CORTONA (Ar). Gino Severini. Modernità come dialogo.

Cortona, la città natale che conserva le sue spoglie, celebra la figura identitaria e l’eredità artistica di Gino Severini e dedica al grandioso pittore, a sessant’anni dalla scomparsa, una straordinaria mostra internazionale di studio e fascinazione.
Un’esposizione emozionante per Cortona e inedita nel progetto scientifico, che indaga il ruolo di mediatore condotto da Severini, nella prima metà del XX secolo, tra Italia e Francia, tra culture e linguaggi figurativi, mondi ed epoche, avanguardie e tradizioni.
Oltre 80 opere, con capolavori e rarità di Severini, lavori di artisti contemporanei come Grubicy, Balla, Boccioni, Picasso, Soffici e Carrà e preziose opere antiche, fonte d’ispirazione e riflessione; ma anche documenti originali e un’installazione multimediale immersiva.

Danza del Pan-Pan al ‘Monico’, 1909 – Severini, Gino (1883-1966) – Artwork Location: Musee National d’Art Moderne – Centre Pompidou, Parigi, Francia – Permission for usage must be provided in writing from Scala.

“Gino Severini. Modernità come dialogo” è la mostra internazionale con cui la Città di Cortona – negli ultimi anni impegnata a ridefinire e riannodare il legame tra uno dei principali protagonisti dell’arte del Novecento e la sua città natale, valorizzandone i luoghi di riferimento, l’eredità culturale e artistica, il legame affettivo e gli stimoli reciproci – celebra, dal 5 luglio all’1 novembre 2026 al Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona, a Palazzo Casali, il sessantesimo anniversario dalla morte di Severini (1886 – 1966).

Una mostra volutamente di ricerca, con un taglio critico a tesi pensato dalle curatrici Daniela Fonti e Margherita d’Ayala Valva e, nel contempo, di grande impatto per percorso e allestimento: con oltre 80 opere tra dipinti e disegni prestati da tanti musei italiani ed esteri e da collezioni private di assoluto rilievo – a partire dal Centre Pompidou di Parigi, dall’Estorick Collection di Londra e dal Musée d’Art et Industrie Saint- Etienne, fino al Museo del Novecento di Milano, alla Pinacoteca Vaticana, al MART di Rovereto e soprattutto alle Collezioni Romana Severini e Franchina -; con documenti originali che, oltre ad emozionare, aiutano a definire il contesto storico e culturale, i dibattiti, le relazioni tra i maggiori artisti del tempo, le riflessioni teoriche e la gestazione di alcuni lavori; e, infine, con l’eccezionale testimonianza, attraverso bozzetti, studi ed una inedita documentazione fotografica, degli affreschi realizzati da Severini in numerose chiese nella Svizzera romanda – momento centrale del suo confronto con l’arte religiosa dopo il ritorno alla fede cristiana del ’23 – e con un’installazione multimediale immersiva realizzata da LimenXR.
Quest’ultima ci farà entrare nel mondo di inizi Novecento così come Severini lo ha interpretato nel suo magnifico “La danse du Pan Pan a Monico” (1911-1960) opera monumentale di 4 metri x 2,80 che giungerà eccezionalmente a Cortona dal Centre Pompidou di Parigi, esposta l’ultima volta in Italia oltre 35 anni fa, seppure realizzata Roma nel 1960, quando l’artista quasi ottantenne volle a tutti i costi ricreare, basandosi su antichi cliché a stampa, l’iconica opera del 1911, purtroppo dispersa.

Ritratto di Madame M.S., 1915 circa
pastello su cartone applicato su tela, 91 x 65 cm
firmata in basso a destra “G. Severini”
Rovereto, MART, Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, collezione L.F.
Crediti fotografici: MART, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto

Una mostra, soprattutto, che è l’esito di un lavoro di squadra, che ha coinvolto tantissimi soggetti e istituzioni: i promotori Comune di Cortona in collaborazione con Accademia Etrusca e MAEC e in co-produzione con il Ministero della Cultura; i sostenitori fondamentali a partire dalla Regione Toscana, Fondazione CR Firenze e Banca Popolare di Cortona; le curatrici Daniela Fonti e Margherita D’Ayala Valva e l’organizzazione generale di Villaggio Globale International; lo Studio di Architettura-Roma per il progetto di allestimento e grafica, il pool scientifico coinvolto per le ricerche e i saggi in catalogo edito da Cimorelli Editore: Giovanni Casini, Alessandro Del Puppo, Alice Ensabella, Alessandra Franchina, Maria Rosa Lanfranchi, Francesca Piqué e Alessandra Tiddia; la collaborazione di SUPSI (Scuola Universitaria della Svizzera Italiana) cui si devono gli studi condotti sulle opere murali svizzere, e infine la figlia di Gino, Romana Severini, che personalmente, generosamente e con entusiasmo sta sostenendo Cortona in questo suo viaggio alla riscoperta di un dialogo mai sopito con il geniale artista, e che tanto ha contribuito anche a questa esposizione.
Già il titolo è un’esplicita dichiarazione di come venga interpretato e rivelato, attraverso la mostra, il ruolo fondamentale e unico svolto da Severini nella storia delle avanguardie artistiche del XX secolo: un ruolo – da lui stesso ricercato con caparbia volontà e orgogliosa consapevolezza – di mediatore tra culture e linguaggi figurativi, tra mondi ed epoche, tra tradizione e innovazione, tra Paesi, artisti, esperienze e visioni.
Severini fa della Francia la sua patria adottiva, lavora in Svizzera, si nutre di tutte le istanze che s’intrecciano nel panorama artistico internazionale, ma il suo retaggio e le sue fonti restano italiane e toscane; e tra questi mondi, tra quello che all’epoca è il centro del cosmopolitismo e della sperimentazione culturale e il provincialismo italiano, egli continua a gettare ponti.
Un “bilinguismo culturale” lo definiscono le curatrici “che si esprime in uno sguardo sul proprio paese d’origine, insieme dall’interno e dall’esterno, come è il destino di molti espatriati”. Ma non solo: Severini media tra tendenze artistiche, favorisce incontri, pacifica e concilia, si fa promotore culturale.

