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BELLUNO. Arte del Novecento.

I protagonisti del Novecento Italiano in mostra a Belluno.
Le collezioni della Fondazione Cariverona e della strumentale Fondazione Domus si aprono per una mostra che ripercorre le tappe dell’arte italiana del secolo scorso.
Ci sono tutti i grandi nomi della storia dell’arte del secolo appena passato: da Balla a Morandi, da Fontana a Manzù, da Vedova a Chia.
E’ la mostra «Arte del Novecento» curata da Sergio Marinelli e promossa dalla Fondazione Cariverona e dalla sua società strumentale per l’arte moderna e contemporanea, Fondazione Domus, istituita nel 2004 per la valorizzazione della propria grande collezione d’arte, attraverso la selezione di 70 opere che ripercorrono le tappe salienti della scena artistica italiana del Novecento.
Inaugurata a Palazzo Crepadona a Belluno lo scorso luglio, la mostra sarà aperta fino al 2 ottobre 2011, riservando ai visitatori alcune sorprese.
La prima è un omaggio alla città di Belluno con l’esposizione di due sale tematiche dedicate alla cultura delle Alpi: la sala della neve, dove spicca un paesaggio giovanile di Beppe Ciardi e la sala dei fiori, tra cui si segnala un inedito Afro Basaldella. 
Tra i capolavori moderni e contemporanei, sorprende poi la presenza di un nucleo di opere d’arte antica, tra cui il dipinto «Il satiro e il contadino» di Sebastiano Ricci, recentemente acquisito dalla Fondazione Cariverona e mai esposto prima.
Il percorso, che parte con alcune opere pre-futuriste di Balla e Boccioni, riserva un ampio approfondimento al movimento futurista con l’esposizione di opere di Soffici e Martini.
Segue un importante nucleo di pittura veneta con il realismo magico di Carlo Sbisà e Gino Rossi, poi Casorati, Morandi, Campigli, fino all’informale della fine degli anni ’50 con opere di Vedova, Afro, Birolli e Dorazio.
Un fiore all’occhiello è l’opera «Tebe distesa nell’ovale», una trasposizione del tema di Leda e il cigno dal mito alla psicanalisi a firma di Giacomo Manzù ed esposto a Belluno in prima assoluta.
 

MAMIANO DI TRAVERSETOLO (Pr). Toulouse-Lautrec e la Parigi della Belle Epoque.

Una mostra su Henri de Toulouse-Lautrec in Italia mancava da parecchi anni. Il vuoto viene colmato dalla Fondazione Magnani Rocca che, dal 10 settembre all’11 dicembre 2011 nella sua sede di Mamiano di Traversetolo, presso Parma, propone una originale riflessione sul celebre artista francese.
La mostra, che inaugura la presidenza di Giancarlo Forestieri, è curata da Stefano Roffi – con saggi in catalogo di Arturo Carlo Quintavalle, Ada Masoero, Mauro Carrera e del curatore – ed è frutto della collaborazione della Magnani Rocca col Museum of Fine Arts di Boston, col Musée d’Ixelles-Bruxelles, con la Fondazione E. G. Bohrle di Zurigo, col MIBAC, Soprintendenza BSAE per le province di Venezia Belluno, Padova e Treviso, con la Galleria d’Arte Moderna di Milano e con altri musei e collezioni italiani ed esteri.
Fondazione Cariparma e Cariparma Crédit Agricole sono i mecenati dell’iniziativa.

Fonte: Il Portale del Restauro.it, 26 luglio 2011

RAVENNA. Intrecci d’artista: da Kandinsky a Klee da Corrado Cagli a Paolo Conte. Gli arazzi di Ugo Scassa.

