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MILANO: Il lavoro inciso capolavori dell’arte grafica da Millet a Vedova.

Cento opere – fra incisioni, litografie e disegni – realizzate da grandi maestri europei in oltre un secolo di storia, dalla seconda metà dell’Ottocento fino agli anni Settanta del Novecento, sono protagoniste della mostra “Il lavoro inciso. Capolavori dell’arte grafica da Millet a Vedova”, esposta dal 14 settembre al 21 ottobre, alla Fondazione Stelline, Sala del Collezionista, di Milano, dove approda dopo essere stata esposta a Lecce, dal 28 aprile al 27 agosto, presso il Museo Provinciale Sigismondo Castromediano.

Promossa e prodotta dall’Associazione Centenario Cgil, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, con la collaborazione della Provincia di Lecce, della Provincia di Milano, del Museo Provinciale Sigismondo Castromediano di Lecce e dalla Fondazione Stelline di Milano, la mostra è stata ideata e organizzata da Promoart e realizzata da Arthemisia.

La rassegna affronta il tema del lavoro connesso all’evoluzione del linguaggio grafico fra tradizione e modernità, proponendo un dialogo fra l’esperienza italiana e le coeve vicende europee.

Curata da Patrizia Foglia, Chiara Gatti e Luigi Martini, l’esposizione si concentra sul rapporto fra i lavoratori e gli artisti che si fecero interpreti di determinate situazioni sociali, utilizzando il mezzo grafico, ora come strumento di denuncia, ora come il medium più affine al loro intento documentaristico. Mentre il lavoro incide il mondo, l’artista lo decifra, lo svela, gli dà un nome; e lo ritroviamo dunque ad “incidere” il lavoro con la china o con la matita sulla carta, con la punta e l’acido sulla lastra, producendo una ricerca estetica che rinnova i linguaggi dell’arte.

Protagonisti di una prima sequenza di immagini suggestive sono “I vangatori” e “Le spigolatrici” di Millet, i butteri e i contadini dal volto bruciato dal sole di Fattori, i pastori silenziosi di Fontanesi, i pescatori di Greppi, o ancora i popolani di Edouard Manet.
Il gesto della fatica quotidiana viene reso qui in modo efficace dalla potenza dell’incisione e dei suoi segni che si direbbero scavati con le unghie.

Sul rapporto fra città e campagna si dipana la seconda sezione della mostra, con le trasmigrazioni delle popolazioni nei nuovi centri urbani e il connesso sviluppo viario ed edilizio, l’espansione delle attività industriali: le ciminiere svettano come funghi lungo la linea dell’orizzonte, i fumi inquinanti inghiottono il panorama della campagna, le case del proletariato si sovrappongono le une sulle altre. I luoghi di incontro del dopolavoro, i nuovi mezzi di trasporto, i giornali illustrati, i lettori, le organizzazioni sociali sono motivi che ritornano frequentemente nella figurazione grafica a cavallo fra Otto e Novecento. Significativi a riguardo sono fogli come la “Via degli speziali in estate” di Signorini, “Il trionfo del lavoro. Allegoria per il 1° Maggio 1891” di Crane, “I tessitori” di Liebermann, “Periferia” di Boccioni e, soprattutto, il capolavoro di Pellizza da Volpedo “Cartone per la figura centrale di Fiumana”, che rappresenta un passaggio ideale al mondo moderno e alla presa di coscienza, da parte dei lavoratori, della propria forza sociale.

È in questo clima che s’inserisce poi l’esperienza di molti artisti sensibili alle problematiche contingenti. L’ambizione di molti di loro è quella di farsi pittori popolari, “pittori-delegati dei proletari”, per usare la definizione che Pierre Mac Orlan coniò per Vlaminck e che si adatta bene anche a Rouault, a Käthe Kollwitz, a Dix, Grosz) e naturalmente alla vicenda italiana di Viani – con il suo amore per i diseredati – e di Sironi, con le sue cupe periferie.
Per quanto molto diversi per indole e ricerca, tutti questi autori condividono da un lato un interesse per il mezzo grafico, dall’altro la volontà di superare la frattura creatasi sul finire dell’Ottocento fra arte e società, dando vita a un’arte “rivoluzionaria” nella forma e nei contenuti.

