Archivi categoria: Mostre

MILANO. Rubens adorazione dei pastori.

Si rinnova anche quest’anno l’appuntamento natalizio con l’arte: le porte di Palazzo Marino si aprono per ammirare uno dei maestosi capolavori di Pietro Paolo Rubens, una grande pala d’altare che raffigura l’Adorazione dei pastori, riscoperta come opera del pittore fiammingo nel 1927 dal grande storico dell’arte Roberto Longhi, folgorato dalla sua visione nella Chiesa di San Filippo Neri a Fermo e oggi conservata nella Pinacoteca Civica della città marchigiana.
Un dipinto grandioso che raccoglie la summa poetica di Rubens e che anticipa la nascita del Barocco.
rubens 2Una occasione preziosa per celebrare le festività natalizie ammirando uno dei capolavori del maestro, e per ripensare ai legami di Milano con le Epifanie cristologiche.
Una grande opera proveniente da una piccola ma importante città, Fermo, a testimonianza delle innumerevoli eccellenze artistiche disseminate nel nostro Paese e molto spesso nelle località meno frequentate.
Patrocinata dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo e promossa da Comune di Milano, Intesa Sanpaolo – partner istituzionale – e con il sostegno di la Rinascente, l’iniziativa, organizzata anche quest’anno con la regia di Palazzo Reale, è realizzata insieme alla Città di Fermo – Pinacoteca Civica in collaborazione con le Gallerie d’Italia di Piazza Scala, curata da Anna Lo Bianco e organizzata in collaborazione con Civita.
I visitatori saranno ammessi in mostra in gruppi e accolti da storici dell’arte, coordinati da Civita, che faranno da guida nel percorso espositivo.
Il catalogo della mostra è edito da Marsilio.

Redattore: ANTONELLA CORONA

Info:
Milano, Palazzo Marino – Sala Alessi, Piazza della Scala, 2, fino al 10 gennaio 2016
Costo del biglietto: gratuito
Orario: Tutti i giorni 9.30- 20.00 (ultimo ingresso alle 19.30)
Giovedì 9.30-22.30 (ultimo ingresso alle ore 22.00)
Telefono: 800167619

Fonte: MiBACT

ROMA. “Io abito qui” a palazzo Poli la mostra di Alessandro Papetti.

