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SARDEGNA. Le chiese e le feste campestri: un patrimonio materiale ed immateriale.

Tra gli innumerevoli siti culturali dell’Isola, spiccano le cosiddette “chiese campestri” o “chiese rurali”, luoghi di culto più o meno piccoli, sparsi ovunque nel territorio. Un progetto amatoriale, curato dall’Associazione NOSTRASARDEGNA tramite il sito internet www.chiesecampestri.it cerca di dare visibilità a questi piccoli gioielli, dei quali nonostante la diffusione risulti vastissima e capillare, pochi ne percepiscono la complessità in ambito perfino provinciale o diocesano e la conoscenza si limita agli edifici circostanti alla propria area di appartenenza o al limite, alle grandiose basiliche romaniche, delle quali spesso si è solamente sentito parlare.

Leggi tutto nell’allegato: Le chiese campestri della Sardegna

Autore: Maurizio Serra

Info:
www.chiesecampestri.it, il portale delle Chiese Campestri della Sardegna

VENEZIA. DISEGNARE DAL VERO: TIEPOLO, LONGHI, GUARDI.

Ca’ Rezzonico – Museo del Settecento Veneziano, fino al 18 maggio 2020

Dall’incontro tra lo straordinario patrimonio del Gabinetto Disegni e Stampe della Fondazione Musei Civici di Venezia e la lungimiranza di Save Venice è nata questa presentazione, che raccoglie una selezione di 64 disegni restaurati, parte di tre album di altrettanti maestri del settecento veneziano: Giambattista Tiepolo, Pietro Longhi e Francesco Guardi.
Sono nuclei eccezionali sia per numero, sia per qualità dei fogli, riuniti già dai loro autori e rimasti intatti dopo secoli. Non disegni finiti, opere autonome destinate a collezionisti, ma studi e schizzi funzionali al lavoro degli stessi artisti e delle loro botteghe, tracciati nell’arco di anni, preziose testimonianze dell’arte e dei processi creativi dei tre artisti ma anche della vita e della fisionomia della città e dei suoi abitanti.
L’album di Giambattista Tiepolo fu donato al Museo Correr nel 1885 dal pittore triestino Giuseppe Lorenzo Gatteri, che lo acquistò in giovinezza, dopo aver studiato all’Accademia di Belle Arti a Venezia, non per collezionismo ma come supporto per la propria attività di artista. I due fondi di bottega di Pietro Longhi e Francesco Guardi furono invece acquistati da Teodoro Correr dai figli degli stessi artisti non molto tempo prima della sua morte, avvenuta nel 1830, quando il suo lascito alla città formò il primo nucleo dei Musei Civici.
Giambattista Tiepolo (Venezia 1696 – Madrid 1770), del quale nel 2020 ricorrono i 250 anni dalla morte, realizzò l’album nel periodo della maturità. Al suo tratto è talvolta affiancato quello del figlio Giandomenico, che continuò a usare il quaderno anche dopo la morte del padre, per altri disegni preparatori. È uno dei più importanti nuclei esistenti su carta azzurra di Tiepolo, disegnatore prolifico che ha esplorato ogni genere e tecnica, che qui rappresenta prevalentemente il corpo umano.
Per Pietro Longhi (Venezia 1701 – 1785) i soggetti privilegiati sono prevedibilmente gli interni delle case del patriziato e la vita quotidiana dei veneziani, di cui era attento osservatore e che registrava in presa diretta. In questo che è il suo più importante e consistente corpus grafico troviamo accanto ai disegni, di veloce esecuzione, con carboncino e gessetto bianco, di interni e persone, appunti sugli oggetti della scena, panneggi, bottiglie, seggiole, elementi che avrebbero poi trovato posto nei suoi quadri.
La città è il soggetto prevalente per Francesco Guardi (Venezia 1712 – 1793), che raccoglie un repertorio di fogli di lavoro di tipologia molto varia, con piccole inquadrature di Venezia, riprese dal vero di paesaggi, cortili, piccole figure di persone al lavoro, tracciati con tratti fulminei a penna e inchiostro e accompagnati da iscrizioni autografe che registrano fedelmente dove fossero fatti. È il suo più folto nucleo di disegni oggi noto e documenta decenni di carriera dell’artista, con una grande varietà di soggetti.
I disegni, gli studi e gli schizzi dal vero sono tracciati quasi tutti su una carta ruvida, grezza, ricavata da cenci di bassa qualità e poco costosa, che veniva usata anche per gli imballaggi, e perciò usata per studi e abbozzi. Ma proprio questa sua natura porosa la rendeva ideale anche all’uso del gesso, il cui tratto esalta i valori luministici, pittorici della grafica veneziana.
La manipolazione dei disegni e la loro esposizione nei secoli scorsi, al Fondaco dei Tedeschi e a Ca’ Rezzonico, ha infine nuociuto alla loro conservazione. Grazie a Save Venice dal 2003 è stato avviato un lungo lavoro di restauro, non ancora concluso, che consente oggi di ammirare per un breve periodo parte di queste opere. Il supporto di Save Venice è particolarmente importante per la salvaguardia delle opere conservate nel Gabinetto Disegni e Stampe dei Musei Civici che comprende, vale la pena ricordarlo, 50mila stampe e 15mila disegni, che necessitano di manutenzione continua.
La presentazione dei disegni restaurati di Tiepolo, Guardi e Longhi è accompagnata dall’esposizione della straordinaria xilografia cinquecentesca La sommersione del faraone nel Mar Rosso, capolavoro di Tiziano Vecellio, sempre restaurata da Save Venice.
E di Tiepolo in questi giorni è possibile ammirare da vicino, a restauro in corso, nella Sala dell’Allegoria di Ca’ Rezzonico, la sua grande tela da soffitto La Nobiltà e la Virtù che sconfiggono l’Ignoranza. L’opera fu dipinta attorno al 1745 per il palazzo dei Barbarigo di Santa Maria del Giglio, confluì poi nella collezione Donà dalle Rose e venne infine acquistata nel 1934 dal Comune di Venezia, con i biglietti d’ingresso di Palazzo Ducale, e collocata nel Museo del Settecento Veneziano che allora si stava allestendo a Ca’ Rezzonico.

