Santa Croce, il Crocifisso di Ognissanti attribuito a Giotto, e il Crocifisso di Giotto in S.Maria Novella, convento domenicano da cui potrebbe essere partita la committenza anche per il Crocifisso conservato a San Casciano.
Inoltre il restauro, spiega Ciatti, “stimola e apre frontiere di ricerca storica e archivistica notevoli, per capire in che termini la Chiesa della Misericordia di San Casciano abbia potuto ospitare il capolavoro di Simone Martini e il suo incontro con altri artisti di rilievo di quella fase, tra cui Ugolino di Nerio”.
Nella chiesa, annessa a un antico convento domenicano, il Crocifisso verrà ricollocato sopra il secondo altare sul lato destro. Simone Martini lo eseguì “intorno al 1315, sicuramente non oltre il 1320”, secondo Ciatti, ma scarseggiano notizie precise in merito e la stessa tradizione dell’attribuzione al pittore senese “fu definitivamente suffragata relativamente di recente, nel 1939, da puntuali studi di Ugo Procacci”.
Alcuni studiosi ipotizzano che il lavoro originale sia stato commissionato dai domenicani di Santa Maria Novella, probabilmente trasferito in questa chiesa nei secoli successivi in seguito al cambiamento del gusto artistico.

Autore: Maksym Rozhkovskyy

Fonte: www.qaedotoria.it, 27 mag 2019

SIENA. Scoperto un nuovo frammento di affresco all’interno del Duomo.

Una importante scoperta è stata fatta all’interno del Duomo di Siena: i lavori di restauro in corso hanno reso necessario spostare la grande pala dell’altare del cardinale e arcivescovo di Siena Celio Piccolomini (Siena, 1609-1681) raffigurante lo “Sposalizio mistico di Santa Caterina da Siena” del pittore Pietro Dandini (Firenze, 1646-1712), rivelando un grande frammento di un antico affresco.
Si tratta di un’antica figurazione dipinta sul fondale della cappella tardomedievale, ornamento di un trittico su tavola posto sull’altare. Di questo allestimento esiste una preziosa testimonianza raffigurata da Pietro di Francesco Orioli sulla copertina della Gabella del 1483 (che si trova nell’archivio di Stato di Siena), sulla quale si volle far dipingere l’omaggio delle chiavi della città alla venerata immagine della Madonna delle Grazie.
Nell’affresco appena scoperto, nonostante la consunzione della malta sono ancora visibili alcuni busti di sante, tutte provviste di aureola dorata e tempestata di decori a stampo. Quanto resta dei visi delle sante permette ancora di riconoscere lo stile di Paolo di Giovanni Fei (Siena, noto dal 1369 – morto nel 1411), uno dei maggiori pittori del tempo, che seppe recuperare la lezione dei grandi maestri del primo Trecento, traghettando la scuola senese verso la vitale stagione del tardogotico. E infatti, grazie alla conservazione dei tanti documenti cartacei nel grande archivio dell’Opera del Duomo è stato possibile anche recuperare il suo nome come autore dell’affresco del fondale della cappella che a quel tempo era dedicata a Sant’Antonio abate. Infatti, nei documenti, si legge che il 6 aprile 1400 Paolo di Giovanni Fei fu pagato ben 15 fiorini d’oro “per chagione di cierto lavorio che fecie a la cappella di sant’Antonio in duomo, cioè, di dipintura, per oro e azurro, e ogni altra sua spesa”.
I lavori di restauro delle monumentali strutture architettoniche del Duomo di Siena si sono resi necessari a causa di una sofferenza strutturale per infiltrazioni di acqua dalle coperture continuate troppo a lungo nei secoli, ma di recente arrestate dai dovuti interventi di bonifica. Contemporaneamente al lavoro di carattere edile e di pulitura dei variegati marmi policromi degli altari, sarà effettuato anche il necessario intervento sulle tele, che appaiono sostanzialmente ben conservate, ma coperte da molta sporcizia e velate da una vernice ormai troppo ingiallita, che può risalire all’intervento generale di restauro attuato all’inizio dell’Ottocento, per porre rimedio ai guasti apportati dal terremoto del 1798.
Grazie agli interventi programmati, si potrà così tornare a vedere la chiara tavolozza di colori che il senese Raffaello Vanni (1595-1673) predilesse per il dipinto ”Estasi di San Francesco di Sales”. Fu papa Alessandro VII Chigi (Siena, 1599 – Roma, 1667) a volere questa raffigurazione, per dimostrare la venerazione verso Francesco di Sales, da lui fatto beato nel 1661 e poi canonizzato nel 1665. L’altare porta infatti lo stemma del papa e quello del cardinal nipote Flavio Chigi, che fece terminare l’impresa di questa cappella.