La mostra “Io abito qui” di Alessandro Papetti è ospitata nelle ampie sale di Palazzo Poli, l’edificio su cui poggia la scogliera con la Mostra dell’Acqua Vergine di Fontana di Trevi, da poco riaperta dopo il sapiente restauro finanziato da Fendi.
La rassegna presenta 53 opere su carta a cui si aggiungono cinque grandi tele e alcuni lavori realizzati in sito appositamente per le collezioni dell’Istituto centrale per la grafica.
L’artista, nato a Milano nel ’58, è attivo dagli anni ’80.
Nell’89 la sua opera suscita l’interesse di Giovanni Testori che dedica un articolo sul “Corriere della Sera” ai suoi “Ritratti visti dall’alto”. Segue tra il ’90 e il ’92 il ciclo di dipinti “Reperti”, una sorta di studio sulle tracce lasciate dal tempo in atelier e interni di fabbriche quale approfondimento della sua ricerca sui temi dell’archeologia industriale.
Sarà poi la volta dei cantieri navali, dei ritratti, dei nudi, del tema dell’acqua e del tempo. Cicli pittorici che l‘artista ripercorre periodicamente, rivisitandoli e approfondendoli. E’ il caso nel 2007 della serie di dipinti sugli ex stabilimenti della Renault esposti al Musée des années 30 di Parigi e nel 2012 della mostra “Le fabbriche dell’utopia” al Museo dell’architettura di Mosca. Un’attività continua, incessante che gli ha consentito di esporre in tutto il mondo, a Milano come a Torino, Perugia, Cortina, Parigi, Tokio, Venezia, Berlino.
La mostra romana presentata da Maria Antonella Fusco e Fabio Fiorani, accompagnata da un bel catalogo Electa con un saggio di Massimo Recalcati e una conversazione di Pia Capelli, occupa tre sale del Palazzo.
Nella prima ci sono oli e carboncini su tela, nella seconda oli e acrilici su carta (successivamente intelata), tutti di grande dimensione, nella terza piccoli quadri appesi direttamente sul muro. “Impressioni, flash sull’esperienza pittorica, quasi l’estrapolazione del nucleo centrale del dipinto maggiore, ma opere completamente autonome”, precisa.
“Ho lavorato spesso sul grande formato per avere l’illusione di uno spazio mentale infinito, cosa impossibile”, dice l’artista che fra tutti i medium predilige la carta. In un luogo come l’antica Calcografia camerale che racconta storie di carte e di incisioni le sue opere potrebbero esserci nate. E in parte lo sono. Perché anche Papetti, come hanno fatto altri artisti che hanno esposto all’Istituto (Mario Cresci, Luca Pignatelli, Antonio Biasiucci, Marco Tirelli, Pasquale Ninì Santoro, Giuseppe Stampone e Carlo Lorenzetti), ha progettato tre opere, due delle quali in mostra, “site-specific”. Per una settimana a fine settembre ha lavorato proprio negli spazi di Palazzo Poli. Che cosa ha significato?
“Impossibile non essere condizionati dal luogo. E’ uno studio differente dal solito, cambia la luce. I quadri dipinti qui hanno un’altra colorazione, hanno più rosso, la luce è un’altra. “Anche a Parigi – ricorda – i quadri avevano una luce diversa da quelli dipinti a Milano”.
Nella mostra romana Papetti espone quadri eseguiti quest’anno, un ciclo interamente dedicato agli interni. E dice “Io abito qui” per intendere sono arrivato a questo punto. E’ un tema già affrontato in passato su cui ritorna con le esperienze e la maturità di oggi.
“Non cambiare soggetto, ma cambiare modo” e dunque interni “mentali” non come gli interni delle industrie dismesse, di chiese e palazzi realizzati trent’anni fa. Spazi che non hanno angoli, sono prospettive sferiche. Interni che ha in testa e che dipinge velocemente sulle carte appoggiate sulle pareti, direttamente, alcun disegno o bozzetto preparatorio, si lascia andare, segue il suo istinto. “Ho in mente il punto di partenza, seguo questa suggestione e poi…un navigare senza rotta, seguendo l’andamento del quadro. Quando inizio un dipinto, non so assolutamente come sarà alla fine”.
E’ un modo per mettersi in gioco, per approfondire qualcosa del suo tema pittorico, le ragioni della sua pittura. Può cambiare, ma rimane la coerenza e si riconosce la cifra stilistica. “In questa fase – dice – sto lavorando sul concetto della memoria che è un grande archivio che ci restituisce oggetti che poi diventano soggetti dei quadri”.
I dipinti precedenti erano più figurativi, più rappresentativi della realtà, più riconoscibili con i macchinari industriali, quelli di oggi conservano solo tracce di figurazione.

Info:
Roma, Istituto centrale per la grafica, Palazzo Poli 54.
Orario: da martedì a domenica dalle 10.00 alle 19.00, fino al 10 gennaio 2016.
Ingresso libero. www.grafica.beniculturali.it.

Autore: Laura Gigliotti

Fonte: www.quotidianoarte.it, 30 nov 2015

TREVISO. Metamorfosi di un Genio, la mostra di El Greco.

