Archivi categoria: Mostre

MAMIANO DI TRAVERSETOLO (Pr). Mirò. Il colore dei sogni.

La Fondazione Magnani-Rocca annuncia una originale mostra su Miró, curata da Stefano Roffi, direttore scientifico della Fondazione, col contributo di studiosi spagnoli e italiani. “Miró. Il colore dei sogni”, questo il titolo dell’esposizione, si potrà ammirare nella sontuosa “Villa dei Capolavori” di Mamiano di Traversetolo, presso Parma, dall’11 settembre al 12 dicembre 2021.
“Un innocente col sorriso sulle labbra che passeggia nel giardino dei suoi sogni”: così il poeta Jacques Prévert descriveva Joan Miró, celeberrimo artista spagnolo vissuto in una delle epoche più fervide della storia dell’arte. Arte, la sua, fondata non tanto sull’immagine tradizionale, quanto su sensazioni, emozioni immediate e suggestioni: colori brillanti e forti contrasti, linee sottili e soggetti allucinati e onirici.
“Miró (Barcellona 1893 – Palma di Maiorca 1983) dipinge ispirandosi – annota Roffi – alle forme della natura, ma anche alla musica; per un periodo compone inoltre poesie di stile surrealista, seguendo meccanismi psicologici simili a quelli adottati in pittura. Egli aspirava chiaramente al divino e la musica e la poesia erano le sue fonti di ispirazione. Talvolta le parole compaiono anche nei quadri, costituendo la loro chiave di lettura. Un rapporto fra pittura-musica-poesia che ben si accorda con gli interessi e la sensibilità di Luigi Magnani, fondatore della Magnani-Rocca”.
La mostra, realizzata in collaborazione con Fundación MAPFRE di Madrid, attraverso cinquanta opere fra gli anni Trenta e gli anni Settanta per la gran parte a olio su tela, propone un percorso che, orchestrato come una partitura musicale, evidenzia la sfida continua operata dall’artista nei confronti della pittura tradizionale, “con opere come Cheveaux mis en fuite par un oiseau dove Mirò letteralmente massacra – evidenzia il curatore – la pittura comunemente intesa, con un certo parallelismo con l’Espressionismo americano nell’idea che la pittura dovesse essere un getto continuo scaturito da una profonda esplosione creativa, pur garantendo alle proprie forme una dirompente integrità individuale malgrado le metamorfosi subite”.
Ad essere particolarmente documentati in mostra sono gli ultimi decenni di attività di Miró, con tele di grande formato e poetica bellezza come Personnage et oiseaux devant le soleil e Personnage devant la lune, e i temi ricorrenti che egli reinventa con frequenza – con l’uso costante di simboli come le stelle, gli uccelli o la donna, e le fantasiose rappresentazioni di teste – nello stesso tempo sottolineando influenze così diverse come la tradizione popolare, la calligrafia asiatica o i graffiti urbani.
La pittura di Miró tende all’astrazione; tuttavia nelle variopinte forme fantastiche tra loro accostate, permane quasi sempre una traccia del reale: un occhio, una mano, la luna. Alcuni quadri presenti in mostra fanno pensare a cieli stellati, come Personnage, oiseau, ètoiles del 1944 o Après les constellations del 1976.
La strepitosa attività di illustratore di Mirò è rappresentata nell’esposizione al massimo livello, grazie al libro d’artista con testi poetici di Tristan Tzara Parler seul (1950), con settantadue tavole a colori dell’artista catalano, esposte in grandi teche.
Trasgressivo e anticonformista, l’artista affianca alla sua anima più contemplativa una poetica unitaria tra sogno e colore, così da sfuggire alla banalità e al convenzionalismo, dando vita a un linguaggio artistico universale ma allo stesso tempo unico e originale. Come affermava Mirò: ‘Una semplice pennellata può dare libertà e felicità’.
“Visitare la mostra significa – conclude Stefano Roffi – viaggiare dentro i sogni di Miró perché questa è la trama della sua arte”.
Il catalogo della mostra (Silvana editoriale) presenta saggi di studiosi spagnoli, tedeschi e italiani; si segnalano quelli sul rapporto fra Miró e la musica, e fra Miró e l’Italia, entrambi a firma di Joan Punyet Miró, nipote dell’artista, oltre al saggio del curatore e a una particolare intervista che Miró rilasciò a Walter Erben nel 1959; inoltre, nella tradizione delle mostre e dei cataloghi della Fondazione Magnani-Rocca, Mauro Carrera indaga l’attività dell’artista come illustratore.