Autore: Maria Rosaria Pastorelli

Fonte: www.qaeditoria.it, 26 mag 2019

TORINO. Leonardo da Vinci. Disegnare il futuro

Un appuntamento dedicato a uno dei più grandi innovatori di tutti i tempi: la mostra Leonardo da Vinci. Disegnare il futuro ha inaugurato ai Musei Reali di Torino il 15 aprile 2019, giorno della nascita di Leonardo, per celebrare i cinquecento anni dalla sua morte. Allestita nelle Sale Palatine della Galleria Sabauda, la mostra sarà aperta al pubblico dal 16 aprile al 14 luglio 2019.
Curata da Enrica Pagella, Francesco Paolo Di Teodoro e Paola Salvi, l’esposizione è organizzata dai Musei Reali con l’Associazione Metamorfosi, in collaborazione con il Politecnico e l’Università degli Studi di Torino. La mostra è promossa dal Ministero per i beni e le attività culturali con il sostegno del Comitato nazionale per le celebrazioni del cinquecentesimo anniversario dalla morte di Leonardo da Vinci, con il patrocinio della Città di Torino e della Regione Piemonte.
Il percorso ruota intorno al nucleo di disegni autografi di Leonardo da Vinci conservati alla Biblioteca Reale di Torino, comprendente tredici fogli acquistati dal re Carlo Alberto nel 1839, oltre al celebre Codice sul volo degli uccelli donato da Teodoro Sabachnikoff al re Umberto I nel 1893. Una straordinaria raccolta di opere, databili all’incirca tra il 1480 e il 1515, diverse per soggetto e per ispirazione, in grado di documentare l’attività di Leonardo dalla giovinezza alla piena maturità.
Alcuni disegni sono in relazione con celebri capolavori del maestro: i nudi per la Battaglia d’Anghiari, i cavalli per i monumenti Sforza e Trivulzio, lo straordinario studio per l’angelo della Vergine delle Rocce, noto come Volto di fanciulla. Oltre all’unicum, il celeberrimo Autoritratto di Leonardo, posto in dialogo con opere d’arte contemporanea, rappresentazioni di sé realizzate da Luigi Ontani, Salvo, Alberto Savinio. Una sezione sorprendente che rivela come l’autoritratto resti un tema più che mai attuale.
Per restituire il senso, l’origine e la peculiarità del lavoro di Leonardo, la genesi dei disegni torinesi è indagata in relazione con analoghe esperienze di altri artisti, attraverso l’esposizione di maestri fiorentini quali Andrea del Verrocchio e Pollaiolo, lombardi come Bramante e Boltraffio, fino a Michelangelo e a Raffaello. Riunendo in mostra il disegno di Michelangelo per la battaglia di Cascina, quello di Leonardo per la battaglia di Anghiari e i combattimenti di nudi di Raffaello provenienti da Oxford, si presenta ciò che Benvenuto Cellini definì “la scuola del mondo”.
In mostra è presente anche il Codice Trivulziano, concesso in prestito dalla Biblioteca Trivulziana del Castello Sforzesco di Milano per la prima volta dopo il 1935. Un’opera capitale, il quaderno sul quale Leonardo annotò i suoi pensieri e le sue riflessioni sul lessico.
L’itinerario è suddiviso in sette sezioni corrispondenti ad altrettante possibili chiavi di lettura dell’opera del maestro e delle esperienze condotte dagli artisti del Rinascimento: l’eredità dell’arte antica; l’esplorazione dell’anatomia e delle proporzioni del corpo umano; il confronto tra l’arte e la poesia; l’autoritratto; lo studio dei volti e la sfida della rappresentazione delle emozioni.
Infine, gli studi sul volo, l’architettura e un tema finora inesplorato: la sezione Leonardo e il Piemonte con le citazioni dei luoghi presenti negli scritti di Leonardo e che mostra, quale disegno catalizzatore, il foglio del Codice Atlantico con il Naviglio di Ivrea.
La mostra si avvale di un percorso accessibile e inclusivo, grazie all’impiego di dispositivi allestitivi e tecnologie che consentono non solo l’accessibilità sensoriale (per non udenti, non vedenti e ipovedenti), ma anche una più ampia inclusione culturale e linguistica, con la ricerca di soluzioni efficaci per diversi tipi di esigenze percettive e cognitive. Lungo il percorso di visita sono collocate alcune tavole multisensoriali con riproduzioni tattili di opere scelte tra gli autografi di Leonardo conservati presso la Biblioteca Reale di Torino. Tramite Qr-code e NFC, i visitatori possono inoltre accedere a contenuti multimediali, quali l’audiodescrizione e la spiegazione in LIS.
Il public programme della mostra è a cura dell’Università degli Studi di Torino, che per l’occasione propone insieme a Thales Alenia Space una rassegna interdisciplinare ispirata all’universalità di Leonardo dal titolo Pionieri. Esploratori dell’ignoto da Leonardo ai giorni nostri. Dal 7 maggio al 18 giugno sessantaquattro ricercatori faranno brevi incursioni in mostra per approfondire con il pubblico i temi indagati da Leonardo e dai disegni esposti, creando uno spazio inedito di partecipazione, dialogo e sperimentazione. I visitatori della mostra saranno inoltre protagonisti di un progetto di ricerca sulla variabilità nel tempo delle misure antropometriche ispirato alle visioni leonardesche, grazie all’innovativo esperimento di citizen science proposto dall’Università di Torino. Un exhibit interattivo permetterà al pubblico di misurarsi e scoprire quanto le proprie proporzioni fisiche si avvicinano a quelle ideali dell’Uomo di Vitruvio disegnato da Leonardo. I dati confluiranno in una raccolta più ampia, utile a studiare come l’interazione uomo-ambiente determini un cambiamento dei nostri corpi.
Dialoga con l’esposizione ai Musei Reali la mostra Leonardo. Tecnica e territorio, a cura del Politecnico di Torino, allestita all’interno del Castello del Valentino. Il tema qui sviluppato è quello degli studi dedicati a Leonardo che sostengono il progresso del sapere tecnico e scientifico dal secondo Ottocento, affiancando, fin dai primi decenni di apertura della Regia Scuola di Applicazione per gli Ingegneri, ricerca e didattica del Politecnico di Torino. È anche l’occasione per mostrare al pubblico una sezione non indifferente delle collezioni storiche del Politecnico, a livello di patrimonio librario, archivistico e documentario, attraverso fac-simili degli studi di Leonardo, parte della raccolta cartografica del DIST, modelli lignei di macchine e di strutture. Emergono, infatti, accanto alle ricerche di Gustavo Uzielli, docente di Mineralogia e geologia presso la Scuola e attento promotore della figura e del metodo del Vinciano nella cultura ottocentesca, le indagini che mostrano sperimentazioni e ricerche politecniche a partire da ipotesi tracciate da Leonardo. Pietre, schizzi, disegni, mappe e fotografie dalle collezioni dell’Ateneo, nonché filmati ed elaborazioni cartografiche chiosano le pagine degli scritti di Leonardo. In mostra in edizioni talvolta rare esplorano temi legati al volo, al moto dell’acqua e nell’acqua, alla costruzione di macchine e di ponti, alla conoscenza del territorio, in prevalenza quello piemontese. Alle sale del Castello del Valentino si accede unicamente accompagnati e su esibizione del biglietto d’ingresso alla mostra dedicata a Leonardo, emesso dai Musei Reali.

