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ASIAGO (Vi). Renato Guttuso e il suo tempo.

Il Comune di Asiago con la collaborazione della Regione Veneto e della Provincia di Vicenza, allestirà per il mese di luglio agosto e settembre 2007, presso il Museo Le Carceri, un’importante mostra-evento.

Artisti: Giacomo Balla, Luigi Bartolini, Afro Basadella, Renato Birolli, Umberto Boccioni, Corrado Cagli, Carlo Carrà, Bruno Cassinari, Marc Chagall, Salvador Dalí, Giorgio De Chirico, Eugen Dragutescu, Pericle Fazzini, Renato Guttuso, Osvaldo Licini, Mino Maccari, Mario Mafai, Antonietta Raphäel Mafai, Giacomo Manzu’, Giuseppe Migneco, Amedeo Modigliani, Giorgio Morandi, Pietro Morando, Ennio Morlotti, Raphael & Mazzacurati, Aligi Sassu, Scipione, Pio Semeghini, Mario Sironi, Ernesto Treccani, Mario Vellani-Marchi, Lorenzo Viani

Nell’ambito del Programma -Asiago Arte – Grandi Mostre per l’Altipiano-, da sabato 7 luglio a domenica 9 settembre 2007, nella prestigiosa sede museale delle ex Carceri di Asiago e’ aperta al pubblico l’esposizione che propone oltre 150 capolavori dedicati all’arte dell’800 e -900.
Organizzata dalla Città di Asiago, in collaborazione con Regione Veneto, la Provincia di Vicenza e sponsor pubblici e privati, la rassegna, curata da Giorgio Barberis e Luca Barsi.
Un’altra grande occasione culturale che testimonia il prestigio d’immagine che gli eventi organizzati dall’Amministrazione Comunale sono in grado di conferire alla Città di Asiago.

Presentare l’opera di Renato Guttuso ad inizio del terzo millennio con una selezionatamostra antologica e’ senza dubbio volerne riconoscere la valenza nazionale ed internazionale ed e’ voler arricchire la conoscenza della sua opera con una panoramica a tutto tondo che renda il meritato omaggio ad un artista di cosi’ grande portata. La rassegna e’ stata infatti concepita con l’intento di avvicinare il grande pubblico al discorso del maestro di Bagheria passando, con una carrellata di circa quaranta opere tra oli e grandi disegni, attraverso tutti i periodi che ne hanno caratterizzato e canonizzato il lavoro. Cosi’, a partire dalle prime opere degli anni della maturità (Tetti di Roma), fino alle espressioni piu’ classiche degli anni Settanta (Natura morta con barattoli), la mostra offre una panoramica selezionatissima di tutto il suo itinerario artistico. Un ensemble ricco di capolavori di epoche e di generi diversi quali: ‘Il lettore di Giornali’, denuncia della condizione sociale di un’epoca di grandi trasformazioni ‘Interno nello studio’ picassiana reinterpretazione di periodo autobiografico; ‘Nudo disteso’, opera che prelude alla serie dei lavori dedicati alla figura femminile ed ispirati dalla contessa Marta Marzotto; ‘Peperoni’ e la serie ‘Addio alle armi’ dedicata al capolavoro di Hemingway. Un itinerario che sottolinea, anche attraverso i piu’ noti temi iconografici,come le nature morte e le vedute d’interni o i paesaggi, la fortissima attenzione che Guttuso ebbe per la realtà e la storia del proprio tempo e che permeo’, dai tempi di Corrente fino all’esperienza delle Avanguardie, tutti i suoi lavori.

Ad integrazione una sezione dedicata al noto Movimento milanese di Corrente, al Fronte Nuovo delle Arti ed alla Scuola Romana di cui Guttuso fu grande sostenitore ed attivo membro, dove compaiono le opere di Ernesto Treccani, Renato Birolli, Bruno Cassinari, Pericle Fazzini, Giacomo Manzu’, Ennio Morlotti, Giuseppe Migneco, Aligi Sassu, Emilio Vedova, ed altri di rilevanza internazionale. Un settore viene infine dedicato a quegli autori che Guttuso -osservo’- per affinare la sua pittura: Chagall, de Chirico, Carrà, Morandi, Balla, Boccioni ed altri autorevoli esponenti del -900 internazionale chiudono cosi’, con la preziosa collezione concessa dal Museo di Moncalvo (AT), una rassegna tesa a sottolineare l’importanza data al grande autore italiano anche all’estero e, soprattutto, finalizzata a canonizzare definitivamente la Città di Asiago come grande punto di incontro artistico del Veneto ad integrazione delle peculiarità storiche.