Info e prenotazioni: info@magnanirocca.it – Tel. 0521 848327 / 848148
www.magnanirocca.it

Ufficio Stampa:
Studio ESSECI – Sergio Campagnolo, ref. Simone Raddi gestione2@studioesseci.net
tel. 049.663499

SALUZZO (Cn). I dimenticati dell’arte. Hans Clemer, il pittore riscoperto a Saluzzo.

Aveva un nome tedesco, era nato nelle Fiandre, ha vissuto in Francia ma ha lasciato i suoi capolavori a Saluzzo, nel cuore del Piemonte. La storia del pittore Hans Clemer, vissuto tra il 1480 e il 1512, è quella di un artista viaggiatore, pronto ad assorbire forme e stili da un maestro a un altro, in un’epoca dove gli spostamenti da una corte europea all’altra sono all’ordine del giorno.
Della formazione di Clemer non sappiamo nulla: la prima notizia arriva da un documento conservato ad Aix-en-Provence, che cita due artisti cugini, Josse Lieferinxe e “mestre Ans”, lo stesso che viene nominato in un libro di conti ritrovato da Marco Piccat a Saluzzo nel 1985. Grazie a queste scoperte negli ultimi anni è stata ricostruita buona parte dell’opera di Clemer, identificato con il Maestro d’Elva, autore di uno splendido ciclo di affreschi con le storie di Maria e di Cristo coronate da una drammatica crocefissione absidale nella chiesa parrocchiale di Elva, in Val Maira. Gli studiosi sono concordi nel dichiarare che Clemer abbia incontrato il marchese Ludovico II di Saluzzo intorno alla fine del XV secolo in Provenza, forse al seguito della sua seconda moglie Margherita di Foix, pronipote di un re di Francia, che arriva nel capoluogo del marchesato nel 1493, dopo aver sposato Ludovico II, allora cinquantaduenne.
Hans-Clemer-Crocefissione-affresco.-Chiesa-di-Elva.-Courtesy-Fondazione-Artea-542x420Marco Piccat sostiene che Clemer godeva della protezione della giovane e volitiva marchesa, che darà a Ludovico quattro figli, il primo dei quali, Michele Antonio, nasce nel 1495. In quel periodo, grazie alla protezione dei marchesi, Clemer si stabilisce in pianta stabile in città, dove sposa la saluzzese Caterina Milaneti, e comincia a realizzare le sue opere con uno stile tutto particolare, che unisce tratti fiamminghi e tedeschi con iconografie provenzali e italiane.
Una delle sue prime opere saluzzesi è il Polittico di Colle di Macra, oggi conservato nel Palazzo Vescovile e databile al 1496: cinque tavole di pioppo dove l’artista ritrae una Vergine in trono con bambino, accompagnata da quattro santi, che poggiano i piedi su un pavimento di maioliche in prospettiva.
Tre anni dopo ritroviamo Clemer nella cappella marchionale del Castello di Revello, residenza preferita di Margherita: sull’altare era collocata la Pala con la Madonna della Misericordia (1499-1500), poi trasferita a Saluzzo, nel museo di Casa Cavassa. Considerata il capolavoro di Clemer, è dominata dalla figura di una Madonna dai morbidi tratti rinascimentali, che allarga il manto azzurro per proteggere i suoi committenti, secondo un modello forse ripreso dal pittore provenzale Enguerrand Quarton. I ritratti dei personaggi sono resi con una precisione tutta fiamminga: a sinistra troviamo il marchese Ludovico, accompagnato dai suoi dignitari, e a destra la bella Margherita accompagnata dal piccolo Michele Antonio, dall’espressione attonita.
Ma Clemer non si limita a dipingere su tavola: su una parete esterna di Casa Cavassa, residenza del nobile Francesco e vicario generale del marchesato, retto da Margherita a partire dal 1504, anno della morte del marito, l’artista ha raffigurato in grisaille le Fatiche di Ercole, con un tratto deciso e fortemente espressivo. Purtroppo però i saluzzesi non perdonano a Margherita le sue simpatie filofrancesi, costringendola ad abbandonare Saluzzo per tornare nel suo paese natale nel 1531, e questo malcontento investì anche Clemer, che viene rapidamente dimenticato e riscoperto soltanto da alcuni studiosi negli ultimi trent’anni.
Hans-Clemer-Madonna-col-bambino.-Museo-Bardini-Firenze.-Courtesy-Fondazione-Artea-213x420Oggi il pittore è protagonista dell’interessante mostra Tesori del Marchesato di Saluzzo, curata da Simone Baiocco. Aperta fino al 31 ottobre e promossa dalla fondazione Artea, coinvolge tre diverse sedi: il monastero della Stella, Casa Cavassa e la Castiglia, l’antico castello dei marchesi. All’interno di Casa Cavassa un’intera sala è dedicata alle opere di Clemer: oltre alla Pala della Misericordia ci sono i due scomparti principali del polittico conservato nella cappella del Santissimo Sacramento (1500-01) nel Duomo di Saluzzo. Qui, sul consueto fondo dorato, si stagliano i santi protettori di Saluzzo, San Costanzo e San Chiaffredo, rappresentati a figura intera mentre introducono i due donatori, Ludovico e Margherita.
La mostra è un’occasione per ammirare la Madonna col bambino, detta Madonna del Coniglio (1503-05) proveniente dal Museo Bardini di Firenze e attribuita a Clemer dallo storico dell’arte Giovanni Romano. Il coniglio ai piedi della Vergine è talmente realistico da far pensare agli animali disegnati con precisione quasi fotografica da Albrecht Dürer, che lavorava tra la Germania e l’Italia negli stessi anni. Un ulteriore tassello da aggiungere alla pittura di Clemer, che attende ancora uno studio che riporti alla luce la poliedrica e misteriosa personalità di un artista europeo ante litteram, che si muoveva con pennello e tavolozza tra le Fiandre, la Provenza, la Germania e l’Italia.

