Archivi autore: Redazione

Rita Ravà, una promessa della pittura.

All’inizio del Ventesimo secolo non era facile affermarsi come pittrice. Eppure Rita Ravà (1886-1973) c’era riuscita, tanto da essere annoverata tra le donne artiste più promettenti del suo tempo. Era giovane e di buona famiglia, ma ambiziosa e volitiva, anche se nella Venezia di fine Ottocento il destino di una ragazza non era certo quello di fare l’artista: non è un caso che i genitori di Rita, Achille e Ida, l’avessero iscritta alla scuola Piscopia, un istituto femminile per la preparazione delle maestre. Ma già in quegli anni Rita aveva dimostrato un buon talento per il disegno, tanto da convincerla ad abbracciare la pittura come scelta di vita, assecondata dai genitori, che le trovarono due ottimi insegnanti privati.
Il primo era Vincenzo De Stefani, ritrattista di fama e insegnante all’Accademia di Venezia: il rapporto con Rita è eccellente, tanto da dedicarle un ritratto femminile con queste parole: “A Rita Ravà che fu scolara unica”. La data è il 1904, quando Rita aveva diciotto anni, e possiamo supporre che potesse essere il suo ritratto.
Il secondo insegnante, sempre rigorosamente privato perché alle donne del ceto di Rita non era consigliata la frequentazione dell’Accademia di Belle Arti, si chiamava Vittorio Emanuele Bressanin ed era autore della volta affrescata del salone del conservatorio Benedetto Marcello a Palazzo Pisani. Anche lui aveva riconosciuto subito il valore della Ravà, tanto da dedicarle un ventaglio dipinto con una scena allegorica con tanto di dedica: “A Rita Ravà perché mia sola e intelligente allieva“.
Ravà apprese molto da entrambi, ma sviluppò molto presto uno stile proprio, con accenti di notevole modernità all’interno di un repertorio piuttosto tradizionale, giocato soprattutto su scene di paesaggi veneziani, eseguite con pennellate libere e gestuali, giochi di luce e scelte cromatiche lontane dagli accademismi ottocenteschi e vicine all’Impressionismo francese. Poco tempo dopo cominciarono le prime uscite pubbliche, forse incoraggiate da Bressanin.
Unopera-di-Rita-Rava.-Courtesy-Pietro-Mari-8Nel 1909 la Ravà figurava tra le pochissime artiste donne presenti alla mostra estiva dell’Opera Bevilacqua La Masa a Ca’ Pesaro, una rassegna di alta qualità dedicata ai giovani talenti, ancora esclusi dalla Biennale. L’anno successivo venne invitata alla prima esposizione dedicata alle donne artiste in Italia: la I Esposizione internazionale femminile di Belle Arti presso la Mole Antonelliana di Torino, patrocinata dalla rivista La Donna, che vide la partecipazione di più di 200 artiste, per un totale di 481 opere esposte, in modo da mostrare in “un’unica visione tutto quanto di notevole e di promettente ha saputo fare e promette fare l’ingegno e l’estro femminile”.
L’iniziativa ebbe un grande successo, sia di pubblico che di vendite: furono comprate ben 51 opere, tra le quali 8 dipinti, per un totale di 1740 lire ‒ acquistati dalla Regina Margherita di Savoia, collezionista molto attenta ai giovani talenti. Non è un caso che tra gli acquisti per l’ampia collezione reale, dove erano presenti diverse opere di pittori veneti, figurasse anche Impressioni veneziane di Rita Ravà, presente all’esposizione con altri due dipinti, Primavera al Lido e Fra due fuochi.
Nel 1911 partecipò con una sola tela, Impressione veneziana, all’Esposizione Annuale della Permanente di Milano, che riuniva 385 opere di 183 artisti, di cui solo 17 donne: la sua arte così moderna, capace di trattare soggetti tradizionali con un’intensità atmosferica notevole, piaceva sempre di più. Due anni dopo, a Torino, si inaugurò la II Esposizione internazionale femminile di Belle Arti al Palazzo Stabile del Valentino, con la partecipazione di oltre 600 artiste e circa 1200 opere. Definita “la biennale veneziana dell’arte femminile”, totalizzò 14000 visitatori in due mesi, e fu accolta con grande favore anche dalla critica. Sulla rivista Emporium Alfredo Vinardi, grande sostenitore della mostra, nomina tra le promesse anche la Ravà, presente a Torino con l’opera Canale, al prezzo di 100 lire.
Rita nel 1913 aveva solo ventisette anni ed era considerata un talento in ascesa, ma la sua carriera era destinata a interrompersi per sempre. Nel 1912 aveva sposato Gino Rossi, e l’anno seguente era nato il primo di tre figli e probabilmente le incombenze familiari non si potevano conciliare con una carriera artistica promettente ma abbandonata sul nascere.
Rita morì nel 1973 e del suo lavoro rimangono oggi poche citazioni in cataloghi e giornali dell’epoca, ma il suo nome uscirà dall’oblio grazie alle ricerche di sua nipote Fiorella Bassan, autrice di una monografia di prossima pubblicazione.

