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CREMONA. Dagli scavi alla tela. Henk Helmantel.

Nell’insolita sede del Museo Archeologico S. Lorenzo di Cremona una mostra di pittura contemporanea a cura di Diana J. Afman, Dagli scavi alla tela, una personale di Henk Helmantel.
L’opera di Henk Helmantel, artista olandese vincitore del Premio Miglior Artista dell’Anno 2008, è costituita soprattutto da interni di chiese romaniche e nature morte con frutta e oggetti antichi.
L’artista, infatti, possiede un’ampia collezione di bronzi e vasi cinesi del XVIII a. C., vetro di età romana imperiale, terracotta precolombiana, statue e oggetti religiosi tardo medievali.
Essi sono i veri protagonisti delle sue composizioni. In una pittura tutta contemporanea testimoniano un passato che si fa prossimo, proprio come le anfore, i marmi, i mosaici e il vetro romano del Museo Archeologico.
Nello splendido museo archeologico, da poco aggiuntosi al Sistema Museale di Cremona, saranno esposte circa 30 opere della collezione privata di uno dei migliori artisti olandesi viventi, Henk Helmantel, già molto apprezzato in Nord Europa ma ancora poco conosciuto in Italia, suscitando così sia l’interesse dei visitatori appassionati di archeologia sia quello degli amanti della pittura figurativa.
I dipinti di Helmantel s’inseriscono in quel filone della pittura olandese che comunemente è definito realismo olandese, ma contemporaneamente sono portatori di tracce che rimandano alla tradizione, in particolare agli artisti più famosi del Secolo d’Oro dei Paesi Bassi.

Info:
Museo Archeologico San Lorenzo, via S. Lorenzo 4 – tel. 348 0555 384 – tel. 0372 407775
Orario di apertura: da martedì a venerdì: 9.00 – 13.00; sabato, domenica e festivi: 14.00 – 18.00
Per gruppi esiste la possibilità di prenotare visite guidate alla mostra e al museo anche al pomeriggio nei giorni feriali.

Link: http://www.montaginediti.it

RIVALTA DI TORINO (To). Paolo Grassino. 2000… 2010 – Mostra d’arte contemporanea.

Dal 3 ottobre al 7 novembre 2010

Dopo le due mostre collettive La commedia umana di Balzac. Omaggio al romanziere assoluto ed Eroi Eroine. Iconologia e simulacro, il Castello di Rivalta presenta la mostra personale di Paolo Grassino.

Curata da Alessandro Demma e organizzata dal Comune di Rivalta di Torino e dalla Galleria Giorgio Persano, la mostra Paolo Grassino 2000… 2010 ripercorre le tappe fondamentali del lavoro, degli ultimi dieci anni, dell’artista torinese, una ricostruzione di quei passaggi sostanziali, di quelle trame che ha intessuto per costruire un percorso sulla realtà e la metarealtà, sul sogno e l’incertezza.
Nel suo intenso e tormentato percorso, Grassino ha trovato la direzione del suo incedere sul viale dell’arte: “una costante ricerca”, ha sottolineato Alessandro Demma, “sul significato dell’esistenza in cui ha sapientemente distillato la natura e l’artificio, la cultura letteraria e quella metropolitana, mettendo in scena una pièce che recita il dramma degli opposti: reale/immaginario, conscio/inconscio, luce/buio, rumore/silenzio, divenire/degenerazione, organico/inorganico.
La materia diventa forma, sostanza, elemento ora reale ora simbolico di un complesso “teatro dell’assurdo” in cui il ferro, la spugna, il nylon, l’alluminio, il polistirolo, la cera, la resina, il cemento, la luce e il suono, danno forma agli elementi di queste tranches de vie, di questi “documenti umani” dalle dimensioni drammatiche, oscure, impenetrabili; figure plastiche che
giocano un finale di partita tra realtà e immaginazione, tra vita e dimensione onirico-fantastica.
Quelli creati dall’artista torinese sono scenari insoliti e sorprendenti, corpi, oggetti e spazi, dove s’incontrano e s’inquietano il quotidiano e l’irreale, il banale e il perturbante.
I corpi che l’artista esplora sembrano ripercorrere la lezione di Artaud: il corpo delle sue sculture è un “corpo senza organi”. Privi di soggettività e d’organismo, i corpi di Grassino sono materia
autogenerantesi che rappresenta una condizione oggettiva di significato. Così, nella loro condizione di Semilibertà e di metamorfosi, le sculture umane e animali, i Travasi così come il Branco, diventano il logos della condizione esistenziale dell’essere umano, le superfici narrative di una complessa riflessione sulle condizioni sociali, politiche e culturali, “gusci” di vita, di storie e di memorie.

