NAPOLI. Il Mausoleo Schilizzi dimenticato: fari puntati perchè ritrovi il suo antico splendore.

Cultura ed arte non affatto tutelate o quasi: vanno salvate al più presto, trattandosi di una problematica essenziale, a rischio di inglorioso tramonto. E’ il caso del Mausoleo Schilizzi in via Posillipo a Napoli, ufficialmente “Ara votiva per i Caduti della Patria”, che rappresenta uno dei più straordinari esempi di architettura neo-egizia italiana e, perché no, in Europa. Tuttavia, è diventato il simbolo di una storia dimenticata, segnata da un lungo e complesso percorso di abbandono e degrado strutturale, che lo rende inagibile e chiuso al pubblico per la maggior parte dell’anno.
L’importante monumento fu commissionato nel 1881 da Matteo Schilizzi (grazie ad un patrimonio allora di 40 milioni di lire), un ricchissimo banchiere, finanziere e filantropo livornese, trasferitosi a Napoli.
L’antefatto. Rimasto profondamente scosso dalla profanazione della sua tomba di famiglia in passato, Schilizzi divenne ossessionato dall’idea di proteggere i corpi dei suoi cari. L’obiettivo era ambizioso e visionario: costruire un’immensa piramide-cattedrale laica a Posillipo, progettata come un vero e proprio “tempio per la resurrezione”, dove ogni dettaglio geometrico ed allegorico richiamava l’antico Egitto, ed il cui progetto fu affidato all’architetto partenopeo, Alfonso Guerra. Tuttavia, a causa di una profonda -qualcuno la definì “bizzarra”- depressione in cui era ricaduto Schilizzi, vennero a mancare i finanziamenti ed i cantieri si interruppero bruscamente nel 1889, lasciando l’imponente mole nera incompleta ed abbandonata per oltre vent’anni.
Schilizzi morì nel 1905, senza riuscire a vedervi sepolto nessuno. Intanto, da tomba privata divenne sacrario militare, grazie si può dire ad una mobilitazione cittadina. Negli anni successivi, per salvare il grandioso sepolcro dalla demolizione, si attivò un forte movimento culturale sostenuto da figure di spicco, come Salvatore Di Giacomo, Gabriele D’Annunzio e Armando Diaz.
Nel 1921 il Comune di Napoli acquistò la struttura, ed i lavori furono portati a termine da Camillo Guerra (figlio del primo architetto).

Il riposo degli eroi: Nel 1929 l’edificio venne ufficialmente riconvertito in sacrario militare. Oggi custodisce i resti dei caduti napoletani della Prima e della Seconda Guerra Mondiale, incluse le spoglie degli eroi delle storiche Quattro Giornate di Napoli. Per lungo tempo ha ospitato anche la salma di Salvo D’Acquisto.
Nonostante l’immenso valore storico, emotivo ed architettonico, il Mausoleo Schilizzi (soprattutto l’area cimiteriale), versa in condizioni strutturali ritenute critiche: è ufficialmente interdetto e chiuso al pubblico dal 2018/2019, a causa di gravi problemi di sicurezza, cedimenti delle murature interne e pericoli di crollo.
Per il recupero totale è stato stimato un fabbisogno di circa 6-8 milioni di euro. Nonostante l’approvazione di passati piani di restauro ed i continui tavoli istituzionali tra Comune e Ministero della Difesa, i fondi mancano ed i cantieri faticano a partire in modo definitivo.
Quali aperture straordinarie, attualmente, l’accesso è consentito solo in rarissime occasioni istituzionali (come il 25 aprile o il 4 novembre), o durante le giornate di primavera del FAI – Fondo Ambiente Italiano, durante le quali i visitatori possono tuttavia accedere soltanto ai giardini esterni e ad un affaccio sul Golfo partenopeo.
Il panorama legato ai progetti di restauro del Mausoleo Schilizzi a Posillipo è bloccato da anni in un limbo economico ed istituzionale. Nonostante le dichiarazioni d’intenti ed i piani tecnici completi, il sito sconta la mancanza di una copertura finanziaria ben definita. L’unico vero piano d’intervento formale approvato dal Comune di Napoli, risulta il progetto esecutivo firmato dal celebre architetto Marco Dezzi Bardeschi (risale originariamente al 2006), ed è stato approvato in via definitiva dalla Giunta comunale nel 2015 con una delibera ad esecuzione immediata.
Cosa prevede il piano: Il progetto è totale. Include il consolidamento strutturale delle murature tufacee (compromesse da gravi infiltrazioni), il restauro dei complessi apparati decorativi in stile neo-egizio, la totale messa in sicurezza degli interni (attualmente inagibili) e la creazione di una passeggiata panoramica all’interno del parco monumentale circostante.
Il fallimento del bando PNRR. Per sbloccare i fondi necessari — stimati stabilmente tra i 6 e gli 8 milioni di euro — l’attuale Amministrazione comunale avrebbe tentato la carta dei finanziamenti europei, oltre ad avere inserito il restauro del parco del Mausoleo Schilizzi all’interno di un pacchetto di tre grandi progetti, legati ai parchi storici da candidare ai fondi PNRR (insieme alla Villa Comunale e al Parco Virgiliano). Attualmente il monumento non è inserito in piani di spesa attivi a breve termine, ed i tentativi di sbloccare la situazione seguono percorsi alternativi, considerato che, trattandosi di un Sacrario Militare, la competenza è condivisa tra il Comune e il Ministero della Difesa.
Sono stati riaperti contatti per valutare una sinergia sui fondi ministeriali, dedicati alla tutela dei luoghi della memoria, ma nessun cantiere -almeno al momento o di recente- avrebbe una data di avvio fissa o, comunque, che lascerebbe ben sperare. Perché questo luogo d’arte e scrigno architettonico possa ritrovare la bellezza e lo splendore di un tempo.

Autore: Gennaro D’Orio – doriogennario@libero.it