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ORVIETO (Tr). La cattedrale medievale sarà protagonista di restauro che riguarderanno anche la facciata.

Il Duomo di Orvieto è una cattedrale risalente al tardo Medioevo italiano, la sua nascita risale al 1290. Si tratta di una struttura maestosa, simbolo della città, interamente gestita da L’Opera – o Fabbriceria -, ente autonomo che ha il compito di provvedere alla manutenzione e conservazione della struttura e all’amministrazione dei suoi beni, e che di recente ha annunciato i prossimi interventi di restauro che vedranno protagonista la cattedrale.
“Due importanti interventi, finanziati con fondi ministeriali, interesseranno a breve il duomo. Sono in fase d’appalto, infatti, lavori per circa 527 mila euro relativi al primo intervento per la riduzione della vulnerabilità e in questi giorni sono state avviate le attività di progettazione connesse alla realizzazione di interventi per la prevenzione dal rischio sismico e il restauro di parti della facciata per altri 540 mila euro”.
La decisione di procedere con i lavori di restauro del duomo è stata presa a seguito di uno studio di monitoraggio – di durata quinquennale – eseguito dalla società Enea e terminato ad aprile del 2018. Nello specifico, nella nota stampa diffusa da L’Opera si legge che verranno eseguiti interventi per “migliorare il comportamento sismico delle torri e guglie della facciata tramite il consolidamento delle murature, delle scale elicoidali e dei coni delle guglie con elementi in acciaio atti a formare un efficace collegamento tra i paramenti interni ed esterni”. I lavori non riguarderanno solo la struttura della cattedrale, ma si sposteranno anche su tutta la superficie esterna del luogo. Verranno rimosse piante infestanti ed eliminati licheni e funghi. Un lavoro impegnativo, che non sarà solo di restauro ma anche di consolidamento e revisione di tutta la zona.
All’interno della cattedrale sono custoditi alcuni dei più importanti capolavori del Rinascimento italiano, tra cui il ciclo di affreschi realizzati da Luca Signorelli (Cortona, 1441-Cortona, 1523) per la cappella di San Brizio, o cappella Nova. Proprio per Signorelli il duomo ha organizzato quest’anno un ciclo di eventi, conferenze e appuntamenti culturali per celebrare i 500 anni dalla sua morte. Il 12 ottobre 2023 si terrà l’incontro dal titolo La Bibbia “grande codice” dell’arte occidentale, diretto dal cardinale Gianfranco Ravasi, mentre il 10 novembre un altro appuntamento della rassegna sarà diretto dal vescovo Gualtiero Sigismondi.

Autore: Gloria Vergani

Fonte: www.artribune.com, 27 set 2023

Michele Santulli. Celestino, Rosalina e Rodin.