Info:
MUSEI REALI TORINO – www.museireali.beniculturali.it
Orari: i Musei Reali sono aperti dal martedì alla domenica dalle 8,30 alle 19,30
Ore 8,30: apertura biglietteria, Corte d’onore di Palazzo Reale, Giardini
Ore 9: apertura Palazzo Reale e Armeria, Galleria Sabauda, Museo di Antichità
La Biblioteca Reale è aperta da lunedì a venerdì dalle 8 alle 19, sabato dalle 8 alle 14.
La Sala di lettura è aperta da lunedì a mercoledì dalle 8,15 alle 18,45, da giovedì a sabato dalle 8,15 alle 13,45.
Biglietti: Intero Euro 12
Ridotto Euro 6 (ragazzi dai 18 ai 25 anni).
Gratuito per i minori 18 anni / insegnanti con scolaresche / guide turistiche / personale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali / membri ICOM / disabili e accompagnatori / possessori dell’Abbonamento Musei, della Torino+Piemonte Card e della Royal Card.
Le mostre comprese nel biglietto di ingresso ai Musei Reali sono:
Ad acqua. Vedute e paesaggi di Bagetti: tra realtà e invenzione (fino al 1 maggio 2019)
Le armi e il potere: l’Arcangelo longobardo (fino all’11 maggio 2019)
Ingresso e orario biglietteria: presso Palazzo Reale, Piazzetta Reale 1 dalle ore 8,30 fino alle ore 18. Info: +39 011 5211106 – e-mail: mr-to@beniculturali.it

ROMA. L’ARTE DI SALVARE L’ARTE. FRAMMENTI DI STORIA D’ITALIA.

Sono esposti, in occasione del 50° anniversario dell’istituzione del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, alcuni dei più significativi beni culturali trafugati da chiese, musei, aree archeologiche, biblioteche e archivi, e recuperati in mezzo secolo di attività investigativa, unitamente a opere restituite al patrimonio artistico nazionale grazie all’azione di diplomazia culturale messa in atto di concerto con il Ministero per i beni e le attività culturali.

Info:
Palazzo del Quirinale – Palazzina Gregoriana
5 maggio – 14 luglio 2019