Un mondo tragico che l’artista torinese costruisce attorno a noi, un universo di materia e forma che infrange gli stati d’animo dello spettatore, che disorienta la percezione della realtà per accompagnarci in ambienti fantastici e irreali ma al contempo possibili.

Così Cardiaco, Madre, Deriva, e ancora le sue riflessioni sull’architettura e lo spazio, Armilla, Lavoro rende liberi, Rivolta, diventano gli scenari affascinanti di questi viaggi onirici, di questa dimensione surreale che racconta la realtà delle cose, di un “realismo magico” che divora lo spazio e il tempo della scena per colpirci e indurci a riflettere sulla nostra esistenza.

Info:
Castello di Rivalta di Torino, via Orsini 1, dal 3 ottobre al 7 novembre 2010
Inaugurazione sabato 2 ottobre 2010, ore 17
a cura di Alessandro Demma
Organizzazione e produzione: Comune di Rivalta di Torino, Galleria Giorgio Persano Torino
tel. 011.90455.57/85 – http://www.giorgiopersano.net 

Link: http://www.comune.rivalta.to.it

FIRENZE. Bronzino. Pittore e poeta alla corte dei Medici.

L’evento espositivo costituisce la prima mostra interamente dedicata all’opera pittorica di Agnolo di Cosimo, detto il Bronzino (1503-1572). Pittore fra i più importanti del Cinquecento, il Bronzino incarna la pienezza della ‘maniera moderna’ negli anni del governo di Cosimo I de’ Medici. Firenze è ovviamente luogo privilegiato per una mostra monografica sull’artista, giacché soprattutto agli Uffizi, ma anche negli altri musei cittadini e nelle chiese, è conservata la maggior parte dei suoi dipinti. Accanto a questi, verranno riuniti capolavori concessi in prestito dai più importanti musei del mondo, quali L’Allegoria di Venere del Szépm?vészeti Múzeum di Budapest, Il ritratto di giovane con libro del Metropolitan di New York e La Sacra Famiglia con san Giovannino nelle versioni del Louvre di Parigi e del Kunsthistorisches Museum di Vienna.
Si annuncia pertanto un evento unico quanto spettacolare che, accogliendo una scelta di opere solo di altissimo livello del Bronzino e degli artisti a lui legati – come il Pontormo e Alessandro Allori -, permetterà di ammirare capolavori mai esposti e di comprendere, attraverso confronti diretti per la prima volta possibili, gli inarrivabili vertici poetici raggiunti dall’artista.
L’ideazione del progetto è di Cristina Acidini, Soprintendente del Polo Museale fiorentino, Carlo Falciani, fra i maggiori esperti dell’artista, e di Antonio Natali, Direttore della Galleria degli Uffizi. La cura della mostra e del catalogo sono di Carlo Falciani e Antonio Natali.

La mostra, infine, ha un ruolo centrale nell’ambito delle celebrazioni per l’Anno Bronzino insieme alla grande esposizione Drawings of Bronzino (20 gennaio-18 aprile 2010) che il Metropolitan Museum of Art di New York ha dedicato alla produzione grafica dell’artista.


Info:
Promossa e Organizzata da: Ente Cassa di Risparmio di Firenze, Fondazione Palazzo Strozzi, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Soprintendenza PSAE e per il Polo Museale della città di Firenze.
Curatori della mostra e del catalogo: Carlo Falciani e Antonio Natali
Dal 24 settembre 2010 al 23 gennaio 2011
Firenze, Palazzo Strozzi
Orario: tutti i giorni 9,00-20,00, Giovedì 9,00-23,00
Telefono: 055/2645155

Autore: Renzo De Simone

Fonte:MiBAC – Ministero per i Beni e le Attività Culturali

CODROIPO (Ud). Munch e lo spirito del Nord. Scandinavia nel secondo Ottocento.

Nel suo progetto pluriennale dedicato alle Geografie dell’Europa, e dopo la prima tappa costituita dalla rassegna che indagava le relazioni tra la pittura francese della seconda metà del XIX secolo e la contemporanea pittura nella nazioni del centro ed est Europa, Villa Manin propone il suo secondo importante appuntamento.

