TERNI. L’amore nell’arte da Tiziano a Bansky. La mostra alla Fondazione Carit di Terni e Narni.

Dopo la mostra Dramma e Passione. Da Caravaggio ad Arthemisia Gentileschi (che ha fatto registrare oltre 26mila visitatori), la Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni dedica un progetto espositivo al tema dell’amore, rendendo omaggio a San Valentino (III – IV secolo), protettore degli innamorati e patrono di Terni. Nasce così “Amarsi. L’Amore nell’arte da Tiziano e Banksy“, la mostra ospitata negli spazi di Palazzo Montani Leoni che indaga l’iconografia del sentimento che ha ispirato i grandi protagonisti della storia dell’arte, dall’antichità fino al XXI secolo, a cura di Costantino D’Orazio e con la co-curatela di Anna Ciccarelli.
La mostra si apre con l’omaggio a San Valentino, rappresentato nel dipinto San Valentino battezza santa Lucilla e attribuito a Giambattista Volpato (copia della grande opera di Jacopo Bassano). L’opera, proveniente dal Museo Civico di Bassano del Grappa, si unisce agli oltre 40 capolavori arrivati in prestito dai maggiori musei italiani, dando forma a un percorso espositivo che segue le diverse declinazioni dell’amore, dal sentimento puro alla seduzione. Si passa dalla Madonna con bambino di Pinturicchio della Fondazione Perugia a Il Bacio di Francesco Hayez (lo studio ad acquerello) della Pinacoteca Ambrosiana; da Venere e Cupido di Antonio Canova, proveniente dal Museo Canova di Busseto, a Venere e Adone, una delle più raffinate versioni nata dalla bottega di Tiziano Vecellio, nel 1554, e recentemente entrata a far parte della collezione d’arte della Fondazione Carit. A queste si affiancano le opere di Dosso Dossi, Guercino, Giovan Giacomo Sementi, Guido Reni, Cavalier d’Arpino e Frans Floris, Giacomo Balla, Giorgio De Chirico, Osvaldo Licini e Alberto Burri. Chiude il cerchio Bansky con la sua Balloon Girl, un’immagine che invita il pubblico a trovare la forma d’amore che più si confà alle proprie esigenze.
“L’arte ci dimostra che l’amore nasce soprattutto da un gesto di generosità e di condivisione e non è mai stato rappresentato come un gesto violento”, spiega Costantino D’Orazio. “Questo sentimento lo abbiamo vissuto sempre nello stesso modo, probabilmente nel corso dei secoli, ma lo abbiamo raccontato sempre in modi diversi e l’arte è testimone delle diverse prospettive. Certo, Cupido gestiva l’amore attraverso le sue frecce, ma non sono mai frecce che creano delle ferite che sanguinano, piuttosto colpiscono e infondono energia nei suoi bersagli. Ecco, questo è un po’ il filo conduttore di questa mostra. Ogni volta che l’amore si manifesta”, conclude il curatore, “è rappresentato in modo che abbia sempre un risultato positivo sul corpo di chi lo ha vissuto, mai legato a un esito violento o al tentativo di denigrare o cambiare la natura del corpo altrui”.

Autore: Valentina Muzzi

Fonte: www.artribune.com 6 dic 2023, fino al 7 aprile 2024