RENATO GUTTUSO
Da Bagheria, 1912, a Roma, 1987. In questo arco di tempo si svolge la parabola esistenziale e artistica di Renato Guttuso. Nasce a Bagheria, in Sicilia, nel 1912 (lo stesso anno di Aligi Sassu). La sua esistenza vira da un’ipotetica laurea in legge alla carriera di pittore. Dai primi quadri raffiguranti i suoi contadini siciliani e compaesani, sino al celebre ‘Fuga dall’Etna’ del 1937, o all’altrettanto celebre Vuccirria, il mercato popolare di Palermo.
Già da ora, il pittore insegue un’esecuzione prettamente figurativa a cui fanno da corposo contraltare contenutistico temi ancorati al mondo contadino, rurale, popolare: temi sociali o soggetti dichiaratamente politici. Poi giunge a Roma e forma un gruppo con i pittori Birolli, Fontana e Persico. Scoppia la seconda guerra mondiale e l’artista dipinge una serie di quadri dal titolo ‘Gott mit Uns’, ‘Dio e’ con noi’, motto inciso sulle fibbie dei soldati tedeschi. La sue verve di polemista affiora di prepotenza. Guttuso non tradirà mai la sua personale ‘campagna di idee’, che raggiungerà l’acme con ‘I funerali di Togliatti’. Nel dopoguerra segue stilisticamente il primo periodo di Pablo Picasso, quello cosiddetto ‘Blu’. Nel 1946 fonda con Birolli, Vedova, Morlotti, Turcato il Fronte Nuovo delle Arti. Nel 1968 esegue quadri che riflettono la situazione europea e francese. Si reca a Parigi dove ritrae i giovani nelle prime marce di protesta in quello che diverrà nel tempo il leggendario ‘maggio francese’. Dal 1969 vive stabilmente a Roma, nella leggendaria via Margutta, la strada dei pittori, con la sua compagna Marta Marzotto, la splendida contessa ex mondina e modella. E’ il periodo – per cosi’ dire – intimo dell’artista che si propone da ora con una serie di quadri prettamente autobiografici.
Guttuso e’ un pittore che, nonostante viva in un lasso di tempo fitto di mutamenti sociali e culturali, e nonostante li viva tutti da assoluto protagonista, non cambia il proprio stile figurativo. Rimane in fondo sempre il pittore illuminato dalla sua rigogliosa e stellante Sicilia. La sua umanità e’ dipinta sempre con un tortuoso plasticismo.Nella forma umana, nervosa e tesa, ma sempre riconoscibile, e che lui concentra nella tela, c’e’ già tutto il dolore del mondo.

Info:
Museo ‘Le Carceri’  – Via Benedetto Cairoli Asiago (VI)
ORARI:  Lunedi’ – Venerdi’ dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19
Sabato – Domenica dalle 10 alle 19
Guida gratuita, per informazioni chiamare il 0424.63854
Biglietti Interi euro 5,00

Fonte:Undo.net

ALESSANDRIA. Evoluzioni Sensoriali di Ornella Cordara.

Percorsi paralleli e una personalità eclettica.  Itinerari di vita quotidiana in cui la passione per il vino si confronta con quella per l’arte.

E’ la scelta di Ornella Cordara, apprezzata produttrice vinicola (sua è “Colle dei Venti” un’azienda di 10  ettari tra Langhe e Monferrato) .

Sul fronte della formazione pittorica, un lungo lavoro da autodidatta sulle diverse tecniche (acrilico, olio, pastello, smalto, tecnica mista) ha portato Ornella ad un’evoluzione artistica e poetica che trova oggi espressione anche nella creazione delle suggestive etichette che identificano la produzione dell’azienda di famiglia.

La più recente espressione creativa dell’artista, sarà ospitata per tutto il mese di luglio alla galleria d’arte moderna e contemporanea Les Artistes di Roberta Ossola, nel centro storico di Alessandria, in via Vochieri 14. 
In esposizione una trentina di realizzazioni tra cui opere a tecnica mista realizzate utilizzando legno, ferro e oggetti d’uso quotidiano oltre a grandi tele realizzate in smalto, acrilico e olio attraverso cui si può leggere il leit-motiv del percorso espositivo che dà il titolo alla mostra: “Evoluzioni Sensoriali” .

Info:
Les Artistes, via Vochieri 14 – Alessandria –  tel 0131 235430
fino al 28 luglio
Orari: Lun.-Ven. 16-19.30  – Sab. 10-12 / 16.19.30

Email: colledei4venti@lvirgilio.it

GENOVA. Moderni paesaggi d’autore – Paesaggi inediti in mostra.