Per un progetto, nella sua interezza, volto a studiare alcune delle maggiori evidenze della pittura europea tra la metà del XIX secolo e il primo decennio di quello successivo.
Munch e lo spirito del Nord. Scandinavia nel secondo Ottocento vuole, per la prima volta in Italia, costruire il racconto di una storia che identifichi appunto lo spirito del Nord con la pittura in Norvegia, Svezia, Finlandia e Danimarca.

Specialmente dedicata al paesaggio, ma ben raccolta anche attorno al tema del ritratto e della figura, la mostra, composta di circa 120 dipinti provenienti specialmente dai musei scandinavi ma anche da alcuni altri musei sia europei che americani, si divide in cinque sezioni.

Le prime quattro riservate alle scuole nazionali di quegli Stati, mentre la sezione di chiusura viene dedicata a Edvard Munch, con 35 opere in totale.

Dunque una sorta di grande mostra nella mostra, prendendo in considerazione gli anni suoi di esordio vicini alla pittura dell’artista norvegese Christian Krohg già a partire dal 1881-1883 e poi i due decenni – l’ultimo del XIX secolo e il primo del XX – che ne hanno decretato l’universale fama e hanno creato quella sorta di sigla munchiana che caratterizza e sigilla quel darsi allo spazio interminabile del Nord così come è accaduto anche in letteratura.

Ma riandando alle scuole nazionali prima di Munch, alcuni dipinti a evidenziare, prima dello scavalcamento di metà secolo, la situazione della cosiddetta Golden Age in Danimarca, con le opere tra l’altro di Lundbye e P.C. Skovgaard. Così come in Norvegia una breve introduzione è riservata a Dahl, Balke e Gude; in Svezia a Larson, Berg e Wahlberg e in Finlandia a von Wright e Holmberg. Così da indicare, appunto attorno alla metà dell’Ottocento, il senso di una scoperta del vero naturale, che si affranca dalla nozione di paesaggio ancora post-settecentesco che, a parte alcuni casi di straordinaria qualità da Friedrich a Turner, rende non dissimili le varie nazioni europee in quella prima parte di secolo.

Poi la mostra prende il suo corso solenne, e così nuovo per l’Italia, dentro la seconda metà del XIX secolo, attenta a individuare attraverso la scelta dei dipinti quello sguardo che ha fatto del Nord un luogo non soltanto fisico ma anche dell’anima. E che quindi non può che trovare in Munch il suo logico e imprescindibile punto d’arrivo.

Ma prima la schiettezza, la luminosità, il silenzio e il fragore del paesaggio nordico sono interpretazione che talvolta vira verso una problematicità che fa dei luoghi naturali un sentimento arcano e quasi primordiale. Questo senso del tempo fondo, la chiarità delle estati, la profondità delle notti invernali, il velluto del muschio dell’erba, il bianco dei fiori sotto il bianco delle lune estive, è quello che l’esposizione intende mostrare al pubblico italiano. Ovviamente grazie alla generosità dei principali musei di Norvegia, Svezia, Finlandia e Danimarca, che con larghi prestiti hanno consentito di poter tracciare un panorama del tutto esaustivo di una vicenda pittorica che da alcuni anni non cessa di affascinare, attraverso alcune mostre sia in America che in Europa, il più vasto pubblico degli appassionati. E in questo senso strumento imprescindibile sarà il catalogo di studio, al quale hanno collaborato i maggiori studiosi di quelle nazioni.

Ovviamente la mostra non fa mancare alcuno dei principali protagonisti, a cominciare, in Danimarca, da Ring, Philipsen, Syberg, Gottschalk e soprattutto Hammershøi. A quest’ultimo, la cui vicenda straordinaria venne definitivamente scoperta alcuni anni or sono grazie a una fortunata mostra parigina, è dedicata un’intera sala, comprendente alcuni paesaggi ma soprattutto i fascinosi interni.

Per la prima volta esposte in Italia, le opere di Hammershøi stanno all’apice, tra fine Ottocento e primi anni del secolo successivo, di un percorso che nasce nella luce di cenere degli interni olandesi seicenteschi, ma che tutto trasforma entro la misura di grigi infiniti, che talvolta virano sugli azzurri pallidi.

Dando il senso della solitudine di figure che in quegli spazi non si muovono ma restano sospese, come il tempo potesse effettivamente bloccarsi una volta per sempre. E non tornare più.