Info:
Fondazione Musei Civici di Venezia, fino al 18 maggio 2020
Valentina Avon
T +39 041 2405257 – M +39 348 2331098
press@fmcvenezia.iTwww.visitmuve.it/it/ufficio-stampa
Ca’ Rezzonico – Dorsoduro 3136 – 30123 Venezia
Tel. +39 041 2410100 – carezzonico.visitmuve.it

Vedi allegato catalogo: Disegnare dal vero

ROMA. The Torlonia Marbles: nel 2020 super mostra sui marmi della Collezione Torlonia.

È stata presentata The Torlonia Marbles. Collecting Masterpieces, mostra curata da Salvatore Settis e Carlo Gasparri. Un’impresa importante che ha mosso i suoi primi passi nel lontano marzo del 2016, trovando una forte collaborazione tra soggetti pubblici e privati, tra cui Bvlgari, che ha sostenuto i lavori di restauro.
La mostra, il cui progetto di allestimento è di David Chipperfield Architects Milano, si pone come narrazione storica che attraversa le fasi del collezionismo privato di antichità e il suo passaggio alla costituzione del museo, come lo conosciamo oggi: “a partire dal Quattrocento, quando a Roma inizia il collezionismo dove le opere emigrano nelle case delle famiglie romane”, ha dichiarato Settis, spiegando che questo fu “il seme da cui nasceranno più tardi i musei. Il più antico esempio sono proprio i Musei Capitolini”.
UNA MOSTRA CHE RACCONTA COME NACQUERO I MUSEI
torlonia 2Un processo storico-culturale importante, infatti, dove Roma è protagonista grazie alla donazione dei bronzi del Laterano al Comune da parte di Sisto IV nel 1471 che ha costituito il nucleo iniziale dei Musei Capitolini, considerati per questo la galleria d’arte più antica del mondo. Il progetto ha avuto una eco non indifferente, attraendo l’attenzione di istituzioni museali estere con le quali si sono aperte relazioni. Con un obiettivo importante nel medio periodo: realizzare a Roma un nuovo Museo Torlonia.
“Ringrazio il Comune, Bvlgari e Salvatore Settis. Sembrava un’operazione impossibile ma è grazie a quest’ultimo – sia dal punto di vista scientifico che relazionale – che tale impresa si è conclusa”, ha dichiarato il Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini. “Il percorso prevede una grande mostra che girerà per il mondo. Alla fine di questo percorso, si prevede a Roma il ritorno del Museo Torlonia in una sede permanente, cercando un luogo adatto insieme al Comune e alla Famiglia”. La mostra infatti è tutta composta da opere di proprietà della famiglia Torlonia, una collezione che ha ne ha passate molte ma che oggi ancora si presenta integra, seppure non pubblica.
MOSTRA E ALLESTIMENTO
torlonia 3Alla domanda su quali basi siano state scelte le opere che andranno in mostra (le operre della collezione sono oltre seicento, meno di cento quelle selezionate), Settis risponde: “la scelta delle opere è stata guidata da due principi, la qualità stilistica e il restauro delle opere. Ci sono dei restauri secenteschi, uno dei quali forse di Bernini, che ovviamente hanno avuto il loro peso. Poi la capacità delle opere di raccontare insieme alla storia della Collezione Torlonia anche la storia del collezionismo”.
Il percorso della mostra si dispiegherà lungo cinque sale di Palazzo Caffarelli, che riaprirà al pubblico dopo una serie di interventi. Il percorso si presenterà come un viaggio temporale “a ritroso”, risultato di un dialogo aperto e condiviso tra i curatori e l’archistar David Chipperfield, ripercorrendo i diversi periodi storici. Si attraverserà l’intero arco del collezionismo dell’Ottocento nella seconda sala; nella terza tutto il Settecento con opere della collezione Albani e un secondo nucleo di opere di Cavaceppi. Poi farà seguito la sezione del Seicento con la collezione Giustiniani fino a giungere al Cinquecento, con testimonianze di alcune delle più importanti collezioni romane come quelle di Pio da Carpi e Caetani.
