VENEZIA. Tra nascite e rinascite. Una mostra monumentale per i 1600 anni della città.

Davanti ai cambiamenti e alle crisi c’è chi crolla ma c’è anche chi li trasforma in occasioni di rinnovamento tornando più forte di prima. Una delle città che più di tutte ha dimostrato questa capacità di adattamento e trasformazione è Venezia che in 1600 anni di storia ha conosciuto innumerevoli momenti di crisi ma altrettante rigenerazioni. Ed è appunto questo inedito punto di vista a fare da fil rouge della prossima mostra di Palazzo Ducale dal titolo “Venetia 1600. Nascite e rinascite”.
Monumentale: è l’aggettivo più appropriato per questa esposizione che sarà allestita a Palazzo Ducale, edificio simbolo del potere e della gloria della Serenissima. “Venetia 1600. Nascite e Rinascite” aprirà il prossimo 4 settembre nelle sale dell’Appartamento del Doge, dove saranno esposti i capolavori di alcuni dei più grandi artisti che hanno operato in laguna. Nel percorso cronologico si incontreranno opere di Carpaccio, Bellini, Tiziano, Veronese, Tiepolo, Rosalba Carriera, Guardi, Canaletto, Canova, Hayez, Appiani e poi Pollock, Vedova, Tancredi, Santomaso e tanti architetti, uomini d’arte, letterati e musicisti. Fino all’opera multimediale The Raft (La zattera), lo straordinario “cameo” di Bill Viola, il più grande video artista del mondo, che rappresenterà simbolicamente l’Acqua Grande del 2019.
14ok-930x620Visitabile fino al 25 marzo 2022, l’esposizione fa parte del grande contenitore di eventi e manifestazioni che celebra i 1600 anni dalla fondazione della Serenissima.
Le oltre 250 opere spaziano dai manufatti antichi ai dipinti ad olio, dai preziosi mosaici a rarissime carte nautiche, dai vetri (come la famosissima Coppa Barovier in vetro blu soffiato, con smalti e oro) ai gioielli, dalle fotografie ai libretti d’opera fino alle videoinstallazioni. A loro il compito di tracciare in un avvincente percorso narrativo dei milleseicento anni di storia della città lagunare. Gran parte delle opere esposte proviene dal patrimonio conservato in Città, in particolare dalle collezioni dei Musei Civici, e per l’occasione sono stati effettuati alcuni significativi restauri come la grandiosa tela di Vittore Carpaccio di oltre tre metri di lunghezza che raffigura il Leone di San Marco e il Ritratto di famiglia di Cesare Vecellio.
Dalle dodici sezioni della mostra emerge il ritratto di quella Venezia da tutti ormai definita come la città più resiliente al mondo. I linguaggi espressivi spaziano dalla pittura alla scultura, dalla musica alla letteratura, dall’architettura alla multimedialità e mostrano l’autorità e la potenza di quando Venezia fu Regina dei mari e dei commerci ma anche il suo smarrimento e il dolore di quando conobbe pestilenze, guerre, saccheggi, rivoluzioni e inondazioni.
21-Ettore-Tito-ricostruzione-del-campanile-di-San-Marco-690x620L’ultimo secolo viene raccontato dal crollo del Campanile di San Marco, l’Acqua Granda del 1966, la crisi industriale di Porto Marghera degli anni Settanta, l’incendio della Fenice del 1996 e l’ultima devastante Acqua Granda del 2019. Ma la resilienza è adattamento, ricostruzione e rinascita. Si parlerà allora del primo radicale rinnovamento urbanistico del XVI secolo per arrivare a tempi più recenti con le trasformazioni legate alla linea ferroviaria, alla crescita del suo prestigio culturale fino agli interventi di edilizia residenziale pubblica.
Il percorso espositivo parte proprio da quel 25 marzo 1421 che la leggenda indica come data della fondazione di Venezia.
Una data che coincideva con la posa della prima pietra della Chiesa di San Giacometo a Rivo Alto nel giorno dell’Annunciazione alla Madonna, ma anche giorno della creazione del mondo e di Adamo, nonché dell’Incarnazione di Cristo e della sua crocifissione.
Origini divine, dunque, per la Serenissima. A introdurre la mostra sono così immagini simbolo come il trittico di Lazzaro Bastiani con l’Annunciazione e la Madonna col Bambino, il pannello musivo di Giovanni Novello proveniente dalla Scuola Grande di San Rocco, che colloca l’Annunciazione in un paesaggio veneto, e il dipinto di Jacopo Palma il Giovane con la Vergine Assunta che assiste all’Incoronazione di Venezia fatta dal Vescovo San Magno.
Tra gli eventi drammatici testimoniati in mostra ci sono i tantissimi incendi a partire da quelli della Basilica di San Marco e Palazzo Ducale, poi Rialto e il Fondaco dei Tedeschi, quello del quartiere di San Marcuola e gli incendi della Fenice.
Le terribili pestilenze del 1576 e 1630 decimarono la popolazione ma nonostante tutto stimolarono la capacità di autodifesa e rinascita della città. Volumi, stampe e acqueforti raccontano delle contromisure “scientifiche” messe in campo contro il morbo come i medici della peste e l’istituzione del Lazzaretto Nuovo quale luogo di quarantena per le navi.
In questo dialogo continuo tra passato e presente, la mostra non dimentica di parlare anche di futuro e grazie a una installazione multimediale lancia un invito alla riflessione su quanto si potrà fare per Venezia, per la sua salvaguardia e la ricerca della sostenibilità.

Autore: Luisa Quinto

Fonte: www.metropolitano.it, 31 ago 2021