FIRENZE. Donatello e il Rinascimento in una grande mostra.

“Questa non è solo una mostra storica, ma un momento storico”. Il direttore generale della Fondazione Palazzo Strozzi, Arturo Galansino, non ha dubbi.
Donatello, il Rinascimento è una delle mostre del 2022. Centotrenta opere da tutta Europa, di cui cinquanta solo di Donatello, ricostruiscono un’immagine monumentale del genio fiorentino, la più completa mai composta, che riporta alla sua figura l’inizio del Rinascimento e della gloria fiorentina: una grandissima occasione per conoscere l’artista nel suo tempo, anche grazie al contributo di circa sessanta istituzioni internazionali.
Donato di Niccolò di Betto Bardi (Firenze, 1386-1466) emerge qui come il nume tutelare dell’arte rinascimentale insieme al maestro e amico Filippo Brunelleschi ‒ con cui lavorò alla cattedrale fiorentina dopo essere stato l’allievo del suo “rivale”, quel sommo orafo Ghiberti che si aggiudicò la porta nord del Battistero con Il sacrificio di Isacco ‒, nonché artista rivoluzionario e dirompente.
Dall’interpretazione tridimensionale dello strumento prospettico alla creazione della tecnica dello “stiacciato”, con cui dava forma a bassorilievi tridimensionali attraverso variazioni di spessore millimetrico, fino all’attenzione per la psicologia e alle emozioni dei soggetti, Donatello semplicemente cambiò ogni parametro artistico catapultandolo nella modernità. “Donatello non è solo un patriarca di un’epoca, come Giotto prima e Michelangelo poi”, spiega il curatore Francesco Caglioti, professore di Storia dell’Arte Medievale alla Scuola Normale di Pisa, “è un uomo che esorbita dall’arte occidentale”.
Il percorso espositivo, che si snoda tra Palazzo Strozzi e il Museo Nazionale del Bargello, accompagna i visitatori dalla giovane età del maestro alle ultime creazioni, accostando alle sue opere sculture, dipinti e disegni di Brunelleschi, Masaccio, Mantegna, Bellini, Raffaello, Michelangelo e molti altri artisti. Il percorso di Donatello viene qui studiato ed esposto con rigore scientifico impeccabile, prima di tutto del curatore Caglioti, facendone emergere lo spirito moderno e trasgressivo, alla base di una continua ridiscussione dei canoni artistici preesistenti. “È stato il più grande allievo di Brunelleschi, ma lo ha superato introducendo sempre nuovi elementi e giocando con i tempi della rappresentazione. Leonardo, Michelangelo, Raffaello, Pontormo sono allievi ideali di Donatello, più intelligenti di quelli troppo vicini al suo fuoco”, ricorda il professore, che lo indica senza esitazione come una delle personalità più influenti dell’arte italiana di tutti i tempi. Basti guardare la Madonna della Scala di Michelangelo, una perfetta rielaborazione della Madonna dei Pazzi, così come l’Imago Pietatis di Bellini è figlia diretta dell’omonima opera del fiorentino, per non parlare della Testa Carafa, la gigantesca protome di cavallo in bronzo “tanto perfetta da sembrare antica”, disse il Vasari (allestita qui accanto alla greca Testa Medici del 340 a. C.).
Le quattordici sezioni cronologico-tematiche mostrano come Donatello fosse “versato in tutte le tecniche della scultura. Per questo si rese immediatamente conto dei limiti di questa rispetto alla pittura, a confronto della quale veniva considerata un’arte più primitiva, che aveva perso importanza con il procedere dei secoli. Così lui rompe e sconvolge la scultura e la storia dell’arte, e dialoga da maestro con i discepoli scultori e tanti pittori”, spiega Caglioti. La prospettiva brunelleschiana, pensata come una scienza perfetta, era un vincolo troppo oneroso: “Donatello lascia a Paolo Uccello e Piero della Francesca il proseguimento di quelle ricerche e sceglie di farne un uso patetico, drammatico, romantico”.
L’esposizione, seppur intrisa di fiorentinità ‒ il Marzocco in pietra serena è il perfetto simbolo della città, nato dall’unione del Martocus d’età romana con il giglio rosso in campo bianco di derivazione guelfa ‒, ha una piena dimensione europea, e non solo per la sua genesi. Realizzata in collaborazione con la Skulpturensammlung und Museum für Byzantinische Kunst dei Musei Statali di Berlino e il Victoria and Albert Museum di Londra, la mostra proseguirà proprio in queste due sedi: una funzione da tedofora, quella della città di Firenze, che sancisce una storica alleanza inter-europea per entità e qualità.
“Abbiamo dimostrato, con questi prestiti straordinari e il profondo dialogo in corso, che l’Europa unita nella cultura funziona”, riassume la direttrice del Museo Nazionale del Bargello, Paola D’Agostino. La mostra è un trionfo. Ma di quelli non “facili”. La scultura gode meno di quella immediata comprensione garantita alla pittura da successo e diffusione ‒ motivo per cui si rende necessaria la lettura di una densa mole di informazioni, presenti in tutte le sale ‒ e osservare in tutta la sua gloria l’arte di Donatello trasforma la comune visione del Rinascimento, umiliando la pre-concezione scolastica e aprendo a una autentica rivelazione.

DOMANDE AD ARTURO GALANSINO
Questa mostra è un omaggio semplicemente grandioso, ma anche un’occasione storica, è corretto?
È così. È l’unica occasione per poter comprendere qualcosa di questo genio incredibile. Ma non solo. Molte delle opere qui presenti non si erano mai mosse prima di essere esposte e sicuramente non si sposteranno mai più. Non è solo un’occasione unica nella vita, ma un’occasione unica nella storia.
Donatello è un artista famoso ma, rispetto a quanto ha influito sulla storia dell’arte, neanche poi così noto.
Sorprendentemente. Il grande pubblico non è infatti sempre in grado di collocare Donatello nel tempo e nello spazio, e definire le sue opere principali. Non è un artista così mainstream, eppure nel suo patetismo è più contemporaneo dei contemporanei.
L’allestimento della scultura è complicato: come vi siete mossi per ospitare Donatello a Palazzo Strozzi?
La scultura non è “instagrammabile” quanto la pittura, è molto difficile da fotografare, da riportare sulla carta dei libri e sugli schermi (sfida che Sky Arte ha raccolto con un documentario per l’occasione), anche se dal vero resta fortissima. Abbiamo allestito le opere considerando quello che era il punto di vista pensato dallo scultore, la sua idea “estrema” di prospettiva ‒ che comprendeva meglio di chi l’aveva inventata ‒, sia a livello di rilievi sia di statuaria.

Info:
Palazzo Strozzi, fino al 31/07/2022

Autore: Giulia Giaume

Fonte: www.artribune.com, 20 apr 2022