Il Comitato Immagine Colore ligure inaugura la I Edizione della mostra di pittura, intitolata ‘Moderni paesaggi d’autore‘, ideata per la valorizzazione del genere paesaggistico nell’età contemporanea.
L’esposizione, curata dal critico d’arte Sabrina Falzone, prevede la divulgazione di un inedito corpus artistico comprendente una trentina di opere pittoriche, dotate di nuova linfa vitale e di notevole originalità iconografica e stilistica.
Varie le città raffigurate: Venezia, Santorini, Burano, Palmaria, Stromboli, Pistoia, Tel Aviv e numerose altre.
La collettiva genovese, imperniata sul tema del paesaggio letto in chiave moderna, resterà aperta dal 14 al 30 luglio 2007 presso l’Ars Habitat nel cuore di Genova.

Artisti:
Donata Almici, Domenico Asmone, Franco Cappelli, Paola Colleoni, Francesca Donadio, Chiara Fazi, Tiziana Felisi, Cecilia Geroldi, Gianluca Glerean, Franco Monari, Antonio Padovani, Luciano Rizzato, Elga Spignoli, Elena Vichi, Paolo Zambolin.

Info:
Genova, Ars Habitat (Palazzo Ratto-Picasso), Via San Luca 14
dal 14 al 30 luglio 2007
Organizzazione generale: Comitato Immagine Colore
Curatrice: Sabrina Falzone
Fotografi ufficiali: Studio ChiaroScuro di Fabrizia Caleari e Foto Video San Rocco.

Link: http://www.immaginecolore.com

Email: info@immaginecolore.com

FIRENZE. Il Gran Teatro della natura .

Si è inaugurato il 16 giugno il molto atteso Museo della natura morta (catalogo Sillabe) al terzo piano della villa di Poggio a Caiano, costruita nel 1484 per volontà di Lorenzo il Magnifico su progetto di Giuliano da Sangallo.
Le opere, circa duecento, provengono tutte dalle collezioni delle varie residenze medicee, frutto di una selezione di un patrimonio ripartito fin dall’Ottocento in altre sedi: musei, depositi, uffici…
La genesi dell’attuale museo a Poggio a Caiano risale a un progetto del 1938 di Giovanni Poggi, direttore delle Gallerie di Firenze, ma il primo passo è del 1990, quando, in occasione del XXIII International Horticultural Congress, due sale della villa di Poggio a Caiano accolgono i «campionari pomologici» di Bartolomeo Bimbi. Nel 2002, in seguito all’integrazione della Villa di Poggio a Caiano nel Polo museale fiorentino, Antonio Paolucci affida l’incarico a Marco Chiarini, ideatore del progetto, e a Stefano Casciu, mentre il 25 giugno 2005 è firmato il protocollo d’intesa con il Comune di Poggio a Caiano.
Il progetto museografico tiene conto degli studi e delle ricerche compiuti sulla natura morta nelle collezioni dai Medici ai Lorena e della sintesi offerta da celebri mostre; in particolare, l’impianto del museo segue quello del volume Il giardino del Granduca edito nel 1997, curato e coordinato da Marco Chiarini con testi di Stefano Casciu, Ilaria della Monica, Elena Fumagalli, Silvia Mascalchi, Marilena Mosco, Riccardo Spinelli, Maria Letizia Strocchi (sfociato poi nella mostra del 1998 a Pitti «La natura morta a Palazzo e in Villa»).
Il percorso espositivo guida dunque il visitatore dalla fine del Cinquecento alla metà del Settecento, muovendo dall’interesse manifesto alla corte fiorentina per l’illustrazione scientifica, specie nell’opera di Jacopo Ligozzi; attraverso le scelte dei diversi granduchi, Cosimo II de’ Medici (1609-21), e i suoi fratelli Don Lorenzo e il cardinale Carlo, il suo successore Ferdinando II con la moglie Vittoria della Rovere, i fratelli Leopoldo e Giovan Carlo ed infine Cosimo III, con il fratello cardinale Francesco Maria e i figli Ferdinando e Anna Maria Luisa, si coglie l’evolversi di un gusto in cui si riflettono le molteplici implicazioni della cultura del tempo. Oltre alla presenza di numerosi dipinti di artisti fiamminghi e olandesi (tra cui Willem Van Aelst), sono in mostra, tra gli italiani, Filippo Napoletano, Camillo Berti, Leonardo Feroni detto «il Bigino», Mario de’ Fiori, Astolfo Petrazzi, Carlo Dolci, Bartolomeo Ligozzi, Giovanna Garzoni, Giovanni Stanchi, Margherita Caffi, Andrea Scacciati, Nicola Casissa, Lorenzo Todini, Franz Wener Tamm.
Lo stile della natura morta muta negli anni e agli echi del naturalismo fiammingo e della sintesi caravaggesca si sostituisce il gusto dell’«artificio» barocco, che si esprime nei trionfi di cacciagioni, ma anche nelle ghirlande o nelle grandi cascate di fiori, ove si concentrano significati morali con riferimento alla caducità della bellezza, che assumono altresì caratteri di magnificenza e di sontuosità scenografica senza pari.
Un crescendo culminante nel «teatro della natura» voluto da Cosimo III, destinato a illustrare il Creato, specchio della bontà divina: legato a scienziati quali Francesco Redi, Lorenzo Magalotti e Pier Antonio Viviani, che coltivavano i temi della scienza della natura secondo il metodo sperimentale galileiano perseguito dall’Accademia del Cimento, il Granduca predilige tra i pittori Bartolomeo Bimbi, cui spettano infatti i dipinti con gli animali nella Villa dell’Ambrogiana, quelli raffiguranti la straordinaria varietà di agrumi (frutto di ibridi raffinatissimi messi a punto nelle serre medicee) e di altri frutti di ogni specie, posti nel Casino della Topaia, veri capolavori della natura morta barocca italiana conservati entro sontuose cornici dell’olandese Vittorio Crosten. Nell’impossibilità di esporre l’immenso patrimonio di nature morte il museo ha allestito un deposito che potrà essere visitabile dagli studiosi e che permetterà anche una rotazione di opere.