Inaugurata l’attesa mostra El Greco in Italia. Metamorfosi di un Genio, la piu’ importante retrospettiva mai realizzata prima dedicata al periodo italiano di El Greco, il pittore del ‘500 che ispiro’ artisti del calibro di Bacon, Chagall, Cezanne, Manet, Picasso e Pollock al punto da essere definito dalla critica “l’inventore della pittura moderna”.
Dedicata al decennio 1567-1576, la mostra investiga per la prima volta il periodo che il pittore visse in Italia, ponendosi, quindi, a coronamento delle iniziative culturali che hanno celebrato il quarto centenario della morte dell’artista (Toledo, 1614) in Grecia e in Spagna, rispettivamente suo Paese di nascita e di adozione, e sara’ visitabile a Treviso fino al 10 aprile 2016 a Casa dei Carraresi, il centro congressi ed esposizioni di Fondazione Cassamarca. Organizzata da Kornice, di Andrea Brunello, con la collaborazione di Fondazione Cassamarca, e il patrocinio dalla Regione Veneto, dalla Provincia di Treviso e dal Comune di Treviso, la mostra e’ resa possibile grazie all’intervento del Ministero dei Beni e delle Attivita’ Culturali e del Turismo – MIBACT – e al diretto coinvolgimento del Polo Museale del Veneto che ne ha riconosciuto gli straordinari contenuti artistici.
Il progetto scientifico si basa su oltre mezzo secolo di studi del suo curatore, il Prof. Lionello Puppi, emerito di Ca’ Foscari, uno dei maggiori studiosi al mondo de El Greco e massimo esperto del suo periodo giovanile, coadiuvato da un Comitato Scientifico internazionale composto da studiosi di prestigiose realta’ accademiche: Serena Baccaglini, Alessandra Bigi, Nano Chatzidakis, Agnese Chiari Moretti Wiel, Robin Cormack, Andrea Donati, Mariella Lobefaro, Maria Paphiti, Paula Revenga Dominguez.
4 i capolavori inediti in mostra presentati al pubblico in anteprima mondiale tra le oltre 70 opere che coinvolge- ranno il visitatore in un affascinante viaggio sulle tracce dell’attivita’ de El Greco tra Venezia, Roma e l’Italia centrale, mostrandoci opere degli artisti che lo influenzarono profondamente, tra cui Tiziano, Bassano e Tintoretto, e dei pittori delle Avanguardie del ‘900 che furono a sua volta influenzati dal maestro. Tra questi, spicca Pablo Picasso, in mostra con un maestoso cartone, le Demoiselles d’Avignon, mai esibito prima, dal quale si evince l’influenza che El Greco ebbe sul pittore cubista: tutto cio’ sara’ ancora piu’ chiaro in mostra attraverso il confronto con gli angeli danzanti dell’Adorazione dei Pastori e Battesimo di Cristo provenienti dalla Galleria Nazionale d’Arte Antica in Palazzo Barberini di Roma. Sara’ Picasso stesso a descrivere El Greco come l’unico pittore cubista prima di lui e ad ammettere una profonda ammirazione per la sconvolgente modernita’ delle sue opere.
Il cartone e’ nato da un progetto di collaborazione tra Picasso, il mecenate americano Nelson Rockefeller, Vicepresidente degli Stati Uniti durante l’era Ford, e l’artista francese Madame Jacqueline de la Baume Du¨rrbach come base per la realizzazione, secondo l’antica arte della tessitura, di uno dei 18 arazzi ispirati alle opere piu’ famose dell’artista spagnolo. Sono invece due Crocefissioni di Francis Bacon, anch’esse inedite, a raccontarci le incredibili commistioni tra El Greco, Bacon e Picasso. Nelle Crocifissioni di Bacon, testimonianza del profondo disagio dell’artista nei confronti della societa’ e simbolo di tragedia interna, si ritrovano la stessa distorsione delle figure, la stessa drammatica resa esistenzialista, presenti nelle composizioni, proporzioni e colori de El Greco.
Accanto alle anteprime delle Avanguardie del ‘900 il pubblico potra’ ammirare, inoltre, un’opera di El Greco creduta persa e recentemente ritrovata. Una storia questa che potrebbe essere un romanzo ambientato nel secondo dopoguerra quando centinaia di migliaia di beni culturali di proprita’ ebraica furoo oggetto di esproprio da parte dei nazisti: si tratta del Ritratto di Gentiluomo, restituito agli eredi del legittimo proprietario Julius Priester grazie all’intervento della Commission for Looted Art in Europe.
Il percorso espositivo partira’ da Creta, l’isola in cui e’ nato, e da un linguaggio legato alla tradizionale icona bizantina che ha contraddistinto la sua prima produzione artistica, per arrivare in Italia, paese dove El Greco trasformera’ il suo modo di dipingere, grazie alla frequentazione dei circoli artistici piu’ eminenti, fino a portarlo a una piena maturita’ artistica in Spagna. Al periodo italiano, infatti, e’ dedicata la parte dominante della mostra, in cui lo spettatore potra’ ammirare le principali opere di El Greco a confronto con quelle di artisti che hanno fortemente influenzato il suo lavoro.
Tra i capolavori del Greco: il San Demetrio (ante 1567), l’altarolo detto Trittico di Modena (1567-1568 ca.), l’Adorazione dei Pastori (1568-1569 ca.), il Ritratto di Giulio Clovio (1571 ca.), la Guarigione del Cieco (1573 ca.), la Crocifissione (1575-1577 ca.), il San Francesco (1595), il Salvatore Benedicente (1595 ca.), il Polittico di Ferrara (1568); e di artisti a confronto: il San Francesco Riceve le Stimmate di Tiziano (1525 ca.), la Madonna di San Zaccaria del Parmigianino (1530-1533 ca.), l’Allegoria della Battaglia di Lepanto del Veronese (1572-1573 ca.) e l’Allegoria del Fuoco del Bassano (1580 ca.).
Il percorso conclusivo della mostra documentera’, infine, la profonda influenza esercitata da El Greco sulle Avanguardie Europee del XX secolo a testimoniare l’incredibile attualita’ del suo genio: un linguaggio personale e straordinario che sconvolse l’estetica a lui contemporanea con toni drammatici e un linguaggio fantasioso ed espressionista che ha saputo conquistare grandi artisti, da Picasso, a Manet, fino a Pollock, ispirati dalle forme allungate delle sue figure, dalla stravaganza dei cromatismi utilizzati, dall’uso moderno e soggettivo dello spazio.
In apertura della mostra sara’ anche possibile vedere un video emozionale ispirato al film El Greco, dedicato alla carismatica e istrionica personalita’ del Greco, diretto da Yannis Smaragdis nel 2007 e ancora inedito in Italia, di cui l’organizzatore Kornice ha comprato i diritti, che aiutera’ meglio a comprendere l’incredibile genio e le vicende umane di questo straordinario artista.
Le opere in mostra provengono da prestigiose istituzioni museali e collezioni private di tutto il mondo, tra cui le Gallerie dell’Accademia di Venezia, la Galleria Estense di Modena, la Galleria Nazionale di Parma, il J.F. Willumsens Museum in Danimarca, la Maison d’Art di Montecarlo, la Galleria Parmeggiani di Reggio Emilia, il Museo di Capodimonte di Napoli, la Pinacoteca di Bologna, la Schorr Collection di Londra, The Velimezis Collection di Atene, solo per citarne alcuni.