Ecco allora la nascita di un’arte di tipo documentario: il cosiddetto reportage sociale. Non più il realismo degli spaccapietre di Courbet, delle spigolatrici di Millet o dei popolani di Daumier, ma il coinvolgimento e la forza d’attualità nell’energia grafica di maestri come Steinlen, in grado di rendere tangibili le pene degli umili. Brani esemplari di questo filone sono “Tumulto” e “Assalto” di Käthe Kollwitz, il “Naufrago” di Viani, gli “Uomini al tavolo” di Nolde, “La mina” di Brangwyn, “La fuga” di Steinlen o “Il duro mestiere di vivere” di Georges Rouault.

La grande guerra, il nazismo, il fascismo e quindi il secondo conflitto mondiale, segnano duramente la storia del movimento dei lavoratori. La rinascita democratica e il riconoscimento dei diritti sociali riconquistati determinano un più avanzato rapporto fra artisti e lavoratori, che accompagna il confronto sulle diverse ricerche estetiche. La mostra offre, a questo punto, un ampio spaccato della grafica italiana del secondo dopoguerra, per approdare agli anni Settanta e all’esperienza “sul campo” di autori come Guttuso, Zigaina, Vespignani, Attardi, Muccini, Romagnoni, Ferroni, Migneco, Guerreschi, Calabria e Vedova.

Le opere in mostra sono state concesse eccezionalmente in prestito dal Gabinetto dei Disegni degli Uffizi di Firenze, dalla Civica Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli di Milano, dalla Galleria Ricci Oddi di Piacenza, dalla Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia, dalla Pinacoteca Civica di Alessandria e da numerose Fondazioni, Archivi e collezioni private.

Info:

Catalogo Skira

Milano, Conferenza stampa Mercoledì 13 settembre 2006, ore 12
Inaugurazione Mercoledì 13 settembre 2006, ore 18.30
Fondazione Stelline, Sala del Collezionista; Milano

Per accrediti: Ufficio Stampa Arthemisia, C.so di Porta Nuova, 16 – 20121 Milano
Tel. 02 6596888 Fax 02 6598300 e-mail: press@arthemisia.it
Cinzia Manfredini cell. 348 4007208 e-mail: cm@arthemisia.it
Alessandra Zanchi cell. 349 5691710 e-mail: az@arthemisia.it

Ufficio Stampa Skira Mara Vitali Comunicazione C.so Indipendenza, 1 – 20126 Milano
Lucia Crespi Tel. 02 73950962 e-mail: arte@mavico.it

Ufficio Stampa Fondazione Stelline CLP Relazioni Pubbliche Via Fontana, 21 – 20122 Milano
Tel. 02433403 – 0236571438 Fax 024813841 press@clponline.it

Ufficio Stampa CDLM

Ufficio Stampa Camera del Lavoro Corso di Porta Vittoria, 43 – Milano  Tel. 02 55025207

Orari di apertura – Milano – Fondazione Stelline, Sala del Collezionista C.so Magenta 61, 20123 Milano
Lunedì ore 14.00/19.00, Martedì – Sabato ore 10.00/13.00 – 14.00/19.00, Domenica e festivi chiuso.

Ingresso gratuito

Tel. 02 45462411

Link: http://www.stelline.it

Email: fondazione@stelline.it

TRENTO: Romanino pittore in rivolta nel Rinascimento italiano.

A distanza di ben 40 anni dalla prima e finora unica mostra monografica tenuta a Brescia, il Castello del Buonconsiglio di Trento organizzerà nell’estate del 2006 un’ampia rassegna dedicata all’artista bresciano Girolamo Romanino.