Info:
Tesori del Marchesato di Saluzzo
Fino al 31/10/2021
MUSEO CIVICO CASA CAVASSA
Via S. Giovanni 5 – Saluzzo – Piemonte

Autore: Ludovico Pratesi

Fonte: www.artribune.com, 15 ago 2021

LIVORNO. Mario Puccini, il pittore che ricorda Vincent van Gogh.

Emilio Cecchi lo definì, nel 1913, “un Van Gogh involontario”. E la seconda parte della sua carriera lo vede effettivamente in sintonia con il tormentato artista olandese morto suicida nel 1890.
Mario-Puccini-Il-fienaiolo-s.d.-Collezione-privata-555x420Anche Mario Puccini (Livorno, 1869 – Firenze, 1920) ebbe una vita breve e sofferta, seppur iniziata sotto buoni auspici e nella relativa tranquillità della Toscana popolare del secondo Ottocento. Infatti, pur nato da un’umile famiglia, riuscì a completare gli studi d’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze, dove fu allievo del concittadino Giovanni Fattori con il quale ebbe un legame profondo. Gli esordi pittorici lo vedono apprezzato ritrattista nella natia Livorno; intense le sue figure di giovani e vecchi, donne e uomini, dai volti espressivi, naturali, segnati nel bene e nel male dall’esistenza. Il suo rapporto con la Macchia, però, si sublima nel “dialogo” con Fattori, di cui la mostra offre un’ampia panoramica: se il tratto del maestro è però chiaro e disteso, dalla seconda metà degli Anni Novanta quello dell’allievo si fa drammatico e predilige toni più scuri, e le placide scene di campagna divengono occasioni di malinconica introspezione. Una profonda differenza rispetto agli esordi, dovuta a una grave crisi personale che ne segnò l’esistenza (che si fece sempre più solitaria), così come il suo modo di guardare alla realtà.
Mario-Puccini-Il-mandracchio-a-Livorno-s.d.-Collezione-Rangoni-445x420Una grave crisi depressiva, dovuta a una delusione sentimentale, sfociò nel 1893 in gravi disturbi psicologici, che ne obbligarono il ricovero prima all’ospedale civile di Livorno e, dall’anno seguente, al manicomio di S. Niccolò a Siena, dove rimase fino al 1898. A questo proposito, una toccante sezione documentaria, che si avvale di fotografie d’epoca, delle cartelle cliniche e dei disegni di Puccini realizzati durante la degenza, trasmette al visitatore la portata di questa triste vicenda umana, prima ancora che artistica. E dove la matita, come sarà per Ligabue qualche decennio più tardi, costituisce l’unico conforto, l’unico mezzo per affermare la perduta libertà.
Un’esperienza difficile e sofferta che, al suo concludersi, portò radicali cambiamenti nella pittura di Puccini, come già accennato. La pittura di paesaggio prese il sopravvento sul ritratto, l’introspezione sostituì la narrazione, ma soprattutto, nei primi Anni Dieci del Novecento, Puccini guardò con interesse alle nuove tendenze dell’area europea, in particolare Cézanne e van Gogh, che poté ammirare a Firenze, nella celebre mostra promossa da Ardengo Soffici. D’ora in avanti la sua poetica pittorica sarà improntata alle nuove suggestioni del Post-impressionismo e del Divisionismo.
Mario-Puccini-Paesaggio-con-barche-1913.-Galleria-Nazionale-dArte-Moderna-e-Contemporanea-Roma-607x420Immersa in una luce schiettamente mediterranea, la città natia è protagonista della pittura matura di Puccini, che predilige ancora una volta le marine, affrontate sia in luminosa chiave divisionista, sia in pensosa chiave tardo-impressionista. E per contrasto la zona del porto, dove si concentravano le maggiori attività cittadine; ma anche qui, pur in una smagliante luce ispirata a van Gogh, la solitudine sembra prevalere. Diverso il discorso quando l’artista racconta la campagna livornese, dove la lezione di Cézanne è assorbita sia nei colori sia nel tratto pittorico; opere in larga parte pre-espressioniste, che rivelano sia il rispetto e il legame dell’artista con la sua terra e la sua gente, sia una modernità creativa ancora oggi poco nota, resa possibile sia dall’attenzione al nuovo corso, sia, purtroppo, dalla sofferenza che si portava dentro. L’elegante allestimento della mostra, con raffinate pannellature blu che accolgono i quadri, contribuisce all’apprezzamento di questo lungo percorso di riscoperta e di confronto con l’opera dei contemporanei.