44 Arazzi in mostra fino al 12 settembre di diversi autori del 900, tra cui Wassily Kandinsky, Salvador Dalì, Max Ernst, Paul Klee, Joan Mirò, Corrado Cagli, Giorgio de Chirico, Renato Guttuso, Henri Matisse, Umberto Mastroianni, Giuseppe Capogrossi, Tono Zancanaro, Luigi Spazzapan, Mirko Basaldella, Felice Casorati, Francesco Muzzi, Renzo Piano, Paolo Conte, Giovanni Omiccioli, Mario Sironi, Emilio Tadini.
Una raccolta unica, un ampio e ricercato campionario di arte internazionale, dove rintracciare e riconoscere tutti i movimenti pittorici che hanno animato, attraversato l’Italia e l’Europa, dal 900 ai giorni nostri.
L’arazzo non é né un duplicato né un surrogato della pittura parietale. Tessuto secondo gli usi cui veniva destinato in varie dimensioni, spesso immense, poteva prestarsi a una funzione sia decorativa se applicato al muro, sia architettonica se adoperato come divisione di ambienti, assumendo allora un valore spaziale, un oggetto domestico assai più fruibile che non la normale pittura.
Ugo Scassa, l’arazziere di Asti che ha confezionato le opere in mostra, esprime così l’amore per questa antica arte: “Ritengo che l’arte dell’arazziere sia paragonabile a quella di un maestro concertatore. Come il direttore d’orchestra, con il concorso degli orchestrali da lui diretti, dà una personale interpretazione di una composizione musicale e il risultato sarà, artisticamente, tanto più alto quanto più bello sarà lo spartito prescelto e quanto più sensibile e profonda la sua interpretazione, così l’arazziere, con l’aiuto di esperte tessitrici, realizza un arazzo con la lettura attenta e critica di un’opera d’arte figurativa che, in tal caso, diventa il suo spartito. È attraverso questa analisi che io posso dirigere il lavoro delle mie tessitrici”.
Questa sua sensibilità declinata a cogliere ed interpretare stilisticamente l’anima di un dipinto attraverso i punti cardini da lui stesso definiti nella realizzazione di un arazzo, fa di questi “pani tessuti” un importante frammento di storia dell’arte.
Un elemento chiave per capire la trasformazione dell’arte e il cambiamento del senso estetico della seconda metà del Novecento. Gli arazzi di Scassa in mostra, provenienti dal Museo Magi’900 (Pieve di Cento – BO) dal Comune di Meldola (FC), dal Museo dell’Arazzeria Scassa di Asti, dalla Camera di commercio di Asti, dalla Cassa di Risparmio di Asti, dagli Archivi Guttuso, dall’Archivio Cagli e da collezioni privati, sono un ampliamento degli stilemi dell’arte, proprio attraverso la necessità di esistere se parte di un edificio o di un ornamento murario.
Nelle parole di Elda Danese, dottore di ricerca in storia dell’arte, curatrice della mostra insieme a Silvana Costa la organizzatrice di eventi che da più di dieci anni si occupa dell’appuntamento espositivo di Palazzo De Andrè, si riflette l’essenza dell’arazzeria in mostra che raccoglie opere di celebri. “La storia dell’arazzeria Scassa è legata allo sviluppo italiano del secondo dopoguerra – afferma Elda Danese- e in particolare all’allestimento dei transatlantici, alle scelte dei loro progettisti e alle trasformazioni del gusto evidenti negli interni delle ‘città galleggianti’. In quel momento molti artisti italiani, tra i quali spicca la presenza di Cagli per l’assiduità e la sensibilità con cui ha utilizzato questo mezzo, avevano prestato il proprio lavoro alla realizzazione di panni tessuti, in gran parte eseguiti dall’arazzeria di Asti. È una stagione che si evolverà con l’abbandono dell’assegnazione statale di grandi commesse in questo campo, analogamente a quanto accadrà, del resto, in altri settori pubblici, e al crescente successo dei viaggi aerei. Gli incarichi successivi a questo periodo determinano una svolta nella produzione e nei rapporti con la committenza, diventata in seguito perlopiù privata. I lavori esposti alla mostra di Ravenna documentano perciò l’attività della più importante manifattura italiana di arazzi, oggi anche sede di un museo che raccoglie un’importante collezione di opere prodotte a partire dagli anni Cinquanta del Novecento”.