Nature morte, 1918
olio su tela, 65 x 50 cm
Milano, Museo del Novecento
Crediti fotografici: Foto Mauro Ranzani

La mostra, suddivisa in cinque sezioni, si concentra dunque sulle stagioni della vita del Maestro, che sono sempre di formazione ma anche di elaborazione di un linguaggio personale, frutto di una riflessione mai superficiale sul lavoro dei contemporanei: un ponte tra la macchia e il Divisionismo, la fondamentale mediazione tra la dinamicità del Futurismo e la geometrizzazione del Cubismo, il passaggio dal Cubismo al Classicismo, la pittura decorativa in relazione con l’architettura e il tema delle maschere e, infine, il dialogo tra la Chiesa e la modernità, dalla Svizzera a Cortona.
La modernità di Severini – che ha cercato di unire in modo innovativo influenze artistiche e culturali provenienti da mondi e tradizioni diverse – emerge nel percorso grazie a opere singolari e rare e a grandi capolavori del cortonese; oppure attraverso mirati confronti, tanto con artisti del tempo, come Elisabeth Chaplin, Vittore Grubicy de Dragon, Benvenuto Benvenuti, Umberto Boccioni, Giacomo Balla, Picasso, Ardengo Soffici, Carlo Carrà, quanto con i maestri antichi cui egli stesso si richiama nei suoi scritti e nelle riflessioni: dalla Madonna in trono con Bambino ed angeli di Maestro Lucchese (1240 – 1250) prestata dalle Gallerie dell’Accademia di Firenze, al San Francesco (1260) di Margarito d’Arezzo dal Museo d’Arte Medievale e Moderna del capoluogo, fino ai bronzetti etruschi del MAEC di cui lo stesso Severini manda le immagini fotografiche a Picasso.

Ritmo plastico del 14 luglio, 1913
olio su tela con cornice dipinta dall’artista, 85 x 68 cm
firmata e datata in b/d: “G. Severini 1913”
Roma, collezione privata

