Si tratta della chiesa di Santa Maria dell’Incoronata, un gioiello gotico nel cuore storico di via Medina, e al centro di un intervento di restauro, seguito dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune partenopeo, con la collaborazione degli studenti del corso di Restauro dell’Università Suor Orsola Benincasa.
Il sacro edificio, per lungo tempo rimasto ai margini, conserva uno dei cicli pittorici più importanti della Napoli angioina. Il restyling artistico lo sta restituendo alla città: focus dell’intervento, gli affreschi staccati riferiti a Roberto d’Oderisio ed al Maestro delle Storie di San Ladislao, su cui gli studenti di Suor Orsola hanno lavorato affiancando le restauratrici della Soprintendenza.
Oggi la chiesa si presenta in una veste parzialmente restaurata, posto che i lavori proseguiranno. Nei giorni di apertura, i restauratori sono all’opera e chi entra può parlare con loro. Non un “cantiere chiuso” -si spiega- ma il restauro mentre accade.
«Un cantiere aperto mostra ai cittadini che cosa significa prendersi cura del patrimonio», ha affermato la Soprintendente Rosalia D’Apice.
È la cura la parola su cui torna la restauratrice della Soprintendenza Barbara Balbi: l’attenzione costante ed il lavoro paziente sulle superfici sono ciò che permette di riconsegnare alla collettività un bene che le appartiene. L’Incoronata sarà tra i luoghi protagonisti delle Giornate Europee del Patrimonio, la più ampia manifestazione culturale d’Europa, in programma sabato 26 e domenica 27 settembre 2026. Un appuntamento che, osserva Balbi, trova il suo fondamento nella Convenzione di Faro: il riconoscimento del diritto delle comunità a partecipare al patrimonio culturale ed a prendersene cura.
Le aperture gratuite rispondono a questo principio: un accesso democratico al bene, e la possibilità di parlare con chi lo sta restaurando. Per gli studenti dell’Ateneo, il cantiere è “insieme tutela e formazione: chi domani si prenderà cura di questo patrimonio sta imparando a farlo oggi, sul campo”.
Il progetto è stato raccontato da Run Radio, l’emittente dell’Università Suor Orsola Benincasa.
Qui di seguito la storia della chiesa, sempre a cura della sabap.napoli.
Nascosta sotto il livello dell’attuale via Medina, l’Incoronata è uno degli edifici medievali meno conosciuti ed affascinanti della città. Fondata nella seconda metà del XIV secolo per volontà di Giovanna I d’Angiò, la chiesa è tradizionalmente collegata all’incoronazione della regina e del marito Luigi di Taranto. Da una reliquia lì custodita, una spina ritenuta appartenente alla Corona di Cristo, deriva il nome con cui la chiesa è conosciuta. La posizione ribassata di circa tre metri rispetto alla strada non è un’anomalia originaria, ma la conseguenza delle opere difensive cinquecentesche realizzate attorno ai fossati di Castel Nuovo, che comportarono l’innalzamento del piano stradale e finirono per “interrare” l’edificio.
Il cuore artistico della chiesa è la sua decorazione pittorica trecentesca. La navata maggiore conserva i cicli di Roberto d’Oderisio, tra i maggiori interpreti della pittura napoletana di matrice giottesca, con il Trionfo della Religione, i Sette Sacramenti e le Storie bibliche. Nella Cappella del Crocifisso si conservano invece i frammenti delle Storie di San Ladislao, attribuiti ad un anonimo maestro di area marchigiana attivo agli inizi del Quattrocento.
Un patrimonio che fa dell’Incoronata una testimonianza preziosa della Napoli angioina e del suo ruolo di capitale del Regno.
La chiesa ospita attualmente due laboratori di restauro, che affiancano le attività di tutela e rappresentano un’importante occasione di formazione e ricerca. Uno dei laboratori è curato dalla Scuola di Alta Formazione e Studio per il Restauro dell’Università Suor Orsola Benincasa, nell’ambito del protocollo d’intesa sottoscritto con la Soprintendenza, a conferma della proficua collaborazione tra le due istituzioni, per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio culturale. Sull’edificio la Soprintendenza esercita la propria azione di tutela, di cui le aperture straordinarie rappresentano il naturale completamento: consentire ai cittadini di conoscere questi luoghi significa non solo conservarli, ma restituirli pienamente alla vita della città. Le aperture -si conclude- rientrano nel programma di aperture straordinarie diurne dei luoghi della cultura promosso dalla Soprintendenza per il 2026, che nei prossimi mesi interesserà anche altri siti della città.
Fonte e immagini: sabap.napoli
Autore: Gennaro D’Orio – doriogennaro@libero.it