Info:
La mostra, patrocinata d Regione Emilia-Romagna, Provincia di Ravenna, Comune di Ravenna, è stata realizzata con il contributo di: ACMAR, AGENZIA RITMO, CIRO MENOTTI, BONCIANI, CLUB DEL SOLE, CONSAR-GRAR, COPURA, FIAT-S.V.A., IDROEXPERT, LEVANTE S.r.l., MOVITER STRADE CERVIA, NADEP, PENTAGRAMMA ROMAGNA, UNIPOL ASSICOOP, VERTICAL P.M.C., S.P.M. CONSULTING.
Sede espositiva: Palazzo Mauro de Andrè, viale Europa, 1 – Ravenna
Periodo: dal 26/08/2010 al 12/09/2010
Organizzazione: Associazione Culturale Il Cerbero
Orario: tutti i giorni dalle 18.30 alle 23.30
Informazioni: Palazzo Mauro de Andrè tel. 335 8151821
Catalogo: a cura di Silvana Costa
Patrocinio: Regione Emilia-Romagna Provincia di Ravenna, Comune di Ravenna.
Collaborazione: Ugo Scassa, Arazziere in Asti
INGRESSO GRATUITO

Email: info@ilcerbero.it

TORINO. Giuseppe Pellizza. Percorsi nell’archivio fotografico del pittore di Volpedo.

Dal 16 settembre 2011 al 6 novembre 2011, a Palazzo Barolo, Via delle Orfane, 7 – Torino.
In contemporanea alle diverse attività culturali della manifestazione “Pellizza 2011”, viene proposta a Torino, nelle sale storiche di Palazzo Barolo, la mostra fotografica dal titolo Giuseppe Pellizza. Percorsi nell’archivio fotografico del pittore di Volpedo.
Per la prima volta verrà esposta una selezione di immagini originali, tratte dall’archivio privato del pittore, di proprietà dello Studio Museo Pellizza da Volpedo. Il nucleo selezionato esemplifica il rapporto stabilitosi a partire dalla metà dell’Ottocento fra pittura e fotografia ed il ruolo ricoperto dai documenti fotografici all’interno dell’archivio dell’artista. Le stampe fotografiche saranno affiancate dai carteggi provenienti dalla Biblioteca dei Musei di Pellizza.

Il percorso espositivo si articola, seguendo le seguenti tematiche:
• l’immagine fotografica di Giuseppe Pellizza utile a comunicare la sua figura d’artista,
• l’entourage culturale, dagli anni della sua formazione giovanile alla maturità, sezione affiancata alla presentazione di scambi di immagini fotografiche con artisti suoi contemporanei,
• Pellizza autore di fotografie attraverso un itinerario fra gli scatti eseguiti con differente destinazione d’uso, quasi sempre strumentali al proprio lavoro di pittore: le persone care, le modelle, le opere, le vedute di Volpedo e dintorni realizzate per la documentazione “al vero”, utili alla sua produzione pittorica,
• le riproduzioni fotografiche delle tele, in corso d’opera e definitive, affidate a studi fotografici professionisti per promuovere e diffondere la sua attività di pittore.

La mostra a Palazzo Barolo è realizzata e prodotta da ABF – Atelier per i Beni Fotografici di Torino con la collaborazione dello Studio Museo Pellizza e dell’Associazione Pellizza Onlus; con il contributo dell’Opera Barolo, a cura di Daniela Giordi.
Una selezione di stampe all’albumina del lotto Alinari e Brogi del fondo fotografico Pellizza costituirà l’esposizione curata da Aurora Scotti dal titolo “La storia dell’arte secondo Giuseppe Pellizza da Volpedo” presso ABF | Scatola Chiara – Piccola Galleria per la Fotografia Storica e Contemporanea.
La mostra a Palazzo Barolo sarà accompagnata dal servizio di didattica museale e visite guidate a cura di Mediares – Società di servizi per la cultura.
Inoltre nell’ambito di “Pellizza 2011 – VI edizione percorsi pellizziani nel 150° dell’Unità d’Italia” Mediares supporta la mostra torinese con la proposta di visita guidata in Volpedo e dintorni.