Romanino autore del celebre ciclo pittorico che impreziosisce il Castello, uno dei capolavori della decorazione ad affresco della prima metà del Cinquecento in Italia. Grazie alla sua pittura realistica, libera e lontana dall’ufficialità del tempo, Romanino rappresenta un pittore in rivolta nel Rinascimento ed è da considerarsi uno dei precursori del naturalismo di Caravaggio e della modernità.

Il Romanino lavorò a Trento negli anni 1531-1532 su commissione del cardinale Bernardo Cles, principe vescovo di Trento dal 1514 al 1539 per decorare la nuova residenza rinascimentale nota come il Magno Palazzo.
Al centro dell’esposizione saranno naturalmente gli affreschi del Castello, ed il suo vasto e prezioso apparato decorativo dovuto anche all’opera di altri importanti pittori come il ferrarese Dosso Dossi e il veneto Marcello Fogolino.

La mostra consentirà di ammirare a Trento straordinarie testimonianze pittoriche del Romanino, provenienti da prestigiosi musei e collezioni pubbliche e private italiane ed estere, tra questi il Louvre, la Galleria degli Uffizi, la Pinacoteca di Brera, il Metropolitan di New York, la galleria Doria Pamphilj di Roma e il Museo di Belle Arti di Budapest. Il percorso espositivo presenterà complessivamente un centinaio di opere tra dipinti e disegni, la maggior parte del Romanino, allo scopo di ricostruire tutto l’arco di attività dell’artista nel contesto italiano del tempo. Saranno presentate inoltre opere realizzate da importanti maestri della pittura rinascimentale italiana fra cui Tiziano, Lotto, Moretto, Savoldo, Callisto Piazza e Altobello Melone. La mostra si articolerà in diverse sezioni. Si aprirà con la prima produzione pittorica del Romanino e la sua formazione tra Venezia e Milano, sarà posto in luce il rapporto con l’ opera di Giorgione e di Tiziano. Seguono i ritratti giovanili e i lavori degli anni ’20.

Parte fondamentale della mostra saranno gli affreschi del ciclo di Trento, presentati al termine dei restauri e inseriti nel contesto dell’opera complessiva del Romanino, anche in relazione con l’attività degli altri pittori che operarono nel Magno Palazzo come i Dossi e Fogolino. Una sezione sarà dedicata alla produzione degli anni ’40-’50 all’interno della quale particolare risalto avranno le grandi ante d’organo provenienti dal Duomo di Brescia e dalla chiesa di S. Giorgio in Braida a Verona. Questi anni saranno rappresentati anche dalla magnifica tela con La raccolta della Manna conservata a Brescia. Inoltre sarà ampiamente documentata la produzione grafica del Romanino, molto significativa ma poco conosciuta, che comprenderà anche disegni del Pordenone e del Lotto. Infine una sezione sarà riservata a Bernardo Cles, non solo al suo ruolo nella politica europea e ai suoi rapporti con la casa d’Austria, ma alla sua figura di committente in quel straordinario cantiere d’arte rinascimentale che fu il Castello intorno al 1530.

Curatori della mostra sono: Francesco Frangi dell’Università di Pavia e per il Castello del Buonconsiglio Lia Camerlengo, Ezio Chini e Francesca de Gramatica.
Al progetto partecipa anche Alessandro Nova, professore alla Goethe-Universität di Francoforte, uno degli studiosi più autorevoli del Romanino nonché autore dell’ultima monografia sul pittore pubblicata nel 1994. La mostra è possibile grazie alla collaborazione dei Musei Civici di Brescia e delle Soprintendenze ai beni storico – artistici di Mantova e Trento.

Info:

da sabato 29 luglio 2006 fino a martedì 31 ottobre 2006;

Castello del Buonconsiglio

Orari: da martedì a domenica 10.00 –18.00

Fonte:CulturalWeb

PAVIA: Dadada mostra evento.

