TRIESTE. Un museo dimenticato con i minerali preziosi della storia della Terra.

Trieste possiede una straordinaria raccolta di minerali e di fossili, alcuni risalenti a quattro miliardi di anni fa che dovrebbero fare la gioia di un Comune e di una Università. Purtroppo sono chiusi in un magazzino dal proprietario di questa splendida collezione, Primo Rovis, che invece sarebbe ben lieto di poter aprire un vero e proprio museo accessibile al pubblico, alle scuole, ai ricercatori universitari. Primo, Rovis è oggi uno dei maggiori industriali del caffè, ed ha una vera passione per queste antichissime opere d’arte che la natura ha forgiato nel corso dei secoli.
LE PIANTAGIONI — Nato in Istria e rimasto orfano a otto anni ha avuto un ‘infanzia durissima, da bambino lavoratore, ed è riuscito con le sue soie forze a diventare un importante uomo d’affari e un mecenate. Come lui stesso scrive, «nel 1989, durante una delle ultime visite alle piantagioni brasiliane, incontrai dei garimpeiros (cercatori d’oro, diamanti e minerali) che avevano appena scoperto tre splendidi cristalli di quarzo ialino. Estasiato li acquistai, e da allora nacque la mia passione per i minerali». Questi straordinari gioielli che la terra e il tempo hanno creato appartengono a vari tipi classificati dai geologi come agate e calcedoni contenuti in cavità tondeggianti tappezzate di cristalli dette geodi formatisi circa 130 milioni di anni fa, quarzi cristallini, nelle varietà di quarzo ialino (detto anche cristallo di rocca), ametista dal bel colore viola e quarzo citrino di colore giallo arancione, e il quarzo rosa. Rocce note come pegmatiti e pneumatoliti contengono acque-marine, smeraldi e vari tipi di quarzo di età comprese fra 600 milioni e 1,3 miliardi di anni. Ci sono poi opali, che non sono minerali cristallini ma gelatina indurita di silice idrata, famosi per la loro iridescenza, e legno opalizzato, gesso in cristalli trasparenti e la varietà detta selenite costituita da aggregati di fibre di vari colori più o meno parallele, minerali di calcite trasparente (o spato d’Islanda) famoso per la sua birifrangenza, che sdoppia l’immagine di qualsiasi oggetto posto dietro di esso. L’altra affascinante parte del museo contiene i fossili. Fra questi le perfette strutture a spirale delle ammoniti, risalenti a 150 milioni di anni fa, che vivevano in fondali marini poco profondi e che gareggiano in bellezza con le galassie spirali.
LA STORIA — Tutta la storia della Terra e delle sue creature, dal precambrico al paleozoico, dal mesozoico al cenozoico fino al neozoico, un viaggio nel tempo di quattro miliardi di anni, un periodo pari a quasi un terzo.dell’età dell’universo, è raccontata da queste pietre e da questi fossili. Allora io mi domando perché questa raccolta deve essere accessibile solo a pochi? Perché questo disinteresse da parte del comune di Trieste e dell’ Università? Ci sarebbe materiale per tesi di laurea e anche qualche posto di lavoro per giovani geologi che illustrino al pubblico e alle scuole la lunga storia del nostro pianeta.

 

Autore: Margherita Hack

Fonte:Corriere della Sera