NAPOLI. Il trono di Palazzo Reale, restaurato. E’ viva attesa del viaggio di ritorno.

La Cultura, l’Arte, sempre in movimento, non conoscono limiti ed eventuali difficoltà di sorta. E’ cominciato, infatti, il viaggio di ritorno del 𝘁𝗿𝗼𝗻𝗼 di Palazzo Reale che, dopo una tappa romana, si concluderà a Napoli ad inizio 2026.
Dopo il restauro effettuato presso i laboratori del Centro Conservazione Restauro (CCR): “La Venaria Reale” (qui fu trasferito il 12 settembre dell’anno scorso), e l’esposizione temporanea alla Reggia di Venaria, il capolavoro è esposto, dal 28 ottobre 2025 al 18 gennaio 2026, al Palazzo Esposizioni Roma per la XX edizione di ‘𝗥𝗲𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶’, il programma di Intesa Sanpaolo in collaborazione con il Ministero della Cultura, dedicato alla tutela e valorizzazione del patrimonio artistico nazionale.
In mostra 117 opere recuperate, risanate, che coprono un arco cronologico di 35 secoli, dall’antichità al contemporaneo, tra manufatti, sculture, disegni, oreficerie, tessuti, reperti etnografici e strumenti musicali, in dialogo con ‘tesori’ di grandi maestri.
Nell’esposizione, spicca anche il 𝘁𝗿𝗼𝗻𝗼 che ha acquistato nuova luce specie in termini di dorature e di integrità dei rivestimenti in velluto. Due sono stati i laboratori di restauro del CCR coinvolti: quello di Arredi Lignei e quello di Manufatti tessili, supportati da specifiche analisi scientifiche condotte sempre dal Centro.
Lo straordinario arredo si mostra così al pubblico, completamente rinnovato nella parte tessile e nella passamaneria, oltre che restaurato nella struttura lignea scolpita e dorata. Buona parte della pulitura superficiale è stata effettuata attraverso l’uso del laser, che ha consentito alla sottile lamina metallica dorata di ritrovare una perduta ed inaspettata luminosità, a cui è seguito un lungo intervento di consolidamento delle aree decoese (= processo degenerativo), ed un’attenta riequilibratura cromatica a garanzia di una piena godibilità estetica.
All’intervento di restauro, è stata parallelamente intrapresa un’attenta ricerca archivistica documentaria, effettuata dai solerti funzionari di Palazzo Reale di Napoli che ha portato ad una attribuzione certa del manufatto a lavorazione napoletana, con una nuova datazione per la sua realizzazione al 1874.
Il trono, considerato sino ad oggi un’opera di epoca borbonica, risalente al periodo 1845-1850, fu in realtà commissionato dai Savoia, come esplicita dichiarazione d’intenti che Napoli dovesse essere considerata una capitale del Regno unitario. Questa scoperta posticipa la sua datazione di trent’anni e, soprattutto, ne cambia radicalmente la storia, l’origine ed il contesto cronologico all’interno del Palazzo. La notizia, si sa, è stata resa pubblica durante la presentazione del restauro presso la Reggia di Venaria.
<<L’attribuzione del Trono del Palazzo Reale di Napoli all’età sabauda rappresenta una scoperta di grande rilievo storico, ha commentato il Direttore generale Musei Massimo Osanna, “che conferma quanto fossero importanti Napoli ed il suo Palazzo per i nuovi sovrani, a pochi anni dall’unificazione della penisola. Oggi il Palazzo Reale è al centro di un ampio intervento di trasformazione, reso possibile grazie ai fondi del Grande Progetto Beni Culturali del MIC, che permetterà di restituire ai visitatori un percorso museale rinnovato ed accessibile a tutti i pubblici>>.
“I nostri luoghi della cultura”, ha proseguito, “non sono più soltanto spazi di conservazione e fruizione, ma si configurano sempre più come laboratori di ricerca edm innovazione. Grazie al lavoro quotidiano dei professionisti del patrimonio culturale, siamo oggi in grado di integrare ricerche documentali, interventi di restauro e progetti di valorizzazione, anche attraverso collaborazioni virtuose tra istituzioni pubbliche e realtà private, come dimostra l’esperienza di successo con la Reggia di Venaria, il Centro Conservazione e Restauro e Intesa Sanpaolo”.