Info:
Mario Puccini. Van Gogh involontario
Fino al 19/09/2021
LUOGO PIO ARTE CONTEMPORANEA – MUSEO DELLA CITTA’
piazza del Luogo Pio – Livorno – Toscana

Autore: Niccolò Lucarelli

Fonte: www.artribune.com, 15 ago 2021

MODENA. Il Barocco emiliano va in mostra.

Il Barocco emiliano va sicuramente valorizzato e bene è riuscita nell’intento la banca Bper di Modena, che con la mostra Corrispondenze barocche ha raccolto opere provenienti dalle collezioni Campori e Sernicoli e una decina dal Museo Civico, arricchendo la propria.
Un progetto, quello di rendere accessibile al pubblico il patrimonio culturale della banca, iniziato nel 2017 e diventato presto una vetrina per valorizzare le opere, rendendo fruibile una delle più importanti raccolte emiliano-romagnole. Un autentico work in progress, come afferma Greta Rossi, responsabile delle attività: “La nostra è una progettualità strategica che riguarda una comunicazione verso l’esterno e l’interno dell’azienda. Facciamo attività con le scuole e abiamo attivato canali digitali con rubriche di approfondimento”.
Luca-Ferrari-San-Giovanni-Battista-olio-su-tela-107-x-875-cm.-Modena-Museo-Civico-dArte-inv.-87-338x420Lucia Peruzzi, curatrice dell’esposizione, sostiene che: “La coerenza di questa raccolta, iniziata negli Anni Cinquanta, si deve a Carlo Volpe. Questa mostra, che raccoglie il nucleo più importante di Bper, crea un fil rouge affascinante tra le opere della raccolta Bper e quelle del Museo Civico“.
Il percorso trae origine dal momento in cui Modena viene rinnovata da artisti bolognesi allievi dei Carracci che arrivano nella città emiliana, come Lucio Massari, che interpreta il linguaggio carraccesco dopo che Annibale Carracci era già stato a Roma.
La sua Maddalena sensuale mantiene una profondità sentimentale pur nella dimensione sacra. In mostra spiccano l’erotismo carnale e il robusto naturalismo del Rinaldo e Armida di Alessandro Tiarini, una delle prime acquisizioni della banca, che proprio in questi anni lavora al celebre cantiere della Ghiara di Reggio Emilia insieme a Luca Ferrari, seguace di quella fronda moderna che intende distaccarsi dal classicismo di Guido Reni. L’opera, che parafrasa i versi di Tasso, carica con forte erotismo il racconto giocando sulla contrapposizione barocca tra il dardo appuntito e la mollezza del seno, mentre La decollazione del Battista è una rappresentazione teatrale con accenti caravaggeschi.
“Reniani in libertà” li chiamava Carlo Volpe, veri innovatori come Boulanger, che rappresenta in modo dinamico l’allegoria della storia, Luca Ferrari, che nel San Giovanni Evangelista segna un rapporto diretto e profondo con lo stesso Caravaggio, Guercino, con l’opera giovanile dell’Assunta e Michele Desubleo, allievo di Reni legato a Modena perchè piaceva agli Estensi. E ancora Ludovico Lana, che viene da Ferrara e impara dal Guercino e nel San Sebastiano, documentato nelle raccolte di Palazzo Ducale, presenta elementi guercineschi. Infine Francesco Stringa, il pittore modenese più importante del secondo Seicento, famoso per le sue pale d’altare ma anche come pittore di cavalletto che, frequentando le raccolte ducali, si forma sulla grande pittura veneta del Cinquecento. Nel bellissimo volto di Sibilla si ritrovano la sua attività all’Accademia del Nudo e i riferimenti agli studi di teste di Annibale Carracci.