 

Autore: Laura Lombardi

Fonte:Il Giornale dell’Arte on line

ROMA. ALESSANDRO POMA (1874-1960) pittore a Villa Borghese.

Dal 21 giugno al 16 settembre 2007 al Museo Carlo Bilotti, mostra a cura di Maurizio Calvesi (62 dipinti, di cui 15 vedute di Villa Borghese).

Un pittore de operò tra ì secoli XIX e XX, rimasto fino ad oggi del tutto in ombra nonostante l’alto grado di professionalità. La mostra ‘Alessandro Poma (1874-1960). Pittore a Villa Borghese’, curata da Maurizio Calvesi e promossa dall’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma, sarà a Roma al Museo Carlo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese dal 21 giugno al 16 settembre 2007 per far conoscere al pubblico un artista ingiustamente, e troppo a lungo, dimenticato.

L’esposizione comprende 62 opere, scelte in modo da rappresentare tutte le fasi del percorso artistico dell’autore, centrando però l’attenzione su quelle ispirate a Villa Borghese, 15 in esposizione, per poter offrire ai visitatori una rara testimonianza storico artistica di luoghi cari a tutti i romani.
Maurizio Calvesi, nella sua presentazione, ha scritto ‘La pittura di Alessando Poma, misurata ma dinamica nei tagli compositivi, sensibile ed emotiva nel tratto, vibrante nell’uso ora sobrio ora ricco del colore, ha momenti di straordinaria intensità che fanno di Poma un qualificato rappresentante della pittura italiana prima dell’avventura futurista, pur in sintonia di ispirazione con il suo vicino di casa Giacomo Balla nella finezza della visione e nel suggestivo uso postimpressionista della luce”.

Nato a Biella nel 1874, Alessandro Poma completò gli studi classici e frequentò la Facoltà di Giurisprudenza a Torino. Diede poi corso alla sua vocazione di artista nell’ambiente piemontese dominato da figure di grande spicco, da Fontanesi a Delleani, da Avondo a Reycend, e ben presto si trasferì a Roma, nella privilegiata residenza della ‘Casina di Raffaello’ di Villa Borghese.
Dal 1901 fece parte dell’entourage di Giulio Aristide Sartorio ed ebbe frequenti contatti con “I XXV della Campagna Romana” (il gruppo di artisti nato nel 1904 con il proposito di rinnovare la tradizione pittorica nella raffigurazione “dal vero” dei luoghi nei dintorni di Roma e che proseguì la sua attività fino al 1930). Dipinse soprattutto paesaggi, in buona parte ispirati a Villa Borghese, ma trattò anche altri temi, dalla figura e dal ritratto alle scene di animali, particolarmente cigni, farfalle, o animali al pascolo.
Espose a Roma, Torino, Milano e Venezia, ma abbandonò l’ambiente delle mostre nel 1910 pur continuando a lavorare tutta la vita in solitudine, convinto che per poter meglio esprimere il proprio talento (del cui valore era profondamente consapevole) doveva uscire dai circuiti artistici dell’epoca.
Si chiuse in un isolamento quasi totale fino alla morte, avvenuta nel 1960 a Courmayeur.

Info:
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Gabriella Gnetti: + 39 06 82077305  +39 348 2696259 –  g.gnetti@zetema.it

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