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VENEZIA. Ana Tzarev. The life of flowers.

Nelle sale del Museo Diocesano Sant’Apollonia a Venezia, presso il Ponte della Canonica, è in corso fino al 24 novembre 2013, la mostra “Ana Tzarev. The life of flowers”. Vengono esposti, nell’ambito della Biennale, gli ultimi lavori della pittrice croata, ma naturalizzata americana, che si caratterizza per una particolare attenzione verso i fiori, con pennellate precise e vivaci, tinte luminose che riscrivono profili, forme e contenuti di immagini materiali. I soggetti della Tzarev si inseriscono in una tradizione che è possibile rintracciare nelle ninfee di Monet, nei fiori futuristi di Balla, in quelli intimisti di De Pisis, nei vasi di fiori di Buffet, in quelli secchi di Mafai o rigogliosi di O’Kleefe, fino a quelli carichi di morte di Warhol.
Come ha scritto Edward Lucie-Smith, “Ana Tzarev è una pittrice dinamica e visionaria perché ha un costante desiderio di ricreare nelle sue opere, attraverso un particolare linguaggio dell’immagine, la realtà che la circonda”.
I suoi fiori prendono forma quasi come su un palcoscenico, diventando gli attori protagonisti di una narrazione che è costituita da cambi di modulazione continui e da prospettive di luce che avvolgono le opere dal di dentro per poi condividerne il calore e la limpidezza. Nitide le scelte prospettiche, sereni gli spunti di osservazione, arricchiti da una materia densa che dà valore alle persone e alle cose.
Nata nel 1937 in Croazia, la Tzarev ha vissuto per molti anni in Nuova Zelanda ed è conosciuta per i suoi dipinti di grandi dimensioni, caratterizzati da colore puro e vibrante e da densità materica, con risultati assai riconoscibili quanto a impronta stilistica e potenza emotiva delle immagini in cui ha rievocato ritualità e vita quotidiana di villaggi fuori della storia, riflettendo nella propria pittura una notevole curiosità e conoscenza della vita e delle tradizioni culturali dei paesi che ha visitato.
“I miei quadri – ci ha detto – raccontano storie ricche di diversità, i costumi e le tradizioni che la civiltà forma nel tempo. Ho documento la cultura di oggi per le generazioni future in modo che possano guardare indietro con orgoglio il proprio patrimonio e anche apprezzare le diverse culture che arricchiscono il mondo”.
Nella conoscenza di storia e antropologia culturale di terre diverse come l’Africa, il Giappone, le Hawaii, la Thailandia, la pittrice rimane quasi avvolta in una dimensione ineffabile, evasiva, impalpabile, tanto quanto carnali ed evidenti sono i suoi fiori; questa sua ossessione è un mezzo per arrivare ad una sorta di armonia universale.
Le sue opere sono chiaramente riconoscibili per la loro vivacità di colori e l’abbondante uso di tonalità, come ha sottolineato il critico russo Alexander Borovsky descrivendone lo stile: “Ana Tzarev ha imparato come “catturare” le tecniche pittoriche molto rapidamente. Ha sviluppato uno stile potente e gestuale con una energia non dissimile da quella caratteristica dei post-impressionisti: un colore aperto, un tratto di pennello tridimensionale, o meglio, un fuoco di colpi alla deriva nello spazio ottico, un trionfo dell’approccio de-riflettente, spinto verso l’acquisizione e la padronanza di segnali della natura”.
Quella che l’artista vuole affermare è dunque la capacità dei fiori di creare un linguaggio comune tra le diverse culture, ricreando sulla tela, con spesso e vivace cromatismo, una varietà di fiori provenienti da tutto il mondo, a testimonianza dell’importanza dell’arte come forza creatrice di positività e comunicazione interculturale.
Ha scritto Marco Tonelli: “Più di fiori, ad essere onesti, questi fiori di grandi dimensioni notevoli assomigliano le fauci di animali selvatici minacciosi e desiderosi, e anche volti umani pieni di vita e di passioni e, infine, i sentimenti, gli eccessi del corpo e della psiche. Ecco allora la dimensione metaforica segue quello storico, in cui il fiore è anche un cliché della femminilità, di bellezza e fragilità, di ciò che è fugace, stagionale e deperibile, pulsante e impaziente”.
La mostra è realizzata in collaborazione con il Museo Diocesano di Venezia.

Info:
Venezia, Museo Diocesano di Sant’Apollonia, fino al 24 novembre 2013
Ingresso libero – Orario: 10,00 / 18,00 mercoledì chiuso
Venezia, Castello 4312, Ponte della Canonica – Tel. 041/5229166
Ufficio Stampa: Studio Antonio Dal Ponte (Segreteria organizzativa)
San Polo 622, 30125 Venezia
Tel. 041/5239315 – 0041/2417651 (fax) – studiodalponte@libero.it

TORINO. Presentati i dati della Cultura in Piemonte.

L’Osservatorio Culturale del Piemonte ha presentato la Relazione Annuale, il rapporto che fa il punto della situazione su consumi, risorse economiche e produzione in ambito culturale in Piemonte nel 2011 e nel 2012.
Alla presenza delle principali istituzioni pubbliche e private locali e di un nutrito pubblico di operatori culturali, sono stati illustrati i dati principali su musei, beni culturali, spettacolo dal vivo, cinema e sulle risorse investite in questi ambiti.
Alle analisi dei ricercatori dell’Osservatorio Culturale e del Direttore, Luca Dal Pozzolo, hanno contribuito in questa sede gli interventi dell’Istituto Nazionale di Statistica ISTAT nella persona del primo ricercatore Annalisa Cicerchia e di Marcello La Rosa e Maurizio Maggi dell’IRES Piemonte che hanno fornito uno spaccato rispettivamente dello stato della cultura in Italia e del contesto socio economico piemontese, entro cui la produzione e il consumo di cultura si inseriscono.
Da segnalare anche i dati illustrati circa il clima di opinione dei Piemontesi rispetto alle istituzioni culturali e agli investimenti pubblici in questo ambito.