Autore: Ludovico Pratesi

Fonte: www.artribune.com, 8 ago 2021

TAORMINA (Me). Umberto Mastroianni. Dalla figurazione all’astrattismo. 1939-1996.

Sembreranno arrivare dal futuro quelle undici grandi sculture di Umberto Mastroianni che, fino al 5 novembre 2021, sotto i raggi inclementi del sole siciliano o di notte, alla morbida luce della luna, presidieranno come un piccolo luminoso esercito in bronzo le mura ciclopiche di Naxos, la prima colonia dei greci in Sicilia: una lunga teoria di guerrieri dalle forme astratte e futuriste che introdurrà i visitatori verso l’antica polis, solo in parte svelata dagli scavi.
UMBERTO MASTROIANNI, Ritratto di donna, maschera in bronzo, 1939 lgtL’occasione è quella di “Umberto Mastroianni. Dalla figurazione all’astrattismo. 1939-1996”, mostra articolata fra Naxos e Isola Bella “che – spiega la direttrice del Parco Archeologico Naxos Taormina, l’archeologa Gabriella Tigano – completa l’offerta culturale dedicata all’arte contemporanea per questa estate 2021. Un progetto di ampio respiro avviato nel mese di maggio con le sculture di Pietro Consagra al Teatro Antico di Taormina (fino al 30 ottobre), proseguito con “Le Cento Sicilie. Il più ibrido dei continenti”, collettiva di pittura con dodici artisti siciliani contemporanei (Taormina, Palazzo Ciampoli fino al 14 novembre) e che adesso vede il contributo di Mastroianni a integrare l’esperienza di conoscenza dei visitatori attratti dall’offerta di beni archeologici del Parco”.
In mostra nei due siti di Naxos e Isola Bella saranno trenta sculture dell’artista frusinate, zio del popolare attore Marcello: i volti e le maschere in bronzo degli anni Trenta, quando un Umberto Mastroianni ancora ventenne guardava al modello classico come canone guida; le opere della maturità, dinamiche e imponenti, dove – sulle tracce di Boccioni – è evidente la lezione del futurismo e dell’astrattismo; fino alle ultime creazioni degli anni Novanta quando, a siglare l’ultima stagione di ricerca, Mastroianni abbandona il peso, la durezza e l’opaca matericità del bronzo preferendogli la leggerezza, la trasparenza e la colorata liquidità del vetro. Opere, queste ultime, che saranno allestite all’interno della storica Villa Bosurgi a Isola Bella, da poco restituita alla fruizione del pubblico dopo i lavori di manutenzione straordinaria finanziati dal Parco Naxos Taormina, gestore del sito e del monumento architettonico, primo esempio di bioarchitettura del secolo scorso.
UMBERTO MASTROIANNI, Elemento, scultura in vetro rosso, 1996 lgt (cm 54x50x10)La mostra di Mastroianni (Fontana Liri, FR 1910 – Marino, RM 1998), da un’idea di Gigliola Magistrelli e di Lorenzo Zichichi, ha la curatela di Giordano Bruno Guerri, Paola Molinengo Costa (Centro Studi Umberto Mastroianni) e Victoria Noel Johnson e arriva a Naxos e Isola Bella dopo due tappe – con un numero ridotto di opere – a Erice e Lipari. Per questa esposizione che conclude la mostra itinerante in Sicilia, le trenta sculture documentano la produzione del maestro in un arco temporale di oltre cinquant’anni.
“La mostra delle sculture di Umberto Mastroianni a Naxos e Isola Bella – sottolinea l’assessore Alberto Samonà – conferma la versatilità dei siti archeologici, spazi senza tempo, dove l’arte contemporanea può trovare una sua dimensione narrativa, cedendo suggestioni ai visitatori e rigenerando luoghi, storie e percezioni. Dopo Consagra al Teatro Antico e la pittura dei dodici artisti de “Le Cento Sicilie” a Palazzo Ciampoli, le trenta sculture di Mastroianni a Naxos e Isola Bella completano la straordinaria offerta culturale del Parco archeologico Naxos Taormina nel segno della bellezza e della qualità. Come assessore regionale dei beni culturali e dell’identità siciliana sto portando avanti un percorso di valorizzazione dei luoghi della cultura della nostra Sicilia, che passa anche per grandi iniziative di respiro nazionale e internazionale proprio come questa”.
UMBERTO MASTROIANNI, Kermesse, scultura in bronzo, 1987 (cm 39x21x0,8) lgt“Di sé – commenta Giordano Bruno Guerri – Mastroianni diceva ‘Ho sempre avuto bisogno di spazio, altura, di verde attorno a me, per poter lavorare bene”. Ecco dunque la chiave per leggere le sue opere che oggi, fra l’area archeologica di Naxos e il sito di Isola Bella, potranno continuare a dialogare con la natura, il cielo. Persino con il mare, esperienza sublime per uno scultore la cui opera è concepita per essere attraversata dallo spazio circostante e, a sua volta, per esserne attraversata”.
Alla mostra è dedicato un catalogo per i tipi de Il Cigno GG Edizioni. Il volume, che raccoglierà gli scatti dell’allestimento in situ nel Parco archeologico di Naxos e a Isola Bella – come è prassi della casa editrice, che documenta e valorizza il progetto espositivo nei siti monumentali – è in lavorazione e andrà in stampa dopo l’inaugurazione.