Forse si ignora che Auguste Rodin (1840-1917) è stato un autentico industriale della scultura a seguito della quantità enorme di soggetti in bronzo: migliaia di opere immesse sul mercato presenti in quasi tutti i musei e collezioni. Inutile richiamare alla memoria le opere che lo rendono immortale quali il Pensatore, il Bacio, la Donna accovacciata, Eva, il San Giovanni Battista, Iris… pertanto a nessuno di questi capolavori dedicò il tempo e l’attenzione e l’impegno di cui invece ritenne degno e meritevole il suo monumento allo scrittore Balzac.
In effetti la commissione affidatagli per la realizzazione di un monumento in onore del grande scrittore non ebbe successo; accurate e numerose furono le ricerche e investigazioni per pervenire alla individuazione dei maggiori elementi possibili sulla vita e personalità del romanziere: malgrado tale impegno i bozzetti non furono accettati e Rodin restituì l’anticipo versatogli a suo tempo. Personaggio troppo prestigioso, Balzac, per poter essere messo da parte così facilmente, per cui Rodin, accantonata la delusione cocente per l’insuccesso, continuò con la lavorazione e non poche furono le opere realizzate e acquistate da vari cultori: curioso costatare che gran parte erano soprattutto busti e ritratti che rispecchiavano il vero volto di Balzac.
Tali gratificazioni e tali conseguimenti non furono di sollievo e di accettazione da parte dell’artista: sentiva che qualcosa mancava al suo Balzac! E alla fine concluse che tale insoddisfazione risiedeva nel volto! E così ancora per altri anni continuò in silenzio ad occuparsi del Balzac e di un volto a suo parere idoneo e degno: tenuta in disparte e ignorata, in realtà è stata l’opera che maggiormente ha avvinto e perfino affascinato la sua personalità di artista, tanto che il suo biografo ha raccolto queste parole in merito: “La résultante de toute ma vie, le pivot méme de mon aesthétique” “la risultante di tutta la mia vita, il fulcro stesso della mia estetica”.
Invero il monumento a Balzac è stato il solo impegno artistico veramente sofferto e vissuto nella sua immensa produzione, che però il successo strepitoso di altre sue realizzazioni ha fatto passare sotto silenzio e perfino oscurato. Va rammentato che il Balzac lo ha impegnato negli ultimi anni della sua vita e la fusione in bronzo è stata eseguita oltre venti anni dopo la morte.
Rodin aveva frequenti rapporti con i modelli e le sue agende, blocchi per note e appunti contenevano lunghe liste di nominativi della più grande originalità e anche provenienza, numerose anche di Roma; quasi sempre affianco ai nomi, gli indirizzi, qualche descrizione fisica particolare, l’età, le sue impressioni e talvolta raramente anche il nome dell’opera relativa. Tra i nominativi, numerosi quegli italiani, sovente in una grafia strana e approssimata: tra questi un nome, secondo l’elenco della Signora Pinet, appare almeno due volte con cognome Prechi o Pechi o Peschi: Celestin o Celestino e affianco, le due volte, Balzac! Qui ci arrestiamo.
Così nel 1939, l’artista era morto nel 1917, il gesso originario lasciato nello studio fu fuso in bronzo e la scultura alta 2,75 m su un piedistallo in marmo alto circa 1,2 m, fu collocata all’intersezione stradale più gigantesca di Parigi, tra il Boulevard Raspail e il Boulevard du Montparnasse, dove si leva maestosa quasi di fronte all’antico famoso caffè La Rotonde e al più moderno Charivari. Ma chi è il Celestino di Rodin? Chi ne ha mai parlato e individuato?
E in questo momento si innesta la figura di un personaggio, che può darci la risposta, una donna, analfabeta, una domestica, piccolina alta 1,55 circa, alla quale il destino ha riservato un ruolo tale che oggi ancora per la comunità di lingua francese del pianeta, rappresenta quello che è la Marsigliese o la Rivoluzione o Napoleone o Coluche cioè un monumento vivente! Stiamo parlando della Semeuse, la Seminatrice, cioè la figura di donna che con gli abiti svolazzanti e un copricapo in testa, spande la sua semenza in giro nei campi: è stata presente per parecchi anni sulla monetazione d’argento fine ‘800-inizi ‘900, poi per molti anni sui francobolli, poi negli anni ’60 su una moneta d’argento e oggi sugli Euro. La domanda: quale la relazione con Celestino-Balzac? Negli anni passati lo scrivente ha non poco indagato e ricercato per venire a capo di certe situazioni della Storia riferite a certe sue componenti poco o per niente conosciute e chi è curioso può consultare in particolare “MODELLE E MODELLI CIOCIARI A ROMA, A PARIGI, A LONDRA NEL 1800-1900” e nel corso di tali indagini in Valcomino si è imbattuto, tra l’altro, nel Sig. Mario Franciosa residente a Clamart, un sobborgo di Parigi, che negli anni cinquanta aveva frequentato la Seminatrice ormai avanzata negli anni. E il Sig. Franciosa è stato depositario, unico, delle confidenze e racconti, anche intimi e personali, di Rosalina Pesce, il nome dunque della Seminatrice, nata nel 1886 in un paesino della Valcomino e poco dopo emigrata a Parigi!
E uno dei ricordi era il seguente: Rosalina che per molti anni aveva abitato con la madre nel cortile di un palazzo alla Avenue du Maine 51 con davanti l’Hotel de Paris, oggi ancora sui luoghi dove ha occupato tutto il piano terra, ogni volta che per il suo lavoro di domestica -aveva rinunciato al ruolo iniziale di modella perché non amava denudarsi- passava davanti al monumento a Balzac, il suo cuore, racconta il Sig.Franciosa, sobbalzava e lei si inteneriva! Il volto di Balzac, scavato dalla fatica, le occhiaie profonde rivolte lontano, i capelli al vento, era il volto del padre: Celestino di Rodin, il Balzac di Rodin, in realtà era effettivamente Celestino Pesce, il padre della Seminatrice, patrimonio della Francia!