Tornando alla datazione diversa da quella nota fino ad ora, è poi emersa l’esistenza di una fitta corrispondenza, relativa all’ammodernamento della Sala del Trono, voluto da casa Savoia. Ma il documento rivelatore è la fattura presentata dall’intagliatore Luigi Ottajano, che attesta l’esecuzione dell’intero trono (“una ricca sedia del trono scolpita e dorata stile Impero”), e di altre pose in opera per il rinnovamento della Sala. (Carteggio del 1874).
“Il documento è stato rinvenuto presso l’Archivio di Stato di Napoli dallo studioso Carmine Napoli, oggi ex funzionario, che ringraziamo per la sensazionale scoperta”, ha dichiarato l’architetta Paola Ricciardi, dirigente delegata del Palazzo Reale di Napoli. “Notizia approfondita dai colleghi che hanno condotto lo studio della documentazione parallela conservata presso l’Archivio di Stato di Napoli da cui proviene il materiale”.
La decisione di dotare la Reggia napoletana di un trono realizzato ex novo, si afferma, è indicativa dell’importanza che la nuova dinastia attribuiva al complesso monumentale ed alla città, in precedenza capitale del Regno borbonico. Il trono, con sedile a tamburo, presenta elementi di stile Impero che rimandano all’artigianato della Restaurazione, come i braccioli decorati da leoni alati di grande effetto scultoreo. La spalliera di forma ottagonale è ornata da borchie e rosette classicheggianti che compaiono, ad esempio, nel trono di Napoleone I, disegnato da Charles Percier e Pierre-François Fontaine (oggi al Louvre).
“L’esposizione temporanea del prezioso Trono di Napoli, restaurato dal Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale, lungo il percorso di visita della Reggia di Venaria”, hanno dichiarato tra l’altro Michele Briamonte e Chiara Teolato, presidente e direttrice del Consorzio delle Residenze Reali Sabaude, “rappresenta per noi una grande opportunità che abbiamo voluto cogliere per perseguire il filone tematico dedicato alla storia, all’arte ed alla magnificenza delle corti, di cui la Venaria Reale è stata esempio paradigmatico”.
“La collaborazione tra il Centro Conservazione e Restauro ”La Venaria Reale“ e il Palazzo Reale di Napoli è nata anni fa nella condivisione dell’importanza della conservazione preventiva e programmata, che ha portato i professionisti del Centro a condurre una campagna di schedatura conservativa e definizione di attività dirette sulle opere delle collezioni del Palazzo”, ha spiegato Alfonso Frugis, presidente del CCR “La Venaria Reale”.
“Da più di 35 anni, grazie a Restituzioni, Intesa Sanpaolo è al fianco delle istituzioni pubbliche, partecipando al compito di proteggere e valorizzare il patrimonio d’arte nazionale”, ha commentato Michele Coppola, Executive Director Arte, Cultura e Beni Storici Intesa Sanpaolo. “Insieme, abbiamo finora portato a nuova luce oltre 2.500 pezzi della storia identitaria del Paese, di cui il Trono del Palazzo Reale di Napoli è straordinario esempio. Oggi ne condividiamo la bellezza, dopo i nuovi studi ed il restauro, negli spazi della Reggia di Venaria. L’iniziativa conferma il legame forte con le città di Napoli e Torino, dove il ruolo e le attività delle nostre Gallerie d’Italia favoriscono un profondo dialogo con le principali realtà del territorio”.
A questo punto non resta che attendere febbraio 2026, quando Napoli potrà salire ancora una volta in…Trono, a conferma, semmai ce ne fosse tuttora bisogno, della ricchezza, singolare e straordinaria, delle sue perle artistiche e culturali in senso ampio, che continuano ad onorare, con merito, la città di Partenope.

Autore: Gennaro D’Orio – doriogennaro@libero.it