Info:
Parco Archeologico Naxos – Taormina – 0942 51.001 – 0942 628.738
Visite a Naxos e Isola Bella fino al 5 novembre tutti i giorni, dalle 9 alle 19. Il biglietto integrato – sito e mostra – costa 5 euro (confermate le riduzioni da regolamento).
Il Parco archeologico, oggi denominato di Naxos–Taormina è stato istituito nel 2007 e gode di autonomia scientifica, di ricerca e organizzativa, amministrativa e finanziaria. Dal 2013 il Parco ha la gestione di alcuni tra i più importanti siti monumentali e paesaggistici della provincia di Messina: il Museo e l’area archeologica di Naxos; il Teatro Antico e l’Odèon di Taormina; Villa Caronia (sede direzionale del Parco); il Museo naturalistico di Isolabella, le aree archeologiche di Francavilla e il M.A.FRA il nuovo museo archeologico della città, inaugurato nell’ottobre 2020. Dal 2019 sono gestiti dal Parco, Palazzo Ciampoli (Taormina), il Monastero e la Chiesa Basiliana dei Santi Pietro e Paolo (Casalvecchio Siculo) e si attesta all’Ente anche Castel Tauro. Dal giugno 2019 il Parco è diretto dall’archeologa Gabriella Tigano. Fra i grandi eventi gestiti dal Parco e che hanno visto protagonista il Teatro Antico di Taormina – secondo sito più visitato in Sicilia dopo la Valle dei Templi – figurano il G7 nel maggio 2017 e la visita del Dalai Lama nel settembre dello stesso anno. Nel corso del 2019 i siti del Parco Naxos Taormina hanno toccato per la prima volta lo storico record di 1.033.656 visitatori (esclusi gli oltre 150.000 spettatori degli eventi serali nel Teatro Antico di Taormina nel periodo tra giugno e settembre).
Ufficio Stampa “Parco Archeologico Naxos-Taormina”
Melamedia | Carmela Grasso | info@melamedia.it | 349.26.84.564 | www.melamedia.it

ROMA. L’Inferno di Dante.