“La collezione in sé per sé è nata da una grandissima acquisizione all’inizio dell’Ottocento ed è poi cresciuta con aggiunte minori”, ha dichiarato il vicesindaco del Comune di Roma Luca Bergamo. “Io ho avuto la fortuna di vederla e ora che è in fase di restauro ci sono dei pezzi di una bellezza straordinaria che finalmente saranno visibili. Qui l’aspetto importante è che il collezionismo diventa godibile e fruibile per chiunque con 96 pezzi che, per una mostra, sono molti”.
LA COLLEZIONE E LA FONDAZIONE TORLONIA
torlonia 4La storia della collezione Torlonia – in assoluto tra le più importanti raccolte private d’arte classica al mondo – inizia ai primi dell’Ottocento, e prende una configurazione “museale” per volontà del principe Alessandro Torlonia, che nel 1866 decide di acquistare a Roma, sulla via Salaria, l’antica villa del cardinale Alessandro Albani con le sue collezioni, giardini, quadrerie, affreschi e sculture greche e romane, come il famoso rilievo con Antinoo da Villa Adriana o la statuetta in bronzo dell’Apollo Sauroctono di Prassitele.
Alla fine dell’Ottocento la collezione conta un numero straordinario di marmi antichi, e nasce così il progetto, promosso dal principe Alessandro, di fondare un Museo di scultura antica (1875), riutilizzando un vecchio magazzino di granaglie su via della Lungara, nei cui ambienti le opere vengono ordinate e catalogate per essere offerte all’ammirazione di piccoli gruppi di visitatori. Ma il museo non fu mai realizzato.
Adesso però sembra proprio che il grande progetto che aveva in mente il principe Alessandro possa trovare realizzazione, grazie all’intesa tra la Fondazione Torlonia – nata nel 2014 per volere dell’omonimo Principe Alessandro Torlonia con l’obiettivo di conservare e promuovere la collezione – e il Ministero dei Beni Culturali. “Devo ringraziare l’insistenza e la testardaggine di Salvatore Settis come la collaborazione delle Istituzioni”, ha dichiarato Alessandro Poma Murialdo, amministratore della Fondazione Torlonia. “Condivido con mio nonno, Alessandro Torlonia, l’obiettivo che per anni ha cercato di portare avanti con strategie diverse: la realizzazione di un museo. Quello che è importante oggi è l’accordo innovativo tra privati e pubblico, questo sembra il futuro della cultura. È poi importante dare circolarità alla mostra. Dare alla collezione un respiro internazionale che merita. Per noi è un principio nodale perché siamo sempre stati dell’idea che far girare opere archeologiche è una cosa estremamente importante”. E a quanto pare già c’è la fila di musei mondiali pronti ad ospitare quella che molti studiosi chiamano “la collezione delle collezioni” tanto che il Ministro Franceschini è stato costretto a dichiarare che si dovranno dire molti “dolorosi” no.
BVLGARI E L’ARTE. I RESTAURI DEI MARMI DELLA COLLEZIONE TORLONIA
E veniamo allo sponsor-mecenate, fondamentale in questo progetto. Quello dei restauri dei marmi della Collezione Torlonia non è il primo episodio che testimonia l’interesse e il sostegno di Bvlgari nei confronti delle arti. “Io non sono un professore ma sono un appassionato di arte e per me questa collezione è una delle più belle che abbia mai visto”, ha dichiarato il CEO di Bvlgari Jean-Christophe Babin riferendosi alla Collezione Torlonia. “Bvlgari come azienda capitolina non poteva non essere protagonista di questa grande impresa, restituendo al mondo romano, e al suo pubblico, opere che ci hanno ispirato. C’è felicità per questa collaborazione tra privati e pubblico perché tutti, in poco tempo, abbiamo fatto un restauro ambizioso”. Appuntamento dunque nelle nuove ale dei Musei Capitolini dalla primavera del prossimo anno fino aglio inizi del 2021. La collezione delle collezioni arriva nel museo più antico del mondo.

