VENEZIA: Pioggia di soldi da tutto il mondo per restauri e progetti culturali.

Da 40 anni, checchè se ne dica, Venezia riesce a smuovere le coscienze e i portafogli di mezzo mondo nel nome della salvaguardia. Una trentina sono i comitati privati internazionali che dal 1966, anno della terribile ‘acqua granda’, raccolgono fondi per il restauro dei momumenti o per progetti culturali. Con i fondi privati e in accordo con l’Unesco e la Soprintendenza dei beni artistici e architettonici sono stati restaurati oltre cento monumenti e un migliaio di opere d’arte. I comitati rappresentano undici Paesi e in 40 anni hanno raccolto «decine di miliardi di vecchie lire», dice Alvise Zorzi, che lancia però un allarme: «Tanti soldi spesi per restaurare palazzi, opere d’arte e quasi tutti gli edifici religiosi – ammonisce – non bastano se non si pianifica il ‘dopo’, vale a dire la manutenzione. Mi piacerebbe organizzare un convegno su questo tema, il prossimo anno».Negli anni le iniziative private per Venezia non si contano. Come quella della catena PizzaExpress che destina 25 pounds ogni ‘Pizza veneziana’ ordinata. Grazie a questo progetto è stato raccolto più di un milione di sterline, destinato al ‘Venice in peril fund’, il comitato inglese più antico, fondato nel 1966 dall’ambasciatore Sir Ashley Clarke. Altre donazioni al ‘Venice in peril fund’ per la causa di Venezia sono arrivate, ad esempio, dal ‘Venice Simplon-Orient Express’ e dall’hotel Cipriani: nel 2005 per ogni passeggero salito a bordo del famoso treno sono state donate 25 sterline, per un totale di 15.575 sterline raccolte (e l’iniziativa continua anche per il 2006). Mentre potrebbe sembrare un controsenso che a raccogliere soldi per la salvaguardia di Venezia ci sia anche la ‘Venetian apartments’, un’agenzia immobiliare che affitta in laguna case per turisti.

È sufficiente una simile mobilitazione? Secondo l’economista veneziano Renato Brunetta questa volenterosa maxi-colletta rappresenta l’1 o al massimo il 2 per cento di quanto serve a Venezia per la sua sopravvivenza idraulica, ma anche socio-economica e culturale. Nel 2004 l’allora Soprintendente, Giorgio Rossini, affermò invece che «la cifra investita in un anno nei restauri dai comitati privati per la Salvaguardia di Venezia equivale a circa la metà di quanto lo Stato italiano investe in questo settore, fatta eccezione per i fondi straordinari derivanti dal lotto». Se è poco l’apporto dei privati, lo è anche quello dello Stato. Quindi lo sforzo non va sottovalutato. Anzi, continua: da circa un mese un miliardario di Las Vegas, imprenditore alberghiero e delle case da gioco, è diventato consigliere della Fenice grazie a un contributo di 1.5 milioni di euro in tre anni che ha salvato la programmazione del teatro.Di contro, però, ogni anno, il Comune fatica a raccogliere un milione di euro tra le categorie economiche della città per organizzare il Carnevale e la Biennale, pur avendo alzato la presenza di privati nella Fondazione, dipende ancora per gran parte dal Fondo unico per lo spettacolo. Come dire che la sensibilità per Venezia non è uguale dappertutto.



Autore: Davide Scalzotto

Fonte:Il Gazzettino on-line