Le Scuderie del Quirinale annunciano una nuova straordinaria mostra: dal 15 ottobre 2021 al 9 gennaio 2022 le sale del noto museo romano si trasformeranno nei gironi infernali descritti da Dante Alighieri nella sua Divina Commedia.
Per celebrare i settecento anni dalla morte del Sommo Poeta, la mostra dal titolo “Inferno” a cura di Jean Clair, intende così condurre il visitatore negli Inferi immaginati e narrati da Dante.
In apertura del percorso di visita il pubblico troverà persino il modello di fusione in gesso in scala 1:1 della monumentale e celeberrima Porta dell’Inferno di Auguste Rodin, eccezionalmente concesso in prestito dal Musée Rodin di Parigi.
dante 1A seguire si potranno ammirare più di duecento opere d’arte giunte in prestito da oltre ottanta grandi musei, raccolte pubbliche e prestigiose collezioni private provenienti, non solo dall’Italia e dal Vaticano, ma anche da Francia, Regno Unito, Germania, Spagna, Portogallo, Belgio, Svizzera, Lussemburgo, Bulgaria.
Ad impreziosire la già ricca lista di opere in mostra, nelle prime settimane di apertura, grazie allo straordinario supporto della Biblioteca Apostolica Vaticana, sarà possibile ammirare anche la voragine infernale di Sandro Botticelli, capolavoro indiscusso legato alla grande opera dantesca.
I visitatori saranno accompagnati dai versi della Divina Commedia lungo il percorso che raccoglierà le rappresentazioni che artisti di tutte le epoche, dal Medioevo al Novecento, hanno realizzato per figurare il male, il peccato, i dannati e l’Inferno: tra i capolavori segnaliamo opere di Beato Angelico, Botticelli, Bosch, Bruegel, Goya, Manet, Delacroix, Rodin, Cezanne, von Stuck, Balla, Dix, Taslitzky, Richter, Kiefer.
Prima di lasciare la mostra, il pubblico sarà congedato dall’evocazione salvifica dell’ultimo verso della Cantica: e quindi uscimmo a riveder le stelle.
“Inferno” si inserisce dunque nella programmazione delle celebrazioni dantesche, affermandosi già come uno degli eventi più attesi e spettacolari del prossimo autunno.

Info: Scuderie del Quirinale – via XXIV Maggio, 16 – Roma

Autore: Roberta Pisa

Fonte: www.artribune.com, 23 lug 2021

MILANO. Il corpo e l’anima. Donatello, Michelangelo e 60 anni di scultura.

Il Rinascimento italiano attraverso un importante asse Parigi-Milano: il 21 giugno chiude al Louvre, per aprire dal 21 luglio al 24 ottobre 2021 nelle Sale Viscontee del Castello Sforzesco, Il Corpo e l’Anima, da Donatello a Michelangelo. Scultura italiana del Rinascimento, una mostra che racchiude più di 60 anni, memorabili, di scultura italiana. Un lasso di tempo costellato da molteplici fatti, dal ritorno di Donatello a Firenze nel 1453 fino alla scomparsa di Leonardo e Raffaello, avvenuta rispettivamente nel 1519 e nel 1520.
“Ne ero convinto anche prima, ma dopo averla visitata sono certo che ‘Il Corpo e l’Anima’ sarà la punta di diamante dell’estate cittadina, imperdibile per gli amanti della scultura, sorprendente per i turisti e per i milanesi“, ha scritto sulla propria pagina Facebook un entusiasta Beppe Sala, Sindaco di Milano, al termine della visita in anteprima.
La mostra tratta della manipolazione della materia da parte dei grandi artisti, per far uscire fuori dall’inerte delle sculture vive, capaci di comunicare, conturbare, richiamare tensioni nel profondo, scombussolare le aspettative comuni. Il corpo e l’anima, tema della mostra, è un binomio che solo artisti eccezionali sono riusciti realmente a congiungere, instillando nelle proprie sculture un moto interiore, donando una linfa vitale e la capacità di smuovere nell’osservatore emozioni recondite.
Un percorso concepito unitamente dal Louvre e dal Castello Sforzesco, curato dal conservatore al dipartimento di sculture del Louvre Marc Bormand, da Beatrice Paolozzi Strozzi, (direttrice del Museo del Bargello dal 2001 al 2014) e da Francesca Tasso, conservatrice responsabile delle Raccolte Artistiche del Castello Sforzesco di Milano.
Sono state selezionate 120 opere provenienti da collezioni internazionali: Metropolitan Museum, Kunsthistorisches Museum di Vienna, Prado di Madrid, Museo Nazionale del Bargello di Firenze, Victoria&Albert Museum di Londra e British Royal Collection. Oltre alle opere di Leonardo, Donatello, Raffaello e Michelangelo, sono in mostra i lavori del Pollaiolo, del Verrocchio e del Bambaia, in una narrazione che ricostruisce la centralità delle arti nella cultura umanistica e rinascimentale in Italia; senza dimenticare l’apporto della scienza, esplorata attraverso i campi di anatomia, prospettiva, ottica e, con Leonardo, fisiognomica e grottesco.
La mostra è articolata in quattro sezioni: Guardando gli antichi: il furore e la grazia, che si concentra sull’esasperazione di pose del corpo complesse e ardite; L’arte sacra: commuovere e convincere, sulla volontà di toccare corde profonde nell’anima dello spettatore; Da Dionisio ad Apollo, sui due estremi della figurazione; Roma “Caput mundi”, con un focus su Michelangelo e sulla sua ambizione di superare la natura con l’espressione artistica. Il pubblico potrà, infine, approfondire il tema della Pietà grazie a un’opera video proiettata in loop nella Sala degli Scarlioni – dove si trovava la Pietà Rondanini prima della sua attuale collocazione – verso il termine del percorso. Il video riprende la rappresentazione teatrale Mater strangosciàs di Giovanni Testori, monologo funebre dedicato a Maria di Nazareth, nella rilettura contemporanea della Compagnia Tiezzi-Lombardi.