Info:
Roma // dal 25 marzo 2020 al 10 gennaio 2021
The Torlonia Marbles. Collecting Masterpieces
Musei Capitolini – Palazzo Caffarelli
www.fondazionetorlonia.org

Immagini:
– Collezione Torlonia, Rilievo con scena di porto, ©FondazioneTorlonia PH Lorenzo de Masi (imm. in evidenza)
– Collezione Torlonia, Vecchio da Otricoli, ©FondazioneTorlonia PH Lorenzo de Masi
– Collezione Torlonia, Statua di caprone in riposo, ©FondazioneTorlonia PH Lorenzo de Masi
– Collezione Torlonia, Fanciulla da Vulci, ©FondazioneTorlonia PH Lorenzo de Masi

Autore: Valentina Muzi

Fonte: www.artribune.com, 18 ott 2019

BOLOGNA. Arrivano Monet e gli impressionisti dal Musée Marmottan di Parigi.

Dal 13 marzo al 12 luglio 2020, Palazzo Albergati a Bologna ospita la mostra Monet e gli impressionisti, che espone nel capoluogo emiliano un gruppo di opere in arrivo dal Musée Marmottan di Parigi.
Sono cinquantasette i lavori che il pubblico potrà vedere a Palazzo Albergati: tra questi, opere di Claude Monet, Édouard Manet, Pierre-Auguste Renoir, Edgar Degas, Camille Corot, Alfred Sisley, Gustave Caillebotte, Berthe Morisot, Eugène Boudin, Camille Pissarro, Paul Signac.
Diverse delle opere in arrivo a Bologna lasciano per la prima volta il museo parigino, noto per la sua cospicua raccolta di capolavori impressionisti. Intento dell’esposizione è proprio quello di ripercorrere l’evoluzione dell’impressionismo.
Tra le opere che il pubblico potrà vedere figurano, per esempio, una tela della serie delle Ninfee e il Ponte dell’Europa. Stazione di Saint-Lazare di Monet, il Ritratto di Madame Ducros di Degas, il Ritratto di Julie Manet di Renoir, la Ragazza seduta con cappello bianco di Renoir, il Ritratto di Berthe Morisot distesa di Manet.
La rassegna è curata da Marianne Mathieu,
Direttore scientifico del Musée Marmottan Monet di Parigi.