Al Castello Visconteo, un’esposizione celebrerà il 90° anniversario della nascita del Dadaismo, attraverso più di 250 opere realizzate dai maggiori esponenti del movimento, come Man Ray, Marcel Duchamp, Hans Richter e molti altri .
Dopo il successo dell’esposizione “Gustav Klimt. Disegni proibiti” che ha riscosso l’interesse di oltre 30.000 visitatori, la città di Pavia presenta per il prossimo autunno una nuova grande iniziativa.
Dal 7 settembre al 17 dicembre, infatti, il Castello Visconteo ospiterà la mostra DADADA. Dada e dadaismi del contemporaneo (1916 – 2006), promossa dal Comune di Pavia, da Pavia Città Internazionale dei Saperi, prodotta e organizzata da Alef, che celebrerà il 90° anniversario della nascita del Dadaismo, noto movimento svizzero che vide la luce al Cabaret Voltaire di Zurigo nel 1916.
L’esposizione si inserisce all’interno del ‘Festival internazionale dei Saperi’ che porterà a Pavia, nei primi giorni di settembre, importanti personalità del mondo della cultura e della scienza.

Il mondo sta celebrando i novant’anni di Dadaismo con una grande rassegna, tenuta al Centre Pompidou di Parigi nel 2005, e successivamente proposta in due tappe Oltreoceano, rispettivamente alla National Gallery di Washington e al MoMA di New York. Anche in Italia si celebra questo anniversario con la proposta di una nuova selezione di opere curata da Achille Bonito Oliva.

A Pavia verranno presentate oltre 250 opere realizzate dai maggiori esponenti del movimento Dada (Man Ray, Marcel Duchamp, Hans Richter, Kurt Schwitters, Paul Citroën, Jean Crotti, Raoul Hausmann, Hannah Höch) in grado di esplorare in modo completo il movimento passato alle cronache del Novecento per aver rivoluzionato il linguaggio artistico con lavori dissacratori come la Gioconda con i baffi, l’Orinatoio, il Metronomo con l’occhio e altre ancora.

La mostra ripercorre storicamente alcuni incunaboli del Dadaismo per giungere a presentare i risultati più interessanti (e più vicini all’originario spirito Dada) delle neoavanguardie postbelliche.

Due sezioni, storicamente distinte, compongono il percorso espositivo: nella prima, DADADA si esploreranno le esperienze originali del movimento, attraverso i lavori dei suoi fondatori; nella seconda, DADAISMI DEL CONTEMPORANEO, si analizzerà l’influenza esercitata dal Dadaismo sui movimenti artistici e culturali che lo hanno seguito, da Fluxus, alla Poesia Visiva alla Video Arte, all’installazione e alla fotografia; una sezione speciale sarà dedicata alla presentazione dell’opera La platea dell’umanità, installazione di Sarenco esposta alla Biennale di Venezia nel 2001 e curata da Achille Bonito Oliva.

La mostra intende rispondere a una domanda di Man Ray che nel 1958 poneva il quesito: “Il Dadaismo è morto? Il Dadaismo è ancora vivo?” lasciando al movimento una porta aperta sul futuro per testimoniare esplicitamente la carica vitale e polemica del “Dada” come stile di vita e approccio mentale alla realtà. Si propone dunque una lettura che dal Dadaismo storico conduce fino ai dadaismi del contemporaneo per comprendere il portato storico che quel movimento ha avuto sulle nuove avanguardie.

Inedita la presenza tra gli artisti “esposti” del principe Antonio de Curtis, in arte Totò. Sarà infatti Totomodo, video curato da Achille Bonito Oliva, un utile strumento per il pubblico per comprendere, attraverso la poetica di una delle più grandi maschere tragicomiche del cinema del Novecento, concetti, riflessioni e ironie dell’Arte e per coglierne gli aspetti più ludici e di pieno spirito dadaista.

Info:

da giovedì 7 settembre 2006 fino a domenica 17 dicembre 2006

Pavia, Castello Visconteo, Viale XI Febbraio, 35

Orari: dal martedì al venerdì 10.00-19.00 sabato e domenica 10.00-20.00 giovedì 10.00-22.00 lunedì chiuso.