Autore: Francesca Baboni

Fonte: www.artribune.com, 8 ago 2021

TAORMINA (Me). Umberto Mastroianni. Dalla figurazione all’astrattismo. 1939-1996.

Sembreranno arrivare dal futuro quelle undici grandi sculture di Umberto Mastroianni che, fino al 5 novembre 2021, sotto i raggi inclementi del sole siciliano o di notte, alla morbida luce della luna, presidieranno come un piccolo luminoso esercito in bronzo le mura ciclopiche di Naxos, la prima colonia dei greci in Sicilia: una lunga teoria di guerrieri dalle forme astratte e futuriste che introdurrà i visitatori verso l’antica polis, solo in parte svelata dagli scavi.
UMBERTO MASTROIANNI, Ritratto di donna, maschera in bronzo, 1939 lgtL’occasione è quella di “Umberto Mastroianni. Dalla figurazione all’astrattismo. 1939-1996”, mostra articolata fra Naxos e Isola Bella “che – spiega la direttrice del Parco Archeologico Naxos Taormina, l’archeologa Gabriella Tigano – completa l’offerta culturale dedicata all’arte contemporanea per questa estate 2021. Un progetto di ampio respiro avviato nel mese di maggio con le sculture di Pietro Consagra al Teatro Antico di Taormina (fino al 30 ottobre), proseguito con “Le Cento Sicilie. Il più ibrido dei continenti”, collettiva di pittura con dodici artisti siciliani contemporanei (Taormina, Palazzo Ciampoli fino al 14 novembre) e che adesso vede il contributo di Mastroianni a integrare l’esperienza di conoscenza dei visitatori attratti dall’offerta di beni archeologici del Parco”.
In mostra nei due siti di Naxos e Isola Bella saranno trenta sculture dell’artista frusinate, zio del popolare attore Marcello: i volti e le maschere in bronzo degli anni Trenta, quando un Umberto Mastroianni ancora ventenne guardava al modello classico come canone guida; le opere della maturità, dinamiche e imponenti, dove – sulle tracce di Boccioni – è evidente la lezione del futurismo e dell’astrattismo; fino alle ultime creazioni degli anni Novanta quando, a siglare l’ultima stagione di ricerca, Mastroianni abbandona il peso, la durezza e l’opaca matericità del bronzo preferendogli la leggerezza, la trasparenza e la colorata liquidità del vetro. Opere, queste ultime, che saranno allestite all’interno della storica Villa Bosurgi a Isola Bella, da poco restituita alla fruizione del pubblico dopo i lavori di manutenzione straordinaria finanziati dal Parco Naxos Taormina, gestore del sito e del monumento architettonico, primo esempio di bioarchitettura del secolo scorso.
UMBERTO MASTROIANNI, Elemento, scultura in vetro rosso, 1996 lgt (cm 54x50x10)La mostra di Mastroianni (Fontana Liri, FR 1910 – Marino, RM 1998), da un’idea di Gigliola Magistrelli e di Lorenzo Zichichi, ha la curatela di Giordano Bruno Guerri, Paola Molinengo Costa (Centro Studi Umberto Mastroianni) e Victoria Noel Johnson e arriva a Naxos e Isola Bella dopo due tappe – con un numero ridotto di opere – a Erice e Lipari. Per questa esposizione che conclude la mostra itinerante in Sicilia, le trenta sculture documentano la produzione del maestro in un arco temporale di oltre cinquant’anni.
“La mostra delle sculture di Umberto Mastroianni a Naxos e Isola Bella – sottolinea l’assessore Alberto Samonà – conferma la versatilità dei siti archeologici, spazi senza tempo, dove l’arte contemporanea può trovare una sua dimensione narrativa, cedendo suggestioni ai visitatori e rigenerando luoghi, storie e percezioni. Dopo Consagra al Teatro Antico e la pittura dei dodici artisti de “Le Cento Sicilie” a Palazzo Ciampoli, le trenta sculture di Mastroianni a Naxos e Isola Bella completano la straordinaria offerta culturale del Parco archeologico Naxos Taormina nel segno della bellezza e della qualità. Come assessore regionale dei beni culturali e dell’identità siciliana sto portando avanti un percorso di valorizzazione dei luoghi della cultura della nostra Sicilia, che passa anche per grandi iniziative di respiro nazionale e internazionale proprio come questa”.
UMBERTO MASTROIANNI, Kermesse, scultura in bronzo, 1987 (cm 39x21x0,8) lgt“Di sé – commenta Giordano Bruno Guerri – Mastroianni diceva ‘Ho sempre avuto bisogno di spazio, altura, di verde attorno a me, per poter lavorare bene”. Ecco dunque la chiave per leggere le sue opere che oggi, fra l’area archeologica di Naxos e il sito di Isola Bella, potranno continuare a dialogare con la natura, il cielo. Persino con il mare, esperienza sublime per uno scultore la cui opera è concepita per essere attraversata dallo spazio circostante e, a sua volta, per esserne attraversata”.
Alla mostra è dedicato un catalogo per i tipi de Il Cigno GG Edizioni. Il volume, che raccoglierà gli scatti dell’allestimento in situ nel Parco archeologico di Naxos e a Isola Bella – come è prassi della casa editrice, che documenta e valorizza il progetto espositivo nei siti monumentali – è in lavorazione e andrà in stampa dopo l’inaugurazione.

