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FERRARA. SALONE dell’ARTE del RESTAURO e della CONSERVAZIONE dei BENI CULTURALI e AMBIENTALI.

Ferrara Fiere, 28/31 marzo 2012 – XIX edizione
Ripartire dai Beni Culturali per migliorare la qualità della vita
In questo momento storico così delicato, caratterizzato dalle difficoltà derivanti dalla crisi economica  mondiale, Il Salone dell’Arte del Restauro e della Conservazione dei Beni Culturali di Ferrara rimette al centro la vera risorsa del nostro paese, ovvero il nostro patrimonio storico-artistico e ambientale, da cui occorre ripartire, perché costituisce la nostra vera, reale, ma soprattutto irriproducibile ricchezza. Una risorsa che deve trovare sedi appropriate, opportunità e professionalità che, sinergicamente, siano in grado di valorizzarli e trasformarli in un importante volano dell’economia nazionale.
Il Salone del Restauro si rinnova
E lo fa a partire dal segno distintivo del proprio logo. Una “R” più solida, che racchiude in sé l’essenza dei materiali dell’architettura da conservare, e che si esprime in un design più contemporaneo, espressione di una volontà precisa di porsi in relazione con i grandi temi dell’attualità contemporanea.
Con esso inaugurerà presto anche un nuovo sito internet, un vero portale dedicato al restauro che avrà il pregio di veicolare notizie dedicate a questo settore e alla conservazione dei beni culturali e ambientali e che si vorrebbe fruito come una piattaforma aperta di scambio di informazioni con i nuovi media, i siti e portali di architettura,  le istituzioni, gli Ordini, le CNA, e le associazioni di categoria.

Presentazione RESTAURO 2012, vedi allegato.

Info:  tel. 0516646832

Link: http://www.salonedelrestauro.com

Email: info@salonedelrestauro.com

Allegato: Presentazione RESTAURO 2012.pdf

Fabio ISMAN Gli Italiani e l’Arte.

Il  testo ‘Gli Italiani e l’Arte‘ si presenta, oltre che come sintesi divulgativa attentamente documentata, anche come possibile testo scolastico.
Il testo descrive il comportamento degli abitanti della Penisola nei loro rapporti con il patrimonio storico-artistico territoriale dalla crisi economica della  fine del ‘600 ai nostri giorni, lungo un percorso di testimonianze e di documenti, onde capire, alla ricerca di un processo logico, quale sia il vero rapporto degli italiani con i loro beni culturali, senza piaggerie, né forzature ideologiche.
Chiaramente a parlare sono gli antiquari e gli umanisti che hanno visitato l’Italia per tre secoli, nel sovrapporsi delle loro impressioni sugli italiani e delle loro conseguenti operazioni antiquariali, nella ricerca di mettere in  luce, in conclusione, se vi sia un comune sentire degli italiani sull’argomento, o si tratta di singoli comportamenti e di differenze dovute ai diversi contesti  e livelli socioeconomici.
In allegato la copertina con una breve analisi effettuata dall’editore stesso.

Info:
Editore Armando Armando

Allegato: Scheda Armando Armando.pdf

TORINO. FAVOLE E MAGIE. I Guidobono pittori del barocco.