Info:
– sulla mostra e sul Fondo fotografico: Daniela Giordi (ABF-Atelier per i Beni Fotografici), tel.  011.19507558, cell. 333.3716753, e-mail giordi@abf-ph.com,
– sulla figura di Pellizza da Volpedo e sulle altre iniziative collegate, Associazione Pellizza da Volpedo onlus, tel. 0131.80318, email info@pellizza.it;
vedi scheda allegata, vai >>>
– sulla didattica museale e sulle visite guidate: Mediares S.c., tel. 011.5806363, email mediares@mediares.to.it;
Info e prenotazioni:
Mediares S.c. – Via Gioberti 80/D – 10128 Torino
Tel. 011.5806363 – Fax 011.5808561
Immagini:

 – 01- Riproduzione fotografica del Quadro ‘Il Quarto Stato’, aut. Studio Cicala – Voghera, 1901 (Archivio Fotografico Studio Museo Pellizza da Volpedo).

 – 02- Ritratto fotografico del pittore Giuseppe Pellizza, aut. Studio Cicala – Voghera, marzo 1895 (Archivio Fotografico Studio Museo Pellizza da Volpedo).

Email: mediares@mediares.to.it

Allegato: SCHEDA MOSTRA pellizza fotografo.pdf

CONEGLIANO (TV). Bernardo Bellotto.

Dopo il grande successo della mostra dedicata a Cima da Conegliano, con oltre 110.000 visitatori in quattro mesi di apertura, Palazzo Sarcinelli di Conegliano si appresta a ospitare un’altra iniziativa di grande importanza storico-artistica.

Dall’11 novembre 2011 al 15 aprile 2012, le sale del palazzo cinquecentesco nel cuore della città di Conegliano, si apriranno alle opere di BERNARDO BELLOTTO (1721-1780).
Curata da Dario Succi, promossa dal Comune di Conegliano, prodotta e organizzata da Artematica, l’esposizione sarà realizzata grazie all’imprescindibile partnership con PromoTreviso e Unascom Confcommercio della Provincia di Treviso
Attraverso molti prestiti provenienti da importanti istituzioni pubbliche e private, come la Pinacoteca di Brera di Milano, l’Accademia Carrara di Bergamo, la Galleria Nazionale di Parma, il Royal Castle di Varsavia, la Castle Howard Estate di York (UK), il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe della Pinacoteca Nazionale di Bologna, la Civica Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli di Milano, la mostra ripercorrerà tutta l’evoluzione creativa di uno dei maestri assoluti del vedutismo veneziano che seppe mettere a frutto le scoperte e le conquiste tecniche dello zio Antonio Canal, detto Canaletto.
Una quarantina di capolavori analizzeranno l’itinerario artistico di Bernardo Bellotto, scandendo le tappe fondamentali della sua carriera, dalle vedute di Venezia e delle città italiane – Firenze, Lucca, Roma, Milano, Torino, Verona – a quelle delle capitali europee: Dresda, Vienna, Monaco, Varsavia. A queste ultime verrà riservata un’attenzione particolare, con l’intento di far percepire ai visitatori le qualità di un singolarissimo modus pingendi.
La ristretta, ma qualitativamente superba, selezione di opere dei grandi artefici del genere, come Carlevarijs, Marieschi, Guardi e Canaletto, che con le loro innovazioni stilistiche hanno contribuito a diffondere universalmente il fenomeno del vedutismo e con esso il mito e l’immagine di Venezia, farà comprendere il contesto da cui si sviluppò il lavoro di Bellotto, il suo modo di costruire equivalenze pittoriche della realtà, arricchite di una straordinaria complessità, accuratezza dei particolari ed esatta osservazione e resa delle architetture. Al tempo stesso, consentirà al visitatore di cogliere l’evolversi della produzione vedutistica lungo tutto l’arco del Settecento.
La mostra sarà accompagnata da un catalogo Marsilio editori.