Tra i passaggi fondamentali che la mostra rievoca, troviamo prima di tutto gli esordi, in cui Severini è ancora alla ricerca di un linguaggio personale: i ritratti di famiglia dei primissimi del Novecento si affiancano a uno splendido pastello con “Autoritratto” di un Severini venticinquenne, da due anni a Parigi, atteggiato a bohémien; “Paesaggio” (1903) documenta l’adozione della pennellata divisionista e ben si confronta con “La Vela” opera tra le più innovative di Grubicy pioniere in Italia della nuova scuola; mentre l’attenzione alla questione sociale si manifesta nel confronto tra “il Cantiere” di Severini (1908) e “La casa in costruzione” di Boccioni (1907 – 1908) – entrambe rivisitazioni di opere di Balla.
La piena adesione al Futurismo, la più profetica avanguardia italiana, è esplicitata da opere chiave come l’ “Autoritratto” (1913) dal Castello di Rivoli e il fondamentale “Ritmo plastico del 14 luglio” in Collezione Franchina, da importanti ritratti “astratti” e da una serie meravigliosa di Danseuses degli anni ‘13 e ’14, soggetto iconico che emerge dal suo immaginario, ispirato dalla ballerina Loïe Fuller: figura femminile danzante sotto le luci del cabaret, scomposta dal movimento ritmico e presto metafora astratta della stessa idea di dinamismo.
Ma anche in questo contesto fondamentale è l’opera di mediazione e di dialogo tra avanguardie che ispira Severini: sono gli stessi Boccioni, Carrà e Russolo a chiedergli, in una lettera dell’ottobre 1912, di intercedere presso il gruppo dei futuristi fiorentini che fa capo alla rivista “Lacerba” vista la sua “ben conosciuta abilità diplomatica”.
Il risultato sarà la mostra che si tiene a Firenze alla Galleria Gonelli tra la fine del ’13 e il gennaio del ’14 dove i futuristi milanesi si confrontano con Ardengo Soffici che da Firenze guarda a Parigi. L’esposizione a Cortona richiama il clima che circonda quel momento, proponendo alcune opere evocative del contesto – le Sintesi di paesaggio di Soffici affiancate agli Stati d’animo di Boccioni – ed altre opere esposte proprio nelle sale di Gonnelli: il “Ritmo astratto di Madame M.S.” (qui presentato nella versione del 1915 dal MART) o i due pastelli del 1913 “Tram in corsa” e “Tramway sur le boulevard” e il “Tango argentino” posti accanto ad analoghe ricerche condotte da Balla e Carrà.
Ma la necessità di trovare un sincretismo tra Cubismo francese e Futurismo italiano permane e la bellissima “Danseuse (Ballerina + mare)” dell’Estorick Collection è un manifesto delle teorizzate “analogie plastiche del dinamismo” e della ricerca con cui Severini mira a integrare aspetti della realtà della visione, con contenuti psichici che emergono liberamente nella memoria del soggetto percipiente.
Anche il confronto con Picasso, Braque e gli artisti della galleria “L’Effort Moderne” di Léonce Rosenberg vede un altro importante intervento conciliatore, per nulla facile, da parte di Severini che cura un intero numero della rivista “Valori Plastici” dedicato al Cubismo francese, mentre il suo avvicinamento al Classicismo si fa sempre più evidente nel richiamo ai trecentisti toscani, nella straordinaria “Maternità” del 1916, fiore all’occhiello delle collezioni severiniane di Cortona e in alcune incredibili nature morte cubiste – da “Le pot bleu” del 1917 dalla Fondazione Giorgio Cini a “Bohémien jouant de l’accordéon” datato 1919 dal Museo del Novecento di Milano – fino alla “Maternità (Jeanne e Gina)” del 1919-20, interamente costruita secondo proporzioni auree e nell’accordo dei toni arancio- verde-viola.
Le pitture murali dello studiolo delle maschere nel castello toscano di Montegufoni, ben descritte nel catalogo dell’esposizione e tra le quali ci condurrà il multimediale immersivo della mostra, saranno un altro passaggio fondamentale, che segna un esplicito richiamo alla toscanità e anche l’interesse crescente di Severini per le maschere della Commedia dell’arte italiana, condiviso con gli ambienti parigini d’avanguardia, compreso Picasso e i “balletti russi” di Diaghilev.
Quegli stessi personaggi agiscono, giocano e compiono funambolismi nello scenario dei Fori romani in alcuni pannelli realizzati, a fianco di un nutrito gruppo di artisti, per la celebre casa parigina del mercante Rosenberg e l’esposizione non mancherà di documentare, fra opere pittoriche e disegni preparatori, il ciclo completo delle scene.
La mostra si chiude con un altro focus, frutto di studi recentissimi e assolutamente nuovo per la ricostruzione della personalità artistica e del ruolo di mediatore di Severini: ovvero il dialogo, che il pittore cortonese si propone di risolvere, tra la Chiesa e la modernità, che trova l’appoggio del filosofo Jacques Maritain.

Maestro Lucchese
Madonna con bambino in trono e angeli, 1240 – 1250 circa
tempera e oro su tavola, 130 x 73 x 6 cm

Per la prima volta, l’esposizione a Palazzo Casali propone un percorso completo attraverso il ventennio (1925 – 1947) che impegna Severini in prima persona – da promotore della conoscenza tecnica e della pittura murale tra gli artisti – nella decorazione di alcune chiese svizzere, attraverso immagini in alta risoluzione delle pitture parietali (riprodotte in una sezione apposita del catalogo) accostate ai bozzetti, a taccuini di lavoro e ad alcune fonti, a partire dagli stimoli che gli derivarono dalla visita della mostra giottesca del ’37, evocata qui grazie all’eccezionale prestito della “Madonna con Bambino ed Angeli” della Galleria dell’Accademia fiorentina: opera già esposta nella mostra giottesca e riprodotta da Severini tra le pagine dei suoi “Ragionamenti sulle arti figurative” (1942).
Nell’ultima chiesa a Sion, Severini realizza una sintesi di tinte piatte giustapposte geometricamente, con uno sguardo da un lato a Matisse, dall’altro ai pittori francescani della propria terra.
E’ pronto per riprendere i contatti con Cortona, la città natale che aveva lasciato a sedici anni a causa di un “fattaccio” scolastico e che torna a frequentare regolarmente ogni estate dal 1946.
Riallaccia gli affetti d’infanzia, s’invaghisce ancor più di Signorelli e degli Etruschi e realizza la Via Crucis, cui la mostra, le sale del MAEC dedicate al pittore nel percorso museale permanete e gli itinerari severiniani in città rinviano (itinerari realizzati nell’ambito del progetto celebrativo con i fondi del PAC ), in un connubio straordinario tra arte, paesaggio e memoria.

Info:
CORTONA, Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona
Palazzo Casali, 5 luglio – 1 novembre 2026
cortonamaec.org