Per approfondimenti si allega il RELAZIONE OCP COMPLETA. Cultura in Piemonte 2011-2012.

Fonte dati:
Fondazione Fitzcarraldo – Via Aosta 8 –  10152 Torino Italy
T. 0039 011.5099317

Autore: Renzo De Simone

Allegato: Relazione Annuale 2011 – 2012 Cultura in Piemonte.pdf

Fonte:MiBAC – Ministero per i Beni e le Attività Culturali

VENARIA REALE (To). Il Cavalier calabrese Mattia Preti. Un artista tra Caravaggio e Luca Giordano.

Organizzata in occasione del IV Centenario della nascita di Mattia Preti e curata da Vittorio Sgarbi, la mostra propone un’importante selezione di una trentina di capolavori del pittore calabrese, uno dei maggiori esponenti dell’arte italiana del Seicento, nominato Cavaliere da Papa Urbano VIII.
Le opere di Preti sono presentate accanto ad importanti dipinti di Caravaggio e Luca Giordano che documentano le fonti, le influenze e gli esiti della sua originale ricerca pittorica.

Info:
tel. 011 4992333
Prezzo: intero € 12,00 – ridotto € 7,00
Reggia di Venaria Reale, fino al 15 set 2013
Orari: martedì, mercoledì, giovedì, venerdì: dalle ore 9.00 alle 17.00 (ultimo ingresso ore 15.30)
sabato e domenica: dalle ore 9.00 alle 20.00 (ultimo ingresso ore 18.30)
lunedì: chiusura (tranne eventuali giorni festivi, che hanno gli stessi orari della domenica)

CODROIPO (Ud). Giorgio Celiberti Diario (1947 – 2013).

Il percorso espositivo, antologico, mette in risalto l’itinerario mentale di un uomo che ha fatto dell’arte l’essenza della propria vita. Le tempere, gli oli, gli affreschi, i vetri, le sculture, i colori, i suoni, le parole inanimate prendono forma, diventano poesia e nella loro unicità dialogano con lo spettatore che vorrà intraprendere il cammino per la conoscenza dell’artista.
Il romanzo dell’arte plasmato nell’arco di quasi settant’anni è qui narrato in cinque fasi attraverso trecento esperienze nella quasi totalità inedite, vissute tra il 1947 e il 2013.
Gli esordi, il periodo romano, Terezin, l’affresco e l’interesse archeologico, la scultura si dipanano lungo un percorso ove opere e ambienti si integrano perfettamente. Il percorso espositivo si sviluppa a partire dalla giovinezza in cui la produzione è caratterizzata da una tavolozza accesa e squillante, influenzata dalle suggestioni dei suoi soggiorni a Venezia, Parigi, Bruxelles, Londra e Sud America.
Tornato in patria nel 1958 si stabilì a Roma. Questo è il periodo in cui le opere sono influenzate dalla maniera di Guttuso, anche se i suoi soggetti si dilatano sino a giungere ad uno sfaldamento che rende i contorni simili a presenze positivo-negative, che lasciano presagire i successivi sviluppi verso il segnismo.
Nel 1965 Celiberti che aveva già cominciato a cedere alla pittura di gesto, dopo la visita al campo di prigionia di Terezin presso Praga, dove migliaia di bambini ebrei trovarono la morte, cominciò ad affidare il suo estro pittorico al segno contraddistinto da colori scuri. Sviluppò il suo discorso dando vita a una serie di quadri in cui compaiono i simboli di quell’ esperienza: scritte, croci, simboli nazisti, numeri, cuori, farfalle.
I segni si fecero via via incisioni che richiedevano una superficie più adatta allo scavo. Nascono così all’inizio degli anni Settanta gli affreschi, in cui oltre al motivo del Lager sviluppa il suo interesse per le vestigia del passato. Ritorna l’interesse per la figura indagata attraverso forme antropomorfe simili a impronte fossili e da un viaggio presso la Necropoli di Porto nascono i Muri nei quali ciò che conta è il modo di trattare la materia.
Negli ultimi anni la sua ricerca si focalizza sulla scultura in cui si attesta la prolungata ricerca di variazione di una composizione di base, perlopiù costruita con i medesimi segni che sono il risultato di una ricerca assidua in continuo divenire.
Cavalli, Gatti, Uccelli dapprima e poi Stele, Cippi, Bassorilievi raggiungono un’osmosi perfetta con la sua pittura astratto-espressionista. “Nell’arte trovo l’universo che amo”. Questa breve frase, dice molto di più di ogni commento ed elaborazione critica che si possa fare sul suo lavoro, le parole dell’artista sottendono una concezione del fare artistico caratterizzata da un costante desiderio di fare, di sperimentare, di imparare.
A tutt’oggi il maestro si mette in costante discussione e fa fronte al suo operato con la stessa energia, che lo ha ininterrottamente accompagnato per tutta la vita.
Il volume che accompagna l’esposizione traccia il percorso umano e figurativo di Celiberti indagato sotto una nuova luce attingendo alle fonti documentarie – inedite – conservate dallo stesso artista.
I contributi in catalogo sono di Massimo Recalcati, Eliana Bevilacqua, Katia Francesca Onofrio e Chiara de Santi.

Info:
La mostra è visitabile presso Villa Manin fino al 22 settembre.
Aperto tutti i giorni dalle 11.00 alle 19.00.
Chiuso il lunedì.