Info:
Parco Archeologico Naxos – Taormina – 0942 51.001 – 0942 628.738
Visite a Naxos e Isola Bella fino al 5 novembre tutti i giorni, dalle 9 alle 19. Il biglietto integrato – sito e mostra – costa 5 euro (confermate le riduzioni da regolamento).
Il Parco archeologico, oggi denominato di Naxos–Taormina è stato istituito nel 2007 e gode di autonomia scientifica, di ricerca e organizzativa, amministrativa e finanziaria. Dal 2013 il Parco ha la gestione di alcuni tra i più importanti siti monumentali e paesaggistici della provincia di Messina: il Museo e l’area archeologica di Naxos; il Teatro Antico e l’Odèon di Taormina; Villa Caronia (sede direzionale del Parco); il Museo naturalistico di Isolabella, le aree archeologiche di Francavilla e il M.A.FRA il nuovo museo archeologico della città, inaugurato nell’ottobre 2020. Dal 2019 sono gestiti dal Parco, Palazzo Ciampoli (Taormina), il Monastero e la Chiesa Basiliana dei Santi Pietro e Paolo (Casalvecchio Siculo) e si attesta all’Ente anche Castel Tauro. Dal giugno 2019 il Parco è diretto dall’archeologa Gabriella Tigano. Fra i grandi eventi gestiti dal Parco e che hanno visto protagonista il Teatro Antico di Taormina – secondo sito più visitato in Sicilia dopo la Valle dei Templi – figurano il G7 nel maggio 2017 e la visita del Dalai Lama nel settembre dello stesso anno. Nel corso del 2019 i siti del Parco Naxos Taormina hanno toccato per la prima volta lo storico record di 1.033.656 visitatori (esclusi gli oltre 150.000 spettatori degli eventi serali nel Teatro Antico di Taormina nel periodo tra giugno e settembre).
Ufficio Stampa “Parco Archeologico Naxos-Taormina”
Melamedia | Carmela Grasso | info@melamedia.it | 349.26.84.564 | www.melamedia.it