Fonte: www.quotidianoarte.it, 8 dic 2015

ROMA. Toulouse-Lautrec. La collezione del Museo di Belle Arti di Budapest.

Con circa 170 opere provenienti dal Museo di Belle Arti di Budapest, arriva al Museo dell’Ara Pacis di Roma una grande mostra su Toulouse-Lautrec, il pittore bohémien della Parigi di fine Ottocento, che ripercorre la vita dell’artista dal 1891 al 1900, poco prima della sua morte avvenuta a soli 36 anni.
touluse lutrec 2La mostra, promossa dall’Assessorato alla Cultura e allo Sport di Roma – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è prodotta da Arthemisia Group e organizzata con Zètema Progetto Cultura e consentirà di portare a Roma il fiore della raccolta di opere di Toulouse-Lautrec conservata al Museo di Belle Arti di Budapest , uno dei più importanti in Europa, con capolavori che vanno dal Medioevo al Novecento. In occasione dell’esposizione romana, curata da Zsuzsa Gonda e Kata Bodor, circa 170 litografie della collezione (tra cui otto affiches di grande formato e due cover degli album della cantante, attrice e scrittrice francese Yvette Guilbert con circa 10 litografie) lasceranno Budapest per essere esposte al Museo dell’Ara Pacis dal 4 dicembre 2015 all’8 maggio 2016.
Attraverso questa esposizione sarà possibile conoscere a tutto tondo l’opera grafica di Toulouse-Lautrec: manifesti, illustrazioni, copertine di spartiti e locandine, alcune delle quali sono autentiche rarità perché stampate in tirature limitate, firmate e numerate e corredate dalla dedica dell’artista.

