TORINO. La Madonna del Carmine torna patrimonio della città. Presentati i restauri finanziati dalla Compagnia di San Paolo.

Un gioiello «ritrovato» del barocco torinese si va ad aggiungere al patrimonio di monumenti che la città può offrire ai suoi visitatori: è stato inaugurato ieri il restauro della cappella della Madonna del Carmine all’interno dell’omonima chiesa, a pochi passi da via Garibaldi e piazza Savoia, realizzato grazie al contributo di 200 mila euro della Compagnia di San Paolo.
Il particolare interesse delle opere realizzate, come ha ricordato l’architetto Luciano Rivetti che le ha curate, è stato il recupero delle condizioni originali settecentesche con l’eliminazione degli interventi ottocenteschi: dorature, lesene a strisce verticali, decori floreali. Nella prospettiva di arrivare al recupero integrale dell’edificio secondo una prassi scientificamente corretta, il restauro della cappella servirà, di fatto, da «campione»: una sorta di laboratorio sotto la supervisione delle Soprintendenze competenti (erano presenti ieri l’architetto Paola Salerno della Soprintendenza per i Beni Architettonici e la dottoressa Cristina Mossetti, Soprintendenza per il Patrimonio Storico e Artistico).
«Una parte consistente degli investimenti della Compagnia è da sempre destinata al recupero di complessi monumentali di particolar pregio», ha ricordato ieri il presidente Franzo Grande Stevens. «L’intervento a favore della Cappella della Madonna del Carmine ha confermato la linea della Compagnia tesa a concentrare le risorse su pochi, qualificati cantieri che, in assenza di copertura finanziaria integrale, si protraggono per anni, con grande dispersione economica e soprattutto con la perdita della continuità metodologica, unica garanzia per il corretto recupero di un monumento».

Grande Stevens ha aggiunto: «Ci auguriamo si faccia presto a completare il restauro della chiesa, riportandola all’aspetto originario».

Ai giornalisti che gli domandavano se l’impegno per la chiesa del Carmine proseguirà, il presidente ha risposto: «Questo è uno dei settori più importanti in cui la Compagnia interviene…».
Lavori realizzati nei decenni passati avevano incluso opere urgenti di ripristino dei tetti e degli impianti, necessarie per riaprire al culto l’edificio dopo anni di abbandono. Nel 2000, poi, in presenza di «fondi modesti», erano stata realizzata una prima tranche di restauri secondo la «versione ottocentesca». La cappella inaugurata ieri sottolinea la differenza di purezza e intensità dei colori e dei decori juvariani.
La chiesa parrocchiale di Nostra Signora del Carmine, affidata da lunghi anni con Santa Barbara a don Mario Cuniberto, uno tra gli edifici più significativi del patrimonio monumentale religioso della città, fu commissionata dai Padri Carmelitani a Filippo Juvarra e venne consacrata il 26 aprile 1736. All’interno, sculture attribuite a Stefano M. Clemente e a Francesco Ladatte, dipinti di Francesco Beaumont e di Corrado Gianquinto.

Oggi è la chiesa dedicata alle celebrazioni dei romeni cattolici, mentre dagli anni del cardinal Saldarini la casa è affidata a Comunione e Liberazione.


Le 6800 ore di lavoro di sedici specialisti.
Le opere di restauro della Cappella del Carmine, nella chiesa di via del Carmine 3, sono state eseguite da 16 persone, tra decoratori, restauratori ed operai, per 6832 ore lavorative. I lavori effettuati sono consistiti, tra l’altro, nella prosecuzione e nel completamento della decorazione della volta della cappella con ripresa della tonalità originaria; pulizia e restauro dell’altare, dell’apparato marmoreo e della statua lignea; asportazione di alcune delle decorazioni in legno dorato di fine ‘800; restauro di pareti, fasce e cornicioni in finto marmo. E’ stata, questa, l’operazione più complessa e costosa per l’impiego costante di 6 persone per 126 giorni lavorativi. Ancora: pulizia e restauro del pavimento in marmo della cappella e rilucidatura con cera microcristallina.

 

Fonte:La Stampa