Info:
Il Corpo e l’Anima, da Donatello a Michelangelo. Scultura italiana del Rinascimento, dal 21 luglio al 24 ottobre 2021
Castello Sforzesco, Corte Ducale, Sale Viscontee – Milano
https://www.milanocastello.it/

Autore: Giorgia Basili

Fonte: www.artribune.com, 20 lug 2021

TORINO / SUSA. Il Rinascimento europeo di Antoine de Lonhy.

Antoine de Lonhy (documentato dal 1446 in Borgogna – morto verso il 1490 nel ducato di Savoia) è stato un artista itinerante, fra la Borgogna, la Francia meridionale (Tolosa) la Catalogna (Barcellona), la Savoia e il Piemonte. Attivissimo come pittore, si dedicò anche ad altre forme di espressione figurativa: la scultura, la miniatura, la pittura di vetrate, il ricamo.
Nonostante l’altissima qualità della sua produzione, e la grande attività lavorativa, fu colpito più di tanti altri dal radicale mutamento nel gusto verificatosi nel XVI secolo, e dalle vicende complesse del patrimonio artistico della fine del Medioevo. Le sue opere furono disperse, spesso malamente smembrate e danneggiate, al punto che se ne dimenticò del tutto l’esistenza. Per un certo tempo, molte opere sono state riunite sotto le diverse denominazioni convenzionali, quali Maestro delle Ore di Saluzzo e Maestro della Trinità di Torino. Solo in anni molto recenti si è compreso che si trattava di un unico autore, e pazienti ricerche d’archivio hanno condotto ai pochi dati biografici oggi disponibili su questo sfuggente personaggio.
Una grande occasione per valutare l’importanza della sua personalità è data da una grande esposizione dal titolo «Il Rinascimento europeo di Antoine de Lonhy» in due sedi coordinate: a Susa, presso il Museo Diocesano, è in corso la mostra curata da Vittorio Natale, che sarà visitabile fino al 10 ottobre; a Palazzo Madama, dal 23 settembre al 9 gennaio 2022, il percorso espositivo sarà completato con una mostra curata da Simone Baiocco e Simonetta Castronovo.
Particolarmente stimolante sarà la possibilità di visitare le due mostre in successione, nel periodo di apertura congiunta.