 

Fonte:CulturalWeb

CHIETI: Astrattismo italiano 1910-1970. La fiamma di cristallo: da Giacomo Balla a Lucio Fontana e …

Sei decenni di astrattismo italiano raccontati attraverso 57 opere firmate dai più importanti artisti italiani del Novecento: Boccioni, Dorazio, Caporossi, Burri, Biasi, Trampolini, Veronesi, Soldati, Munari, Severini, e molti altri.
Tutto questo è “Astrattismo italiano 1910-1970. La fiamma di cristallo: da Giacomo Balla a Lucio Fontana e…”, mostra organizzata dall’Associazione culturale Trifoglio, in collaborazione con la Regione Abruzzo, la Provincia ed il Comune di Chieti, in programma dal 30 giugno al 15 ottobre 2006 nella splendida sede del Museo Archeologico Nazionale di Chieti.

L’articolo completo si trova alla pagina:

http://www.exibart.com/profilo/eventiV2.asp?idelemento=32128

Info:
Museo Archeologico Nazionale; orario: 9,00/20,00 (chiuso il lunedi’).

 

Link: http://www.associazioneculturaletrifoglio.com

Fonte:Exibart on line

FRANCAVILLA AL MARE (Ch): La famiglia de Chirico. I geni della pittura: Giorgio de Chirico Alberto Savinio Ruggero Savinio.