Info:
Orari d’apertura: tutti i giorni dalle 10 alle 12. Biglietti: intero 15 euro (16 con audioguida), ridotto 13 (14 con audioguida), ridotto gruppi (minimo 15 massimo 25 persone) 12 euro, ridotto scuole (minimo 15 massimo 25 studenti) 6 euro, ridotto bambini da 4 a 11 anni non compiuti 6 euro (7 con audioguida).
Per i gruppi e le scolaresche prenotazione obbligatoria e microfonaggio obbligatorio.
Per tutte le info consultare il sito di Palazzo Albergati.
La mostra è prodotta e organizzata dal Gruppo Arthemisia.

Fonte: www.finestresullarte.info, 13 feb 2020

Liana CASTELFRANCHI, Lo splendore nascosto del Medioevo.

Il termine arti minori con cui si comprende miniatura, oreficeria, avori, ecc. è sempre stato non felice e molto limitante. L’espressione “arti decorative” usata all’estero a sua volta non fa giustizia di questo vasto contributo dell’espressione figurativa. Liana Castelfranchi non solo mostra lo splendore “nascosto” dell’arte medievale, dagli avori tardoantichi alla miniatura gotica, ma opera una folgorante constatazione.
Forse con la sola eccezione del romanico, in cui affresco, pittura e miniatura hanno proceduto di concerto, nel periodo tardoantico, nel mondo carolingio e ottoniano, e così pure nel gotico, sono le cosiddette arti minori, e con esse la miniatura, a far da apripista allo sviluppo delle arti visive.
Non avremmo il romanico senza la stagione di miniature carolinge e ottoniane, ed è la miniatura gotica che riapre l’arte al fenomeno della prospettiva, determinante dal Rinascimento.
Uno splendore, quello delle arti minori, che non solo si fa ammirare per l’equilibrio estetico raggiunto, ma si fa studiare per la forza d’innovazione. Questo sintetico lavoro dell’autrice, in cui le immagini sono state selezionate in estrema coerenza con il testo, resta una delle pietre miliari per l’affronto dell’arte medievale.

Liana Castelfranchi, nata a Milano nel 1924, ha insegnato Storia dell’Arte Medievale all’Università di Verona e all’Università degli Studi di Milano. Ha dedicato principalmente i suoi studi al campo della pittura del Trecento e del Quattrocento, con particolare attenzione ai fenomeni della circolazione artistica e ai rapporti tra arte italiana e d’Oltralpe. Per Jaca Book ha curato la collezione «Storia dell’Arte Europea», cui appartiene L’Arte del Medioevo (1994) e Il Quattrocento (1998), ed è autrice di numerose pubblicazioni, tra cui: Italia e Fiandra nella pittura del ’400 (1983), L’Angelico e l’Umanesimo (1989), L’Arte Medievale in Italia e nell’Occidente europeo (1993), Le arti minori nel Medioevo (1994), Van Eyck (1998), L’Arte dell’anno Mille in Europa 950-1050 (2000, con contributi di altri autori, e 2018), L’arte ottoniana intorno al Mille (2002).

Info:
Sottotitolo: Arti minori V-XIV secolo
Editore: Jacabook – www.jacabook.it
Prezzo: Euro 80,00
Anno di pubblicazione: Settembre 2005 – Ristampa / N.ediz.: Gennaio 2020
Pagine: 240
ISBN (a 13 cifre): 978-88-16-60609-8
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