ASTI. Si rende omaggio alle divine di Boldini.

Un’epoca di compulsione, in cui tutto sembrava possibile». Così Tiziano Panconi, storico dell’arte, presidente del Museo Archives Giovanni Boldini Macchiaioli di Pistoia, definisce la Belle Époque. Che è la chiave di lettura della mostra-evento da lui curata, visitabile da oggi 26 novembre a Palazzo Mazzetti.
Un nuovo importante capitolo della storia di Asti Musei, basato sull’opera di uno tra gli artisti italiani più apprezzati al mondo, e non solo nella sua epoca, come ha sottolineato Vittorio Sgarbi durante la presentazione. Il critico, sottosegretario alla Cultura, ferrarese come il pittore, ha fondato il suo intervento sulla presenza di un soffio vitale nelle opere di Boldini che le rendono uniche: «È la vita la sostanza dell’arte», ha detto. E ha invitato al confronto fra le opere effervescenti di Boldini con la pur celebre «La femme» di Giacomo Grosso, tra i vanti di Palazzo Mazzetti, ma «priva di odore». «Quando vedi Boldini – ha detto Sgarbi – senti un profumo. Dipinge il profumo».
Panconi ha inquadrato il senso di questa mostra partendo da un carattere della Belle Époque, momento di pace e rinascita dopo guerre sanguinose, periodo di benessere, «epoca meravigliosa e piena di contraddizioni», in cui artisticamente si assiste alla volontà di superare l’ideale romantico. Boldini è interprete di questa tensione, sfida i Macchiaioli a Firenze, poi va a Parigi, incontra gli impressionisti, ma non ne fa parte. Soprattutto sente l’avanzare del progresso, e cerca di affrancarsi da un passato «pesante», quello del Rinascimento ferrarese, tramandatogli dal padre. «La sua pittura è nuova e palpitante – ha detto – Lui si dedica a ritrarre la nuova borghesia. In particolare ritrae le donne emancipate, alla moda, che si aspettano un ritratto diverso, moderno».
E se questo è un elemento del suo grande successo tra i contemporanei, c’è qualcosa in più che ne prolunga la fama: «È l’epoca della psicanalisi e Boldini ne porta i riflessi nella pittura – ha detto Panconi – È uno stregone che riceve nel suo studio le proprie muse e riesce a indagarne la mente, non fa solo un ritratto della persona, ma della coscienza, dell’anima». Sgarbi ha sottolineato inoltre l’aspetto di avanguardia di opere fortemente dinamiche ed essenziali, come «Fuoco d’artificio».
«Credo che questa mostra sia una delle più belle che abbiamo portato a Palazzo Mazzetti, con Chagall e Monet – afferma Mario Sacco, presidente della Fondazione Asti Musei – Abbiamo intrapreso un percorso con grandi mostre con l’obiettivo di valorizzare la rete dei musei astigiani e questo sta avvenendo». Lo ha confermato Iole Siena di Arthemisia, che ha allestito la mostra: «È la mostra più bella realizzata ad Asti, ma anche la più difficile. Riunire tutte queste opere è stato tutt’altro che semplice. Però è stato un piacere. È una carezza per l’anima». Grazie a Sgarbi la mostra di Asti può esibire quattro dipinti appartenenti al Comune di Ferrara: «Fuoco d’artificio», «Ritratto del piccolo Subercaseaux», «La signora in rosa» e «La passeggiata al Bois de Boulogne». Per loro disposizione suggestiva nel salone d’onore al primo piano.
La mostra si apre con un’introduzione che permette un inquadramento storico e la descrizione dei primi passi nel mondo dell’arte, da Ferrara a Firenze. Vi si trovano piccole opere che però già denotano una scintilla fuori dal comune nel giovane Boldini. Una seconda sezione si sofferma alle origini della Belle Époque, subito dopo l’esperienza della Comune di Parigi. Boldini, dopo essere stato in Francia e Inghilterra si stabilisce a Parigi, a Place Pigalle, con la modella e compagna di vita Berthe e inizia a collaborare con il potente mercante d’arte Goupil. Inizia qui a frequentare il bel mondo parigino, a partire dal pittore catalano Marià Fortuny i Marsal, che ebbe una notevole influenza in quegli anni, gli artisti ma anche i ricchi borghesi che cominciano a chiedergli ritratti. Una terza sezione testimonia la vita contraddittoria di una Parigi che di giorno vive di perbenismo, ma al calar della sera crea un universo alternativo, tra alcol, prostituzione. Si passa poi a una sezione dedicata al «ritratto ambientato». Uno spazio approfondisce la nascita di un fenomeno cui Boldini ha contribuito con la sua attenzione all’universo femminile, le «divine», perlopiù protagoniste del mondo dello spettacolo che sta conoscendo una espansione senza precedenti, grazie all’aumento del benessere di una borghesia in crescita, e alla nascita del sistema dell’informazione. Tornando al piano terreno, l’ultima parte della mostra permette un confronto con altri pittori italiani (e non) attivi a Parigi negli stessi anni in cui operò Boldini. Si trovano così delle «Ninfee» di Monet, ritratti di Paul César Helleu, Ettore Tito, Cesare Saccaggi, Federico Zandomeneghi e altri.
Ottimo il catalogo in cui si trovano anche alcuni inediti.

Info:
Giovanni Boldini e il mito della Belle Époque, a Palazzo Mazzetti, fino al 10 aprile 2023
corso Alfieri 357 – Asti
0141/530.403, 388/164.09.15
www.museidiasti.com
info@fondazioneastimusei.it
prenotazioni@fondazioneastimusei.it
Orari: da martedì a domenica 10-19

Autore: Carlo Francesco Conti

Fonte: www.lastampa.it, 26 Novembre 2022