Autore: Michele Santulli – michele@santulli.eu

Didascalie:
-Volto di Celestino-Balzac,
-Il monumento davanti a La Rotonde.

L’AQUILA. Scoperto un importante ciclo di affreschi di Francesco da Montereale.

Può essere considerato uno dei più importanti recuperi degli ultimi tempi quello degli inediti affreschi cinquecenteschi nella Chiesa di Santa Maria della Misericordia che saranno mostrati al pubblico in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio 2023 dal Segretariato Regionale per l’Abruzzo, stazione appaltante dell’intervento. Sabato 23 settembre dalle 10 alle 18 e domenica 24 settembre dalle 10 alle 14 i visitatori potranno ammirare in anteprima sei straordinari affreschi rimasti nascosti per secoli sotto l’apparato decorativo tardo barocco della chiesa, poco nota agli stessi abitanti dell’Aquila.
La scoperta del ciclo è avvenuta in occasione dei lavori post sisma: nel rimuovere le parti lesionate della struttura settecentesca è emersa chiaramente leggibile e molto ben conservata la serie di affreschi che si considerava perduta e che rappresenta la più completa e complessa testimonianza del Cinquecento aquilano nel centro storico della città insieme al ciclo del Monastero della Beata Antonia.
Sulla parete destra della chiesa sono visibili «Il compianto sul Cristo morto» e «San Girolamo penitente»; in corrispondenza, nelle nicchie della parete opposta, «Gesù e la Samaritana al pozzo» e un raffinato «Sposalizio mistico di Santa Caterina». In controfacciata, invece, sono stati recuperati un’«Allegoria dell’Immacolata Concezione» (in corso di restauro) e un suggestivo «Sant’Antonio da Padova con scene della sua vita». Ai piedi del santo la data MCCCCCXXXVIII (1538).
Sulla base di fonti storiche il ciclo pittorico è stato riconosciuto opera della tarda maturità di Francesco da Montereale (1466 ca-1541, prolifico pittore abruzzese, noto anche come miniatore e autore anche della «Natività della Vergine», pala d’altare proveniente proprio dalla Misericordia e conservata al Museo Nazionale d’Abruzzo, Munda, del capoluogo abruzzese) e alla sua bottega di cui facevano parte artisti come Pier Donato di Roio, Giovanni Francesco delle Palombelle e Marin Pietro di Giovanni Marino Ciccarone, esecutore di opere delle quali il maestro ideò il disegno.
Il restauro della Misericordia si completerà con l’intervento (in corso di progettazione) sulle cappelle laterali all’abside in cui sono raffigurate le scene: «Dio Padre con gli evangelisti e i santi» e «L’incoronazione della Vergine e scene della sua vita».
Orari di visita: sabato 23 settembre ore 10-18; domenica 24 settembre ore 10-14. Ingresso libero, senza prenotazione.

Autore: Marta Paraventi

Fonte: www.ilgiornaledellarte.com, 21 set 2023

MILANO. Pubblico e privato insieme per il Cenacolo di Leonardo. 800mila euro dalla famiglia Bonomi per tutelarlo.