Il genere pittorico del vedutismo è stato oggetto negli ultimi decenni di molteplici studi, legati ad iniziative espositive che hanno sottolineato il crescente favore del pubblico per quello che viene concordemente considerato come il fenomeno più innovativo e caratterizzante nell’arte europea del XVIII secolo.
La peculiarità delle caratteristiche ambientali e architettoniche e la presenza di alcuni maestri particolarmente dotati fecero di Venezia il luogo ideale per la sperimentazione di un nuovo modo di ritrarre la capitale della Repubblica Serenissima, fissandola in una dimensione senza tempo.
Se Luca Carlevarijs contribuì in maniera decisiva alla svolta antibarocca dell’arte veneta evocando nei dipinti l’atmosfera distintiva della città e il valore mitico di una vicenda storica millenaria, Canaletto utilizzò quegli esempi per elaborare un repertorio di immagini organizzato con coerenza stilistica e una qualità espressiva assolutamente incomparabili. Su un piano diverso si svolge l’attività di Michele Marieschi che, riproducendo la città scenograficamente come un Gran Teatro, aprì la via alle visioni panoramiche di Francesco Guardi.
Bernardo Bellotto, entrato giovanissimo come apprendista nell’atelier dello zio, si trovò in una condizione di assoluto privilegio, essendosi risparmiato un faticoso iter formativo, per affrontare direttamente gli specifici problemi del vedutismo. Questo vantaggio consentì all’allievo, prodigiosamente dotato, di bruciare le tappe di una carriera folgorante, portandolo ad operare al servizio delle prestigiose corti di Torino, Dresda, Vienna, Monaco, Varsavia.
Le capitali europee vennero ritratte in opere di raro incantesimo, dove l’equilibrio delle atmosfere immobili e la resa lenticolare degli edifici e degli elementi paesaggistici si traduce in una pittura capace di conciliare la limpidezza ottica della descrizione con la totalità dell’adesione sentimentale. Facendosi interprete dei principi di civiltà illuministica, l’artista immerge le vedute in una luce cristallina, tendenzialmente algida, che rende uniforme la nitidezza dei volumi architettonici quale che sia la distanza dall’occhio dell’osservatore: nulla deve turbare il rarefatto equilibrio espressivo, la fiducia in un’esperienza ordinata, la suggestione di una gabbia prospettica evocante uno spazio urbano perfettamente misurabile.
Quando nel 1747 Bellotto giunge in Sassonia per operare al servizio della più illuminata corte europea, Dresda era diventata il centro di irradiazione dell’arte e della cultura tardo barocche e il suo aspetto aveva subìto un profondo cambiamento per la lungimirante politica urbanistica e architettonica di Augusto il Forte e di Augusto III, impegnati a trasformare la capitale in una città di abbagliante bellezza.
L’arrivo di Bellotto coincise con l’ultimazione della maggior parte dei cantieri: la città ricostruita “secondo ragione” era pronta e l’artista veneziano ne divenne il cantore geniale in una stupenda serie di vedute. La realtà fenomenica diventa forma urbis ideale e, come la Venezia di Canaletto, (tramite le acqueforti di Antonio Visentini), anche la “Venezia del Nord” di Bellotto assurse a mito la cui divulgazione a livello internazionale venne affidata alle splendide traduzioni incisorie delle vedute.

Info:
BERNARDO BELLOTTO – Conegliano, Palazzo Sarcinelli (via XX settembre, 132), dal 11 novembre 2011 al 15 aprile 2012.
Numero verde 800775083
Comune di Conegliano – Tel. 0438.413472 – marco.ceotto@comune.conegliano.tv.it

Link: http://www.bellottoconegliano.it