SUSA (To). Il Museo Diocesano di Susa è una delle due sedi nelle quali, dal 10 luglio al 10 ottobre 2021, si articola la mostra «Il Rinascimento europeo di Antoine de Lonhy», concepita e organizzata in stretta complementarietà con Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica di Torino (che aprirà dal 23 settembre 2021 al 9 gennaio 2022). Il progetto espositivo è realizzato con il sostegno della Compagnia di San Paolo, la sponsorizzazione tecnica della Società Reale Mutua di Assicurazioni e il contributo della Città di Susa.
La scelta della sede valsusina è motivata dal legame particolarmente stretto che l’artista di origine borgognona ebbe con la Valle di Susa. L’unico documento savoiardo attualmente noto del pittore lo dice infatti abitante nel 1462 ad Avigliana. Alla Valle di Susa si legano inoltre diverse testimonianze dell’attività del pittore – come un frammentario polittico della Galleria Sabauda di Torino proveniente dalla frazione Battagliotti di Avigliana (presente in mostra a Susa) e gli affreschi dell’abbazia della Novalesa – o della sua bottega e di suoi stretti seguaci, tra cui il polittico oggi presso la Parrocchiale di Novalesa (proveniente dall’abbazia) e un ciclo di affreschi che orna la cappella della Madonna delle Grazie a Foresto (Bussoleno).
Al Museo Diocesano l’esposizione, curata da Vittorio Natale, è incentrata su una quarantina di opere, alcune delle quali mai esposte al pubblico, provenienti da diverse collezioni pubbliche e private. Da una parte, la mostra focalizza lo stretto legame di de Lonhy con la Valle di Susa e con la Valle d’Aosta – dove nella collegiata di Sant’Orso del capoluogo si conservava un grandioso polittico scolpito, progettato e dipinto da Antoine per il priore Georges de Challant – dall’altra, viene evidenziata l’influenza esercitata da Antoine de Lonhy su altri artisti, fra cui pittori suoi seguaci o collaboratori e, soprattutto, scultori e plasticatori.
Durante il periodo di apertura della mostra verranno organizzati, in collaborazione con alcuni Comuni della Valle di Susa e con la Regione Valle d’Aosta, itinerari a tema, aperture straordinarie di monumenti e visite guidate, che permetteranno di evidenziare la profonda influenza esercitata sul territorio da questo artista, attivo in Borgogna, a Tolosa e a Barcellona prima di approdare nel ducato sabaudo. Ciò permette di completare il percorso espositivo con opere inamovibili custodite in monumenti normalmente poco esplorati e di valorizzare e meglio far conoscere il ricco patrimonio artistico che si conserva nel territorio delle due valli.
La mostra di Susa sarà tra l’altro l’occasione per vedere finalmente esposte le due tavole lignee provenienti dalla chiesa di Santa Maria di Vezzolano, riconosciute come opera di un artista strettamente legato al de Lonhy ed originariamente usate come ante di una teca che racchiudeva il complesso scultoreo dell’altare di Carlo VIII. Il restauro delle due grandi tavole, dipinte da entrambi i lati, è ancora in corso ad opera del laboratorio Nicola di Aramengo (sono ora visibili tre delle quattro facciate), ed è stato interamente finanziato grazie alla raccolta di fondi effettuata in questi ultimi due anni in occasione dell’esposizione del Presepe di Anna Rosa Nicola.
Per approfondire la figura di questo pittore consigliamo un volume di recente edizione: Frédéric Elsig, Antoine de Lonhy, Silvana Edtoriale 2018 (due edizioni, in italiano e in francese), oltre ovviamente al corposissimo catalogo delle due mostre, con studi molto dettagliati e numerosissime eccellenti illustrazioni: Simone Baiocco e Vittorio Natale (curatori), Il Rinascimento europeo di Antoine de Lonhy, Sagep editori 2021.

TORINO. Il Rinascimento europeo di Antoine de Lonhy, da 23 Settembre 2021 a 9 Gennaio 2022
La mostra punta a ricomporre la figura di Antoine de Lonhy, un artista poliedrico che fu pittore, miniatore, maestro di vetrate, scultore e autore di disegni per ricami, e ne illustra l’impatto straordinariamente importante per il rinnovamento del panorama figurativo del territorio dell’attuale Piemonte nella seconda metà del Quattrocento. Venuto a contatto con la cultura fiamminga, mediterranea e savoiarda, de Lonhy fu portatore di una concezione europea del Rinascimento, caratterizzata dalla capacità di sintesi tra diversi linguaggi figurativi.
Il percorso espositivo della mostra è articolato su due sedi, Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica di Torino (dal 23 settembre 2021 al 9 gennaio 2022) e il Museo Diocesano di Susa (dal 10 luglio al 10 ottobre 2021), e intende evidenziare i viaggi, gli spostamenti e la carriera itinerante attraverso l’Europa di un artista che nelle sue opere riunì insieme elementi e influssi dalla Borgogna, dalla Provenza, dalla Catalogna e dalla Savoia.
L’esposizione conta sulla curatela di Simone Baiocco e Simonetta Castronovo per la sezione di Torino, e di Vittorio Natale per la sezione di Susa.