Redattore: RENZO DE SIMONE

Info:
Roma, Museo dell’ara Pacis Augustae, Lungotevere in Augusta, fino al 07 maggio 2016
Costo del biglietto: 11.00 euro
Tutti i giorni 9.30-19.30 La biglietteria chiude un’ora prima
Telefono: 060608 tutti i giorni ore 9.00-21.00
E-mail: mio@mio.it
Sito web: http://www.arapacis.it/mostre_ed_eventi/mostre/toulouse_lautrec

FERRARA. Caino e Abele. Un’opera inedita attribuita al Guercino.

Da sabato 5 a domenica 13 dicembre 2015 al Castello Estense di Ferrara sarà presentato al pubblico – in anteprima assoluta – il dipinto inedito Caino e Abele, recentemente attribuito secondo studi condotti da storici dell’arte, tra cui Andrea Emiliani e Claudio Strinati, al periodo giovanile di Giovan Francesco Barbieri, detto Il Guercino.
La presentazione sarà accompagnata da una pubblicazione monografica sull’opera Caino e Abele che ripercorre e contestualizza la giovinezza del Guercino per giungere a un’analisi approfondita del dipinto in oggetto, attraverso una serie di riflessioni sulle influenze artistiche determinanti nei primi anni di attività del pittore e di parallelismi con opere d’arte documentate da lui realizzate nello stesso periodo.
I testi in catalogo sono di Andrea Emiliani, Claudio Strinati, Gianni Venturi, Stefano Zanasi, Gloria De Liberali, Nicoletta Gandolfi e Micaela Lipparini.
Giovan Francesco Barbieri, detto Il Guercino, nasce nel 1591 a Cento, da una famiglia modesta ma in un territorio posto al centro del triangolo fertile compreso tra Ferrara, Modena e Bologna. Proprio la frequentazione del capoluogo emiliano e la visione dei capolavori dei maestri bolognesi segna profondamente la sua giovinezza, contribuendo alla sua geniale capacità di rielaborazione pittorica e di fertile invenzione artistica, rintracciabili anche nel dipinto Caino e Abele, che raffigura l’uccisione del secondogenito di Adamo ed Eva per mano del suo stesso fratello. La forza drammatica del corpo seminudo di Abele, riverso diagonalmente a terra, presentato in primo piano attraverso un’ardita soluzione prospettica e con un punto di vista molto ribassato, contrasta con la figura di Caino, che si dà alla fuga nell’oscurità del fondale.
L’opera, risalente al secondo decennio del 1600, mostra evidenti caratteri stilistici della giovinezza del Guercino, con influenze riconducibili ai grandi veneti – Giorgione, Tiziano, Tintoretto – ma anche alla svolta naturalistica avviata dai Carracci – Ludovico in primis – fin dagli anni Ottanta del secolo precedente. In particolare è facile osservare la celebre “macchia” guercinesca – che spezza le forme per studiarne gli effetti di luce in rapporto con i mutamenti atmosferici, e l’inconfondibile maniera di rendere l’anatomia degli arti superiori ed inferiori sovradimensionati e rigonfi, le cui masse muscolari risultano scolpite da netti contrasti luministici che accentuano l’effetto drammatico della scena. La straordinaria qualità di Caino e Abele, confermata dalle radiografie recentemente eseguite in occasione della sua riscoperta, fu apprezzata anche fuori dai confini italiani, quando l’opera entrò a far parte, nel corso dell’Ottocento, della collezione di Sir Thomas William Holburne e successivamente dell’Holburne Museum di Bath. Curiosamente all’epoca l’opera fu erroneamente attribuita al caposcuola bolognese Guido Reni, probabilmente proprio per gli evidenti caratteri emiliani, oltre naturalmente che per le grandi qualità pittoriche di questo capolavoro.

Fonte: www.quotidianoarte.it, 25 nov 2015