Pubblico e privato insieme per valorizzare il sistema culturale. Checché se ne dica è la via più fruttuosa per assicurare tutela, conservazione e fruizione del patrimonio storico-artistico italiano, non facile da amministrare proprio perché tanto ricco e articolato. Così a Milano il futuro del Cenacolo Vinciano passa dal sostegno dei fondi stanziati per la cultura nell’ambito del PNRR, ma pure dal generoso finanziamento messo sul piatto dalla famiglia Bonomi, tramite la Investindustrial Foundation.
Un contributo di 800mila euro che si aggiunge al milione di euro garantito dal Ministero della Cultura per alimentare il progetto di ammodernamento e messa in sicurezza del sito culturale più visitato di Milano, sviluppato in collaborazione con il Politecnico. il “nuovo percorso per un museo sostenibile”, presso il Cenacolo dipinto da Leonardo da Vinci nel refettorio di Santa Maria delle Grazie, costerà complessivamente proprio 1,8 milioni di euro, cifra ora disponibile per concretizzare l’operazione.
L’intervento ha l’obiettivo di razionalizzare i flussi di visita, valorizzando il giardino e consentendo al visitatore di completare l’intero percorso senza mai uscire dagli spazi del museo, garantendo un’esperienza più agevole e completa. Per farlo si ricaverà un nuovo ambiente coperto e climatizzato, addossato al Refettorio, però con l’assicurazione di scongiurare interferenze con la struttura storica: lo spazio potrà essere destinato all’accoglienza dei gruppi e alla preparazione alla visita, ma ospiterà anche i laboratori didattici. Tutto questo a vantaggio di un ecosistema fragile com’è quello del Cenacolo Vinciano, a più riprese oggetto di interventi di restauro e vincoli preventivi per monitorare la sicurezza ambientale di una pittura fragile non solo per le condizioni del contesto, ma, sin dall’origine, per la tecnica d’esecuzione sperimentata da Leonardo (tecnica mista e secco su intonaco).
Già nel 2018, il contributo di una realtà privata – l’Eataly allora amministrata da Oscar Farinetti – aveva facilitato le operazioni conservative, finanziando con 700mila euro il progetto di recupero preventivo degli impianti di areazione del Cenacolo. Poi, nel 2021, il dipinto realizzato dall’artista toscano tra i 1494 e il 1498, Patrimonio dell’Unesco del 1980, era stato di nuovi interventi di restauro e riorganizzazione dei flussi di visita, per controllarne lo stato di salute dopo il ventennale intervento condotto da Pinin Brambilla e concluso nel 1999. E al 2021 risale l’avvio di una stretta collaborazione con il Politecnico di Milano per lo sviluppo di un sistema di gestione integrata dei dati utili al monitoraggio dell’opera, oltre al perfezionamento di un sistema di produzione di energia a pompa di calore (in ottica green) e alla nuova illuminazione progettata da Massimo Iarussi. Il nuovo ciclo di lavori, invece, non partirà prima del 30 giugno 2025, secondo il cronoprogramma previsto dal PNRR, per concludersi non oltre la fine del 2026.
A distinguersi in questa fase è l’atto di mecenatismo della famiglia Bonomi, storicamente impegnata nel sociale a beneficio della città di Milano. È Anna Bonomi Bolchini, prima donna protagonista della finanza, la figura di riferimento della famiglia in tal senso: nella Milano del dopoguerra fu lei a creare l’istituto de “Le Carline”, che accoglieva oltre 60 bambine, provvedendo alla loro completa assistenza fino alla maggiore età. Approccio che si rinnova nella figura di Andrea Bonomi, fondatore di Investindustrial, impegnata con la sua fondazione a sostenere l’istruzione, la protezione e la conservazione dell’ambiente, il patrimonio artistico e culturale e la scienza (in dieci anni di attività sono stati stanziati oltre 30 milioni di euro): “Per una famiglia con origine a Milano nell’Ottocento, partecipare al continuo rinnovamento della città è un onore e un privilegio, ma è soprattutto un dovere”.