Per proseguire tra gli altri, in Norvegia, con Nielsen, Backer, Thaulow, Krohg, Skredsvig; e poi Larrsson, Nordström, Zorn, Jansson, Prince Eugen, Strindberg in Svezia; Edelfelt, Gallen-Kallela, Järnefelt, Churberg, Halonen, Thesleff in Finlandia.

Con quelle caratteristiche pittoriche che mettono sempre al centro l’immagine dell’uomo nel grande spazio della natura incontaminata e quasi immisurabile. Entro quel gioco che fa vicini il sentimento romantico e un certo gusto simbolista, come per esempio è bene evidente nel grande artista finlandese Akseli Gallen-Kallela.

La parte finale dedicata a Munch, dove anche una decina di opere su carta costituisce il necessario contrappunto all’opera pittorica, tocca il suo senso più alto nella scelta che dei dipinti è stata compiuta, per essere messi, quei dipinti, in relazione con i pittori scandinavi che Munch precedono. E insomma per costituire, nel loro insieme, quel grande coro tra natura e problematicità della stessa che danno infine il senso vero e compiuto di questa mostra e fanno della Scandinavia una terra che è luce e notte insieme. Il massimo della luce e il massimo della notte.

Info:
Dal 25 settembre 2010 al 06 marzo 2011
Luogo: Codroipo, Villa Manin
Tel: 0432 906458

Autore: Renzo De Simone

Fonte:MiBAC – Ministero per i Beni e le Attività Culturali

MAMIANO DI TRAVERSETOLO (Pr). GUTTUSO. Passione e Realtà.

Anticipa le celebrazioni per l’imminente Centenario della nascita, l’importante esposizione che a Renato Guttuso dedica, fino all’8 dicembre, la Fondazione Magnani Rocca a Mamiano di Traversetolo, nel parmense.

Una mostra a suo modo completa, nel senso che presenta opere fondamentali per tutti i maggiori momenti dell’attività artistica del maestro. Comprese alcune celebri icone come La spiaggia, Comizio, Spes contra spem, Caffè Greco, eccezionalmente prestato dal Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid.

Una mostra antologica, quindi, che prende idealmente spunto dalle quattro opere di Guttuso presenti nella collezione permanente della Magnani Rocca e dal cospicuo fondo epistolare che mette in luce i rapporti tra il maestro e Luigi Magnani. Una motivazione ulteriore viene dal ricordo della grande mostra che nel 1963 Parma dedicò a Guttuso, mostra in cui era esposto il monumentale olio La spiaggia (4,5 metri di base) che il maestro di Bagheria destinò alla Galleria Nazionale di Parma e che sarà tra i capolavori presentati alla Magnani Rocca.

Sessantacinque opere, sceltissime, per documentare l’intensità espressiva del momento formativo, all’inizio degli anni trenta, il sentito realismo espressionista, fino al vitalismo rinnovato della sua ultima stagione.

Queste le sezioni su cui si dipana il percorso espositivo: “l’artista, il suo mondo, gli amici; i ritratti”; “il realismo sociale e bellico, il lavoro, la politica”; “la vita collettiva/la solitudine, i divertimenti, il realismo allegorico, l’eros”; “gli interni, le nature morte, i paesaggi”. Per offrire ai visitatori l’opportunità di confrontarsi con un artista che aveva un’idea forte della funzione dell’arte nella società, una concezione che oltrepassava le mura dello studio; al di fuori, dentro o contro movimenti artistici, che lo vedono protagonista o escluso, spesso polemista sanguigno e colto.

Info:
Mostra e catalogo a cura di Stefano Roffi con saggio in catalogo di Enrico Crispolti e interventi di Alberto Mattia Martini e Stefano Roffi. Edizioni Gabriele Mazzotta.
Fondazione Magnani Rocca, via Fondazione Magnani Rocca 4, Parma – Mamiano di Traversetolo.
Fino all’8 dicembre 2010. Aperto anche 1° novembre e 8 dicembre.
Orario: dal martedì al venerdì orario continuato 10-18 (la biglietteria chiude alle 17) – sabato, domenica e festivi orario continuato 10-19 (la biglietteria chiude alle 18). Lunedì chiuso.
Ingresso: euro 8,00 valido anche per le raccolte permanenti – euro 4,00 per le scuole.
tel. 0521 848327 / 848148 Fax 0521 848337

Autore: Renzo De Simone

Link: http://www.magnanirocca.it

Email: info@magnanirocca.it

Fonte:MiBAC – Ministero per i Beni e le Attività Culturali