Palazzo Madama – Piano nobile – Piazza Castello – Torino, dal 29 maggio al 2 settembre 2012
Dal 29 maggio a Palazzo Madama una mostra dedicata alla carriera dei fratelli Bartolomeo e Domenico Guidobono, pittori originari di Savona, incaricati tra il 1708 e il 1721 di affrescare le volte dell’appartamento della seconda Madama Reale Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours.
Un’occasione per scoprire e per conoscere due figure poco note dell’ambiente artistico torinese tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento; due pittori che hanno lasciato il segno della loro ispirazione più alta nei soffitti di Palazzo Madama, ma a cui si deve anche una vasta produzione di quadri da cavalletto, ora in gran parte dispersa in musei e collezioni private d’Europa e d’America.
L’attività dei Guidobono si divide tra la Liguria e il Piemonte. Arrivano a Torino al seguito del padre Giovanni Antonio, pittore e ceramista stipendiato da Vittorio Amedeo II, e soggiornano in città in due fasi, tra il 1685 e il 1690 e dal 1702 al 1726. La loro arte introduce in Piemonte i caratteri leggeri e festosi della grande decorazione barocca genovese, che trae i suoi spunti dall’osservazione della natura e dallo studio degli effetti della luce.
Favole mitologiche, storie bibliche e soggetti sacri, nature morte e scene di magia si accompagnano alla descrizione precisa di fiori, frutti, uccelli, animali, oggetti e brani di natura morta, con esiti di raffinata leggerezza e talvolta di seducente mistero.
Il percorso della mostra presenta dipinti, disegni e incisioni: alla produzione dei Guidobono si affiancano esemplari di grandi comprimari genovesi e di altri artisti che rappresentarono dei punti di riferimento per la loro formazione.
Opere di Domenico Piola, Gregorio De Ferrari, Daniel Seyter fanno da confronto e da contrappunto al racconto dell’avventura pittorica dei fratelli Guidobono, mentre una piccola selezione di ceramiche richiama l’attività svolta a Savona dalla famiglia Guidobono.
L’esposizione è arricchita da una scelta di incisioni di Rembrandt e di  Castiglione, veicolo importante di diffusione di modelli figurativi che stanno alla base di gran parte della pittura genovese, e da una sezione di disegni e bozzetti di Piola e De Ferrari provenienti dal Gabinetto dei disegni e della stampe di Palazzo Rosso a Genova, testimonianza dell’esuberante decorazione genovese nelle sue fasi progettuali.
La mostra è, infine, occasione per fare il punto sulla fortuna critica e sugli studi svolti intorno ai due pittori: pur avendo lavorato per committenti importanti come i Savoia, nella decorazione di edifici di grande rilievo come Palazzo Reale e Palazzo Madama, Bartolomeo e Domenico Guidobono sono stati a lungo trascurati dalla critica. In particolare, il loro impegno presso la committenza privata, con quadri da cavalletto di dimensioni talvolta ridotte, ha provocato la dispersione della loro produzione nelle collezioni private d’Europa e d’America. Con questa mostra viene approfondito il lavoro dei Guidobono attraverso una lettura allargata della loro produzione artistica e della cultura figurativa cui si riferirono.
Le opere in mostra sono presentate seguendo una scansione cronologica, che evidenzia i caratteri specifici dei due pittori, le reciproche influenze e le fasi di collaborazione.

Bartolomeo Guidobono (Savona 1654 – Torino 1709), il più anziano dei due, esordisce con un primo soggiorno in Piemonte tra il 1685 e il 1690. A questo momento risalgono gli affreschi del presbiterio dell’abbazia di Casanova presso Carmagnola e un perduto dipinto per Palazzo Madama nell’“appartamento vecchio” di Madama Reale. Ben più lungo e ricco di opere è il suo secondo periodo torinese, tra il 1702 e il 1709, durante il quale lavora oltre che per le residenze di corte anche per gli altari delle chiese torinesi e del territorio del ducato. In mostra troviamo soprattutto tele che raffigurano grandi scene mitologiche e bibliche, destinate ad arredare le residenze genovesi, mentre gli interventi decorativi più importanti svolti a Torino (gli affreschi del convento di San Francesco da Paola e della cupola del Pilone, il soffitto nell’appartamento ora detto di Madama Felicita a Palazzo Reale) vengono richiamati nel percorso espositivo attraverso immagini video.

Alla morte di Bartolomeo, nel 1709, emerge con maggiore forza ed una precisa individualità Domenico Guidobono (Savona 1668 – Napoli 1746), suo fratello minore, che mantiene il rapporto privilegiato con Madama Reale Maria Giovanna Battista. Domenico rimane, dopo l’uscita di scena del fratello, indiscusso protagonista della decorazione delle sale al Primo Piano di Palazzo Madama (quelle che oggi chiamiamo Sala Guidobono, Camera di Madama Reale, Gabinetto Cinese e Veranda Sud), che la Duchessa va allestendo tra il 1708 e il 1721. Contemporaneamente riceve altri importanti incarichi a Torino e nel Ducato, finché, messo in posizione di marginalità rispetto ai cantieri delle residenze reali orchestrati da Filippo Juvarra, si trasferisce a Genova e poi a Napoli dove muore nel 1746. La figura dell’artista viene indagata grazie alle recenti scoperte documentarie e figurative, di cui il filo conduttore è rappresentato dall’inventario dotale della figlia, Maria Beatrice, redatto nel 1720, in cui sono elencate molte opere che in origine si trovavano presso la bottega torinese del pittore e che sono oggi identificabili in dipinti in gran parte conservati in musei stranieri (Parigi, Louvre e New York, Metropolitan Museum).

La mostra è curata da Mary Newcome Schleier, da Giovanni Romano (Università di Torino) e da Gelsomina Spione (Università di Torino). Il catalogo è pubblicato da Silvana Editoriale.

Info:
PALAZZO MADAMA – Museo Civico d’ Arte Antica – Piano nobile – Piazza Castello, Torino
Ingresso: intero € 10, ridotto € 8, gratuito ragazzi fino ai 18 anni
Orario del museo: martedì-sabato 10-18,  domenica 10-19, chiuso lunedì
Tel. 011 4433501
Siti Internet: www.palazzomadamatorino.it e www.fondazionetorinomusei.it