Autore: Livia Montagnoli

Fonte: www.artribune.com, 22 ago 2o23

CORTONA (Ar) si riappropria dell’opera di Luca Signorelli con una grande mostra.

Nel cinquecentenario della morte Cortona si riappropria del “suo” Signorelli, quel Luca da Cortona che ora è protagonista di una mostra monografica allestita in due sale densamente “popolate” di Palazzo Casali, sede del Museo dell’Accademia Etrusca e della città di Cortona.
Una carrellata di grandi tondi introduce la carriera di un pittore la cui fama fu oscurata dai grandi artisti rinascimentali che vennero subito dopo di lui e che, come nel caso di Michelangelo, gli furono per certi aspetti debitori. Queste opere, che si datano tutte ai primi anni Novanta del Quattrocento, rivelano non solo l’abilità del loro autore, ma anche la capacità di invenzione iconografica, come si nota nell’opera parigina in cui un uomo anziano ha un orecchio bizzarramente piegato e una carnagione cinerea che ha fatto ipotizzare la sua identificazione con un committente ormai deceduto.
La seconda sala accoglie alcune pale d’altare di grandi dimensioni: straordinarie l’Annunciazione da Volterra e la Maddalena da Orvieto, mentre altre opere di datazione più tarda manifestano l’intervento della bottega di Signorelli, con risultati talvolta lontani dalla qualità delle produzioni giovanili. Grande merito del team curatoriale è la serie di proposte di ricomposizioni di opere frammentate nel tempo: particolarmente convincente è l’accostamento di sei parti, alcune malamente ritagliate come la porzione con la testa di Cristo, dall’originale pala di Matelica. Un’impresa di grande valore: Signorelli chiese un compenso di 105 fiorini per l’opera, una parte dei quali fu riconosciuto mediante due case e il resto in contanti. Terminata la visita alla mostra, vale la pena prolungare la permanenza all’interno del museo, non notissimo ma che nasconde collezioni straordinarie. Capolavoro assoluto di tutti i tempi il lampadario etrusco in bronzo, databile alla metà del IV sec. a.C., perfettamente conservato e rinvenuto nel 1840.
Ma la “Signorelli experience” non finisce qui. A pochi metri dalla sede della mostra c’è infatti il Museo Diocesano che, in una sala recentemente restaurata, presenta una decina di opere del pittore cortonese, tra cui il capolavoro con il Compianto su Cristo.
E poi una passeggiata a piedi (occhio alle pendenze, par di essere sul Pordoi…) porta alla chiesa di San Niccolò, dove si narra che il pittore fu sepolto, anche se della tomba non è rimasta traccia. L’interno riserva una sorpresa: lo stendardo su tavola posto sull’altare è dipinto su entrambi i lati e un meccanismo permette di ruotarlo in modo da osservare il fronte e il retro.
Serve invece un mezzo motorizzato per raggiungere altre tappe: curioso è l’affresco con il Battesimo di Cristo conservato nella cappella del “Palazzaccio”. Si racconta che Signorelli morì proprio lì, cadendo dal ponteggio mentre lavorava o sovrintendeva gli aiuti. La qualità del dipinto non è il massimo, ma si tratta dell’ultima opera di un artista che lavorò senza risparmiarsi, fino ai suoi ultimi giorni.
Un altro affresco attribuito a Signorelli si trova nella chiesa di Santa Maria delle Grazie al Calcinaio: il grande edificio è stato progettato da Francesco di Giorgio Martini e vale la pena raggiungerlo sia per motivi artistici sia paesaggistici.
Gli itinerari sulle orme di Signorelli non finiscono qui: una guida propone tante mete in Toscana, in Umbria e nelle Marche.

Autore: Marta Santacatterina

Fonte: www.artribune.com, 22 ago 2023