La genialità “genetica” – sulla quale gioca ambiguamente il titolo della mostra curata da Silvia Pegoraro – si esprime attraverso una sessantina di opere dei tre pittori, distribuite cronologicamente attraverso l’intero arco di attività di ciascuno.
Dal 24 giugno al Museo Michetti di Francavilla al Mare, la mostra “La famiglia de Chirico. I geni della pittura: Giorgio de Chirico, Alberto Savinio, Ruggero Savinio.”
L’evento, organizzato dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Francavilla al Mare, con la partecipazione della Provincia di Chieti e della Regione Abruzzo, riunisce per la prima volta in un unico percorso espositivo, tre artisti appartenuti alla stessa, straordinaria, famiglia: Giorgio de Chirico, Alberto Savinio, fratello minore di Giorgio, e Ruggero Savinio, figlio di Alberto.
La genialità “genetica” – sulla quale gioca ambiguamente il titolo della mostra curata da Silvia Pegoraro – si esprime attraverso una sessantina di opere dei tre pittori, distribuite cronologicamente attraverso l’intero arco di attività di ciascuno. Tra le opere spiccano diversi inediti di notevole qualità, come lo splendido En visite (1930) di Alberto Savinio o Le figlie di Apollo (1954) di Giorgio de Chirico, la cui autenticità è stata riconosciuta dalla Fondazione Giorgio e Isa De Chirico.
Il percorso espositivo si propone di ricostruire criticamente le riflessioni e le assonanze poetiche intercorse fra Giorgio de Chirico e Alberto Savinio a partire dalle prime speculazioni intorno alla metafisica, fino ad abbracciare una più ampia riflessione sul mito che coinvolge anche Ruggero Savinio, ultimo esponente della brillante famiglia ed erede di un pensiero articolato e raffinato, attraverso il quale la famiglia de Chirico ha dato vita ad una profonda trasformazione dei codici estetici del XX secolo.
Giorgio de Chirico e Alberto Savinio hanno dato luogo a uno dei momenti più alti di diffusione internazionale della cultura figurativa italiana novecentesca.
Nati in Grecia, rispettivamente nel 1888 e nel 1891, da un ingegnere ferroviario palermitano e da una nobildonna genovese, dopo avere qui trascorso l’infanzia si sono spostati in Germania, Francia, Italia. Da qui la centralità in entrambi del tema del viaggio, del mistero del distacco, della struggente commozione del ritorno, che costituiscono una costante della loro pittura e vengono rielaborati in una sintesi originale da Ruggero Savinio, il cui stile per molti aspetti è debitore di quelli del grande padre e del grande zio, benché risulti, inconfondibilmente, suo.
In realtà la pittura di Ruggero Savinio è carica di mistero – e in questo è più vicina a quella dello zio che a quella del padre – ed è attraversata da una fascinazione per il mito pari a quella che troviamo nei due più anziani familiari.
Dei tre autori, la mostra indaga gli aspetti estetici, filosofici, speculativi, inquadrandoli nel panorama del secolo XX e XXI, a partire dalla rivoluzione operata da Giorgio de Chirico -in stretta collaborazione con il fratello Alberto – nel secondo decennio del 1900, rappresentata dalla pittura metafisica.
I quadri di de Chirico raffigurano deserte piazze d’Italia o struggenti manichini colti nel tentativo di rappresentare la condizione desolata dell’uomo contemporaneo, nei quali non è possibile scorgere alcuna metafisica religiosa che possa attenuare il dolore esistenziale, come ne L’enigma del ritorno (1938) o ne La malinconia di Arianna (1968-71).
Una dimensione pittorica collocata in un preciso spazio geometrico, pieno di oggetti simbolici che alludono ora al distacco doloroso e senza ritorno di Ettore e Andromaca (1935), ora alla solitudine silenziosa di Le muse inquietanti (1963).
Gli interrogativi sul destino degli esseri umani, sulla loro fragilità fisica e sentimentale, diventano il motivo dominante della pittura dechirichiana, la loro ragion d’essere anche nei quadri neoclassici, quando l’artista sembra aver superato la misteriosa stagione metafisica, prediligendo un apparente ‘ritorno all’ordine’. Paesaggi che si richiamano ai miti dell’antichità, cavalli fra le rovine della civiltà greca, gladiatori in procinto di vivere o morire, autoritratti e ridondanti nature morte, si moltiplicano nella sua vasta produzione in cui ritornerà sistematicamente il tema dell’esistenza con i suoi enigmi, le sue inesplicabili contraddizioni, come suggeriscono superbe opere come il Combattimento di Ettore e Achille sotto le Mura di Troia (1947)
Gioco e ironia sono invece i cardini intorno ai quali ruota l’estetica metafisica di Alberto Savinio. A differenza del fratello, infatti, Savinio dimostra fin da subito un’innata capacità di immettere nei profondi silenzi metafisici, la sapiente leggerezza dell’ironia, che si dispiega attraverso una visionarietà fantastica. Nelle sue opere oggetti inanimati ed esseri animati si uniscono in un’unica rappresentazione colorata e vivace, nella quale forme umane ed animali si confondono e si decontestualizzano, inserite all’interno di prospettive impossibili, come ci ricordano dipinti quali Voilà mon rêve (1928), Les Poissons (1928), o L’isola dei giocattoli (1930)
Infine i dipinti di Ruggero Savinio, che, secondo il critico Maurizio Calvesi ricordano quelli del “grande zio Metafisico” da cui ha appreso il mestiere giovanissimo, sono attraversati da elementi eterogenei.
I protagonisti dei suoi quadri, quando non vengono direttamente da figure classiche, statue o personaggi della pittura, sono la sua famiglia, lui stesso, gli amici, il suo cane. Ma queste presenze quotidiane sotto il suo pennello perdono la fisionomia contingente e diventano archetipi, personaggi del Mito, per ricordarci che siamo attori di una favola eternamente ripetuta.
I temi a lui più cari sono conversazioni e paesaggi ritratti ad olio con una tecnica che sperimenta diversi supporti: dalla carta al velluto, dalla tela alla carta vetrata. Le figure delle sue mute conversazioni appaiono ad un tempo creature ed attori della scena, stagliandosi sul paesaggio che le circonda, come Giardino (1993) o Spiaggia (1995), o ancora La conversazione dell’autunno (1998).

Info:
Museo Michetti, Francavilla al Mare (CH)  – Indirizzo: Piazza S. Domenico, 1
Periodo espositivo: 24 giugno – 24settembre 2006
Orario: Tutti i giorni dalle 18,00 alle 24,00
Ingresso: interi € 4,00 – ridotti: ragazzi fino a 18 anni, studenti e ultrasessantenni € 2,00
Informazioni: Ufficio Cultura Comune di Francavilla al Mare, Tel. e fax 0854911161

Fonte:Sussidiario.it